NEGAZIONISMO E NEOFASCISMO A COMO

L’antisemitismo neofascista a Como

Forni sei falso come i forni di Auschwitz“: così recita l’indecente scritta apparsa sui muri dell’Istituto storico di via Brambilla, a Como; è firmata dal gruppo neo-fascista Ordine Nuovo, ma in effetti è farina del sacco di Forza nuova, organizzazione politica appena insediatasi in via Milano alta per contrastare, dichiara, “il degrado dell’immigrazione“. Prova che la scritta sia opera di FN è la lettera che il responsabile dell’ufficio stampa di FN-Lario ha indirizzato al Sen. Forni, il cui cognome ha dato spunto al vergognoso gioco di parole e la cui vita politica è tra le più limpide e positive dell’Italia democratica e repubblicana.

A leggere i testi di FN (la lettera recapitata e i testi consultabili su internet) si è posti di fronte all’ennesima declinazione delle ripetitive litanie neo-naziste e neo-fasciste, verbalmente aggressive, prevedibile preludio a qualche forma di violenza. Vi troviamo la critica del sistema economico-istituzionale vigente, fondato sul connubio tra strapotere bancocratico, massonico e comunista: i testi parlano di “capitalcomunismo” e gli obiettivi polemici sono tanto Monti, longa mano del sistema bancario-usuraio, quanto i paladini (se la prenderanno con Napolitano?) dell’estensione della cittadinanza. Vi è poi l’esaltazione di una nuova nazione, naturalmente fondata sulla purezza religiosa (cattolica), culturale ed etnica del “popolo” italico. Incardinata su corporazioni partecipative (ma non si parla di “corporazione proprietaria”) e sulla proprietà diffusa (forse nella speranza di costituire il nuovo punto di riferimento di medi ceti proprietari delusi da altre formazioni xenofobe e incalzati da processi di proletarizzazione), la società vagheggiata da FN passa, ovviamente, per lo scardinamento della vigente Costituzione.  L’obiettivo è instaurare una società radicalmente disegualitaria e gerarchica (“Gerarchia” fu la rivista ufficiale del fascismo), ispirata all’antico regime, incardinato su trono e altare e sulla distinzione in ordini. Si vuole insomma la sovversione dei principi democratici e della civiltà occidentale: all’umanità e quindi ai diritti individuali e all’eguaglianza davanti alla legge si vuole sostituire il gruppo – cioè un popolo, una razza biologica oppure una razza spirituale, religiosa, una stirpe ecc. -, che si definisce secondo i criteri i più diversi, ma sostanzialmente attraverso la distruzione del “diverso”: diverso per opinione politica, per morale professata, per religione, per obiettivi sociali perseguiti.

A questi principi s’ispira l’azione di FN nel comasco: ricordiamo la contestazione di Luxuria, e quindi l’omofobia, la contestazione delle iniziative (ospitate dallo Xanadù) volte ad estendere la cittadinanza agli immigrati, gli striscioni inneggianti la “moneta di popolo” e la lotta all’usura, l’individuazione del nuovo “nemico” da combattere nell’immigrazione e nei rom.  La scritta di via Brambilla è una tappa di questa escalation, che evidentemente vuole arrivare all’appuntamento delle amministrative e delle politiche.

La scritta è tuttavia particolarmente significativa, perché ha un dichiarato intento “negazionista“: è cioè volta a negare il dato di fatto dei campi di sterminio e della soluzione finale intesa come eliminazione fisica di popoli – anzitutto gli ebrei e i rom – , di oppositori politici, di supposti “degenerati” (dagli omossessuali ai disabili). Voglio ricordare un celebre passo di Primo Levi, che testimonia come le SS si rivolgessero ai prigionieri dei campi di concentramento con le seguenti parole. “In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma anche se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei lager saremo noi a dettarla”.
Forza nuova è dunque un movimento da ricondurre in modo organico proprio a quell’universo politico e sociale che ha pianificato e realizzato la soluzione finale.

Sarebbe perciò gravissimo e imperdonabile errore sottovalutare la portata delle azioni politiche di FN o considerarla un interlocutore politico, come purtroppo è già avvenuto quando è stata ospitata in meeting di rilievo nazionale. Tanto più netta e chiara deve essere la presa di distanza da questa forza neo-fascista e antisemita, quanto più viviamo un periodo di crisi economica e sociale gravissima. Infatti, se le classi dirigenti europee non riprenderanno con decisione il cammino dell’integrazione politica e sociale e l’originario disegno europeista, dall’indubbio orizzonte liberale e socialista (rimando al “Manifesto di Ventotene”), rigettando le attuali assurde politiche deflazioniste, si aprirà inevitabilmente la strada all’esasperazione sociale, fucina di nazionalismo, di bellicismo, di consenso per aggregazioni come FN.

Da un lato FN è il sottoprodotto di una stagione culturale e politica che ha teso a minimizzare le colpe storiche del fascismo e che ha criticato, in nome di varie forme di elitarismo, i valori e l’architettura istituzionale della Costituzione. Dall’altro lato la presenza di FN sposta l’asticella del perimetro democratico sempre più in basso e a destra, facendo passare per “moderati” partiti che della xenofobia nazionalistica e dell’aggressività – per ora soprattutto verbale, e più con i deboli, che con i forti come i mafiosi, p.es. – hanno fatto un esplicito baluardo.

Di fronte ad  una pubblica opinione comasca che si distingue per non inorridirsi e prendere nettamente le distanze dagli editoriali di noti giornalisti che inneggiano, protetti da ricchissimi e altrettanto noti redditieri e imprenditori, allo scontro di civiltà e che bollano i rom come “ammorbanti” e come gruppo da espellere dal consesso sociale, è venuto il momento di ricordare, di non dimenticare, che la democrazia ha dovuto soccombere più che per la forza degli avversari, per la mancanza di coraggio, di organizzazione, di risolutezza, di lucidità e saldezza e intransigenza culturale e politica.

Luca Michelini, 26/01/2012.

COMO, 28 GENNAIO

28 gennaio 2012

Auditorium del Politecnico – Como – ore 10,45


“CONCERTO… PER NON DIMENTICARE”  organizzato da Provincia di Como, Assessorato all’Istruzione;  Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, Ufficio XII

Como; Federazione bande comasche.

Intervengono per l’Istituto di Storia Contemporanea

Luciano Forni e  Roberta Cairoli.

SENNA COMASCO, 30 GENNAIO

SENNA COMASCO, 30 GENNAIO ORE 20,45
In occasione del Giorno della Memoria,
l’Assessorato alla Cultura del Comune di Senna Comasco ed il Laboratorio Culture organizzano
per il 30 gennaio ore 20,45, presso il Centro Sociale di Via Roma, 46 
l’iniziativa “Per non dimenticare…”. I
ntervengono Giuseppe Calzati, Presidente Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como e Angelo Borghi, Medaglia d’Onore Presidenza Consiglio dei Ministri, ex deportato nei campi di lavoro nazisti.
 

VENERDI’ 27 GENNAIO

27 GENNAIO 2012, ORE 11,15

PARCO GIORGIO PERLASCA, CERNOBBIO

Cerimonia istituzionale di scoperta della targa dedicata agli Schiavi di Hitler e alle vittime del nazismo presso il ” Luogo della Memoria”.

Alla fine della cerimonia, presso la Scuola Media ” Umberto Marmori” di Cernobbio, inaugurazione della mostra ” Gli schiavi di Hitler, l’altra Resistenza” , documenti, racconti, disegni

Interviene Valter Merazzi.

La mostra sarà visibile dal 27 gennaio al 4 febbraio, dalle ore 9 alle ore 14 e, il martedì e il giovedì  ore 9-14/ 15,30-17,30. Sabato 28 gennaio e sabato 4 febbraio ore 9-14.

27 GENNAIO 2012, ORE 17

SALONE DELLE FESTE DI VILLA OLMO, COMO

Consegna delle ” Medaglie d’Onore” ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra, e ai familiari dei deceduti.

TANTO TU TORNI SEMPRE


27 GENNAIO. GIORNO DELLA MEMORIA

GLI AUTORI.Giovanna Caldara Ã¨ nata a Erba (Como). Giornalista, collabora con diverse testate. Ha fornito consulenze letterarie per testi teatrali e libri. Organizza e promuove eventi culturali e gestisce l’ufficio stampa di associazioni e spettacoli.

Mauro Colombo Ã¨ nato a Erba (Como). Giornalista, è caposervizio del mensile Il Segno e della testata webwww.incrocinews.it. Per Melampo ha pubblicato Cent’anni da interisti (2008). Inoltre ha scritto L’ultimo dribbling del Balilla (Morellini, 2010) e i racconti per ragazzi Derby giurassico e Alè oò! (La Spiga, 2011).


Per informazioni 
e contatti con gli Autori:
 

murru@melampoeditore.it
www.melampoeditore.it 
Tel. 02 23002401


In libreria dal 26 gennaio
 2012

Milano

Giovanna Caldara
Mauro Colombo

TANTO TU TORNI SEMPRE
INES FIGINI, LA VITA OLTRE IL LAGER

Quand’era bambina Ines si allontanava 
spesso da casa per giocare. Sua madre, però, 
non se ne preoccupava: 
“Tanto tu torni sempre…”, le disse una volta.
Per non deludere quella fiducia, 
Ines é¨ tornata anche dall’ inferno.


IL LIBRO.

Quando fu deportata Ines Figini aveva meno di 22 anni. Non era ebrea, partigiana o antifascista, ma si era schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante uno sciopero. Così finì nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e infine in un ospedale militare, dove trascorse un anno e mezzo. 
Ha atteso più di cinquant’anni prima di parlare in pubblico della sua vicenda: ora la racconta in questo libro. È la storia di una famiglia ma è anche una storia di fabbriche; e di una città – Como – punto strategico per le forze nazifasciste. Di treni che partivano per mete ignote e di luoghi in cui l’umanità si divideva tra vittime e carnefici, fino a negare se stessa. È la storia di una persona a cui il lager non ha rubato l’anima e che ha ripreso a vivere. Che ogni anno torna là dove era stata reclusa. Che ricorda. E che, nonostante tutto, ha perdonato.

In libreria dal 26 gennaio 2012
pp. 160 – euro 15,00 
ISBN 978-88-89533-66-6

I SETTEGRANI DA NAPOLITANO

Questa mattina a Scandiano (Re) i 7grani hanno presentato lo spettacolo “Neve diventeremo” per gli studenti del locale Liceo Gobetti (che verra’ replicato in serata per la cittadinanza)  a cui e’ intervenuto a sorpresa  Adelmo Cervi  (figlio di Aldo, uno dei sette fratelli trucidati dai nazisti il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia), che si e’ unito alla banda cantando qualche canzone sulla Memoria  e la Resistenza: e’ stato davvero un momento emozionante!!

Venerdi 27 gennaio, Giornata della Memoria, i 7grani saranno a Roma, al Quirinale, invitati  dal  Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per il progetto “Neve diventeremo” ispirato dalle vicende del  partigiano Rado Zuccon, che presentano nelle scuole.

QUEGLI ITALIANI SCONOSCIUTI

Quegli italiani sconosciuti finiti nei lager per motivi politici

22.204 uomini e 1.514 donne furono deportati nei lager nazisti per motivi politici.
Di questi 10.129 non tornarono. E’ il risultato di una ricerca promossa  nel 2003 dall’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati): per sei anni, sotto la direzione di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, i ricercatori del dipartimento di Storia dell’università di Torino (Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari) hanno lavorato sugli archivi ufficiali dei campi di concentramento, dei ministeri dell’Interno di Austria e Germania e della Croce Rossa incrociando le informazioni con gli elenchi dei deportati che in questi decenni sono stati ricostruiti e conservati sia da singoli deportati e dalle loro associazioni, sia da istituti storici locali. Un lavoro metodico e puntuale, sostenuto dal contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e dall’assessorato Cultura della Regione Piemonte, che ha consentito di realizzare non solo il primo elenco sistematico dei deportati politici ma anche uno studio statistico sull’universo concentrazionario e sulle dinamiche che lo governavano. Nell’appendice statistica di 200 pagine che chiude il volume sono raccolte le cifre della tragedia. Il primo dato che emerge è che nessuna regione italiana è stata risparmiata. Antifascisti della prima ora, partigiani, prigionieri di guerra ma anche criminali abituali detenuti nelle carceri italiane e consegnati dalla Repubblica di Salò ai tedeschi, asociali, politici ebrei, lavoratori civili emigrati in Germania, cattolici: per ciascuna di queste categorie nei campi di sterminio c’era una sigla di identificazione.

Furono 11.432 quelli designati come Schutzhaftling (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come Politisch (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell’Italia fascista), 801 erano Azr, abbreviazione di Arbeitszwang Reich, ovvero «asociali», categoria di solito attribuita ai criminali comuni e in alcuni casi a soldati imprigionati dopo l’8 settembre.

Kfg, Kriegsgefangene erano i prigionieri di guerra;

Bv, Berufsverbrecher, criminali comuni;

altri Za, Zivilarbeit, lavoratori civili; Geistlicher, religiosi;

ol Jude o Schutz Jude erano gli ebrei considerati anche oppositori politici.

Le morti furono, sul totale, 10.129, una percentuale vicina al 50%, che arrivò al 55% nel lager di Mauthausen. Fu tuttavia Dachau, con 9.311 persone, il luogo con il maggior numero di deportati politici; a seguire, Mauthausen con 6.615, Buchenwald con 2.123, Flossenburg con 1.798, Auschwitz con 847 e via via gli altri campi.

Da questa ricerca è nato, neò 2009, un libro “ Il libro dei deportati. I deportati politici 1942-1945″, una monumentale opera che in 2.554 pagine raccoglie i nomi e i dati anagrafici dei deportati italiani nei lager nazisti, un libro  nato dalla volontà di due ex deportati, Bruno Vasari, sopravvissuto a Mauthausen e per anni presidente dell’Aned di Torino, che ha ideato il progetto di ricerca e da Italo Tibaldi che come responsabile della «Sezione ricerche» Aned ha promosso il censimento dei deportati e la predisposizione del primo archivio.