ANPI PROVINCIALE DI COMO – ANPI TERRITORIO ERBESE – GRUPPO TAVERNERIO IN COMUNE
organizzano:
Art. 1, La sovranità appartiene al Popolo
SABATO 17 SETTEMBRE – ORE 21
TAVERNERIO – auditorium Comunale
via Provinciale, 45
intervengono:
avv. GIUSEPPE GALLO, costituzionalista
prof. MATTEO DOMINIONI, storico
la cittadinanza è invitata a intervenire
RIAVERE I NOSTRI BORGHI PER PERMETTERE UN FUTURO
In Italia i cittadini e i loro monumenti non hanno destini separati: vivono, o muoiono, insieme.
Per questo appaiono non solo condivisibili, ma davvero importanti, le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del ministro Graziano Delrio sulla necessità di ricostruire i centri devastati dal sisma dov’ erano e com’ erano, salvo che per le misure antisismiche.
L’ espressione «dov’ era e com’ era» ha una lunga storia italiana. Alle 9.52 del 14 luglio del 1902 il campanile di San Marco a Venezia rovinò al suolo, lasciando un cumulo di macerie alto venti metri. In un dibattito parlamentare, incalzato dal deputato Pompeo Molmenti, il ministro per l’ Istruzione Nunzio Nasi (allora responsabile delle Belle Arti) pronunciò parole simili a quelle oggi dette da Renzi: «Il governo non potrà far altro che rispettare la volontà dei veneziani». E il 19 luglio l’ inviato del governo dichiarò che il Campanile sarebbe stato ricostruito «com’ era e dov’ era»: non era pensabile che Venezia perdesse il suo profilo. Venne stampato un francobollo con quel motto, e nel 1908 il ‘nuovo’ Campanile fu inaugurato.
È di fronte alla dimensione apocalittica delle distruzioni della Seconda guerra mondiale che quel motto torna attuale. Nell’ aprile del 1945, nel primo numero del Ponte di Piero Calamandrei, lo storico dell’ arte Bernard Berenson scrive: «Se noi amiamo Firenze come un organismo storico che si è tramandato attraverso i secoli, come una configurazione di forme e di profili che è rimasta singolarmente intatta nonostante le trasformazioni a cui sono soggette le dimore degli uomini, allora essi vanno ricostruiti al modo che fu detto del Campanile di San Marco, “dove erano e come erano”».
È da quello spirito, che intrecciava ricostruzione delle città e ricostruzione della democrazia, che nasce l’ articolo 9 della Costituzione: «la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Gli italiani di oggi non lo sanno (il che non fa che dimostrare l’ eccezionale bravura delle maestranze di allora), ma le chiese, le piazze, i palazzi che formano i nostri centri storici sono in parte assai notevole frutto di una estesa opera di ricostruzione postbellica. In altri termini: se nel 1945 non fosse stata presa quella decisione, oggi l’ Italia come tutti la conosciamo, e celebriamo, semplicemente non esisterebbe.
Questa linea attraversa la nostra storia, annoverando successi (si pensi a Venzone, in Friuli) e insuccessi, fino ad arrestarsi drammaticamente all’ Aquila, nel 2009. Qui il governo Berlusconi decise di sacrificare il futuro di una città sull’ altare della propria immagine mediatica, dando vita ad una sorta di deportazione di massa, che ha spezzato forse per sempre ogni rapporto sociale, recidendo alla radice il rapporto tra un popolo e le sue pietre. Con il risultato che oggi il vero rischio è che forse finiremo (tra vent’ anni) per avere un’ Aquila ricostruita, ma vuota: perché il suo corpo sociale non esiste più. I diciannove insediamenti di cemento voluti da Berlusconi e Bertolaso intorno all’ Aquila sono stati chiamati, abusivamente new town, ma il risultato è un’ unica no town: una generazione di aquilani che non sa cosa sia una città, e dunque cosa sia la cittadinanza. Perché questo è il cuore della tradizione culturale italiana: il nesso strettissimo tra la bellezza della città e la dignità della vita civile.
Anche la gestione del dopo terremoto in Emilia non è stata esente da ombre: tra le quali il frettoloso abbattimento, a colpi di dinamite, di troppi campanili e municipi danneggiati, ma salvabili. Ora Vasco Errani ha l’ occasione di mostrare che si è fatto tesoro di quegli errori, coinvolgendo sistematicamente la comunità scientifica nelle decisioni da prendere. Per ricostruire i borghi appenninici com’ erano e dov’ erano occorrerà, infatti, abbandonare improvvisazioni mediatiche come quella dei cosiddetti ‘caschi blu della cultura’, e invece tornare ad avvalersi delle solide competenze del personale delle soprintendenze, troppo spesso umiliato e privato di ogni mezzo. Grazie al lavoro esemplare di una funzionaria dei Beni Culturali (Alia Englen, coadiuvata tra gli altri dalla storica dell’ arte, e direttrice del museo civico di Amatrice, Floriana Svizzeretto, uccisa dal crollo della sua abitazione) abbiamo una catalogazione capillare del patrimonio artistico di Amatrice, corredata da una capillare documentazione fotografica: ed è da questa conoscenza che bisogna ripartire per impedire saccheggi, salvare ogni pietra che si possa consolidare, ricostruire il resto e trattenere in loco il patrimonio mobile.
È una sfida vitale, perché riavere i nostri borghi com’erano e dov’erano non serve a difendere il passato: ma a permettere che esista un futuro.
La Repubblica, 30 Agosto 2016
26 Agosto 2016
La decisione è stata presa per la positiva risoluzione della questione della presenza, senza limitazioni, dell’ANPI alle Feste dell’Unità
Poiché la questione principale dibattuta nel corso dell’estate, circa la libertà, senza limitazioni, dell’ANPI di usufruire di spazi all’interno delle Feste dell’Unità, appare sostanzialmente e ragionevolmente risolta, con la ricezione delle posizioni sostenute dalla nostra Associazione (come da intese raggiunte a Bologna, Reggio Emilia ed in altre sedi, che logicamente varranno per tutte le situazioni ancora pendenti, in varie parti d’Italia), non sussistono motivi di sorta per non accettare l’invito del Segretario del PD, Matteo Renzi, rivolto al Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, per un confronto pubblico sul referendum. Naturalmente, sede, data, modalità di svolgimento e scelta del moderatore (o della moderatrice) dovranno essere concordate, in breve tempo, tra i rispettivi organismi a ciò delegati, in modo da garantire paritarie condizioni di imparzialità e linearità del dibattito. Se esso potrà essere realizzato, appunto, con modalità concordate, come ci auguriamo, rappresenterà anche una buona occasione per fornire un significativo esempio di civile confronto sul merito, dimostrando che anche su temi particolarmente delicati si può democraticamente confrontarsi; con evidente vantaggio per l’intera campagna referendaria.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 26 agosto 2016
ANPI SEZ. DONGO ORGANIZZA:
DOMENICA 4 SETTEMBRE
GRAVEDONA E UNITI – Centro polifunzionale
ore 11: aperitivo con la sezione ANPI di Bussoleno ( Val di Susa)
ore 12,30: pranzo ( costo 13 euro, bevande escluse)
pomeriggio: musica col trio Caci, Daniel e Alex
segue dibattito:
LA COSTITUZIONE E LE RIFORME
sarà nostro ospite l’ avv. Giuseppe Gallo
CHI VOLESSE PARTECIPARE AL PRANZO è PREGATO DI COMUNICARLO ENTRO IL 31 AGOSTO
Daniela: 338 1238148 Silvio: 393 9999819
Lettera consegnata al Prefetto dai fratelli migranti che stazionano dinanzi la stazione San Giovanni – Como
Como, 18 agosto 2016
AL PREFETTO, AI CITTADINI EUROPEI, AI FRATELLI MIGRANTI
SITUAZIONE AL CONFINE
RESPINGIMENTI
Siamo riportati in Italia anche se abbiamo fatto richiesta di asilo: alcuni lo
comunicano alla polizia svizzera oralmente, altri per iscritto. Respingono
tutti, compresi minori, donne in cinta e persone in difficili condizioni di salute,senza rispettare i trattati internazionali.
Ci rimandano indietro senza assistenza legale e senza la possibilità di prendere contatto con degli avvocati. Ci sono barriere linguistiche e mancanze di traduzione, così che le persone vengono rimandate in Italia senza avere alcuna idea della loro situazione o dei loro diritti.
CONTROLLI DI POLIZIA
La polizia svizzera ci arresta e ci spoglia, anche minori e anziani. C’è stato il caso di una donna molto anziana che ha dovuto spogliarsi davanti un uomo, anche se la sua religione glielo impedirebbe. È uscita dalla stanza piangendo.
La polizia usa la forza contro i migranti che rifiutano di spogliarsi. Inoltre
ispeziona sistematicamente le loro parti intime, pratica estremamente
umiliante.
Trasferimenti forzati
La polizia italiana trasferisce i migranti con la forza da Ponte Chiasso al sud Italia, senza informarli riguardo la loro destinazione. Viaggiano dalle 15 alle 20 ore, famiglie e amici vengono separati.
Inoltre, quando siamo rimandati a sud alcuni hanno sofferto le violenze della polizia, sono stati picchiati o messi in luoghi degradati. Là hanno preso le nostre impronte con la forza, le minacce o l’inganno, senza preoccuparsi di spiegarci la nostra situazione legale.
SITUAZIONE AL CAMPO
Ora siamo bloccati in stazione da oltre 6 settimane. Le persone hanno
addosso molta pressione, frustrazione e disappunto. Sempre più persone ne soffrono: una donna ha perso il suo bambino, un’altra ha avuto un attacco epilettico, il numero di persone con problemi di salute cresce di giorno in giorno. Questa dolorosa situazione ci spinge a compiere azioni disperate, ma non siamo cattive persone, siamo semplicemente migranti.
Grazie all’aiuto di molti volontari, al momento per quanto riguarda cibo, acqua e docce la situazione è sopportabile. Ma se il nostro problema principale – la chiusura del confine – non cambia, diventerà presto insostenibile. Non vogliamo essere spostati in un luogo nascosto, dove ci si possa dimenticare di noi e dei nostri problemi.
RICHIESTE
Questa situazione non riguarda solo Como, ma è simile in tutte le zone di
frontiera. Siamo in contatto con migranti in altre città e le loro condizioni sono le stesse, o peggiori. Tutti noi stiamo soffrendo.
Chiediamo il rispetto delle leggi che riconoscono il nostro diritto di
movimento, che sono in questo momento violate dalla Svizzera. Chiediamo
nuove leggi che possano fornire una soluzione per ciascuno di noi, o un provvedimento straordinario che possa permetterci di muoverci.
Se questo al momento non è possibile, chiediamo almeno che la sua voce possa unirsi alla nostra, per fare pressione sulle autorità svizzere e europee, provando a sbloccare questa insostenibile situazione che sta rovinando le nostre vite e ci sta rendendo un fastidio per gli abitanti della città.
Migranti dalla stazione di San Giovanni
serata di solidarieta’
MARTEDI’ 30 AGOSTO – ORE 21,00
PIAZZA MARTINELLI ( VIA BONANOMI)
PROIEZIONE GRATUITA DEL FILM
LAMERICA – di G. AMELIO
prima del film racconti e testimonianze dei profughi che sostano alla stazione S.Giovanni di Como
Siamo in fase di vacanze, ma non ci sfugge e non può sfuggire a nessuno la gravità di alcune cose che stanno accadendo, in vista del referendum sulla riforma del Senato.
Si è compiuta, in questi giorni, la “occupazione” della RAI da parte del Governo, già avviata con la nomina di un Amministratore delegato dotato di amplissimi poteri, ed ora con la più evidente e chiara delle tante conseguenze dell’impostazione della riforma della televisione pubblica.
Sono stati cambiati quasi tutti i direttori dei telegiornali. Colpisce soprattutto la sostituzione di Bianca Berlinguer, al Tg3 (che neppure Berlusconi aveva osato toccare, rispettando almeno un minimo di pluralismo), per di più con un personaggio che ha dimostrato le sue simpatie politiche (non è lui che si dimise da una carica in RAI per protesta contro la giusta reazione di Giannini ad un attacco piuttosto pesante del Presidente del Consiglio?).
Insomma, si vuole preparare il terreno per un tipo di informazione sui temi del referendum, che corrisponda ancora di più a quanto è già avvenuto nel primo periodo della raccolta delle firme (abbiamo già dimenticato il rapporto documentato tra le 17 ore dedicate al “SI” e il minuto dedicato al “NO”?).
Ma non basta. Leggiamo su tutta la stampa che un Ministro ha lanciato la “campagna d’estate”, impegnando i Sindaci perché si attivino nella campagna per il SI. Ci diranno che non lo ha fatto come Ministro, ma come persona; ma come si fa a distinguere, anche se ciò fosse, visto che tutti i giornali parlano dell’iniziativa del “Ministro” in questione per contattare e sollecitare i Sindaci?
E’ legittimo e politicamente corretto, tutto questo? Non dovrebbe il Governo (e non dovrebbero i Ministri) restare neutrale nella campagna referendaria? E’ vero che è lo stesso Governo che ha “creato” queste riforme e si è impegnato a fondo per farle passare, con tutti i mezzi, in Parlamento; ma la decenza imporrebbe che almeno nella campagna referendaria lasciasse decidere liberamente i cittadini, garantendo una corretta informazione, anziché cercare di influenzarli, direttamente o indirettamente, per il “SI”.
Ma i tempi sono quelli che sono; tutto questo lo abbiamo visto (e pour cause) sotto il sole di agosto, ma temo che dobbiamo aspettarci ben altro per l’ormai imminente autunno. Per parte nostra reagiremo sempre a questi tentativi di impedire la formazione di orientamenti liberi e informati; ma confidiamo che a garantire la libertà e l’indipendenza di giudizio dei cittadini intervengano anche quegli organi dello Stato cui spetta il compito, appunto, di tutelare i diritti di tutti.
Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)