NO TAV, LA LOTTA NON SI ARRESTA

Non si arresta, a un anno dagli sgomberi del presidio che si oppone alla Torino-Lione, la lotta del movimento No Tav. Il 27 giugno ci sono stati nuovi tafferugli fra i rappresentanti del movimento e le forze dell’ordine.

Ieri a Novi un’affollata assemblea tra i rappresentanti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda.

Riportiamo qui sotto un articolo tratto da Il Secolo IX di ieri.

Il 27 e 28 luglio, ad Arquata Scrivia, ci sarà la festa del Movimento.

Novi – Un no ribadito da oltre duecento persone all’assemblea di Novi, un rapper genovese che dedica un video al No al terzo valico e un’insegnante genovese (Mariantonietta Di Capita del Comitato “Proteggiamo Villa Sanguineti”) che scrive al sindaco di Genova Marco Doria esprimendo la sua “delusione” per le scelte del comune di Genova sul Terzo Valico.

Si rinsalda l’alleanza dei movimenti No Tav, No Terzo Valico e No Gronda, espressa con i “numeri” nella manifestazione dei 4000 di Arquata Scrivia dello scorso 26 maggio. Per ottobre è stata decisa un’altra manifestazione che si svolgerà a Voltaggio, in Val Lemme, in uno dei luoghi simbolo «dove vi sono i cantieri fantasma dei fori pilota chiusi e abbandonati da ormai quindici anni».

Dopo l’assemblea svoltasi al Foral di Novi Ligure per l’assemblea popolare del Movimento NoTav – Terzo Valico con la partecipazione di oltre 200 persone, i comitati e i loro esponenti hanno tracciato un bilancio delle iniziative svolte fissando la continuazione della mobilitazione anche nel periodo estivo «per continuare l’opera di sensibilizzazione informazione con l’organizzazione di assemblee pubbliche, banchetti e volantinaggi».

Ci sarà anche una festa del movimento (27 e 28 luglio) ad Arquata Sc rivia, «l’unico comune – hanno sottolineato i comitati – che ad oggi si è schierato con atti formali contro l’alta velocità». Il sindaco di Arquata e la sua giunta erano stati alla manifestazione di maggio e pochi giorni dopo il comune aveva espresso il parere contrario al piano del terzo valico.

Da Il Secolo IX, 28 giugno 2012

FESTA ANTILEGHISTA!

Promemoria: sabato 30 giugno e domenica 1 luglio a Cunardo, loc. Camartino

la seconda Festa Popolare Antileghista!

ti chiediamo di diffondere ai tuoi contatti e ovviamente di venire alla festa

Negli anni passati, il leghismo ha cercato di trasformare le tradizioni locali in una specie di folklore farsesco, a cui nessuno crede più. Anni di retorica tradizionalista, anni in cui il carroccio ha creato un proprio sistema di potere, con al centro Varese. Anni che ora sono finiti.
A questa cultura di partito, strumento per dividere, governare e fare affari, noi preferiamo una cultura popolare genuina, libera, rispettosa di sé e degli altri.
Una cultura attenta ai luoghi in cui vive, cosciente del proprio passato quanto del proprio futuro, generosa, accogliente.
Ci raccontavano che il problema delle nostre terre era il “diverso”, il “terrone”, lo “straniero”. E tanti ci credevano. Ora è evidente che i problemi sono altri: la casta politica, intenta ai propri affari; l’economia e la finanza, che governano in nome del proprio profitto; la lotta di tutti contro tutti per la ricchezza, che ha peggiorato le nostre condizioni di vita, deteriorando l’ambiente e la salute, la vivibilità dei paesi, la qualità dei prodotti e del cibo, le paghe e le condizioni di lavoro.
Ci raccontino ancora, mentre si riempiono le tasche, che il nostro problema è l’immigrazione. Che la soluzione sono la discriminazione e la disuguaglianza.
Per noi no. Noi pratichiamo la solidarietà, l’uguaglianza, l’equità fra tutti gli esseri umani.
Il leghismo blaterava di territorio e di regionalismo, ma non si è mai opposto alle peggiori opere di inquinamento e devastazione imposte dallo Stato alle popolazioni locali, anzi le ha accolte come una manna. La nostra regione è una colata di cemento continua: chi ci guadagna?
Noi no. Noi crediamo in un rapporto coi territori in cui viviamo che sia di simbiosi e non di sfruttamento. Che sia di cura, non di svendita. Che sia di custodia per le generazioni a venire, non di consumo scellerato.
L’anno scorso abbiamo incontrato tantissime persone stanche di sopportare l’arroganza, il razzismo e le falsità del leghismo. Quest’anno vogliamo raddoppiare il nostro impegno ed abbiamo organizzato due giorni di Festa Popolare Antileghista. Di nuovo un’occasione di incontro, solidarietà e scambio di idee. Di nuovo un appuntamento con buona cucina, musica, giochi, cultura, divertimento. Sarà una festa nel segno dell’uguaglianza e della libertà: sarà quindi una festa antileghista, senza spazio per i nazionalismi, né per le bandiere politiche e di partito.
Ah! Dimenticavamo di “dire la nostra” sulle ultime vicende di chi gridava “Roma ladrona”: se proprio nei ministeri e nel parlamento romani la Lega Nord accumula denaro per comprare lingotti d’oro e diamanti, o per investire all’estero… noi già immaginavamo che avrebbero scelto la Tanzania, perché il piatto tipico di quel paese è… la polenta!

Né italiani, né padani, ma esseri umani.
Festa Popolare Antileghista 2012. Tutta un’altra storia.

PROGRAMMA DELLA FESTA
Sabato 30 Giugno e Domenica 1 luglio
Cunardo 21035 (VA) – presso l’Oasi – Via Giacomo Leopardi – località Camartino.
Arrivando sia dalla Valganna sia dalla Valcuvia seguire le indicazioni per Ferrera e poi Camartino.
Struttura coperta in caso di pioggia
SABATO 30 Giugno
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 16 PALIO ANTILEGHISTA di giochi popolari a squadre, con lancio del tronco, tiro alla fune, corsa coi sacchi e tiro al bersaglio. Iscriviti dalla nostra pagina facebook o manda una mail a festa.popolare@hotmail.it;
– ore 20 CENA a base di prodotti locali;
– dalle 21.30 MUSICA E CANTI POPOLARI con i “Ciapa No” (folk popolare dal profondo nord) ed i “Briganti” (pizziche, tarantelle, canti d’amore e di lotta dal sud);
DOMENICA 1 Luglio
– ore 13 PRANZO a base di prodotti locali;
– dalle ore 15 GIOCHI PER BAMBINI;
-ore 16 DIBATTITO “LA PROVINCIA DI VARESE AI TEMPI DELLA LEGA” fra cemento e comitati d’affari. Rapporti tra Lega Nord e industrie varesine di armamenti, Pedemontana, privatizzazione dell’acqua, inceneritore Elcon, Grande Malpensa e gestione urbanistica del territorio. Con la partecipazione di esponenti dei comitati territoriali che vi si oppongono.
– ore 20 CENA e GRIGLIATA
– ore 21 BANDA DISCORDANTI con la compagnia “L’interezza non è il mio forte”
Durante le due giornate:
– mostre, banchetti di libri, spazi informativi su movimento NO TAV, movimento di lotta del popolo basco, Pedemontana, Arcisate-Stabio e altro ancora…
– truccabimbi e giocolieri antileghisti.
Durante tutta la festa grigliata, polenta e buona cucina con piatti tipici preparati con prodotti locali, anche per vegetariani e vegani.
Riscopriamo un’altra storia dei luoghi in cui viviamo, difendiamo il territorio da una Lega ladrona e cementificatrice, per una pratica includente, solidale e antirazzista.

 

http://resist.noblogs.org/2012/05/29/arriva-la-seconda-festa-popolare-antileghista/

http://www.facebook.com/festa.antileghista

USTICA 32 ANNI DOPO

A 32 anni dalla strage di Ustica, avvenuta la notte del 27 giugno 1980, dopo tante falsità e depistaggi, ancora la verità sui responsabili di quella strage non è emersa.

La strage di Ustica fu uno degli episodi più oscuri e più inqiuetanti della cosidetta “seconda Repubblica”, e vale la pena di ripercorre quei fatti, riportando due articoli,  di Nicola Tranfaglia su “Articolo 21” del 26 giugno 2012 e di Daniele Osnago su “L’ Avanti”del 27 giugno 2012

STRAGE DI USTICA, NON E’ TROPPO TARDI PER CHIEDERE LA VERITA’

Domani è l’anniversario -trentadue anni dopo- di una delle sciagure più terribili avvenute nella storia dell’Italia repubblicana: quella detta di Ustica dall’isola vicino alla quale si inabissò intorno alle nove di sera l’aereo di linea che portava a Palermo da Bologna ottantuno passeggeri, tutti morti nella caduta del velivolo. E’ una storia tremenda e vale la pena ricordarla ai nostri lettori anche perché è tuttora,per molti aspetti, oscura.
Il primo elemento che emerge nel 1990 (dieci anni dopo la sciagura accaduta, come ho già detto, la sera del  27 giugno 1980 nel mar Tirreno nel volo dell’aereo di linea Douglas-DC 9 diretto da Bologna a Palermo)  dalle indagini penali intraprese dal giudice Priore ( i primi  dieci anni di indagini di altri giudici si sono svolti senza apparente successo) e dopo la prima inchiesta  da parte della  commissione Stragi nel 1989, presieduta dal repubblicano Gualtieri, è che il sostanziale fallimento, fino a quel momento, delle precedenti indagini fosse dovuto a “depistaggi e inquinamenti operati da soggetti ed entità molteplici.”

Scrive nel capitolo iniziale  la sentenza ordinaria del giudice Priore: ”Il disastro di Ustica ha scatenato, non solo in Italia, processi di deviazione o comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca sono stati tanti e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, da ostacolare specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi -questo con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta- il raggiungimento della comprensione dei fatti…. Non può perciò che affermarsi che l’opera di inquinamento è risultata così imponente da non lasciar dubbi sull’ovvia sua finalità: impedire l’accertamento della verità. E che, va pure osservato, non può esserci alcun dubbio sull’esistenza di un legame tra coloro che sono a conoscenza delle cause che provocarono la sciagura e i soggetti che, a vario titolo, hanno tentato di inquinare il processo, e sono riusciti nell’intento per anni.” 

Le indagini del giudice Priore, che appaiono le più pertinenti e approfondite grazie anche alla quasi totale ricostruzione del relitto dell’aereo e a un notevole impegno di fondi, uomini e mezzi di vari governi, si concludono il 31 agosto del 1999 con una ordinanza di rinvio a giudizio e sentenza istruttoria di proscioglimento che esclude una bomba a bordo e un cedimento strutturale dell’aereo circoscrivendo le cause della sciagura a un evento esterno al DC-9.

I giudizi che si susseguono in corte di Assise nel 2000, di Assise di Appello nel 2005 e della Cassazione nel 2007 si concludono con il proscioglimento dei generali dell’Aeronautica Bartolucci  Ferri con formula piena.
Francesco Cossiga, già presidente della Repubblica, presidente del Consiglio al momento della strage, nel febbraio 2007 dichiara che ad abbattere il DC-9 sarebbe stato un missile “a risonanza e non a impatto” lanciato dai francesi. Ma le indagini,intraprese dalla procura della repubblica di Roma, non portano a nessun risultato.

Ancora due anni fa, il 26 luglio del 2010, il presidente della repubblica Napolitano, ha chiesto ” il contributo di tutte le istituzioni per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto è accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani le ombre e i dubbi accumulati in questi anni.”
E’ l’augurio che i familiari delle vittime di Ustica e l’opinione pubblica democratica del nostro paese deve fare anche quest’anno sperando che il prossimo parlamento si occupi a fondo dei misteri più terribili ancora irrisolti nella  storia dell’Italia repubblicana.

Da Articolo 21 del 26 giugno 2012, Nicola Tranfaglia

OGGI 27 GIUGNO SONO PASSATI 32 ANNI DALLA STRAGE DI USTICA

Signor Presidente, che ci sia un “sopra il tavolo” – dove tutte le verità possono essere di pubblico dominio – ed un “sotto il tavolo” – dove la Giustizia non può trovare tangibilità – è storia, purtroppo, tristemente italiana. Da Falcone a Borsellino, dalle stragi rosse a quelle nere, dalla Stazione di Bologna alla strage di Piazza Fontana, da Piazza delle Loggia alla bomba di Brescia, da tutte le uccisioni di magistrati avvenute per mano della mafia a tutte le bombe mai accertate, dall’Italicus al Rapido 904, questa è l’Italia che non avremmo mai voluto e che ancora adesso non vogliamo. Oggi 27 giugno 2012 sono passati 32 anni dal giorno della Strage di Ustica.

In questi lunghi 32 anni, poderosi depistaggi e ingiustificabili devastazioni documentali hanno creato un buco nero, un “muro di gomma”, travolgendo e insieme unendo mentitori e sinceri, generali e politici, giudici e statisti, vittime e familiari. In questa ragnatela di bugie resta in fondo al mare, lì a 3.700 metri di profondità, la verità che avremmo avuto diritto di avere, la ragione di chi ha perso la vita così, in un attimo, senza colpa alcuna. Queste vittime, queste persone, da quella fossa nel Mediterraneo, ancora oggi gridano giustizia, e lo fanno urlando in silenzio, chiedendo di muoverci ancora adesso per comprendere quali gravissime responsabilità hanno concorso alla causazione del disastro, per spazzare quell’oscurantismo che ha permeato l’intera vicenda negli anni.

A noi, e a tutti coloro che ancora oggi sentono quelle grida, nonostante il tempo già passato, è chiaro l’impegno per continuare a lottare affinché quei corpi trovino finalmente pace, affinché quelle vittime abbiano la loro ultima occasione di sdegno e con loro i propri congiunti. Senza più menzogne, senza più segreti di Stato né complotti internazionali, senza compromissioni politiche o infami “giochi delle tre carte”. Soltanto la pace che spetta e il diritto ad averla; diritto senz’altro più rilevante rispetto alle opportunità di carriera eventualmente prospettate a chi si fosse mostrato complice del silenzio, diritto sicuramente più pregnante rispetto agli stupidi inganni di potere che vedevano così tanto impegnati certi militari e politici interessati.

Illustrissimo Signor Presidente, parlo di un “sistema nascosto”, di una “cultura dell’omertà”, del silenzio e dello “spirito di corpo”, del “mutismo di classe”; mi riferisco alle deliberate deviazioni, alle intenzionali aberrazioni che hanno pervaso tutta la vicenda in assoluto dispregio dei più elementari diritti dell’uomo, che hanno caratterizzato l’esercizio del potere di Stato e degli Stati, del segreto imposto dalle regole internazionali di collaborazione militare e politica. La vicenda di Ustica non potrà certo trovare pace con una sentenza di qualche Tribunale: al di là del semplice fatto causale, missile o collisione che sia, la gravità della vicenda di Ustica sta nel fatto che pur trovandoci in un tratto di mare assistito da numerosi siti radar, i dati dei tracciamenti, le indicazioni sulle esercitazioni militari, le notizie su quanto doveva essere oggetto di informativa, non sono stati resi pubblici, in un disegno che lascia sgomenti per la efficacia con cui è stato posto in atto.

La superficialità e l’approssimazione mostrata da certi altri poteri internazionali è stata sicuramente complice possente delle omissioni contestate alle amministrazioni dello Stato italiano. Di ciò ne deve essere dato atto, certamente non per diminuire una responsabilità che sicuramente pregna gli atti e le omissioni di alcuni soggetti, ma anzi per permettere la comprensione di ciò che avvenne in tutti gli aspetti della vicenda e perché ciò soprattutto funga da intralcio e da monito a qualsiasi possibile reitera di ulteriori fatti di cui la nostra povera Italia risulta essere tristemente primatista. Non si vogliono, quindi, nomi; si vogliono certezze. Ed è a Lei che mi rivolgo per questo, dopo così tanti anni.

Perché tutto ciò non si possa mai più ripetere; perché tali fatti non si possano più commettere; perché quando un cittadino sarà colpito dal missile della feroce omertà, perché quando delle vite saranno spezzate e delle famiglie saranno frantumate, chi rivesta poteri pubblici, anche di un altro paese “amico”, abbia la consapevolezza che non potrà più farla franca, capisca che ci sarà prima o poi l’ora della verità e abbandoni ogni illusione di impunità. Perché ora, a noi, ai familiari della vittime, e a tutti coloro che provano ancora sdegno dopo 32 anni, non resta che questo, non resta che il monito a chi possa gestire i fatti con l’arroganza e la stupidità di altri tempi. Perché si possa dare – finalmente – voce al silenzio di quei corpi straziati, perché si possa fare piazza pulita anche degli alibi giustificabili dagli interessi posti a rischio, perché questa storia possa veramente tradursi in quella agognata giustizia ancora negata da più di un trentennio.

Questa non è “ostinazione”, per come ha voluto sottolineare qualcuno; contro un cancro si combatte, non si perde mai la speranza, si tenta ogni terapia anche a fronte di prospettazioni funeste. E questa è nostra personale battaglia contro il “cancro dell’omertà”. E non è certo l’identificazione a tutti i costi di un colpevole che ha mosso e muove ogni possibile azione giudiziaria che, come legale, posso ritenere di avviare, poiché la questione è anche e soprattutto altra: è la dignità di chi non ha una tomba ove poter piangere i propri cari, violata e offesa da reiterati comportamenti così gravemente ignobili, che va riscattata. E l’onore negato a quei caduti, che con composta fierezza – ancora e nonostante tutto – hanno ragione di ritenersi Cittadini Italiani al pari degli altri.

Da “L ‘Avanti” del 27 giugno 2012, Daniele Osnato.

1a FESTA PARTIGIANA

Festa partigiana a Castelnuovo della Misericordia

Livorno / 29 giugno – 1 luglio 2012

L’ANPI di Rosignano Marittimo e l’ARCI di Castelnuovo, Gabbro, Nibbiaia, con il patrocinio del Comune di Rosignano Marittimo organizzano la 1ª Festa Partigiana “Ora e sempre Resistenza” nei nei giorni 29, 30 giugno e 1° Luglio nell’area Feste “Il Sorbetto” di Castelnuovo della Misericordia.

Programma

Venerdì, 29 giugno

ore 18 – apertura della Festa: consegna dei fazzoletti e distintivi ANPI agli iscritti alla presenza di Vittorio CIONI, Presidente ANPI Provincia di Livorno e Giacomo LUPPICHINI, Presidente ANPI Rosignano.

ore 21 – “Fate largo quando passa la Brigata Garibaldi…”: spettacolo di canti e ballate partigiane noti e sconosciuti con Pardo FORNACIARI (voce) e Marco DEL GIUDICE (Chitarra).

Un omaggio alle nostre Brigate partigiane; la III Brigata Garibaldi Camicia Rossa con i distaccamenti “O. Chiesa” e “Sante Fantozzi” e la XXIII “Guido Boscaglia” che hanno partecipato alla liberazione della Toscana da Grosseto a Siena, Livorno e Pisa nella primavera-estate 1944

Sabato, 30 giugno

ore 18 – “Antifascismo oggi nell’europa della crisi”: dibattito con Umberto CARPI, del Comitato Nazionale dell’ANPI e Mario BAGLINI, Vice Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

ore 21 – Proiezione del film “Il caso Danesin” con il regista Massimo SMURAGLIA.

Spazio Ballo Liscio con LAURA e GLI HURRA’

Domenica 1° luglio

ore 18 – presentazione del libro “Senza fare di necessità virtù. Memorie di un antifascista”, di Rosario Bentivegna e Michela Ponzani, con la partecipazione dell’autrice Michela PONZANI e della prof.ssa Catia SONETTI, direttrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Livorno.

Spazio Ballo Liscio con TRIO PERLA E LA 5ª STAGIONE

In occasione della Finale del Campionato Europeo di Calcio nell’area della Festa  verrà installato un maxischermo.

Ristorante al coperto dalle ore 19,30, domenica anche a pranzo.

Stand ANPI con gadget e libri sulla Resistenza.

NOTTE ROSA DI CORSICO

CORSICO ( MILANO)

SABATO 30 GIUGNO

ORE 18,30

PIAZZETTA MONTI

LE DONNE NELLA COSTITUENTE

interviene:   prof. Benedetta Liberali               

                    Costituzionalista Università Statale di Milano

letture:        Cinzia Brogliata, Comteatro

presiede:     Laura Ferrari, vice presidente Anpi Corsico

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA

“La costituzione non si tocca”

Pubblichiamo – qui di seguito – il testo di un documento approvato, con la partecipazione attiva dell’Anpi, dal Consiglio direttivo
dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” sulla riforma costituzionale in discussione in Parlamento.

Ferve, in questo periodo – spiega Carlo Smuraglia – la discussione sulle proposte di riforma della Costituzione, sia quella
già in corso di trattazione, in Parlamento, sia quella preannunciata sotto forma di emendamenti, nella direzione del presidenzialismo (o semipresidenzialismo).
Su questo tema ci siamo già intrattenuti nel n. 38 (8-17 giugno) della News, pubblicando non solo una nota di commento, ma anche il documento approvato il 6 giugno dal Comitato nazionale, all’unanimità.
Poiché di questi progetti di “riforma” si discuterà ancora a lungo ed è bene che tutti siano informati e vigilanti, ritengo opportuno pubblicare – qui di seguito – il testo di un documento approvato, con la nostra partecipazione attiva, dal Consiglio direttivo dell’Associazione
“Salviamo la Costituzione” (che comprende, oltre l’ANPI, diverse altre Associazioni), il 19 giugno scorso.

Il documento è stato redatto anche sulla base di un ampio parere reso dal Comitato scientifico dell’Associazione, di cui fanno parte alcuni dei più importanti docenti e studiosi di diritto costituzionale. Interessano, quindi, oltre al dispositivo, che è chiarissimo su tutte le questioni in discussione e nella prospettiva futura, anche la motivazione su cui il documento si fonda. Ne avremo bisogno, perché la battaglia non sarà semplice né di breve durata; e l’ANPI deve fare tutto quanto occorre, insieme alle altre forze democratiche, perché non si verifichi lo stravolgimento del sistema e dei princìpi delineati dalla Carta Costituzionale.
Segnalo, anche a questo fine, che il documento non solo chiede che si proceda alla “messa in sicurezza” del sistema delineato dall’art. 138 della Costituzione (“Revisione della Costituzione”) rafforzando il quorum richiesto per le modifiche, ma chiede anche che sia sempre (o quasi sempre) ammessa la facoltà di chiedere la sottoposizione del progetto di revisione a referendum confermativo.
Tutta la nostra Associazione deve considerarsi fin d’ora mobilitata in difesa della Costituzione e contro ogni modifica non sottoposta ad ampia ed approfondita discussione e non contrassegnata dall’elevato quorum già richiesto (e di cui si chiede l’irrobustimento). Inutile sottolineare che anche la proposta, lanciata da qualche esponente della sinistra, di sottoporre le questioni in discussione e particolarmente la proposta di trasformazione del nostro sistema in quello di una Repubblica semipresidenziale, ad un “referendum costituzionale di indirizzo”, non può che incontrare la nostra più ferma contrarietà. Non si può immaginare di alterare il sistema (e particolarmente quello dell’art.
138) con soluzioni di tipo plebiscitario e populista.
Per concludere – ricorda Smuraglia – mi richiamo all’articolo di Stefano Rodotà, apparso su “Repubblica” del 20 giugno scorso, col titolo “Una fase costituente più democratica”, che sottolinea, con argomentazione molto serrata ed approfondita, la pericolosità di quanto si sta tentando di realizzare, con manipolazioni e stravolgimenti, espliciti o striscianti del nostro sistema costituzionale, la cui portata ed i cui valori siamo chiamati a difendere con ogni strumento e col necessario impegno.

Di seguito, il testo del documento dell’Associazione “Salviamo la Costituzione”, di cui l’ANPI fa parte.

L’Associazione “Salviamo la Costituzione” nella riunione del Consiglio direttivo del 19 giugno 2012, sentito il parere del Comitato Scientifico dell’associazione, ha approvato il seguente documento relativo alle proposte di modifica degli artt. 56, 57, 58, 70, 73, 74, 92, 94 e 126 nel testo unificato del d.d.l. cost. unificato nn. 24, 216, 894, 1086 ecc.

Sulla procedura seguita per la riforma costituzionale:
Il testo derivante dal noto accordo tra gli On. Alfano, Bersani e Casini consiste in una serie di d.d.l. costituzionali che, pur toccando aspetti centrali dell’impianto costituzionale, ha aperto un iter procedimentale che, in relazione all’importanza dei temi trattati, appare quanto meno
frettoloso e lascia intravedere storture procedimentali al limite dell’ammissibilità. Il che è particolarmente grave nel caso di una procedura di revisione costituzionale nella quale si richiede dalla Costituzione un adeguato tempo di esame dei singoli progetti.
Può anzi aggiungersi che, in molti ordinamenti, si prevede persino lo scioglimento delle assemblee che approvano in prima deliberazione le modifiche costituzionali, oltre a una doppia approvazione, a intervalli di tempo fissi tra la prima e la seconda, con maggioranze
qualificate e persino una successiva pronuncia popolare. In Italia, il procedimento di revisione della costituzione è disciplinato dall’art. 138 Cost. in connessione con la procedura prevista dagli artt. 71 e 72 Cost. per la legislazione ordinaria, ferma restando la maggiore solennità
della procedura di revisione costituzionale.
Si ritiene pertanto che, rispetto all’introduzione di modifiche della forma di governo e del bicameralismo, rivestano carattere prioritario e condizionante sia la riforma della legge elettorale vigente – allo scopo di salvaguardare l’eguaglianza delle chances nella competizione
politica ed il potere di scelta degli eletti da parte degli elettori – sia il completamento della disciplina legislativa dei partiti politici, attraverso la previsione di requisiti di democrazia nei processi decisionali interni.
Quanto alle proposte di revisione riguardanti i congegni della forma di governo, il Consiglio direttivo, pur apprezzando nel progetto in discussione il riferimento a congegni di razionalizzazione e di stabilizzazione del modello parlamentare contemplati dalla Legge
fondamentale della Repubblica federale di Germania, tuttavia rileva che tali congegni presuppongono un sistema elettorale e una regolamentazione dei partiti politici coerenti con il modello parlamentare sopra indicato.

Sulla disomogeneità delle materie sottoposte a revisione costituzionale:
All’indomani della bocciatura popolare della legge di riforma costituzionale d’iniziativa del governo Berlusconi uno dei rilievi più diffusi fu che da tale bocciatura veniva confermato, da un lato, l’impianto della Costituzione del 1947 e, dall’altro, l’indirizzo interpretativo secondo il
quale le leggi di revisione costituzionale disciplinate dall’art. 138 Cost. debbano avere contenuto omogeneo, non solo perché la pluralità delle modifiche rende più difficile l’approvazione del testo unitario, ma anche e soprattutto perché, se è vero che la libertà di scelta dell’elettore non può essere coercita da un referendum che abroghi una pluralità di disposizioni disomogenee, come più volte statuito dalla Corte costituzionale, a fortiori la libertà di scelta dell’elettore non può essere coercita quando gli si chiede di approvare una
legge di revisione costituzionale che modifichi materie disparate.
Di qui la conseguenza che la via maestra dovrebbe piuttosto essere la predisposizione di tanti progetti di legge costituzionali quante sono le materie incise dalla riforma. E ciò anche perché è immediatamente percepibile, nel d.d.l. cost. in esame, la già rilevata frettolosità con la
quale sono state approfondite talune tematiche, una per tutte quella del bicameralismo.

Sulla conferma della circoscrizione estero:
Molte perplessità suscita nel Consiglio direttivo l’intento di non sopprimere la c.d. “Circoscrizione Estero”, la cui breve esperienza ha già avuto occasione di dimostrare i propri deleteri effetti sul complessivo sistema rappresentativo. Sui disegni di legge d’iniziativa governativa:
La facoltà del Governo di chiedere per un proprio disegno di legge l’iscrizione, con priorità all’ordine del giorno, il voto bloccato entro un termine determinato e, decorso tale termine, l’approvazione articolo per articolo, senza emendamenti, priva il Parlamento di qualsiasi
potere d’influenza sulla formazione delle leggi.
La disposizione proposta è peggiorativa persino in confronto al regime restrittivo cui è soggetta, giusta la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, la procedura di conversione del decreto legge. Questa, allo scadere dei sessanta giorni, può sfociare o in
rifiuto (esplicito o implicito) di conversione, oppure in una legge che contenga emendamenti “non eccentrici” rispetto alla disciplina contenuta nel decreto legge, mentre a qualsiasi disegno di legge indicato come prioritario dal Governo il Parlamento potrebbe opporre,
secondo la proposta di revisione costituzionale in esame, soltanto un rifiuto, senza poter modificare nulla.
Non può dunque spettare altro che al Parlamento il potere di valutare le priorità indicate dal Governo, e, pur accogliendole, di conformare la disciplina che ne dovrà scaturire. Il potere di emendamento è, da questo punto di vista, fondamentale espressione di una democrazia
parlamentare e quindi non può essere sospeso o derogato in funzione delle esigenze di sollecita attuazione del programma di governo.

Sul procedimento legislativo e sulle distinte funzioni delle due Camere:
Sul tema del procedimento legislativo, l’attribuzione al Senato dei disegni di legge «riguardanti prevalentemente le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117» vorrebbe “specializzare” il Senato su tutte le questioni di spettanza regionale in ordine alle quali lo Stato debba intervenire con legge di principio (competenza concorrente). Vista l’impraticabilità politica dell’ipotesi di trasformare il Senato in Camera di rappresentanza delle autonomie, si cerca insomma una sorta di surrogato, che però, a parte la palese incongruenza fra struttura dell’organo – con particolare riferimento alla confermata elezione popolare diretta dei suoi membri – e funzioni che gli si vorrebbero attribuire, presuppone che la definizione delle materie oggetto di competenza concorrente sia univoca, priva di problemi interpretativi e di possibili intrecci con le materie oggetto di competenza esclusiva di cui all’art. 117, secondo comma, su cui legifererebbe la Camera salvo richiamo del Senato. Va tuttavia obiettato che la giurisprudenza costituzionale è da circa un decennio costretta a dipanare i frequentissimi intrecci fra i due elenchi materiali dell’art. 117 Cost. ai fini della definizione delle controversie costituzionali Stato-Regioni.
Parimenti criticabile è l’ulteriore previsione che l’assegnazione ad una delle due Camere, d’intesa tra i loro presidenti, dei disegni di legge avvenga “con decisione insindacabile”. Il che equivale a stabilire che la Corte costituzionale non potrebbe sindacare la decisione adottata al
riguardo dai presidenti delle Camere. Ciò rischia di porre un ancor più grave problema. Infatti, dal momento che, nella definizione dei giudizi di legittimità in via principale, la Corte costituzionale muove dall’individuazione della materia in contestazione, la Corte medesima si troverebbe ad una individuazione non operata né dalla Costituzione né dalla propria giurisprudenza. Se invece la Corte rifiutasse una siffatta lettura della norma, la Corte finirebbe per non dare alcun peso all’intesa fra i due Presidenti nonostante la sua proclamata “insindacabilità”.
Infine una revisione costituzionale che prevedesse una simile “specializzazione funzionale” del Senato darebbe l’impressione di aver voluto risolvere una volta per tutte il problema dell’identità della seconda Camera con un accorgimento in ogni senso modesto. E soprattutto
una siffatta revisione perpetuerebbe un tipo di riparto di potestà legislativa, come quello concorrente, su cui le stesse forze politiche che si accingono a votare la riforma in esame avevano maturato ben più ponderati progetti di riforma.

Sulla riduzione del ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica:
Desta molte perplessità il forte affievolimento del ruolo del Capo dello Stato nelle fasi di crisi. Il Consiglio direttivo ritiene invece fondamentale il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica quale strumento di salvaguardia degli equilibri istituzionali nelle fasi di grave crisi politica del sistema parlamentare di governo.
A maggior ragione il Consiglio direttivo manifesta contrarietà agli emendamenti Alfano ed altri che, nell’introdurre l’elezione a suffragio universale del Capo dello Stato e nel sottrarre a controfirma i più importanti atti presidenziali, determinano una radicale alterazione del
modello parlamentare delineato dalla Costituzione del 1947 all’interno del quale si colloca la posizione del Presidente della Repubblica.

Per tali motivi il Consiglio direttivo dell’Associazione Salviamo la Costituzione:
– esprime la sua ferma contrarietà alle proposte di modifica costituzionale sopra elencate;
– invita i gruppi parlamentari a non procedere all’approvazione del testo licenziato dalla I Commissione del Senato;
– esprime netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di sistema presidenziale e semipresidenziale;
– ribadisce l’importanza centrale per il nostro ordinamento della procedura di revisione costituzionale nelle forme previste dall’articolo 138 Cost., di cui anzi auspica la messa in sicurezza, mediante l’elevazione a due terzi della maggioranza parlamentare richiesta per l’approvazione di modifiche costituzionali e a quattro quinti della maggioranza che preclude la facoltà di richiedere la sottoposizione del progetto di revisione a referendum confermativo, secondo quanto previsto nel ddl cost. n. 741 presentato in Senato dal Presidente Scalfaro e nel ddl cost. n. 868 presentato alla Camera dall’on. Bachelet;
– esprime, pertanto, netta contrarietà a qualsiasi forma di referendum costituzionale di indirizzo.

Roma, 19 giugno 2012

FESTA NAZIONALE ANPI 2012

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SITO DELLA FESTA

http://festa.anpi.it/

Perché siamo così corti di memoria?
Perché abbiamo paura di chiamare le cose col loro nome?
Perché siamo così pronti ai bizantinismi e così poco pronti a riconoscerela verità?
Con l’ANPI possiamo coltivare la memoria e farne uno strumento di grande forza innovativa.

Dacia Maraini

La Festa

La Festa sarà allestita in un luogo adiacente al centro del paese, direttamente collegata alla stazione ferroviaria dei treni tramite un sottopasso che conduce all’interno della Festa.

Per tutta la durata della Festa sarà aperto un ristorante tradizionale con menù bolognese da circa 350 coperti, una osteria con crescentine e borlenghi (specialità culinarie locali) ed un bar. Le sezioni ed i comitati provinciali ANPI possono prenotare tavoli al ristorante.
Ci sarà una libreria e una sala dove verranno di continuo proiettati film e documentari.

L’accoglienza e la gestione del campeggio saranno gestiti da un infopoint. Il campeggio può ospitare fino a 200 tende ed è dotato di un’area per i camper con posto sufficiente per 20-25 mezzi. Anche per il campeggio le sezioni ed i comitati provinciali ANPI possono prenotare.

C’è un vasto parcheggio per le auto ed un’area riservata ai pullman.
È disponibile una mappa dei luoghi della festa.

Sarà naturalmente sempre attivo un punto di pronto soccorso con ambulanza.

FESTA NAZIONALE ANPI

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La memoria batte nel cuore del futuro…

 

Perché mia nonna faceva la mondina

e mio nonno l’hanno ucciso a bastonate i fascisti, il 27 agosto del 1929

perché odio le ingiustizie e amo la Libertà

perché voglio ridere con i miei compagni e abbracciare tutte le mie compagne

perché piango quando muore una Partigiana, un Partigiano

“Quando muore un Partigiano mi muore un Padre,

quando muore una Partigiana mi muore una Madre”

perché ogni tanto ho le idee confuse… ma ci provo.!

perché coraggio ANPI.! coraggio

perché mio zio aveva diciassette anni quando il 26 aprile 1945

i nazi\fascisti l’hanno fucilato

perché sogno un mondo migliore

perché mi piacciono le poesie

“il cuore mi palpita forte, quando canto Bella Ciao”

perché il profumo d’un fiore mi fa volare

perché conosco a memoria la storia di tutti i nomi sulle lapidi dei Partigiani nella mia zona

perché il naviglio vicino a casa scorre lento ma non si ferma

perché spesso litigo con l’ANPI

perché cerco… cerco e non mi fermo mai

perché mia madre che ha 87 anni, quando esco di casa ancora mi dice

“stai attento ai fascisti”

perché studiare, lavorare, amare e vivere sono diritti

perché mi piace ballare al suono di una fisarmonica su un aia dell’Oltrepò Pavese

perché su un panchina al sole mi piace guardare la gente

perché mi piace il rosso

“le storie, tutte le storie sono importanti, e le storie piccole hanno fatto la storia grande”

perché mio Padre è stato il mio maestro

perché amo

perché quando vado in bicicletta in città fischio e canto

perché Resistenza è passione

perché io alla festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto non mancherò.!

Ivano Tajetti

STRAGI NAZISTE

Stragi naziste: la Cassazione accoglie il ricorso tedesco

La Corte di Cassazione, sulla linea espressa dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aja nel febbraio scorso, ha decretato il non diritto per i familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia di ricevere un risarcimento dallo stato tedesco. Sono invece state rese defintivie le condanne all’ergastolo per quattro ex militari nazisti imputati per i crimini contro civili: Joseph Bauman, Wilhelm Kusterer, Max Schneider e Helmut Wulf.

La sentenza della Cassazione -emessa il 31 maggio – ha fatto proprio il principio dell’immunità civile degli Stati per i crimini commessi dai loro eserciti, sancita dalla sentenza dell’Aja che, inevitabilmente, rappresenta ora un importante precedente per ogni processo sulle stragi risalenti alla seconda guerra mondiale.

In Italia i processi pendenti per crimini contro l’umanità commessi dai soldati nazisti sono ancora numerosi.
Il 20 aprile 2011 la Corte militare di Appello di Roma aveva dichiarato la Germania responsabile civile dell’eccidio di 350 civili uccisi nell’agosto del 1944 tra Fivizzano e Fosdinovo, in provincia di Massa. La sentenza riconosceva agli oltre 60 familiari delle vittime un risarcimento complessivo di circa cinque milioni di euro e alla Regione Toscana, costituitasi parte civile assieme ai Comuni di Fivizzano e Fosdinovo, 40 mila euro. Verdetto che la Suprema Corte ha di fatto annullato.

Si chiude così la possibilità di derimere attraverso vie giudiziali fatti di questo genere, lasciati d’ora in avanti al campo diplomatico. Non a caso, dopo la sentenza dell’Aja di febbraio, si sono avviati contatti fra Roma e Berlino in merito, grazie anche all’impegno in tal senso del Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi.
La Germania non ha mai rifiutato di ammettere le sue responsabilità morali legate al regime nazista, ma quelle materiali, a così grande distanza di tempo, difficilmente verranno riconosciute.
Se la storiografia e le recenti sentenze hanno comunque messo punti fermi al racconto e ricordo di quelle stragi, il contributo che potrà dare il dialogo fra Stati resta tutto da conoscere.

Gemma Bigi