OGGI PASSEGGIATA SUI LUOGHI DELLA SOCIALITA’ A REBBIO

Complice la bellissima giornata di sole, grande partecipazione alla passeggiata nei luoghi della socialità e della cultura a Como Rebbio, guidata da Massimo Patrignani, coordinatore dell’ iniziativa e di Patrizia Lissi, consigliere comunale.

Tappa anche alla biblioteca di ANPI provinciale, in via Lissi, accolti da Valeria Pigni e Renato Tettamanti, di ANPI Como, curatori della biblioteca che conserva oltre un migliaio di libri sulla Resistenza e preziose riviste sulla storia politica e sindacale del nostro Paese.

Nella foto, Renato Tettamanti e Valeria Pigni dell’ ANPI, con Celeste Grossi e Giampaolo Rosso di ARCI, allestiscono lo spazio per l’ accoglienza dei visitatori.

DA ANPI DONGO, CONSIDERAZIONI SUL RIARMO.

La pace è una cosa seria. Chi si oppone al riarmo non è un disertore

In questi giorni la parola “diserzione” è tornata a circolare come un marchio d’infamia, da appiccicare a chiunque non accetti l’equazione tra difesa e riarmo. Chi si oppone alla corsa alle spese militari, chi propone strade diverse dalla forza, chi ricorda che la pace non nasce dalle armi diventa un “disertore”, un traditore dell’articolo 52 della Costituzione. Conviene fermarsi su questa accusa, perché capovolge la realtà.

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”: su questo nessuno discute. Ma chi cita l’articolo 52 per sostenere che tutti dovremmo imbracciare le armi ne offre una lettura strumentale, smentita dalla stessa Corte costituzionale. Con la sentenza 164 del 1985, già anticipata dalla 53 del 1967, la Consulta ha fissato un principio netto: il dovere di difesa non coincide con l’obbligo militare e può essere adempiuto anche «attraverso adeguati comportamenti di impegno sociale non armato». Il dovere di difesa è inderogabile, nessuna legge potrebbe cancellarlo; il servizio armato è soltanto uno dei modi possibili, «nei limiti stabiliti dalla legge». Non è una sfumatura: sono due cose distinte.

E la distinzione la dobbiamo proprio a quegli obiettori di coscienza che oggi verrebbero liquidati come “disertori”, e che invece la difesa non l’abbandonarono affatto: scelsero di adempierla in un altro modo. Chi appiattisce l’articolo 52 sulla sola forza armata non lo difende: lo forza.

È falso, poi, che l’articolo 52 (a differenza dell’articolo 11) non sia popolare né sappia generare attivismo, come pure qualcuno sostiene. La campagna “Un’altra difesa è possibile” fa riferimento diretto proprio all’articolo 52 dal 2014. Oggi è in una nuova fase: negli ultimi sei mesi abbiamo raccolto oltre 50mila firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare, che ci apprestiamo a depositare in Parlamento. Comitati, reti e associazioni esistono, da anni. Il problema è un altro: da tempo certe letture culturali di segno militare hanno fatto slittare il significato della parola “difesa” fino a comprimerla in un’unica accezione, quella armata. Difesa uguale armi, riarmo, muscoli. Ogni altro senso (civile, sociale, preventivo) sparisce dal vocabolario pubblico.

È lo stesso meccanismo con cui l’espressione “missioni di pace” è diventata il paravento di vere e proprie operazioni militari. Dall’Afghanistan all’Iraq, dopo aver giustificato armi e interventi con parole altisonanti, si sono poi abbandonati interi popoli al loro destino. Le parole vengono svuotate, usate al contrario del loro senso, e nessuno ne risponde. Eppure forme di difesa più efficaci di quelle armate esistono, e non sono ingenuità: difesa civile non armata, corpi di pace, diplomazia, cooperazione, costruzione della pace che non distrugge ciò che poi si dovrà faticosamente ricostruire. Con molti esempi concreti già realizzati.

C’è un dettaglio che dice molto. La levata di scudi in difesa di un singolo articolo si accompagna alla dimenticanza, se non alla perversione, dell’articolo 11, quello che ripudia la guerra. E scatta stizzita appena si evoca la parola “diserzione”, trattata come una bestemmia. Eppure la diserzione l’hanno praticata i partigiani, sottraendosi alla chiamata alle armi fasciste, e i pacifisti che si opposero al disastro della Prima guerra mondiale: gente che, alla prova dei fatti, aveva ragione. Lo abbiamo dimenticato?

Oggi l’articolo 52 viene evocato quasi soltanto a proposito della guerra in Ucraina: conflitto drammatico e vicino, segnato dalle vite e dai territori distrutti dalla criminale invasione russa. Ma è l’unica guerra al mondo? Noi cerchiamo da sempre di evitare l’escalation in ogni contesto, anche quando chi oggi si erge a paladino “della pace e della libertà” trattava commesse di armi con gli autocrati. Chi tace su Sudan e Yemen, non sta dalla parte degli oppressi a Gaza, ha avallato 25 anni di “guerra al terrore” che hanno incendiato mezzo mondo e non spende una parola contro chi bombarda Stati sovrani non pratica la coerenza: pratica la mistificazione. Chiamarla disonestà intellettuale non sarebbe eccessivo.

Alla radice c’è un paraocchi: l’incapacità di ammettere che le soluzioni militari non producono pace, e spesso nemmeno vittoria. Lo dicono i campi di battaglia, dove perfino le maggiori potenze non riescono a imporre ciò che vogliono, lasciando dietro di sé solo destabilizzazione. Se davvero l’articolo 52 giustificasse “qualsiasi azione armata” in nome della difesa, non sarebbe più un limite ma una delega in bianco alla forza: l’esatto contrario dello spirito costituzionale.

Vogliamo un dibattito culturale vero, non essere silenziati. Chiediamo spazio, in condizioni di parità. Sappiamo di poter essere criticati, e va benissimo: c’è chi giudicherà ingenui la nonviolenza e il pacifismo, e ne ha tutto il diritto. Chiediamo però che lo si faccia nel merito, senza argomenti fantoccio e senza mistificare la Costituzione. Chiudo con una domanda a chi invoca il riarmo “ineluttabile”: come mai in 25 anni le spese militari mondiali sono raddoppiate e le guerre, invece di diminuire, sono soltanto aumentate?

I disertori della Costituzione, forse, sono altrove.

©Riproduzione riservata

Francesco Vignarca

Rete italiana pace e disarmo

Il pacifismo e la non violenza si possono criticare, ma le critiche vanno fatte nel merito

18 SETTEMBRE, TEATRO NUOVO DI REBBIO, ORE 21

Questa sera al Teatro Nuovo di Rebbio via Lissi, primo appuntamento in cui verrà proiettata una selezione di corti da e sulla Palestina di “Nazra Palestine Short Film Festival”.

Questa sera, 18 settembre, si parlerà di Gaza.

Il secondo appuntamento sarà il 27 settembre e si parlerà di Cisgiordania e diaspora.

Un’ occasione imperdibile per ascoltare la Palestina raccontata da voci palestinesi.

UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE:UNO SCEMPIO DEI FONDAMENTI DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

Da ANPI Nazionale, 17 settembre 2026.

“L’approvazione della nuova legge elettorale in Senato aggrava la deriva di cui è vittima da tempo la democrazia italiana e il cui segnale più allarmante è l’abnorme astensionismo.
Il premio di maggioranza previsto ove una coalizione superi il 42% dei consensi – con un premio di oltre cento parlamentari eletti nelle due Camere in un listino bloccato -determinerebbe un Parlamento che non rappresenta la volontà degli elettori e viola il principio di proporzionalità e di eguaglianza del voto. Per di più potrebbe consentire alla maggioranza di governo di eleggere da sola il Presidente della Repubblica, la maggioranza dei componenti della Corte costituzionale, i membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura.
I capilista bloccati sarebbero decisi dalle segreterie dei partiti. Per le loro candidature non esiste alcun obbligo di equilibrio fra i generi, per cui i capilista potrebbero in teoria essere tutti uomini. Le preferenze valgono soltanto per i nominativi successivi per i quali è sì prevista l’alternanza di genere, ma essi costituiranno una piccola minoranza degli eletti. 
L’obbligo di indicare il candidato premier da parte di ciascuna lista o coalizione espropria di fatto il Presidente della Repubblica dal suo potere di scelta del candidato presidente del Consiglio, anticipando in modo subdolo la riforma del premierato da tempo annunciata dal governo Meloni.
I partiti non presenti in parlamento che intendessero presentare una lista dovranno raccogliere 6.000 firme per ogni collegio, per un totale di alcune centinaia di migliaia, col divieto di raccolta firme online: così di fatto si impedisce a tutti i cittadini di poter accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza. 
Il governo nei giorni scorsi ha enfaticamente celebrato la sua stabilità, confermando così che non c’è bisogno di leggi che la garantiscano. Non sono le leggi elettorali ma è la coesione politica a garantire la stabilità di un governo. 
Questa legge elettorale, indipendentemente da chi vinca, colpisce al cuore il Parlamento come luogo di rappresentanza della sovranità popolare, confisca il potere degli elettori di scegliere gli eletti consegnandolo ancora alle segreterie dei partiti, riduce i poteri e le funzioni del Presidente della Repubblica, taglia drasticamente la rappresentanza femminile, conculca il diritto dei cittadini di accedere alle cariche elettive.
Nelle prossime settimane la legge passerà alla Camera. Ancora una volta facciamo appello a tutte le forze politiche affinché non si compia uno scempio dei fondamenti della democrazia italiana”

SEGRETERIA NAZIONALE ANPI