GENOVA, 11 ANNI DOPO

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Da Elena Giuliani per Carlo:

nonostante tutto, fratello, ci speravo questa sera di poterti sentire sorridere… e invece… non gli è bastato giudicare il tuo assassinio come legittimo. Dopo undici anni, si sono voluti prendere altre vite. E non quelle di chi ha ucciso, torturato, massacrato, o quelle di chi ha ordinato i massacri o di chi ha assicurato protezione. Si sono presi ancora una volta le vite dei nostri compagni, dei nostri fratelli e sorelle. Hanno chiamato “devastazione e saccheggio” un po’ di vetri rotti, alcuni dei quali causati – forse – dai 10 imputati. Hanno chiamato “falso” il coma, le ossa e i denti rotti, il sangue, le torture e le minacce causate dalle forze dell’ordine che non hanno voluto identificare. Hanno chiamato legittimi il buco che un proiettile ha creato nella tua testa, la devastazione che un defender ha fatto sul tuo corpo, la ferita che una pietra ha causato sulla tua fronte, mentre eri steso tra decine di scarponi, quando il tuo cuore ancora gridava. Hanno dichiarato legittimo il saccheggio della tua vita. e oggi legittimano il saccheggio di altre vite.

Da Femminismo Sud, 20 luglio 2012

GENOVA UNDICI ANNI DOPO

Alcuni mazzi di rose rosse posti nelle aiuole centrali, sul cippo dedicato a Carlo, mentre sulla cancellata della chesa alcuni striscioni ricordavano il giovane 23enne ucciso 11 anni fa. Così si presentava piazza Alimonda alle 15 di oggi, undicesimo anniversario di quel fatale 20 luglio 2001, quando la violenza si scatenò inaudita e ingiustificata durante quella che doveva essere una pacifica e festosa manifestazione, in occasione del G8 che si stava svolgendo a Genova. Più di duecento persone, associazioni e sindacati erano radunate in piazza mentre Giuliano Giuliani ricordava il momento, alle 17,45, in cui dalla camionetta dei carabinieri partivano due colpi, sparati ad altezza d’uomo, uno dei quali centrava e uccideva Carlo Giuliani.

Sul palco musicisti e gruppi musicali appartenenti al movimento No Global.

Fra gli oratori era presente don Andrea Gallo, fondatore della comunità San Benedetto al Porto di Genova.

25 LUGLIO, ISTITUTO CERVI

L’Anpi e l’Istituto Cervi: una grande campagna di contrasto al neofascismo

La “pastasciutta di Casa Cervi” ormai è entrata nella tradizione. Dai lontani anni ‘80 è la riproposta in chiave moderna di quella pastasciutta che la famiglia Cervi offrì in piazza a Campegine all’indomani della caduta del regime, il 25 luglio 1943, in segno di festa per la (breve) libertà riconquistata, e di riappropriazione reale e simbolica della piazza come spazio della “parola” e della democrazia.

Anche quest’anno, dunque, il 25 luglio – alle ore 20 – sarà festa, con la pastasciutta cucinata dalle “rezdore” ma ad essa – a partire dalle ore 18 – si accompagnerà una riflessione e una manifestazione che avrà una doppia “firma”: quella dell’Istituto Alcide Cervi, naturalmente, ma anche quella dell’Anpi  con la partecipazione del presidente nazionale Carlo Smuraglia accanto alla Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Rossella Cantoni.

Insieme, per una grande campagna di contrasto al neofascismo e di rilancio dell’antifascismo. Una sfida a tutto campo, che l’ANPI e l’Istituto Cervi lanceranno chiamando a raccolta Associazioni, Sindacati, Partiti e tutti quei cittadini che hanno a cuore il futuro della democrazia.

Si spiega: “Benché in Italia esista un gruppo consistente, diffuso e coerente di veri, sinceri e impegnati antifascisti, non c’è dubbio che il Paese avrebbe bisogno di una forte iniezione di antifascismo, capace di diffonderlo fra i cittadini e di farlo penetrare nella cittadella delle istituzioni, come condizione essenziale per il consolidamento della democrazia”.

Questo in realtà è l’inizio di un documento attraverso il quale l’ANPI nazionale e l’Istituto Alcide Cervi lanceranno il 25 luglio – in occasione, appunto, della tradizionale “pastasciuttata” una grande campagna nazionale di contrasto al fenomeno del neofascismo che in Italia, ma non solo, sta vivendo una fase di forte crescita, radicamento e intensificazione di atti di violenza spesso con la protezione e l’incoraggiamento anche di pubblici amministratori.

“Il fatto che un Comune come quello di Roma – si sottolinea – possa mostrare aperta simpatia verso i movimenti neofascisti, così come il fatto che troppi prefetti e questori restino inerti (oppure si attestino, come si è detto, sull’ordine pubblico) a fronte di manifestazioni che dovrebbero ripugnare alla coscienza civile di tutti, sono rivelatori di una permeabilità assai pericolosa per istituzioni che per definizione dovrebbero essere democratiche”.

Certo, si spiega, “non mancano le responsabilità del Governo e di parte delle forze dell?ordine”, così come c’è una “singolare dimenticanza” del Governo Monti che, “ripartendo i contributi annuali in favore di Associazioni combattentistiche, li assegna (e in misura ridotta) soltanto alle Associazioni d’arma” senza nulla prevedere, per il 2012, per le altre Associazioni e in particolare per quelle partigiane.

“Provvedimenti che sanno di vera e autentica discriminazione”, commentano Anpi e l’Istituto Alcide Cervi. Ma c’è dell’altro. “Noi siamo convinti che gran parte degli appartenenti alle forze dell’ordine è rispettosa delle norme costituzionali e dei doveri connessi alla loro funzione; ma non possiamo non constatare che ancora troppi sono gli episodi di violenza ingiustificata e arbitraria, da quelli collettivi (per tutti, l’esempio del G8 di Genova) a quelli individuali (episodi anche recenti, di cui si è diffusamente occupata la stampa, come i pestaggi di cittadini inermi e gli “anomali” trattamenti riservati ad alcuni arrestati). Questo dimostra che è ancora insufficiente il livello di democratizzazione e di formazione all’interno di Corpi che dovrebbero essere sempre e concretamente impegnati nella difesa della democrazia e della convivenza civile”.

Cosa fare, dunque? Anpi Istituto Alcide Cervi non hanno dubbi: “occorre delineare un programma non solo di difesa democratica, ma anche di sviluppo dell’antifascismo e della cultura dei valori e dei princìpi costituzionali. Un programma politico e culturale che riguardi tutti, senza esclusioni e senza eccezioni, e che sia fortemente impegnato e partecipato. Occorrono prese di posizione delle associazioni e delle istituzioni, dichiarazioni di non gradimento da parte di pubbliche autorità, elettive e non, interventi degli organi preposti all’ordine pubblico soprattutto sotto il profilo della non compatibilità di tali manifestazioni con i princìpi costituzionali visti nel loro complesso”.
“Regioni e Comuni – si sottolinea – devono considerare, nei loro programmi di attività, il contributo della ricerca storica per la conoscenza del fascismo e della Resistenza, il rispetto delle festività più significative sul piano dei valori (come il 25 aprile e il 2 giugno) e scendere in campo in prima persona contro ogni tentativo di negare o svalorizzare i significati ad esse collegati”.

Anpi e Istituto Alcide Cervi non dimenticano neppure la Magistratura per il ruolo fondamentale che potrebbe svolgere.

“Si richiede di essere attenta ai fenomeni più volte descritti ed al loro significato, e di essere pronta a intervenire contro ogni eccesso, tenendo presente che vi sono alcune leggi (come la cosiddetta legge Scelba) ormai di difficile applicazione ed altre invece (come la legge n. 205 del 1993, cosiddetta “Mancino”), che offrono potenzialità di intervento veramente notevoli anche a fronte di manifestazioni apertamente fasciste (potenzialità esattamente colte dalla stessa Corte di Cassazione con due sentenze che meritano di essere ricordate, fra le altre per la loro esplicita chiarezza nell’individuare lo stretto  collegamento tra fascismo e razzismo: la sentenza n. 12026/2007 del 10 luglio 2007 e la sentenza 235/09 del 4.3.09)”.

“Certo – si anticipa – non è solo con la repressione che si contrastano i fenomeni più volte ricordati; tuttavia quando ne ricorrono i presupposti le leggi vanno applicate e fatte rispettare con convinzione, se non altro perché anche questo costituisce un significativo segnale dell’indirizzo a cui lo Stato intende attenersi.

RICORDIAMO BORSELLINO

COMO, 19 LUGLIO

ore 21.00 Piazza Martinelli

IN MEMORIA DI…

La memoria delle vittime e l’impegno delle istituzioni contro la corruzione e le mafie

 
Arci Como, Acli Como, Auser Como, Associazione del Volontariato Comasco-Csv, Cgil Como, Fillea, Coordinamento Comasco per la Pace, Comitato Soci Coop Como, Verso Libera Como

 
– Video-intervista a Borsellino
– Contributo musicale del Gruppo Aperto Spazio alla Musica
– Intervento di Maria Ferrucci, sindaco di Corsico, comune aderente ad “Avviso Pubblico”. 

Modera Paolo Moretti, giornalista 
– Proiezione del film-documentario “Uomini soli”di Attilio Bolzoni e Paolo Santolini

(In caso di pioggia la serata si terrà nella sala della Circoscrizione 7)

25 APRILE

L’Anpi: “25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non si toccano”

“Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica”. Questo in sintesi la posizione della segreteria nazionale dell’Anpi che ieri ha diffuso una nota di protesta circa l’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività. Nella “scure” incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno).

L’Anpi gioca d’anticipo: “Non ci si dica che non ci sono altri strumenti per incrementare la produttività e far crescere il P.I.L.; ci sono provvedimenti in corso di esame, da tempo preannunciati, di cui si può accelerare l’iter; e ce ne sono altri, da molti invocati (la patrimoniale, per fare un esempio) che a torto si finge di ritenere improponibili”.

“Dobbiamo essere estremamente chiari: non abbiamo – ovviamente – obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il Paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo. Ci sono festività che nascono da consuetudini o semplici abitudini, che forse possono consentire qualche operazione. Altre, come quelle citate, rappresentano il nostro passato migliore, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica: sono, in una parola, la nostra storia. E non vanno toccate”.

E si precisa: “Si faccia quello che occorre, per salvare il Paese da una crisi che non ci dà tregua. Ma si lasci al Paese la sua storia, si conservino i suoi valori, quelli a cui la stragrande maggioranza dei cittadini continua a richiamarsi. Questa è la richiesta che formuliamo alle istituzioni pubbliche e in particolare al Governo”.

Infine l’appello a tutti gli iscritti e ai aimpatizzanti. “Alle nostre organizzazioni rivolgiamo l’invito ad una mobilitazione immediata e diffusa, assumendo ogni possibile iniziativa, coinvolgendo i parlamentari e le istituzioni territorialmente competenti, sollecitando l’adesione e l’impegno dei cittadini. Il gravissimo proposito che è stato enunciato dalla stampa, se corrispondente ai reali intenti del Governo, dev’essere sventato e respinto, prima di tutto dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano”.

RASSEGNA STAMPA:

la Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2012/07/17/news/anpi_contro_soppressione_feste_il_25_aprile_non_si_tocca-39214098/?ref=HRER2-1

la Stampa: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/462737/

l’Unità: http://www.unita.it/italia/festivita-l-anpi-25-aprile-br-1-maggio-e-2-giugno-non-si-toccano-1.430413

FASCISTI A MILANO

Convegno della destra europea a Milano

Nel pubblicare il resoconto del convegno dell’Hotel Michelangelo di venerdì e sabato 6 e 7 luglio, apparso su Lettera 43, aggiungiamo qualche ulteriore informazione: la partecipazione è stata assai scarsa, molto meno del previsto, non più di un centinaio gli intervenuti. In alcuni momenti, qualcuno ha fatto notare che «c’erano più oratori di gente in sala»; se si esclude qualche sparuto esponente de La Destra, praticamente tutte le sigle del neofascismo milanese hanno snobbato l’avvenimento, da Forza nuova agli Hammerskin, questi ultimi già impegnati in una vacanza di gruppo in montagna; ruvidi sono stati in proposito anche alcuni scambi di battute fra Luca Romagnoli e alcune figure storiche dell’estrema destra milanese (leggi Maurizio Murelli); gli esponenti del British national party hanno insistentemente chiesto informazioni su Casa Pound, mettendo in imbarazzo i dirigenti della Fiamma tricolore, dato che furono proprio loro a espellerli nel 2008; molti gli incontri: giovedì, tra Jonghi Lavarini e i fiammisti al ristoratore Oscar di Porta Venezia; venerdì sera, segretamente tra alcune delegazioni straniere e l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio; domenica a pranzo tra Luca Romagnoli e Daniela Santanchè, un incontro sembrerebbe molto amichevole.
Se le intenzioni erano di conquistarsi un momento di visibilità in Italia, e in particolare a Milano, l’obiettivo è stato completamente fallito. In compenso la direzione dell’Hotel Michelangelo è stata subissata da fax, mail e telefonate di protesta. Alcune aziende hanno anche disdetto le convenzioni stipulate circa l’uso delle sale. Difficile pensare che l’evento si ripeterà. Almeno in questo luogo.

La Redazione

Una chiamata alle armi: «Nazionalisti di tutti i Paesi europei unitevi!». Bruno Gollinsch, vicepresidente del Front National francese in una libera (molto libera) reinterpretazione di Karl Marx fa risuonare il suo appello nella sala dell’hotel Michelangelo.

NAZIONALISMO ANTI CRISI
Le ultradestre d’Europa, anzi l’Alleanza europea dei movimenti nazionali si è data appuntamento a Milano il 6 e 7 luglio. Obiettivo: rinsaldare la federazione continentale nata nel 2009 e snocciolare di fronte ai giornalisti le proposte contro la «Crisi dell’europa e dell’euro». Ci sono la Fiamma tricolore italiana e il Front francese, il British national party inglese e lo Jobbik ungherese, l’Imperium di Malta e la Démocratie national del Belgio. E poi spagnoli e sloveni, austriaci e polacchi; movimenti nazionalisti, parafascisti, persino spiritualisti ariani. Tutti uniti dalla lotta contro il comunismo e la «dittatura sorniona dell’Euromondialismo».

DENUNCIAMO MONTI E NAPOLITANO
Le hostess sono stanghe bionde in tacchi e tubino nero. Uno ha la cerniera argentata sul davanti, bloccata solo dalla cintura di pelle. Sotto il pizzo dell’altro, invece, si intravede un reggiseno tigrato. E la platea sembra apprezzare: «Con queste ci credo che ci sono meno rossi in giro». Illuminato da gialle luci artificiali, il primo a prendere la parola è Luca Romagnoli della Fiamma tricolore: «Denunciamo il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché hanno violato l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia non ha più la sovranità monetaria».
Per l’ultradestra, Maastricht è stato l’inizio della fine: «Hanno svenduto l’Europa». Il percorso da imboccare qui è chiaro e è in retromarcia: smantellare la Bce, «una tecnocrazia che impone la dittatura monetaria», e tornare alle banche centrali e alle valute nazionali. Nel caso italiano all’eurolira. Le accuse all’Europa sono precise: la mancanza di controllo democratico sulla maggioranza delle sue istituzioni, ma anche l’impunità dei suoi funzionari, e nel caso del nuovo fondo salva Stati, Esm, anche l’esclusione del board e dei dipendenti dal pagamento delle imposte sul reddito. Quando entrerà in vigore l’European stability mechanism, l’Italia dovrà iniettarvi 125 miliardi. Ma, puntualizza Romagnoli, in casi di emergenza l’Esm obbliga i Paesi membri a sborsare fondi ulteriori entro sette giorni: «Un obbligo a indebitarsi: è un trattato affossa Stati».

UN REFERNDUM SULL’ESM
Per questo l’alleanza dei movimenti nazionalisti chiede ufficialmente a Monti e Napolitano di indire un referendum sul trattato che regola l’Esm. Poi ,ovvio, in ogni dichiarazione, emergono le questioni nazionali. Monti «usuraio», è uno slogan che riscuote molto successo. Fini non lo nominano, ma nel discorso della Fiamma tricolore è molto presente. Dal palco Romagnoli avvisa in maniera anonima il traditore: «Quando cammina per strada deve avere paura della sua ombra». E non si rende conto della gravità di quel che sta dicendo. Nei capannelli che si formano dopo il dibattito, risuona in italiano la parola «tradimento».
Tra gli ospiti il più potente è Béla Kovàcs. Jobbik, il suo partito, controlla 47 seggi del parlamento ungherese. Un’enormità se paragonati ai soli due conquistati dal Front alle legislative francesi. Anche per questo, le sue sono parole pesanti come piombo: «Dobbiamo mettere fine all’omicidio delle nazioni organizzato da Bruxelles: se i diritti di immigrati del Terzo mondo, tossicodipendenti e omosessuali valgono di più di quelli degli europei autoctoni, questa non è la nostra Europa».
Kovàcs fa l’elenco dei nemici con voce asciutta: il comunismo a Est, «l’euromarxismo» a Ovest, e poi il liberalismo, il multiculturalismo «lava-cervello» e soprattutto il mondialismo.

POLITICA ESTERA
L’inglese Nick Griffin, laureato a Cambridge, sembra specializzato in politica estera. «Non siamo d’accordo con le vostre guerre», ripete tra gli applausi. E parla di quelle passate e di quelle future: della Libia e della Siria, dell’Afghanistan e dell’Iraq, e di «quello che volete fare in Iran e in Russia con le rivoluzioni colorate finanziate da George Soros». Racconta a tutti del nuovo sindacato nazionalista inglese Solidarity e delle sue conquiste. Ma poi non si contiene: «È dal 1968 che stanno cercando di portare i musulmani nel nostro continente». E dalla fila vicina la battuta di un anziano militante: «I musulmani? Sono santi, hanno quattro mogli, io ne sopporto a malapena una».
L’ufficio stampa della manifestazione ha scelto in maniera oculata l’ordine degli interventi. Prima la denuncia circostanziata sull’Europa, poi il manifesto anti globalizzazione, per il rilancio della piccola e grande industria europea, e infine il vomito di opinioni a ruota libera sull’immigrazione. Una costante unione di raffinatezza e rozzezza: tra i relatori si contano almeno quattro tra eurodeputati presenti e passati. E a Strasburgo nell’ultima legislatura erano riusciti a creare un gruppo parlamentare.

«LA COCA COLA FA VENIRE IL CANCRO»<br> Il belga Marco Santi, figlio di immigrati italiani, esordisce: «Io capisco l’immigrazione, avere origini italiane è bello». Poi, però, se la prende la Ue che ha multato l’Italia per Lampedusa, vira sul classico «l’Europa è un continente di chiese e cattedrali, non di minareti» e chiude attaccando nientemeno che la Coca Cola «che fa venire il cancro» e gli hamburger «che ci fanno ingrassare».

SPIRITUALISMO PRE CRISTIANO
Il maltese Norman Lowell è letteralmente stupefacente. Gli occhi neri profondissimi, i capelli grigi leccati all’indietro e un lungo bastone di legno. Ha tentato più volte la corsa all’europarlamento, ma finora non ce l’ha mai fatta. Saluta la platea con: «Camerati».
Ma poi viene il peggio. «Organizzeremo il battesimo del nostro partito in un luogo precristiano», annuncia, e a tutti viene in mente l’esoterismo di matrice nazista, qualche brivido corre lungo la schiena. «Pietà e misericordia ci hanno rovinato», spiega in maniera affabile a Lettera43.it e tra gli astanti qualcuno annuisce. Regala cartoline con la sua immagine, le autografa. Il bastone, confida, è un simbolo del vivere aristocratico, dell’elevazione dell’élite: «Bastone di dominio, anche se non si può dire», commentano i presenti. Infine, al bancone del bar, cita Julius Evola: «Uno che stimo, più a destra di lui c’è solo il precipizio. Anche i tedeschi lo ammiravano, perché non arrivavano a tanto». Gollnisch: «La Merkel? Fa gli interessi della Germania»
Gollnisch è il biglietto da visita del movimento, non a caso il presidente della fondazione. Si è ritrovato appiccicato addosso il ruolo di intellettuale e sembra trovarsi perfettamente a suo agio.
Per descrivere la globalizzazione nomina Jacques Attali e il suo concetto di ‘nomadismo’ di persone, merci e capitali. Il sentimento nazionale è naturale,  moderno e pacifico, dice. E omaggia ancora Marx – deve essere un’ossessione – che ha intuito «la forza distruttiva del libero scambio». «Siamo un pugno di resistenti», proclama. E prende in giro la parabola di Daniel Cohn-Bendit, ex eroe del Sessantotto, diventato «parte dell’establishment» e un’Europa in cui tra un po’ potrebbero entrare anche «Uzbekistan e Algeria».

CONTRO LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Attacca il concetto di sviluppo sostenibile: «È uno slogan con cui vogliono imporre il controllo centralizzato e non democratico sulle fonti di energia, usano la scusa della necessità di programmazione dei consumi a livello globale», argomenta con Lettera43.it.
E alla domanda su come giudica il nazionalismo tedesco e l’attuale politica di Angela Merkel, ci risponde tirando fuori la carta di credito: «La Merkel fa l’interesse della Germania». «Poi», aggiunge, «se la Spagna, la Grecia e l’Italia vanno a chiederle mi dai la carta di credito, lei chiede di poter decidere sulla loro politica economica: è ineluttabile. Non è la Germania che sbaglia: è il sistema che è sbagliato». Ammette che la concorrenza tra i Paesi europei esiste e può essere agguerrita. Esita e poi spiega: «tra coloro che hanno lo stesso livello di protezione sociale e salariale è accettabile, il problema è che non abbiamo più barriere tra l’Europa e il resto del mondo». Difficile dimenticare il saluto conclusivo: «Viva la Resistenza! Viva la resistenza nazionale! E viva l’Italia!».

Giovanna Faggionato, Lettera 43, 12 luglio 2012.

INCONTRI NO TAV

Nell’ambito delle iniziative di CAMPEGGIO NO TAV di Chiomonte

http://www.notav.info/agenda/calendario-campeggio-dall11-al-21-luglio/

VENERDI’ 13 LUGLIO

ore 16

incontro con il partigiano Ugo Berga a cura dell’Anpi Bussoleno-Chianocco-Foresto

Dibattito:

Decadenza urbana: quale vita? – Immagini sull’archeologia industriale

Video, scatti e testimonianze dal passato e presente industriale

Alessio Barettini introduce un viaggio all’interno dei relitti del progresso. Quale vita tra le macerie? Quale futuro? Segue dibattito.

ALL DIFFERENT ALL EQUAL

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Presentata in conferenza stampa l’iniziativa che dal 25 al 28 luglio ospiterà a Viareggio il primo Meeting Internazionale sui Diritti Umani.
 
“Il diritto di uno sia per sempre il diritto di tutti senza distinzione di sesso, razza, colore della pelle o l’origine etnica o sociale […] Non esiste il mondo gay, come non esiste il mondo bianco, o nero, rifuggiamo ogni definizione di mondi paralleli, mondo islamico o cristiano, non vogliamo il mondo maschile o femminile. Esiste un solo mondo capace di ospitarci tutte e tutti insieme”, questo l’appello lanciato oggi da Silvia Bartolini in occasione della presentazione presso la Sala stampa della Camera dei Deputati del primo Meeting Internazionale sui Diritti Umani che si terrà dal 25 al 28 luglio a Viareggio presso la Cittadella del Carnevale.  
“Una buona base di partenza non era difficile poterla trovare – ha proseguito Bartolini –, l’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale ci ricorda infatti che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che possano impedirne il pieno sviluppo della persona”.
Il programma della quattro giorni “All different all equal” è stato presentato da Andrea Canavesio, presidente di Made in Toscana e ideatore del meeting: “Letture, danze, immagini, dibattiti per chiedere a gran voce giustizia sociale per tutti. Tra i temi in discussione il diritto alla salute e alla dignità del malato ed ancora il diritto all’informazione e il tema delle minoranze come ricchezza. Le diversità infatti – ha ribadito Canavesio – sono il vero patrimonio in ogni società evoluta”.
 
Alla conferenza hanno preso parte anche Paolo Patanè, presidente di Arcigay e Massimo Monanni che in qualità di direttore dell’Unar, Ufficio antidiscriminazione razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricordato quanto il patrocinio e l’appoggio incondizionato all’iniziativa non poteva che essere un fatto dovuto e sentito per la qualità delle giornate programmate e il progetto di alto valore sociale ideato dai promotori. Iniziativa patrocinata anche dalla Provincia di Lucca e dal Comune di Viareggio.
 
Il senatore Vincenzo Vita ne ha sottolineato gli intenti condivisi anche dal punto di vista politico dal Pd e così Franco Grillini che in qualità di responsabile diritti civili e associazionismo per L’Italia dei valori, che ha voluto ricordare le tante battaglie portate avanti dai movimenti per i diritti civili.
 
Articolo 21 ha voluto anche ricordare, oltre alla propria, le collaborazioni importanti alla quattro giorni che sono giunte da Libertà e Giustizia e dalla Fondazione Sandro Pertini che insieme ad Arcigay predisporranno momenti di riflessione condivisa.
*direttore di Confronti

 
Da Articolo 21, Gian Mario Gillio

Per partecipare ed avere informazioni si può inviare una mail a direzione@welcomesquare.it o telefonare al numero 346 9707220 oppure silvia.bartolini@gmail.com – 347 6996044

IN MEMORIA DI…

GIOVEDI’ 19 LUGLIO
ORE 21
COMO, PIAZZA MARTINELLI (In caso di pioggia la serata si terrà nella sala della Circoscrizione 7)

In memoria di… 
La memoria delle vittime e l’impegno delle istituzioni contro la corruzione e le mafie
– video-intervista a Borsellino
– contributo musicale del Gruppo Aperto Spazio alla Musica
– Intervento di Maria Ferrucci sindaco di Corsico, comune aderente ad “Avviso Pubblico”. 
Modera Paolo Moretti, giornalista 
– Proiezione del film-documentario Uomini soli di Paolo Santolini Ripercorrendo i luoghi simbolo della lotta alla mafia e le vie delle stragi, Santolini e Bolzoni hanno ricostruito la vita di La Torre, Dalla Chiesa, Borsellino e Falcone

Organizzano Arci Como, Acli Como, Auser Como, Associazione del Volontariato Comasco-Csv, Cgil Como, Fillea, Coordinamento Comasco per la Pace, Comitato Soci Coop Como, Verso Libera Como

ADDIO ALLE ARMI

Migliaia di italiani dicono NO ai caccia F-35: il Governo ci ascolti

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Conferenza stampa in Senato giovedì 12 luglio, per spiegare la finta riforma e i finti risparmi della Difesa. E chiedere ancora una volta al Governo la cancellazione del programma di acquisto dei Joint Strike Fighter con una presenza in piazza 75.000 firme di cittadini, 650 associazioni, il sostegno di oltre 50 Enti Locali (tra
Regioni, Province e Comuni). Saranno questi i protagonisti della giornata di consegna delle firme della petizione contro i caccia che la campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace) ha deciso di organizzare giovedì 12 luglio, come momento conclusivo della seconda fase di azione prevista dalla campagna stessa. Negli ultimi mesi l’attenzione sul tema delle spese militari e del particolare spreco costituito dai caccia Joint Strike Fighter è cresciuta moltissimo anche grazie a tutte le informazioni diffuse dalle associazioni e dai gruppi che hanno sostenuto “Taglia le ali alle armi”.

Dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti “penali” sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35. E comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente ed ambientalmente più utili e necessari.

Per sostenere il nostro rinnovato appello al Governo per un cambio di linea su questo progetto – anche a nome delle migliaia di persone che hanno sostenuto la campagna – l’appuntamento è per una mobilitazione di piazza giovedì 12 luglio a Roma.
Il momento di presenza in piazza sarà preceduto da una Conferenza Stampa al Senato della Repubblica (sala Stampa del Senato, ore 11.30) incentrata sui problemi e i costi del caccia F35 (con nuovi dati che smentiscono la posizione del Ministero della Difesa) e sulla mobilitazione in merito alla revisione dello strumento militare (il cosiddetto DDL Di Paola) in corso di discussione in Parlamento: un provvedimento che non porterà a nessun vero risparmio ma sposterà l’impiego di risorse pubbliche verso nuovi acquisti di sistemi d’arma, come anche confermato dalle decisioni prese nell’ambito della “spending review”.

Mentre il Governo ha infatti deciso di intervenire ancora una volta in maniera drastica sulla spesa sociale e sanitaria, le riduzioni per la Difesa e per l’acquisto di armamenti si limitano a poche decine di milioni e definiscono una diminuzione degli effettivi delle Forze Armate che si realizzerà solo dopo diversi anni. Nel contempo nelle ultime bozze del provvedimento – nonostante ipotesi iniziali – non pare vengano toccati gli investimenti per l’acquisto di armamenti: un’ipotesi di taglio di 100 milioni anno sui capitoli di spesa per le armi è stata infatti all’ultimo momento rigettata.

Ne parleranno i coordinatori delle tre organizzazioni promotrici Giulio Marcon (Campagna Sbilanciamoci!), Flavio Lotti (Tavola della Pace) e Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) illustrando con dati ed analisi le controproposte del mondo della Pace per tagliare le ali alle armi.