COMUNICATO ANPI BARONA

A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)

Sezione Barona

Ente morale”, D.L. n.224 del 5 aprile 1945”


Milano, 14 dicembre 2011

La sezione ANPI Barona di Milano, e il Comitato Antifascista per la difesa della

Democrazia Milano zona sei, invia le più sentite condoglianze ai famigliari, ai

fratelli”, a tutti i Senegalesi d’Italia colpiti dal tremendo lutto della strage di

Firenze.

Ancora una volta gridiamo “questa non è l’Italia che i Partigiani sognavano”…

Fascismo, razzismo, xenofobia… mali tremendi che gruppi “neo fascisti”

ripresentano ormai quotidianamente in questa Italia malata, ci vedono e ci

vedranno

maggiormente impegnati a proporre cultura, eguaglianza e giustizia.

Proponiamo ancora una volta che l’ANPI debba aprire le iscrizioni a tutti gli

ANTIFASCISTI senza cittadinanza, noi per primi dobbiamo essere per

l’inclusione e

non l’esclusione.

Terrore, violenza, paure, NO… non si tratta di follia, basta leggere i vari

comunicati

in rete, articoli di giornali e posizioni di sedicenti partiti e associazioni per capire

che

troppo è stato concesso dalla cosiddetta società civile, politica e istituzionale, alla

violenza al fascismo, al razzismo.

Occupiamo le periferie… non solo territoriali, spazzi abbandonati e indifesi, dove

l’ignoranza, la sotto cultura, la povertà, e la solitudine di spirito e d’ideali, la non

conoscenza della storia, crea di nuovo adesioni verso questi “pensieri” per cui i

Partigiani combatteranno e morirono, e per cui ora tutti noi siamo pronti a lottare.

Il fascismo è reato” lo dice la Costituzione, chiediamo l’applicazione della legge

Scelba (645). Chiediamo a tutta la parte sana del paese vigilanza e agire politico.

Ancora “Ora e sempre Resistenza”

Un fraterno abbraccio ai “migranti” ai fratelli Senegalesi.


Ivano Tajetti.

ANPI Barona Milano.


Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia Milano zona sei.

A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)

Sezione Barona – Via Modica 8 – 20143 Milano.


L’ ITALIA SONO ANCHE IO

“L’Italia sono anch’io”

A seguito degli INAMMISSIBILI episodi RAZZISMO che si sono verificati negli ultimi giorni, ricordiamo a tutti che il Comitato Nazionale ANPI sostiene la campagna “l’Italia sono anch’io” a favore dei i diritti di cittadinanza e del diritto di voto per le persone di origine straniera (dettagli su http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=517)

ANNIVERSARIO DI GIANCARLO PUECHER

Giancarlo Puecher nacque a Milano il 23 agosto 1943. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano, sospese gli studi per arruolarsi volontario nell’aviazione come allievo ufficiale pilota. Dopo l’armistizio si ricongiunse ai familiari, che nel frattempo erano sfollati a Lambrugo. Collegatosi ai partigiani del luogo, nel settembre 1943 entrò a far parte della banda autonoma di Ponte Lambro, divenendone il vice-comandante. Fu fermato per caso, in bicicletta con il compagno Fucci, da una pattuglia di militi della Repubblica Sociale Italiana a Lezza la notte del 12 novembre del 1943, ad un posto di blocco dei numerosi istituiti insieme al coprifuoco, in seguito al fatto che quella stessa sera erano stati uccisi il centurione della milizia e cassiere del Banco Ambrosiano di Erba, Ugo Pontiggia, e un suo amico, Angelo Pozzoli.
   Puecher e Fucci, ignari di tutto e che, forse, se fossero stati a conoscenza dell’omicidio, avrebbero avuto maggiore prudenza, si stavano recando a una riunione clandestina. Avevano un tubo di gelatina e alcuni manifestini antifascisti, di cui però riuscirono, nel buio, a disfarsi. Fucci estrasse la pistola e tentò di sparare, ma l’arma si inceppò. Uno dei miliziani lo colpi ferendolo al ventre. Fu portato in ospedale e rimase in prigione fino alla fine della guerra. Giancarlo fu fermato, interrogato, picchiato e poi arrestato.
   Il federale di Milano Aldo Resega fu ucciso il 18 dicembre 1943, mentre Giancarlo Puecher era già in prigione e da più di un mese.
   Giancarlo Puecher non fu mai accusato di alcun omicidio.
   Quando il 20 dicembre, allorchè fu ucciso in un agguato anche lo squadrista di Erba Germano Frigerio, i fascisti decisero di mettere in atto una rappresaglia, con modalità tristemente consuete, che prevedeva la fucilazione di trenta antifascisti, dieci per ogni fascista ucciso ad Erba, cioè Ugo Pontiggia, Angelo Pozzoli e Germano Frigerio.
   Nelle carceri di Como non trovarono un numero tale di prigionieri e li ridussero a sei, fra cui Giancarlo Puecher. I fascisti imbastirono un processo farsa, istituendo un Tribunale Speciale, presieduto da Biagio Sallusti, e con irregolarità processuali inconcepibili oggi, ma di regola ai tempi, Puecher fu l’unico condannato a morte, mediante fucilazione, non per omicido, ma per aver promosso, organizzato e comandato una banda armata di sbandati dell’ex esercito allo scopo di sovvertire le istituzioni dello Stato.
   Non si poteva ammettere che un giovane di famiglia nobile e di ispirazione profondamente cristiana “cospirasse”.

Fu fucilato il 23 dicembre, antivigilia di Natale, nel cimitero nuovo di Erba. Aveva 20 anni. Prima di morire volle abbracciare e salutare tutti i presenti, rincuorando e perdonando tutti.

Si doveva dare l’esempio. Esempio che sortì nei fatti l’effetto contrario, determinando ancora di più alla lotta contro il fascismo la parte migliore dell’Italia, che nei valori condivisi trovò la forza di ribellarsi.

Riportiamo qui l’ultima lettera di Giancarlo Puecher, scritta poche ore prima di essere fucilato.

21 dicembre 1943

Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere.
Tutti i miei averi vadano ai miei fratelli e a Elisa Daccò.
Vorrei che sul mio avviso mortuario figurassero i miei meriti sportivi e militari.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.
Viva l’Italia.
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita.
L’amavo troppo la mia patria non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio. L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa Barlassina. Il mio guardaroba ai miei fratelli e a Pussi Aletti, mio indimenticabile compagno di studi.
L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma a Papà, il braccialetto a Ginio e l’orologio Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.
Stabilite una somma per messe in mio suffragio e per una definitiva sistemazione pacifica della patria nostra.
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse non sufficientemente apprezzò.
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.
Baci a tutti
Giancarlo Puecher Passavalli
 
[ Giancarlo Puecher Passavalli, Lettera a Tutti, scritta in data 21-12-1943, Erba (CO), in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=&doc=122&testo=2&lingua=it), INSMLI, vista domenica 21 novembre 2010.]

E’ INTOLLERABILE

E’ INTOLLERABILE

La notizia è di quelle che ci lasciano agghiacciati: ieri, a Torino, un gruppo di un centinaio di violenti, con il pretesto di “vendicare” lo stupro di una ragazzina sedicenne, stupro che si è poi rivelato una pura invenzione, hanno organizzato un vero e proprio Pogrom nei confronti dei nomadi del loro quartiere,

Armati di spranghe, bastoni e bombe carta, questi vigliacchi facinorosi hanno invaso il campo nomadi e hanno sfogato la loro rabbia su tutto quello che capitava loro sottomano, rompendo vetri e incendiando baracche, tende, roulottes, appiccando il fuoco anche alle bombole del gas,con il rischio di provocare una strage.

E’ INTOLLERABILE che nel nostro Paese, nella civilissima Torino, si compiano raid punitivi di questo tenore.

E’ INTOLLERABILE che, per la presunta e non confermata colpevolezza di qualcuno, si voglia punire una intera comunità, innocenti vecchi, donne e bambini

E’ INTOLLERABILE il razzismo, qualunque ne sia la causa e comunque lo si voglia mascherare.

E’ INTOLLERABILE, come dice il sindaco di Torino Piero Fassino, che si compiano atti di vero linciaggio nei confronti di persone estranee ai fatti, per la sola ragione che essi sono cittadini stranieri.

NO ALL’ODIO E ALLA VIOLENZA.

NO AL RAZZISMO

SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO

Domenica 11 Dicembre 2011
VILLA SCHEIBLER · sala torretta · via orsini 20 · milano
dalle ore 14.30 alle 18.30

“Senza memoria non c’è futuro”

STRAGE DI PIAZZA FONTANA
42 ANNI DOPO

Mostra “CHI È STATO ” a cura di La.p.s.u.s.

Filmati in continuo nella saletta adiacente:
“Resistenze” di G. Frisoli e A. Sallusti
“Volevamo cambiare il mondo” Storie di giovani antifascisti dagli anni sessanta fino a oggi

0re 15.30
I lavoratori motore del cambiamento verso la democrazia. Una storia che viene da lontano:
presentazione del libro “ La lunga Resistenza Operaia contro il fascismo 1922- 1945 “
di G. Frisoli e A. Sallusti. Arterigere Edizioni, Varese, 2007

Saranno presenti gli autori.
Partecipa Lidia Martin redattrice della rivista Zapruder

0re 16.30
Interventi musicali a cura di Ezio Cuppone e del Gruppo Coro Ingrato

a seguire
Dibattito tra i relatori e pubblico: Dove ci porta la crisi? il ruolo dei lavoratori e delle forze democratiche per la difesa della 

Costituzione
Coordina Antonella Barranca Coordinatrice ANPI zona 8

http://anpibarona.blogspot.com/2011/12/anpi-zona-8-mi-senza-memoria.html

42° DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Le manifestazioni a Milano per il 42° anniversario della strage di piazza Fontana

Di seguito le manifestazioni organizzate dal Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’Ordine repubblicano in occasione del 42° anniversario della strage di Piazza Fontana: 12 Dicembre 1969 – 12 dicembre 2011.

12 DICEMBRE (manifestazione dedicata alla memoria).
Ore 14,30 Consiglio Comunale straordinario.
Sono previsti gli interventi di:
– Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale
– Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana.

Ore 16,30 appuntamento in Piazza Fontana con i Gonfaloni dei Comuni, e le bandiere delle Associazioni Partigiane.
Ore 16,37 deposizione delle corone alla presenza delle Autorità;

ore 17,30 corteo con partenza da Piazza della Scala;
ore 18,00 piazza Fontana interventi di:
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana.
– Danilo Galvagni, Segretario Generale della CISL.
– Prof. Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI.
– Presenta Carla Bianchi Iacono Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Alle ore 20,00 del 12 dicembre presso la sala Orlando del Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47 si svolgerà un concerto dedicato al 42° anniversario di Piazza Fontana.
 
13 DICEMBRE
Ore 18,00 presso sala Buozzi Camera del Lavoro di Milano Corso di Porta Vittoria 43.
In apertura:
Monologo di Daniele Biacchessi “Piazza Fontana, il giorno dell’innocenza perduta“.
Presentazione del libro di Fortunato Zinni: “Piazza Fontana nessuno è Stato“. Partecipano con l’autore:
– Carlo Arnoldi, Presidente dell’Associazione Vittime di Piazza Fontana. – Pietro Chiesa, figlio di Francesca Dendena.
– Federica Dendena, nipote di Francesca Dendena.
– Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano.
– Onorio Rosati, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano.
– Guido Salvini, Magistrato.
– Coordina Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano.

Il RICORDO E L’APPELLO

Il 12 dicembre del 1969 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura
di Milano provocando 17 morti e 84 feriti.
Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.
A 42 anni dalla strage, il Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo e per la difesa dell’ordine repubblicano, d’intesa con
i Familiari delle Vittime promuove una serie di iniziative non solo per rendere il doveroso tributo di memoria ai caduti, ai feriti ed ai
familiari, ma anche per riflettere su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri, anche per ciò che attiene al ruolo svolto da parti dello Stato.

Vogliamo verità e giustizia, vogliamo che si aprano tutti gli armadi e si svelino tutti i segreti, anche per essere certi che queste tragiche
vicende non possano verificarsi mai più.
Alle iniziative in programma sono vivamente invitati a partecipare tutti i cittadini.

A partire da lunedì 5 dicembre presso la sede dell’ANPI Provinciale in Via San Marco 49 saranno disponibili copie del programma.

CENTRO ISLAMICO A COMO

COMO «Mai una moschea a Como, non ci sono le condizioni né a Camerlata né da altre parti. E siamo contrari anche al mantenimento dell’attuale centro islamico, perché non possiamo sapere cosa accade all’interno e cosa può nascondere». La Lega sale sulle barricate e rispolvera quello che ormai è un suo cavallo di battaglia: il presidio, con gazebo, all’angolo tra via Napoleona e via Pino (a pochi metri dalla sede del centro culturale).
Ma mentre i lumbard bocciano senza appello la richiesta di una moschea, la titolare della tintoria situata di fronte al centro culturale di via Pino invita a «evitare discriminazioni». La modalità scelta per l’appello, tra l’altro, è insolita: la signora Carmen Cangi – che nei giorni scorsi ha subito un tentativo di rapina – ha deciso di affiggere alla vetrina del negozio un cartello per fare chiarezza sull’accaduto e smentire le dicerie che circolano nel quartiere. «Chi mi ha aggredito l’altra sera – si legge – è comasco, italianissimo! Smettiamola di discriminare gli altri quando il marcio è dei nostri». L’uomo che aveva tentato il colpo, subito arrestato e ora in carcere, in effetti è di Lipomo. «Qui si tende a fare di tutta l’erba un fascio – dice la titolare – ma a me gli islamici non hanno fatto nulla di male e ho voluto spiegare a scanso di equivoci che la loro presenza non c’entra nulla con l’episodio dell’altro giorno».

LETTERA DI CARLO SMURAGLIA A MARIO MONTI

Lettera di Carlo Smuraglia a Mario Monti

Lettera al presidente del Consiglio Mario Monti da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Essa esprime non solo l’augurio non rituale ad un Governo di impegno e di svolta ma anche rappresenta la posizione dell’ANPI di fronte ad una situazione politica nuova, carica di attese e di speranze.

Questo il testo.

“Signor Presidente,
ho aspettato che cessassero le consuete ritualità, dopo la definitiva approvazione del Suo Governo, da parte del Parlamento, per esprimerLe – al di fuori di ogni convenzionalità – i sentimenti e le speranze sincere dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e miei personali.
Anzitutto, desideriamo rallegrarci sinceramente con Lei per il Suo impegno e la Sua disponibilità, in un momento così grave e difficile; e desideriamo esprimere il nostro compiacimento per l’autorevolezza, la serietà e lo stile con cui Lei ed i Suoi Colleghi di Governo avete affrontato un compito così oneroso, anche se, nello stesso tempo, così esaltante, almeno per chi crede nel nostro Paese e nei

valori fondamentali che lo reggono. Non entrerò nel merito di ciò che Lei farà e potrà fare col Suo Governo. Per noi è fondamentale che Lei possa riuscire a risollevare il nostro Paese dal baratro in cui era caduto, restituendo fiducia e speranza – che sembravano smarrite – a tante cittadine e cittadini e soprattutto ai giovani. Questo sarebbe già molto, soprattutto se si realizzasse in concreto quel richiamo al rigore (in cui noi leggiamo non solo e non tanto sacrifici, quanto serietà, dignità e correttezza) ed alla equità (in cui ravvisiamo un forte connotato di socialità e solidarietà) a cui

Lettera di Carlo Smuraglia a Mario Monti

Lettera al presidente del Consiglio Mario Monti da parte del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia.

Essa esprime non solo l’augurio non rituale ad un Governo di impegno e di svolta ma anche rappresenta la posizione dell’ANPI di fronte ad una situazione politica nuova, carica di attese e di speranze.

Questo il testo.

“Signor Presidente,
ho aspettato che cessassero le consuete ritualità, dopo la definitiva approvazione del Suo Governo, da parte del Parlamento, per esprimerLe – al di fuori di ogni convenzionalità – i sentimenti e le speranze sincere dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e miei personali.
Anzitutto, desideriamo rallegrarci sinceramente con Lei per il Suo impegno e la Sua disponibilità, in un momento così grave e difficile; e desideriamo esprimere il nostro compiacimento per l’autorevolezza, la serietà e lo stile con cui Lei ed i Suoi Colleghi di Governo avete affrontato un compito così oneroso, anche se, nello stesso tempo, così esaltante, almeno per chi crede nel nostro Paese e nei valori fondamentali che lo reggono.

Non entrerò nel merito di ciò che Lei farà e potrà fare col Suo Governo. Per noi è fondamentale che Lei possa riuscire a risollevare il nostro Paese dal baratro in cui era caduto, restituendo fiducia e speranza – che sembravano smarrite – a tante cittadine e cittadini e soprattutto ai giovani. Questo sarebbe già molto, soprattutto se si realizzasse in concreto quel richiamo al rigore (in cui noi leggiamo non solo e non tanto sacrifici, quanto serietà, dignità e correttezza) ed alla equità (in cui ravvisiamo un forte connotato di socialità e solidarietà) a cui Lei si è più volte riferito fin dal primo momento del conferimento dell’incarico da parte del Presidente della Repubblica.

Ma debbo dirLe con franchezza che la nostra Associazione si aspetta ancora di più dal Suo Governo: il Paese ha bisogno non solo di risolvere
una grave crisi economica, ma anche di uscire da una profonda crisi etica e di valori. In questi anni, il richiamo alla Costituzione ed ai suoi principi è risultato troppo spesso sbiadito; altrettanto spesso il ricordo delle origini della nostra democrazia è stato negletto e deformato, al punto che talora è sembrato che quella carica ideale che animò i Combattenti per la libertà e costituì lo spirito di fondo di tutta l’Assemblea costituente, fosse affievolita e perfino esposta a gravi pericoli. Il risultato peggiore di questa situazione è stata l’affermazione di una serie di cosiddetti valori, in realtà inesistenti, e di una fortissima carica di antipolitica. 

Potrà sembrare paradossale che proprio da un Governo di “tecnici” ci si possa aspettare non solo la riaffermazione dei valori fondanti del nostro sistema costituzionale, ma addirittura il rilancio della “buona politica”, con conseguente avvio al progressivo ricupero della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e di un rinnovato sistema politico. Ma in realtà, il paradosso non esiste perché questa attesa trae fondamento proprio dai connotati complessivi del Suo Governo e della Sua stessa persona, che garantiscono la concreta possibilità di

quel “riscatto” del nostro Paese, che non può essere solo economico, ma deve essere anche morale ed ideale.

Ecco perché, lasciando a coloro a cui compete ogni valutazione sulle misure che verranno adottate, ho voluto esprimerLe, signor Presidente, questi sentimenti, queste speranze e queste attese, condivise da tutta l’A.N.P.I., che da sempre si impegna, con tutte le sue forze, per il consolidamento e lo sviluppo della democrazia e per l’intransigente difesa dei valori costituzionali di fondo, a partire, ovviamente, dal lavoro, dalla legalità e dalla dignità della persona.

Come vede, Signor Presidente, non c’è nulla di convenzionale e di formale nell’augurio sincero, che Le rivolgo a nome di tutta l’Associazione da me presieduta, di riuscire a realizzare le finalità e gli intenti che hanno ispirato la Sua discesa in campo, in stretta corrispondenza con le reiterate indicazioni e con gli accorati ammonimenti rivolti a tutto il Paese dal Presidente della Repubblica, a cui va – ancora una volta – la gratitudine e la fiducia di tutte le italiane e di tutti gli italiani.

 Con viva cordialità.”

Prof. Carlo Smuraglia, presidente nazionale A.N.P.I.

 

CASA POUND A MILANO

La Provincia di Milano non concederà la sala a Casa Pound

Dopo le proteste la Provincia di Milano non concederà a Casa Pound la prestigiosa Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi per una manifestazione. Ad annunciarlo è “con grande soddisfazione” Roberto Cenati, presidente ANPI Milano e Provincia.

La manifestazione del gruppo neofascista era prevista per sabato 3 dicembre.

Ma le pressioni esercitate con continuità e in modo unitario da parte dell’ANPI, delle Associazioni Resistenziali, della Comunita Ebraica Milanese, del sindacato, dei gruppi consiliari di centro-sinistra della Provincia di Milano hanno portato alla revoca.

“Continueremo – sottolinea Cenati – a batterci perchè la Provincia di Milano, che proprio recentemente ha ospitato a Palazzo Isimbardi una mostra che, nella parte riguardante la seconda guerra mondiale ha costituito una grave offesa a coloro che hanno sacrificato la vità per restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese, torni a svolgere il suo fondamentale ruolo di Istituzione della Repubblica nata dalla Resistenza”.