ADDIO ALLE ARMI

Migliaia di italiani dicono NO ai caccia F-35: il Governo ci ascolti

F35bondi

Conferenza stampa in Senato giovedì 12 luglio, per spiegare la finta riforma e i finti risparmi della Difesa. E chiedere ancora una volta al Governo la cancellazione del programma di acquisto dei Joint Strike Fighter con una presenza in piazza 75.000 firme di cittadini, 650 associazioni, il sostegno di oltre 50 Enti Locali (tra
Regioni, Province e Comuni). Saranno questi i protagonisti della giornata di consegna delle firme della petizione contro i caccia che la campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace) ha deciso di organizzare giovedì 12 luglio, come momento conclusivo della seconda fase di azione prevista dalla campagna stessa. Negli ultimi mesi l’attenzione sul tema delle spese militari e del particolare spreco costituito dai caccia Joint Strike Fighter è cresciuta moltissimo anche grazie a tutte le informazioni diffuse dalle associazioni e dai gruppi che hanno sostenuto “Taglia le ali alle armi”.

Dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti “penali” sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35. E comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente ed ambientalmente più utili e necessari.

Per sostenere il nostro rinnovato appello al Governo per un cambio di linea su questo progetto – anche a nome delle migliaia di persone che hanno sostenuto la campagna – l’appuntamento è per una mobilitazione di piazza giovedì 12 luglio a Roma.
Il momento di presenza in piazza sarà preceduto da una Conferenza Stampa al Senato della Repubblica (sala Stampa del Senato, ore 11.30) incentrata sui problemi e i costi del caccia F35 (con nuovi dati che smentiscono la posizione del Ministero della Difesa) e sulla mobilitazione in merito alla revisione dello strumento militare (il cosiddetto DDL Di Paola) in corso di discussione in Parlamento: un provvedimento che non porterà a nessun vero risparmio ma sposterà l’impiego di risorse pubbliche verso nuovi acquisti di sistemi d’arma, come anche confermato dalle decisioni prese nell’ambito della “spending review”.

Mentre il Governo ha infatti deciso di intervenire ancora una volta in maniera drastica sulla spesa sociale e sanitaria, le riduzioni per la Difesa e per l’acquisto di armamenti si limitano a poche decine di milioni e definiscono una diminuzione degli effettivi delle Forze Armate che si realizzerà solo dopo diversi anni. Nel contempo nelle ultime bozze del provvedimento – nonostante ipotesi iniziali – non pare vengano toccati gli investimenti per l’acquisto di armamenti: un’ipotesi di taglio di 100 milioni anno sui capitoli di spesa per le armi è stata infatti all’ultimo momento rigettata.

Ne parleranno i coordinatori delle tre organizzazioni promotrici Giulio Marcon (Campagna Sbilanciamoci!), Flavio Lotti (Tavola della Pace) e Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) illustrando con dati ed analisi le controproposte del mondo della Pace per tagliare le ali alle armi.

SENTENZA DIAZ

I MANDANTI MANCANO SEMPRE

Antonio De Gennaro (all’epoca del G8 di Genova capo della polizia), ha parlato, non ha chiesto scusa, portando tutta la sua solidarietà umana e affettiva ai funzionari di polizia, “di cui conosco personalmente il valore professionale”… condannati definitivamente dalla Giustizia per essere stati gli esecutori materiali di tutto ciò che è accaduto all’interno della scuola Diaz. Una violenza inaudita che ricorda quella usata nel Ventennio dal regime fascista, inammissibile e intollerabile in una Repubblica democratica. De Gennaro subito dopo i fatti disse che “la Diaz era una semplice operazione di identificazione che si è trasformata in un’azione di ordine pubblico perché gli agenti sono stati attaccati.” Questo rappresentante dello Stato, sarebbe quello, come si è definito, che ha sempre operato nel rispetto della Costituzione.
Quel giorno, caro De Gennaro, no.

Come sempre nei fatti italiani mancano i mandanti, la testa pensante delle operazioni di repressione, i veri responsabili, quelli che hanno dato l’ok alla violenza.
Era tutto scritto che il G8 (luglio 2001), sarebbe sfociato in un violento scontro. Oltre 10 mila agenti delle forze dell’ordine non sono riusciti ad impedire l’arrivo di alcune centinaia di black bloc, il morto era annunciato e nulla è stato fatto per impedirlo. Carlo Giuliani aveva solo 23 anni. I servizi segreti avevano scientificamente fatto crescere la tensione nell’opinione pubblica e tra gli uomini che avrebbero difeso la zona rossa.
Il 20 maggio l’Ansa aveva diffuso la notizia (fonte servizi segreti), che durante la manifestazione sarebbero stati lanciati palloncini contenenti sangue infetto da Aids. Alleanza nazionale aveva dato solidarietà preventiva alla forze dell’ordine per gli inevitabili scontri. Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, non si è mai saputo a quale titolo, in quei giorni, frequentava molto la sala operativa della questura di Genova, accompagnato dal maresciallo dei carabinieri Filippo Ascierto che poi è diventato deputato di An.

Il buco nero di tutta la vicenda è rappresentato dal comportamento di chi allora era ministro dell’Interno, Claudio Scajola, che dopo i fatti gravi e violenti dei giorni precedenti invece di stare a Genova a controllare che tutto si svolgesse senza incidenti, la notte della Diaz, dormiva tranquillamente nel suo letto di casa ad Imperia. La moglie il giorno prima aveva dichiarato al Secolo XIX che il marito era tornato molto stanco, infatti quando sabato 21 il prefetto De Gennaro lo chiama alle 22,30 il ministro e consorte sono già a letto. Cosa si dicono i due in quella telefonata? Quali sono le indicazioni che Scajola dà a De Gennaro? Perché il giorno dopo Scajola, per rendersi conto dell’accaduto, non va a visitare il lager di Bolzaneto, dove le violenze continuano nei confronti dei prelevati dalla scuola Diaz? Perché né il ministro, né il presidente del Consiglio Berlusconi hanno chiesto immediatamente la testa di De Gennaro? Oggettivamente la responsabilità dell’accaduto è la sua, quei funzionari, che lui oggi difende, non possono aver agito senza un ordine superiore. Perché impunemente l’ex capo della polizia può permettersi di insultare una sentenza della Cassazione? Dopo Scajola al Viminale si sono succeduti Giuseppe Pisanu, Giuliano Amato e Roberto Maroni, nessuno dei tre ha osato rendere pubblici i documenti (sicuramente rinchiusi in uno dei tanti armadi della vergogna) riguardanti quella notte.
Ancora una volta la politica ha abdicato alle proprie responsabilità

Loris Mazzetti, Articolo 21, 10 luglio 2012

CONVEGNO FASCISTA A MILANO

ANNUNCIATO A MILANO UN CONVEGNO DELL’ESTREMA DESTRA EUROPEA
APPELLO ALLE ISTITUZIONI, AI PARTITI E ALLE ASSOCIAZIONI ANTIFASCISTE

È preannunciato per venerdì e sabato, 6 e 7 luglio, lo svolgimento di un convegno a Milano, presso l’Hotel Michelangelo, indetto dall’Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, una sorta di nuova Internazionale di estrema destra, formatasi nell’ottobre 2009 a Budapest sotto la spinta del Front national francese, dei neonazisti inglesi del British national party e dei razzisti ungheresi di Jobbik, cui si sono aggiunte altre formazioni neofasciste ucraine, spagnole e belghe. L’Italia verrà rappresentata dalla Fiamma tricolore, cui è stata demandata l’organizzazione delle due giornate milanesi, guidata dall’ex parlamentare europeo Luca Romagnoli, passato alla notorietà per aver nella campagna elettorale del 2006 negata l’esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio nazisti.

La Rete Antifascista milanese, nell’esprimere la propria preoccupazione per la venuta in città di esponenti del peggior razzismo e antisemitismo europeo, per altro a ridosso della stazione centrale, uno dei punti di ritrovo a maggior densità multietnica che la metropoli conosca:

  • fa appello alle istituzioni, Prefettura e Questura, ai partiti democratici e alle associazioni antifasciste, affinché un simile raduno, pericoloso per la convivenza civile e democratica, non abbia luogo;
  • si rivolge al Sindaco di Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, perché manifesti la propria contrarietà a questo avvenimento, qualificando come non gradite le persone e le forze che vi vorrebbero partecipare.

«Crisi dell’Europa e dell’euro»: il titolo sembra quello di uno dei tanti convegni che si tengono un po’ ovunque di questi tempi. Ma non è così, perché il convegno in questione è organizzato dall’Alleanza Europea dei movimenti nazionali e chiama a raccolta esponenti delle destre xenofobe e razziste di tutta Europa. Fra gli “ospiti” annunciati al convegno che si terrà il prossimo 6-7 luglio all’hotel Michelangelo di Milano, ci sono l’ungherese Bela Kovacs di Jobbik, Bruno Gollnisch del Front National lepenista, Nick Griffin del British National Party; e poi ancora rappresentanti  dell’estrema destra slovena, portoghese, belga, polacca, spagnola, svedese e ucraina. Benché non ce ne sia ancora certezza, non si esclude l’arrivo anche di esponenti del partito neonazista greco, Alba Dorata. Per l’Italia invece ci sarà l’ex parlamentare europeo Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore.

La prima giornata dell’incontro all’Hotel Michelangelo, proprio di fronte alla Stazione Centrale, sarà a porte chiuse; sabato mattina invece il dibattito sarà aperto al pubblico.

Per la Questura di Milano il raduno non rappresenta ancora un pericolo da allarme rosso. Più che altro, pare, la Questura teme eventuali reazioni e scontri con i gruppi delle fazioni opposte.

La dichiarazione della Comunità ebraica
In riferimento al raduno dell’estrema destra organizzato dall’alleanza europea dei movimenti nazionali, che si terrà a Milano dal 6 al 7 luglio, Walker Meghnagi e Daniele Nahum, rispettivamente Presidente e Responsabile delle Relazioni Istituzionali della Comunità Ebraica di Milano, hanno dichiarato “siamo allarmati del fatto che tutta l’estrema destra xenofoba europea si darà appuntamento nella nostra città, medaglia d’oro per la Resistenza. Queste organizzazioni vogliono riportare le lancette dell’orologio al periodo più buio della storia europea. Le istituzioni democratiche della città devono impedirlo. Per questo chiediamo a tutte le autorità competenti di valutare l’applicazione della legge Mancino e dunque valutare se ci sono i presupposti per annullare, anche all’ultimo minuto, questo preoccupante raduno. Inoltre, chiediamo a tutte le imprese e associazioni importanti convenzionate con l’Hotel Michelangelo, come ad esempio l’Associazione Italiana Calciatori, di annullare gli accordi che hanno stretto con questo albergo”.

TAGLIA LE ALI ALLE ARMI

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PER BATTERE LA CRISI SERVONO ALTRE ARMI
L’Arci continua con nuove iniziative Taglia le ali alle armi, la campagna di sensibilizzazione contro l’acquisto degli F35.
Affissi a Como e a Cantù una serie di manifesti per Tagliare le spese militari liberando risorse da investire sui giovani, sul lavoro e  lo stato sociale.
Dal 25  febbraio 2012, data in cui molti cittadini italiani si sono mobilitati in più di 100 piazze del Paese per chiedere al Governo e al Parlamento di cancellare il programma di costruzione e acquisizione dei cacciabombardieri F35, continua la  campagna  Taglia le ali alle armi promossa da Arci, Tavola della pace, Rete Disarmo e Sbilanciamoci. Nonostante le mobilitazioni popolari, nonostante ci si trovi a vivere una situazione di crisi in cui  la disoccupazione è in aumento, il governo taglia le risorse destinate a scuola, pensioni  ed assistenza sociale, nonostante il terremoto non abbia di certo recato beneficio al Paese, nonostante quanto espresso nella Costituzione della Repubblica Italiana, il programma per l’acquisto degli F35 prosegue. Lo scorso 16 maggio al Senato è stata aperta la discussione sul disegno di legge delega che avrebbe dovuto tagliare la spesa militare. Anche se il numero degli F35 passerà da 131 a 90 e i soldati da 190.000 a 150.000, non si tratta di una proposta che riduce le spese militari: al contrario, la proposta che il  Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha presentato in Parlamento per la revisione delle Forze armate comporta un chiaro aumento della spesa pubblica e della spesa militare (10 miliardi di euro per l’acquisto degli F35 e 30-40 miliardi di euro per la loro gestione e manutenzione) e disegna  una riforma che costerà più di 23 miliardi di euro. Il  disegno di legge delega è stato presentato unicamente  dal Ministro della Difesa, non è stato concordato con gli altri Ministri e non riporta la firma del presidente del Consiglio dei Ministri. Nel documento sono contemplate: la riduzione del  personale della Difesa a favore dell’acquisto di nuove armi, la deviazione di alcuni costi del personale su altre Amministrazioni, la gestione in prima persona, da parte del Ministro, della riduzione del personale militare e civile senza che ai militiari venga applicata la riforma delle pensioni appena approvata , una grande flessibilità gestionale di bilancio che comprende che  gli introiti ricavati dalla vendita delle infrastrutture militari da dismettere contribuiscano ad aumentare unicamente  il bilancio della Difesa e che gli  interventi di Protezione civile delle FFAA divengano a pagamento a piedilista direttamente alla Difesa. Il ministro, inoltre, propone di  incaricarsi direttamente della vendita  ad altri Paesi  delle armi da dismettere e  chiede proroga annuale del termine entro cui realizzare la riforma perchè il piano economico  presentato è talmente vago e difficilmente realizzabile  che   il termine entro cui realizzare la riforma e le modalità di ammortizzamento delle  spese non sono al momento  definibili. Ancora una volta, dunque, si continua a percorrere la strada dello spreco di risorse per programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi, incapaci di garantire Pace e sicurezza contrari allo spirito della nostra Costituzione, si soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi gruppi di privilegiati.
Ancora una volta non vengono utilizzate risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione, alla ricerca, all’istruzione e alla sanità pubblica.  Inoltre  esprimiamo con determinazione la necessità di rivedere il nostro modello di difesa adattandolo ai tempi, in una prospettiva europea  in grado di contenere la spesa pubblica nazionale dedicata alla Difesa. Infine, la Tavola della pace ha deciso di lanciare, a partire dal 2 di Giugno, una raccolta firme per chiedere al Governo di concentrare la propria attenzione sull’elaborazione di politiche sul lavoro anziché  sulle spese militari. La raccolta firme si chiama Lavoro, Non Bombe!  Parte del testo della raccolta firme recita: «Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».

Tutti i cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito http://www.perlapace.it oppure su http://www.facebook.com/LavoroNonBombe.
ArciLombardia – Comitato provinciale di Como

2 LUGLIO AL MUSEO CERVI

Zona democratica. Limite invalicabile

Rialzare insieme la soglia della legalità e della democrazia

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LE ISTITUZIONI  PER UNA NUOVA STAGIONE ANTIFASCISTA
Anna Maria Cancellieri, Ministro dell’Interno in visita al Museo Cervi

Lunedì 2 luglio 2012 a partire dalle 15.00 prosegue al Museo Cervi di Gattatico il cammino della “Zona Democratica”: un ideale spazio di discussione e presidio civile inaugurato con la festa del 25 aprile di quest’anno (sempre partecipatissima a Casa Cervi). L’appuntamento più atteso, rimandato fino ad oggi per i numerosi impegni del Ministro, è la visita a Gattatico di Anna Maria Cancellieri coinvolta nell’ambito di un più ampio tavolo istituzionale. A fianco del Ministro dell’Interno, infatti, saranno presenti a tracciare la “Zona Democratica” Vasco Errani, in qualità di Presidente della Conferenza delle Regioni, Sen. Albertina Soliani, Membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Graziano Delrio, Presidente dell’ANCI e Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia. Sarà lo scrittore e autore televisivo Loris Mazzetti ad interloquire con gli ospiti, chiamati ad una discussione aperta sulla necessità di fare argine di fronte ai fenomeni estremisti in Italia e in Europa.

L’Istituto Cervi ha messo al centro della propria azione le “emergenze democratiche”, che hanno il volto del neofascismo ma non solo. Si tratta prima di tutto di utilizzare il patrimonio civile dell’antifascismo con linguaggi e strumenti rinnovati. Una scelta strategica che ha condivisofin da subito con ANPI nazionale e con il suo presidente Carlo Smuraglia, reduce dal grande successo dalla festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto. ANPI e Istituto Cervi avvertono la stessa urgenza costituzionale di fare quadrato attorno alla legalità democratica. Il presidente Smuraglia, cui è affidato il compito di illustrare i temi principali della giornata, sarà protagonista del dibattitoinsieme alle altre istituzioni coinvolte.

Casa Cervi ancora oggi ha la forza di convocare la cittadinanza attiva e consapevole, così come le istituzioni a presidio della legalità e della tutela dei valori costituzionali. Ecco perchè la presenza cruciale del Ministro dell’Interno costituisce un passaggio strategico, per ristabilire la “soglia democratica” in un Paese attraversato da tensioni e pulsioni nefaste, xenofobe, quando non dichiaratamente neofasciste. Per predisporre, insieme ad un impegno di fermezza istituzionale e di vigilanza da parte di tutti i cittadini, una controffensiva culturale efficace, che sappia spiegare all’Italia di oggi le radici antifasciste della Repubblica e della Carta fondamentale. Sarà anche l’occasione per mostrare ad Anna Maria Cancellieri (alla sua prima visita a Casa Cervi) il museo e i suoi contenuti, gli innovativi progetti in cui è impegnato l’Istituto, prima fra tutti il portale memorieincammino.it e la sua installazione permanente nel percorso museale inaugurata pochi giorni fa.

Per informazioni:
Istituto Alcide Cervi
0522.678356

PROGRAMMA

Rossella Cantoni – Presidente Istituto Alcide Cervi
Luca Bosi – Vicepresidente di Cooperativa Boorea

Carlo Smuraglia – Presidente nazionale A.N.P.I.

Le strategie della legalità democratica

Loris Mazzetti conduce

Istituzioni per una nuova stagione antifascista

Graziano Del Rio – Presidente ANCI
Sonia Masini – Rappresentante province italiane al Comitato Europeo delle Regioni
Vasco Errani – Presidente Conferenza delle Regioni
Sen. Albertina Soliani – Commissione Politiche dell’Unione Europea

Anna Maria Cancellieri – Ministro dell’Interno


E’ nei momenti di crisi che i valori civili e la coesione sociale vengono messi a dura prova. Nel nostro Paese, come in larga parte d’Europa, l’inizio del XXI secolo ha messo in discussione un patrimonio identitario democratico che si pensava diffuso. Un patrimonio che affonda le proprie radici in una stagione di partecipazione e conflitto per la libertà che ha un nome ben preciso: antifascismo. Inteso come brodo di coltura civile della nostra Costituzione, così come dell’idea stessa di Europa.
La chiamata a raccolta delle istituzioni della Repubblica il 2 luglio, prima fra tutte il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, costituisce un passaggio strategico, per ristabilire la “soglia democratica” in un Paese attraversato da tensioni e pulsioni nefaste, xenofobe, quando non dichiaratamente neofasciste. Per predisporre, insieme ad un impegno di fermezza istituzionale e di vigilanza da parte di tutti i cittadini, una controffensiva culturale efficace che sappia spiegare all’Italia di oggi le radici antifasciste della Repubblica e della Carta fondamentale.
L’iniziativa del 2 luglio è parte del presidio civile permanente di “Antidoti Antifascisti”, un tavolo di forze sociali e culturali del territorio, tra le quali Istoreco, contro i fenomeni di intolleranza, deriva antidemocratica e violenza che attecchiscono tra i più giovani. L’evento ha raccolto fin da subito il sostegno di Cooperativa Boorea, che ha aderito allo spirito dell’incontro e ne ha condiviso l’ispirazione.

NO TAV, LA LOTTA NON SI ARRESTA

Non si arresta, a un anno dagli sgomberi del presidio che si oppone alla Torino-Lione, la lotta del movimento No Tav. Il 27 giugno ci sono stati nuovi tafferugli fra i rappresentanti del movimento e le forze dell’ordine.

Ieri a Novi un’affollata assemblea tra i rappresentanti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda.

Riportiamo qui sotto un articolo tratto da Il Secolo IX di ieri.

Il 27 e 28 luglio, ad Arquata Scrivia, ci sarà la festa del Movimento.

Novi – Un no ribadito da oltre duecento persone all’assemblea di Novi, un rapper genovese che dedica un video al No al terzo valico e un’insegnante genovese (Mariantonietta Di Capita del Comitato “Proteggiamo Villa Sanguineti”) che scrive al sindaco di Genova Marco Doria esprimendo la sua “delusione” per le scelte del comune di Genova sul Terzo Valico.

Si rinsalda l’alleanza dei movimenti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda, espressa con i “numeri” nella manifestazione dei 4000 di Arquata Scrivia dello scorso 26 maggio. Per ottobre è stata decisa un’altra manifestazione che si svolgerà a Voltaggio, in Val Lemme, in uno dei luoghi simbolo «dove vi sono i cantieri fantasma dei fori pilota chiusi e abbandonati da ormai quindici anni».

Dopo l’assemblea svoltasi al Foral di Novi Ligure per l’assemblea popolare del Movimento NoTav – Terzo Valico con la partecipazione di oltre 200 persone, i comitati e i loro esponenti hanno tracciato un bilancio delle iniziative svolte fissando la continuazione della mobilitazione anche nel periodo estivo «per continuare l’opera di sensibilizzazione informazione con l’organizzazione di assemblee pubbliche, banchetti e volantinaggi».

Ci sarà anche una festa del movimento (27 e 28 luglio) ad Arquata Sc rivia, «l’unico comune – hanno sottolineato i comitati – che ad oggi si è schierato con atti formali contro l’alta velocità». Il sindaco di Arquata e la sua giunta erano stati alla manifestazione di maggio e pochi giorni dopo il comune aveva espresso il parere contrario al piano del terzo valico.

Da Il Secolo IX, 28 giugno 2012

FESTA ANTILEGHISTA!

Promemoria: sabato 30 giugno e domenica 1 luglio a Cunardo, loc. Camartino

la seconda Festa Popolare Antileghista!

ti chiediamo di diffondere ai tuoi contatti e ovviamente di venire alla festa

Negli anni passati, il leghismo ha cercato di trasformare le tradizioni locali in una specie di folklore farsesco, a cui nessuno crede più. Anni di retorica tradizionalista, anni in cui il carroccio ha creato un proprio sistema di potere, con al centro Varese. Anni che ora sono finiti.
A questa cultura di partito, strumento per dividere, governare e fare affari, noi preferiamo una cultura popolare genuina, libera, rispettosa di sé e degli altri.
Una cultura attenta ai luoghi in cui vive, cosciente del proprio passato quanto del proprio futuro, generosa, accogliente.
Ci raccontavano che il problema delle nostre terre era il “diverso”, il “terrone”, lo “straniero”. E tanti ci credevano. Ora è evidente che i problemi sono altri: la casta politica, intenta ai propri affari; l’economia e la finanza, che governano in nome del proprio profitto; la lotta di tutti contro tutti per la ricchezza, che ha peggiorato le nostre condizioni di vita, deteriorando l’ambiente e la salute, la vivibilità dei paesi, la qualità dei prodotti e del cibo, le paghe e le condizioni di lavoro.
Ci raccontino ancora, mentre si riempiono le tasche, che il nostro problema è l’immigrazione. Che la soluzione sono la discriminazione e la disuguaglianza.
Per noi no. Noi pratichiamo la solidarietà, l’uguaglianza, l’equità fra tutti gli esseri umani.
Il leghismo blaterava di territorio e di regionalismo, ma non si è mai opposto alle peggiori opere di inquinamento e devastazione imposte dallo Stato alle popolazioni locali, anzi le ha accolte come una manna. La nostra regione è una colata di cemento continua: chi ci guadagna?
Noi no. Noi crediamo in un rapporto coi territori in cui viviamo che sia di simbiosi e non di sfruttamento. Che sia di cura, non di svendita. Che sia di custodia per le generazioni a venire, non di consumo scellerato.
L’anno scorso abbiamo incontrato tantissime persone stanche di sopportare l’arroganza, il razzismo e le falsità del leghismo. Quest’anno vogliamo raddoppiare il nostro impegno ed abbiamo organizzato due giorni di Festa Popolare Antileghista. Di nuovo un’occasione di incontro, solidarietà e scambio di idee. Di nuovo un appuntamento con buona cucina, musica, giochi, cultura, divertimento. Sarà una festa nel segno dell’uguaglianza e della libertà: sarà quindi una festa antileghista, senza spazio per i nazionalismi, né per le bandiere politiche e di partito.
Ah! Dimenticavamo di “dire la nostra” sulle ultime vicende di chi gridava “Roma ladrona”: se proprio nei ministeri e nel parlamento romani la Lega Nord accumula denaro per comprare lingotti d’oro e diamanti, o per investire all’estero… noi già immaginavamo che avrebbero scelto la Tanzania, perché il piatto tipico di quel paese è… la polenta!

Né italiani, né padani, ma esseri umani.
Festa Popolare Antileghista 2012. Tutta un’altra storia.

PROGRAMMA DELLA FESTA
Sabato 30 Giugno e Domenica 1 luglio
Cunardo 21035 (VA) – presso l’Oasi – Via Giacomo Leopardi – località Camartino.
Arrivando sia dalla Valganna sia dalla Valcuvia seguire le indicazioni per Ferrera e poi Camartino.
Struttura coperta in caso di pioggia
SABATO 30 Giugno
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 16 PALIO ANTILEGHISTA di giochi popolari a squadre, con lancio del tronco, tiro alla fune, corsa coi sacchi e tiro al bersaglio. Iscriviti dalla nostra pagina facebook o manda una mail a festa.popolare@hotmail.it;
– ore 20 CENA a base di prodotti locali;
– dalle 21.30 MUSICA E CANTI POPOLARI con i “Ciapa No” (folk popolare dal profondo nord) ed i “Briganti” (pizziche, tarantelle, canti d’amore e di lotta dal sud);
DOMENICA 1 Luglio
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 15 GIOCHI PER BAMBINI;
-ore 16 DIBATTITO “LA PROVINCIA DI VARESE AI TEMPI DELLA LEGA” fra cemento e comitati d’affari. Rapporti tra Lega Nord e industrie varesine di armamenti, Pedemontana, privatizzazione dell’acqua, inceneritore Elcon, Grande Malpensa e gestione urbanistica del territorio. Con la partecipazione di esponenti dei comitati territoriali che vi si oppongono.
– ore 20 CENA e GRIGLIATA
– ore 21 BANDA DISCORDANTI con la compagnia “L’interezza non è il mio forte”
Durante le due giornate:
– mostre, banchetti di libri, spazi informativi su movimento NO TAV, movimento di lotta del popolo basco, Pedemontana, Arcisate-Stabio e altro ancora…
– truccabimbi e giocolieri antileghisti.
Durante tutta la festa grigliata, polenta e buona cucina con piatti tipici preparati con prodotti locali, anche per vegetariani e vegani.
Riscopriamo un’altra storia dei luoghi in cui viviamo, difendiamo il territorio da una Lega ladrona e cementificatrice, per una pratica includente, solidale e antirazzista.

 

http://resist.noblogs.org/2012/05/29/arriva-la-seconda-festa-popolare-antileghista/

http://www.facebook.com/festa.antileghista

USTICA 32 ANNI DOPO

A 32 anni dalla strage di Ustica, avvenuta la notte del 27 giugno 1980, dopo tante falsità e depistaggi, ancora la verità sui responsabili di quella strage non è emersa.

La strage di Ustica fu uno degli episodi più oscuri e più inqiuetanti della cosidetta “seconda Repubblica”, e vale la pena di ripercorre quei fatti, riportando due articoli,  di Nicola Tranfaglia su “Articolo 21” del 26 giugno 2012 e di Daniele Osnago su “L’ Avanti”del 27 giugno 2012

STRAGE DI USTICA, NON E’ TROPPO TARDI PER CHIEDERE LA VERITA’

Domani è l’anniversario -trentadue anni dopo- di una delle sciagure più terribili avvenute nella storia dell’Italia repubblicana: quella detta di Ustica dall’isola vicino alla quale si inabissò intorno alle nove di sera l’aereo di linea che portava a Palermo da Bologna ottantuno passeggeri, tutti morti nella caduta del velivolo. E’ una storia tremenda e vale la pena ricordarla ai nostri lettori anche perché è tuttora,per molti aspetti, oscura.
Il primo elemento che emerge nel 1990 (dieci anni dopo la sciagura accaduta, come ho già detto, la sera del  27 giugno 1980 nel mar Tirreno nel volo dell’aereo di linea Douglas-DC 9 diretto da Bologna a Palermo)  dalle indagini penali intraprese dal giudice Priore ( i primi  dieci anni di indagini di altri giudici si sono svolti senza apparente successo) e dopo la prima inchiesta  da parte della  commissione Stragi nel 1989, presieduta dal repubblicano Gualtieri, è che il sostanziale fallimento, fino a quel momento, delle precedenti indagini fosse dovuto a “depistaggi e inquinamenti operati da soggetti ed entità molteplici.”

Scrive nel capitolo iniziale  la sentenza ordinaria del giudice Priore: ”Il disastro di Ustica ha scatenato, non solo in Italia, processi di deviazione o comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca sono stati tanti e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, da ostacolare specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi -questo con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta- il raggiungimento della comprensione dei fatti…. Non può perciò che affermarsi che l’opera di inquinamento è risultata così imponente da non lasciar dubbi sull’ovvia sua finalità: impedire l’accertamento della verità. E che, va pure osservato, non può esserci alcun dubbio sull’esistenza di un legame tra coloro che sono a conoscenza delle cause che provocarono la sciagura e i soggetti che, a vario titolo, hanno tentato di inquinare il processo, e sono riusciti nell’intento per anni.” 

Le indagini del giudice Priore, che appaiono le più pertinenti e approfondite grazie anche alla quasi totale ricostruzione del relitto dell’aereo e a un notevole impegno di fondi, uomini e mezzi di vari governi, si concludono il 31 agosto del 1999 con una ordinanza di rinvio a giudizio e sentenza istruttoria di proscioglimento che esclude una bomba a bordo e un cedimento strutturale dell’aereo circoscrivendo le cause della sciagura a un evento esterno al DC-9.

I giudizi che si susseguono in corte di Assise nel 2000, di Assise di Appello nel 2005 e della Cassazione nel 2007 si concludono con il proscioglimento dei generali dell’Aeronautica Bartolucci  Ferri con formula piena.
Francesco Cossiga, già presidente della Repubblica, presidente del Consiglio al momento della strage, nel febbraio 2007 dichiara che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile “a risonanza e non a impatto” lanciato dai francesi. Ma le indagini,intraprese dalla procura della repubblica di Roma, non portano a nessun risultato.

Ancora due anni fa, il 26 luglio del 2010, il presidente della repubblica Napolitano, ha chiesto ” il contributo di tutte le istituzioni per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto è accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani le ombre e i dubbi accumulati in questi anni.”
E’ l’augurio che i familiari delle vittime di Ustica e l’opinione pubblica democratica del nostro paese deve fare anche quest’anno sperando che il prossimo parlamento si occupi a fondo dei misteri più terribili ancora irrisolti nella  storia dell’Italia repubblicana.

Da Articolo 21 del 26 giugno 2012, Nicola Tranfaglia

OGGI 27 GIUGNO SONO PASSATI 32 ANNI DALLA STRAGE DI USTICA

Signor Presidente, che ci sia un “sopra il tavolo” – dove tutte le verità possono essere di pubblico dominio – ed un “sotto il tavolo” – dove la Giustizia non può trovare tangibilità – è storia, purtroppo, tristemente italiana. Da Falcone a Borsellino, dalle stragi rosse a quelle nere, dalla Stazione di Bologna alla strage di Piazza Fontana, da Piazza delle Loggia alla bomba di Brescia, da tutte le uccisioni di magistrati avvenute per mano della mafia a tutte le bombe mai accertate, dall’Italicus al Rapido 904, questa è l’Italia che non avremmo mai voluto e che ancora adesso non vogliamo. Oggi 27 giugno 2012 sono passati 32 anni dal giorno della Strage di Ustica.

In questi lunghi 32 anni, poderosi depistaggi e ingiustificabili devastazioni documentali hanno creato un buco nero, un “muro di gomma”, travolgendo e insieme unendo mentitori e sinceri, generali e politici, giudici e statisti, vittime e familiari. In questa ragnatela di bugie resta in fondo al mare, lì a 3.700 metri di profondità, la verità che avremmo avuto diritto di avere, la ragione di chi ha perso la vita così, in un attimo, senza colpa alcuna. Queste vittime, queste persone, da quella fossa nel Mediterraneo, ancora oggi gridano giustizia, e lo fanno urlando in silenzio, chiedendo di muoverci ancora adesso per comprendere quali gravissime responsabilità hanno concorso alla causazione del disastro, per spazzare quell’oscurantismo che ha permeato l’intera vicenda negli anni.

A noi, e a tutti coloro che ancora oggi sentono quelle grida, nonostante il tempo già passato, è chiaro l’impegno per continuare a lottare affinché quei corpi trovino finalmente pace, affinché quelle vittime abbiano la loro ultima occasione di sdegno e con loro i propri congiunti. Senza più menzogne, senza più segreti di Stato né complotti internazionali, senza compromissioni politiche o infami “giochi delle tre carte”. Soltanto la pace che spetta e il diritto ad averla; diritto senz’altro più rilevante rispetto alle opportunità di carriera eventualmente prospettate a chi si fosse mostrato complice del silenzio, diritto sicuramente più pregnante rispetto agli stupidi inganni di potere che vedevano così tanto impegnati certi militari e politici interessati.

Illustrissimo Signor Presidente, parlo di un “sistema nascosto”, di una “cultura dell’omertà”, del silenzio e dello “spirito di corpo”, del “mutismo di classe”; mi riferisco alle deliberate deviazioni, alle intenzionali aberrazioni che hanno pervaso tutta la vicenda in assoluto dispregio dei più elementari diritti dell’uomo, che hanno caratterizzato l’esercizio del potere di Stato e degli Stati, del segreto imposto dalle regole internazionali di collaborazione militare e politica. La vicenda di Ustica non potrà certo trovare pace con una sentenza di qualche Tribunale: al di là del semplice fatto causale, missile o collisione che sia, la gravità della vicenda di Ustica sta nel fatto che pur trovandoci in un tratto di mare assistito da numerosi siti radar, i dati dei tracciamenti, le indicazioni sulle esercitazioni militari, le notizie su quanto doveva essere oggetto di informativa, non sono stati resi pubblici, in un disegno che lascia sgomenti per la efficacia con cui è stato posto in atto.

La superficialità e l’approssimazione mostrata da certi altri poteri internazionali è stata sicuramente complice possente delle omissioni contestate alle amministrazioni dello Stato italiano. Di ciò ne deve essere dato atto, certamente non per diminuire una responsabilità che sicuramente pregna gli atti e le omissioni di alcuni soggetti, ma anzi per permettere la comprensione di ciò che avvenne in tutti gli aspetti della vicenda e perché ciò soprattutto funga da intralcio e da monito a qualsiasi possibile reitera di ulteriori fatti di cui la nostra povera Italia risulta essere tristemente primatista. Non si vogliono, quindi, nomi; si vogliono certezze. Ed è a Lei che mi rivolgo per questo, dopo così tanti anni.

Perché tutto ciò non si possa mai più ripetere; perché tali fatti non si possano più commettere; perché quando un cittadino sarà colpito dal missile della feroce omertà, perché quando delle vite saranno spezzate e delle famiglie saranno frantumate, chi rivesta poteri pubblici, anche di un altro paese “amico”, abbia la consapevolezza che non potrà più farla franca, capisca che ci sarà prima o poi l’ora della verità e abbandoni ogni illusione di impunità. Perché ora, a noi, ai familiari della vittime, e a tutti coloro che provano ancora sdegno dopo 32 anni, non resta che questo, non resta che il monito a chi possa gestire i fatti con l’arroganza e la stupidità di altri tempi. Perché si possa dare – finalmente – voce al silenzio di quei corpi straziati, perché si possa fare piazza pulita anche degli alibi giustificabili dagli interessi posti a rischio, perché questa storia possa veramente tradursi in quella agognata giustizia ancora negata da più di un trentennio.

Questa non è “ostinazione”, per come ha voluto sottolineare qualcuno; contro un cancro si combatte, non si perde mai la speranza, si tenta ogni terapia anche a fronte di prospettazioni funeste. E questa è nostra personale battaglia contro il “cancro dell’omertà”. E non è certo l’identificazione a tutti i costi di un colpevole che ha mosso e muove ogni possibile azione giudiziaria che, come legale, posso ritenere di avviare, poiché la questione è anche e soprattutto altra: è la dignità di chi non ha una tomba ove poter piangere i propri cari, violata e offesa da reiterati comportamenti così gravemente ignobili, che va riscattata. E l’onore negato a quei caduti, che con composta fierezza – ancora e nonostante tutto – hanno ragione di ritenersi Cittadini Italiani al pari degli altri.

Da “L ‘Avanti” del 27 giugno 2012, Daniele Osnato.

1a FESTA PARTIGIANA

Festa partigiana a Castelnuovo della Misericordia

Livorno / 29 giugno – 1 luglio 2012

L’ANPI di Rosignano Marittimo e l’ARCI di Castelnuovo, Gabbro, Nibbiaia, con il patrocinio del Comune di Rosignano Marittimo organizzano la 1ª Festa Partigiana “Ora e sempre Resistenza” nei nei giorni 29, 30 giugno e 1° Luglio nell’area Feste “Il Sorbetto” di Castelnuovo della Misericordia.

Programma

Venerdì, 29 giugno

ore 18 – apertura della Festa: consegna dei fazzoletti e distintivi ANPI agli iscritti alla presenza di Vittorio CIONI, Presidente ANPI Provincia di Livorno e Giacomo LUPPICHINI, Presidente ANPI Rosignano.

ore 21 – “Fate largo quando passa la Brigata Garibaldi…”: spettacolo di canti e ballate partigiane noti e sconosciuti con Pardo FORNACIARI (voce) e Marco DEL GIUDICE (Chitarra).

Un omaggio alle nostre Brigate partigiane; la III Brigata Garibaldi Camicia Rossa con i distaccamenti “O. Chiesa” e “Sante Fantozzi” e la XXIII “Guido Boscaglia” che hanno partecipato alla liberazione della Toscana da Grosseto a Siena, Livorno e Pisa nella primavera-estate 1944

Sabato, 30 giugno

ore 18 – “Antifascismo oggi nell’europa della crisi”: dibattito con Umberto CARPI, del Comitato Nazionale dell’ANPI e Mario BAGLINI, Vice Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

ore 21 – Proiezione del film “Il caso Danesin” con il regista Massimo SMURAGLIA.

Spazio Ballo Liscio con LAURA e GLI HURRA’

Domenica 1° luglio

ore 18 – presentazione del libro “Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista”, di Rosario Bentivegna e Michela Ponzani, con la partecipazione dell’autrice Michela PONZANI e della prof.ssa Catia SONETTI, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

Spazio Ballo Liscio con TRIO PERLA E LA 5ª STAGIONE

In occasione della Finale del Campionato Europeo di Calcio nell’area della Festa  verrà installato un maxischermo.

Ristorante al coperto dalle ore 19,30, domenica anche a pranzo.

Stand ANPI con gadget e libri sulla Resistenza.