INCENDIO CASCINA TORCHIERA

Love is a burning thing” (J. Cash)
Questa mattina, 21 novembre 2011, siamo stati svegliati da una chiamata dei Vigili del Fuoco: una parte della Cascina Torchiera era in fiamme. Giunti sul posto abbiamo trovato una stanza, la sala prove, completamente divorata da un fuoco che soltanto le nostre buone stelle hanno saputo confinare nei limiti delle sue 4 mura e non lasciar divampare negli spazi adiacenti.
Si tratta di un incendio di cui ancora non conosciamo le cause, che avremo cuore di individuare nei giorni a venire, ma di cui abbiamo sotto agli occhi gli effetti. Una parte consistente della “nuova ala” della Cascina è profondamente danneggiata: le fiamme si sono mangiate via per intero ciò che era la sala prove, hanno danneggiato gli spazi della scuola di italiano per stranieri “Baobab” e ricoperto di due dita di fuliggine l’intero archivio “Officina dell’Immaginario”, ancora da inaugurare.
Si tratta dell’ala più recentemente restaurata, con sudore e passione, della Cascina. Si tratta di tre progetti attivi che davano vita a quell’idea di autogestione che rappresenta per noi la Cascina Torchiera.
Tre anni di lavoro sono bruciati in tre ore. Vogliamo far ripartire questi e nuovi progetti immediatamente.
Sappiamo che il calore trasporta energia; per noi l’energia è il mezzo per costruire insieme. Per noi gli strumenti sono quelli che hanno animato la Cascina Autogestita Torchiera in questi 20 anni: autogestione, cospirazione, autocostruzione. Non sono parole vaghe, sono gli strumenti che hanno dato vita alla nostra utopia reale, e sono gli strumenti con cui intendiamo superare anche questa situazione. Vogliamo vivere questo incendio come una nuova sfida che la strada ci pone dinnanzi, e accettiamo questa sfida come abbiamo fatto sino ad oggi.
In queste ore tante sono state le voci di solidarietà che ci sono arrivate e di cui siamo grati.
Sono queste le reti che vogliamo coinvolgere per rispondere alle sfide che ogni giorno ci troviamo davanti.
Nei prossimi giorni rilanceremo con forza i nostri percorsi, invitando tutti coloro che hanno sentito sulla propria pelle questo calore a partecipare alla ricostruzione delle stanze danneggiate ed alla costruzione dei progetti che in essi troveranno spazio, a partire dal prossimo week-end:
SABATO 26 e DOMENICA 27 NOVEMBRE, dalle 10 fino a sera, appuntamento in Torchiera per lavori collettivi di pulizia e sistemazione degli spazi. Pranzo garantito per tutti i partecipanti. Arrivate armati di tuta, guanti e stracci.
Saremo in Torchiera anche nei giorni precedenti per proseguire con le pulizie e le valutazioni tecniche degli spazi danneggiati: martedì 22 e mercoledì 23 dalle 15, venerdì dalle 17. Tutti gli appuntamenti verranno aggiornati costantemente su torchiera.noblogs.org
Abbiamo inoltre delle necessità urgenti, e invitiamo chiunque possa collaborare a darci il suo contributo.
In particolare, cerchiamo…
COMPETENZE:
– periti legali che sappiano ricostruire le cause dell’incendio
– tecnici che sappiano valutare i danni strutturali
– muratori, carpentieri e chiunque altro possa aiutarci a ricostruire e mettere in sicurezza gli spazi danneggiati.
MATERIALI:
– per la pulizia: spazzole saggina, mascherine con o senza filtro, bidoni aspiratutto
– per l’archiviazione: scatole per trasporto libri, compressori/soffiatori
– per la ricostruzione: carriole, pale, LEVIGATRICI!, carta vetrata, ionizzatori e strumenti per la pulizia della fuliggine, TUBI innocenti per puntellare, bidoni per trasportare le macerie
infine, abbiamo bisogno di nuovi estintori o di ricariche per quelli esauriti.
Per informazioni e contributi, contattare:
torchiera at ecn.org – 3336513259
Keep on Rockin’,
Cascina Autogestita Torchiera senzacqua
http://torchiera.noblogs.org/post/2011/11/22/la-prova-del-fuoco/

APERTURA A COMO DI SEDE FORZA NUOVA

COMUNICATO:
La Sezione ANPI di Como,
unitamente al Comitato Provinciale,
ha appreso con viva preoccupazione l’apertura in Como, a partire dal 19 novembre, di una sede di Forza Nuova,
movimento neofascista che ha dimostrato, in questi ultimi anni, la volontà di una restaurazione autoritaria contraria ai principi costituzionali di democrazia e libertà. 
 
Forza Nuova intende rinverdire le tradizioni complottistiche e ultra nazionaliste
che già furono caratteristiche di Ordine Nuovo le cui azioni irresponsabili e delittuose hanno caratterizzato la stagione dello stragismo nero e della politica della tensione.

Como città democratica, custode del Monumento alla Resistenza Europea,
non può tollerare un simile affronto, anche se l’Amministrazione Comunale sembra più impegnata a combattere la “movida” che a difendere i caposaldi della democrazia. Lo dimostra la colpevole trascuratezza e l’indifferenza per i monumenti e le ricorrenze che ricordano la lotta per la libertà.

L’ANPI ha fatto presente al Prefetto, che è il responsabile dell’ordine democratico, le sue preoccupazioni e lo ha invitato ad attivare misure preventive di vigilanza in una città per nulla interessata all’affermazione dei diritti di libertà anche di quella religiosa per gli Islamici come i fatti dimostrano.

L’ANPI invita i cittadini a ricordare che il sacrificio di tante vite umane durante la resistenza, non può patire l’oblio, anche se incombono preoccupazioni economiche.

La libertà è premessa di ogni desiderato progresso

DOMENICA 20 NOVEMBRE PRANZO

A.N.P.I.

 ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI di UGGIATE TREVANO

 

 La Sezione Rado Zucconi

 

 Festeggia un anno dalla sua fondazione

 e organizza un pranzo

 per incontrare nuovi soci

domenica 20 novembre alle 12.30

presso

la Casa Sociale di Faloppio


il menù prevede

Aperitivo con degustazioni golose

Polenta e brasato

o

Polenta e salsiccia

o

Polenta e gorgonzola

Dolci

Vino e caffè

 

Vin brulè per concludere chiacchierando

 

Vi preghiamo di prenotare scrivendo a: teresagaleandro@libero.it  o biancanerina@tin.it

oppure telefonando al 3348677882

entro il 14 novembre

Il costo previsto è di 15 €

 

 

DURANTE L’INCONTRO SARA’ POSSIBILE RINNOVARE LA PROPRIA TESSERA

PER L’ANNO 2012

CIAO NORI

Chi l’ha conosciuta non può dimenticare il suo sorriso, la sua dolcezza. Era dolce, Nori Brambilla, ma dietro la sua dolcezza nascondeva il coraggio e la fermezza di una donna eccezionale. Nori Brambilla, nome di battaglia Sandra, antifascista, entra nella Resistenza a venti anni, come staffetta partigiana nei GAP, a fianco del comandante Pesce, “Visone”, l’uomo che amerà e al cui fianco resterà per tutta la vita.

Una storia della Resistenza raccontata al femminile. Una grande storia d’amore per il suo Giovanni, il suo comandante, di cui s’innamora a prima vista. Poi le azioni partigiane ( volevo andare a combattere, ma siccome era bella hanno pensato che sarei stata più utile come staffetta in città), i poliziotti che le portano la borsa della spesa dentro cui erano nascoste le armi, i marò della San Marco che la fermano a porta Ludovica , il tradimento, l’arresto e le torture, e infine la deportazione nel lager di Bolzano.

“Perchè le ragazze, ai miei tempi, non potevano uscire da sole di sera ( con il coprifuoco, poi…) ma io ho detto ai miei che andavo a fare la Resistenza, e i miei mi hanno dato il permesso.

” Io credo che la Resistenza l’abbiano cominciata le donne, perchè gli uomini dovevano scegliere se andare a combattere al fronte oppure in montagna coi partgiani, ma le donne potevano starsene tranquille, invece no, hanno scelto di lottare per combattere il Fascismo. Fu anche l’occasione per affermare quei diritti che non avevamo mai avuto. Mai come allora ci siamo sentite pari agli uomini.“.

La ricorderemo sempre, insieme a tutti coloro verso i quali siamo in debito, ai tanti partgiani che ci hanno insegnato il significato della parola “coraggio” e della parola “dignità”.

NORI BRAMBILLA PESCE

«Avevamo tutti un nome di battaglia, io mi ero scelto Sandra; ho fatto una ricerca: mentre gli uomini partigiani si sceglievano nomi fantasiosi, Tarzan, Saetta, Lupo, la maggior parte delle ragazze avevano nomi normali…Elsa… ecco, il massimo era Katia!»[1]
Di famiglia antifascista e comunista, abita con i genitori e la sorella Wanda in una casa di ringhiera ai Tre Furcei, quartiere operaio di Lambrate a Milano. Il padre Romeo, “specializzato” alla Bianchi, fabbrica di biciclette, rifiuta di prendere la tessera del partito fascista; ne conseguono anni di disoccupazione e miseria.
Con la guerra di aggressione all’Abissinia, nel 1935, viene però a mancare la mano d’opera ed è assunto alla Breda. La madre Maria (il suo nome di battaglia negli anni della Resistenza sarà Tatiana) insegna alle figlie Onorina e alla più piccola Wanda a dubitare della propaganda del regime; è operaia, prima alla Agretta, nota per le bibite, e poi alla Safar che produce radio: «Aveva una voce così bella che veniva chiamata a cantare per testare certi microfoni». Desidera per la figlia l’istruzione che la allontani dal duro lavoro della fabbrica.
Onorina frequenta per tre anni una scuola professionale; le piacerebbe continuare a studiare ma i genitori possono solo iscriverla a un corso trimestrale di stenodattilografia dopo il quale, a 14 anni, deve cercare un lavoro.
Viene assunta dalla Paronitti come impiegata: «Non arrivavo neanche alla scrivania e i colleghi mi chiamavano Topolino.)

Onorina rimane in quella ditta 4 anni, ma viene licenziata nel 1941 a causa di un diverbio con il padrone. Trova presto un nuovo impiego in una ditta che produce binari, è incaricata di compilare un inventario, frequenta i capannoni annotando tutto, conosce gli operai, impara a individuare chi è antifascista e chi no. Comincia a studiare l’inglese al Circolo Filologico di Via Clerici: in quella biblioteca circolano ancora, incredibilmente, molti libri vietati dal regime, preziosi per la sua formazione.
La fame si fa sempre più sentire, la gente non ne può più, la guerra toglie il velo a tutte le menzogne della propaganda di regime. La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 coglie la gente di sorpresa, festa e disorientamento sono tutt’uno, i carri armati vengono usati per disperdere la folla. Nell’Agosto 1943 Milano viene bombardata. Dopo l’Armistizio dell’8 Settembre 1943 (in effetti una resa senza condizioni), i tedeschi occupano Milano, è finita una guerra ma ne sta iniziando un’altra. I soldati dell’esercito Italiano abbandonano le divise, molti diventano partigiani; i Gruppi di Difesa della Donna (che arrivano a mobilitare, fino all’aprile ’45, almeno 24.ooo donne) si occupano di procurare loro denaro, cibo, vestiti; il compito di Onorina è distribuire la stampa clandestina. Desidera raggiungere in montagna una Brigata Garibaldi, ma la sua amica Vera (nome di battaglia di Francesca Ciceri, comunista) le presenta Visone (Giovanni Pesce) che sarà il suo Comandante e futuro marito. Lui la convince a combattere nella propria città, e Onorina a marzo 1944 lascia il lavoro. “Sandra” diventa Ufficiale di collegamento del III°GAP “Egisto Rubini”, equivalente al grado di sottotenente dell’Esercito Italiano, decisamente più che una staffetta. Con la sua bicicletta Bianchi color azzurro cielo trasporta armi, munizioni ed esplosivo, passa spesso, con il cuore in gola, in mezzo ai rastrellamenti nazifascisti. Sono le staffette a portare le armi e a prenderle in consegna dopo un’azione per evitare che i gappisti vengano sorpresi armati e fucilati sul posto. C’erano le rappresaglie ma, cosa avremmo dovuto fare? Smettere la lotta? In ogni caso i nazifascisti non avrebbero cessato di fare quello che facevano. Non ho mai provato pena per chi colpivamo. La guerra non l’avevamo voluta noi. Loro ogni giorno fucilavano, deportavano, torturavano. Si dovevano vincere due cose, la pietà e la paura.»
Il 24 giugno 1944 nella “battaglia dei binari” alla stazione di Greco, un bersaglio di straordinaria importanza, Sandra è il collegamento tra i ferrovieri e i gappisti e con la compagna Narva porta i 14 ordigni che, piazzati nei forni di combustione delle locomotive scoppiano simultaneamente; l’azione dei Gap viene citata da Radio Londra.
Il 12 Settembre 1944, a 21 anni, tradita da un partigiano passato al nemico (“Arconati”, Giovanni Jannelli) viene catturata dalle SS nei pressi del Cinema Argentina, nel cuore di Milano. Inizia la prigionia, la sofferenza, il distacco dalla famiglia, la tortura e la violenza fisica subita dalle SS nella Casa del Balilla di Monza, trasformata in carcere. n attesa dell’interrogatorio cerca di farsi coraggio. Ai gappisti arrestati il Comando chiede di resistere 24 o 48 ore per permettere ai compagni di mettersi in salvo. L’interrogatorio è terribile, vogliono che lei consegni Visone, ore e ore di percosse, torture. Non parla, nessuno dei suoi compagni è compromesso.
Rimane in isolamento totale nel carcere di Monza due mesi, giornate lunghe e vuote, non può comunicare con l’esterno o ricevere notizie. È trasferita a San Vittore per soli due giorni e, l’11 novembre 1944, caricata, con altri prigionieri, su un pullman senza conoscere la destinazione.
Viene imprigionata a Bolzano in un campo di transito. Ancora oggi non si spiega perché le 500 prigioniere politiche che lì si trovavano non furono mai deportate in Germania, diversamente dalle altre 2700 donne che dall’Italia raggiungeranno i campi di concentramento. Mantiene contatti epistolari con la madre, la rassicura sul suo stato fisico e psicologico, riesce persino a scherzare: «se non fosse perché abbiamo sempre fame sembrerebbe una villeggiatura…»   esterni. I tedeschi, prima di fuggire, le rilasciano persino un documento che attesta la prigionia e grazie al quale riuscirà in seguito a dimostrare la sua deportazione.
Milano era stata liberata dei Partigiani e dall’insurrezione popolare il 25 aprile. Onorina decide di non attendere l’arrivo degli americani; con alcuni compagni, sotto la neve, si inerpica sul passo della Mendola, attraversa la Val di Non e il Tonale; si fermano la notte presso i contadini ai quali chiedono cibo e riparo, sono d’aiuto i posti di ristoro dei partigiani delle Fiamme Verdi. Finalmente un pullman fornito dai comuni della zona fino a Ponte di Legno, li porta da lì a Lovere; poi in treno fino a Milano, Stazione Centrale: era il 7 maggio 1945. Con un’assurda “normalità” arriva a Lambrate, a casa, con il tram n. 7. Dalla finestra, vicina a Wanda, guarda emozionata la manifestazione dei Partigiani, rivede Visone, corre in strada, si abbracciano. Nori (come la chiamerà il marito) e Giovanni Pesce, finalmente liberi, si sposano il 14 luglio 1945, non possiedono niente, solo gioia per la ritrovata libertà e speranza per una nuova vita.

Nori Brambilla Pesce è stata Responsabile della Commissione femminile dell’ANPI, Presidente dell’Associazione ex perseguitati politici italiani antifascisti per la sede di Milano e Presidente onorario A.I.C.V.A.S., l’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna.
«Si vuole falsificare la Resistenza, lo chiamano revisionismo ma spesso è falsificazione della storia. Noi siamo stati impegnati per tutta la vita per difendere la libertà-

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE

SEZIONE A.N.P.I. ” RADO ZUCCON” DI UGGIATE TREVANO

IN COLLABORAZIONE CON IL DIRETTIVO ” DINTORNI REATTIVI”

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE ORE 21,00

SCUOLE ELEMENTARI VALMOREA

LA PALESTINA CON I MIEI OCCHI
VIAGGIO IN UNA TERRA CANCELLATA DALLE MAPPE

TESTIMONIANZA DI CLAUDIO, ATTIVISTA DELL’INTERNATIONAL SOLIDARIETY MOVEMENT

con la partecipazione dell’avvocato UGO GIANANGELI

Osservatore internazionale durante le elezioni palestinesi del 2006

e coautore del libro “PALESTINA, PULIZIA ETNICA E RESISTENZA

RESTIAMO UMANI

DOMENICA 23 OTTOBRE

Gli eventi della Resistenza nel comasco raccontati dalla voce dai protagonisti.

Cinque partigiani raccontano la loro esperienza.

Partecipano:

Erminio Nava

Organizzazione Franchi

Luigi Nicolini, Vilma Conti,

Ernesto Maltecca, Mario Tonghini

Brigate Garibaldi

DOMENICA 23 OTTOBRE

alle ore 10 presso il Palazzo Civico

di Mariano Comense in Piazza Roma

SEZIONE DI MARIANO COMENSE – CANTU’


SABATO 22 OTTOBRE CONFERENZA

Sabato 22 ottobre alle ore 15
presso la Circoscrizione 6 di via Grandi, 21 – Como

L’A.N.P.I. provinciale di Como organizza la seconda conferenza del ciclo “Antifascismo, Resistenza, Costituzione”, sul tema:

LA REPUBBLICA ITALIANA NATA DALLA GUERRA

con il Prof. LEONARDO PAGGI

Ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Paggi è autore di una biografia politica di Antonio Gramsci, ha pubblicato due volumi sul rapporto tra americanismo e riformismo europeo, si è occupato negli ultimi anni di storia della memoria. Per il Mulino ha pubblicato “Il ‘popolo dei morti’. La Repubblica italiana nata dalla guerra”.

Il seminario vuole essere anche un’occasione per rinsaldare la militanza ANPI: non mancare!

contatti:
Luca Michelini, responsabile scientifico, 334.701.76.91
Eliana Gatti, segreteria scientifica, 329.78.44.705

IL DISCORSO DI CARLO SMURAGLIA

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di

Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia

Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.

“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.

Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.

Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.

Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.

Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.

Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.

Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.

Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più  aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di dignità, di fierezza, di sensibilità democratica, di uguaglianza, se non restituiremo il posto che gli spetta al lavoro come reale valore e fondamento della Repubblica, se non avremo la forza di consegnare ai giovani un patrimonio di speranze, di attese, di prospettive, di dignità che oggi sembra smarrito.

Un lungo filo da tessere, dunque; ma ormai siamo in tanti, dobbiamo crescere, collegarci, trovare nuove coesioni; ed allora ciò che pareva impossibile diventerà reale, ciò che sembrava utopico diventerà finalmente realtà. Tutto questo non è lontanissimo, anzi è a portata di mano. Occorre fiducia nella forza e nella volontà di un popolo che non ne può più di scandali, soprusi, arroganza e disuguaglianza; occorre credere, con la forza non solo della volontà ma anche della ragione, che è ora di cambiare e possiamo, dobbiamo farcela.
Voglio ricordare, proprio per collegare un passato glorioso al presente, che quando i partigiani riuscirono a liberare alcune zone dai tedeschi e dai fascisti e crearono le “repubbliche  partigiane”, dell’Ossola, della Carnia e tante altre, pur sapendo che i tedeschi potevano tornare, come infatti avvenne, vollero andare al di là del contingente e mettere in campo riforme, della scuola, della giustizia, perfino del sistema fiscale. Durò pochi giorni, talora poche settimane, ma fu un laboratorio di democrazia in una situazione ancora estremamente pericolosa, fu la dimostrazione che non si voleva solo combattere e cacciare il nemico, ma anche ricostruire un’Italia nuova, civile e democratica.

Qualcuno ha detto che, in quelle condizioni, si trattava di un ottimismo della volontà, che rasentava, in qualche modo, l’utopia. Ma quante volte, anche nel nostro Paese, dall’utopia si è passati alla realtà; e non è a caso che pochi dopo, giunse il 25 aprile, il radioso giorno della Liberazione. Anche noi, oggi, dunque, faremmo davvero un gran bene al Paese se anche solo per un momento, al sogno di vedere scomparire questo volgare gruppo di potere, riuscissimo ad aggiungere, con un pizzico di utopia, la convinzione che quel sogno sta per realizzarsi, ma dipende da noi, dalla nostra volontà, dalla nostra unione, trasformarlo in soluzioni concrete.Insomma, dobbiamo crederci con tutte le nostre forze ed impegnarci fino allo spasimo per realizzarlo, questo Paese nuovo e diverso, questa coscienza civile finalmente matura e responsabile, capace di determinare il vero destino di un Paese che, pur nei suoi limiti e difetti, non sembra meritare questo sfascio e questa disgregazione ed ha solo bisogno di essere aiutato a ritrovare, nell’unità, nella solidarietà, e nell’uguaglianza, quel senso diffuso di cittadinanza e, mi sia consentito, di fratellanza e di giustizia sociale, che ha saputo cogliere nei momenti fondamentali della sua storia”.

15 OTTOBRE A ROMA – INDIGNATI

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma.

Manifestazione “indignados” Roma 15 ottobre, Alemanno: “Non sarà come il 14 dicembre”
Sabato 15 ottobre Roma sarà teatro della manifestazione europea dei cosiddetti “indignados” contro “le politiche della Bce, del Fmi e dei Governi nazionali”. Secondo gli organizzatori della manifestazione quella romana sarà solo la prima tappa di un processo più lungo che continuerà nei prossimi mesi. Sul web da settimane continua il tam tam per l’organizzazione di autobus che convoglieranno i migliaia di indignados italiani a Roma

Sabato  ottobre a Roma gli indignati italiani manifesteranno contro le politiche della BCE, del FMI e dei governi nazionali. Secondo gli organizzatori della manifestazione, quella di Roma sarà solo una prima tappa di un percorso più lungo che continuerà nei prossimi mesi.

Tutto è pronto per il 15 ottobre a Roma. Gli Indignados di tutto il mondo stanno manifestando, occupando strade e centri finanziari, per protestare in modo pacifico, contro chi ha causato la crisi economica. Il messaggio è partito da New York, è passato per Seattle, Detroit, e ha raggiunto Londra, Siviglia e adesso Roma. Gli indignados si sono messi d’accordo sul web, tramite Facebook, Twitter e l’obiettivo minimo degli organizzatori è portare in piazza sabato circa 150 mila persone. Sui siti on line si parla di un milione di indignados italiani pronti a raggiungere la capitale. Non solo per manifestare ma per restarci, per «portare l’assedio permanente alla city politica».

Il percorso si snoderà da Piazza Esedra a San Giovanni, passando per i Fori Imperiali e il Colosseo per poi concludersi in piazza San Giovanni. I rappresentanti del «Coordimento 15 ottobre» hanno incontrato i funzionari della Questura di Roma senza tuttavia trovare un punto di incontro, ribadendo la loro posizione («la piazza ci sta stretta»). Tutta l’Italia si sta mobilitando per raggiungere Roma; hanno già dato l’adesione, tra gli altri, Usb, Sinistra critica, Popolo Viola, Rifondazione comunista, Arci, Cobas, Rete28 aprile e moltissimi centri sociali.

Non è previsto da parte degli organizzatori un servizio d’ordine. Questa libertà d’azione che potrebbe sfociare in «blitz creativi» è un aspetto che preoccupa non poco la polizia. Potrebbe esserci la possibilità che gruppi non identificabili e fuori da qualsiasi controllo tentino azioni provocatorie contro le banche o i palazzi della politica. E’ quindi importante sottolineare che le intenzioni degli indignados sono sì di protestare ma in modo pacifico.

Patrizia Mattavelli, Roma.


IL DEGRADO DI UNA NAZIONE

foto-corteo.215x160

Pubblichiamo questo bell’articolo di Memoria condivisa.

Ero a Bologna venerdì, ho incrociato in via Indipendenza un lungo corteo di studenti e insegnanti, scioperavano per i tagli alla scuola, usano lo spagnolo per definirsi indignados. Scrivono in inglese i loro striscioni: Save school, not banks. La scuola è con le spalle al muro, se ne accorta finanche la Gelmini, allora è proprio vero. Le classi di oltre trenta alunni, docenti insufficienti, le segreterie sguarnite, i muri cadenti, manca la carta igienica e per le fotocopie. Il ministro dell’ economia ha dichiarato che la cultura non si mangia e quindi tutto ciò che fa “sapere” possono chiudere, sono altre le priorità. Ho parlato con un docente, era disperato senza lavoro, hanno tagliato il tempo prolungato ma hanno aumentato gli insegnanti di religione, hanno tagliato i progetti, il doposcuola, la scuola come bene comune non esiste più, hanno tolto otto miliardi, prevedono riduzioni alla scuola fino al 2025, nel 2012 la pianta organica dei docenti sarà stata ridotta di 80 mila unità. Forza gnocca! Avanti tutta, il ministro Galan ha deciso di sostituire Paolo Baratta che ha ricoperto l’incarico alla Biennale di Venezia con Giulio Malgara, che pur non essendosi mai occupato né d’arte contemporanea, ne di cinema, né di architettura , ne di teatro, né di musica e neppure di danza le sei sezioni della Biennale, ma si è occupato di calzature, di alimenti per cani e gatti, olio di mais, di acque minerali lisce e gasate, di prodotti da forno. Un pubblicitario che si intende di auditel, gli ascolti della televisione. Il bene comune, ne ha parlato il Presidente della Repubblica, ha invitato a non disperare per il futuro, di non abbandonarsi all’indifferenza e all’apatia.Il pericolo è l’antipolitica lo scrive  Scalfari nell’ editoriale di domenica, l’antipolitica fu l’incubatrice del fascismo. Per scongiurarli bisogna dunque curare la disperazione.  Il futuro dei giovani e il Mezzogiorno. Vivo a Foggia da sempre, vi assicuro che il degrado ha raggiunto picchi mai visti, le strade piene di buche, l’immondizia dappertutto, i giovani senza lavoro circa il 50% della popolazione, sfruttamento e caporalato come gli anni 50, Iacona su Rai 3 domenica sera ha fatto vedere la disperazione degli africani, sfruttatii a quattro euro all’ ora per la raccolta del pomodoro. La Caritas non riesce soddisfare la richiesta di cibo dei meno abbienti, la mattina presto e la sera tardi i cassonetti dell’ immondizia sono preda di disperati che cercano a mani nude e a testa in giù. Il Mezzogiorno con il taglio di fondi ai comuni e l’eliminazione dell’ ICI ricorda la miseria del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.

Da: Memoria Condivisa, 11 ottobre 2011