Alleghiamo la relazione del presidente dell’Anpi Nazionale prof. sen. Carlo Smuraglia,
dal Congresso di Chianciano del 31 marzo 2012
Alleghiamo la relazione del presidente dell’Anpi Nazionale prof. sen. Carlo Smuraglia,
dal Congresso di Chianciano del 31 marzo 2012
Il 9 aprile si è spenta a Roma Miriam Mafai. Aveva 86 anni. I funerali si svolgeranno l’11 aprile, alle ore 12, nella sala della Promoteca in Campidoglio.
“Con grande dolore, l’ANPI apprende della scomparsa di quella donna straordinaria che fu Miriam Mafai”, inizia così una nota della segreteria nazionale dell’Anpi che ricorda come “dotata di un altissimo temperamento morale e passione civile, di una notevole cultura e di un brillante spirito critico – espressi in tutte le sue esperienze d’impegno, dalla Resistenza – fu staffetta a Roma – al giornalismo, alla politica.
“Miriam Mafai – si ricorda – è stata protagonista di tante lotte tese a realizzare nel Paese una democrazia effettivamente compiuta: in particolare quella per i diritti delle donne ed anche, nella sua costante e coerente visione, quella per una sinistra matura, specchio delle sue radici, ma rivolta al futuro.”
L’ANPI, “nello stringersi al dolore dei suoi familiari, amici, colleghi, auspica che il ricordo di Miriam si traduca in un rinnovato impegno di tutti i sinceri democratici a costruire, sempre, ogni giorno, un Paese migliore, un Paese di cittadini liberi e responsabili, nel segno di tutti coloro che come Miriam dedicarono la giovinezza proprio per quel Paese, risanato civilmente e appassionato di futuro: le partigiane e i partigiani.”
COMITATO PROVINCIALE di COMO
Alla cortese attenzione della Sig.ra Como 27 marzo 2012
avv. Claudia Lingeri
Sindaco di Mezzegra
Ogg.: storia e verità
Egr. sig. sindaco,
si è molto parlato nelle scorse settimane – non solo sulla stampa locale – della nuova targa recante immagini di Mussolini e della Petacci che i reduci della repubblica di Salò Le hanno chiesto il permesso d’affiggere sul muretto di Villa Belmonte, ottenendo il Suo assenso.
Mezzegra non solo fu teatro degli avvenimenti conclusivi della Resistenza al nazi-fascismo, ma ha pure dato un doloroso contributo di sangue alla Lotta di Liberazione, con la vita di tre giovani concittadini caduti nella Battaglia di Lenno. Vogliamo perciò pensare che Sindaco e Giunta Comunale abbiano concesso il permesso non già come un atto d’omaggio alla memoria di un dittatore guerrafondaio, artefice di vergognose leggi razziali e causa di tanti lutti per il nostro Paese, né per ingraziarsi i suoi tristi e patetici epigoni, ma solo per un’operazione di verità storica.
Anche noi siamo sempre e comunque per la verità storica. Ed è sicuramente un contributo alla verità storica ricordare – grazie alla foto della Petacci – che il Duce del Fascismo, dopo aver trascinato l’Italia nell’orrore della guerra, in quei giorni dell’aprile 1945 stava vergognosamente cercando di fuggire all’estero, abbandonando il Paese al suo destino (ma trafugando oro e denaro), e abbandonando pure la sua famiglia (ma portando con sé la giovane amante). Le due foto illuminano più di molte parole la statura morale dell’uomo-Mussolini.
Le chiediamo di portare davvero a compimento il recupero della verità storica, rimuovendo la targhetta attualmente presente in località Giulino, di fianco al muretto della villa, recante la scritta “Fatto storico del 28 aprile 1945” – una targhetta sostanzialmente inutile, perché niente spiega – sostituendola con un’altra che racconti senza ipocrisie e rivendichi con orgoglio, per Mezzegra e per l’Italia, ciò che veramente avvenne in quel luogo storico: “Qui, il 28 aprile 1945, la Resistenza italiana pose fine al regime fascista, eseguendo la condanna a morte del dittatore Benito Mussolini”.
Riteniamo anche che sarebbe utile che nella piazza principale del paese, la piazza 28 Aprile 1945, venisse apposto un cartello di tipo turistico (giallo) che spieghi in sintesi i fatti accaduti: fermo della colonna nazista in ritirata, arresto e fucilazione di Mussolini quale ultimo atto della resa del fascismo. Così, daremo alle nuove generazioni e ai turisti una seria informazione sui fatti che, con l’epilogo di Dongo e Mezzegra, diedero inizio a un lungo periodo di democrazia nel nostro Paese.
Ma di questo possiamo occuparci in seguito. Nell’immediato, Le chiediamo di considerare la proposta di sostituzione della targhetta a Giulino, da effettuarsi in contemporanea con l’apposizione della targa con le due foto, rendendoci eventualmente disponibili a provvedere noi stessi alla predisposizione del nuovo cartello.
Certi che vorrà prendere in considerazione la nostra proposta, in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro, la salutiamo cordialmente.
Per il Comitato Provinciale di Como
Il Presidente
Guglielmo Invernizzi
Mercoledì 4 aprile, al Famedio del cimitero monumentale di Milano si è svolta la cerimonia per la traslazione di Nori Brambilla Pesce che ci ha lasciato il 6 Novembre 2011.
Nori riposerà così accanto a Giovanni Pesce cui è stata legata per la sua intera vita.
Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di Roberto Cenati, presidente ANPI provinciale di Milano
Cara Nori,
siamo tutti qui ad accompagnarti in questo tuo ultimo viaggio al termine del quale riposerai accanto al tuo compagno di lotte e di vita, Giovanni Pesce che ci ha lasciato nel mese di luglio di cinque anni fa.
In questo nostro ultimo ma non definitivo commiato (perché sarai e sarete sempre nei nostri cuori) mi tornano in mente non soltanto il tuo contributo che, come donna, hai dato alla Resistenza con la tua militanza prima nei Gruppi di Difesa della Donna, poi nella 3° Gap dove hai avuto modo di conoscere e di combattere a fianco di Visone e i drammatici mesi trascorsi nel lager di Bolzano dopo il tuo arresto del 12 settembre 1944, ma quella bellissima foto del tuo matrimonio con Giovanni Pesce che compare nel tuo libro autobiografico Pane bianco. Tutti i partecipanti, ritratti alla Casa del popolo in via Andrea del Sarto, sede della sezione Venezia del PCI, protagonisti della Resistenza milanese, come Giovanni Brambilla, Francesco Scotti, Alessio Lamprati, Bruno Felletti hanno la gioia stampata sul viso, pur nelle ristrettezze economiche di quel tempo.
Milano era ferita dalla guerra, dai bombardamenti, dalla fame. “Non possedevamo nulla – ricordavi – ma avevamo tanta gioia e speranza. Eravamo davanti a un’epoca nuova. Eravamo liberi, eravamo felici”.
“Talvolta eravamo delusi – scrivevi nella tua autobiografia – avevamo vinto la nostra guerra di Liberazione e credevamo che la nostra vittoria avrebbe coinciso con il cambiamento, sia pure graduale, delle strutture economiche e sociali del paese, così da eliminare le ingiustizie contro le quali avevamo combattuto. Non pensavamo certo a un ritorno della cosiddetta democrazia prefascista. Ci eravamo illusi? Forse sì. Ma quello fu il periodo più bello della nostra vita, e non solo perché eravamo giovani, ma perché fu il più onesto, il più pulito e soprattutto perché avevamo un obiettivo”. Che differenza Nori tra quegli anni e il periodo in cui oggi viviamo, nel quale registriamo la caduta sempre più preoccupante del costume sociale e dell’etica pubblica, nel quale si celebra ogni giorno, il rito della provvisorietà, dell’effimero, dell’egoismo, del successo, della scomparsa della solidarietà, della politica posta al servizio di interessi di parte e non del bene comune.
Il forte monito che ci viene da chi ha combattuto nella Resistenza, unicamente animato dall’interesse generale, è quello di considerare la politica non come una “cosa sporca”, ma come qualcosa che ci deve riguardare direttamente.
La “cosa pubblica” è noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo e ogni sua sciagura è sciagura nostra. E le donne, con la loro partecipazione alla Resistenza si sono conquistate quel diritto di voto, sino ad allora negato, presupposto indispensabile per contare e pesare nella vita pubblica. In una tua intervista rilasciata al quotidiano “Il Giorno” il 15 marzo 2006 raccontavi con commozione della prima volta in cui votasti, alle amministrative del maggio 1946: “Avevo 23 anni – dicesti – e mi ricordo quel giorno come una svolta importante. Il voto, nessuno ce lo aveva regalato. Noi che stavamo nella Resistenza ne avevamo parlato spesso tra noi. Del voto e degli altri diritti che fino a quel momento non avevamo come donne. Trovarmi con la scheda in mano fu una grande emozione – dichiarasti – ho ancora in mente la netta sensazione delle mani che mi tremavano mentre la prendevo”.
E’ la stessa emozione che provò Giovanni Pesce quando decise di andare a combattere in Spagna con le Brigate Internazionali, a soli 18 anni, deciso a non rinunciarvi per nessuna cosa al mondo, perché combattere per la Spagna voleva dire battersi per un cambiamento politico nel nostro Paese che stava vivendo i tragici anni della dittatura fascista. E la Spagna caro Giovanni, ti rimase nel cuore, perché ha rappresentato il richiamo per eccellenza ai più alti ideali di tutto il Novecento ed ha contribuito a formare i quadri, i dirigenti che hanno continuato la lotta contro il nazifascismo, quando sono ritornati nei loro rispettivi Paesi, come è accaduto a te che ti conquistasti per i tuoi straordinari meriti la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Questi erano i valori che hanno fatto di voi dei punti di riferimento indispensabili e indimenticabili per tutti noi e che avete trasmesso con instancabile passione alle giovani generazioni come dirigenti dell’ANPI milanese e nazionale. E Giovanni Pesce alla domanda su cosa avrebbe detto ad un giovane diciottenne di oggi, per orientarlo politicamente e moralmente, così rispondeva, nel suo libro “Visone” un comunista che ha fatto l’Italia: “Gli
direi quello che hanno detto a me allora. Di avere fiducia e di coltivare la speranza. E’ una formula semplice ma efficace. La fiducia si conquista con la lotta quotidiana ma è anche una fede; la speranza è il motore che ti fa andare avanti. Ho ancora fiducia e speranza. Ho vissuto sempre così e morirò così”.
Siete stati affettuosamente legati per oltre 62 anni: ora riposate in pace, uno accanto all’altro, insieme per sempre. Ma noi non potremo concederci il lusso di riposare. Abbiamo un preciso dovere: continuare la vostra battaglia per riaffermare i valori dell’antifascismo, per la difesa e l’attuazione della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, per una società più libera e più giusta.
Grazie Nori, grazie Giovanni per tutto quello che avete fatto per noi.
Qui di seguito la relazione del presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia al Congresso Nazionale tenutosi a Chianciano il 31/03 – 01/04/2012.
Il 2 aprile è scomparso Rosario Bentivegna, “Sasà”, il gappista “Paolo”, protagonista dell’azione di via Rasella a Roma.
Bentivegna, partigiano e medico, medaglia d’argento al valor militare, era membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale e presidente
onorario dell’ANPI di Roma. In giugno avrebbe computo 90 anni.
La storia dell’attentato di via Rasella, insieme a tante pagine della vita di Bentivegna, è raccontata (con tanta documentazione) nel bel
libro dello stesso Bentivegna “Senza fare di necessità virtù”.
“Con la scomparsa di Rosario Bentivegna, “Sasà”, partigiano e componente della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale, perdiamo un protagonista della Guerra di Liberazione dal nazifascismo”. Inizia così una nota del Comitato nazionale dell’Anpi che interpreta il cordoglio di tutta l’associazione e di tutti gli antifascisti italiani.
“Noto ai più per aver preso parte all’azione in Via Rasella a Roma il 23 marzo 1944, Bentivegna, con il nome di battaglia Paolo, fu dapprima vicecomandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) “Carlo Pisacane”, e
infine sempre comandante nella zona dietro il fronte tedesco di Cassino fino al 5 giugno 1944″.
“Animato da profondi e incorruttibili ideali democratici – sottolinea il Comitato nazionale dell’Anpi – ha dedicato la sua intera esistenza alla trasmissione dei genuini valori che sostanziarono la Resistenza: pace, uguaglianza, libertà. Carattere fermo, ma infinitamente
generoso, aveva il dono della chiarezza e dell’intransigenza, oltreché di un’affilata e feconda ironia che spesso attraversava i suoi scritti. Un uomo limpido, ecco l’espressione più adatta a definirlo”.
“L’ANPI tutta esprime il più sentito e profondo cordoglio per questa dolorosissima perdita e si stringe attorno ai familiari di “Sasà”, il cui ricordo
vivrà forte in tutte le coscienze sensibili come esempio e stimolo a compiere ogni giorno il dovere più importante: la realizzazione di un Paese pienamente democratico e antifascista.
Genova dedica strada a militante destra
Citta’ guidata dal centrosinistra ricorda una vittima Msi degli anni di piombo.
ANSA – GENOVA, 3 APR – Il Comune di Genova, amministrato dal centrosinistra, ha intitolato un viale a un militante della destra sociale, Ugo Venturini, ucciso negli anni Settanta a Genova mentre stava seguendo un comizio dell’Msi. Per il capogruppo Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, intitolare una via a Venturini e’ stato ”un fatto di alto valore morale e simbolico”. La presidente di Giovane Italia, Giorgia Meloni (Pdl), ha parlato di ”passo in avanti” verso ”una memoria nazionale condivisa’
Appuntamento da non perdere!!
DALLA BRIANZA AI LAGER NAZISTI
LA DEPORTAZIONE NEI LAGER DI PARTIGIANI, OPPOSITORI POLITICI, OPERAI ED EBREI
VENERDI’ 13 APRILE
alle ore 21 presso la Sala Civica
in piazza Roma a Mariano Comense
PIETRO ARIENTI
presenta il suo libro
Dalla Brianza ai lager del Terzo Reich
ANPI, SEZIONE DI MARIANO COMENSE
È morto Rosario Bentivegna
È venuto a mancare ieri sera il Combattente partigiano, Medaglia d’argento al valor militare, Rosario Bentivegna: a giugno avrebbe compiuto novant’anni. Avvicinatosi al marxismo sul finire degli anni Trenta, durante la guerra, mentre era studente in Medicina, entrava nel Pci. Dopo l’8 settembre 1943 partecipava alla formazione dei Gruppi d’azione patriottica (Gap) romani. Con il ruolo di Comandante, partecipava a
numerose azioni di guerriglia contro i nazifascisti. Alla più celebre di queste la sua figura resterà per sempre legata: l’azione di via Rasella. Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, vestito da spazzino, con i bidoni pieni d’esplosivo, Bentivegna è nel commando dei Gap che fa saltare in aria un reparto di SS altoatesine in marcia, pronte per essere adibite alla repressione antipartigiana. La mattina dopo, la feroce ritorsione nazifascista con l’esecuzione di 335 cittadini inermi, tra antifascisti, partigiani ed ebrei, presso le fosse Ardeatine. Sin da subito, su questi avvenimenti si iniziavano a diffondere voci calunniose, provenienti dagli ambienti fascisti così come da quelli monarchici e conservatori, secondo cui se i gappisti si fossero consegnati ai tedeschi la strage delle Ardeatine non sarebbe avvenuta e che tal proposito sarebbero stati diffusi inviti con manifesti ed altoparlanti. Com’è noto, la richiesta venne divulgata solo a strage avvenuta, quando l’ordine era “già stato eseguito”. Nel corso degli anni, però, non ha smesso mai di funzionare una vera e propria fabbrica del falso al fine di addossare ai gappisti le responsabilità delle Ardeatine, sempre e costantemente smentita da diverse sentenze della magistratura che hanno ribadito la legittimità di quell’attacco, un’azione bellica contro un esercito occupante. Un atto, aggiungiamo, di singolare coraggio che ha inferto un duro colpo al nazifascismo contribuendo alla sconfitta militare del Terzo reich.
Dopo la Liberazione di Roma, per proseguire la lotta contro il fascismo, Bentivegna si era fatto inviare dal Pci in Jugoslavia, come Vicecommissario della Divisione Garibaldi. Dopo la guerra si dedicherà alla professione di medico, anatomopatologo, e alla militanza nel Pci, da cui deciderà di uscire nel 1985. A partire dagli anni Novanta, contro un revisionismo strumentale montante che, ricordiamolo, per gran parte ha fatto perno sull’argomento via Rasella – fosse Ardeatine, Bentivegna ha redatto alcune pregevoli monografie.
Proprio di recente è uscita la sua autobiografia, Senza fare di necessità virtù (Einaudi, 2011) che sabato 24 marzo, 68° delle Ardeatine, abbiamo presentato a Viterbo, con la coautrice Michela Ponzani. Rosario non era potuto venire, raccomandandosi di portare il proprio saluto a tutti i presenti.
Con Bentivegna se ne va una delle ultime figure eroiche della nostra Resistenza, uno spirito libero, sempre pronto a confrontarsi alla pari con chiunque senza mai mettersi in cattedra.
Il Comitato provinciale Anpi di Viterbo inchina la propria bandiera