GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE

SEZIONE A.N.P.I. ” RADO ZUCCON” DI UGGIATE TREVANO

IN COLLABORAZIONE CON IL DIRETTIVO ” DINTORNI REATTIVI”

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE ORE 21,00

SCUOLE ELEMENTARI VALMOREA

LA PALESTINA CON I MIEI OCCHI
VIAGGIO IN UNA TERRA CANCELLATA DALLE MAPPE

TESTIMONIANZA DI CLAUDIO, ATTIVISTA DELL’INTERNATIONAL SOLIDARIETY MOVEMENT

con la partecipazione dell’avvocato UGO GIANANGELI

Osservatore internazionale durante le elezioni palestinesi del 2006

e coautore del libro “PALESTINA, PULIZIA ETNICA E RESISTENZA

RESTIAMO UMANI

DOMENICA 23 OTTOBRE

Gli eventi della Resistenza nel comasco raccontati dalla voce dai protagonisti.

Cinque partigiani raccontano la loro esperienza.

Partecipano:

Erminio Nava

Organizzazione Franchi

Luigi Nicolini, Vilma Conti,

Ernesto Maltecca, Mario Tonghini

Brigate Garibaldi

DOMENICA 23 OTTOBRE

alle ore 10 presso il Palazzo Civico

di Mariano Comense in Piazza Roma

SEZIONE DI MARIANO COMENSE – CANTU’


SABATO 22 OTTOBRE CONFERENZA

Sabato 22 ottobre alle ore 15
presso la Circoscrizione 6 di via Grandi, 21 – Como

L’A.N.P.I. provinciale di Como organizza la seconda conferenza del ciclo “Antifascismo, Resistenza, Costituzione”, sul tema:

LA REPUBBLICA ITALIANA NATA DALLA GUERRA

con il Prof. LEONARDO PAGGI

Ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Paggi è autore di una biografia politica di Antonio Gramsci, ha pubblicato due volumi sul rapporto tra americanismo e riformismo europeo, si è occupato negli ultimi anni di storia della memoria. Per il Mulino ha pubblicato “Il ‘popolo dei morti’. La Repubblica italiana nata dalla guerra”.

Il seminario vuole essere anche un’occasione per rinsaldare la militanza ANPI: non mancare!

contatti:
Luca Michelini, responsabile scientifico, 334.701.76.91
Eliana Gatti, segreteria scientifica, 329.78.44.705

IL DISCORSO DI CARLO SMURAGLIA

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di dignità, di fierezza, di sensibilità democratica, di uguaglianza, se non restituiremo il posto che gli spetta al lavoro come reale valore e fondamento della Repubblica, se non avremo la forza di consegnare ai giovani un patrimonio di speranze, di attese, di prospettive, di dignità che oggi sembra smarrito.

Un lungo filo da tessere, dunque; ma ormai siamo in tanti, dobbiamo crescere, collegarci, trovare nuove coesioni; ed allora ciò che pareva impossibile diventerà reale, ciò che sembrava utopico diventerà finalmente realtà. Tutto questo non è lontanissimo, anzi è a portata di mano. Occorre fiducia nella forza e nella volontà di un popolo che non ne può più di scandali, soprusi, arroganza e disuguaglianza; occorre credere, con la forza non solo della volontà ma anche della ragione, che è ora di cambiare e possiamo, dobbiamo farcela.
Voglio ricordare, proprio per collegare un passato glorioso al presente, che quando i partigiani riuscirono a liberare alcune zone dai tedeschi e dai fascisti e crearono le “repubbliche  partigiane”, dell’Ossola, della Carnia e tante altre, pur sapendo che i tedeschi potevano tornare, come infatti avvenne, vollero andare al di là del contingente e mettere in campo riforme, della scuola, della giustizia, perfino del sistema fiscale. Durò pochi giorni, talora poche settimane, ma fu un laboratorio di democrazia in una situazione ancora estremamente pericolosa, fu la dimostrazione che non si voleva solo combattere e cacciare il nemico, ma anche ricostruire un’Italia nuova, civile e democratica.

Qualcuno ha detto che, in quelle condizioni, si trattava di un ottimismo della volontà, che rasentava, in qualche modo, l’utopia. Ma quante volte, anche nel nostro Paese, dall’utopia si è passati alla realtà; e non è a caso che pochi dopo, giunse il 25 aprile, il radioso giorno della Liberazione. Anche noi, oggi, dunque, faremmo davvero un gran bene al Paese se anche solo per un momento, al sogno di vedere scomparire questo volgare gruppo di potere, riuscissimo ad aggiungere, con un pizzico di utopia, la convinzione che quel sogno sta per realizzarsi, ma dipende da noi, dalla nostra volontà, dalla nostra unione, trasformarlo in soluzioni concrete.Insomma, dobbiamo crederci con tutte le nostre forze ed impegnarci fino allo spasimo per realizzarlo, questo Paese nuovo e diverso, questa coscienza civile finalmente matura e responsabile, capace di determinare il vero destino di un Paese che, pur nei suoi limiti e difetti, non sembra meritare questo sfascio e questa disgregazione ed ha solo bisogno di essere aiutato a ritrovare, nell’unità, nella solidarietà, e nell’uguaglianza, quel senso diffuso di cittadinanza e, mi sia consentito, di fratellanza e di giustizia sociale, che ha saputo cogliere nei momenti fondamentali della sua storia”.

15 OTTOBRE A ROMA – INDIGNATI

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma.

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma

Sabato  ottobre a Roma gli indignati italiani manifesteranno contro le politiche della BCE, del FMI e dei governi nazionali. Secondo gli organizzatori della manifestazione, quella di Roma sarà solo una prima tappa di un percorso più lungo che continuerà nei prossimi mesi.

Tutto è pronto per il 15 ottobre a Roma. Gli Indignados di tutto il mondo stanno manifestando, occupando strade e centri finanziari, per protestare in modo pacifico, contro chi ha causato la crisi economica. Il messaggio è partito da New York, è passato per Seattle, Detroit, e ha raggiunto Londra, Siviglia e adesso Roma. Gli indignados si sono messi d’accordo sul web, tramite Facebook, Twitter e l’obiettivo minimo degli organizzatori è portare in piazza sabato circa 150 mila persone. Sui siti on line si parla di un milione di indignados italiani pronti a raggiungere la capitale. Non solo per manifestare ma per restarci, per «portare l’assedio permanente alla city politica».

Il percorso si snoderà da Piazza Esedra a San Giovanni, passando per i Fori Imperiali e il Colosseo per poi concludersi in piazza San Giovanni. I rappresentanti del «Coordimento 15 ottobre» hanno incontrato i funzionari della Questura di Roma senza tuttavia trovare un punto di incontro, ribadendo la loro posizione («la piazza ci sta stretta»). Tutta l’Italia si sta mobilitando per raggiungere Roma; hanno già dato l’adesione, tra gli altri, Usb, Sinistra critica, Popolo Viola, Rifondazione comunista, Arci, Cobas, Rete28 aprile e moltissimi centri sociali.

Non è previsto da parte degli organizzatori un servizio d’ordine. Questa libertà d’azione che potrebbe sfociare in «blitz creativi» è un aspetto che preoccupa non poco la polizia. Potrebbe esserci la possibilità che gruppi non identificabili e fuori da qualsiasi controllo tentino azioni provocatorie contro le banche o i palazzi della politica. E’ quindi importante sottolineare che le intenzioni degli indignados sono sì di protestare ma in modo pacifico.

Patrizia Mattavelli, Roma.


IL DEGRADO DI UNA NAZIONE

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Pubblichiamo questo bell’articolo di Memoria condivisa.

Ero a Bologna venerdì, ho incrociato in via Indipendenza un lungo corteo di studenti e insegnanti, scioperavano per i tagli alla scuola, usano lo spagnolo per definirsi indignados. Scrivono in inglese i loro striscioni: Save school, not banks. La scuola è con le spalle al muro, se ne accorta finanche la Gelmini, allora è proprio vero. Le classi di oltre trenta alunni, docenti insufficienti, le segreterie sguarnite, i muri cadenti, manca la carta igienica e per le fotocopie. Il ministro dell’ economia ha dichiarato che la cultura non si mangia e quindi tutto ciò che fa “sapere” possono chiudere, sono altre le priorità. Ho parlato con un docente, era disperato senza lavoro, hanno tagliato il tempo prolungato ma hanno aumentato gli insegnanti di religione, hanno tagliato i progetti, il doposcuola, la scuola come bene comune non esiste più, hanno tolto otto miliardi, prevedono riduzioni alla scuola fino al 2025, nel 2012 la pianta organica dei docenti sarà stata ridotta di 80 mila unità. Forza gnocca! Avanti tutta, il ministro Galan ha deciso di sostituire Paolo Baratta che ha ricoperto l’incarico alla Biennale di Venezia con Giulio Malgara, che pur non essendosi mai occupato né d’arte contemporanea, ne di cinema, né di architettura , ne di teatro, né di musica e neppure di danza le sei sezioni della Biennale, ma si è occupato di calzature, di alimenti per cani e gatti, olio di mais, di acque minerali lisce e gasate, di prodotti da forno. Un pubblicitario che si intende di auditel, gli ascolti della televisione. Il bene comune, ne ha parlato il Presidente della Repubblica, ha invitato a non disperare per il futuro, di non abbandonarsi all’indifferenza e all’apatia.Il pericolo è l’antipolitica lo scrive  Scalfari nell’ editoriale di domenica, l’antipolitica fu l’incubatrice del fascismo. Per scongiurarli bisogna dunque curare la disperazione.  Il futuro dei giovani e il Mezzogiorno. Vivo a Foggia da sempre, vi assicuro che il degrado ha raggiunto picchi mai visti, le strade piene di buche, l’immondizia dappertutto, i giovani senza lavoro circa il 50% della popolazione, sfruttamento e caporalato come gli anni 50, Iacona su Rai 3 domenica sera ha fatto vedere la disperazione degli africani, sfruttatii a quattro euro all’ ora per la raccolta del pomodoro. La Caritas non riesce soddisfare la richiesta di cibo dei meno abbienti, la mattina presto e la sera tardi i cassonetti dell’ immondizia sono preda di disperati che cercano a mani nude e a testa in giù. Il Mezzogiorno con il taglio di fondi ai comuni e l’eliminazione dell’ ICI ricorda la miseria del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.

Da: Memoria Condivisa, 11 ottobre 2011

SOLIDARIETA’ ALL’ARCI XANADU’

L’ITALIA SONO ANCH’IO.

Sabato 8 ottobre, il solito gruppo di neo fascisti ha affisso davanti all’ingresso del circolo Arci Xanadu’ uno striscione con la scritta: “NO AI FALSI ITALIANI”. Con questa non particolarmente intelligente affermazione i neo fascisti intendevano, si presume, esprimere il loro dissenso alla campagna “L’ITALIA SONO ANCH’IO”, per il diritto di cittadinanaza degli immigrati, la cui presentazione si è svolta in via Varesina,  al circolo Arci Xanadù, domenica 9 ottobre, dalle ore 15, con lo spettacolo CITTADINI NON SOLO IMMIGRATI.

La campagnaL’Italia sono anch’io” è promossa, in pratica, da tutte le associazioni della società civile che operano sul fronte migratorio, Acli, Arci,Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, dall’editore Carlo Feltrinelli e dal sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, Presidente del comitato promotore.

Le due proposte di legge di iniziativa popolare assegnano , da un lato, il diritto di essere cittadini del Paese nel quale si nasce, un ruolo di primario rilievo; dall’altro, attraverso il riconoscimento del diritto di voto amministrativo per chi risiede per un periodo congruo (5 anni), mirano a eliminare una ingiustizia che rischia di minare il principio del suffragio universale a livello territoriale, impedendo a milioni di persone di partecipare pienamente alla vita della comunità dove vivono.

Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Como esprime la sua piena solidarietà al Circolo Arci Xanadu’, e invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti a firmare per l’attuazione delle due leggi. Si può firmare entrando nel sito

www.litaliasonoanchio.it

Per informazioni, info@litaliasonoanchio.it






RICUCIRE L’ITALIA

“Ricucire l’Italia”

Milano / 8 ottobre 2011

Il Presidente Nazionale dell’ ANPI, Carlo Smuraglia, interverrà sabato 8 ottobre a Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” indetta da Libertà e Giustizia all’Arco della Pace.

Il programma della manifestazione “Ricucire l’Italia” sabato 8 ottobre, a partite dalle 14,30 all’Arco della Pace.

Presenta Luisella Costamagna con un saluto del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e sul palco, con Gustavo Zagrebelsky e Sandra Bonsanti.

Presenti i giornalisti Marco Travaglio, Lirio Abbate, Claudio Fava, Michele Serra e Franco Siddi segretario Fnsi; i costituzionalisti Lorenza Carlassare e Valerio Onida, gli storici Paul Ginsborg e Salvatore Veca; gli ex magistrati Bruno Tinti e Giuliano Turone, che presenterà un brano dello spettacolo di teatro civile La diritta via, la Costituzione e Dante Alighieri senza distinzione di razza né lingua.

Ci saranno inoltre, la filosofa Roberta De Monticelli e il sociologo Marco Revelli, lo scrittore Corrado Stajano, Massimo Donadi per il comitato referendario, Stefano Pareglio, Elisabetta Rubini e Simona Peverelli per Libertà e Giustizia, Onorio Rosati per la Camera del lavoro di Milano, Carlo Smuraglia per l’Anpi.

Nel corso della manifestazione sarà proiettato un contributo video di Moni Ovadia, che, nel rispetto della festività ebraica di Yom Kippur non sarà presente sul palco.

Ancora: Paolo Limonta dei Comitati X Milano, Emanuele Patti di Arci Milano, Assunta Sarlo per Usciamo dal Silenzio, Edda Boletti delle Girandole.

Libertà e Giustizia, si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY e nato nel corso del seminario di studi a Poppi

Aderiscono alla manifestazione: Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole, Articolo 21, Cgil nazionale.

La segreteria nazionale dell’Anpi invita tutte le ANPI provinciali a partecipare con loro delegazioni.

Info: http://www.libertaegiustizia.it/ricucire-litalia   

Su http://www.libertaegiustizia.it/ricucire-litalia/ricucire-litalia-il-manifesto/   il manifesto dell’iniziativa firmato da Gustavo Zagrebelsky.

SABATO 22 OTTOBRE

Segnalamio la seconda conferenza del ciclo ” Antifascismo, Resistenza e Costituzione” organizzata dall’Anpi Provinciale di Como con la collaborazione dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta. Non mancate!

sabato 22 ottobre, ore 15

Circoscrizione 6, via Grandi n. 21 – Como

conferenza di LEONARDO PAGGI

sul tema ” LA REPUBBLICA ITALIANA NATA DALLA GUERRA”

ingresso libero
.


Leonardo Paggi
, ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Modena e Reggio Emilia, è autore di una biografia politica di Antonio Gramsci, ha pubblicato due volumi sul rapporto tra americanismo e riformismo europeo, si è occupato negli ultimi anni di storia della memoria.

LE IMMAGINI DEL DUCE

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO QUESTO “SFOGO” DI UN NOSTRO ISCRITTO.

Buongiorno,
mi riferisco al grave episodio emerso in questi giorni e relativo alla esposizione di foto del dittatore fascista negli spazi aperti al pubblico del Municipio di Cantù.
In privato il dipendente comunale può “adorare” le immagini che preferisce e il suo atteggiamento, originato dalla più assoluta ignoranza dei contenuti e disconoscenza dei fatti, così come appare  dall’ intervista rilasciata, non ci interessa.
Ben più grave troviamo il comportamento dell’ intera amministrazione comunale che non è intervenuta subito, imponendo il ritiro delle “tristi” immagini.
Si potrebbe tollerare la bieca esposizione ponendo una didascalia che racconti le nefandezze perpretate dal pessimo uomo e dal peggiore politico: Mussolini. Ecco che la visione assumerebbe un tono propedeutico verso i giovani, i distratti e chi rifiuta di sapere.
Ricordiamo, nell’ordine, che:  Mussolini cambiò casacca tradendo l’ideale socialista, fece morire la prima moglie e il primo figlio segregandoli in un manicomio.  Andò al potere con la violenza instaurando una pesante dittatura.  Fece uccidere Matteotti, i fratelli Rosselli, Gramsci e via, via coloro che gli si opponevano,  Con scelte scriteriate, atte ad esaltare la sua persona di “fasullo condottiero”, dichiarò guerre inutili e disastrose per l’ Italia, tenne mano al folle Itler nello sterminio dei campi di concentramento, decretò le leggi raziali mandando a morire milioni di ebrei. Provocò  la morte di milioni tra giovani combattenti e civili. Fece uccidere il genero con gli altri gerarchi che l’ avevano messo in minoranza . Consentì le stragi nazifasciste. Portò gli italiani sino alla guerra civile.  Per ultimo tentò la fuga come un “coniglio” tentando di espatriare con le casse dello stato e le fedi d’oro sottratte, con l’inganno, alle spose italiane.   
Apponiamo, scritte, queste verità sotto le foto e l’episodio assumerà toni culturalmente validi.   
Nedo Walter Nenci