IL CONTRIBUTO DEI MILITARI ITALIANI NELLA GUERRA DI RESISTENZA E NELL’ ECCIDIO DI CEFALONIA
Biblioteca Comunale, ore 15,30
Lunedì 27 gennaio presso la biblioteca comunale di Como alle ore 15 conferenza sul contributo dei militari italiani dato alla Resistenza e sulla strage di Cefalonia con Giuseppe Calzati e Costantino Ruscigno.
Ricorre oggi, 24 gennaio, il primo triste anniversario della scomparsa del compagno e amico Renzo Pigni, vicepresidente dell’Anpi Provinciale di Como.
Per tutti quelli che vorranno ricordarlo con noi, l’appuntamento è domani, sabato 25 gennaio alle ore 15,30 nella sede dell’associazione Alfonso Lissi, in via Ennodio 10 a Rebbio.
LUIGI BALLERINI nacque, crebbe e formò la sua cultura politica
nell’ambiente sociale della Albate di allora: operaia, con l’Omita nella
quale nel 1943 ci furono grandi scioperi con le relative azioni
punitive dei fascisti; non solo ardori giovanili, ma, sopratutto, furono
gli ideali morali a guidarlo verso la scelta partigiana.
ENRICO
CANTALUPPI nacque a Lipomo il 24 agosto 1923; arruolato nei carabinieri,
nell’ottobre ’43, quando i tedeschi imposero la liquidazione dell’arma
fedele alla monarchia, Enrico sfuggì alla deportazione nei lager e
rientrò a Lipomo; a Como si impegnò in manifestazioni antifasciste con
il fratello Giovanni e la sorella Cristina.
Ballerini e Cantaluppi entrarono nel 1944 nelle GAP-SAP di pianura,
comandate, nel territorio di Como dal giovanissimo partigiano Elio
Marzorati; le loro prime azioni furono di propaganda e disarmo delle
pattuglie fasciste.
LA SERA DEL 22 GENNAIO 1945, i due tentarono
la cattura del maggiore Petrovich, per poi scambiartlo con l’allora
segretario del PCI di Como, Dante Gorrieri. Il comandante della
G.N.R. allertò le guardie fasciste che attesero l’arrivo dei due
giovani; i due partigiani furono facilmente arrestati e condotti nella
caserma di Via Lambertenghi; vennero sottoposti ad atroci torture e poi
alle 5 del mattino del 24 GENNAIO 1945, vennero condotti in Via Barelli,
lungo il torrente Cosia a Como, allora aperto. Nei presso della Officina del Gas, dove ora c’é una lapide che li ricorda, un plotone della G.N.R. compì l’esecuzione.
Questa mattina, alle ore 11 deposizione di una corona e commemorazione davanti alla lapide che li ricorda.
Venerdì 24 gennaio 2020 ricorrerà il 75° anniversario dell’uccisione ad opera dei fascisti dei partigiani Enrico Cantaluppi (anni 21) di Lipomo e Luigi Ballerini (anni 19) di Albate, torturati e fucilati dai fascisti dopo un’azione contro il maggiore Petrovich della GNR.
L’ANPI sez. di Como Perugino Perugini li ricorderà con una breve cerimonia e la deposizione di una corona.
Alla
commemorazione saranno presenti la presidente del Consiglio comunale di
Como Anna Veronelli, in rappresentanza della Città e Giuseppe
Rigamonti, assessore alla cultura del Comune di Lipomo. Interverrà
Silvio Peverelli.
Vi invitiamo a partecipare per ricordare e tenere viva la memoria del sacrificio di giovani che hanno dato la vita per gli ideali di libertà, giustizia sociale, pace e fratellanza.
Spettacolo teatrale in occasione della Giornata della Memoria 2020.
Vincitore del Premio “Marco Cassani” 2018
per la “Miglior Comunicazione a proposito di Storia dello Sport”.
Introduce Filippo Andreani
Intervento video di Javier Zanetti (vicepresidente dell’Inter)
Video memoria a cura di Ecoinformazioni.
Inquadramento storico a cura di Patrizia Di Giuseppe (Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta”).
Ingresso ad offerta libera: il ricavato verrà devoluto in parte all’Associazione OSha – Asp Como
Il 24 gennaio lo spettacolo verrà replicato per gli studenti delle scuole.
Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI Carla Nespolo a seguito delle critiche rivolte all’ANPI per una vicenda avvenuta ad Almese (Torino) e riguardante la sospensione di una iniziativa sui diritti del popolo palestinese.
Il 17 gennaio avrebbe dovuto svolgersi
nella sala comunale di Almese, Comune della città metropolitana di
Torino, un incontro con un attivista palestinese di Gaza, impegnato a
difesa del suo popolo. L’incontro, promosso anche da due locali sezioni
Anpi, è stato cancellato per il ritiro della partecipazione da parte
delle suddette sezioni, causato da non meglio precisate “pressioni”. Ci
tengo a specificare che l’Anpi nazionale non è intervenuta in alcun modo
sulla questione. Colgo comunque l’occasione per ribadire le nostre
convinzioni in merito alla questione palestinese: l’unica soluzione al
conflitto israelo-palestinese è la creazione di due Stati per i due
popoli; l’esistenza di Israele non si tocca e chiunque sostenga la sua
distruzione è fuori dalla realtà e dal buon senso; giudichiamo
severamente la politica di Netanyahu, perché ha ulteriormente inasprito
il contenzioso con scelte provocatorie come il continuo incremento degli
insediamenti in territori palestinesi e la sanguinaria repressione
della cosiddetta “marcia del ritorno”; la condizione di vita degli
abitanti di Gaza è semplicemente intollerabile; la violenza va sempre
condannata da qualsiasi parte essa provenga. Da tempo si è creato in
Italia un clima per cui qualsiasi iniziativa che tenda a dimostrare
simpatia verso i palestinesi e critiche verso il governo israeliano
viene bollata come antisemita. È giunto il momento di giudicare con
obiettività tali iniziative, distinguendo la legittima critica
all’attuale politica israeliana dalle posizioni antisemite, proprie
specialmente della peggiore tradizione neofascista e neonazista
italiana, che abbiamo sempre duramente contrastato.
Alla fine del novembre ’44, ebbe inizio
un grande rastrellamento nelle valli ad occidente del Lario, con
l’impiego, inusuale per numero di forze, di circa 1.500 uomini.
Al fine di eliminare le formazioni
partigiane presenti sui quei monti, i reparti nazifascisti risalirono
contemporaneamente la Valsolda, la Val Cavargna, la Val Rezzo e la Val
Menaggio, lungo un semicerchio che aveva come centro Porlezza.
Sei giovanissimi partigiani, appartenenti al distaccamento “Quaino”,
– Giuseppe Selva “Falco”, comandante del gruppo, nato a Cima il 1916
– Angelo Selva, “Puccio”, nato a Cima il 1924
– Gilberto Carminelli, “Bill”, nato a Milano il 1918
– Angelo Capra, “Russo”, nato a Zurigo il 1924
– Ennio Ferrari, “Carlino” – “Filippo”, segretario del Fronte della Gioventù, nato a Monza il 1927
e una giovane donna, Livia Bianchi, nome di battaglia “Franca”, nata a Melara ( Ro) il 1919
per sfuggire ai rastrellamenti,
risalirono sull’Alpe Vecchio, usando come rifugio una piccola baita già
parzialmente incendiata dai fascisti. Qui resistettero fino a metà
gennaio 1945 in condizioni disumane, al gelo intenso di quell’inverno,
alla neve, che rendeva visibili i loro spostamenti e alla fame, causata
dall’ impossibilità di approvvigionarsi. Infine, stremati, ridiscesero
fino al paese di Cima ( di cui erano originari due di loro) e
si nascosero presso l’ abitazione di un antifascista del luogo.
Scoperti, vennero denunciati al Centro Antiribelli di Menaggio da un
delatore. Circondata la casa nella notte del 20 gennaio, le Brigate Nere
iniziarono una violenta sparatoria; i giovani partigiani si difesero
strenuamente, ma vennero indotti alla resa dallo scarseggiare delle
munizioni e dalla falsa promessa di aver salva la vita.
Catturati, benchè uno di loro fosse
ferito, i giovani vennero percossi duramente e infine, fatti spogliare,
vennero fatti incamminare a calci e pugni lungo il sentiero che porta al
cimitero di Cima e allineati contro il muro di cinta, per essere
sommariamente fucilati.
A Livia Bianchi, in quanto donna, venne offerto che le fosse risparmiata la vita, ma ella orgogliosamente rifiutò, preferendo morire da partigiana con i suoi compagni. Per questo episodio le venne conferita la Medaglia d’Oro alla Memoria.