FASCISTI A MILANO

Convegno della destra europea a Milano

Nel pubblicare il resoconto del convegno dell’Hotel Michelangelo di venerdì e sabato 6 e 7 luglio, apparso su Lettera 43, aggiungiamo qualche ulteriore informazione: la partecipazione è stata assai scarsa, molto meno del previsto, non più di un centinaio gli intervenuti. In alcuni momenti, qualcuno ha fatto notare che «c’erano più oratori di gente in sala»; se si esclude qualche sparuto esponente de La Destra, praticamente tutte le sigle del neofascismo milanese hanno snobbato l’avvenimento, da Forza nuova agli Hammerskin, questi ultimi già impegnati in una vacanza di gruppo in montagna; ruvidi sono stati in proposito anche alcuni scambi di battute fra Luca Romagnoli e alcune figure storiche dell’estrema destra milanese (leggi Maurizio Murelli); gli esponenti del British national party hanno insistentemente chiesto informazioni su Casa Pound, mettendo in imbarazzo i dirigenti della Fiamma tricolore, dato che furono proprio loro a espellerli nel 2008; molti gli incontri: giovedì, tra Jonghi Lavarini e i fiammisti al ristoratore Oscar di Porta Venezia; venerdì sera, segretamente tra alcune delegazioni straniere e l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio; domenica a pranzo tra Luca Romagnoli e Daniela Santanchè, un incontro sembrerebbe molto amichevole.
Se le intenzioni erano di conquistarsi un momento di visibilità in Italia, e in particolare a Milano, l’obiettivo è stato completamente fallito. In compenso la direzione dell’Hotel Michelangelo è stata subissata da fax, mail e telefonate di protesta. Alcune aziende hanno anche disdetto le convenzioni stipulate circa l’uso delle sale. Difficile pensare che l’evento si ripeterà. Almeno in questo luogo.

La Redazione

Una chiamata alle armi: «Nazionalisti di tutti i Paesi europei unitevi!». Bruno Gollinsch, vicepresidente del Front National francese in una libera (molto libera) reinterpretazione di Karl Marx fa risuonare il suo appello nella sala dell’hotel Michelangelo.

NAZIONALISMO ANTI CRISI
Le ultradestre d’Europa, anzi l’Alleanza europea dei movimenti nazionali si è data appuntamento a Milano il 6 e 7 luglio. Obiettivo: rinsaldare la federazione continentale nata nel 2009 e snocciolare di fronte ai giornalisti le proposte contro la «Crisi dell’europa e dell’euro». Ci sono la Fiamma tricolore italiana e il Front francese, il British national party inglese e lo Jobbik ungherese, l’Imperium di Malta e la Démocratie national del Belgio. E poi spagnoli e sloveni, austriaci e polacchi; movimenti nazionalisti, parafascisti, persino spiritualisti ariani. Tutti uniti dalla lotta contro il comunismo e la «dittatura sorniona dell’Euromondialismo».

DENUNCIAMO MONTI E NAPOLITANO
Le hostess sono stanghe bionde in tacchi e tubino nero. Uno ha la cerniera argentata sul davanti, bloccata solo dalla cintura di pelle. Sotto il pizzo dell’altro, invece, si intravede un reggiseno tigrato. E la platea sembra apprezzare: «Con queste ci credo che ci sono meno rossi in giro». Illuminato da gialle luci artificiali, il primo a prendere la parola è Luca Romagnoli della Fiamma tricolore: «Denunciamo il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché hanno violato l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia non ha più la sovranità monetaria».
Per l’ultradestra, Maastricht è stato l’inizio della fine: «Hanno svenduto l’Europa». Il percorso da imboccare qui è chiaro e è in retromarcia: smantellare la Bce, «una tecnocrazia che impone la dittatura monetaria», e tornare alle banche centrali e alle valute nazionali. Nel caso italiano all’eurolira. Le accuse all’Europa sono precise: la mancanza di controllo democratico sulla maggioranza delle sue istituzioni, ma anche l’impunità dei suoi funzionari, e nel caso del nuovo fondo salva Stati, Esm, anche l’esclusione del board e dei dipendenti dal pagamento delle imposte sul reddito. Quando entrerà in vigore l’European stability mechanism, l’Italia dovrà iniettarvi 125 miliardi. Ma, puntualizza Romagnoli, in casi di emergenza l’Esm obbliga i Paesi membri a sborsare fondi ulteriori entro sette giorni: «Un obbligo a indebitarsi: è un trattato affossa Stati».

UN REFERNDUM SULL’ESM
Per questo l’alleanza dei movimenti nazionalisti chiede ufficialmente a Monti e Napolitano di indire un referendum sul trattato che regola l’Esm. Poi ,ovvio, in ogni dichiarazione, emergono le questioni nazionali. Monti «usuraio», è uno slogan che riscuote molto successo. Fini non lo nominano, ma nel discorso della Fiamma tricolore è molto presente. Dal palco Romagnoli avvisa in maniera anonima il traditore: «Quando cammina per strada deve avere paura della sua ombra». E non si rende conto della gravità di quel che sta dicendo. Nei capannelli che si formano dopo il dibattito, risuona in italiano la parola «tradimento».
Tra gli ospiti il più potente è Béla Kovàcs. Jobbik, il suo partito, controlla 47 seggi del parlamento ungherese. Un’enormità se paragonati ai soli due conquistati dal Front alle legislative francesi. Anche per questo, le sue sono parole pesanti come piombo: «Dobbiamo mettere fine all’omicidio delle nazioni organizzato da Bruxelles: se i diritti di immigrati del Terzo mondo, tossicodipendenti e omosessuali valgono di più di quelli degli europei autoctoni, questa non è la nostra Europa».
Kovàcs fa l’elenco dei nemici con voce asciutta: il comunismo a Est, «l’euromarxismo» a Ovest, e poi il liberalismo, il multiculturalismo «lava-cervello» e soprattutto il mondialismo.

POLITICA ESTERA
L’inglese Nick Griffin, laureato a Cambridge, sembra specializzato in politica estera. «Non siamo d’accordo con le vostre guerre», ripete tra gli applausi. E parla di quelle passate e di quelle future: della Libia e della Siria, dell’Afghanistan e dell’Iraq, e di «quello che volete fare in Iran e in Russia con le rivoluzioni colorate finanziate da George Soros». Racconta a tutti del nuovo sindacato nazionalista inglese Solidarity e delle sue conquiste. Ma poi non si contiene: «È dal 1968 che stanno cercando di portare i musulmani nel nostro continente». E dalla fila vicina la battuta di un anziano militante: «I musulmani? Sono santi, hanno quattro mogli, io ne sopporto a malapena una».
L’ufficio stampa della manifestazione ha scelto in maniera oculata l’ordine degli interventi. Prima la denuncia circostanziata sull’Europa, poi il manifesto anti globalizzazione, per il rilancio della piccola e grande industria europea, e infine il vomito di opinioni a ruota libera sull’immigrazione. Una costante unione di raffinatezza e rozzezza: tra i relatori si contano almeno quattro tra eurodeputati presenti e passati. E a Strasburgo nell’ultima legislatura erano riusciti a creare un gruppo parlamentare.

«LA COCA COLA FA VENIRE IL CANCRO»<br> Il belga Marco Santi, figlio di immigrati italiani, esordisce: «Io capisco l’immigrazione, avere origini italiane è bello». Poi, però, se la prende la Ue che ha multato l’Italia per Lampedusa, vira sul classico «l’Europa è un continente di chiese e cattedrali, non di minareti» e chiude attaccando nientemeno che la Coca Cola «che fa venire il cancro» e gli hamburger «che ci fanno ingrassare».

SPIRITUALISMO PRE CRISTIANO
Il maltese Norman Lowell è letteralmente stupefacente. Gli occhi neri profondissimi, i capelli grigi leccati all’indietro e un lungo bastone di legno. Ha tentato più volte la corsa all’europarlamento, ma finora non ce l’ha mai fatta. Saluta la platea con: «Camerati».
Ma poi viene il peggio. «Organizzeremo il battesimo del nostro partito in un luogo precristiano», annuncia, e a tutti viene in mente l’esoterismo di matrice nazista, qualche brivido corre lungo la schiena. «Pietà e misericordia ci hanno rovinato», spiega in maniera affabile a Lettera43.it e tra gli astanti qualcuno annuisce. Regala cartoline con la sua immagine, le autografa. Il bastone, confida, è un simbolo del vivere aristocratico, dell’elevazione dell’élite: «Bastone di dominio, anche se non si può dire», commentano i presenti. Infine, al bancone del bar, cita Julius Evola: «Uno che stimo, più a destra di lui c’è solo il precipizio. Anche i tedeschi lo ammiravano, perché non arrivavano a tanto». Gollnisch: «La Merkel? Fa gli interessi della Germania»
Gollnisch è il biglietto da visita del movimento, non a caso il presidente della fondazione. Si è ritrovato appiccicato addosso il ruolo di intellettuale e sembra trovarsi perfettamente a suo agio.
Per descrivere la globalizzazione nomina Jacques Attali e il suo concetto di ‘nomadismo’ di persone, merci e capitali. Il sentimento nazionale è naturale,  moderno e pacifico, dice. E omaggia ancora Marx – deve essere un’ossessione – che ha intuito «la forza distruttiva del libero scambio». «Siamo un pugno di resistenti», proclama. E prende in giro la parabola di Daniel Cohn-Bendit, ex eroe del Sessantotto, diventato «parte dell’establishment» e un’Europa in cui tra un po’ potrebbero entrare anche «Uzbekistan e Algeria».

CONTRO LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Attacca il concetto di sviluppo sostenibile: «È uno slogan con cui vogliono imporre il controllo centralizzato e non democratico sulle fonti di energia, usano la scusa della necessità di programmazione dei consumi a livello globale», argomenta con Lettera43.it.
E alla domanda su come giudica il nazionalismo tedesco e l’attuale politica di Angela Merkel, ci risponde tirando fuori la carta di credito: «La Merkel fa l’interesse della Germania». «Poi», aggiunge, «se la Spagna, la Grecia e l’Italia vanno a chiederle mi dai la carta di credito, lei chiede di poter decidere sulla loro politica economica: è ineluttabile. Non è la Germania che sbaglia: è il sistema che è sbagliato». Ammette che la concorrenza tra i Paesi europei esiste e può essere agguerrita. Esita e poi spiega: «tra coloro che hanno lo stesso livello di protezione sociale e salariale è accettabile, il problema è che non abbiamo più barriere tra l’Europa e il resto del mondo». Difficile dimenticare il saluto conclusivo: «Viva la Resistenza! Viva la resistenza nazionale! E viva l’Italia!».

Giovanna Faggionato, Lettera 43, 12 luglio 2012.

INCONTRI NO TAV

Nell’ambito delle iniziative di CAMPEGGIO NO TAV di Chiomonte

http://www.notav.info/agenda/calendario-campeggio-dall11-al-21-luglio/

VENERDI’ 13 LUGLIO

ore 16

incontro con il partigiano Ugo Berga a cura dell’Anpi Bussoleno-Chianocco-Foresto

Dibattito:

Decadenza urbana: quale vita? – Immagini sull’archeologia industriale

Video, scatti e testimonianze dal passato e presente industriale

Alessio Barettini introduce un viaggio all’interno dei relitti del progresso. Quale vita tra le macerie? Quale futuro? Segue dibattito.

ALL DIFFERENT ALL EQUAL

“All different all equal

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Presentata in conferenza stampa l’iniziativa che dal 25 al 28 luglio ospiterà a Viareggio il primo Meeting Internazionale sui Diritti Umani.
 
“Il diritto di uno sia per sempre il diritto di tutti senza distinzione di sesso, razza, colore della pelle o l’origine etnica o sociale […] Non esiste il mondo gay, come non esiste il mondo bianco, o nero, rifuggiamo ogni definizione di mondi paralleli, mondo islamico o cristiano, non vogliamo il mondo maschile o femminile. Esiste un solo mondo capace di ospitarci tutte e tutti insieme”, questo l’appello lanciato oggi da Silvia Bartolini in occasione della presentazione presso la Sala stampa della Camera dei Deputati del primo Meeting Internazionale sui Diritti Umani che si terrà dal 25 al 28 luglio a Viareggio presso la Cittadella del Carnevale.  
“Una buona base di partenza non era difficile poterla trovare – ha proseguito Bartolini –, l’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale ci ricorda infatti che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni e che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che possano impedirne il pieno sviluppo della persona”.
Il programma della quattro giorni “All different all equal” è stato presentato da Andrea Canavesio, presidente di Made in Toscana e ideatore del meeting: “Letture, danze, immagini, dibattiti per chiedere a gran voce giustizia sociale per tutti. Tra i temi in discussione il diritto alla salute e alla dignità del malato ed ancora il diritto all’informazione e il tema delle minoranze come ricchezza. Le diversità infatti – ha ribadito Canavesio – sono il vero patrimonio in ogni società evoluta”.
 
Alla conferenza hanno preso parte anche Paolo Patanè, presidente di Arcigay e Massimo Monanni che in qualità di direttore dell’Unar, Ufficio antidiscriminazione razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricordato quanto il patrocinio e l’appoggio incondizionato all’iniziativa non poteva che essere un fatto dovuto e sentito per la qualità delle giornate programmate e il progetto di alto valore sociale ideato dai promotori. Iniziativa patrocinata anche dalla Provincia di Lucca e dal Comune di Viareggio.
 
Il senatore Vincenzo Vita ne ha sottolineato gli intenti condivisi anche dal punto di vista politico dal Pd e così Franco Grillini che in qualità di responsabile diritti civili e associazionismo per L’Italia dei valori, che ha voluto ricordare le tante battaglie portate avanti dai movimenti per i diritti civili.
 
Articolo 21 ha voluto anche ricordare, oltre alla propria, le collaborazioni importanti alla quattro giorni che sono giunte da Libertà e Giustizia e dalla Fondazione Sandro Pertini che insieme ad Arcigay predisporranno momenti di riflessione condivisa.
*direttore di Confronti

 
Da Articolo 21, Gian Mario Gillio

Per partecipare ed avere informazioni si può inviare una mail a direzione@welcomesquare.it o telefonare al numero 346 9707220 oppure silvia.bartolini@gmail.com – 347 6996044

IN MEMORIA DI…

GIOVEDI’ 19 LUGLIO
ORE 21
COMO, PIAZZA MARTINELLI (In caso di pioggia la serata si terrà nella sala della Circoscrizione 7)

In memoria di… 
La memoria delle vittime e l’impegno delle istituzioni contro la corruzione e le mafie
– video-intervista a Borsellino
– contributo musicale del Gruppo Aperto Spazio alla Musica
– Intervento di Maria Ferrucci sindaco di Corsico, comune aderente ad “Avviso Pubblico”. 
Modera Paolo Moretti, giornalista 
– Proiezione del film-documentario Uomini soli di Paolo Santolini Ripercorrendo i luoghi simbolo della lotta alla mafia e le vie delle stragi, Santolini e Bolzoni hanno ricostruito la vita di La Torre, Dalla Chiesa, Borsellino e Falcone

Organizzano Arci Como, Acli Como, Auser Como, Associazione del Volontariato Comasco-Csv, Cgil Como, Fillea, Coordinamento Comasco per la Pace, Comitato Soci Coop Como, Verso Libera Como

ADDIO ALLE ARMI

Migliaia di italiani dicono NO ai caccia F-35: il Governo ci ascolti

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Conferenza stampa in Senato giovedì 12 luglio, per spiegare la finta riforma e i finti risparmi della Difesa. E chiedere ancora una volta al Governo la cancellazione del programma di acquisto dei Joint Strike Fighter con una presenza in piazza 75.000 firme di cittadini, 650 associazioni, il sostegno di oltre 50 Enti Locali (tra
Regioni, Province e Comuni). Saranno questi i protagonisti della giornata di consegna delle firme della petizione contro i caccia che la campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace) ha deciso di organizzare giovedì 12 luglio, come momento conclusivo della seconda fase di azione prevista dalla campagna stessa. Negli ultimi mesi l’attenzione sul tema delle spese militari e del particolare spreco costituito dai caccia Joint Strike Fighter è cresciuta moltissimo anche grazie a tutte le informazioni diffuse dalle associazioni e dai gruppi che hanno sostenuto “Taglia le ali alle armi”.

Dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti “penali” sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35. E comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente ed ambientalmente più utili e necessari.

Per sostenere il nostro rinnovato appello al Governo per un cambio di linea su questo progetto – anche a nome delle migliaia di persone che hanno sostenuto la campagna – l’appuntamento è per una mobilitazione di piazza giovedì 12 luglio a Roma.
Il momento di presenza in piazza sarà preceduto da una Conferenza Stampa al Senato della Repubblica (sala Stampa del Senato, ore 11.30) incentrata sui problemi e i costi del caccia F35 (con nuovi dati che smentiscono la posizione del Ministero della Difesa) e sulla mobilitazione in merito alla revisione dello strumento militare (il cosiddetto DDL Di Paola) in corso di discussione in Parlamento: un provvedimento che non porterà a nessun vero risparmio ma sposterà l’impiego di risorse pubbliche verso nuovi acquisti di sistemi d’arma, come anche confermato dalle decisioni prese nell’ambito della “spending review”.

Mentre il Governo ha infatti deciso di intervenire ancora una volta in maniera drastica sulla spesa sociale e sanitaria, le riduzioni per la Difesa e per l’acquisto di armamenti si limitano a poche decine di milioni e definiscono una diminuzione degli effettivi delle Forze Armate che si realizzerà solo dopo diversi anni. Nel contempo nelle ultime bozze del provvedimento – nonostante ipotesi iniziali – non pare vengano toccati gli investimenti per l’acquisto di armamenti: un’ipotesi di taglio di 100 milioni anno sui capitoli di spesa per le armi è stata infatti all’ultimo momento rigettata.

Ne parleranno i coordinatori delle tre organizzazioni promotrici Giulio Marcon (Campagna Sbilanciamoci!), Flavio Lotti (Tavola della Pace) e Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) illustrando con dati ed analisi le controproposte del mondo della Pace per tagliare le ali alle armi.

SENTENZA DIAZ

I MANDANTI MANCANO SEMPRE

Antonio De Gennaro (all’epoca del G8 di Genova capo della polizia), ha parlato, non ha chiesto scusa, portando tutta la sua solidarietà umana e affettiva ai funzionari di polizia, “di cui conosco personalmente il valore professionale”… condannati definitivamente dalla Giustizia per essere stati gli esecutori materiali di tutto ciò che è accaduto all’interno della scuola Diaz. Una violenza inaudita che ricorda quella usata nel Ventennio dal regime fascista, inammissibile e intollerabile in una Repubblica democratica. De Gennaro subito dopo i fatti disse che “la Diaz era una semplice operazione di identificazione che si è trasformata in un’azione di ordine pubblico perché gli agenti sono stati attaccati.” Questo rappresentante dello Stato, sarebbe quello, come si è definito, che ha sempre operato nel rispetto della Costituzione.
Quel giorno, caro De Gennaro, no.

Come sempre nei fatti italiani mancano i mandanti, la testa pensante delle operazioni di repressione, i veri responsabili, quelli che hanno dato l’ok alla violenza.
Era tutto scritto che il G8 (luglio 2001), sarebbe sfociato in un violento scontro. Oltre 10 mila agenti delle forze dell’ordine non sono riusciti ad impedire l’arrivo di alcune centinaia di black bloc, il morto era annunciato e nulla è stato fatto per impedirlo. Carlo Giuliani aveva solo 23 anni. I servizi segreti avevano scientificamente fatto crescere la tensione nell’opinione pubblica e tra gli uomini che avrebbero difeso la zona rossa.
Il 20 maggio l’Ansa aveva diffuso la notizia (fonte servizi segreti), che durante la manifestazione sarebbero stati lanciati palloncini contenenti sangue infetto da Aids. Alleanza nazionale aveva dato solidarietà preventiva alla forze dell’ordine per gli inevitabili scontri. Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, non si è mai saputo a quale titolo, in quei giorni, frequentava molto la sala operativa della questura di Genova, accompagnato dal maresciallo dei carabinieri Filippo Ascierto che poi è diventato deputato di An.

Il buco nero di tutta la vicenda è rappresentato dal comportamento di chi allora era ministro dell’Interno, Claudio Scajola, che dopo i fatti gravi e violenti dei giorni precedenti invece di stare a Genova a controllare che tutto si svolgesse senza incidenti, la notte della Diaz, dormiva tranquillamente nel suo letto di casa ad Imperia. La moglie il giorno prima aveva dichiarato al Secolo XIX che il marito era tornato molto stanco, infatti quando sabato 21 il prefetto De Gennaro lo chiama alle 22,30 il ministro e consorte sono già a letto. Cosa si dicono i due in quella telefonata? Quali sono le indicazioni che Scajola dà a De Gennaro? Perché il giorno dopo Scajola, per rendersi conto dell’accaduto, non va a visitare il lager di Bolzaneto, dove le violenze continuano nei confronti dei prelevati dalla scuola Diaz? Perché né il ministro, né il presidente del Consiglio Berlusconi hanno chiesto immediatamente la testa di De Gennaro? Oggettivamente la responsabilità dell’accaduto è la sua, quei funzionari, che lui oggi difende, non possono aver agito senza un ordine superiore. Perché impunemente l’ex capo della polizia può permettersi di insultare una sentenza della Cassazione? Dopo Scajola al Viminale si sono succeduti Giuseppe Pisanu, Giuliano Amato e Roberto Maroni, nessuno dei tre ha osato rendere pubblici i documenti (sicuramente rinchiusi in uno dei tanti armadi della vergogna) riguardanti quella notte.
Ancora una volta la politica ha abdicato alle proprie responsabilità

Loris Mazzetti, Articolo 21, 10 luglio 2012

CONVEGNO FASCISTA A MILANO

ANNUNCIATO A MILANO UN CONVEGNO DELL’ESTREMA DESTRA EUROPEA
APPELLO ALLE ISTITUZIONI, AI PARTITI E ALLE ASSOCIAZIONI ANTIFASCISTE

È preannunciato per venerdì e sabato, 6 e 7 luglio, lo svolgimento di un convegno a Milano, presso l’Hotel Michelangelo, indetto dall’Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, una sorta di nuova Internazionale di estrema destra, formatasi nell’ottobre 2009 a Budapest sotto la spinta del Front national francese, dei neonazisti inglesi del British national party e dei razzisti ungheresi di Jobbik, cui si sono aggiunte altre formazioni neofasciste ucraine, spagnole e belghe. L’Italia verrà rappresentata dalla Fiamma tricolore, cui è stata demandata l’organizzazione delle due giornate milanesi, guidata dall’ex parlamentare europeo Luca Romagnoli, passato alla notorietà per aver nella campagna elettorale del 2006 negata l’esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio nazisti.

La Rete Antifascista milanese, nell’esprimere la propria preoccupazione per la venuta in città di esponenti del peggior razzismo e antisemitismo europeo, per altro a ridosso della stazione centrale, uno dei punti di ritrovo a maggior densità multietnica che la metropoli conosca:

  • fa appello alle istituzioni, Prefettura e Questura, ai partiti democratici e alle associazioni antifasciste, affinché un simile raduno, pericoloso per la convivenza civile e democratica, non abbia luogo;
  • si rivolge al Sindaco di Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, perché manifesti la propria contrarietà a questo avvenimento, qualificando come non gradite le persone e le forze che vi vorrebbero partecipare.

«Crisi dell’Europa e dell’euro»: il titolo sembra quello di uno dei tanti convegni che si tengono un po’ ovunque di questi tempi. Ma non è così, perché il convegno in questione è organizzato dall’Alleanza Europea dei movimenti nazionali e chiama a raccolta esponenti delle destre xenofobe e razziste di tutta Europa. Fra gli “ospiti” annunciati al convegno che si terrà il prossimo 6-7 luglio all’hotel Michelangelo di Milano, ci sono l’ungherese Bela Kovacs di Jobbik, Bruno Gollnisch del Front National lepenista, Nick Griffin del British National Party; e poi ancora rappresentanti  dell’estrema destra slovena, portoghese, belga, polacca, spagnola, svedese e ucraina. Benché non ce ne sia ancora certezza, non si esclude l’arrivo anche di esponenti del partito neonazista greco, Alba Dorata. Per l’Italia invece ci sarà l’ex parlamentare europeo Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore.

La prima giornata dell’incontro all’Hotel Michelangelo, proprio di fronte alla Stazione Centrale, sarà a porte chiuse; sabato mattina invece il dibattito sarà aperto al pubblico.

Per la Questura di Milano il raduno non rappresenta ancora un pericolo da allarme rosso. Più che altro, pare, la Questura teme eventuali reazioni e scontri con i gruppi delle fazioni opposte.

La dichiarazione della Comunità ebraica
In riferimento al raduno dell’estrema destra organizzato dall’alleanza europea dei movimenti nazionali, che si terrà a Milano dal 6 al 7 luglio, Walker Meghnagi e Daniele Nahum, rispettivamente Presidente e Responsabile delle Relazioni Istituzionali della Comunità Ebraica di Milano, hanno dichiarato “siamo allarmati del fatto che tutta l’estrema destra xenofoba europea si darà appuntamento nella nostra città, medaglia d’oro per la Resistenza. Queste organizzazioni vogliono riportare le lancette dell’orologio al periodo più buio della storia europea. Le istituzioni democratiche della città devono impedirlo. Per questo chiediamo a tutte le autorità competenti di valutare l’applicazione della legge Mancino e dunque valutare se ci sono i presupposti per annullare, anche all’ultimo minuto, questo preoccupante raduno. Inoltre, chiediamo a tutte le imprese e associazioni importanti convenzionate con l’Hotel Michelangelo, come ad esempio l’Associazione Italiana Calciatori, di annullare gli accordi che hanno stretto con questo albergo”.

TAGLIA LE ALI ALLE ARMI

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PER BATTERE LA CRISI SERVONO ALTRE ARMI
L’Arci continua con nuove iniziative Taglia le ali alle armi, la campagna di sensibilizzazione contro l’acquisto degli F35.
Affissi a Como e a Cantù una serie di manifesti per Tagliare le spese militari liberando risorse da investire sui giovani, sul lavoro e  lo stato sociale.
Dal 25  febbraio 2012, data in cui molti cittadini italiani si sono mobilitati in più di 100 piazze del Paese per chiedere al Governo e al Parlamento di cancellare il programma di costruzione e acquisizione dei cacciabombardieri F35, continua la  campagna  Taglia le ali alle armi promossa da Arci, Tavola della pace, Rete Disarmo e Sbilanciamoci. Nonostante le mobilitazioni popolari, nonostante ci si trovi a vivere una situazione di crisi in cui  la disoccupazione è in aumento, il governo taglia le risorse destinate a scuola, pensioni  ed assistenza sociale, nonostante il terremoto non abbia di certo recato beneficio al Paese, nonostante quanto espresso nella Costituzione della Repubblica Italiana, il programma per l’acquisto degli F35 prosegue. Lo scorso 16 maggio al Senato è stata aperta la discussione sul disegno di legge delega che avrebbe dovuto tagliare la spesa militare. Anche se il numero degli F35 passerà da 131 a 90 e i soldati da 190.000 a 150.000, non si tratta di una proposta che riduce le spese militari: al contrario, la proposta che il  Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha presentato in Parlamento per la revisione delle Forze armate comporta un chiaro aumento della spesa pubblica e della spesa militare (10 miliardi di euro per l’acquisto degli F35 e 30-40 miliardi di euro per la loro gestione e manutenzione) e disegna  una riforma che costerà più di 23 miliardi di euro. Il  disegno di legge delega è stato presentato unicamente  dal Ministro della Difesa, non è stato concordato con gli altri Ministri e non riporta la firma del presidente del Consiglio dei Ministri. Nel documento sono contemplate: la riduzione del  personale della Difesa a favore dell’acquisto di nuove armi, la deviazione di alcuni costi del personale su altre Amministrazioni, la gestione in prima persona, da parte del Ministro, della riduzione del personale militare e civile senza che ai militiari venga applicata la riforma delle pensioni appena approvata , una grande flessibilità gestionale di bilancio che comprende che  gli introiti ricavati dalla vendita delle infrastrutture militari da dismettere contribuiscano ad aumentare unicamente  il bilancio della Difesa e che gli  interventi di Protezione civile delle FFAA divengano a pagamento a piedilista direttamente alla Difesa. Il ministro, inoltre, propone di  incaricarsi direttamente della vendita  ad altri Paesi  delle armi da dismettere e  chiede proroga annuale del termine entro cui realizzare la riforma perchè il piano economico  presentato è talmente vago e difficilmente realizzabile  che   il termine entro cui realizzare la riforma e le modalità di ammortizzamento delle  spese non sono al momento  definibili. Ancora una volta, dunque, si continua a percorrere la strada dello spreco di risorse per programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi, incapaci di garantire Pace e sicurezza contrari allo spirito della nostra Costituzione, si soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi gruppi di privilegiati.
Ancora una volta non vengono utilizzate risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione, alla ricerca, all’istruzione e alla sanità pubblica.  Inoltre  esprimiamo con determinazione la necessità di rivedere il nostro modello di difesa adattandolo ai tempi, in una prospettiva europea  in grado di contenere la spesa pubblica nazionale dedicata alla Difesa. Infine, la Tavola della pace ha deciso di lanciare, a partire dal 2 di Giugno, una raccolta firme per chiedere al Governo di concentrare la propria attenzione sull’elaborazione di politiche sul lavoro anziché  sulle spese militari. La raccolta firme si chiama Lavoro, Non Bombe!  Parte del testo della raccolta firme recita: «Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».

Tutti i cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito http://www.perlapace.it oppure su http://www.facebook.com/LavoroNonBombe.
ArciLombardia – Comitato provinciale di Como

2 LUGLIO AL MUSEO CERVI

Zona democratica. Limite invalicabile

Rialzare insieme la soglia della legalità e della democrazia

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LE ISTITUZIONI  PER UNA NUOVA STAGIONE ANTIFASCISTA
Anna Maria Cancellieri, Ministro dell’Interno in visita al Museo Cervi

Lunedì 2 luglio 2012 a partire dalle 15.00 prosegue al Museo Cervi di Gattatico il cammino della “Zona Democratica”: un ideale spazio di discussione e presidio civile inaugurato con la festa del 25 aprile di quest’anno (sempre partecipatissima a Casa Cervi). L’appuntamento più atteso, rimandato fino ad oggi per i numerosi impegni del Ministro, è la visita a Gattatico di Anna Maria Cancellieri coinvolta nell’ambito di un più ampio tavolo istituzionale. A fianco del Ministro dell’Interno, infatti, saranno presenti a tracciare la “Zona Democratica” Vasco Errani, in qualità di Presidente della Conferenza delle Regioni, Sen. Albertina Soliani, Membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Graziano Delrio, Presidente dell’ANCI e Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia. Sarà lo scrittore e autore televisivo Loris Mazzetti ad interloquire con gli ospiti, chiamati ad una discussione aperta sulla necessità di fare argine di fronte ai fenomeni estremisti in Italia e in Europa.

L’Istituto Cervi ha messo al centro della propria azione le “emergenze democratiche”, che hanno il volto del neofascismo ma non solo. Si tratta prima di tutto di utilizzare il patrimonio civile dell’antifascismo con linguaggi e strumenti rinnovati. Una scelta strategica che ha condivisofin da subito con ANPI nazionale e con il suo presidente Carlo Smuraglia, reduce dal grande successo dalla festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto. ANPI e Istituto Cervi avvertono la stessa urgenza costituzionale di fare quadrato attorno alla legalità democratica. Il presidente Smuraglia, cui è affidato il compito di illustrare i temi principali della giornata, sarà protagonista del dibattitoinsieme alle altre istituzioni coinvolte.

Casa Cervi ancora oggi ha la forza di convocare la cittadinanza attiva e consapevole, così come le istituzioni a presidio della legalità e della tutela dei valori costituzionali. Ecco perchè la presenza cruciale del Ministro dell’Interno costituisce un passaggio strategico, per ristabilire la “soglia democratica” in un Paese attraversato da tensioni e pulsioni nefaste, xenofobe, quando non dichiaratamente neofasciste. Per predisporre, insieme ad un impegno di fermezza istituzionale e di vigilanza da parte di tutti i cittadini, una controffensiva culturale efficace, che sappia spiegare all’Italia di oggi le radici antifasciste della Repubblica e della Carta fondamentale. Sarà anche l’occasione per mostrare ad Anna Maria Cancellieri (alla sua prima visita a Casa Cervi) il museo e i suoi contenuti, gli innovativi progetti in cui è impegnato l’Istituto, prima fra tutti il portale memorieincammino.it e la sua installazione permanente nel percorso museale inaugurata pochi giorni fa.

Per informazioni:
Istituto Alcide Cervi
0522.678356

PROGRAMMA

Rossella Cantoni – Presidente Istituto Alcide Cervi
Luca Bosi – Vicepresidente di Cooperativa Boorea

Carlo Smuraglia – Presidente nazionale A.N.P.I.

Le strategie della legalità democratica

Loris Mazzetti conduce

Istituzioni per una nuova stagione antifascista

Graziano Del Rio – Presidente ANCI
Sonia Masini – Rappresentante province italiane al Comitato Europeo delle Regioni
Vasco Errani – Presidente Conferenza delle Regioni
Sen. Albertina Soliani – Commissione Politiche dell’Unione Europea

Anna Maria Cancellieri – Ministro dell’Interno


E’ nei momenti di crisi che i valori civili e la coesione sociale vengono messi a dura prova. Nel nostro Paese, come in larga parte d’Europa, l’inizio del XXI secolo ha messo in discussione un patrimonio identitario democratico che si pensava diffuso. Un patrimonio che affonda le proprie radici in una stagione di partecipazione e conflitto per la libertà che ha un nome ben preciso: antifascismo. Inteso come brodo di coltura civile della nostra Costituzione, così come dell’idea stessa di Europa.
La chiamata a raccolta delle istituzioni della Repubblica il 2 luglio, prima fra tutte il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, costituisce un passaggio strategico, per ristabilire la “soglia democratica” in un Paese attraversato da tensioni e pulsioni nefaste, xenofobe, quando non dichiaratamente neofasciste. Per predisporre, insieme ad un impegno di fermezza istituzionale e di vigilanza da parte di tutti i cittadini, una controffensiva culturale efficace che sappia spiegare all’Italia di oggi le radici antifasciste della Repubblica e della Carta fondamentale.
L’iniziativa del 2 luglio è parte del presidio civile permanente di “Antidoti Antifascisti”, un tavolo di forze sociali e culturali del territorio, tra le quali Istoreco, contro i fenomeni di intolleranza, deriva antidemocratica e violenza che attecchiscono tra i più giovani. L’evento ha raccolto fin da subito il sostegno di Cooperativa Boorea, che ha aderito allo spirito dell’incontro e ne ha condiviso l’ispirazione.