E’ INTOLLERABILE

E’ INTOLLERABILE

La notizia è di quelle che ci lasciano agghiacciati: ieri, a Torino, un gruppo di un centinaio di violenti, con il pretesto di “vendicare” lo stupro di una ragazzina sedicenne, stupro che si è poi rivelato una pura invenzione, hanno organizzato un vero e proprio Pogrom nei confronti dei nomadi del loro quartiere,

Armati di spranghe, bastoni e bombe carta, questi vigliacchi facinorosi hanno invaso il campo nomadi e hanno sfogato la loro rabbia su tutto quello che capitava loro sottomano, rompendo vetri e incendiando baracche, tende, roulottes, appiccando il fuoco anche alle bombole del gas,con il rischio di provocare una strage.

E’ INTOLLERABILE che nel nostro Paese, nella civilissima Torino, si compiano raid punitivi di questo tenore.

E’ INTOLLERABILE che, per la presunta e non confermata colpevolezza di qualcuno, si voglia punire una intera comunità, innocenti vecchi, donne e bambini

E’ INTOLLERABILE il razzismo, qualunque ne sia la causa e comunque lo si voglia mascherare.

E’ INTOLLERABILE, come dice il sindaco di Torino Piero Fassino, che si compiano atti di vero linciaggio nei confronti di persone estranee ai fatti, per la sola ragione che essi sono cittadini stranieri.

NO ALL’ODIO E ALLA VIOLENZA.

NO AL RAZZISMO

SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO

Domenica 11 Dicembre 2011
VILLA SCHEIBLER · sala torretta · via orsini 20 · milano
dalle ore 14.30 alle 18.30

“Senza memoria non c’è futuro”

STRAGE DI PIAZZA FONTANA
42 ANNI DOPO

Mostra “CHI È STATO ” a cura di La.p.s.u.s.

Filmati in continuo nella saletta adiacente:
“Resistenze” di G. Frisoli e A. Sallusti
“Volevamo cambiare il mondo” Storie di giovani antifascisti dagli anni sessanta fino a oggi

0re 15.30
I lavoratori motore del cambiamento verso la democrazia. Una storia che viene da lontano:
presentazione del libro “ La lunga Resistenza Operaia contro il fascismo 1922- 1945 “
di G. Frisoli e A. Sallusti. Arterigere Edizioni, Varese, 2007

Saranno presenti gli autori.
Partecipa Lidia Martin redattrice della rivista Zapruder

0re 16.30
Interventi musicali a cura di Ezio Cuppone e del Gruppo Coro Ingrato

a seguire
Dibattito tra i relatori e pubblico: Dove ci porta la crisi? il ruolo dei lavoratori e delle forze democratiche per la difesa della 

Costituzione
Coordina Antonella Barranca Coordinatrice ANPI zona 8

http://anpibarona.blogspot.com/2011/12/anpi-zona-8-mi-senza-memoria.html

42° DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Le manifestazioni a Milano per il 42° anniversario della strage di piazza Fontana

Di seguito le manifestazioni organizzate dal Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’Ordine repubblicano in occasione del 42° anniversario della strage di Piazza Fontana: 12 Dicembre 1969 – 12 dicembre 2011.

12 DICEMBRE (manifestazione dedicata alla memoria).
Ore 14,30 Consiglio Comunale straordinario.
Sono previsti gli interventi di:
– Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale
– Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana.

Ore 16,30 appuntamento in Piazza Fontana con i Gonfaloni dei Comuni, e le bandiere delle Associazioni Partigiane.
Ore 16,37 deposizione delle corone alla presenza delle Autorità;

ore 17,30 corteo con partenza da Piazza della Scala;
ore 18,00 piazza Fontana interventi di:
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana.
– Danilo Galvagni, Segretario Generale della CISL.
– Prof. Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI.
– Presenta Carla Bianchi Iacono Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Alle ore 20,00 del 12 dicembre presso la sala Orlando del Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47 si svolgerà un concerto dedicato al 42° anniversario di Piazza Fontana.
 
13 DICEMBRE
Ore 18,00 presso sala Buozzi Camera del Lavoro di Milano Corso di Porta Vittoria 43.
In apertura:
Monologo di Daniele Biacchessi “Piazza Fontana, il giorno dell’innocenza perduta“.
Presentazione del libro di Fortunato Zinni: “Piazza Fontana nessuno è Stato“. Partecipano con l’autore:
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana. – Pietro Chiesa, figlio di Francesca Dendena.
– Federica Dendena, nipote di Francesca Dendena.
– Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano.
– Onorio Rosati, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano.
– Guido Salvini, Magistrato.
– Coordina Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano.

Il RICORDO E L’APPELLO

Il 12 dicembre del 1969 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura
di Milano provocando 17 morti e 84 feriti.
Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.
A 42 anni dalla strage, il Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo e per la difesa dell’ordine repubblicano, d’intesa con
i Familiari delle Vittime promuove una serie di iniziative non solo per rendere il doveroso tributo di memoria ai caduti, ai feriti ed ai
familiari, ma anche per riflettere su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri, anche per ciò che attiene al ruolo svolto da parti dello Stato.

Vogliamo verità e giustizia, vogliamo che si aprano tutti gli armadi e si svelino tutti i segreti, anche per essere certi che queste tragiche
vicende non possano verificarsi mai più.
Alle iniziative in programma sono vivamente invitati a partecipare tutti i cittadini.

A partire da lunedì 5 dicembre presso la sede dell’ANPI Provinciale in Via San Marco 49 saranno disponibili copie del programma.

CENTRO ISLAMICO A COMO

COMO «Mai una moschea a Como, non ci sono le condizioni né a Camerlata né da altre parti. E siamo contrari anche al mantenimento dell’attuale centro islamico, perché non possiamo sapere cosa accade all’interno e cosa può nascondere». La Lega sale sulle barricate e rispolvera quello che ormai è un suo cavallo di battaglia: il presidio, con gazebo, all’angolo tra via Napoleona e via Pino (a pochi metri dalla sede del centro culturale).
Ma mentre i lumbard bocciano senza appello la richiesta di una moschea, la titolare della tintoria situata di fronte al centro culturale di via Pino invita a «evitare discriminazioni». La modalità scelta per l’appello, tra l’altro, è insolita: la signora Carmen Cangi – che nei giorni scorsi ha subito un tentativo di rapina – ha deciso di affiggere alla vetrina del negozio un cartello per fare chiarezza sull’accaduto e smentire le dicerie che circolano nel quartiere. «Chi mi ha aggredito l’altra sera – si legge – è comasco, italianissimo! Smettiamola di discriminare gli altri quando il marcio è dei nostri». L’uomo che aveva tentato il colpo, subito arrestato e ora in carcere, in effetti è di Lipomo. «Qui si tende a fare di tutta l’erba un fascio – dice la titolare – ma a me gli islamici non hanno fatto nulla di male e ho voluto spiegare a scanso di equivoci che la loro presenza non c’entra nulla con l’episodio dell’altro giorno».

LETTERA DI CARLO SMURAGLIA A MARIO MONTI

Lettera di Carlo Smuraglia a Mario Monti

Lettera al presidente del Consiglio Mario Monti da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Essa esprime non solo l’augurio non rituale ad un Governo di impegno e di svolta ma anche rappresenta la posizione dell’ANPI di fronte ad una situazione politica nuova, carica di attese e di speranze.

Questo il testo.

“Signor Presidente,
ho aspettato che cessassero le consuete ritualità, dopo la definitiva approvazione del Suo Governo, da parte del Parlamento, per esprimerLe – al di fuori di ogni convenzionalità – i sentimenti e le speranze sincere dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e miei personali.
Anzitutto, desideriamo rallegrarci sinceramente con Lei per il Suo impegno e la Sua disponibilità, in un momento così grave e difficile; e desideriamo esprimere il nostro compiacimento per l’autorevolezza, la serietà e lo stile con cui Lei ed i Suoi Colleghi di Governo avete affrontato un compito così oneroso, anche se, nello stesso tempo, così esaltante, almeno per chi crede nel nostro Paese e nei

valori fondamentali che lo reggono. Non entrerò nel merito di ciò che Lei farà e potrà fare col Suo Governo. Per noi è fondamentale che Lei possa riuscire a risollevare il nostro Paese dal baratro in cui era caduto, restituendo fiducia e speranza – che sembravano smarrite – a tante cittadine e cittadini e soprattutto ai giovani. Questo sarebbe già molto, soprattutto se si realizzasse in concreto quel richiamo al rigore (in cui noi leggiamo non solo e non tanto sacrifici, quanto serietà, dignità e correttezza) ed alla equità (in cui ravvisiamo un forte connotato di socialità e solidarietà) a cui

Lettera di Carlo Smuraglia a Mario Monti

Lettera al presidente del Consiglio Mario Monti da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Essa esprime non solo l’augurio non rituale ad un Governo di impegno e di svolta ma anche rappresenta la posizione dell’ANPI di fronte ad una situazione politica nuova, carica di attese e di speranze.

Questo il testo.

“Signor Presidente,
ho aspettato che cessassero le consuete ritualità, dopo la definitiva approvazione del Suo Governo, da parte del Parlamento, per esprimerLe – al di fuori di ogni convenzionalità – i sentimenti e le speranze sincere dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e miei personali.
Anzitutto, desideriamo rallegrarci sinceramente con Lei per il Suo impegno e la Sua disponibilità, in un momento così grave e difficile; e desideriamo esprimere il nostro compiacimento per l’autorevolezza, la serietà e lo stile con cui Lei ed i Suoi Colleghi di Governo avete affrontato un compito così oneroso, anche se, nello stesso tempo, così esaltante, almeno per chi crede nel nostro Paese e nei valori fondamentali che lo reggono.

Non entrerò nel merito di ciò che Lei farà e potrà fare col Suo Governo. Per noi è fondamentale che Lei possa riuscire a risollevare il nostro Paese dal baratro in cui era caduto, restituendo fiducia e speranza – che sembravano smarrite – a tante cittadine e cittadini e soprattutto ai giovani. Questo sarebbe già molto, soprattutto se si realizzasse in concreto quel richiamo al rigore (in cui noi leggiamo non solo e non tanto sacrifici, quanto serietà, dignità e correttezza) ed alla equità (in cui ravvisiamo un forte connotato di socialità e solidarietà) a cui Lei si è più volte riferito fin dal primo momento del conferimento dell’incarico da parte del Presidente della Repubblica.

Ma debbo dirLe con franchezza che la nostra Associazione si aspetta ancora di più dal Suo Governo: il Paese ha bisogno non solo di risolvere
una grave crisi economica, ma anche di uscire da una profonda crisi etica e di valori. In questi anni, il richiamo alla Costituzione ed ai suoi principi è risultato troppo spesso sbiadito; altrettanto spesso il ricordo delle origini della nostra democrazia è stato negletto e deformato, al punto che talora è sembrato che quella carica ideale che animò i Combattenti per la libertà e costituì lo spirito di fondo di tutta l’Assemblea costituente, fosse affievolita e perfino esposta a gravi pericoli. Il risultato peggiore di questa situazione è stata l’affermazione di una serie di cosiddetti valori, in realtà inesistenti, e di una fortissima carica di antipolitica. 

Potrà sembrare paradossale che proprio da un Governo di “tecnici” ci si possa aspettare non solo la riaffermazione dei valori fondanti del nostro sistema costituzionale, ma addirittura il rilancio della “buona politica”, con conseguente avvio al progressivo ricupero della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e di un rinnovato sistema politico. Ma in realtà, il paradosso non esiste perché questa attesa trae fondamento proprio dai connotati complessivi del Suo Governo e della Sua stessa persona, che garantiscono la concreta possibilità di

quel “riscatto” del nostro Paese, che non può essere solo economico, ma deve essere anche morale ed ideale.

Ecco perché, lasciando a coloro a cui compete ogni valutazione sulle misure che verranno adottate, ho voluto esprimerLe, signor Presidente, questi sentimenti, queste speranze e queste attese, condivise da tutta l’A.N.P.I., che da sempre si impegna, con tutte le sue forze, per il consolidamento e lo sviluppo della democrazia e per l’intransigente difesa dei valori costituzionali di fondo, a partire, ovviamente, dal lavoro, dalla legalità e dalla dignità della persona.

Come vede, Signor Presidente, non c’è nulla di convenzionale e di formale nell’augurio sincero, che Le rivolgo a nome di tutta l’Associazione da me presieduta, di riuscire a realizzare le finalità e gli intenti che hanno ispirato la Sua discesa in campo, in stretta corrispondenza con le reiterate indicazioni e con gli accorati ammonimenti rivolti a tutto il Paese dal Presidente della Repubblica, a cui va – ancora una volta – la gratitudine e la fiducia di tutte le italiane e di tutti gli italiani.

 Con viva cordialità.”

Prof. Carlo Smuraglia, presidente nazionale A.N.P.I.

 

CASA POUND A MILANO

La Provincia di Milano non concederà la sala a Casa Pound

Dopo le proteste la Provincia di Milano non concederà a Casa Pound la prestigiosa Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi per una manifestazione. Ad annunciarlo è “con grande soddisfazione” Roberto Cenati, presidente ANPI Milano e Provincia.

La manifestazione del gruppo neofascista era prevista per sabato 3 dicembre.

Ma le pressioni esercitate con continuità e in modo unitario da parte dell’ANPI, delle Associazioni Resistenziali, della Comunita Ebraica Milanese, del sindacato, dei gruppi consiliari di centro-sinistra della Provincia di Milano hanno portato alla revoca.

“Continueremo – sottolinea Cenati – a batterci perchè la Provincia di Milano, che proprio recentemente ha ospitato a Palazzo Isimbardi una mostra che, nella parte riguardante la seconda guerra mondiale ha costituito una grave offesa a coloro che hanno sacrificato la vità per restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese, torni a svolgere il suo fondamentale ruolo di Istituzione della Repubblica nata dalla Resistenza”.

INCENDIO CASCINA TORCHIERA

Love is a burning thing” (J. Cash)
Questa mattina, 21 novembre 2011, siamo stati svegliati da una chiamata dei Vigili del Fuoco: una parte della Cascina Torchiera era in fiamme. Giunti sul posto abbiamo trovato una stanza, la sala prove, completamente divorata da un fuoco che soltanto le nostre buone stelle hanno saputo confinare nei limiti delle sue 4 mura e non lasciar divampare negli spazi adiacenti.
Si tratta di un incendio di cui ancora non conosciamo le cause, che avremo cuore di individuare nei giorni a venire, ma di cui abbiamo sotto agli occhi gli effetti. Una parte consistente della “nuova ala” della Cascina è profondamente danneggiata: le fiamme si sono mangiate via per intero ciò che era la sala prove, hanno danneggiato gli spazi della scuola di italiano per stranieri “Baobab” e ricoperto di due dita di fuliggine l’intero archivio “Officina dell’Immaginario”, ancora da inaugurare.
Si tratta dell’ala più recentemente restaurata, con sudore e passione, della Cascina. Si tratta di tre progetti attivi che davano vita a quell’idea di autogestione che rappresenta per noi la Cascina Torchiera.
Tre anni di lavoro sono bruciati in tre ore. Vogliamo far ripartire questi e nuovi progetti immediatamente.
Sappiamo che il calore trasporta energia; per noi l’energia è il mezzo per costruire insieme. Per noi gli strumenti sono quelli che hanno animato la Cascina Autogestita Torchiera in questi 20 anni: autogestione, cospirazione, autocostruzione. Non sono parole vaghe, sono gli strumenti che hanno dato vita alla nostra utopia reale, e sono gli strumenti con cui intendiamo superare anche questa situazione. Vogliamo vivere questo incendio come una nuova sfida che la strada ci pone dinnanzi, e accettiamo questa sfida come abbiamo fatto sino ad oggi.
In queste ore tante sono state le voci di solidarietà che ci sono arrivate e di cui siamo grati.
Sono queste le reti che vogliamo coinvolgere per rispondere alle sfide che ogni giorno ci troviamo davanti.
Nei prossimi giorni rilanceremo con forza i nostri percorsi, invitando tutti coloro che hanno sentito sulla propria pelle questo calore a partecipare alla ricostruzione delle stanze danneggiate ed alla costruzione dei progetti che in essi troveranno spazio, a partire dal prossimo week-end:
SABATO 26 e DOMENICA 27 NOVEMBRE, dalle 10 fino a sera, appuntamento in Torchiera per lavori collettivi di pulizia e sistemazione degli spazi. Pranzo garantito per tutti i partecipanti. Arrivate armati di tuta, guanti e stracci.
Saremo in Torchiera anche nei giorni precedenti per proseguire con le pulizie e le valutazioni tecniche degli spazi danneggiati: martedì 22 e mercoledì 23 dalle 15, venerdì dalle 17. Tutti gli appuntamenti verranno aggiornati costantemente su torchiera.noblogs.org
Abbiamo inoltre delle necessità urgenti, e invitiamo chiunque possa collaborare a darci il suo contributo.
In particolare, cerchiamo…
COMPETENZE:
– periti legali che sappiano ricostruire le cause dell’incendio
– tecnici che sappiano valutare i danni strutturali
– muratori, carpentieri e chiunque altro possa aiutarci a ricostruire e mettere in sicurezza gli spazi danneggiati.
MATERIALI:
– per la pulizia: spazzole saggina, mascherine con o senza filtro, bidoni aspiratutto
– per l’archiviazione: scatole per trasporto libri, compressori/soffiatori
– per la ricostruzione: carriole, pale, LEVIGATRICI!, carta vetrata, ionizzatori e strumenti per la pulizia della fuliggine, TUBI innocenti per puntellare, bidoni per trasportare le macerie
infine, abbiamo bisogno di nuovi estintori o di ricariche per quelli esauriti.
Per informazioni e contributi, contattare:
torchiera at ecn.org – 3336513259
Keep on Rockin’,
Cascina Autogestita Torchiera senzacqua
http://torchiera.noblogs.org/post/2011/11/22/la-prova-del-fuoco/

APERTURA A COMO DI SEDE FORZA NUOVA

COMUNICATO:
La Sezione ANPI di Como,
unitamente al Comitato Provinciale,
ha appreso con viva preoccupazione l’apertura in Como, a partire dal 19 novembre, di una sede di Forza Nuova,
movimento neofascista che ha dimostrato, in questi ultimi anni, la volontà di una restaurazione autoritaria contraria ai principi costituzionali di democrazia e libertà. 
 
Forza Nuova intende rinverdire le tradizioni complottistiche e ultra nazionaliste
che già furono caratteristiche di Ordine Nuovo le cui azioni irresponsabili e delittuose hanno caratterizzato la stagione dello stragismo nero e della politica della tensione.

Como città democratica, custode del Monumento alla Resistenza Europea,
non può tollerare un simile affronto, anche se l’Amministrazione Comunale sembra più impegnata a combattere la “movida” che a difendere i caposaldi della democrazia. Lo dimostra la colpevole trascuratezza e l’indifferenza per i monumenti e le ricorrenze che ricordano la lotta per la libertà.

L’ANPI ha fatto presente al Prefetto, che è il responsabile dell’ordine democratico, le sue preoccupazioni e lo ha invitato ad attivare misure preventive di vigilanza in una città per nulla interessata all’affermazione dei diritti di libertà anche di quella religiosa per gli Islamici come i fatti dimostrano.

L’ANPI invita i cittadini a ricordare che il sacrificio di tante vite umane durante la resistenza, non può patire l’oblio, anche se incombono preoccupazioni economiche.

La libertà è premessa di ogni desiderato progresso

DOMENICA 20 NOVEMBRE PRANZO

A.N.P.I.

 ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI di UGGIATE TREVANO

 

 La Sezione Rado Zucconi

 

 Festeggia un anno dalla sua fondazione

 e organizza un pranzo

 per incontrare nuovi soci

domenica 20 novembre alle 12.30

presso

la Casa Sociale di Faloppio


il menù prevede

Aperitivo con degustazioni golose

Polenta e brasato

o

Polenta e salsiccia

o

Polenta e gorgonzola

Dolci

Vino e caffè

 

Vin brulè per concludere chiacchierando

 

Vi preghiamo di prenotare scrivendo a: teresagaleandro@libero.it  o biancanerina@tin.it

oppure telefonando al 3348677882

entro il 14 novembre

Il costo previsto è di 15 €

 

 

DURANTE L’INCONTRO SARA’ POSSIBILE RINNOVARE LA PROPRIA TESSERA

PER L’ANNO 2012

CIAO NORI

Chi l’ha conosciuta non può dimenticare il suo sorriso, la sua dolcezza. Era dolce, Nori Brambilla, ma dietro la sua dolcezza nascondeva il coraggio e la fermezza di una donna eccezionale. Nori Brambilla, nome di battaglia Sandra, antifascista, entra nella Resistenza a venti anni, come staffetta partigiana nei GAP, a fianco del comandante Pesce, “Visone”, l’uomo che amerà e al cui fianco resterà per tutta la vita.

Una storia della Resistenza raccontata al femminile. Una grande storia d’amore per il suo Giovanni, il suo comandante, di cui s’innamora a prima vista. Poi le azioni partigiane ( volevo andare a combattere, ma siccome era bella hanno pensato che sarei stata più utile come staffetta in città), i poliziotti che le portano la borsa della spesa dentro cui erano nascoste le armi, i marò della San Marco che la fermano a porta Ludovica , il tradimento, l’arresto e le torture, e infine la deportazione nel lager di Bolzano.

“Perchè le ragazze, ai miei tempi, non potevano uscire da sole di sera ( con il coprifuoco, poi…) ma io ho detto ai miei che andavo a fare la Resistenza, e i miei mi hanno dato il permesso.

” Io credo che la Resistenza l’abbiano cominciata le donne, perchè gli uomini dovevano scegliere se andare a combattere al fronte oppure in montagna coi partgiani, ma le donne potevano starsene tranquille, invece no, hanno scelto di lottare per combattere il Fascismo. Fu anche l’occasione per affermare quei diritti che non avevamo mai avuto. Mai come allora ci siamo sentite pari agli uomini.“.

La ricorderemo sempre, insieme a tutti coloro verso i quali siamo in debito, ai tanti partgiani che ci hanno insegnato il significato della parola “coraggio” e della parola “dignità”.

NORI BRAMBILLA PESCE

«Avevamo tutti un nome di battaglia, io mi ero scelto Sandra; ho fatto una ricerca: mentre gli uomini partigiani si sceglievano nomi fantasiosi, Tarzan, Saetta, Lupo, la maggior parte delle ragazze avevano nomi normali…Elsa… ecco, il massimo era Katia!»[1]
Di famiglia antifascista e comunista, abita con i genitori e la sorella Wanda in una casa di ringhiera ai Tre Furcei, quartiere operaio di Lambrate a Milano. Il padre Romeo, “specializzato” alla Bianchi, fabbrica di biciclette, rifiuta di prendere la tessera del partito fascista; ne conseguono anni di disoccupazione e miseria.
Con la guerra di aggressione all’Abissinia, nel 1935, viene però a mancare la mano d’opera ed è assunto alla Breda. La madre Maria (il suo nome di battaglia negli anni della Resistenza sarà Tatiana) insegna alle figlie Onorina e alla più piccola Wanda a dubitare della propaganda del regime; è operaia, prima alla Agretta, nota per le bibite, e poi alla Safar che produce radio: «Aveva una voce così bella che veniva chiamata a cantare per testare certi microfoni». Desidera per la figlia l’istruzione che la allontani dal duro lavoro della fabbrica.
Onorina frequenta per tre anni una scuola professionale; le piacerebbe continuare a studiare ma i genitori possono solo iscriverla a un corso trimestrale di stenodattilografia dopo il quale, a 14 anni, deve cercare un lavoro.
Viene assunta dalla Paronitti come impiegata: «Non arrivavo neanche alla scrivania e i colleghi mi chiamavano Topolino.)

Onorina rimane in quella ditta 4 anni, ma viene licenziata nel 1941 a causa di un diverbio con il padrone. Trova presto un nuovo impiego in una ditta che produce binari, è incaricata di compilare un inventario, frequenta i capannoni annotando tutto, conosce gli operai, impara a individuare chi è antifascista e chi no. Comincia a studiare l’inglese al Circolo Filologico di Via Clerici: in quella biblioteca circolano ancora, incredibilmente, molti libri vietati dal regime, preziosi per la sua formazione.
La fame si fa sempre più sentire, la gente non ne può più, la guerra toglie il velo a tutte le menzogne della propaganda di regime. La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 coglie la gente di sorpresa, festa e disorientamento sono tutt’uno, i carri armati vengono usati per disperdere la folla. Nell’Agosto 1943 Milano viene bombardata. Dopo l’Armistizio dell’8 Settembre 1943 (in effetti una resa senza condizioni), i tedeschi occupano Milano, è finita una guerra ma ne sta iniziando un’altra. I soldati dell’esercito Italiano abbandonano le divise, molti diventano partigiani; i Gruppi di Difesa della Donna (che arrivano a mobilitare, fino all’aprile ’45, almeno 24.ooo donne) si occupano di procurare loro denaro, cibo, vestiti; il compito di Onorina è distribuire la stampa clandestina. Desidera raggiungere in montagna una Brigata Garibaldi, ma la sua amica Vera (nome di battaglia di Francesca Ciceri, comunista) le presenta Visone (Giovanni Pesce) che sarà il suo Comandante e futuro marito. Lui la convince a combattere nella propria città, e Onorina a marzo 1944 lascia il lavoro. “Sandra” diventa Ufficiale di collegamento del III°GAP “Egisto Rubini”, equivalente al grado di sottotenente dell’Esercito Italiano, decisamente più che una staffetta. Con la sua bicicletta Bianchi color azzurro cielo trasporta armi, munizioni ed esplosivo, passa spesso, con il cuore in gola, in mezzo ai rastrellamenti nazifascisti. Sono le staffette a portare le armi e a prenderle in consegna dopo un’azione per evitare che i gappisti vengano sorpresi armati e fucilati sul posto. C’erano le rappresaglie ma, cosa avremmo dovuto fare? Smettere la lotta? In ogni caso i nazifascisti non avrebbero cessato di fare quello che facevano. Non ho mai provato pena per chi colpivamo. La guerra non l’avevamo voluta noi. Loro ogni giorno fucilavano, deportavano, torturavano. Si dovevano vincere due cose, la pietà e la paura.»
Il 24 giugno 1944 nella “battaglia dei binari” alla stazione di Greco, un bersaglio di straordinaria importanza, Sandra è il collegamento tra i ferrovieri e i gappisti e con la compagna Narva porta i 14 ordigni che, piazzati nei forni di combustione delle locomotive scoppiano simultaneamente; l’azione dei Gap viene citata da Radio Londra.
Il 12 Settembre 1944, a 21 anni, tradita da un partigiano passato al nemico (“Arconati”, Giovanni Jannelli) viene catturata dalle SS nei pressi del Cinema Argentina, nel cuore di Milano. Inizia la prigionia, la sofferenza, il distacco dalla famiglia, la tortura e la violenza fisica subita dalle SS nella Casa del Balilla di Monza, trasformata in carcere. n attesa dell’interrogatorio cerca di farsi coraggio. Ai gappisti arrestati il Comando chiede di resistere 24 o 48 ore per permettere ai compagni di mettersi in salvo. L’interrogatorio è terribile, vogliono che lei consegni Visone, ore e ore di percosse, torture. Non parla, nessuno dei suoi compagni è compromesso.
Rimane in isolamento totale nel carcere di Monza due mesi, giornate lunghe e vuote, non può comunicare con l’esterno o ricevere notizie. È trasferita a San Vittore per soli due giorni e, l’11 novembre 1944, caricata, con altri prigionieri, su un pullman senza conoscere la destinazione.
Viene imprigionata a Bolzano in un campo di transito. Ancora oggi non si spiega perché le 500 prigioniere politiche che lì si trovavano non furono mai deportate in Germania, diversamente dalle altre 2700 donne che dall’Italia raggiungeranno i campi di concentramento. Mantiene contatti epistolari con la madre, la rassicura sul suo stato fisico e psicologico, riesce persino a scherzare: «se non fosse perché abbiamo sempre fame sembrerebbe una villeggiatura…»   esterni. I tedeschi, prima di fuggire, le rilasciano persino un documento che attesta la prigionia e grazie al quale riuscirà in seguito a dimostrare la sua deportazione.
Milano era stata liberata dei Partigiani e dall’insurrezione popolare il 25 aprile. Onorina decide di non attendere l’arrivo degli americani; con alcuni compagni, sotto la neve, si inerpica sul passo della Mendola, attraversa la Val di Non e il Tonale; si fermano la notte presso i contadini ai quali chiedono cibo e riparo, sono d’aiuto i posti di ristoro dei partigiani delle Fiamme Verdi. Finalmente un pullman fornito dai comuni della zona fino a Ponte di Legno, li porta da lì a Lovere; poi in treno fino a Milano, Stazione Centrale: era il 7 maggio 1945. Con un’assurda “normalità” arriva a Lambrate, a casa, con il tram n. 7. Dalla finestra, vicina a Wanda, guarda emozionata la manifestazione dei Partigiani, rivede Visone, corre in strada, si abbracciano. Nori (come la chiamerà il marito) e Giovanni Pesce, finalmente liberi, si sposano il 14 luglio 1945, non possiedono niente, solo gioia per la ritrovata libertà e speranza per una nuova vita.

Nori Brambilla Pesce è stata Responsabile della Commissione femminile dell’ANPI, Presidente dell’Associazione ex perseguitati politici italiani antifascisti per la sede di Milano e Presidente onorario A.I.C.V.A.S., l’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna.
«Si vuole falsificare la Resistenza, lo chiamano revisionismo ma spesso è falsificazione della storia. Noi siamo stati impegnati per tutta la vita per difendere la libertà-