IL REVISIONISMO CONTINUA

Nessun accenno di stop al continuo revisionismo sulla storia della Resistenza. Dopo i libri di Luzzatto ” Partigia” e di Dario Fertilio ( “L’ultima notte dei fratelli Cervi”, già oggetto delle circostanziate accuse dell’Anpi di Alessandria) è da poco uscito un film su una strage che sarebbe stata compiuta dai partigiani di Padova.

ROMA. «Il segreto», film sulla strage di Codevigo (Padova) compiuta dai partigiani nel 1945, sarà presentato martedì 22 ottobre alle 17 al Residence di Ripetta, a Roma, con la presenza della coprotagonista Romina Power, che torna al cinema dopo sei anni. La cantante e attrice, 61 anni, che vive da tempo negli Stati Uniti, dopo “Go go tales” di Abel Ferrara nel 2007 ha deciso di recitare nella pellicola di Antonello Belluco, anche lui padovano, sull’eccidio di almeno 136 prigionieri fascisti che si erano già arresi. Quasi tutte le vittime, tra cui anche civili e donne, finirono in fosse comuni.

APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Ricordiamo brevemente due altri importanti appuntamenti di questa settimana:

Como, via Brambilla 39, biblioteca dell’Istituto di Storia Contemporanea

SEMINARIO DI STORIA DELLA RESISTENZA, 1943 – 1944

8 novembre, ore 17,30: Guido Quazza, La Resistenza italiana (Appunti e documenti) e
Resistenza e storia d’Italia (Problemi e ipotesi di ricerca) – (Gerri Caldera)


Dongo, aula magna dell’Istituto Civico Musicale ( ex palazzo del Vescovo)

7 novembre, ore 21: LA COSTITUZIONE E LA RELIGIONE CIVILE DEGLI ITALIANI

incontro con il prof. Giovanni De Luna, storico, docente di storia contemporanea alll’Università di Torino


MILANO, 14 NOVEMBRE

Milano, Camera del Lavoro
giovedì 14 novembre dalle ore 18,30
Metropolitana – C.so di Porta Vittoria, 43 – Milano

L’ Associazione Memoria Storica Giovanni Pesce,  la Sezione ANPI Mario Greppi,
la CGIL Camera del Lavoro Metropolitana,  l’’ANPI Provinciale di Milano
in collaborazione con l’’ Associazione La Conta
vi invitano a partecipare alla serata dedicata a
DANTE PESCO’ “GIANDANTE” –
POETA E PITTORE ANTIFASCISTA
durante la serata verrà  presentato il CATALOGO DELLE OPERE PITTORICHE DI DANTE PESCO’ “Circolare libere dopo la grande lotta, ecco il bel sogno umano” (Giandante X)
edizione Ass. Memoria Storica Giovanni Pesce,
con la partecipazione di: Graziano Gorla – Segretario Gen.le Camera del Lavoro di Milano,
Metello Cavallo Sez. Anpi Mario Greppi,
Cenati Roberto  Anpi Provinciale Milano,
Roberto Farina – Curatore catalogo di Giandante X,
Roberto Dulio – Prof. di Storia dell’Architettura del Politecnico,
Piero Pittini – Storico, Rita Pescò – nipote di Giandante X,
Tiziana Pesce e Ketty Carraffa,­ Ass.ne Memoria Storica  Giovanni Pesce.
Parteciperanno alla serata Gianpietro Marazza, fisarmonica
e Mario Toffoli, voce e chitarra,
che eseguiranno alcuni canti e musiche tratte dei repertori della Guerra Civile Spagnola
e della Resistenza.
La serata si concluderà  con un rinfresco offerto a tutti i presenti.
Ingresso libero

FALOPPIO – MOSTRA

SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO

FALOPPIO

MOSTRA DI GIORNALI

IDEE PER LA RISCOSSA

STAMPA CLANDESTINA IN ALTA ITALIA 1943-45

SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO – GAGGINO FALOPPIO – VIA MATTEOTTI, 11

(VICINO AI CARABINIERI)

VENERDI 22 NOVEMBRE 2013 DALLE 20 ALLE 23

SABATO 23 NOVEMBRE 2013 DALLE 15 ALLE 20

DOMENICA 24 NOVEMBRE 2013 DALLE 9 ALLE 12.30 E DALLE 14.30 ALLE 20

VENERDI 29 NOVEMBRE 2013 DALLE 20 ALLE 23

SABATO 30 NOVEMBRE 2013 DALLE 15 ALLE 20

DOMENICA 1 DICEMBRE 2013 DALLE 9 ALLE 12.30 E DALLE 14.30 ALLE 20

INGRESSO LIBERO


4 NOVEMBRE, MAI PIU’ GUERRE

Ecco il testo del discorso di Giuseppe De Luca, presidente dell’Anpi Seprio in occasione del 4 novembre.

MAI PIU’ GUERRA

Ecco il testo dell’intervento Anpiseprio effettuato il giorno 3 novembre a Mozzate in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre.

Mozzate 4 novembre 2013

MAI PIU’ LA GUERRA

Ricorre oggi la fine della prima guerra mondiale e l’anpiseprio ricorda questo evento partecipando alle manifestazioni del Comune di Mozzate,che ringraziamo per l’invito che il sindaco a nome dell’aministrazione comunale ha voluto farci.

Il 4 novembre di 95 anni fa si chiudeva un’avventura bellica che in 5 anni di combattimenti ha lasciato sul terreno oltre 9 milioni di morti in Europa e ridotte allo stremo la popolazione dei paesi belligeranti.

L’Italia fu spinta alla guerra dal nazionalismo e fanatismo dei gruppi politici al potere e dai potentati economici più spericolati che vedevano nella produzione bellica un’occasione di facile arricchimento.

Lo stesso fanatismo ideologico, nazionalismo e capitalismo sfrenato più tardi,negli anni ‘20, daranno origine al regime fascista.

L’Italia uscì dalla guerra in condizioni di estrema povertà economica e sociale, con il tessuto economico e produttivo distrutto e con masse enormi di lavoratori e di contadini senza lavoro e ridotti alla fame.

Non c’è stato nessun paese e nessuna famiglia che non sia stato toccato dalla prima guerra mondiale, ma quelli che hanno pagato un prezzo altissimo sono stati i contadini strappati alle loro terre e gli operai allontanati dalle loro fabbriche.

Si può dire che la prima guerra mondiale fu uno spaventoso massacro: solo in Italia vi sono stati 650 mila morti e 1 milione di feriti.

Molti furono obbligati a combattere in una guerra in cui non credevano, costretti dalle loro povertà, dal ricatto e dalle rappresaglie.

Molti combatterono invece convinti che l’Italia avrebbe conquistato una posizione dominante nella geografia politica dei paesi europei.

Entrambi questi schieramenti ne uscirono fortemente ridimensionati: i primi toccarono con mano l’inutilità della guerra, i secondi hanno dovuto ricredersi delle aspirazioni di dominio italiano.

Non è questo quindi un giorno di gloria, ma un giorno di riflessione sulle atrocità della guerra, sui lutti che essa provoca, sulle sofferenze della popolazione, sulla sua inadeguatezza e inutilità per risolvere i conflitti tra le nazioni.

Come appunto recita l’articolo 11 della nostra Costituzione, nata dalla resistenza e dalla lotta di liberazione, che afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Una costituzione,la nostra,che oggi alcune forze politiche vorrebbero rivedere al di fuori delle regole parlamentari e che invece secondo noi deve essere ancora largamente applicata,fatta conoscere ai giovani e studiata nelle scuole di ogni ordine e grado.
È questo,quindi, un giorno per ricordare, per non perdere la memoria di eventi drammatici e delle grandi sofferenze che essi hanni inflitto a tutto il nostro paese.
E per fare questo bisogna iniziare dai giovani.
A questo proposito facciano nostro il pensiero dei costruttori di pace.
Si promuovano nelle scuole le letture dei libri di Carlo Emilio Gadda “Il giornale della guerra e della prigionia”, delle poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea, si proponga la lettura di “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, di “Un anno sull’alto piano” di Emilio Lussu, siano diffuse le lettere dei soldati che mandavano al diavolo la guerra e il re.

Non c’è proprio nessun motivo per tenerle segrete, se non l’ipocrisia della retorica.

Si facciano vedere agli studenti i film “La grande guerra” di Mario Monicelli, ”Uomini contro” di Francesco Rosi, ”Non uccidere” di Claude Autant-Lara, proiettato a Firenze nel 1961 da Giorgio La Pira, nonostante il divieto, con un coraggioso gesto di disobbedienza civile.

Si faccia studiare l’Unione Europea, nata dalle macerie di due guerre mondiali e costituita dalle stesse nazioni che per decenni si sono fronteggiate sui campi di battaglia e che oggi sono accomunate da uno stesso destino in un’unica, grande istituzione europea.
Non bisogna dare spazio a coloro che vogliono tornare indietro,ad un’europa divisa,separata da differenti interessi e prospettive culturali,dove gli stati si contrappongono l’uno contro l’altro.
Abbiamo bisogno di un’europa più coesa e solidale,con più potere politico e più unità.
Si promuova la cultura dell’integrazione della diversità, garantendo gli stessi diritti civili e sociali ai gruppi sociali di recente immigrazione prevenendo ogni forma d’intolleranza, di xenofobia e di discriminazione nei loro confronti.

Sia questo giorno,insomma, l’occasione per contribuire a diffondere la cultura della pace e dell’integrazione.

È questo un modo costruttivo per onorare tutti quelli che persero la vita nella prima guerra mondiale e perché dal 4 novembre rinasca il monito solenne che l’anpiseprio fa proprio: mai più la guerra.

LOCANDINE FASCISTE IN OCCASIONE DEL 4 NOVEMBRE

In occasione della festività del 4 novembre, le strade della provincia di Varese, Milano e Como sono state tappezzate con manifesti in memoria dei caduti per la patria

La locandina affissa in queste ore, del tutto simile a quelle istituzionali, recita: “4 novembre – giornata dedicata ai caduti in guerra – sono caduti per la patria – onoriamo il loro sacrificio”, una scritta sormontata dall’immagine di un fascistissimo gladio mentre, più sotto, riporta la firma del Comitato nazionale ricerche ed onoranze dei caduti della Repubblica Sociale Italiana. Il gruppo, che ha sede a Somma Lombardo (Varese), porta il nome della medaglia d’oro Carlo Borsani (un convinto fascista che rimase ferito in Albania e aderì alla Rsi, morì giustiziato dai Partigiani il 29 aprile 1945). Del comitato non si trovano altre tracce se non un gruppo facebook poco frequentato e un sito che non viene aggornato dal 2010.

Il comitato in questione è nato dalla riunione delle associazioni combattentistiche e culturali con l’intento di “ricevere i Dispersi e i Caduti della Repubblica Sociale Italiana perché avessero una tomba onorata”, dal momento che “caddero per la Patria” e si professa apartitico ma non ci vuole un grande sforzo di fantasia per immaginare in quale direzione vadano le simpatie dei suoi membri. A segnalare la stonatura è l’Osservatorio Democratico, che punta il dito contro questa iniziativa, sottolineando il pericolo che si cela dietro al continuo “tentativo della revisione storica” in atto da tempo “in una delle province più nere d’Italia – la provincia di Varese – nata nel Ventennio ed ancora molto affezionata a quell’eredità” e conclude: “purtroppo è in corso un pericoloso rigurgito fascista”. Per la giornata odierna, 1 novembre, il Comitato ha proposto ai nostalgici una cerimonia di commemorazione al “Campo 10” del cimitero milanese di Musocco, al sacrario nazionale dei caduti della Rsi.

I tempi della Repubblica Sociale hanno segnato una pagina terribile della storia del nostro paese, ancor più nelle zone interessate da questa ondata di nostalgia, dove l’occupazione nazi-fascista ha comportato una dura politica di persecuzione e repressione nei confronti di tutti gli oppositori del regime.

Da ” Il Fatto Quotidiano” del 4 novembre 2013

REPLICA DEL PRESIDENTE SMURAGLIA SU IL FATTO

REPLICA DI CARLO SMURAGLIA SU IL FATTO DEL 30 OTTOBRE 2013

In relazione all’articolo del professor Alessandro Pace apparso su Il Fatto del 27 ottobre 2013, ci teniamo a precisare quanto segue: a partire dal 18 maggio scorso e in tutti questi mesi, l’ANPI non ha mai fatto distinzioni tra problemi di metodo, di procedura e di merito. In materia costituzionale, tutto è sostanza; e dunque siamo e resteremo contrari sia alle modifiche all’ art. 138, sia a quelle che non siano già mature e coerenti col sistema costituzionale, già delineato nella prima e nella seconda parte della Costituzione stessa.

ARTICOLO DI ALESSANDRO PACE SU IL FATTO DEL 27/10/2013

Caro Direttore, leggo nell’articolo di Salvatore Cannavò pubblicato il
giorno 24 sul Fatto che Anpi e Cgil punterebbero a rilanciare il
Comitato “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla”, il che
mi fa piacere essendone io il presidente. Sembra però, dall’articolo,
che sia la Cgil sia l’Anpi (ma ho dei dubbi a proposito di
quest’ultima) sarebbero bensì favorevoli a opporsi alle singole leggi
costituzionali (in particolare contro il presidenzialismo), ma non
contro il d.d.l. n. 813, col quale, com’è noto, Governo e Parlamento
intenderebbero “disapplicare” (una tantum!) la Costituzione per
introdurre una diversa procedura di approvazione delle
leggi costituzionali per la modifica della Costituzione. Ebbene, se
ciò fosse vero, io sarei personalmente contrario a Cgil e ad Anpi sia
come studioso, sia come primo firmatario dell’appello lanciato dal
Fatto in favore
dell’articolo 138.
Danilo Barbi, segretario generale della Cgil ha bensì giustamente
sottolineato la difficoltà dei comuni cittadini a comprendere il
significato di un referendum contro il solo d.d.l. n. 813, e cioè
contro il “metodo” delle riforme. Personalmente io sono invece certo
che gli italiani capirebbero bene il problema sottostante, se si
spiegasse loro che il d.d.l. n. 813, così com’è scritto, potrebbe
consentire la modifica di gran parte dell’“ordinamento della
Repubblica”. E quindi con effetti pregiudizievoli che invece non si
avrebbero con una semplice revisione ex
art. 138, in forza della quale si potrebbe tranquillamente effettuare
la puntuale riforma del bicameralismo, la puntuale riduzione del
numero dei parlamentari e addirittura la stessa riforma della forma di
governo (purché non se ne riducano i “contropoteri”!).
Non opporsi al d.d.l. n. 813 significherebbe, oltre tutto, far
pervenire ai cittadini italiani e alle forze politiche un messaggio
assai pericoloso, e cioè che l’articolo 138 non è più l’unico percorso
consentito per le revisioni
costituzionali – ma che il Parlamento, ponendosi al di sopra della
stessa Costituzione – può prefigurare percorsi alternativi per la
riforma della Costituzione.