VOTA LA PIAZZA

Il comune di Cantù ha organizzato un sondaggio per l’intitolazione della nuova piazza di Fecchio.

Raccogliendo l’invito di alcuni nostri iscritti, la nostra Sezione sta promuovendo il nome dello scrittore partigiano Giorgio Bocca. Potreste estendere alla vostra mailing list l’appello a votare per Bocca? Si vota (entro il 26 gennaio) dal sito del Comune di Cantù o inviando un’email all’indirizzo

piazzadifecchio@comune.cantu.co.it.

Saluti,

Sezione ANPI di Mariano Comense

ACQUA BENE COMUNE

APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

(25207 firmatari)

Logo_ForumIl 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.

A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.

Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.

Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Primi firmatari:
Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli, Luciano Gallino

21 GENNAIO: VOCI DAL LAGER

«Con molta probabilità ci mandano in Germania»

di Ines Figini

[Bergamo, marzo 1944]1

Carissimi,
ci troviamo a Bergamo. Non voglio assolutamente che vi preoccupate per me. Con molta probabilità ci mandano in Germania. Sapete che la cosa per me non è eccessiva e ci vado abbastanza volentieri. Dunque non pensate male: sapete che posseggo abbastanza coraggio per affrontare qualsiasi avversità futura.
Ada si trova con me, anzi, ti prego cara Anna di andare dai suoi e dire a loro che con molta probabilità tornerà presto per via della sinusite. Anche Celestina non sta troppo bene. Invece la mia salute sotto tutti gli aspetti è sempre ottima. Mi preoccupa solo il pensiero per voi e per il resto… non m’importa niente.
Siamo qui a Bergamo in una caserma e precisamente al Comando Germanico.
Siamo qui coi soldati tedeschi. Sono gentili. Credo però che non ci tratteniamo più a lungo. A quanto sembra domani o dopo si parte. Però, se questa mia ti arriva in tempo se vorrete fare una scappatina, forse arrivate in tempo a salutarci. Altrimenti, vi ripeto, non state in pensiero per noi. A proposito cara Anna prova, se lo puoi a chiedere al signor Valter se non può fare nulla per noi. Dato che la questura non ha più niente a che fare con noi, (siamo solo a disposizione del Comando Germanico) magari, lui, che conta delle buone conoscenze, può aiutarci. In ogni modo se fosse impossibile non correre più in nessun posto, io seguirò il mio destino. Il mio morale è sempre alto e anche Ada e Celestina. Sono sempre con noi le 5 ragazze di Lecco. Dunque vedete che non siamo sole. Ti prego cara Anna di andare da Franco e dal signor Butti (il fidanzato della Ada) e di spiegarci la situazione. Porta pure questo foglietto e digli di non pensare male, digli che se l’Ada per sfortuna dovesse partire che raccomanda a lui la sua casa. Dille che lo ricorda sempre e che lo pensa sempre e che le è molto vicina. Saluta e abbraccia la signorina Lina e dille che il suo ricordo le sta sempre nel cuore. Per Franco e per il suo babbo trova tu le parole adatte. Ma soprattutto quello che vi ripetiamo è di non pensare, e di non preoccuparsi per noi. Non sappiamo nulla di preciso neppure noi: possiamo rimanere come partire. Telefona anche alla sorella di Celestina la nostra situazione. Tranquillizzala. Tante cose care e tanti abbracci.
Vai dalla sarta che le va 23 Lire. Ciao.
Ines

Abbiamo voluto iniziare questa pagina con una citazione dal libro ” Voci dal Lager” che ha, per noi, un significato particolare: è la lettera che Ines Figini, operaia comasca della Comense, deportata nei campi di sterminio per aver partecipato allo sciopero del marzo 1944, riuscì a spedire ai familiari, prima di essere tradotta in Germania.

Questa lettera, con tante altre, fanno parte del libro

VOCI DAL LAGER. DIARI E LETTERE DEI DEPORTATI POLITICI 1943-1945

La storia dei deportati politici raccontata per la prima volta con le parole delle vittime


che sarà presentato al pubblico

SABATO 21 GENNAIO ALLE ORE 21,00

PRESSO LA CASCINA MASSEE AD ALBATE

La storia dei deportati politici italiani nei lager nazisti, raccontata per la prima volta attraverso le loro scritture private (diari, lettere, biglietti) in quei drammatici giorni della seconda guerra mondiale. È la chiave di “lettura” del libro Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (Einaudi, pp. XLIV – 419, € 14), di Mario Avagliano e Marco Palmieri, che ricostruisce attraverso la cronaca dal vivo dei protagonisti una pagina dimenticata della Resistenza italiana e delle politiche di repressione degli oppositori politici messe in atto da fascisti e nazisti. Nel volume, che viene presentato a Como il 21 gennaio, anche gli scritti di deportati politici di Como e della provincia come Ines Figini, Roberto Lepetit, Giorgio Puecher Passavalli e Teresio Olivelli.

“Voci dal lager” è un saggio storico, basato su un poderoso lavoro di ricerca durato alcuni anni e condotto col “passaparola” tra le famiglie degli ex deportati e con l’aiuto delle loro associazioni come l’Aned e degli istituti storici di tutta Italia. Ma al tempo stesso è anche una commovente e appassionante antologia, in cui i brani di diario e le lettere sono state raccolte in ordine tematico e cronologico, per agevolarne la lettura anche nelle scuole e tra un pubblico più ampio.

La storia della deportazione politica è stata spesso trascurata nel dopoguerra, ma il fenomeno riguardò circa 24 mila persone (1.500 donne) e quasi la metà di loro, oltre 10 mila, morirono nei Konzentrationslager nazisti. A Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Bergen-Belsen, Flossenbürg e nel lager femminile di Ravensbrück furono portati e uccisi italiani di ogni parte della penisola, antifascisti e partigiani di tutte le forze politiche, operai colpevoli di aver scioperato e cittadini protagonisti di atti di resistenza civile e senz’armi. Per questo – scrivono Avagliano e Palmieri – “la deportazione politica, il carcere duro nel Reich e il lavoro coatto costituiscono un tassello indispensabile per comprendere le politiche di occupazione dell’Italia centro-settentrionale da parte dei nazisti, il ruolo svolto dalla Rsi in questo contesto e la reazione popolare – in differenti modi e forme – all’oppressione nazifascista”.

Il saggio-antologia inizia dal momento della cattura e delle torture subite in carcere – San Vittore a Milano, Marassi a Genova, le Nuove a Torino, Il Coroneo a Trieste, Regina Coeli a Roma e così via – per estorcere informazioni sui compagni di lotta. La violenza fisica è accompagnata sempre da quella psicologica ed in primo luogo dalla paura di essere deportati: «Con molta probabilità ci mandano in Germania», scrive in una lettera del marzo 1944 Ines Figini, operaia della tintoria Comense arrestata in seguito allo sciopero del 6 marzo 1944 e rinchiusa prima nel carcere di Como e poi nella caserma della Fanteria a Bergamo, da dove ebbe inizio la sua odissea a  Mauthausen, Auschwitz e Ravensbrück. «Mi hanno fotografato come un galeotto col cartello al collo. Si dice che quelli fotografati siano destinati alla deportazione in Germania! Dio non voglia una cosa simile», scrive da San Vittore Roberto Lepetit, nato a Lezze di Erba nel 1906, titolare dell’omonima ditta farmaceutica, il cui stabilimento divenne una base partigiana, deportato e morto a Ebensee nel maggio del 1945


SOLIDARIETA’ DELL’ANPI AI LAVORATORI

Milano, solidarietà ANPI ai lavoratori dei treni di notte

L’ANPI di Milano esprime la propria vicinanza e solidarietà ai lavoratori dei treni di notte licenziati e in lotta da oltre un mese per la difesa del posto di lavoro.
“Stiamo attraversando una gravissima crisi economica e sociale – rileva Roberto Cenati, presidente anpi Milano – caratterizzata dal sempre più preoccupante fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile e dall’aggravamento delle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione. E’ sotto gli occhi di tutti lo svilimento in atto del lavoro, come diritto di ogni cittadino, sempre più carente e privato di tutele e diritti, oltre che di centralità e dignità. Tutto ciò costituisce una grave violazione di quanto previsto dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza che nei suoi Principi fondamentali, al primo comma dell’articolo 1, definisce l’Italia come “una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e all’articolo 4, sancisce il riconoscimento a tutti i cittadini, da parte della Repubblica, del diritto al lavoro e “promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.
Ma i licenziamenti decisi da Trenitalia – si sottolinea – sono particolarmente ingiustificati e provocatori perché effettuati proprio nel periodo in cui si è celebrato il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

“Il servizio costituito dai treni di notte – si rileva – è sempre stato indirizzato a garantire, anche fisicamente, l’unità del nostro Paese, consentendo a migliaia di viaggiatori di raggiungere le località più lontane, comodamente e senza sottoporsi a pesanti disagi.
Con la soppressione di questo servizio Trenitalia ha reso di fatto estremamente difficili i collegamenti tra Nord e Sud della Penisola, contrapponendosi quindi con il licenziamento di oltre 800 lavoratori, allo sforzo di rendere sempre più solidale e unito non solo geograficamente il nostro Paese.
“Ecco perché – si conclude – la lotta dei lavoratori dei treni di notte è così importante. Non riguarda soltanto la legittima difesa del posto di lavoro, ma acquista un significato più ampio perché riguarda tutti noi e la società nel suo complesso. Ai lavoratori dei treni di notte e a tutte le loro famiglie così dolorosamente colpite va dunque l’affetto e la solidarietà dei partigiani e degli antifascisti milanesi”.

CASA POUND HA GETTATO LA MASCHERA

Casa Pound ha gettato la maschera”

Documento del Comitato nazionale Anpi

“Se ce ne fosse ancora bisogno, CasaPound getta definitivamente la maschera”. Inizia  così una nota del Comitato nazionale Anpi a commento delle gravi dichiarazioni da parte di rappresentanti del gruppo neofascista.

“Dopo essersi ammantata di “cultura” e di “socialità”, in varie occasioni, sia pure senza successo, visto che nessuno ormai è disposto a cadere nella trappola, adesso l’esultanza per la morte del magistrato Saviotti e l’esplicitazione della speranza che a questa morte ed a quella di Bocca ne seguano altre, hanno un significato inequivocabile che va addirittura al di là dei richiami al fascismo ed al peggior populismo, avvicinandosi molto all’istigazione alla violenza”.

“Vedrà la magistratura -si rileva – se esistono estremi di reato. Per noi, conta l’esecrabile fatto politico, che denunciamo come un episodio di inaudita ed inaccettabile gravità. Adesso, chi ha tollerato CasaPound, chi le ha concesso locali e sedi e ne ha favorito l’ascesa e lo sviluppo, ha solo la scelta fra una dissociazione aperta e definitiva oppure l’accettazione che diventi esplicita e pacifica la connivenza con un gruppo di questo tipo, davvero incompatibile col nostro sistema costituzionale e civile”.

“Quanto a coloro – si sottolinea – che hanno creduto, in buona fede, nella favoletta dell’innocenza, delle inclinazioni culturali e sociali di CasaPound, è davvero tempo che aprano gli occhi, si ricredano e prendano atto di una realtà che ora è divenuta addirittura agghiacciante. Per il resto, chiediamo con fermezza che la Costituzione venga fatta rispettare dalle autorità pubbliche e vengano finalmente applicate le leggi che vietano ogni forma di incitamento all’odio e alla violenza, così come ogni tipo di apologia del fascismo e di ciò che esso ha tristemente rappresentato”.

“Raccomandiamo – conclude infine la nota – alle nostre organizzazioni di vigilare, rifiutando – peraltro – qualsiasi tipo di provocazione”.

ATTACCO DI FORZA NUOVA ALLA SEDE DELL’ANPI

Vigliacca reazione dei fascisti comaschi contro l’ANPI

Una scritta di sapore chiaramente antisemita e di esaltazione del nazismo è stata prodotta dai fascisti comaschi di ordine nuovo (c’era infatti il loro logo) sulla parete esterna della sede ANPI di Como.

Si è voluto così reagire alla presa di posizione dell’ANPI contro le aggressioni ai cittadini extracomunitari avvenute a Firenze e altrove da parte di antidemocratici violenti.

L’ANPI nell’esprimere la più vivace protesta ribadisce le proprie convinzioni contro il razzismo e l’intolleranza a favore dell’integrazione e di una convivenza democratica ed efficace.

Le idee si difendono con il ragionamento e non con manifestazioni incivili che imbrattano edifici della città.

Questi gesti devono essere di monito anche per chì nei partiti, si fa paladino di proposte contrarie alla solidarietà con gli stranieri.

L’ANPI di Como

COMMEMORAZIONE ENRICO CARONTI

il 23 dicembre ricorre il 67° anniversario della morte del partigiano, Enrico Caronti “Romolo” segretario politico della 52° Brigata Garibaldi,
torturato e ucciso per mano delle brigate nere.

La sezione ANPI  Est Lago “Tino Gandola”  lo ricorderà
alle ore 14,30 di venerdì 23 dicembre p.v.,
davanti al Monumento a lui dedicato a Blevio, via E. Caronti.
Sarà presente alla cerimonia il compagno Renzo Pigni,
vice-presidente ANPI Provinciale.

Informiamo inoltre che, sempre il 23 dicembre,
una cerimonia in ricordo di Caronti
a cura della sezione ANPI di Dongo,
si terrà al mattino alle ore 10 
davanti al cimitero di Menaggio,
luogo della sua fucilazione.

PRESIDIO ANTIRAZZISTA A COMO

L’A.N.P.I. di Como aderisce all’iniziativa dell’associazione 3 febbraio. Si invitano gli iscritti a partecipare. Appuntamento domenica ore 15  in piazza Vittoria.

Presidio di solidarietà contro razzismo e violenza domenica 18 dicembre a Como

http://ecoinformazioni.files.wordpress.com/2011/12/no-razzismo.png?w=150&h=150L’Associazione antirazzista ed interetnica 3 Febbraio di Erba lancia un appello a tutti i cittadini  per  reagire uniti,  con forza e determinazione, contro la violenza e il razzismo. Le ultime efferate aggressioni ai Rom a Torino e agli ambulanti  africani a Firenze certificano l’espressione  di un razzismo  organizzato e strutturato ai fini eversivi, che cerca di convogliare la violenza  e  il conflitto sociale sui capri espiatori di sempre: i diversi, gli stranieri, i poveri. Tutte le associazioni , movimenti  e singoli cittadini  sono invitati  a dire  «Adesso basta!». Presidio  domenica 18 dicembre alle ore 15:00 Piazza Vittoria, Como. Hanno finora aderito A3f di Erba, Associazione Teranga Senegal di Cantù, Associazione dei connazionali senegalesi in Italia (A.C.S.I).