REFERENDUM: L’ IMPORTANZA DELLA VERITA’

Referendum: l’importanza della verità

Si va diffondendo, per fortuna, il convincimento che la campagna referendaria

debba svolgersi con civiltà, senza ricatti e senza pressioni “politicamente

scorrette”. Non va dimenticato, però, che un requisito importante, anzi

fondamentale, di una campagna civile è la verità. Le opinioni possono essere

diverse, ma sui presupposti di fatto non dovrebbero esserci dubbi. La verità,

prima di tutto. Mi capita, peraltro, di leggere su un grande quotidiano l’articolo

di un autorevole esponente del “SI” (Il confronto sul referendum e le ragioni

per votare “SI”) che mi sembrava muoversi sulla linea civile di cui ho detto. Ma

poi dopo aver sostenuto che una delle grandi difficoltà delle democrazia

occidentali è costituita dalle estraneità dei cittadini alla politica, si afferma che

vada particolarmente sottolineata “quella parte della riforma (del Senato) che

riconosce il diritto dei cittadini al referendum propositivo e a veder prese in

esame entro un determinato termine le proposte di legge di iniziativa popolare

che oggi finiscono in un cestino”. Due proposte, dice l’autore, che

rappresentano una novità che, insieme con una buona legge elettorale,

potrebbe riattivare il circuito virtuoso” tra società e politica”. Bene. Guardiamo,

però le norme in questione e ci accorgiamo facilmente che quel circuito virtuoso è molto di là da venire, perché il legislatore della riforma, che avrebbe ben

potuto dettare disposizioni precise, in tutti e due i casi, invece non l’ha fatto

rinviando l’attuazione dei principi enunciati sostanzialmente alle calende greche.

Leggiamoli: all’art. 71 attuale si aggiunge un comma in cui si parla del

referendum costituzionale propositivo, ma se ne rinviano “condizioni ed effetti”

ad una legge costituzionale. Questa è la prima delle due future novità.

Passando alla seconda, che riguarda l’iniziativa legislativa popolare, anche in

questo caso c’è un comma aggiuntivo all’art. 71, ma da un lato si scrive che “la

discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa

popolare sono garantite, nei tempi, nelle forme, e nei limiti stabiliti dai

regolamenti parlamentari (dunque ancora un rinvio alle calende greche, per

l’attuazione effettiva del principio); e dall’altro si moltiplica addirittura per tre il

numero delle firme richieste, appunto, per la presentazione di leggi di iniziativa

popolare. E in questo caso la trasformazione del numero di firme da 50.000 a

150.000 non è rinviata ma diventa di immediata applicazione. Davvero un

singolare modo per favorire la partecipazione a meno che non si intenda che

essa si risolva in una promessa, anzi in due promesse e in una norma

peggiorativa. Dunque siamo d’accordo di discutere sul merito, ma a condizione

che si dica la verità, tutta la verità sulle cosiddette “novità” che dovrebbero

risolvere il problema del circuito viziosoè molto di là da venire, perché il legislatore della riforma, che avrebbe ben

potuto dettare disposizioni precise, in tutti e due i casi, invece non l’ha fatto

rinviando l’attuazione dei principi enunciati sostanzialmente alle calende greche.

Leggiamoli: all’art. 71 attuale si aggiunge un comma in cui si parla del

referendum costituzionale propositivo, ma se ne rinviano “condizioni ed effetti”

ad una legge costituzionale. Questa è la prima delle due future novità.

Passando alla seconda, che riguarda l’iniziativa legislativa popolare, anche in

questo caso c’è un comma aggiuntivo all’art. 71, ma da un lato si scrive che “la

discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge di iniziativa

popolare sono garantite, nei tempi, nelle forme, e nei limiti stabiliti dai

regolamenti parlamentari (dunque ancora un rinvio alle calende greche, per

l’attuazione effettiva del principio); e dall’altro si moltiplica addirittura per tre il

numero delle firme richieste, appunto, per la presentazione di leggi di iniziativa

popolare. E in questo caso la trasformazione del numero di firme da 50.000 a

150.000 non è rinviata ma diventa di immediata applicazione. Davvero un

singolare modo per favorire la partecipazione a meno che non si intenda che

essa si risolva in una promessa, anzi in due promesse e in una norma

peggiorativa. Dunque siamo d’accordo di discutere sul merito, ma a condizione

che si dica la verità, tutta la verità sulle cosiddette “novità” che dovrebbero

risolvere il problema del circuito vizioso attualmente in atto tra cittadini e

istituzioni; circuito vizioso palesemente destinato a protrarsi ancora a lungo,

nonostante le affermazioni di principio che finiscono per essere, unite

all’aumento del numero di firme, meno ancora di un atto di intenzione e di

buona volontà.

Carlo Smuraglia, presidente ANPI Nazionale

EMERGENZA UMANITARIA A COMO

Care/i amiche/i e compagne/i,
nelle ultime settimane stiamo assistendo alla Stazione ferroviaria di Como-San Giovanni ad una situazione veramente drammatica: decine di migranti, anche bambini, vivono in condizioni estremamente difficili a causa dei respingimenti subiti alla frontiera con la Svizzera. L’obiettivo infatti dei migranti provenienti dall’Africa che da giorni vivono accampati nei giardini fuori dalla stazione non è restare a Como, ma dirigersi nei paesi del nord Europa.
Associazioni e volontari stanno cercando di far fronte a questa emergenza umanitaria. Siamo convinti che Como sappia e debba dare il meglio di sé attraverso la solidarietà umana nei confronti dei migranti che fuggono da guerre, fame e disperazione.  Per questo motivo accogliamo e diffondiamo l’appello della rete Como Senza Frontiere che qui di seguito vi riportiamo:

Nella serata del 19 luglio alcuni rappresentanti della rete Como Senza Frontiere hanno partecipato alla riunione della Rete dei servizi per la grave marginalità per organizzare concretamente come fronteggiare la situazione di “emergenza” legata all’arrivo a Como di migranti interessati ad attraversare il confine con la Svizzera. Como senza frontiere ha partecipato all’incontro vista la costante presenza serale alla stazione San Giovanni.
Si è deciso che, insieme a persone competenti che si occupano di queste cose da tempo, che a partire dalle 18.45 i volontari del coordinamento aiuteranno ad indirizzare i migranti dalla stazione verso la mensa in via Tommaso Grossi e alla parrocchia di Rebbio; qui potranno cenare una cinquantina di persone tra donne, famiglie, minori non accompagnati, scortati dai mezzi della CRI.
Per questo servizio servono tre/quattro volontari al giorno, fino a quando non si troverà una situazione più stabile.
I volontari dovranno trovarsi alle 18.45 alla stazione San Giovanni. Laura Castegnaro della cooperativa Lotta contro l’emarginazione darà loro istruzioni.Oltre a ciò, dalle 21.30 Como senza frontiere continuerà con la distribuzione delle coperte e bisettimanalmente (mercoledì e venerdì) dei vestiti.

Chi volesse partecipare e/o contribuire può comunicarlo scrivendo a comosenzafrontiere@gmail.com oppure a info@anpisezionecomo.net, indicando i giorni in cui ci si rende disponibili.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”

ANPI CONTRO IL REATO DI TORTURA

Nel 15° anniversario delle Giornate di Genova 2001 al G8, giorni in cui l’impegno civile, sociale e politico di centinaia di migliaia di cittadini (la stragrande maggioranza erano giovani) fu brutalizzato da una repressione cieca da parte degli apparati dello Stato, l’ ANPI RINNOVA CON FORZA il suo appello affinchè il reato di tortura sia finalmente introdotto nel nostro Paese .

Di questi giorni l’annuncio del tentativo del ministro Alfano di affossare la legge contro la tortura, presente in ogni Paese civile, e di cui l’Italia è ancora vergognosamente sprovvista.

Più volte negli ultimi anni, proprio in riferimento ai fatti di Genova 2001, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato lo Stato italiano per aver violato il divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti e per non aver adeguatamente accertato e sanzionato i responsabili. La sentenza Cestaro ( manifestante a Genova 2001) v. Italia del 7 aprile 2015 riconosce, facendo proprie la ricostruzione storica e la valutazione giuridica dei giudici di merito e della nostra Corte di Cassazione, che durante il G8 di Genova 2001 si è arrivati a praticare la tortura e che l’ordinamento italiano è strutturalmente inidoneo per reprimere e quindi prevenire il ripetersi di tali fatti. La lacuna maggiore è rappresentata dalla mancata codificazione del reato di tortura e della sua imprescrittibilità. Il Parlamento in questi anni ne ha discusso a lungo, senza mai trovare un accordo su una buona legge. Eppure non avrebbero dovuto esserci valide ragioni per discostarsi dai percorsi obbligati che derivano dalla Convenzione Onu contro la tortura del 1984 e dalle chiare indicazioni della Corte dei Diritti Umani.

Rischia così di allontanarsi l’obiettivo primario della prevenzione, in un Paese che si è macchiato più volte di episodi di tortura, spesso taciuti e dimenticati.

ANPI ALLA MARCIA PERUGIA – ASSISI

L’adesione dell’ANPI alla Marcia Perugia-Assisi: “Non cedere alle tentazioni della vendetta: la pace è un dovere”

15 Luglio 2016

L’ANPI aderisce alla Marcia della pace Perugia-Assisi che si svolgerà il prossimo 9 ottobre. Ogni tragedia, ormai quasi quotidiana, l’ultima gravissima a Nizza, impone di essere uniti e pienamente responsabili. Terrorismo e razzismo imperversano in Europa e la tentazione più naturale è quella della vendetta. Di fare altro sangue, con l’unico risultato di gettare la convivenza civile nel fosso dell’annientamento dell’umanità. La pace è un dovere. Una missione permanente da perseguire con intelligenza, cuore, passione e senso del futuro. Nessuno si senta in diritto di rimanere fuori. La pace ci riguarda tutti. E allora, in marcia, per un mondo più giusto e libero da guerre e barbarie.

 

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 15 luglio 2016

ROMA, 16 LUGLIO

Sabato 16 luglio a Roma, si sono incontrati in un convegno tutti i comitati territoriali del Coordinamento Democratico per la Costituzione, per analizzare le ragioni del mancato raggiungimento del numero delle firme e per discutere le prossime strategie da adottare in vista del referendum di ottobre.

E’ qui riportata la relazione di Alfiero Grandi, sindacalista e politico italiano, membro di Libertà e Giustizia.

Incontro nazionale dei comitati territoriali 16/7/2016

Relazione di Alfiero Grandi

 

 

Ringraziamo anzitutto quanti hanno contribuito a portare il numero dei comitati territoriali da 160 a 400 nei tre mesi di raccolta delle firme per i due referendum abrogativi sull’Italicum e per il referendum costituzionale. L’ultimo è nato a Minturno giovedi scorso. Questo lavoro aveva anzitutto l’obiettivo di rendere possibili i due referendum sull’Italicum e garantire non tanto l’effettuazione del referendum costituzionale, che sapevamo essere ormai certo, quanto di riuscire ad inserire un protagonista nella campagna elettorale referendaria che fosse espressione dei cittadini che si battono per la vittoria del No contro la legge Renzi- Boschi.

Ringraziamo le donne e gli uomini che hanno organizzato i banchetti per raccogliere le 420.000 firme per i due referendum sull’Italicum e le 316.000 per il referendum costituzionale.

Ringraziamo le centinaia di migliaia di elettrici e di elettori che abbiamo avvicinato durante la raccolta delle firme – raccogliendo complessivamente più di un milione e centomila firme – che hanno ascoltato le nostre ragioni, le hanno condivise e hanno firmato per i referendum. Molti di questi cittadini si sono a loro volta impegnati in questa opera di informazione e sensibilizzazione, che è diventata sempre più ampia.

E’ vero, non abbiamo centrato l’obiettivo dei due referendum sull’Italicum perché non abbiamo raggiunto le 500.000 firme valide necessarie per farli scattare. Per questo sottolineiamo le aspettative che abbiamo riposto sulla sentenza della Corte costituzionale che grazie all’iniziativa degli avvocati che fanno riferimento ai nostri comitati dovrà pronunciarsi il 4 ottobre sulla costituzionalità dell’Italicum. Italicum che a noi è sempre sembrato fin troppo simile al porcellum, la legge che la Corte costituzionale ha già sanzionato per le stesse ragioni che ci hanno portato a promuovere il referendum.

Anche se non abbiamo raggiunto l’obiettivo siamo orgogliosi del risultato raggiunto, dell’appoggio popolare che abbiamo trovato e che ci rende oggi più forti di quando abbiamo iniziato la raccolta delle firme. Quando abbiamo iniziato la nostra campagna pubblica l’11 genanio 2016, nell’aula dei gruppi della Camera dei Deputati, eravamo forti di competenze indiscusse e di diversi apporti di grande qualità ed esperienza. Ora abbiamo una base di riferimento importante e diffusa nel territorio nazionale, per creare la quale è stato decisivo l’apporto dell’Anpi, associazione che per noi costituisce un punto di riferimento morale e politico nella battaglia per difendere i valori della Costituzione. Respingiamo la finzione politica e giuridica che distingue, meglio ancora divide tra prima e seconda parte della Costituzione. Infatti l’attuazione reale dei valori costituzionali dipende dalla qualità e dalla effettiva rappresentanza dei cittadini, che debbono sempre potere eleggere tutti i loro rappresentanti, e da un sistema di decisione istituzionale che non tradisca la prima parte attraverso un accentramento delle decisioni in poche mani, tale da poter stravolgere nell’attuazione i valori della prima parte della Costituzione.

 

REFERENDUM RIFORMA RENZI BOSCHI

 

Anche la raccolta delle firme per il referndum sulla riforma del Senato non ha raggiunto le 500.00 firme necessarie, fermandosi a quota 312.000

Ci sarà comunque il referendum, un referendum molto importante perchè, se vincerà il NO, il risultato inciderà anche sulla legge elettorale Italicum, per il quale peraltro si attende il giudizio della Corte Costituzionale.

Analizziamo il risultato della raccolta delle firme nella nostra provincia. Grazie ai volontari del Comitato per il NO di Como (CDC) di cui anche l’ Anpi fa parte e della mobilitazione di alcune nostre sezioni il risultato è il seguente:

per l’ Italicum si sono raccolte 2.871 firme

per le riforme costituzionali si sono raccolte 1.694 firme

Mentre la raccolta delle firme per il referendum sull’ Italicum è stata, nella provincia di Como, sorprendentemente positiva, per quanto riguarda le riforme costituzionali il risultato è stato decisamente minore. I motivi sono da imputarsi principalmente al fatto che i moduli per la raccolta delle firme per il referendum sulla Costituzione sono arrivati con notevole ritardo ( quasi un mese) a campagna di raccolta firme già iniziata. In aggiunta, il maltempo dell’ ultimo mese non ci ha aiutati, costringendoci, a volte, addirittura a sospendere i banchetti.

Un ringraziamento va a tutti i volontari, del CDC e dell’ Anpi, che per più di tre mesi, con uno sforzo straordinario, si sono adoperati nell’ organizzazione delle varie fasi della raccolta, soprattutto dialogando con i cittadini, spesso completamente ignari, cercando di spiegare, illustrare, far comprendere, svolgendo un compito di informazione vera che i media non hanno fatto.

Un grosso ringraziamento a tutti i certificatori che, con grande dedizione e generosità, si sono alternati ai vari banchetti di Como e della provincia.

UN GRAZIE ENORME E SINCERO AI TANTI ISCRITTI, AI TANTI COMUNI CITTADINI CHE SI SONO FERMATI AI NOSTRI BANCHETTI E HANNO FIRMATO PER IL NO.

La battaglia continua!

Noi continueremo a condurre una campagna chiara ed informata, e chiederemo a tutti voi di darci una mano, vista l’ importanza fondamentale della vittoria del NO, nell’ interesse del nostro Paese.

L’ appuntamento, quindi, alle prossime iniziative!

 

 

19 LUGLIO – MILANO

MILANO, 19 LUGLIO 2016

ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA D’AMELIO

MILANO RICORDA FALCONE E BORSELLINO E LE VITTIME DELLE STRAGI DI MAFIA

Programma:

ore 16, in via Benedetto Marcello, cittadini e istituzioni osserveranno un minuto disilenzio davanti all’ albero Falcone- Borsellino.

Intervento musicale del Maestro Raffaele Kholer.

ore 19,a Palazzo Marino, Sala Alessi, Convegno.

Parteciperà, tra gli altri, Carlo Smuraglia, presidente Anpi.

 

ALBATE – 16 LUGLIO

SABATO 16 LUGLIO DALLE ORE 14,45 ALLE 19,00

ALBATE, SALA VILLA UCC ( Enoteca del Soccorso)

 

 Incontro sul perché e come sostenere il NO al Referendum di Ottobre.

 

Obiettivi: Conoscere i primari aspetti della Costituzione coinvolti dalla Riforma, anche nel combinato disposto con l’Italicum, per confrontarsi in modo più efficace con le persone disponibili per un NO consapevole

 

Argomenti: – La Nostra Costituzione: nascita, logica, struttura (cenni)

 

  • La riforma: articoli modificati, conseguenze

  • L’Italicum e Riforma: gli effetti perversi.

  • Conclusioni: anti-slogan e demistificazioni

Modalità: Incontro interattivo con slides e video

 

Programma : Ore 14.45 – Registrazione partecipanti

 

Ore 15.00 – Inizio conferenza

Ore 19.00 – Chiusura evento

 

Per una più adeguata preparazione dell’incontro e quindi una sua maggiore efficacia è opportuno conoscere in tempo utile il numero dei potenziali partecipanti.

 

Per le stesse motivazioni è molto gradita la puntualità.

 

Luogo : Sala Villa dell’UCC di Albate all’Enoteca del Soccorso in via Canturina n. 166

 

IL RITORNO DI AVANGUARDIA NAZIONALE

Il ritorno in nero di Avanguardia Nazionale

Sciolta nel giugno del 1976 sulla base della legge Scelba, Avanguardia nazionale rispunta oggi proponendosi di aprire sedi a cercare militanti. Stesso simbolo e stessi dirigenti guidati, oggi come allora, da Mario Merlino, l’agente provocatore infiltrato tra gli anarchici. E’ la terza volta che l’organizzazione fascista si rifonda e prova a ritagliarsi un ruolo nella politica italiana. In attesa che il Viminale decida di andare a vedere chi sono e cosa fa il nuovo estremismo nero

 

Si è formalmente ricostituita Avanguardia nazionale, l’organizzazione neofascista e golpista sciolta d’autorità nel giugno del 1976 dopo una sentenza del Tribunale di Roma che condannò, in base alla legge Scelba, trentuno dei suoi aderenti per ricostituzione del partito fascista.

Per la cronaca era ormai da qualche anno che i suoi affiliati si rivedevano con gli stessi simboli, ora per celebrare la morte del boia delle Fosse Ardeatine Eric Priebke, ora per presentare l’autobiografia del suo fondatore Stefano Delle Chiaie (L’Aquila e il Condor), ora in convegni e meeting, sempre dalle parti di Roma. Ad Anzio nel 2014 intervenne anche l’europarlamentare leghista Mario Borghezio.

In verità questa è la terza volta che Avanguardia nazionale si rifonda. L’atto di nascita fu nel 1957, quando un gruppo di giovani guidato da Stefano Delle Chiaie si distaccò da Ordine nuovo per dar vita ai Gruppi di azione rivoluzionaria, che il 25 aprile del 1960 si trasformarono in Avanguardia nazionale giovanile.

Il gruppo si differenziò da quello di Pino Rauti per diversi aspetti, tra gli altri, l’estrazione sociale più modesta dei suoi dirigenti e la scarsissima elaborazione teorico-politica, compensata da una spiccata propensione squadrista. Fu proprio per le ripetute violenze, che fruttarono da subito una grandinata di procedimenti giudiziari, che alla fine del 1965 Delle Chiaie decise di scioglierla. Uno «stratagemma tattico», come venne definito negli stessi ambienti dell’organizzazione. Alcuni dei dirigenti rientrarono formalmente nell’MSI. Altri, dal canto loro, continuarono invece a distinguersi nelle aggressioni durante le mobilitazioni studentesche della seconda metà degli anni Sessanta. Un fatto, in particolare di estrema gravità, il 27 aprile del 1966, suscitò forte allarme nell’opinione pubblica, quando, nel corso di una violenta aggressione, uno studente universitario socialista, Paolo Rossi, morì precipitando da un muro spintonato da numerosi fascisti anche di Avanguardia nazionale, come immortalato da diverse fotografie.

08 storie nere eeee

In ANG, le personalità di maggior rilievo furono, insieme a Delle Chiaie, Sergio Pace (il primo presidente che risultò poi legato a una loggia massonica), i fratelli Bruno e Serafino Di Luia, Adriano Tilgher, Flavio Campo e Saverio Ghiacci. Come organo di stampa venne utilizzato per qualche tempo «Avanguardia – periodico di lotta alla partitocrazia». Sul primo numero del 1° gennaio 1963 venne anche pubblicato lo statuto del gruppo, in cui si stabiliva che al «Capo Nazionale», cioè direttamente a Delle Chiaie, veniva «affidata ogni decisione all’interno dell’organizzazione», compresa la nomina di tutti i dirigenti.

Grazie a finanziamenti, anche consistenti, provenienti dal mondo imprenditoriale, il gruppo aprì,

sempre in quegli anni, diverse sezioni a Roma, in Via Michele Amari, Via del Pantheon, Via delle Muratte, Via Gallia e al Quadraro, dove si installò il covo principale.

Il simbolo scelto fu l’Odal, una lettera dell’alfabeto runico, a forma di rombo con i lati inferiori incrociati, espressione della continuità della stirpe, utilizzata come emblema, durante il secondo conflitto mondiale, anche da una divisione delle Waffen-SS.

08 storie nere

Avanguardia Nazionale, fra il 1960 e il 1966 ebbe contatti con l’OAS, con funzionari del Ministero dell’Interno (in particolare dell’Ufficio Affari Riservati) e degli apparati di sicurezza, come testimoniato da diversi suoi aderenti, partecipando a corsi di guerriglia, di fabbricazione e uso di esplosivi. Di fatto AN si trasformò in un’organizzazione segreta dedita ad attività paramilitari, inserita a pieno titolo nella rete in costruzione del partito golpista in Italia. Emblematico un episodio del 1963 quando a Roma, nel corso delle cariche della Polizia contro le manifestazioni della sinistra organizzate per protestare contro l’arrivo di Ciombè, l’assassino di Patrice Lumumba, a fianco dei poliziotti e delle squadre speciali degli agenti in borghese, intervennero i fascisti di Avanguardia nazionale armati con gli stessi manganelli. Alcune decine di attentati, infine, fra il 1962 e il 1967, portarono solo a qualche mite condanna, a dimostrazione della considerazione e della «benevolenza» di cui godeva AN.

AN incarnò un ruolo di punta all’interno dei meccanismi di provocazione messi in atto dalla strategia della tensione. Stefano Delle Chiaie partecipò al convegno, dal 3 al 5 maggio 1965, a Roma all’Hotel Parco dei Principi, promosso dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio, legato allo Stato Maggiore della Difesa, in cui si tracciarono le linee di intervento che portarono alla stagione delle stragi.

AN, in questo contesto, si incaricò in particolare della penetrazione fra i movimenti di opposta collocazione politica. Già dal 1967 avviò un’opera di sistematica infiltrazione sia in ambienti comunisti filo-cinesi che in gruppi anarchici dopo un “viaggio di studi” nell’aprile del 1968 in Grecia, per imparare alcune tecniche già sperimentate in quel paese dai colonnelli protagonisti del colpo di Stato.

Nel gennaio del 1970 Delle Chiaie decise la ricostituzione del suo gruppo, meglio, di tornare a rendere pubblica la sua esistenza, mantenendo tuttavia un doppio livello organizzativo. Non più di qualche centinaio gli aderenti. Quando Guido Paglia, già presidente di Avanguardia nazionale, ricostruì nel 1972 in un memoriale per il Sid la struttura interna dell’organizzazione, parlò dell’esistenza di un apparato clandestino con tanto di «commandos terroristici» guidati da Flavio Campo.

La “nuova” Avanguardia Nazionale segnò un considerevole successo politico durante la rivolta di Reggio Calabria (estate 1970) nella quale alcuni suoi esponenti, come Felice Genoese Zerbi, assunsero un ruolo di primo piano. Contemporaneamente il gruppo avviò una stretta alleanza con il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese.

Nella stessa estate del 1970, l’autorità giudiziaria spiccò mandato di cattura contro Delle Chiaie nel quadro dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Iniziava in questo modo la lunga latitanza del leader di AN che si protrarrà per ben diciassette anni.

AN, dopo il coinvolgimento nel “golpe Borghese”, in cui gli avanguardisti occuparono effettivamente per qualche ora il Ministero dell’Interno, continuò ad agire sino al 1976, anno in cui sarà sciolta.

La storia di Avanguardia nazionale non si esaurì solo in Italia.
Numerose furono, infatti, le «operazioni» che videro i suoi aderenti nella veste di killer per conto delle dittature sudamericane, dei franchisti spagnoli e della Dina, il servizio segreto di Pinochet, che su suggerimento della stessa An adottò come simbolo uno stemma delle SS.

Stefano Delle Chiaie operò nel 1974 in Costa Rica contro la guerriglia comunista, altri di An intervennero a più riprese in Spagna contro l’Eta, sia per assassinare loro dirigenti sia per imbastire provocazioni. Stefano Delle Chiaie, Augusto Cauchi, Piero Carmassi, Mario Ricci, Giuseppe Calzona e Carlo Cicuttini, il 9 maggio 1976, parteciparono in Spagna, insieme con altri neofascisti, all’assassinio a colpi di pistola di due giovani democratici a Montejurra nel corso di una manifestazione organizzata dal partito Carlista di Carlos Hugo.

Nessuno in Spagna ne rispose anche se un servizio fotografico su El Pais immortalò gli aggressori in azione.

Ma fu il tentato assassinio di Bernardo Leighton (l’ex-vice presidente del Cile) e di sua moglie, a Roma il 6 ottobre 1975 (rimasero entrambi gravemente feriti), che vedrà tutta An, con il contributo di elementi già di Ordine nuovo, impegnarsi a realizzare l’attentato mettendo a disposizione uomini e sedi. Lo stesso Pierluigi Concutelli dirà molti anni dopo al giudice Guido Salvini, il 17 maggio 2002, che l’assassinio era stato «Organizzato da Pinochet. Lo seppi da Delle Chiaie che affermava che Pinochet si stava ‘togliendo i sassolini dalle scarpe’».

Nel processo, tenutosi a Roma nel 1987, Delle Chiaie e Concutelli furono assolti per insufficienza di prove. Qualche anno dopo per gli stessi fatti, sempre davanti alla Corte d’Assise di Roma, Michael Townley, un cileno-americano reclutato dalla Dina, venne condannato a quindici anni, dopo aver confessato il suo ruolo di intermediario presso Avanguardia nazionale, spostandosi a Roma nel luglio del 1975 per preparare l’attentato a Bernardo Leighton.

In Bolivia delle Chiaie partecipò anche, nel luglio 1980, al cosiddetto «golpe della cocaina», portando al potere Luis Garcia Meza Tejada, con l’aiuto di neonazisti di vari paesi (tra loro anche il criminale di guerra Klaus Barbie) e dei gruppi paramilitari conosciuti come Los novios de la muerte (I fidanzati della morte), che si occuparono di eliminare i piccoli narcotrafficanti per giungere al controllo totale del mercato.

Ora vorrebbero tornare. Se lo son detti a Roma lo scorso 25 e 26 giugno. Il simbolo è lo stesso, pure i dirigenti. Tra loro anche Mario Merlino, l’«agente provocatore» che si infiltrò tra gli anarchici. L’intenzione è di aprire sedi. Allo stato sono ancora fuorilegge. Chissà se dalle parti del Ministero dell’Interno se ne ricordano?

Saverio Ferrari da Il Manifesto

Osservatorio democratico, 8 luglio 2016

 

COMO – 9 LUGLIO

SABATO 9 LUGLIO 2016: L’ANPI IN PIAZZA A COMO

Sabato 9 luglio dalle ore 14.30 alle 17.30 l’ANPI sezione di Como “Perugino Perugini” sarà presente in via Boldoni a Como con uno stand ricco di materiale informativo tematico, libri, gadget e magliette. Ti aspettiamo!
Durante la nostra presenza in piazza, ci si potrà iscrivere all’ANPI e sarà possibile ricevere informazioni sulla campagna per il NO alla riforma del Senato.
Siamo convinti con questa campagna di compiere un’azione di estrema importanza per salvare la Costituzione da ogni stravolgimento, restando sempre aperta la strada per le modifiche che si rendessero davvero necessarie ed utili, senza intaccare però le linee portanti della Costituzione e salvaguardando il fondamentale diritto dei cittadini alla rappresentanza e il libero esercizio della sovranità popolare.

In caso di maltempo l’iniziativa verrà annullata.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net