Lo statuto dell’ANPI

A.N.P.I.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

 

(Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224)

 

STATUTO

 

(Testo approvato con Decreto del Presidente della Repubblica n. 713 del 15 settembre 1980)

COSTITUZIONE E FINALITA’

 

Art. 1

 

E’ costituita l’Associazione nazionale fra i partigiani italiani con la denominazione

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA ” (A.N.P.I.).

 

Art. 2

 

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha lo scopo di:

a) riunire in associazione tutti coloro che hanno partecipato con azione personale diretta, alla guerra partigiana contro il nazifascismo, per la liberazione d’Italia, e tutti coloro che, lottando contro i nazifascisti, hanno contribuito a ridare al nostro paese la libertà e a favorire un regime di democrazia, al fine di impedire il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e di assolutismo;

b) valorizzare in campo nazionale ed internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i Caduti e perpetuarne la memoria;

c) far valere e difendere il diritto acquisito dei partigiani di partecipare allo sviluppo morale e materiale del Paese;

d) tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione;

e) mantenere vincoli di fratellanza tra partigiani italiani e partigiani di altri paesi

f) adottare forme di assistenza atte a recare aiuti materiali e morali ai soci, alle famiglie dei Caduti e di coloro che hanno sofferto nella lotta contro il fascismo;

g) promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e delle riconquiste della libertà;

h) promuovere eventuali iniziative di lavoro, educazione e qualificazione professionale, che si propongano fini di progresso democratico della società;

i) battersi affinché i principi informatori della guerra di liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni;

l) concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli;

m) dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione.

 

TITOLO II

SEDE, COMITATI PROVINCIALI, SEZIONI

Art. 3

 

L’Associazione ha sede nazionale in Roma.

Nei capoluoghi di provincia, quando vi siano almeno cento iscritti nella provincia, si costituiranno Comitati provinciali.

In ogni Comune, d’intesa col Comitato provinciale, può essere costituita anche più di una Sezione purché ciascuna sezione non abbia meno di venti iscritti.

 

TITOLO III

ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE

Art. 4

 

il Congresso nazionale

 

Il Congresso nazionale è composto dai delegati dei Congressi provinciali.

Il Congresso nazionale è convocato dal Comitato nazionale almeno una volta ogni 5 anni con un preavviso non inferiore a mesi tre. E’ inoltre convocato dal Comitato nazionale quando se ne ravvisi la necessità o quando ne è fatta richiesta scritta e motivata da non meno di un quinto dei Comitati provinciali esistenti che rappresentino almeno un terzo di tutti gli iscritti all’Associazione.

Il Congresso nazionale è legalmente costituito in prima convocazione quando i delegati rappresentino almeno il 50% dei soci. In seconda convocazione, da tenersi almeno 6 ore dopo la prima convocazione, il Congresso è valido qualunque sia il numero dei soci rappresentati. Le deliberazioni sono prese a maggioranza di voti rappresentati. Il Congresso nazionale elegge di volta in volta il suo Presidente o la Presidenza. Il Congresso nazionale delibera sulle direttive e sulle questioni di carattere generale, elegge i componenti del Comitato nazionale e degli altri organi nazionali dell’Associazione. Il Congresso nazionale esamina la relazione morale e finanziaria predisposta dal Comitato nazionale.

 

Art. 5

 

Il Comitato nazionale

Il Comitato nazionale è eletto dal Congresso nazionale ed è composto di 27 membri. Esso elegge tra i suoi membri un Presidente nazionale, i vice-presidenti nazionali, la Segreteria nazionale ed un responsabile amministrativo.

I membri del Comitato nazionale durano in carica da un Congresso all’altro. Il Comitato nazionale si riunisce almeno una volta ogni tre mesi e, in via straordinaria, quando il Presidente nazionale, oppure sette membri o i revisori dei conti ne ravvisino la opportunità. La convocazione deve essere fatta con un preavviso di almeno tre giorni. Il Comitato nazionale attua la linea associativa deliberata dal Congresso e provvede:

a) a realizzare gli scopi sociali impartendo le direttive ai Comitati provinciali;

b) a controllare le attività dei Comitati provinciali;

c) a redigere ed approvare annualmente il bilancio preventivo ed il conto consuntivo dell’Associazione,

d) a ratificare annualmente i bilanci preventivi e consuntivi dei Comitati provinciali ed eventualmente a predisporre visite ai Comitati provinciali allo scopo di verificare che l’amministrazione sia tenuta nella piena osservanza delle norme e per i fini statutari;

e) a risolvere eventuali vertenze in seno all’Associazione;

f) ad adottare tutti i provvedimenti necessari per il buon funzionamento dell’Associazione.

 

Art. 6

 

Il Presidente nazionale

 

Il Presidente nazionale ha la rappresentanza legale dell’Associazione, a tutti gli effetti, e provvede alla esecuzione delle deliberazioni del Comitato nazionale. in caso di assenza o di impedimento, è sostituito da uno dei vice presidenti, all’uopo designato dal Comitato.

 

Art. 7

 

Il Congresso nazionale elegge tra i soci:

a) una Presidenza Onoraria

b) un Consiglio nazionale

fissando per entrambi il numero dei componenti i quali saranno consultati dal Comitato nazionale in merito alle più importanti questioni d’interesse generale e associativo.

La convocazione della Presidenza Onoraria e del Consiglio nazionale sarà fatta dal Presidente dell’Associazione con un preavviso non inferiore a cinque giorni e almeno una volta l’anno.

 

Art. 8

 

Collegio dei Revisori dei Conti

 

Il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Associazione nazionale è eletto dal Congresso ed è composto di tre revisori effettivi e di due supplenti, scelti tra i soci.

Esso nomina nel suo seno un Presidente e si riunisce per esercitare il controllo sulla gestione contabile ed amministrativa dell’Associazione e redige apposite relazioni sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo. Il Collegio dei Revisori dei Conti dura in carica da un Congresso all’altro.

 

Art. 9

 

Comitati regionali

 

In ogni Regione può essere costituito – d’intesa con il Comitato nazionale – un Comitato regionale composto da uno o più rappresentanti designati in egual numero da ciascun Comitato provinciale con il compito di stimolare e coordinare l’azione dei Comitati provinciali e di rappresentare l’Associazione nei rapporti con le istituzioni regionali. Il Comitato regionale, salvo diversa determinazione da approvarsi dal Comitato nazionale, ha sede nella città capoluogo della Regione ed usufruisce della sede e dei servizi del Comitato provinciale in cui ha sede. Il Comitato regionale può eleggere tra i suoi componenti un Presidente e uno o più vice presidenti.

 

Art. 10

 

Il Congresso provinciale

 

In ciascuna provincia il Congresso provinciale è formato dai delegati delle Sezioni.

Il Congresso provinciale è convocato in via ordinaria in preparazione del Congresso nazionale nella località stabilita dal Comitato provinciale in via straordinaria su richiesta del Comitato nazionale o su richiesta scritta e motivata delle sezioni in un numero non inferiore a un quinto delle Sezioni stesse e che rappresentino almeno un terzo dei soci della circoscrizione del Comitato provinciale. La convocazione deve essere fatta con un preavviso non inferiore a trenta giorni.

Per la validità delle deliberazioni del Congresso provinciale valgono le norme stabilite per le deliberazioni del Congresso nazionale.

Il Presidente del Congresso provinciale è eletto di volta in volta.

 

Art. 11

 

Il Congresso provinciale nomina i componenti del Comitato provinciale ed il Collegio dei Revisori dei Conti, e delibera sulle questioni di carattere generale nell’ambito della provincia.

 

Art. 12

 

Il Comitato provinciale è composto da un numero di membri da stabilirsi di volta in volta dal Congresso provinciale in rapporto alle esigenze locali ed al numero degli iscritti.

Il Comitato provinciale sceglie tra i suoi membri un Presidente provinciale, i vice-presidenti, la segreteria provinciale ed un responsabile amministrativo. Il Comitato provinciale dura in carica da un Congresso all’altro.

Il Comitato provinciale si riunisce in via ordinaria almeno ogni tre mesi o quando il Presidente oppure un terzo dei membri del Comitato o i Revisori dei Conti ne ravvisino l’opportunità. La convocazione deve essere fatta con un preavviso non inferiore a tre giorni. Competono ai Comitati provinciali tutte le attribuzioni del Comitato nazionale rispetto ai Comitati di Sezione della provincia, l’esecuzione delle direttive del Comitato nazionale e delle deliberazioni del Congresso provinciale.

Il Comitato provinciale esamina ed approva ogni anno il proprio bilancio preventivo ed il conto consuntivo e può predisporre visite ai Comitati sezionali allo scopo di verificare che la regolare amministrazione sia tenuta nella piena osservanza delle norme e per fini statutari.

 

Art. 13

 

Il Presidente provinciale cura l’esecuzione delle deliberazioni del Comitato provinciale ed è sostituito in caso di assenza o di impedimento da uno dei vice presidenti designato dal Comitato provinciale.

 

Art. 14

 

Il Collegio dei Revisori dei Conti del Comitato provinciale è eletto dal Congresso provinciale ed è composto di tre revisori effettivi e di due supplenti scelti fra i soci.

Esso nomina nel suo seno un Presidente e si riunisce per esercitare il controllo della gestione contabile ed amministrativa del Comitato provinciale e redige apposite relazioni sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo.

Il Collegio dei Revisori dei Conti dura in carica da un Congresso provinciale all’altro.

 

Art. 15

 

Il Congresso provinciale può eleggere in analogia ai corrispondenti organi nazionali:

a) una Presidenza Onoraria

b) un Consiglio provinciale fissando per entrambi il numero dei componenti.

 

Art. 16

 

L’Assemblea di sezione

L’Assemblea di sezione è composta dai soci aventi diritto al voto nella Sezione. L’Assemblea è convocata almeno una volta all’anno in via ordinaria dal Comitato di Sezione e in via straordinaria su richiesta del Comitato nazionale o del Comitato provinciale o su domanda motivata di almeno un terzo dei soci. Se necessario l’Assemblea di sezione può provvedere al rinnovo delle cariche sociali.

La convocazione deve essere effettuata con un preavviso non inferiore a giorni cinque.

Per la validità delle deliberazioni dell’Assemblea di sezione valgono le norme stabilite per le deliberazioni del Congresso nazionale. Il Presidente o la Presidenza dell’Assemblea di sezione è eletta di volta in volta.

 

Art. 17

 

L’Assemblea di sezione nomina i componenti del Comitato di sezione ed il Collegio dei Revisori dei Conti esamina ed approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo predisposti annualmente dal Comitato e delibera sulle questioni di carattere generale nell’ambito del territorio di sua competenza in aderenza alle determinazioni del Congresso nazionale e del Congresso provinciale.

 

Art. 18

 

Il Comitato di sezione è eletto dall’Assemblea ed è composto di un numero di membri da stabilirsi di volta in volta dall’Assemblea stessa ed in rapporto alle esigenze locali ed al numero degli iscritti.

Il Comitato di sezione sceglie tra i suoi membri un Presidente, uno o più vice-presidenti, la segreteria o un segretario e il responsabile amministrativo.

Il Comitato di sezione redige annualmente il bilancio preventivo ed il conto consuntivo da sottoporre all’Assemblea, provvede all’esecuzione delle direttive del Comitato nazionale e del Comitato provinciale. Il Comitato di sezione istruisce le domande di iscrizione a socio, secondo le norme stabilite dal presente statuto e le direttive impartite dal Comitato nazionale.

 

Art. 19

 

Il Presidente del Comitato di sezione cura l’esecuzione delle deliberazioni del Comitato ed è sostituito in caso di assenza o di impedimento da uno dei vice-presidenti designati dal Comitato di sezione.

 

Art. 20

 

I Revisori dei Conti della Sezione in numero di tre membri effettivi ed uno supplente sono eletti dall’Assemblea e sono scelti tra i soci.

Essi si riuniscono per esercitare il controllo sulla gestione contabile e amministrativa della Sezione.

 

Art. 21

 

I Comitati provinciali o comunali possono, sotto la loro responsabilità, costituire a latere dei circoli intitolati a Caduti o a episodi della Resistenza cui possono iscriversi persone di provata fede antifascista che si propongano in accordo con gli organi direttivi di portare avanti, con azione non contrastante la linea unitaria e democratica dell’Associazione, gli ideali della Lotta di Liberazione.

 

TITOLO IV

I SOCI

Art. 22

 

 Sono soci d’onore, con tutti i diritti compreso il diritto al voto, i familiari dei Caduti nella Guerra di Liberazione e di coloro che come prigionieri politici o vittime di rappresaglie o come ostaggi o come perseguitati politici furono assassinati dai nazifascisti o comunque siano deceduti successivamente in seguito a ferite o malattie riportate durante la Lotta di Liberazione, purché ne siano personalmente degni.

I familiari di cui al comma precedente sono: il coniuge superstite e i discendenti diretti e, in difetto di questi, gli ascendenti diretti.

 

Art. 23

 

Possono essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta:

a) coloro che hanno avuto il riconoscimento della qualifica di partigiano o patriota o di benemerito dalle competenti commissioni;

b) coloro che nelle formazioni delle Forze Armate hanno combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio;

c) coloro che, durante la Guerra di Liberazione siano stati incarcerati o deportati per attività politiche o per motivi razziali o perché militari internati e che non abbiano aderito alla Repubblica Sociale Italiana o a formazioni armate tedesche.

 

Art. 24

 

L’ammissione dei soci, compresi i soci d’onore, è deliberata dal Comitato provinciale. La domanda di iscrizione deve essere corredata da documenti attestanti la qualifica.

Quando speciali circostanze lo richiedono, il Comitato nazionale ha diritto di intervenire in merito all’ammissione dei soci, anche dopo che sia già intervenuta la deliberazione del Comitato provinciale.

 

Art. 25

 

Il socio si impegna a corrispondere l’importo della tessera. Ove occorra, per la presenza di minoranze etniche, la tessera sarà stampata bilingue.

 

Art. 26

 

Il socio ha diritto di godere di tutti i servizi assistenziali che l’Associazione organizzi sia direttamente sia a mezzo degli enti creati a tale scopo.

 

Art. 27

 

Il socio che commetta azioni disonorevoli o atti di indisciplina è passibile, a seconda della gravità delle mancanze, di:

a) richiamo

b) sospensione

c) espulsione.

 

Art. 28

 

La qualifica di socio si perde oltre che per espulsione, che ha effetto dalla data di notificazione del relativo provvedimento, anche per dimissioni, con decorrenza dal giorno successivo alla loro accettazione.

 

Art. 29

 

L’organo competente a pronunciarsi in merito ai provvedimenti di cui ai precedenti articoli 27 e 28 è il Comitato nazionale, su proposta del Comitato provinciale.

 

TITOLO V

DISPOSIZIONI VARIE

Art. 30

 

L’Associazione provvede ai suoi scopi con le quote sociali, le entrate patrimoniali e gli eventuali contributi dello Stato, di enti pubblici e di privati. Il Comitato nazionale, i Comitati provinciali ed i Comitati di sezione, dal punto di vista patrimoniale, sono nel senso gestionale entità distinte tra di loro. Ciascun Comitato è quindi responsabile della gestione del proprio patrimonio, che deve essere amministrato in modo regolare e per fini statutari.

 

Art. 31

 

L’importo della tessera sociale è fissato di anno in anno dal Comitato nazionale, che ne determina la ripartizione tra i vari organi periferici e centrali.

 

Art. 32

 

La durata dell’esercizio finanziario corrisponde a quella dell’anno solare. Entro il 31 ottobre ed il 31 marzo i Comitati di sezione, i Comitati provinciali ed il Comitato nazionale compileranno ed approveranno i rispettivi bilanci preventivi e consuntivi sia finanziari che economico / patrimoniali.

 

Art. 33

 

La bandiera dell’Associazione è il tricolore d’Italia con la scritta, nella parte bianca, “ASSOCIAZIONE NAZIONALE PART1GIANI D’ITALIA – COMITATO NAZIONALE O PROVINCIALE O DI SEZIONE”.

I soci potranno fregiarsi di un distintivo secondo il modello autorizzato dal Comitato nazionale.

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELL’ANPI RAIMONDO RICCI

MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE RAIMONDO RICCI

Care compagne e cari compagni,
ritengo sia doveroso, in queste ultime settimane di dicembre 2010, compiere con voi una valutazione in ordine alle novità che sono intervenute sulla scena della politica italiana, sulle prospettive e sulle alternative che in ordine ad essa stanno maturando. Sul ruolo che la nostra associazione, l’ ANPI, è chiamata a svolgere in nome dei valori, dei principi e degli impegni che caratterizzano la nostra stessa ragion d’essere.
Il presente messaggio non è peraltro indirizzato soltanto ai militanti della Nostra Associazione e delle altre associazioni che intendono mantenere viva la memoria della Resistenza e di tutto ciò che essa ha rappresentato e tuttora rappresenta nella storia d’Italia. È diretto anche e soprattutto alle forze politiche cui spetta il compito di garantire quanto più possibile, in una fase di profonda crisi globale, il progresso e il benessere della nostra comunità nazionale. Inoltre questo messaggio deve essere valutato da parte di ogni componente della nostra comunità, a cominciare dalle generazioni più giovani; e ciò al fine di contribuire a quel risveglio delle coscienze oggi più che mai indispensabile.
Non credo sia necessario enumerare in dettaglio tutti i comportamenti personali e quelli relativi alla gestione politica instaurati dal premier e dai suoi sodali.
Tutte le insufficienze, le deviazioni da un trasparente rispetto dei principi e delle regole sanciti dalla nostra Costituzione, le arbitrarietà anche interpretative che si collocano del tutto al di fuori della nostra Carta fondamentale e le illusioni sull’oggettiva realtà dei problemi che travagliano il nostro Paese. L’uso di aggressioni mediatiche nei confronti di chi non si attiene o si ribella a quelle illusioni. Il tentativo di stravolgere la Costituzione realizzato a livello parlamentare da una maggioranza ottenuta dal premier con gli strumenti di un populismo mediatico e fortunatamente bocciato da una larga maggioranza del popolo con il referendum del giugno 2006. L’attacco martellante nei confronti delle istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione, a cominciare dalla Magistratura, un attacco alcuna volta esteso al Presidente della Repubblica che oggi può definirsi il più solido baluardo contro una minacciata deriva autoritaria. La tolleranza da parte del premier di attività contrarie alle leggi vigenti. L’ossessiva volontà di ricorrere a leggi “ad personam” per fronteggiare i propri guai giudiziari, senza curarsi (vedi la legge sul cosiddetto processo breve) degli effetti di cancellazione di migliaia di processi in corso.
Ossessione affiancata da una pretesa riforma della giustizia indirizzata ad aggredire il requisito di autonomia e indipendenza della Magistratura e a sottrarre ad essa strumenti indispensabili per l’accertamento di reati, anche molto gravi, come quelli concernenti la criminalità organizzata.
Il complesso delle attività sopra citate è stato tale da suscitare il dissenso e la reazione di una parte stessa della destra, quella che fa capo al Presidente della Camera Gianfranco Fini il quale, nel suo intervento programmatico di Perugia, ha chiaramente enunciato la necessità di una destra che nel suo agire politico si muova in conformità ai principi e alle regole disegnati dalla Costituzione.
Non è un caso che la Legge Fondamentale sia stata elaborata tra la metà del 1946 e fine 1947 in modo da elaborare un testo condiviso e approvato a larghissima maggioranza, fra tutte le forze politiche democratiche in campo, dai comunisti ai democristiani, agli azionisti ai liberali.
Oggi ci troviamo di fronte ad un’emergenza che non vede tanto una contrapposizione tra destra e sinistra quanto un conflitto tra chi intende muoversi nel solco della Costituzione e chi invece da essa vuole divorziare, onde conseguire un potere assoluto che pur non presentandosi con gli stessi attributi esplicitamente dittatoriali del fascismo intende instaurare un nuovo potere autoritario. Questo è il vero e concreto obiettivo del berlusconismo. In sostanza, il populismo è lo strumento di chi oggi governa l’Italia, l’autoritarismo è il risultato cui vuole pervenire.
Martedì 14 dicembre il premier Berlusconi ha evitato la sfiducia per soli tre voti, dopo un’indecente attività di mercato. Ed ora si ripropone espressamente di operare, al fine di rafforzare la sua maggioranza, in modo da continuare questa sua deprecabile attività. La prospettiva è preoccupante, considerando la spregiudicatezza dei suoi comportamenti.
Per sconfiggere questa deriva che consegnerebbe il nostro Paese ad un ulteriore degrado dal quale sarebbe enormemente difficile risollevarsi, l’unica risposta non può che essere un’alleanza di tutte le forze d’opposizione che a questo disegno si oppongono in modo concreto e operante, senza alcuna esclusione. È necessaria la realizzazione di una sorta di CLN dettato dall’emergenza, capace di ricreare le condizioni fondamentali affinché la normale dialettica politica possa ricostituirsi su basi nuove nell’ambito delle forme e dei limiti della nostra Carta Fondamentale. È un progetto verso il quale occorre muoversi, con una piena disponibilità di quelle forze che furono un tempo capaci dell’approvazione della nostra Legge fondamentale.
Nel concludere questo mio messaggio ritengo necessario soffermarmi sul disagio profondo che pervade studenti e giovani privati di una prospettiva futura, disagio latente da tempo,che negli ultimi giorni ha portato ad una reazione fondamentalmente giusta. Noi tutti però dobbiamo evitare che la violenza venga ritenuta l’ultima risorsa di chi è disperato. Per questo ai giovani in particolare,desidero dire che la degenerazione della protesta in atti violenti porta come conseguenza il dare involontariamente ragione ai responsabili dell’attuale degrado. D’altro canto, le proposte di arresto preventivo – che riecheggiano leggi fasciste – e le altre iniziative volte a rafforzare la repressione dimostrano chiaramente l’intenzione dell’attuale governo di ridurre a questione di ordine pubblico il profondo anelito di giustizia e progresso che costituisce l’essenza delle proteste di studenti e precari. Per modificare le cose bisogna isolare le frange violente, di qualunque tipo esse siano e impegnare le migliori energie, a cominciare dalle nuove generazioni, nello sforzo comune per il cambiamento, forti del fatto che la coscienza del Paese è dalla parte delle legittime aspirazioni dei suoi giovani.
Con un fraterno augurio a tutti voi, per il prossimo Natale e per il nuovo anno, rendiamo sempre più operante il nostro impegno per il Bene della nostra Italia

Raimondo Ricci, presidente nazionale ANPI

GRAVE ERRORE NON DIALOGARE CON GLI STUDENTI

Questo il comunicato di Luciano Guerzoni, della Segreteria Nazionale A.N.P.I. sul movimento degli studenti che contesta la riforma Gelmini, che qui riportiamo integralmente:

Da quando ha preso corpo l’autoritarismo berlusconiano con le sue attitudini classiste e di manomissione della Costituzione e dell’ordine repubblicano, i partigiani e gli antifascisti – soprattutto quelli che si raccolgono nell’Anpi – con tenacia paziente e risoluta, impegnano sè stessi e tutte le forze sociali  politiche e democratiche per ridare fiducia e speranza indispensabili a rendere sempre più ampio, unitario, possente e vincente il campo delle forze che si battono per il cambiamento.

Fiducia e speranza sono dunque i nostri obiettivi, quelli stessi della “nuova stagione dell’Anpi” che oggi, con il movimento degli studenti contro la “riforma Gelmini” , emergono come frontiere possibili. E avranno il loro peso soprattutto nell’azione volta a contrastare validamente l’attuazione di un progetto governativo dagli effetti nefasti per l’Università pubblica, la ricerca e la cultura, rese così incapaci di essere, come potrebbero, volano di crescita economica, sociale e civile e, oltretutto, tali da essere forieri di un classismo ancora più brutale di quello attuale nell’accesso al sapere della nostra gioventù.

Gli studenti, con la loro lotta determinante ma pacifica, hanno spiazzato la violenza e i violenti perchè consapevoli che lì sta un nemico di cui il potere  governativo si giova per isolarli dall’opinione pubblica, ma, non di meno, hanno spiazzato anche il governo, sordo alle loro richieste, asserragliato nella “zona rossa”, cinico e anche violento nel suo ricorso alla criminalizzazione dei giovani, rivelatore di pulsioni repressive, reazionarie e fasciste.

Nel loro incontro con il Presidente della Repubblica e nel dialogo con Susanna Camusso gli studenti hanno evidenziato una disponibilità al confronto con le istituzioni e le forze sociali e politiche. E’ una potenzialità preziosa che si iscrive pienamente nell’alveo della democrazia repubblicana conquistata con la Resistenza e sancita dalla Costituzione.

Cogliere quella potenzialità, farne un valore, è compito della politica, innanzitutto dei partiti e delle forze sociali  dell’opposizione antifascista e democratica. Non farlo sarebbe un grave errore assolutamente non giustificato dalla repulsa e dalla diffidenza verso i radicalismi, gli estremismi verbali e la retorica rivoluzionaria, più presenti in un movimento studentesco autonomo, unitario, che semmai sono da contrastare nel merito, ma da non confondere con attitudini alla violenza.

Non faranno questo errore i partigiani e gli antifascisti. L’ Anpi promuoverà in ogni parte del Paese incontri con gli studenti aprendo i suoi congressi di sezione e provinciali alla loro voce.

L’Università pubblica che vogliono è la metafora di un futuro desiderabile per le nuove generazioni: di studio, di lavoro e di progetti di vita. e a ben vedere, coincide con lo stesso desiderabile futuro dell’Italia.

Investire di questa questione cruciale la politica, le istituzioni, i sindacati e le forze sociali e della cultura è urgente e necessario.

E’ alla prova, ancora una volta, la democrazia repubblicana, la sua capacità di garantire partecipazione, di assecondare il cambiamento. Al tempo stesso, questa è un occasione importante per le istituzioni, i partiti e la politica di rigenerarsi e di rinnovarsi.

 

                                                                                                Luciano Guerzoni

 

 

 

MEMORIA ANTIFASCISTA


CORTEO A MILANO SABATO 11 DICEMBRE ORE 15
DA PORTA VENEZIA A PIAZZA FONTANA

Un corteo per ricordare la matrice fascista e di stato della strage di piazza Fontana, la morte di Giuseppe Pinelli, denunciare i pericoli attuali del neofascismo!
La strage di piazza Fontana, con la morte di 17 persone inermi e il ferimento di quasi un centinaio, fu provocata da una bomba collocata dal gruppo fascista di Ordine nuovo all’interno della Banca nazionale dell’agricoltura, con la copertura di apparati dello Stato. L’…intento era di creare nel Paese un clima di terrore per bloccare, attraverso la repressione poliziesca e il restringimento delle libertà democratiche, le lotte operaie e studentesche che stavano scuotendo dalle fondamenta la società.
A sancire questa verità le ultime sentenze degli stessi tribunali che hanno riaffermato la matrice dell’attentato, nonché le responsabilità di Franco Freda e Giovanni Ventura, due degli stragisti fascisti.
Ribadirlo significa testimoniare quella verità che si vorrebbe oggi oscurare in nome di una generica condanna al terrorismo. Con essa nascondere anche le tragiche circostanze della morte di Giuseppe Pinelli, la diciottesima vittima innocente di piazza Fontana, che precipitò da una finestra del quarto piano della Questura milanese, non certo per un “malore attivo”, quando si cercava di attribuire a Pietro Valpreda, agli anarchici e alle sinistre la responsabilità di quanto accaduto.
Ma la memoria di ieri impone di parlare del presente in una città che vede le destre di governo proteggere e sostenere i gruppi neofascisti, erogando loro finanziamenti pubblici per aprire nuove sedi in cui si omaggiano criminali nazisti, al punto che Milano si sta trasformando nella capitale per gli incontri e i raduni dell’estrema destra a livello europeo. Milano che militarizza i territori e vorrebbe chiudere i pochi spazi di socialità ancora esistenti, che finisce sulle prime pagine della stampa mondiale per la sua intolleranza nei confronti dei rom, dei migranti e le violenze nei confronti della comunità gay. Milano, la città che ha visto sette anni fa tre fascisti assassinare Dax e in cui solo due anni fa un ragazzo di 19 anni, “Abba”Abdoul Guibre, veniva, per razzismo, ucciso a sprangate per strada.
Per non dimenticare niente e nessuno
Per ribadire che la strage fascista di piazza Fontana è una strage di Stato
Per esigere la chiusura delle sedi fasciste a Milano.

partenza sabato 11 dicembre ore 13  da stazione Como Borghi

SOLIDARIETA’ DELL’ANPI AGLI STUDENTI

Il Comitato provinciale dell’Anpi di Como con gli studenti per una vera riforma

L’Anpi di Como denuncia all’opinione pubblica la volontà del governo Berlusconi di tagliare corsi di studi, di ridurre indiscriminatamente gli organici, di eliminare discipline d’insegnamento, di relegare la scuola pubblica a una mera funzione sussidiaria e di favorire la scuola privata.
Ritiene che le espressioni di dissenso scaturite spontaneamente da tante parti del Paese, rispetto a scelte di governo distruttive delle legittime aspirazioni e del futuro di giovani ricercatori e studenti, siano un diritto dello Stato Democratico. Afferma che tutte le soluzioni per una vera e dignitosa riforma della scuola e dell’ Università non debbano partire dall’esclusivo taglio alle risorse, ma dall’ammodernamento dei programmi e passare attraverso un serio  confronto parlamentare.
Dichiara, infine, di essere a fianco di tutti i ricercatori, degli studenti e dei docenti che si stanno battendo con civili manifestazioni.

 

Art. 3.

 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Art. 33.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

NUOVA SEZIONE ANPI

Il 17 novembre, alle ore 21, presso la sala della Biblioteca di Uggiate Trevano

è stata costituita la sezione ANPI di Uggiate Trevano

Presidente  Ermanno Ruggeri

Vice-presidente  Nicole Sartori

Segretario  Ivan Iotti

 

Ai nuovi eletti le più vive congratulazioni

alla nuova sezione i nostri più sinceri auguri

Direttivo Anpi Provinciale