L’ OSSESSIONE DI SERGIO LUZZATO

L’ ”Ossessione” di Sergio Luzzatto

Riportiamomo l’articolo di Gad Lerner uscito su ” La Repubblica” martedì 16 aprile.

Avrei validi motivi per tenermi il disagio e non scriverne: le confidenze sulla sua fatica di vivere che Primo Levi mi aveva concesso; la familiarità con il paese di Cerrina, in Monferrato, dove Fulvio Oppezzo viene ancora ricordato come giovane martire della Resistenza anziché vittima di giustizia sommaria, mitragliato di spalle insieme a Luciano Zabaldano, per opera di un capo della piccola banda partigiana in cui militava lo stesso Primo Levi, all’alba del 9 dicembre 1943 su un campo innevato del Col de Joux, sopra Saint-Vincent; la tessera dell’Anpi conferitami a Casale Monferrato dai superstiti di quella stagione, giustamente preoccupati che ancora si voglia infangare la loro scelta antifascista; e da ultimo mettiamoci il ritorno a Auschwitz-Birkenau, solo dieci giorni fa, per accompagnare i miei figli là dove Levi sopravvisse fortunosamente per undici terribili mesi mentre la maggioranza dei suoi compagni di sventura venivano eliminati.
Mi forzo a scrivere, invece, per interrogarmi sulla natura dell’”ossessione” di Sergio Luzzatto che quell’episodio drammatico lo scruta in più di trecento documentatissime pagine; traendone, lui storico autore dell’Einaudi, un volume edito da Mondadori perché la casa editrice torinese che fu di Primo Levi non se l’è sentita di pubblicarlo: “Partigia. Una storia della Resistenza”. Mi permetto di adoperare il termine “ossessione” sapendo che l’autore non si offenderà perché lo scrive due volte egli stesso per motivare la spinta a un’indagine che non ha molto da rivelare sul piano storico –le atrocità della Resistenza come guerra civile sono già dissodate- sollecitandoci invece a una discutibile revisione iconografica e sentimentale.
Dunque Luzzatto dichiara di provare “ossessione”, “curiosità”, “passione” per la Resistenza. Un’ossessione, precisa, acuitasi dacchè dilaga il “fenomeno Pansa”, cioè il successo dei libri che Giampaolo Pansa dedica al sangue dei vinti, da lui citati “come sintomo di una crisi dell’antifascismo”.
Non basta. Luzzatto dichiara, testuale, “un’altra mia ossessione” per la figura di Primo Levi. Quasi che un impulso morboso lo spingesse a misurare fino a dove giunga la sua capacità di “devozione civile” e di “venerazione letteraria” per il testimone, l’intellettuale rigoroso, lo scienziato che attraversato l’inferno non smette di ammonirci: scegli il raziocinio, diffida dalla visceralità anche nella scrittura.
Ecco allora Sergio Luzzatto afferrare un passaggio cruciale del “Sistema periodico”, cioè l’unico libro in cui Levi descrive la sua breve esperienza di partigiano antifascista nell’autunno 1943, prima di essere catturato con Luciana Nissim e Vanda Maestro, ebree come lui e insieme a lui deportate a Auschwitz. Sono dodici righe che descrivono lo stato d’animo del ventiquattrenne Levi e degli altri maldestri partigiani catturati il 13 dicembre 1943 nel corso di un rastrellamento, pochi giorni dopo la condanna a morte di Fulvio Oppezzo, 18 anni, e Luciano Zabaldano, che neppure li aveva ancora compiuti. Si trovano nel capitolo intitolato “Oro” e conviene riprodurle per intero:
“Fra noi, in ognuna delle nostre menti, pesava un segreto brutto: lo stesso segreto che ci aveva esposti alla cattura, spegnendo in noi, pochi giorni prima, ogni volontà di resistere, anzi di vivere. Eravamo stati costretti dalla nostra coscienza ad eseguire una condanna, e l’avevamo eseguita, ma ne eravamo usciti distrutti, destituiti, desiderosi che tutto finisse e di finire noi stessi; ma desiderosi anche di vederci fra noi, di parlarci, di aiutarci a vicenda ad esorcizzare quella memoria ancora così recente. Adesso eravamo finiti, e lo sapevamo: eravamo in trappola, ognuno nella sua trappola, non c’era uscita se non all’in giù”.
Cosa pretendere di più, in sincerità e tormento? Primo Levi al tempo stesso riconosce qui, per ragioni di “nostra coscienza”, la condivisione di una sentenza –per indisciplina grave, minacce armate, forse anche un furto- e l’abiezione che ne derivò. Con un mitra Beretta furono abbattuti alle spalle, e poi sepolti, due ragazzi sbandati che le circostanze avevano reso incompatibili con le regole della guerra partigiana. Una tragedia ripetutasi più volte in quella come nelle altre guerre, l’atrocità del fuoco amico ricoperta quasi sempre dal velo della reticenza. Non dimentichiamo la fisionomia razionale che percorre l’intera testimonianza di Primo Levi, anche nei resoconti del lager, là dove neanche una singola figura di boia sterminatore s’è concesso di enfatizzare, scegliendo la chiave della compostezza anche di fronte all’inenarrabile.
Spiace che Luzzatto si avventuri in una contestualizzazione della presunta autocensura di Levi motivandola con la pubblicazione del “Sistema periodico” nell’anno 1975, cioè nel pieno delle celebrazioni del trentennale della Resistenza. Adopera qui anch’egli il termine dispregiativo “vulgata resistenziale” che tanto gratifica gli iconoclasti (già me li vedo intenti finalmente a demitizzare il grande scrittore della Shoah). Ipotizza cioè che Levi abbia pagato “pedaggio” –che parola!- perché all’epoca non era consentito presentare la Resistenza come fenomeno in chiaroscuro, dovendosi separare nettamente i torti dalle ragioni. Così, lungo tutto il corso della sua ricerca di microstoria –dalla morte assurda di Fulvio Oppezzo e Luciano Zabaldano alle contraddizioni interne al movimento partigiano fra Casale Monferrato e la Val d’Aosta; dall’indulgenza di cui godranno nel dopoguerra i fascisti artefici del rastrellamento fatale, all’impegno di testimonianza in cui si cimenta Levi non appena tornato in Italia nell’ottobre 1945 (Vanda Maestro, catturata insieme a lui, morirà a Auschwitz)- sempre è sul concetto di ambiguità che indugia Luzzatto.
Credo possa ritrovarsi qui la radice delle due “ossessioni” dell’autore per la Resistenza e per Primo Levi, quasi che di fronte a eventi e personalità cui deve alcuni punti fermi della sua formazione culturale, gli risultassero troppo stretti i panni dello storico per addentrarsi nei misteri della natura umana. E’ come se Luzzatto avvertisse il bisogno di rivolgere contro Primo Levi la teoria della “zona grigia”, magistralmente teorizzata ne “I sommersi e i salvati” da quest’ultimo, riducendola a logora metafora sulle infinite sfumature tra il bianco e il nero. E’ certo avvincente il suo racconto dei partigiani e dei loro persecutori tra le valli alpine e la pianura, ma non aggiungerebbe nulla di nuovo sul piano della ricostruzione storica e del giudizio morale, non sfiorasse in veste di comprimario marginale uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento.
E’ sulla personalità tormentata di Primo Levi, alla fine, non accontentandosi della sua rigorosa testimonianza, che l’autore si concentra. Per dimostrare cosa? Luzzatto rintraccia l’eco tragico di quell’alba valdostana in alcuni cenni iniziali di “Se questo è un uomo”; e poi nell’amarezza della poesia dedicata da Levi ai Partigia, il termine gergale con cui in Piemonte venivano chiamati i combattenti antifascisti. Diretta è, infine, l’analogia fra l’episodio di “giustizia sovietica” (parole di Luzzatto) perpetrato il 9 dicembre 1943 sul Col de Joux e l’eliminazione del giovane ribelle Fedja ad opera della banda partigiana ebraica di Ulybin, così come Levi l’ha narrata nel romanzo “Se non ora, quando?”.
Quali conseguenze dovremmo noi osare trarne, vincendo il disagio e abusando dell’indiscrezione, sulle scelte di vita (o perfino di morte) di Primo Levi? Stiamo parlando di un intellettuale sempre misurato nei suoi giudizi storici, a costo di tenersi dentro il suo tormento, proprio perché sentiva il dovere di restituire un giusto senso delle proporzioni agli avvenimenti immani di cui era stato testimone. Quel trauma vissuto prima della deportazione, trentadue anni dopo inciso sinteticamente ma senza autoindulgenza nel “Sistema periodico”, Levi aveva buone ragioni per ritenere non dovesse schiacciare la prospettiva della sua opera complessiva. Non possono essere ingrandite, quelle dodici righe del capitolo “Oro”, pur con il dramma che custodiscono, fino a oscurare la scelta partigiana così come Levi la descrive nella pagina precedente, con la medesima, magistrale asciuttezza: “Nel giro di poche settimane (dopo lo sbarco alleato in Nord Africa e la vittoria russa a Stalingrado) ognuno di noi maturò, più che in tutti i vent’anni precedenti. Uscirono dall’ombra uomini che il fascismo non aveva piegati, avvocati, professori ed operai, e riconoscemmo in loro i nostri maestri, quelli di cui avevamo inutilmente cercato fino allora la dottrina nella Bibbia, nella chimica, in montagna”.
Così anche Primo Levi è divenuto per noi, e resterà, un maestro.

Gad Lerner, 16 aprile

19 APRILE BINAGO

VENERDì 19 APRILE 2013 ORE 21

CINEMA TEATRO MODERNO
BINAGO
IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI PER LA
FESTA DELLA LIBERAZIONE

FOLK-ROCK 7 grani in concerto

BRANI ORIGINALI E CANZONI DI GUCCINI, STREHLER, DE GREGORI

 Durante la serata verrà proiettato il documentario “Storia di Rado” e il video “Neve diventeremo” ispirato dalla storia del partigiano Radovan Ilario Zuccon deportato e sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Buchenwald in Germania

MANIFESTO 19 APRILE BINAGO

21 APRILE SORMANO (CO)

DOMENICA 21 APRILE


DON CARLO BANFI: UN EROE SCONOSCIUTO

SOLIDARIETA’ E IMPEGNO CIVILE A SORMANO 1943 – 1945

Programma:

ore 11,00   Messa in ricordo di Don Carlo Banfi presso la chiesa parrocchiale

ore 14,30    Accoglienza e saluto agli intervenuti presso il Municipio di Sormano

ore 15,00    Corteo dal Municipio al Monumento ai Caduti

ore 15,30    Inaugurazione targa a ricordo di Don Banfi e degli avvenimenti 1943-1945

ore 16,00    Trasferimento al Teatro Don Bosco

                   Intervento dei relatori e presentazione di testimonianze e documentazione

Organizzato da:

Gruppo Alpini Sormano –  Comune di Sormano – Parrocchia S. Ambrogio

Consulenza storica dell’Istituto di Storia Contemporanea P.A. Perretta

25 APRILE: DIAMO OSSIGENO ALLA DEMOCRAZIA

APPELLO DELL’ANPI PER IL 25 APRILE: RIDIAMO OSSIGENO ALLA DEMOCRAZIA

“Il 25 aprile tutti in piazza per l’antifascismo e la Costituzione”. Questo il titolo dell’appello che l’Anpi ha lanciato alla vigilia della grande mobilitazione per la festa della Liberazione.

“Il 25 aprile – si rileva – cade in un momento di gravissima crisi per il Paese: pesante instabilità economica, un livello occupazionale mai così basso, una situazione che costringe molte famiglie addirittura al livello della disperazione, uno scenario politico segnato da una devastante confusione, da una forte caduta di valori e infine da una diffusa rabbia sociale – derivante da una pesante incertezza del futuro – che spesso si traduce in atti e linguaggi di preoccupante violenza”.

“Il 25 aprile – si sottolinea – cade, quindi, a dettare un sentiero di profonda inversione di rotta e solida ricostruzione: diritti, partecipazione. Il sentiero della Costituzione – ancor’oggi disapplicata e ignorata quando non avversata – unica garanzia di un Paese libero, civile e cosciente, un Paese, è il caso di dirlo e sottolinearlo, normale”.

“La festa della Liberazione – si spiega – cade a liberarci dalla tentazione di tirarsi fuori, affidare il timone delle scelte e della guida pubblica alla casualità; a liberare il futuro da interessi personali e tentativi di riedizioni di pratiche e culture politiche che hanno mortificato, diviso e gettato nella disgregazione l’Italia. E’ soprattutto un monito contro ogni forma di degenerazione morale e politica e contro ogni rischio di populismo e autoritarismo”.

“L’Italia ha bisogno di un governo democratico e stabile, di un Parlamento che funzioni nella serietà e nella trasparenza, di una politica “buona”, di organi di garanzia che fondino la loro autorevolezza sul richiamo ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza”.

“Il 25 aprile – si ricorda – è un grande richiamo alle cittadine e ai cittadini a tornare ad incontrarsi, riflettere insieme: in una parola a partecipare e ridare ossigeno a una democrazia sempre più calpestata. E un monito a chi ha il dovere costituzionale di amministrare e di garantire diritti: non sono più tollerabili condotte che non siano trasparenti e responsabili; non è più sostenibile una situazione di disuguaglianza, di incertezza e di precarietà”.

“Auspichiamo – conclude l’appello dell’Anpi – una Festa grande, celebrata in tutti i Comuni, un’infinita Piazza che rimetta in moto la speranza e ridisegni il volto del Paese nel solco delle sue radici autentiche: antifascismo e Resistenza. L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la democrazia. Una stagione di piena e straordinaria Liberazione”.

BULCIAGO, 14 APRILE

RICORDANDO VIK
BULCIAGO (LC)
DOMENICA 14 APRILE 2013
presso Palestra Scuola Don Milani, via Roma, 1


A due anni dalla morte di Vittorio Arrigoni ci ritroviamo tutti insieme: familiari, amici, conoscenti per condividere il nostro amore per lui, il dolore per la sua assenza e per parlare della sua amata Palestina.


Il programma prevede:
ore 16.00: presentazione a cura degli organizzatori
ore 16.15: video-le parole di Vik
ore 16.30: il viaggio di Vittorio-dialogo con Egidia Beretta
ore 17.10: music for peace creativi della notte- missione umanitaria a Gaza, febbraio 2013
ore 17.45:la resistenza non violenta dei comitati popolari-con Luisa Morgantini e Iyas Askhar
ore 18.30: rappresentazione teatrale- Ibuka Amizero presentano “…abbiamo un antenato marinaio?”
ore 19.15: I Luf-ballata per Vik
ore 19.45: lancio dei palloncini con messaggi di pace
ore 20.00: aperitivo palestinese
In contemporanea:
-punto di raccolta “Music for Peace”: si raccolgono generi alimentari non deperibili, medicinali e materiale scolastico per la prossima missione a Gaza
-solidarbus: immagini della Palestina da un bus solidale che sarà parcheggiato nel cortile della scuola
-il viaggio di: le fotografie del nostro viaggio a Gaza e nei Territori accupati
-punto gioco: animazione e merenda per i bambini
-si potrà acquistare il libro di Egidia Beretta “Il Viaggio di Vittorio” Dalai Editore, il libro di Vittorio “Gaza-Restiamo Umani” e le magliette “Restiamo Umani”
-esposizione delle opere del concorso “Utopia” dell’istituto superiore “Melotti” di Cantu’

 
L’evento è patrocinato dal Comune di Bulciago e organizzato dalla Fondazione Vik Utopia Onlus, dalla biblioteca comunale, Qui Lecco Libera e Coordinamento Comasco per la Pace.

REBBIO, 14 APRILE

DOMENICA 14 APRILE 2013
presso la Parrocchia di Rebbio, via Lissi a Como

L’ATTUALITÀ DI DON MILANI INCONTRO CON LA COMUNITA’ DELLE PIAGGE FIRENZE

– 18.00 MESSA con DON ALESSANDRO SANTORO
– 19.30 CENA COMUNITARIA (prenotazione entro sabato 13 a info@comopace.org)
– 21.00 L’ATTUALITÀ DI DON MILANI incontro con DON ALESSANDRO SANTORO – Comunità Le Piagge – Firenze
 
Organizza Coordinamento Comasco per la Pace e Parrocchia S.Martino di Rebbio

COMO, GIOVEDI’ 11 APRILE

La Camera del Lavoro CGIL di Como


e la Funzione Pubblica CGIL di Como


organizzano


una giornata di approfondimento sulla Resistenza


   GIOVEDI’ 11 APRILE

Programma:

Dalle ore 9.00 e per l’intera giornata

Esposizione della Mostra “Schiavi di Hitler. L’Altra Resistenza.  Racconti, disegni, documenti dei deportati e internati italiani 1943-1945” A cura del Centro di ricerca “Schiavi di Hitler”, nel porticato del cortile di Palazzo Cernezzi;

Dalle ore 14.30 alle 15.30.

Proiezione di: “Como libera” (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino, Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione, 1987; con il filmato di Cornelio Beretta della liberazione di Como e le interviste a 21 testimoni della Resistenza locale.

Dalle ore 15.30 alle 17.00.

La Resistenza dei comaschi all’occupazione tedesca ed al fascismo di Salò nel settantesimo della guerra di Liberazione.

Intervengono: Alessandro Tarpini, (Segretario Generale CDLCGIL), Ines Figini (deportata), Renzo Pigni (partigiano, ex Sindaco di Como, onorevole), Marte Ferrari (ex sindacalista ed onorevole). Parteciperanno il Sindaco ed il Prefetto di Como (Mario Lucini – Michele Tortora)

Coordina Valter Merazzi, istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, Centro di ricerca “Schiavi di Hitler”

Dalle ore 17.00 alle ore 18.00 

Concerto della Banda Baradello

Alle ore 18.00

Rinfresco offerto dai dipendenti comunali e preparato della studentesse e dagli studenti del Centro di Formazione Professionale di Via Bellinzona.


Aderiscono: Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Como e provinciale; Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti (Anppia) di Como.

ATTACCO AL C.S.A. VITTORIA

PROVOCAZIONI E REPRESSIONE NON CI FERMERANNO MAI !

Oggi lunedi 8 aprile abbiamo subito l’ennesima provocazione che per il pronto intervento di qualche abitante del quartiere non ha avuto conseguenze più gravi.

Sono state incendiate alcune bottiglie di liquido infiammabile che hanno danneggiato sciogliendolo una dei finestroni del nostro centro sociale.

Non sappiamo chi sia stato, se un fascista o un prezzolato dalla mafia delle cooperative. Certo è che questo atto provocatorio per noi si inserisce in un clima repressivo che sta particolarmente colpendo compagni e realtà impegnate sul terreno dello conflitto di classe al di fuori della compatibilità politica ed economica borghese.

Sabato infatti eravamo in corteo a Piacenza con centinaia di compagni e lavoratori in solidarietà con i 3 compagni, tra cui il coordinatore nazionale del SiCobas,  a cui è stato comminato il divieto per 3 anni di entrare nel territorio piacentino dove sono situati i magazzini dell’ Ikea e di altri hub strategici del comparto della logistica, siamo tutt’ora sotto processo per la lotta vincente ai magazzini della Bennet di Origgio del 2008, perchè il movimento di lotta che si è sviluppato in questi anni tra i lavoratori delle cooperative, ritrovando un protagonismo di classe, sta facendo sempre più paura ai padroni e ai loro servi di ogni razza.

Questa provocazione va inquadrata in questo contesto e, come già scrivevamo nel nostro appello alla partecipazione al corteo di Piacenza, la repressione è un elemento strutturale del dominio di classe, per cui ci interessa poco correre dietro al provocatore di turno.

Ma il modo migliore per rispondere è continuare sempre con maggior determinazione il percorso intrapreso mella  prospettiva di una trasformazione rivoluzionaria dell’esistente.

I compagni e le compagne del C.s.a. Vittoria

Milano 08.04.2013