Qui di seguito la relazione del presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia al Congresso Nazionale tenutosi a Chianciano il 31/03 – 01/04/2012.
LETTERA DA UN’ISCRITTA ALL’ANPI
ADDIO A BENTIVEGNA
Il cordoglio dell’Anpi per la scomparsa di Rosario Bentivegna
Il 2 aprile è scomparso Rosario Bentivegna, “Sasà”, il gappista “Paolo”, protagonista dell’azione di via Rasella a Roma.
Bentivegna, partigiano e medico, medaglia d’argento al valor militare, era membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale e presidente
onorario dell’ANPI di Roma. In giugno avrebbe computo 90 anni.
La storia dell’attentato di via Rasella, insieme a tante pagine della vita di Bentivegna, è raccontata (con tanta documentazione) nel bel
libro dello stesso Bentivegna “Senza fare di necessità virtù”.
“Con la scomparsa di Rosario Bentivegna, “Sasà”, partigiano e componente della Presidenza Onoraria dell’ANPI Nazionale, perdiamo un protagonista della Guerra di Liberazione dal nazifascismo”. Inizia così una nota del Comitato nazionale dell’Anpi che interpreta il cordoglio di tutta l’associazione e di tutti gli antifascisti italiani.
“Noto ai più per aver preso parte all’azione in Via Rasella a Roma il 23 marzo 1944, Bentivegna, con il nome di battaglia Paolo, fu dapprima vicecomandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) “Carlo Pisacane”, e
infine sempre comandante nella zona dietro il fronte tedesco di Cassino fino al 5 giugno 1944″.
“Animato da profondi e incorruttibili ideali democratici – sottolinea il Comitato nazionale dell’Anpi – ha dedicato la sua intera esistenza alla trasmissione dei genuini valori che sostanziarono la Resistenza: pace, uguaglianza, libertà. Carattere fermo, ma infinitamente
generoso, aveva il dono della chiarezza e dell’intransigenza, oltreché di un’affilata e feconda ironia che spesso attraversava i suoi scritti. Un uomo limpido, ecco l’espressione più adatta a definirlo”.
“L’ANPI tutta esprime il più sentito e profondo cordoglio per questa dolorosissima perdita e si stringe attorno ai familiari di “Sasà”, il cui ricordo
vivrà forte in tutte le coscienze sensibili come esempio e stimolo a compiere ogni giorno il dovere più importante: la realizzazione di un Paese pienamente democratico e antifascista.
VERGOGNA!!!
Genova dedica strada a militante destra
Citta’ guidata dal centrosinistra ricorda una vittima Msi degli anni di piombo.
ANSA – GENOVA, 3 APR – Il Comune di Genova, amministrato dal centrosinistra, ha intitolato un viale a un militante della destra sociale, Ugo Venturini, ucciso negli anni Settanta a Genova mentre stava seguendo un comizio dell’Msi. Per il capogruppo Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, intitolare una via a Venturini e’ stato ”un fatto di alto valore morale e simbolico”. La presidente di Giovane Italia, Giorgia Meloni (Pdl), ha parlato di ”passo in avanti” verso ”una memoria nazionale condivisa’
13 APRILE – MARIANO COMENSE
Appuntamento da non perdere!!
DALLA BRIANZA AI LAGER NAZISTI
LA DEPORTAZIONE NEI LAGER DI PARTIGIANI, OPPOSITORI POLITICI, OPERAI ED EBREI
VENERDI’ 13 APRILE
alle ore 21 presso la Sala Civica
in piazza Roma a Mariano Comense
PIETRO ARIENTI
presenta il suo libro
Dalla Brianza ai lager del Terzo Reich
ANPI, SEZIONE DI MARIANO COMENSE
ROSARIO BENTIVEGNA
È morto Rosario Bentivegna
È venuto a mancare ieri sera il Combattente partigiano, Medaglia d’argento al valor militare, Rosario Bentivegna: a giugno avrebbe compiuto novant’anni. Avvicinatosi al marxismo sul finire degli anni Trenta, durante la guerra, mentre era studente in Medicina, entrava nel Pci. Dopo l’8 settembre 1943 partecipava alla formazione dei Gruppi d’azione patriottica (Gap) romani. Con il ruolo di Comandante, partecipava a
numerose azioni di guerriglia contro i nazifascisti. Alla più celebre di queste la sua figura resterà per sempre legata: l’azione di via Rasella. Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, vestito da spazzino, con i bidoni pieni d’esplosivo, Bentivegna è nel commando dei Gap che fa saltare in aria un reparto di SS altoatesine in marcia, pronte per essere adibite alla repressione antipartigiana. La mattina dopo, la feroce ritorsione nazifascista con l’esecuzione di 335 cittadini inermi, tra antifascisti, partigiani ed ebrei, presso le fosse Ardeatine. Sin da subito, su questi avvenimenti si iniziavano a diffondere voci calunniose, provenienti dagli ambienti fascisti così come da quelli monarchici e conservatori, secondo cui se i gappisti si fossero consegnati ai tedeschi la strage delle Ardeatine non sarebbe avvenuta e che tal proposito sarebbero stati diffusi inviti con manifesti ed altoparlanti. Com’è noto, la richiesta venne divulgata solo a strage avvenuta, quando l’ordine era “già stato eseguito”. Nel corso degli anni, però, non ha smesso mai di funzionare una vera e propria fabbrica del falso al fine di addossare ai gappisti le responsabilità delle Ardeatine, sempre e costantemente smentita da diverse sentenze della magistratura che hanno ribadito la legittimità di quell’attacco, un’azione bellica contro un esercito occupante. Un atto, aggiungiamo, di singolare coraggio che ha inferto un duro colpo al nazifascismo contribuendo alla sconfitta militare del Terzo reich.
Dopo la Liberazione di Roma, per proseguire la lotta contro il fascismo, Bentivegna si era fatto inviare dal Pci in Jugoslavia, come Vicecommissario della Divisione Garibaldi. Dopo la guerra si dedicherà alla professione di medico, anatomopatologo, e alla militanza nel Pci, da cui deciderà di uscire nel 1985. A partire dagli anni Novanta, contro un revisionismo strumentale montante che, ricordiamolo, per gran parte ha fatto perno sull’argomento via Rasella – fosse Ardeatine, Bentivegna ha redatto alcune pregevoli monografie.
Proprio di recente è uscita la sua autobiografia, Senza fare di necessità virtù (Einaudi, 2011) che sabato 24 marzo, 68° delle Ardeatine, abbiamo presentato a Viterbo, con la coautrice Michela Ponzani. Rosario non era potuto venire, raccomandandosi di portare il proprio saluto a tutti i presenti.
Con Bentivegna se ne va una delle ultime figure eroiche della nostra Resistenza, uno spirito libero, sempre pronto a confrontarsi alla pari con chiunque senza mai mettersi in cattedra.
Il Comitato provinciale Anpi di Viterbo inchina la propria bandiera
SETTIMANA RESISTENTE AD ERBA
Ad Erba
in occasione della festa di Liberazione
una settimana tutta dedicata alla Resistenza, con numerosi appuntamenti.
20 aprile
biblioteca comunale, presentazione del libro
” Angela, una storia d’amore nella guerra partigiana”
25 aprile
festa della Resistenza organizzata dai ragazzi di Erbattiva
26 aprile
Filippo Andreani a teatro con la sua
“Storia Sbagliata”
27 aprile
al Cinecircolo proiezione del film
” L’uomo che verrà”
presentano in biblioteca un libro “Angela: una storia d’amore nella guerra partigiana”
il 25 aprile la nostra festa in piazza
il 26 aprile filippo andreani a teatro con “la storia sbagliata”
il 27 aprile come cinecircolo proietteremo il bellissimo film di giorgio diritti “l’uomo che verrà”
NUOVO SITO ANPI!
E’ primavera, tempo di nascite!
La sezione Anpi Rado Zuccon di Uggiate Trevano annuncia
la nascita del loro sito internet
NORI AL FAMEDIO DI MILANO
NORI BRAMBILLA PESCE AL FAMEDIO MILANESE
L’ANPI Provinciale di Milano comunica che Mercoledì 4 Aprile 2012 alle ore 10,30 al Famedio del Cimitero Monumentale si svolgerà la cerimonia di traslazione di Nori Brambilla Pesce.
La nostra cara Nori che ci ha lasciato il 6 novembre 2011 riposerà così accanto a Giovanni Pesce cui è stata legata per la sua intera vita.
LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO LA PROVINCIA
LETTERA APERTA AL QUOTIDIANO “LA PROVINCIA” DI COMO
I 120 anni de “La Provincia” luci e ombre
Il giornale La Provincia compie oggi 120 anni di vita. E’ un avvenimento degno di considerazione ed è auspicio di nuovi successi. Nell’elogio che fanno gli attuali protagonisti del giornale non si può non notare una svista macroscopica: manca del tutto una doverosa autocritica per l’atteggiamento servile tenuto da La Provincia durante il periodo fascista, nei confronti dei gerarchi locali e nazionali responsabili di gravi violenze, intimidazioni e financo di omicidi.
Il giornale La Provincia, per anni, fu una ripetizione anzi diremmo fotocopia del periodico fascista “Il Gagliardetto” che riportava gli avvenimenti politici a uso e consumo del P.N.F.. Non si nega che le cronache di cavalli imbizzarriti, frenati da volenterosi e dai carabinieri, sulle pubbliche vie , come la narrazione di avvenimenti festosi e luttuosi fossero inappuntabili, resta il fatto che la vita sociale e politica era dipinta in nero orbace.
Due fatti.
Il 7 agosto 1923, a Canzo durante un comizio del Cav. Baragiola, console della 3° legione della Milizia fascista, un contadino del luogo tale Pina Miro, rimbrottato dai camerati fascisti perché chiudesse la falce fienaia, con gesto imprevedibile colpì, con la stessa, il braccio sinistro del Baragiola, a cui in seguito lo stesso braccio fu amputato. Il Pina fu immediatamente ucciso con un colpo di revolver da un fascista, rimasto sempre ignoto.La Provincia nelle cronache dell’8, 9, 11 agosto diede del fatto una versione giustificatoria dell’omicidio, dando spazio solo al ricovero e all’operazione chirurgica del Baragiola e alla grande solidarietà del popolo fascista.
Il Pina Miro non fu nemmeno chiamato per nome; per La Provincia, era un tale, il feritore, l’uomo armato di falce, di cui era chiaro l’accanimento e la ferocia.
Il giornale L’Ordine che aveva dato una versione obiettiva e reclamava la punizione dell’uccisore di Pina, fu accusato di fomentare disordine e la sua sede fu devastata dai fascisti insieme a quella del Partito popolare, la sera del 9 agosto dello stesso anno. Dei fatti La Provincia fece una cronaca scarna senza nominare i responsabili fascisti, invece ben noti.
E’ assodato che l’operazione fu ordinata dallo stesso Mussolini.
Nulla fu detto della aggressione ad Abbondio Martinelli e a don Primo Moyana e successivi misfatti!
Ma la cosa più grave, “secondo caso”, fu l’attacco a Giancarlo Puecher fucilato dai fascisti a Erba il 22 dicembre 1943; unica vittima degli arrestati nell’erbese per ordine dei gerarchi di Como e di Erba. La cronaca dei fatti, che andrebbe tutta riprodotta apparve sul numero 8 del 1944 ( Direttore Giorgio Aiazzi ) Il titolo: Il Puecher era un delinquente reo di parecchi gravissimi delitti.
Dopo un elenco dei capi di imputazione tutti falsi per dichiarazione degli storici, di Giancarlo Puecher cattolico patriota che cadde sotto i colpi dei suoi carnefici gridando “Viva l’Italia, si dice sul giornale “Dimentichiamo il nome di questo giovane scellerato e sia a tutti di sollievo il pensiero e la certezza che ben altri giovani hanno immolato la vita per questa nostra patria adorata.
Puecher, alla luce chiara dei fatti…… era un delinquente pericoloso che agiva per cosciente spirito anti italiano, traviato e ridotto ad una vita di aberrante bassezza morale, anche per colpa della pessima educazione ricevuta”.
Giancarlo apparteneva a famiglia borghese, cattolica educato da una zio arcivescovo e dal parroco di Pontelambro don Giovanni Strada.
Sembra che il brano, orrendo, fosse ispirato se non scritto dal Prefetto Scassellati, disperato difensore della R.S.I. di cui conosceva la debolezza. Crudele e subdolo dopo la liberazione fuggì in America Latina, evitando la fucilazione riservata ad altri gerarchi, dopo regolari processi.
Di questi e altri fatti mai condannati, anzi esaltati, cosa si dice nelle encomiate celebrazioni odierne? Il bandito Puecher, è la prima medaglia d’oro della Resistenza, ma pochi anni fa La Provincia, in un articolo di Festorazzi, che aveva raccolto chissà quale chiacchiere, l’aveva definito pavido e pronto al tradimento dei suoi ideali di libertà “una risposta dell’Istituto di Storia Contemporanea a firma del prof. Corbetta” non trovò spazio sul giornale.
Luce e ombre. Anche delle ombre ( e che ombre! ) si deve dare contezza. I brindisi di oggi non sono tutte allegrezza; oppure dei 120 anni sono solo 100 o 95 quelli da ricordare?
Il comitato provinciale Anpi di Como
