UNA NOTIZIA AGGHIACCIANTE

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Agghiacciante la notizia del linciaggio del giovane nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, rifugiato a Capodarco, in provincia di Fermo, nella comunità della Caritas guidata da Don Vinicio Albanesi. Da tempo assistiamo ad un crescente clima di intolleranza e di odio verso il diverso, da tempo denunciamo alle autorità il pericolo che questo clima possa provocare atti violenti. Dopo il recente pestaggio ad un venditore ambulante a San Benedetto del Tronto, purtroppo è di ieri la notizia della morte del nigeriano, ucciso di botte in strada dopo che aveva cercato di difendere la moglie da insulti razzisti. Fermato con l’ accusa di omicidio preterintenzionale Amedeo Mancini, 38enne allevatore di Fermo. A Mancini è stata anche contestata l’aggravante della finalità razziale. In un primo momento l’ uomo era stato indagato a piede libero per lesioni. A quanto risulta, oltre ad essere un noto fascista l’ omicida farebbe anche parte di un gruppo di ultras della Fermana.

Dato che appare evidente che il calcio non c’entra nulla, ci sarebbe da chiedersi perché i giornali continuano a parlare di Mancini come ultras e non come fascista. Secondo don Vinicio Albanesi, è proprio negli ambienti di destra che bisognerebbe indagare per scoprire gli autori dei diversi attentati alle chiese fermane. E dopo questi attentati, il cui stampo fascista e xenofobo era evidente, come mai le autorità non si sono mosse con decisione e senza tentennamenti per evitare un escalation della violenza?

 

METTIAMO AL BANDO I MALI CHE SI ANNIDANO NELLA NOSTRA VITA SOCIALE E POLITICA

“Chimiary é stremata, distrutta, inconsolabile. Qui nel reparto rianimazione dell’ospedale, le stanno proponendo la donazione degli organi di Emanuel, per dare la vita, magari, a quattro nostri connazionali…

Lui, Emanuel, che era scampato agli orrori di Boko Haram nella sua Nigeria; con lei, la sua amata compagna, era sopravvissuto alla traversata del deserto, alle indicibili violenze della Libia, alla tragica lotteria della traversata del mare.

Da noi si aspettava finalmente umanità, protezione ed asilo. A Fermo, nella mia “tranquilla” provincia, ha invece incontrato la barbarie razzista che cresce nell’indifferenza, nell’indulgenza e nella compiacenza di larghi settori della comunità, della politica, delle istituzioni. L’ hanno ammazzato di botte dopo averlo provocato, paragonandolo ad una scimmia, due picchiatori, figli della città, cresciuti nell’humus del fascistume infiltrato ampiamente nella tifoseria ultras. Loro, che paragonarli alle bestie offende l’intera specie animale.

Le mie lacrime, le nostre lacrime e la nostra vergogna per questo orrore che si è nutrito della putrefazione della nostra insensibilità, del nostro egoismo e delle nostre paure non basta affatto. Cosa dobbiamo attendere ancora per mettere al bando con ogni mezzo, tutti noi, cittadini e Istituzioni, il razzismo e fascismo che si annida nella nostra vita sociale e politica?

Massimo Rossi
Consigliere Comunale di Fermo
ex-Presidente della Provincia di Ascoli Piceno

LE REGOLE DEL GIOCO NON LE PUO’ STABILIRE SOLO CHI COMANDA

Il più autorevole costituzionalista italiano, Gustavo Zagrebelsky, con il professor Francesco Pallante, illustrano le ragioni del NO alle riforme istituzionali promosse dall’attuale governo nel nuovo volume di Laterza Editore, che esce anche con il logo dell’ associazione “Libertà e Giustizia”.

Loro diranno: siete conservatori.

Noi diciamo: non ci interessano “riforme” che non sono tali

Loro diranno: le riforme servono alla “governabilità”.

Noi diciamo che la parola che usate è ambigua.

Loro diranno: ce lo chiede l’Europa.

Noi diciamo e chiediamo a nostra volta: che cos’è l’Europa?

Zagrebelsky e Pallante argomentano per il rinnovamento di una democrazia partecipata, contro le modifiche della Costituzione -di cui si vorrebbero cambiare ben 47 articoli (oltre un terzo del totale)- e contro la legge elettorale.

Oltre alle critiche di merito (contraddizioni, errori concettuali, complicazione del sistema), vengono messe in evidenza le forzature procedurali che hanno connotato il percorso di approvazione delle due leggi. Ne emerge un quadro tutt’altro che rassicurante: le nuove regole del gioco politico risultano essere, a giudizio degli autori, sempre più un’imposizione unilaterale basata su rapporti di forza incostituzionali – leggi approvate in tutta fretta e al costo di qualunque forzatura.

Il libro si chiude offrendo al lettore il confronto, articolo per articolo, del testo della Costituzione vigente con quello che scaturirebbe dalla riforma. Ciò allo scopo di offrire al cittadino una chiara visione d’insieme del nuovo dettato costituzionale.

Gustavo Zagrebelsky è presidente onorario di “Libertà e Giustizia” e professore emerito nell’Università di Torino. Francesco Pallante fa parte del Consiglio di Direzione di “Libertà e Giustizia” ed è professore di Diritto costituzionale nell’Università di Torino.

 

30 GIUGNO 1960 – I FATTI DI GENOVA

30 GIUGNO 1960 – DISCORSO DI SANDRO PERTINI DOPO I FATTI DI GENOVA

 

“Gente del popolo, partigiani e lavoratori, genovesi di tutte le classi sociali. Le autorità romane sono particolarmente interessate e impegnate a trovare coloro che esse ritengono i sobillatori, gli iniziatori, i capi di queste manifestazioni di antifascismo. Ma non fa bisogno che quelle autorità si affannino molto: ve lo dirò io, signori, chi sono i nostri sobillatori: eccoli qui, eccoli accanto alla nostra bandiera: sono i fucilati del Turchino, della Benedicta, dell’Olivetta e di Cravasco, sono i torturati della casa dello Studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori. Nella loro memoria, sospinta dallo spirito dei partigiani e dei patrioti, la folla genovese è scesa nuovamente in piazza per ripetere “no” al fascismo, per democraticamente respingere, come ne ha diritto, la provocazione e l’offesa.
Io nego – e tutti voi legittimamente negate – la validità della obiezione secondo la quale il neofascismo avrebbe diritto di svolgere a Genova i1 suo congresso. Infatti, ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta Costituzionale, l’attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologià di reato.
Si tratta del resto di un congresso che viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, per contrapporre bestemmie ai valori politici e morali affermati dalla Resistenza.
Ed è ben strano l’atteggiamento delle autorità costituite le quali, mentre hanno sequestrato due manifesti che esprimevano nobili sentimenti, non ritengono opportuno impedire la pubblicazione dei libelli neofascisti che ogni giorno trasudano il fango della apologia del trascorso regime, che insultano la Resistenza, che insultano la Libertà.
Dinanzi a queste provocazioni, dinanzi a queste discriminazioni, la folla non poteva che scendere in piazza, unita nella protesta, né potevamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fascismo e difendere la memoria dei nostri morti, riaffermando i valori della Resistenza.
Questi valori, che resteranno finché durerà in Italia una Repubblica democratica sono: la libertà, esigenza inalienabile dello spirito umano, senza distinzione di partito, di provenienza, di fede. Poi la giustizia sociale, che completa e rafforza la libertà, l’amore di Patria, che non conosce le follie imperialistiche e le aberrazioni nazionalistiche, quell’amore di Patria che ispira la solidarietà per le Patrie altrui.
La Resistenza ha voluto queste cose e questi valori, ha rialzato le glorie del nostro nuovamente libero paese dopo vent’anni di degradazione subita da coloro che ora vorrebbero riapparire alla ribalta, tracotanti come un tempo. La Resistenza ha spazzato coloro che parlando in nome della Patria, della Patria furono i terribili nemici perché l’hanno avvilita con la dittatura, l’hanno offesa trasformandola in una galera, l’hanno degradata trascinandola in una guerra suicida, l’hanno tradita vendendola allo straniero. Noi, oggi qui, riaffermiamo questi principi e questo amor di patria perché pacatamente, o signori, che siete preposti all’ordine pubblico e che bramate essere benevoli verso quelli che ho nominato poc’anzi e che guardate a noi, ai cittadini che gremiscono questa piazza, considerandoli nemici della Patria, sappiate che coloro che hanno riscattato l’Italia da ogni vergogna passata, sono stati questi lavoratori, operai e contadini e lavoratori della mente, che noi a Genova vedemmo entrare nelle galere fasciste non perché avessero rubato, o per un aumento di salario, o per la diminuzione delle ore di lavoro, ma perché intendevano battersi per la libertà del popolo italiano, e, quindi, anche per le vostre libertà.
E’ necessario ricordare che furono quegli operai, quegli intellettuali, quei contadini, quei giovani che, usciti dalle galere si lanciarono nella guerra di Liberazione, combatterono sulle montagne, sabotarono negli stabilimenti, scioperarono secondo gli ordini degli alleati, furono deportati, torturati e uccisi e morendo gridarono “Viva l’Italia”, “Viva la Libertà”. E salvarono la Patria , purificarono la sua bandiera dai simboli fascista e sabaudo, la restituirono pulita e gloriosa a tutti gli italiani.
Dinanzi a costoro, dinanzi a questi cittadini che voi spesso maledite, dovreste invece inginocchiarvi, come ci si inginocchia di fronte a chi ha operato eroicamente per il bene comune.
Ma perché, dopo quindici anni, dobbiamo sentirci nuovamente mobilitati per rigettare i responsabili di un passato vergognoso e doloroso, i quali tentano di tornare alla ribalta?
Ci sono stati degli errori, primo di tutti la nostra generosità nei confronti degli avversari. Una generosità che ha permesso troppe cose e per la quale oggi i fascisti la fanno da padroni, giungendo a qualificare delitto l’esecuzione di Mussolini a Milano. Ebbene, neofascisti che ancora una volta state nell’ombra a sentire, io mi vanto di avere ordinato la fucilazione di Mussolini, perché io e gli altri, altro non abbiamo fatto che firmare una condanna a morte pronunciata dal popolo italiano venti anni prima.
Un secondo errore fu l’avere spezzato la solidarietà tra le forze antifasciste, permettendo ai fascisti d’infiltrarsi e di riemergere nella vita nazionale, e questa frattura si è determinata in quanto la classe dirigente italiana non ha inteso applicare la Costituzione là dove essa chiaramente proibisce la ricostituzione sotto qualsiasi forma di un partito fascista ed è andata più in là, operando addirittura una discriminazione contro gli uomini della Resistenza, che è ignorata nelle scuole; tollerando un costume vergognoso come quello di cui hanno dato prova quei funzionari che si sono inurbanamente comportati davanti alla dolorosa rappresentanza dei familiari dei caduti.
E’ chiaro che così facendo si va contro lo spirito cristiano che tanto si predica, contro il cristianesimo di quegli eroici preti che caddero sotto il piombo fascista, contro il fulgido esempio di Don Morosini che io incontrai in carcere a Roma, la vigilia della morte, sorridendo malgrado il martirio di giornate di tortura. Quel Don Morosini che è nella memoria di tanti cattolici, di tanti democratici, ma che Tambroni ha tradito barattando il suo sacrificio con 24 voti, sudici voti neofascisti.
Si va contro coloro che hanno espresso aperta solidarietà, contro i Pastore, contro Bo, Maggio, De Bernardis, contro tutti i democratici cristiani che soffrono per la odierna situazione, che provano vergogna di un connubio inaccettabile.
Oggi le provocazioni fasciste sono possibili e sono protette perché in seguito al baratto di quei 24 voti, i fascisti sono nuovamente al governo, si sentono partito di governo, si sentono nuovamente sfiorati dalla gloria del potere, mentre nessuno tra i responsabili, mostra di ricordare che se non vi fosse stata la lotta di Liberazione, l’Italia, prostrata, venduta, soggetta all’invasione, patirebbe ancora oggi delle conseguenze di una guerra infame e di una sconfitta senza attenuanti, mentre fu proprio la Resistenza a recuperare al Paese una posizione dignitosa e libera tra le nazioni.
Il senso, il movente, le aspirazioni che ci spinsero alla lotta, non furono certamente la vendetta e il rancore di cui vanno cianciando i miserabili prosecutori della tradizione fascista, furono proprio il desiderio di ridare dignità alla Patria, di risollevarla dal baratro, restituendo ai cittadini la libertà. Ecco perché i partigiani, i patrioti genovesi, sospinti dalla memoria dei morti sono scesi in Piazza: sono scesi a rivendicare i valori della Resistenza, a difendere la Resistenza contro ogni oltraggio, sono scesi perché non vogliono che la loro città, medaglia d’oro della Resistenza, subisca l’oltraggio del neofascismo.
Ai giovani, studenti e operai, va il nostro plauso per l’entusiasmo, la fierezza., il coraggio che hanno dimostrato. Finché esisterà una gioventù come questa nulla sarà perduto in Italia.
Noi anziani ci riconosciamo in questi giovani. Alla loro età affrontavamo, qui nella nostra Liguria, le squadracce fasciste. E non vogliamo tradire, di questa fiera gioventù, le ansie, le speranze, il domani, perché tradiremmo noi stessi. Così, ancora una volta, siamo preparati alla lotta, pronti ad affrontarla con l’entusiasmo, la volontà la fede di sempre.
Qui vi sono uomini di ogni fede politica e di ogni ceto sociale, spesso tra loro in contrasto, come peraltro vuole la democrazia. Ma questi uomini hanno saputo oggi, e sapranno domani, superare tutte le differenziazioni politiche per unirsi come quando l’8 settembre la Patria chiamò a raccolta i figli minori, perché la riscattassero dall’infamia fascista.
A voi che ci guardate con ostilità, nulla dicono queste spontanee manifestazioni di popolo? Nulla vi dice questa improvvisa ricostituita unità delle forze della Resistenza?
Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un monito severo per tutti. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non ci riuscirete voi.
Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ad impedire che ad essa si rechi oltraggio.
Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l’avvenire dei nostri vivi, lo compiremo fino in fondo, costi quello che costi.”

PER UNO STATO PIENAMENTE ANTIFASCISTA

15 Giugno 2016

 

Lunedì 13 giugno il Presidente Nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani, hanno consegnato al presidente del Senato, Pietro Grasso, il documento contenente le proposte operative emerse dal Convegno del 9 gennaio scorso “Per uno Stato pienamente antifascista (come rafforzare il ruolo delle istituzioni per il contrasto ai movimenti e alle iniziative neofasciste)”. Lo stesso documento è stato consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 22 marzo.

Di seguito, il comunicato della Presidenza del Senato:

 

Il Presidente Grasso ha ricevuto il Presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani

13 Giugno 2016

Lo Stato dovrebbe assumere “nel suo complesso ed in tutti i comportamenti dei suoi esponenti, un atteggiamento più nettamente e dichiaratamente ‘antifascista’, nel presupposto che a contraddistinguere il nostro sistema come ‘antifascista’ non è soltanto la XII disposizione transitoria, ma tutta la Costituzione, per il netto contrasto tra i princìpi e valori che essa esprime ed ogni tipo di fascismo, di autoritarismo, di razzismo, di populismo”. È quanto si legge nel documento che il Presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani, hanno consegnato oggi al Presidente del Senato, Pietro Grasso, a Palazzo Madama.

Il testo riporta un elenco dettagliato di “richieste e proposte”, scaturite, come si legge, “da un dibattito franco e aperto e da confronti ed approfondimenti dei due organismi promotori (l’Anpi e l’Istituto Alcide Cervi)”, e che ora sono sottoposte “all’attenzione delle massime autorità politiche dello Stato”.

Il Presidente Grasso ha assicurato la propria attenzione sui temi sollevati dal documento.

ERBA – SABATO 11 GIUGNO

11 GIUGNO 2016

ERBA: BALLANDO SOTTO LE FIRME

Firmiamo per dire NO alla riforma della Costituzione e SI alla modifica della legge elettorale ” Italicum”.

Facciamolo ballando e cantando, tutti insieme, per raccontare il diritto ad un Paese più democratico.

Sabato 11 giugno, Erba, piazza del Mercato – via Volta

Raccolta firme:

dalle ore 10 alle 12,30

dalle ore 14,30 alle ore 20,30

Musica dalle ore 18 alle 20

RACCOLTA FIRME IN ALTO LARIO

ULTIMI GIORNI PER LA RACCOLTA FIRME PER ABROGARE LA LEGGE ELETTORALE “ITALICUM”

“Firmiamo per dire NO alla “deforma” della Costituzione e SI alla modifica della legge elettorale Italicum.

Si ricorda che presso i comuni di: Menaggio, Porlezza, Carlazzo, Cavargna, Pianello del Lario, Musso, Dongo, Gravedona, Grandola ed Uniti, Domaso, Gera Lario, Sorico, Vercana sono depositati i moduli per la raccolta firme per dire NO alla riforma della Costituzione e SI all’abolizione della legge elettorale Italicum.

Le firme per l’ abrogazione dell’ Italicum devono essere consegnate entro il 15 giugno, quindi sono gli ultimi giorni utili.

Mentre per l’altro c’è tempo fino al 10 Luglio.

ANPI IN GITA!

La sezione ANPI “Rado Zuccon” di Uggiate -Trevano organizza

GITA IN AUTO

domenica 19 giugno 2016  visita alla

Malga Lunga 

(Val Seriana, località Peja-Val Piana, provincia di Bergamo)

sede della 53° Brigata Garibaldi e attuale Museo-Rifugio della Resistenza (m.1.235 slm)

http://www.malgalunga.it/

La Malga Lunga, situata in posizione dominante sui monti tra Sovere e Gandino, è stata una delle roccaforti partigiane del periodo resistenziale e oggi è sede del Museo della Resistenza Bergamasca. La strada che conduce alla Malga Lunga non è percorribile  dai pullman ma solo da auto o da furgoni, quindi ci recheremo in automobile fino al parcheggio di Val Piana (circa 2 ore da Uggiate). Dal parcheggio saliremo a piedi alla Malga con una camminata di circa 20/30 minuti.

Chi non può affrontare la camminata è pregato di segnalarcelo e verrà accompagnato in auto dal personale ANPI  fino alla Malga.

Alla partenza di Uggiate organizzeremo le auto in modo da permettere a tutti partecipare, anche a chi non è automunito o non se la sente di guidare fino in Val Seriana o per chi vuole fare il viaggio in compagnia.

 Il programma previsto è:

•  Ore 08.30       Ritrovo a Uggiate Trevano, Piazzale Europa, e organizzazione con auto private

•  Ore 09.00       Partenza per la Malga Lunga (direzione Bergamo-Val Seriana, via autostrada A4 ).

•  Ore 11.00       Arrivo al parcheggio di Peja, località Val Piana (Val Gandino) e inizio della camminata.

•  Ore 11.30       Arrivo alla Malga Lunga e visita guidata gratis al Museo della Resistenza Bergamasca.

•  Ore 12.30       Pranzo presso la Malga a cura delle sezioni ANPI della provincia di Bergamo o al sacco. Il pranzo è a offerta libera (affettati, pasta, polenta e brasato, formaggella), ma calcolate circa € 15,00 per un pasto completo o € 8,00 per un secondo.

  Ore 15.00       Discesa dalla Malga verso il parcheggio di Val Piana.

•  Ore 17.00       Rientro a Uggiate Trevano

Il programma è vincolante per tutti fino al momento del pranzo, poi ogni auto è libera di scegliere il proprio itinerario (passeggiate attorno alla Malga, visita a Bergamo ecc. ) e l’ora del rientro.

 

IMPORTANTE!!

Per poterci organizzare al meglio attendiamo le vostre mail di conferma a anpi.uggiate@gmail.com oppure al n. 3403718660 – Emanuela.

Per prenotare il pranzo occorre confermare entro mercoledì 15 giugno.

 

E’ MORTO FRANCESCO PAGANI

E’ morto oggi il partigiano combattente Francesco Pagani. Era stato insignito della medaglia della Resistenza solo tre giorni fa, nel corso dei festeggiamenti per il 70° anniversario della Repubblica.I funerali saranno domani, 7 giugno, alle ore 14 presso la cappella del Cimitero Maggiore di Como.

Ai familiari di Francesco, le più sentite condoglianze di tutta l’ Anpi provinciale di Como.

2 GIUGNO – MEDAGLIE ALLA RESISTENZA

Cari amici e compagni, la cerimonia di consegna delle medaglie alle Partigiane e Partigiani,
avrà luogo alle ore 10,00 di giovedì 2 giugno 2016, nell’Aula Magna del Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Como in Via Castelnuovo n. 7,  anziché come previsto nella Piazza Cavour di Como.
Rinnoviamo l’invito a partecipare ai nostri iscritti e dirigenti.

 

NOTAZIONI SUL CONGRESSO DI RIMINI E SUGLI ATTACCHI ALL’ ANPI

Questa campagna referendaria non poteva cominciare peggio. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: offese, insulti, alle persone e all’ANPI. Ci hanno detto che siamo finiti, che non rappresentiamo più nulla, perché non ci sono più partigiani; che comunque ci sono partigiani “veri” che la pensano diversamente da noi. Sono stati scomodati personaggi del passato per fargli “anticipare”giudizi, naturalmente negativi nei nostri confronti.

Abbiamo deciso di non rispondere alle provocazioni, perfino quando ci hanno paragonato a CasaPound, perché alle sciocchezze ed alle balordaggini non si può rispondere.

A tutti coloro che hanno parlato e scritto in questi modi, in questo periodo, abbiamo solo da dire:

– che l’ANPI è viva e vegeta e in essa convivono dal 2006 partigiani e antifascisti, portatori entrambi di valori comuni, quelli della Resistenza e della Costituzione; la nostra parola d’ordine è, da sempre, rispetto e continuità;

– che l’ANPI è stata considerata legittimata non solo ad agire ma anche ad intervenire in procedimenti penali, per difendere diritti e principi fondamentali, da ben 4 sentenze di Tribunali Militari e altrettante di giudici penali di Roma, Milano, Tivoli ed altre importanti sedi giudiziarie;

– che nessuna sentenza, per quanto ci risulti, ha legittimato parlamentari e ministri ad emettere “decisioni” e giudizi sull’ANPI e tantomeno ad operare pretestuose distinzioni fra partigiani “veri” e partigiani ipotetici;

– che non siamo un’associazione reducistica, ma una associazione di memoria e di valori, legata con un filo indissolubile ad una Costituzione che non sarà “la più bella del mondo” ma è certamente tra le più avanzate e frutto di un felice, prodigioso incontro di idee, culture, provenienze diverse, ma capaci di levarsi, e di molto, “al di sopra della mischia”, cosa purtroppo ignota e irraggiungibile per molti corifei del nulla dei nostri tempi;

– che l’ANPI è un’associazione pluralista, dove possono convivere opinioni diverse, componendosi in un contesto di valori condivisi e di fraternità (anch’essa, purtroppo, sconosciuta a molti dei discettatori di oggi);

– che l’ANPI non ha dato e non dà giudizi negativi su chi la pensa diversamente su temi specifici, ma si limita a contestare le opinioni che non condivide, ma nel merito, e considerando chi ne è portatore al più come un avversario e mai come un “nemico”; la Resistenza – diceva “Bulow” l’abbiamo fatta “anche per loro”;

– che l’ANPI assume le sue decisioni secondo le regole della democrazia e pretende che anche chi non le condivide le rispetti, assicurandogli nel contempo rispetto;

– che l’ANPI, pure essendo un soggetto “politico” (nel senso aristotelico del termine), non è e non sarà mai un partito o qualcosa che assomigli ad un partito. Non lo fu e non lo divenne nel 1953, quando si schierò contro la “legge truffa”; non lo fu e non lo divenne nel 1960, quando scese nelle piazze per contrastare un governo fondato su un’alleanza con i fascisti.

Quando si tratta di stravolgimenti della Costituzione, quando si tratta di diritti fondamentali e quando si tratta di antifascismo, l’ANPI è tenuta ad intervenire e schierarsi, senza alterare la sua identità ed anzi esprimendo in pieno i valori cui si ispira;

– che infine è ora di lasciar perdere gli insulti, gli attacchi, le sciocchezze fondate sul nulla per entrare nel merito, informare i cittadini e metterli in condizione di poter decidere liberamente, sui temi del referendum, come si deve fare in democrazia. Ciò premesso, non possiamo che chiedere a tutti di uniformarsi a queste regole fondamentali: basta polemiche e confronti sul merito.

L’ANPI, intanto, con i partigiani e gli antifascisti, andrà avanti per la sua strada, battendosi per una difesa non conservatrice della Costituzione, che si può sempre modificare, nei modi previsti dalla stessa Costituzione quando sussistono esigenze reali e rispettando lo spirito che animò i legislatori costituenti. ln questo contesto, si è svolta la prima riunione del nuovo Comitato Nazionale, alla quale avevo personalmente invitato a partecipare due dei cosiddetti dissidenti, a cui ritenevo giusto dare la parola in questa occasione.

C’è stato un ampio dibattito, un sereno confronto, un franco chiarimento anche tra idee diverse, nello spirito che deve caratterizzare un’associazione come la nostra con uno sforzo di reciproca comprensione, tanto che il Presidente alla fine ha ricevuto un invito per una riunione a Bolzano.

Infine, dopo la partenza degli invitati (che per regolamento non votano) il Comitato Nazionale ha votato un documento approvato all’unanimità; il che per un’associazione che alcuni pretenderebbero ‘“lacerata e divisa”, non è niente male.

Viene pubblicato qui di seguito il documento che a me sembra chiarissimo e non ha bisogno di commenti perché parla da solo:

 

Il Comitato nazionale dell’ANPI,

vista la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura all’interno dell’ANPI per svalutare l’intera Associazione;

visti i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l’ANPI con dichiarazioni quanto meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento;

ribadisce:

che la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il NO è stata adottata dal Comitato Nazionale del 21 gennaio u.s., con una netta e precisa maggioranza (venti voti a favore e tre astensioni), che tale decisione è stata ribadita praticamente in tutti i Congressi provinciali e sezionali dell’ANPI, con rarissime eccezioni;

che la conferma definitiva è venuta dall’inequivocabile voto conclusivo (con solo tre astensioni) del Congresso sui documenti congressuali, compresa la relazione generale del Presidente, analoga – nella sostanza – alle decisioni precedenti;

che è assolutamente lecito e normale che vi siano, all’ANPI, anche opinioni dissenzienti, ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolaredel 5 marzo 2016, là dove afferma:

«Abbiamo sempre affermato che la nostra è un’Associazione pluralista, per cui è normale anche avere opinioni diverse. Altra cosa, però, sono i comportamenti.

Ovviamente, non sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione».

decide:

di intensificare la Campagna per il NO alla riforma del Senato e per il SÌ alla correzione di parti alla Legge elettorale “Italicum” in tutti i luoghi in cui l’ANPI ha una sede, d’intesa con l’ARCI e con le altre Associazioni che hanno aderito ai Comitati per il NO alla Riforma del Senato e per la “correzione” della Legge elettorale, adottando tutte le misure necessarie perché la raccolta delle firme si concluda tempestivamente e con esito positivo, invitando tutti gli iscritti a dedicare ogni impegno affinché si realizzi un’ampia e completa informazione di tutti i cittadini, sulle ragioni del NO e sui contenuti della riforma in discussione;

di non accettare provocazioni e dunque di non intervenire in dibattiti e polemiche che non riguardino i contenuti dei referendum;

deplorando la inaccettabile campagna introdotta contro l’ANPI, perfino tentando discriminazioni fra i partigiani e respingendo altrettanto vergognosi avvicinamenti ad organizzazioni di stampo fascista; di invitare tutti, Governo, Partiti, Associazioni, cittadini, a mantenere la campagna referendaria nei confini della democrazia e della correttezza, dando assoluto ed esclusivo primato ai contenuti;

invita la stampa a dar conto di tutte le posizioni, senza preferenze né distinzioni ed, in particolare, radio e televisione ad aprire spazi adeguati anche ai sostenitori del NO, come finora non è avvenuto;

richiama l’attenzione del Garante delle Comunicazioni a fare il possibile per garantire che l’informazione – nella campagna referendaria – sia ampia ed equilibrata, si abbassino i toni, si privilegino le discussioni, pacate, e le riflessioni informative.

Il referendum è un diritto dei cittadini e delle cittadine ed è uno strumento di democrazia: è necessario che tutti lo rispettino e si adeguino alla necessità di consentire una piena conoscenza dei reali problemi in discussione, senza prevaricazioni e senza l’uso di dichiarazioni provocatorie ed offensive.

L’ANPI tutta è impegnata a garantire che questo importante esercizio di democrazia si svolga con estrema correttezza e parità di condizioni, in modo che davvero la parola conclusiva spetti al popolo”.

Roma, 24 maggio 2016 – Il Comitato nazionale Anpi