ADOLFO VACCHI

Commemorazione di Adolfo Vacchi tenuto dal sen. Luciano Forni, vice.presidente dell’Anpi di Como.

RICORDO DI ADOLFO VACCHI

UN MATEMATICO PER LA LIBERTA’

Ringrazio la sezione ANPI del Seprio e l’ANPI Provinciale per aver organizzato questo incontro al fine di ricordare il partigiano, lo scienziato, l’educatore prof. Adolfo Vacchi che qui ha vissuto, con la sua famiglia, da sfollato, gli anni più pericolosi della 2a guerra mondiale , in particolare il periodo dell’ occupazione nazista e dell’infausta RSI.

Sono sempre stato affascinato dalla figura di questo studioso, rigoroso, limpido nel pensiero, costante e coraggioso nel difendere la libertà.

Quando ho diretto, alla fine degli anni ’80, le scuole elementari del VIII Circolo di Como, con il consenso unanime del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Circolo, ho proposto al Ministero della Pubblica Istruzione di dedicare al prof. Vacchi le scuole elementari di via Montelungo, che ora portano il suo nome.

Sono quindi onorato di poterlo qui commemorare a pochi giorni dal 5 di settembre, che ricorda l’anniversario del suo assassinio, avvenuto 66 anni fa ad opera dei fascisti Repubblichini di Como.

Sarà posta una targa, sulla casa in cui ha abitato, per non dimenticarlo.

La targa è piccola cosa per un sacrificio della vita, ma è un segno indispensabile in questi tempi,

in cui la libertà è proclamata, ma non coltivata e onorata, in cui la democrazia è formalmente la regola della vita dello Stato e delle Istituzioni locali, ma in realtà è spesso ignorata o peggio tradita

cui l’intelligenza e la cultura sono piegate al servilismo verso i poteri dominanti piuttosto che esaltate come veicoli di dignità e maturità dei cittadini.

Non è la nostra una dittatura opprimente, ma è la cancellazione dei valori che rendono lo spirito dell’uomo capace di dominare le cose e di migliorare il mondo.

L’intelligenza si manifesta col pensiero, si comunica con la parola scritta e orale, è la parola che distingue l’uomo dalla bestia.

Solo le bestie possono tacere.

Sono le parole di Vacchi, scritte nella lettera a un giovane fascista il 28 luglio 1943, tre giorni dopo la caduta di Mussolini ed il suo arresto.

Lo stesso, nel discorso radiofonico tenuto il 25 luglio 1944, primo anniversario della caduta del fascismo, proprio qui dalla radio ORI

(Organizzazione della Resistenza Italiana), così si rivolge agli ascoltatori:

Il disastro comune ci dà il comune e solidale intendimento di diventare, insieme uniti, liberi, dignitosamente liberi, coraggiosamente liberi”.

Sono parole forti in cui possiamo riconoscere anche la pesantezza, l’angustia, l’insopportabilità dei giorni che viviamo.

Di fronte ad un dibattito, che vorrebbe essere politico, ma è un battibeccare indecente sugli interessi e sul malaffare di alcuni, così detti

responsabili della Cosa Pubblica, di fronte all’indifferenza degli stessi , così detti responsabili, che non percepiscono l’ansia di giustizia del popolo italiano, che non vedono le esigenze sacrosante dei lavoratori, dei pensionati, delle famiglie, la memoria di Vacchi ci obbliga a parlare

perché solo le bestie possono tacere

e noi, in nome di quelli che sono morti per la nostra libertà, vogliamo alzare la voce e chiamre tutti ad una nuova Resistenza, che fa leva sul suo motto:

Sapere, pensare, agire”,

che egli con forza contrapponeva “allo schiavistico trinomio:

credere, obbedire, combattere”.

Allora ha senso fare memoria di Adolfo Vacchi, “Hope”, ha senso mettere una targa, ha senso ancora commuoversi di fronte ala sua vicenda umana, straordinaria e infelice?

Adolfo Vacchi, nato a Bologna il 29 gennaio 1887, laureato in matematica, si era trasferito a Venezia dove insegnava la sua materia e si occupava di problemi sindacali nell’ambiente del Partito Socialista, che era stato anche il partito di origine di Benito Mussolini e a cui rimproverava di aver tradito gli ideali della sua giovinezza nel settembre 1922, ancor prima della marcia su Roma; venne minacciato per le sue idee libertarie e aggredito in strada, fu percosso brutalmente, ma riuscì a salvare la vita.

Nel gennaio 1923 fu colpito da un provvedimento di confino ( il primo del regime fascista) e dovette recarsi a Milano.

Qui, in un contesto difficile, sempre controllato e pedinato, non smise mai di professare un antifascismo intelligente, praticato in modo efficace ed affascinante per i suoi numerosi allievi, a cui insegnò sempre la matematica non in modo arido, ma producendo stimoli alla ricerca scientifica, unitamente all’educazione ad una vigile capacità critica e ad uno sconfinato amore per la libertà.

All’inizio della 2a Guerra Mondiale, conscio della sciagura che avrebbe arrecato all’Italia, intensificò le sue critiche al Regime liberticida, al razzismo importato dalla Germania di Hitler e per questo subì un processo da cui uscì a testa alta, pur ricevendo ammonizioni e minacce.

A seguito dei primi bombardamenti su Milano sfollò a Veniano, rimanendo però sempre legato al capoluogo e alla sua scuola.

Contava i giorni dell’oppressione e del terrore politico ed esultò il 25 luglio del 1943, scrivendo alla figlia Urania che, dopo 249 mesi di oppressione, viveva il giorno più bello della sua vita al grido di “Viva la libertà”, ma ben presto dovette affrontare l’esperienza di una dittatura più crudele, quella della RSI, utilizzata dai nazisti come estremo e disperato baluardo per esorcizzare una sconfitta che si faceva sempre più vicina.

Egli accettò nel 1944 di fare da collegamento fra i comandanti partigiani dell’area a nord di Milano, di mantenere i rapporti con gli esuli in Svizzera e di dar vita ad una stazione radio ORI.

Arrestato a Veniano, nella notte fra il 18 e il 19 agosto 1944 dal famigerato commissario Saletta, fu tradotto a Como nelle camere di Sicurezza della Questura insieme all’ ingegner Luigi Carissimi Priori e alla moglie di lui, Maria Girola.

Dovette subire interrogatori umilianti ed il 24 agosto furono simulati per lui i preparativi per la fucilazione.

Il 5 settembre fu condotto al cimitero di Albate dove venne fucilato il partigiano Rocco Jeraci; Vacchi, così dissero i suoi persecutori, doveva essere portato a Veniano per un sopralluogo nella sua casa, ma sulla strada per Albate venne proditoriamente colpito con uno o più colpi di pistola, con la scusa che stava fuggendo, e poi lasciato lì a morire dopo una lunga agonia.

Saletta, commissario, e Pozzoli, Questore, imbastirono allora una commedia per far credere che Vacchi era morto, quasi accidentalmente, per un tentativo di fuga. La pantomima non resse di fronte a testimoni oculari e alle successive ammissioni degli assassini e loro mandanti.

Su una strada buia, braccato come un delinquente, concluse la sua vita un uomo indomito, che non poté vedere l’alba del 25 aprile 1945, né la punizione dei Gerarchi del fascismo a Dongo e a Mezzegra, né la condanna a morte dei suoi aguzzini Saletta, Pozzoli e Porta,

Non poté vedere la nascita della Repubblica Italiana, né l’entrata in vigore, il 1° gennaio 1948 della Costituzione.

Per questi momenti storici di rinnovamento e di Redenzione Sociale, egli aveva studiato, studiato e lottato senza tentennamenti, èer questi risultati aveva dato la vita.

Con la sua intelligenza e il suo fervore egli avrebbe potuto contribuire ad avviare, con serietà, il cammino della Repubblica, soprattutto nel settore delicato della scuola, che tanto aveva amato.

Nella lettera al giovane fascista del 1943 scriveva:

“ La scuola deve essere libera, cioè apartitica e areligiosa, deve essere informativa e critica…E’ l’istituzione che migliorerà la società umana,

è il conoscere che può dare agli uomini la forza politica per giungere ad una società di esseri intelligenti e liberi.

Sarebbe un ottimo programma per la scuola e la società di oggi, se solo tutti avessimo la voglia di scuoterci di dosso l’indifferenza, la pigrizia, l’egoismo, la disponibilità ad accettare anche la miopia dei politici di oggi, la loro arroganza.

Facciamo, amici giovani ed anziani, una nuova Resistenza, pacifica ma incrollabile, mite ma generosa.

Ce lo chiedono con una voce sempre più flebile, i nostri morti.

I veri, i soli campioni della Libertà.

W la Resistenza, W l’Italia.

Sen. Luciano Forni

IL PUGILE PARTIGIANO

Sul ring tira cazzotti cantando Bella ciao

Il campione Salvatore Carrozza si è iscritto all’Anpi (associazione partigiani): ora lotta per il titolo dei welter

NAPOLI – Ora chiamatelo pure il pugile partigiano. Salvatore Carrozza, il giovane campione della boxe napoletana, ha deciso di iscriversi all’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi). Il forte boxeur, a soli 26 anni, conferma in questo modo il suo impegno politico e sociale. E la scelta avviene proprio alla vigilia della finale di venerdì 8, in cui combatterà per il titolo di campione del Mediterraneo Ibf dei pesi welter, e dopo aver vinto lo scorso anno il Campionato Intercontinentale Wbf di categoria.

L’ANTIFASCISMO – L’iscrizione all’Anpi è avvenuta nella sede regionale dell’associazione. «È un onore per me ricevere la tessera dell’Anpi – afferma Carrozza – come antifascista e come sportivo provo a dare un esempio di stile di vita nel rispetto dei valori della costituzione e dell’antifascismo. Molto spesso il nostro sport è visto con sufficienza e talvolta con ignoranza. Nei miei incontri e con l’esperienza della palestra “Rubin Carter” insieme ai miei compagni provo ad avvicinare tanti giovani ad uno sport nobile tentando allo stesso tempo di diffondere l’impegno civile contro razzismo e xenofobia». La sua militanza politica, maturata nel laboratorio occupato Insurgencia, coniuga i valori dello sport con quelli politici. Da circa un anno è il maestro della palestra popolare «Rubin Carter» che sorge proprio nel centro sociale di via San Rocco ed è stata inaugurata nel dicembre 2009, in onore del fortissimo pugile di colore celebrato da Bob Dylan nella celeberrima canzone Hurricane. Una palestra che si propone come punto di riferimento per molti ragazzi della periferia nord della città, dove c’è una carenza di strutture sportive e spazi di aggregazione.

LA FINALE – «Sono orgoglioso della storia della mia città, una storia fatta di lotta per la libertà e la giustizia. Proprio in questi giorni è stato celebrato l’anniversario delle Quattro giornate di Napoli, e grazie all’Anpi diverse iniziative si sono svolte in città. Spero davvero di riuscire a vincere il titolo di campione del Mediterraneo per rendere omaggio a tutti i caduti per la liberazione della città di Napoli» dichiara il pugile di Marianella. Per la finale di venerdì, che si svolgerà nel palazzetto dello sport di Frattamaggiore, è prevista la diretta su Raisport 1 alle 22. Ma attivisti, compagni e supporter di Carrozza si stanno mobilitando e hanno già annunciato una massiccia partecipazione all’incontro per sostenere il campione che dovrà sfidare un altro napoletano: Vincenzo Finizi. Saranno presenti anche delegazioni delle palestre popolari di altre città italiane come la Valerio Verbano di Roma, la Uppercat di Alessandria e la Palestra popolare del Tpo di Bologna. Ma la vera sfida dell’impegno di Salvatore Carrozza è quella lanciata anche alle istituzioni cittadine, affinché nascano nelle periferie le palestre e i centri sportivi per i giovani napoletani nel nome dell’antirazzismo e della Costituzione.

3 OTTOBRE 2010: GRAZIE A TUTTI!!!

Grazie a tutti voi, carissimi  compagni e amici che siete venuti a Dongo per visitare il Museo della Resistenza e, soprattutto, per ascoltare i racconti dei nostri splendidi partigiani.

Un abbraccio e ancora un sincero grazie per l’ indimenticabile giornata passata insieme!

 

   
   
   
   
    
   
   
   

Ringraziamo Massimo Patrignani per le fotografie.

IMPORTANTE!!!   ECCO IL LINK PER VEDERE IL VIDEO DELLA GIORNATA

Si ringrazia per il video Alessandro Lanzani..

APPUNTAMENTO A DONGO

 

ABBONAGGIO PARTIGIANO

Radio Popolare in collaborazione con l’Anpi di Como, Tremezzo e Dongo

 

Una giornata a Dongo per abbonarsi a Radio Popolare, per incontrare i partigiani della 52° Brigata Garibaldi, per difendere la Costituzione nata dalla Resistenza

 

Domenica 3 ottobre 2010

 

Ore 10.30

il Comitato di Accoglienza dell’Anpi incontra  i compagni e gli amici di Radio Popolare in Piazza Paracchini, davanti al Municipio di Dongo. Visita al Museo della Resistenza situato dentro al Municipio, alla presenza del vice – presidente dell’Anpi di Como, on. Renzo Pigni, e dei partigiani Ernesto Britz, Gaetano Lilia, Luigi Cambiaghi e Nello Caronti. Un particolare significato avranno gli abbonamenti a Radio Popolare che verranno stilati all’interno del Museo. Sarà inoltre possibile dare un contributo per la ristrutturazione del Museo e iscriversi all’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

 

Ore 11.30

Il momento culminante della giornata: incontro con Wilma Conti, presidente della sezione Anpi di Dongo, staffetta partigiana, che con il suo costante impegno ha reso possibile il Museo della Resistenza. Wilma ci racconterà alcuni degli episodi di cui è stata testimone, fra cui l’arresto del Duce a Dongo.

 

Ore 12.30

Ci si sposta a piedi al Cimitero di Dongo per rendere omaggio ai partigiani Giulio Paracchini e Primo Maffioli.

Ore 13.00

Pranzo al sacco in riva al lago e cori resistenti con le “Voci di mezzo” dirette dal mitico maestro Angelo Pugolotti.

 

P.S. chi desiderasse invece pranzare in trattoria è pregato di prenotare per tempo.

IN RICORDO DI ADOLFO VACCHI

 

 

SABATO 2 OTTOBRE 2010 ore 10.00

PRESSO L’AUDITORIUM COMUNALE

via nazione italiana, 2 VENIANO (Co)

 

si svolgerà la manifestazione

                                              UNA TARGA PER NON DIMENTICARE

ADOLFO VACCHI

UN MATEMATICO PER LA LIBERTA’

 

L’onorevole LUCIANO FORNI ricorderà l’inflessibile figura morale, il pensiero, l’amore appassionato per la libertà dell’ intellettuale antifascista Adolfo Vacchi, l’attività clandestina che svolse nel comune di Veniano, il dramma dell’arresto e del barbaro assassinio che concluse la sua vita il 5 settembre 1944 al cimitero di Camerlata.

Presso la casa che lo ospitò verrà scoperta una targa collocata dal Comitato Provinciale A.N.P.I. di Como, Sezione Seprio.

 

LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI E LE CITTADINANZE SONO INVITATE A PARTECIPARE

 

LETTERA APERTA AL SIG. PREFETTO

Como, 2 settembre 2010

Sig. Prefetto,

ho letto con attenzione le dichiarazioni da lei rilasciate al giornale “ La Provincia” del 1 settembre u.s., sempre che corrispondano al suo pensiero, in merito alla conferenza che il sen. Dell’Utri avrebbe dovuto tenere a Parolario il 30 agosto u.s. per presentare i diari, veri o falsi, di Mussolini.

Concordo con lei che “non è stata una bella pagina per Como”, soprattutto perché è stata originata da un invito inopportuno del comitato organizzatore ad una persona discussa per il suo passato, non solo giudiziario ma soprattutto politico.

E’ indubbio che le sentenze definitive sono quelle emesse dalla Corte di Cassazione, però sul piano politico due condanne per comportamento a favore della mafia non possono essere ignorate. Né possono essere ignorate, sempre sul piano politico, le dichiarazioni del sen. Dell’Utri che ritiene il mafioso Mangano un eroe, quando la stessa mafia, attraverso suoi esponenti, ha assassinato i giudici Falcone, Borsellino, Chinnici, Mattarella e un suo collega, l’eroico prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Tutti fatti su cui si è già pronunciata anche la suprema Corte.

Le associazioni delle quali sono dirigente, l’ANPI ed il Comitato per la Difesa della Costituzione, di cui è presidente, a livello nazionale, l’On. Sen. Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica, hanno manifestato il loro dissenso con comunicati e con la diffusione di volantini in cui si richiama il rispetto della legalità e della Costituzione.

Mi auguro che non si riferisca a noi il monito severo da lei espresso per chi vuole richiamarsi alla Costituzione e poi non la rispetta. La nostra fedeltà alla Costituzione è ben nota e soprattutto i partigiani e gli antifascisti l’hanno testimoniata. rischiando la vita per la libertà e la democrazia.

Se uno spontaneo moto popolare ha impedito a Dell’Utri di parlare, non può essere questa la più grave violazione alla Costituzione.

Dell’Utri è stato protetto dalle forze dell’ordine, che si sono comportate egregiamente e ha fatto ritorno alla sua agiata vita normale.

Che diciamo di chi è stato cacciato dal posto di lavoro e ha dovuto appellarsi al Capo dello Stato? Quante volte lo Stato, attraverso i suoi organi ed uffici, non è intervenuto per difendere il diritto costituzionale al lavoro, a cure sanitarie adeguate, a una scuola dell’obbligo veramente gratuita, a una assistenza efficace ai portatori di handicap, al diritto per gli stranieri di vivere dignitosamente in Italia?

Ha provato anche lei, sig. Prefetto, a non poter dare risposta a chi chiedeva non il lusso, ma il diritto a vivere e a mantenere la propria famiglia.

E allora violano la Costituzione certamente coloro i quali impediscono a un mafioso di parlare in una manifestazione pagata dagli enti pubblici, ma la violano soprattutto quei funzionari e amministratori che prima pensano ai loro interessi e alla propria carriera, poi ai bisogni della povera gente che trova protezione solo nella carità della Chiesa.

Sarebbe opportuno aprire il dibattito su questi temi affinché non ci affezioniamo alla lettera della legge e ne dimentichiamo la sostanza e lo spirito!

Mi scuso per questo sfogo e con la più viva stima, porgo distinti saluti.

On. Luciano Forni

CONSIDERAZIONI

Uno dei massimi pensatori democratici, J. S. Mill, nella prefazione del suo libro “Libertà” ha scritto: “Il solo fine per cui l’umanità ha diritto, sia individualmente che collettivamente, di intervenire nella libera azione di ciascuno dei suoi membri è la protezione di sé stessa”.
E’ sentimento diffuso che Marcello Dell’Utri sia socialmente pericoloso, ma la lunghezza del percorso giudiziario per accertare le sue responsabilità non consente di esercitare quelle “punizioni legali” che impedirebbero, di fatto, di separarlo dal contesto civile.
E’ a questo punto che “la coercizione morale della pubblica opinione” è intervenuta per sottolineare quanto sia inopportuno un intervento pubblico, in un contesto qualificato, di un personaggio con quei sospetti sulle spalle.
Impedire a qualcuno di parlare non è di per sé una cosa positiva, e di principio andrebbe rifiutato, ma ci sono un paio di argomenti che rafforzano i motivi per cui la contestazione al senatore Dell’Utri non va considerata negativamente.
La concessione di uno spazio pubblico per presentare una operazione ambigua, a cavallo tra il commerciale e l’ideologico, è stata sollecitata dal senatore stesso. Gli organizzatori, a loro detto,  “ci hanno pensato tre giorni” prima di acconsentire, e hanno fatto male a dire sì. E su questo punto gli intervenuti erano pronti a controbattere nel merito.
Altro argomento è il fatto che questo personaggio, quando gli si chiede di chiarire le sue responsabilità in un contesto giudiziario pubblico, si avvale della facoltà di tacere; non si capisce quindi perchè gli si devono concedere spazi pubblici per fare la propria propaganda, magari qualificandola come culturale.
Sappiamo per certo che la contestazione è stata spontanea e molto condivisa, c’erano sì gruppi autoorganizzati, ma sicuramente mancava una regia unica.
Lo sdegno popolare per lo spazio concesso è stato ampio e trasversale, il personaggio non raccoglie consensi nemmeno tra i suoi.
Ci sarà comunque un evento “riparatorio”, speriamo al chiuso e lontano dal clamore mediatico.

Sandro Giana

IL SEN. DELL’UTRI A PAROLARIO

Il comitato direttivo dell’Anpi di Como valuta che offende ed addolora la decisione degli organizzatori di Parolario, rassegna culturale legata alla tradizionale Fiera del Libro, di ospitare quest’anno il sen. Marcello Dell’Utri, già condannato in appello per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e noto per le sue dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini, che lunedì 30 agosto alle ore 18 presenterà i diari, presunti o veri, di Mussolini. 

Indigna e addolora che ad una manifestazione culturale gli organizzatori, fra i tanti esponenti della cultura italiana e straniera, non abbiano saputo  trovare di meglio di un personaggio  sostenitore e propugnatore di una cultura fascista e mafiosa che costituisce una umiliazione per i valori di libertà e giustizia rappresentati dalla Lotta di Liberazione contro il fascismo e il nazismo e per la città che ha la custodia del Monumento alla Liberazione Europea, inaugurato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d’oro della Resistenza.

Al sen. Dell’Utri, che recentemente ha dichiarato che il suo eroe è lo stalliere Vittorio Mangano (il quale, processato per mafia, non ha parlato, rifiutando di fare i nomi dei suoi mandanti), vogliamo rispondere che noi, partigiani e antifascisti comaschi, abbiamo diversi eroi, da Enrico Caronti a Pier Amato Perretta, che, sebbene sottoposti ad orribili torture, non hanno fatto i nomi dei loro compagni, sacrificando le loro vite per i principi di libertà e democrazia ispiratori della nostra Costituzione.

COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE DI BOLOGNA

L’Università Popolare di Como 

in collaborazione con l’associazione Memoria Condivisa

in occasione del trentesimo anniversario della Strage di Bologna

2 agosto 1980

2 agosto 2010

intende ricordare che fra le vittime della strage ci furono anche tre nostri concittadini, la famiglia Mauri, padre, madre e un figlioletto di 6 anni.

La manifestazione avverrà lunedì 2 agosto dalle ore 10 in piazza San Fedele.

Alle 10,25 – ora in cui esplose la bomba – il campanile della Basilica suonerà 85 rintocchi di campana, tanti quante furono le vittime della strage.

Non sono previsti discorsi, letture o canti. Le porte della Basilica resteranno aperte per permettere, a chi lo desidera, di entrare per un minuto di raccoglimento.

La scelta della Basilica di San Fedele è dettata da alcune circostanze: lì Carlo Mauri e Anna Bosio furono battezzati, cresimati e comunicati, lì si unirono in matrimonio e lì, insieme al figlioletto Luca, il 5 agosto 1980 ricevettero l’estremo saluto.

Sebbene organizzata da un gruppo di amici, la manifestazione comasca in memoria della Strage di Bologna vuole coinvolgere il maggior numero di cittadini, Enti e Istituzioni pubbliche.

L’ANPI di Como aderisce alla manifestazione e chiede la partecipazione di tutti i suoi iscritti.

Duole qui ricordare che lo scorso anno, su volere del sindaco Stefano Bruni, la locale amministrazione disertò la manifestazione organizzata a Bologna con la motivazione che ci sarebbero stati dei fischi in direzione del ministro Bondi.