Agghiacciante la notizia del linciaggio del giovane nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, rifugiato a Capodarco, in provincia di Fermo, nella comunità della Caritas guidata da Don Vinicio Albanesi. Da tempo assistiamo ad un crescente clima di intolleranza e di odio verso il diverso, da tempo denunciamo alle autorità il pericolo che questo clima possa provocare atti violenti. Dopo il recente pestaggio ad un venditore ambulante a San Benedetto del Tronto, purtroppo è di ieri la notizia della morte del nigeriano, ucciso di botte in strada dopo che aveva cercato di difendere la moglie da insulti razzisti. Fermato con l’ accusa di omicidio preterintenzionale Amedeo Mancini, 38enne allevatore di Fermo. A Mancini è stata anche contestata l’aggravante della finalità razziale. In un primo momento l’ uomo era stato indagato a piede libero per lesioni. A quanto risulta, oltre ad essere un noto fascista l’ omicida farebbe anche parte di un gruppo di ultras della Fermana.
Dato che appare evidente che il calcio non c’entra nulla, ci sarebbe da chiedersi perché i giornali continuano a parlare di Mancini come ultras e non come fascista. Secondo don Vinicio Albanesi, è proprio negli ambienti di destra che bisognerebbe indagare per scoprire gli autori dei diversi attentati alle chiese fermane. E dopo questi attentati, il cui stampo fascista e xenofobo era evidente, come mai le autorità non si sono mosse con decisione e senza tentennamenti per evitare un escalation della violenza?
METTIAMO AL BANDO I MALI CHE SI ANNIDANO NELLA NOSTRA VITA SOCIALE E POLITICA
“Chimiary é stremata, distrutta, inconsolabile. Qui nel reparto rianimazione dell’ospedale, le stanno proponendo la donazione degli organi di Emanuel, per dare la vita, magari, a quattro nostri connazionali…
Lui, Emanuel, che era scampato agli orrori di Boko Haram nella sua Nigeria; con lei, la sua amata compagna, era sopravvissuto alla traversata del deserto, alle indicibili violenze della Libia, alla tragica lotteria della traversata del mare.
Da noi si aspettava finalmente umanità, protezione ed asilo. A Fermo, nella mia “tranquilla” provincia, ha invece incontrato la barbarie razzista che cresce nell’indifferenza, nell’indulgenza e nella compiacenza di larghi settori della comunità, della politica, delle istituzioni. L’ hanno ammazzato di botte dopo averlo provocato, paragonandolo ad una scimmia, due picchiatori, figli della città, cresciuti nell’humus del fascistume infiltrato ampiamente nella tifoseria ultras. Loro, che paragonarli alle bestie offende l’intera specie animale.
Le mie lacrime, le nostre lacrime e la nostra vergogna per questo orrore che si è nutrito della putrefazione della nostra insensibilità, del nostro egoismo e delle nostre paure non basta affatto. Cosa dobbiamo attendere ancora per mettere al bando con ogni mezzo, tutti noi, cittadini e Istituzioni, il razzismo e fascismo che si annida nella nostra vita sociale e politica?
Massimo Rossi
Consigliere Comunale di Fermo
ex-Presidente della Provincia di Ascoli Piceno
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