MARGHERITA HACK

Margherita Hack: le feste laiche non si toccano

Riceviamo (e volentieri pubblichiamo) il commento della scienziata Margherita Hack alle proposte del governo per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari:

“Concordo pienamente con la vostra presa di posizione. Mi sembra che con la scusa del risparmio si procede nella direzione di voler cancellare quelle che sono state le tappe più significative della recente storia d’Italia, della riconquista della democrazia, delle lotte partigiane dopo la buia parentesi della dittatura fascista e delle leggi razziali.

25 aprile, 1 maggio, 2 giugno sono tre date di immenso significato per la nostra democrazia e dobbiamo opporci a questa vergogna.”

Margherita Hack

NO ALL’ ABOLIZIONE DEL 25 APRILE

No all’abolizione della festa del 25 aprile

Numerose proteste per la volontà del governo Berlusconi di abolire alcune festività laiche tra cui il 25 aprile (oltre al 1° maggio, festa dei lavoratori, e al 2 giugno, quella della Repubblica), ossia la giornata che celebra e ricorda la liberazione dell’Italia dai nazifascisti e il ritorno della dmocrazia.

Da qui una netta presa di posizione del Comiatato nazionale dell’Anpi. “Da quanto si apprende dai giornali – si rileva nel comunicato – tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare – in relazione all’aggravarsi della crisi – ci sarebbe quello dell’accorpamento di alcune feste “non concordatarie” nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all’equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale”. 

“L’ANPI – si sottolinea – portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati  e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale”

COMUNICATO ANPI

NON SI TOCCHI

IL 25 APRILE

Nell’ennesima “manovra” il Governo ha deliberato, tra i tanti provvedimenti annunciati per far fronte ad una crisi fini a ieri negata e che rischia di travolgerci, di accorpare le “festività civili” nelle giornate di domenica.

Tra queste festività c’è il 25 Aprile.

Il 25 Aprile, come gli Italiani sanno (o dovrebbero sapere), è data sacra alla Patria, perché ricorda la libertà, la democrazia, la civiltà ritrovate (per tutti), la sconfitta del mostro nazifascista, il sacrificio dei tanti italiani che per questo si sono battuti, riscattando l’Italia dalla vergogna e dall’ignominia nazifascista che aveva contribuito a creare.

Vergogna e ignominia che altri Italiani, quelli della “repubblica di Salò”, hanno convintamente sostenuto e, da ultimo, difeso alle dipendenze dei nazisti e contro le scelte del Governo italiano. Italiani, questi ultimi, tra l’altro, che l’attuale Governo vorrebbe, con un disegno di legge in itinere in Parlamento, equiparare ai combattenti per la libertà.

Pensare di  cancellare il 25 Aprile, come fosse una qualsiasi sagra paesana, per risparmiare qualche milione, certamente reperibile in modo più giusto e più degno, significa ferire la coscienza civile degli Italiani e recare offesa irreparabile a chi è morto o si è battuto per la civiltà e la dignità della persona. Gesto odioso, in linea, del resto, con la pretesa sopra ricordata di riabilitare il peggiore fascismo, quello razzista e filonazista di Salò.

Chiediamo a tutti gli Italiani di difendere i valori resistenziali contro  questo mercatismo d’accatto, incapace di capire che l’Italia può riprendersi solo se spinta dai grandi ideali comuni. Vale molto di più infatti, anche economicamente, la coesione sociale, basata sul senso di identità e di appartenenza, che qualche milione raccattato in malo modo, svilendo quegli ideali e quei i valori.

ORA E SEMPRE IL 25 APRILE (NON ALTRA DATA) RIMANGA IL NOSTRO GIORNO DELLA MEMORIA E DELLA RICONOSCENZA.

             La Presidenza

                    A.N.P.I  Regionale Lombardia

10 AGOSTO PIAZZALE LORETO

In ricordo dei 15 martiri di piazza Loreto

Milano / 10 agosto 2011

Su iniziativa del Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano, il 10 agosto a Milano, in occasione del 67° anniversario dell’eccidio di piazzale Loreto, le Associazioni della Resistenza, i familiari dei Caduti, gli Enti, le forze democratiche e antifasciste milanesi renderanno omaggio alla memoria dei combattenti per la Libertà e nel contempo ribadiranno la permanente mobilitazione a tutela dei principi sanciti nella Costituzione.
Il programma previsto in Piazzale Loreto per mercoledì 10 agosto 2011 sarà il seguente:
ore 10,00 – Piazzale Loreto – deposizione di corone alla stele che ricorda i 15 Martiri; interventi di rappresentanti delle istituzioni, di Sergio Temolo e Massimo Castoldi familiari dei Caduti. Introduce Carla Bianchi Iacono dell’ANPC;

ore 21,00 – sempre in Piazzale Loreto – manifestazione antifascista.
Interverranno: Sergio Fogagnolo, Presidente dell’Associazione “Le Radici della Pace – i 15”;
Gianni Mariani, della FIAP;
Roberto Cenati, Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano;
Seguiranno lettura di brani e testimonianze di alcuni dei Quindici Martiri a cura di Chiara Iacono; la serata si concluderà con un intrattenimento musicale “Una cantata Partigiana”;

La storia è nota.
Il 10 Agosto 1944 un plotone fascista della legione Muti, per ordine della sicurezza nazista, fucilò 15 partigiani in piazzale Loreto.
Le loro colpe: non pensare fascista e difendere gli impianti industriali che i nazisti volevano trasferire in Germania, depredando così la struttura economica del nostro Paese.
Ai quindici, martiri come a tutti i partigiani, dobbiamo 67 anni di pace, democrazia e libertà.
Nel 67° Anniversario, il Comitato Permanente Antifascista invita i cittadini milanesi a partecipare al ricordo, testimoniando così la propria fede negli ideali per cui diedero la vita i Quindici Martiri.

I 15 martiri di Piazzale Loreto

di Giovanna Giannini

Umberto Fogagnolo, classe 1911, era un accanito avversario del regime fascista. La sua attività clandestina fu intensa e svolta attraverso numerosi discorsi e scritti. Fu tra i primi a dare l’assalto, il 25 luglio 1943, al “covo” di via Paolo da Cannobio. L’8 settembre formò bande di patrioti, organizzò rifornimenti di armi, aiutò ed inquadrò i compagni di fede. Nell’ottobre del 1943, in pieno giorno, venne arrestato a Milano nel corso Vittorio Emanuele perché affrontò coraggiosamente il comandante della ” Muti”, Colombo, mentre pestava un operaio. Domenico Fiorani, classe 1913. Nel settembre del 1943 fu licenziato dallo stabilimento nel quale lavorava, aveva poco denaro e la moglie da curare, fu così che si dedicò intensamente all’attività politica. Fondò una nuova sezione socialista a Sesto San Giovanni e diede la sua opera come propagandista e collaboratore di giornali clandestini. Il 25 giugno 1944 mentre si recava a trovare la moglie in ospedale fu arrestato dalle SS e trasferito a San Vittore. Vitale Vertemati, aveva 26 anni quando fu arrestato il 1° maggio del 44’ a causa del suo lavoro di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Giulio Casiraghi, classe 1899, militante nel partito comunista da lunga data. Fu arrestato: nel 1931 per reati politici e per aver svolto attiva propaganda sui fogli clandestini, venne liberato dal confino di polizia nel 1936, nel 1943 perché organizzatore degli scioperi verificatisi alla ditta ” Marelli” e infine il 12 luglio dello stesso anno in quanto addetto alla ricezione dei messaggi da Londra per gli aviolanci. Tullio Galimberti, classe 1922. Chiamato alle armi, anziché militare nelle file fasciste, preferì dedicarsi al movimento clandestino. Ebbe attivi e frequenti contatti con i G.A.P e svolse numerose missioni importanti. Fu catturato in pieno giorno in una via centrale di Milano. Eraldo Soncini, classe 1901. Fin da giovane partecipò ai movimenti proletari. Attivissimo militante nelle file del partito socialista, subì un primo arresto nel 1924 e in tale occasione fu violentemente bastonato. Dopo l’8 settembre fu attivamente ricercato, ma ciò non gli impedì di partecipare alla lotta clandestina sino al giorno in cui fu catturato dalle SS. Andrea Esposito, 46 anni, iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Andrea Ragni, 23 anni. Dopo l’8 settembre, mentre partecipava ad un’azione per tentare di impossessarsi di armi, fu ferito e ricoverato a Niguarda da dove riuscì a scappare. Arrestato una seconda volta, riuscì a fuggire nuovamente, ma venne ripreso e rinchiuso a San Vittore sino al giorno della fucilazione. Libero Temolo , classe 1906, frequentò sin dalla gioventù i circoli comunisti del proprio paese e soffrì il carcere e le persecuzioni. Giunse a Milano nel 1925 e divenne un attivo organizzatore delle S.A..P. Fu catturato al posto di lavoro nell’aprile del 1944. Emidio Mastrodomenico, classe 1922, si trasferì a Milano nel 1940 dove operò presso il commissariato di Lambrate. Fu arrestato in quanto capo delle GAP. Salvatore Principato, classe 1892, militò sin da giovane nel partito socialista. Nel 1933 fu una prima volta arrestato perché apparteneva al movimento ” Giustizia e Libertà”. Rilasciato tornò a svolgere attività antifascista e dopo l’8 settembre lavorò intensamente per la libertà d’Italia fino al giorno del suo arresto. Renzo Del Riccio, classe 1923, socialista , era soldato di fanteria quando l’8 settembre con il suo reggimento partecipò ad accaniti scontri contro i tedeschi in Monfalcone. Tornato al suo paese, lavorò sino al marzo del 1944, epoca in cui, essendo stata chiamata la sua classe, riparò in montagna nei dintorni di Como. Organizzò un audace tentativo di sabotaggio con la collaborazione dei partigiani. Arrestato, fu inviato dai tedeschi in Germania, ma a Peschiera riuscì a fuggire e a nascondersi poi a Milano in casa di parenti. Fu arrestato in seguito ad un falso appuntamento nel 1944. Angelo Poletti, svolgeva un ‘attiva propaganda partigiana tra i lavoratori dell’Isotta Fraschini presso cui lavorava. Fu arrestato mentre andava a prelevare armi per i compagni. Rimase per molto tempo a San Vittore dove subì sevizie. Vittorio Gasparini , dopo l’invasione tedesca, messosi in aspettativa collaborò con i partigiani raccogliendo fondi e curando il funzionamento di una radio trasmittente clandestina. Fu arrestato nel novembre del 1943 vicino Brescia. Rimase a San Vittore sino al giorno della sua fucilazione. Gian Antonio Bravin , classe 1908, dopo l’armistizio iniziò la sua attività politica. Fece parte del III Gruppo GAP di cui divenne il capo organizzando vari colpi. Venne arrestato nel 1944.

Erano in 15, accomunati dal desiderio di liberare la propria patria dal giogo fascista e nazista, condivideranno non solo lo stesso carcere, San Vittore, ma anche la stessa orribile e ingiusta sorte. La mattina del 10 agosto 1944 vennero svegliati all’alba, ognuno aveva in tasca un bigliettino col proprio nome, era il segno della condanna a morte. Con la loro esecuzione i capi nazisti volevano compiere un gesto di rappresaglia per l’esplosione di una bomba in viale Abruzzi. Furono scelti a caso, stipati su un autocarro, condotti a piazzale Loreto e qui uccisi all’impazzata. Le salme vennero ammucchiate a terra e fu impedito qualsiasi gesto di omaggio da parte della popolazione e dei parenti. I cadaveri erano sorvegliati da militi fascisti, alcuni dei quali non paghi di aver scaricato il loro mitra su uomini indifesi e innocenti, si prendevano il privilegio di ridere istericamente davanti a quel mucchio di cadaveri ancora caldi. La fucilazione fu eseguita dalla G.N.R. e dalla ” Muti” per appagare la sete di sangue di Teodor Emil Saevecke, all’epoca dei fatti comandante della polizia di sicurezza nazista. Era un potente gerarca del Terzo Reich, comandante dell’Aussenkommando di Milano, spietato governatore di San Vittore. Aveva 32 anni quando giunse la prima volta in Lombardia. Dal settembre del 1943 all’aprile del 1945, periodo del suo soggiorno in Italia, Milano visse una stagione di terrore e sangue. Al termine del conflitto si ritirò indisturbato in Bassa Sassonia, pensionato dal 1971, dopo aver prestato i propri servigi alla Cia ( 1948) e aver percorso una brillante carriera nella polizia di Bonn. Strappato al suo quieto vivere, ricacciato col peso dei suoi crimini in un passato che non aveva mai rimosso, davanti all’accusa dell’eccidio di piazzale Loreto aveva reagito infastidito dicendo che si trattava di una montatura, che il magistrato italiano non aveva alcun diritto di frugare nella sua vita. Aveva poi aggiunto di essere stato già assolto anni prima dai tribunali inglesi e tedeschi. Theo Saevecke è stato in realtà un personaggio molto importante all’interno dell’ingranaggio nazista. Godeva infatti di notevoli protezioni da parte del governo tedesco, tanto che negli anni ‘60 fu velocemente archiviata un’inchiesta contro di lui. Nel marzo del 1963 però il consigliere di stato Gerhard Wiedemann fu inviato in Italia per fare chiarezza sul passato di Saevecke. Una sua foto ritrovata in modo fortunoso dal Comitato Combattenti Antifascisti di Berlino ed inviata a Milano per il riscontro, contribuì a togliere ogni dubbio. Saevecke era emerso a tutto tondo dai ricordi delle vittime come un criminale che aveva coordinato diverse stragi a cominciare da quella di Meina sul Lago Maggiore del 22 settembre 1943, quando 54 ebrei vennero massacrati da soldati della Divisione corazzata “Adolf Hitler”. Saevecke aveva alle sue dipendenze circa 20 ufficiali, 60 sottufficiali, una ventina di soldati oltre ad un nutrito gruppo di militari italiani, ma non si limitava solo ad impartire ordini, spesso aveva preso parte ai pestaggi e alle torture. L’elenco dei suoi crimini è incredibilmente lungo e agghiacciante, ricordiamo il caso più agghiacciante, quello di Salomone Rath sbranato da un cane durante un interrogatorio. Ai sabotaggi e alle azioni partigiane aveva risposto il Comando SS con una serie di stragi cominciate proprio nel luglio del 1944: il 15 tre fucilati a Greco, il 20 altri 3 a Corbetta, il 21 cinque fucilati e 58 deportati a Robecco sul Naviglio…..fino al 10 agosto 1944. Questo moltiplicarsi di stragi era dovuto al fatto che i tedeschi vivevano ormai con la paura di una insurrezione, ma la guerriglia partigiana alla fine si sarebbe imposta. Mussolini informato dell’eccidio di piazzale Loreto disse che quel sangue lo avrebbero pagato molto caro. Ma torniamo indietro a quella mattina per chiarire meglio come si svolsero i fatti. Il colonnello Giovanni Paolini, comandante della GNR di Milano, aveva ricevuto la sera del 9 agosto l’ordine del comando tedesco di mettere a disposizione per il giorno successivo un plotone di militi della RSI da utilizzare per la fucilazione di 15 ostaggi, per vendicare un attentato ad un autocarro della Wermacht avvenuto alle 8.15 dell’8 agosto 1944 in viale Abruzzi. Secondo il bando del maresciallo Kesselring dovevano essere uccisi 10 ostaggi per ogni vittima tedesca, ma in quell’attentato non era deceduto nessun tedesco, anzi i 6 morti ed i 10 feriti erano tutti italiani. A nulla valse il disperato tentativo del capo della Provincia Piero Parini per salvare quelle povere vite. Aveva dapprima tentato di mettersi in contatto con i comandi tedeschi e successivamente aveva inviato il comandante Pollini dal colonnello Kolberck, responsabile militare della piazza di Milano, per fargli presente che le vittime di viale Abruzzi erano tutte italiane e che se rappresaglia si fosse fatta, anche le autorità italiane dovevano esprimere il loro parere. Alle 5 del mattino del 10 agosto Pollini aveva informato il capo della Provincia che Kolberck non si era fatto trovare. In quello stesso momento i 15 morituri stavano per lasciare San Vittore. Nel ” Pro memoria per il duce” Parini aveva riferito che gli ostaggi erano stati svegliati alle 4.30 ed in cortile avevano consegnato a ciascuno una tuta per dare loro l’illusione della partenza per il lavoro in Germania. Sul registro del carcere era apparso annotato “trasferiti per Bergamo”. Arrivarono in piazzale Loreto alle 5.45, ad attenderli c’erano un ufficiale tedesco con 4 soldati. Furono disposti a semicerchio, qualcuno tentò invano la fuga entrando in una casa, ma fu raggiunto dai colpi dei fascisti. Per ordine tedesco i corpi rimasero sul terreno fino al pomeriggio inoltrato. Cominciarono a transitare per piazzale Loreto gli operai che si recavano al lavoro e tutti si fermarono ad osservare il mucchio dei cadaveri. Uno spettacolo tremendo che nelle intenzioni dei tedeschi avrebbe dovuto servire da monito alla popolazione. Su quei corpi straziati furono trovate fotografie di figli e di mogli su cui con grafia spezzata era scritto “Viva l’Italia”. Questa vicenda insieme agli altri delitti commessi durante l’occupazione nazista in Italia è emersa nei suoi particolari solo nel 1994, quando furono trovati 3000 faldoni occultati nell’archivio del Tribunale Supremo Militare di Roma, in un grande armadio con le ante rivolte verso il muro. Per quanto riguarda piazzale Loreto, verso la fine degli anni 90’ Saevecke subì un regolare processo durato un anno al termine del quale subì la condanna del carcere a vita, per aver commesso il reato di : violenza con omicidio in danno di cittadini italiani per aver cagionato, quale capitano delle forze armate tedesche, nemiche dello Stato italiano la morte di Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Gian Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Salvatore Principato, Angelo Poletti, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, LiberoTemolo, Vitale Vertemati.






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6 AGOSTO, ANNIVERSARIO DELL’ESPLOSIONE DELLA PRIMA BOMBA NUCLEARE

SABATO 6 AGOSTO, ORE 11

A COMO, MONUMENTO ALLA RESISTENZA EUROPEA

COMMEMORAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA BOMBA SU HIROSHIMA

Sabato alle ore 11, davanti al monumento alla Resistenza Europea, avverrà la commemorazione ufficiale del 66 anniversario della bomba su Hiroshima.

L’Anpi, da sempre schierata in difesa dei valori della Pace e della non-violenza, sarà presente come sempre presente con i suoi rappresentanti e con la sua bandiera, e invita tutti i suoi iscritti a non mancare a questo importante appuntamento.

Washington, 6 agosto. Il presidente Truman ha annunciato oggi che, sedici ore fa, aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bomba finora usata nella guerra, la “bomba atomica”, più potente di 20.000 tonnellate di alto esplosivo. Truman ha aggiunto: ” Con questa bomba abbiamo raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo e produrremo in seguito bombe ancora più potenti.

Comunicato Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45

2 AGOSTO STRAGE DI BOLOGNA

Il 2 agosto 1980, un sabato d’estate in cui molti, moltissimi cittadini erano in partenza per le vacanze, una bomba collocata da terroristi all’interno della sala d’aspetto della seconda classe dell’affollatissima stazione di Bologna, (punto nevralgico di arrivo e di partenza per molti treni da e per i luoghi di villeggiatura), causò una strage, 85 morti e 200 feriti. Mani fasciste, poi coperte dai vertici della Loggia massonica P2, causarono morte, terrore e distruzione, tante vite travolte, tanti sogni spezzati, tante speranze svanite in un attimo. La più grande strage italiana in tempo di pace, voluta e attuata per colpire ancora una volta una città simbolo, la nostra Bologna. 

Anche tre comaschi hanno perso la vita nella strage, l’intera famiglia Mauri : Carlo, di 32 anni, Annamaria di 28 e il loro figlioletto Luca, di 6 anni, abitavano in piazza San Fedele e quel giorno si stavano recando al mare.

Per la strage del 2 agosto 1980, dopo anni in cui menzogne, depistaggi e delegittimazioni hanno tentato di allontanarci dalla verità, sono stati condannati all’ergastolo, quali esecutori dell’attentato, i neofascisti dei Nar Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, Per la strage è stato condannato a 30 anni Luigi Ciavardini. Anche lui continua a dichiararsi innocente. Per depistaggio delle indagini hanno avuto condanne Licio Gelli, Francesco Pazienza, gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, Massimo Carminati, estremista di destra, Federigo Mannucci Benincasa, ex dirigente del Sismi, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare.

Dopo 31 la verità piena ancora non emerge, dopo 31 anni ancora lo Stato volta le spalle ai familiari delle vittime, evitando di presenziare alla cerimonia in memoria della strage? Cosa teme? Cosa nasconde?

Nessun ministro domani per ricordare il 2 agosto. Protestano i familiari delle vittime.

Il governo non manderà nessun rappresentante alle commemorazioni che si terranno domani in occasione del 31° anniversario della strage alla stazione di Bologna. Da anni ormai la commemorazione  della strage, in cui nel 1980 persero la vita 85 persone e olte 200 restarono ferite, non riesce a trovare pace: contestazioni e fischi ai rappresentanti del governo intervenuti (spesso di seconda fila) e alcuni sgarbi istituzionali da parte proprio dell’esecutivo hanno segnato le ultime ricorrenze.

Anche quest’anno infuria la polemica, dopo la decisione del governo di disertare la cerimonia e di farsi rtappresentare daòl prefetto Angelo Tranfaglia.

I familiari delle vittime: “presi in giro”

Sdegnati della scelta soprattutto i familiari delle vittime. Il presidente della loro associazionbe, Paolo Bolognesi, in queste ultime ore accusa direttamente il Presidente del Consiglio:  “Dire come ha fatto Berlusconi nel maggio scorso, proprio nel giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, che sarebbero stati aperti documenti e armadi che riguardano le stragi e poi scoprire che dopo mesi nulla di ciò è avvenuto, è, mi si lasci dire, una presa in giro. Tanto più grave se consideriamo che qui si sta parlando alle vittime di stragi, di tutte le stragi e non solo di quella del 2 agosto ‘80”.

Il presidente dell’Associazione familiari aveva ribadito nei giorni scorsi che la decisione del governo “rappresenta un atto di ritorsione e fuga”. “Non c’era motivo per non venire a questo anniversario – ha detto ancora Bolognesi  – avevamo predisposto tutte le condizioni per fare in modo che il rappresentante del governo potesse parlare con tranquillità e, soprattutto, dare le risposte ai famigliari delle vittime. Siccome di risposte non ce ne sono probabilmente questo è il motivo della loro non presenza, ma – ha proseguito – credo che ci sia di più”. A giudizio di Bolognesi, infatti, “i famigliari delle vittime, non solo quelli della strage di Bologna ma di tutte le stragi italiane, hanno parlato molto di mandanti, di P2, di segreti di stato, della legge 206 che, nonostante gli impegni, non è stata attuata”.

http://www.youtube.com/watch?v=rkof1GSku9g

GENOVA DIECI ANNI DOPO

Il G8 di Genova, una ferita all’identità democratica

L’ANPI di Genova ricorda il decimo anniversario dei fatti accaduti in occasione del G8 del 2001.

“E’ necessario – si spiega – non dimenticare quei giorni che sono stati una ferita all’identità democratica della nostra comunità e a quella nazionale. Saremo insieme alla CGIL, all’ARCI e ad altre associazioni per ricordare la difesa dei valori della Costituzione calpestate. In quei giorni furono sospese le libertà previste e garantite dalla nostra Carta costituzionale e le violenze che ci sono state hanno messo in seria discussione il rapporto con le forze dell’Ordine espressione dello Stato, che avrebbero dovuto garantire la libertà e l’incolumità dei manifestanti”.

“Non si è colpito invece chi era presenti alle manifestazioni, non per sostenere la necessità della globalizzazione dei diritti ed il governo democratico del nostro pianeta, ma per praticare la violenza, così è stato per i black bloc. Anche da parte di alcuni rappresentanti delle forze dell’Ordine, in varie occasioni in quei giorni neri per la democrazia italiana si è messa in atto, come ha detto un testimone, una “macelleria messicana”: questo è accaduto alla scuola Diaz o nella caserma di Bolzaneto, il tutto preceduto dalla morte di un ragazzo di 23anni: Carlo Giuliani”.

“Questo dato è reso ancor più drammatico – si sottolinea – dall’effetto che ha avuto non solo nei corpi di chi ha subito violenza fisica e psicologica, per le quali sarebbe stato giusto che chi lo Stato rappresenta chiedesse scusa alle vittime degli atti di violenza commessi su persone inermi”.

I fatti del G8 del 2001 si portano dietro una grave colpa nei confronti di quella nuova generazione di giovani che ha vissuto così drammaticamente quell’evento e che si affacciava alla vita e all’impegno, usando una libertà democratica, quella di manifestare liberamente le proprie opinioni.

“In quei giorni – si aggiunge – chi ha praticato la violenza ha la responsabilità di aver creato una cesura democratica tra quella generazione di ragazzi, che iniziava proprio allora il suo impegno civile nella nostra società e l’immagine che quei giovani hanno avuto a causa delle reazioni violente e immotivate di chi sarebbe dovuto essere garante della loro possibilità di manifestare per chiedere un mondo più giusto”.

“E’ una ferita – si rileva – che non è facile rimarginare, visto che ci sono segnali contraddittori se non contrari, considerato che una serie di responsabili di quei gesti non solo sono ai margini di certe strutture, ma, a quanto pare, hanno avuto avanzamenti di grado e riconoscimenti nelle strutture stesse.  Questo ci rende ancor più consapevoli della necessità di partire dal valore della nostra Costituzione, nata della Resistenza”.

E si conclude: “Solo non vedendola come un’espressione del passato, ma come uno straordinario strumento di lotta programmatica per il futuro, si potrà uscire dalla crisi civile e sociale, non solo economica, che stiamo attraversando, con più democrazia, con più partecipazione, con più giustizia. Con la consapevolezza che spira un nuovo vento di cambiamento, che rende attuale quanto espresso dalle donne e dagli uomini già nel 2001: un nuovo mondo è possibile per avere speranza nel futuro”.

PRIMARIE A COMO

Appuntamento per discutere delle primarie anche a Como, per scegliere il nuovo candidato sindaco.

LUNEDI’ 18 LUGLIO IN VIA GRANDI, ALLA CIRCOSCRIZIONE 6

ORE 20,45

Dopo avere fatto circolare l’appello per le primarie ( che è stato consegnato ai rappresentanti del PD comasco) e una riflessione sull’attuale  momento, con alcune prime  proposte di discussione sul programma per le prossime elezioni comunali,  è nata l’esigenza di ritrovarsi in un incontro con lo scopo di conoscersi e di cominciare a discutere  le proposte per la costruzione di un fronte esteso ma compatto sui contenuti e gli obiettivi e che rispecchi le esigenze dei cittadini di Como.

Il voto ai referendum  e alle ultime elezioni amministrative ha evidenziato in modo chiaro la forte spinta alla  partecipazione  politica da parte dei cittadini, soprattutto da parte  dei più giovani, che hanno partecipato attivamente e che erano presenti in massa ( massa critica a sentire anche i loro discorsi) a Milano , Napoli, Cagliari e in tantissime altre realtà.

Oggi c’è una società che si organizza e si fa essa stessa attore politico. Un agire politico  che non si esaurisce nelle forme tradizionali della rappresentanza e rivendica dignità, diritto di concorrere alle scelte, ridistribuzione di potere dalle rappresentanze istituzionali alla partecipazione popolare.

Si Invitano tutte le  persone  interessate a incontrarsi, a  parlarsi , per  discutere di questi temi  ( primarie e proposte)

ANNIVERSARIO

“… e il ricordo di Voi brilla come una Festa” (M.Proust)

                                                            
Dopo neanche due mesi dalla strage di Capaci, il 19 luglio 1992, di domenica, nel pomeriggio, in via D’Amelio a Palermo, una utilitaria imbottita di esplosivo spezza la vita del Giudice Paolo Borsellino e della sua scorta.
Le punte di diamante nella lotta alla mafia sono spazzate via con una ferocia inaudita. In questi diciannove anni la verità è emersa solo in parte, tanti punti sono ancora opachi, tante domande senza risposta.

La Scuola di formazione politica ‘Antonino Caponnetto’ intende offrire un’occasione di esercizio di memoria, riflessione e mobilitazione:

martedi 19 luglio 2011, al Carroponte, Sesto S. Giovanni, dalle ore 20.00 alle ore 21.30

Presentazione de: “IO NON TACERO’ di Antonino Caponnetto, a cura di Maria Grimaldi, Melampo Editore
Partecipano:
Dott. Maurizio Romanelli, Sostituto Procuratore presso il tribunale di Milano, già DDA (Direzione Distrettuale Antimafia)
Maria Grimaldi, curatrice del libro
Coordina: Giampiero Rossi
Non tutti potranno essere purtroppo presenti alle manifestazioni promosse, a Palermo, da Rita e Salvatore Borsellino.
Ogni luogo non “indifferente” è prezioso.

Il Carroponte www.carroponte.org è in via Granelli, 1 a Sesto San Giovanni
raggiungibile con la metrotranvia linea 31 o con il bus 727.
E’ a 10 minuti circa a piedi dalle fermate della metropolitana Sesto Marelli e Sesto Rondò (linea 1 rossa).

per ulteriori informazioni:
Maria Grimaldi: maria@rete3.net
Paola Murru: murru@melampoeditore.it
Guido Fogacci: 337318459

ATTACCO FASCISTI ALLA CGIL

Milano, provocazione nera alla Camera del Lavoro: la solidarietà dell’Anpi

Presa di posizione del Comitato permanente antifascista

Venerdì 8 Luglio verso le ore 12.00, sul piazzale della Camera del Lavoro di Milano, è scattata una grave provocazione neofascista da parte di una decina di individui, appartenenti ad un gruppo chiamato “Marinetti” i quali, senza autorizzazione distribuivano materiale di propaganda contro il sindacato.
 
Mentre venivano allontanati, alcuni di questi, armati di casco, colpivano ripetutamente i militanti della CGIL, uno dei quali, ferito, veniva successivamente ricoverato in ospedale.

“E’ dagli anni Settanta – si sottolinea in un comunicato del presidente ANPI Provinciale di Milano, che non registriamo un atto di tale gravità nei confronti della Camera del Lavoro di Milano, luogo simbolo della democrazia nella nostra città. Da diverso tempo a Milano stanno diventando sempre più frequenti manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di sempre nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere resistenziale e antifascista di Milano. Occorre un impegno comune delle istituzioni, delle forze politiche, dell’associazionismo, dei cittadini affinché queste inaccettabili aggressioni neofasciste abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica”.

“Si impone – rileva il Comitato – una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo a Milano, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle coperture e sulle protezioni di cui godono.
Invitiamo tutti gli antifascisti e i cittadini milanesi alla massima vigilanza e attenzione in questa delicatissima fase, sottolineando che provocazioni di tale gravità non possono essere più accettate.
Sarà nostra cura compiere tutti i passi presso le Forze preposte alla difesa dell’Ordine Pubblico, a partire dal previsto incontro con il Prefetto e il Questore, perché si individuino immediatamente i mandanti e gli esecutori di tale azione criminosa e si attuino tutte le misure, compresa l’immediata chiusura di tutte le sedi neofasciste , apertesi anche recentemente, per garantire il corretto svolgimento della vita democratica a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza.

Anche la sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6 ha inviato tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio al militante Cgil ferito “di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile”.

La sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano,  il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6.

Invia tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio a Giampaolo, di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile.

Ancora una volta a Milano, gesti violenti e intimidatori di chiara matrice “fascista” ci trovano sgomenti e amareggiati, ma ancora una volta siamo certi di una risposta compatta e unita, 

come forze e cittadini che democraticamente agiscono e “lavorano” per una città libera da pensieri che di nuovo propongono, oppressioni e soprusi.

Se ancora una volta la memoria, la Resistenza, l’onesto mondo del lavoro, con le sue lotte e i suoi ideali, vengono contestati e stravolti da una politica fatta di falsità, equiparazioni, revisioni storiche e purtroppo anche violenze,  

ancora una volta noi saremo presenti e vigili, ancora una volta noi grideremo “non passeranno”.