COMO, GIORNO DEL RICORDO

ANPI PROVINCIALE DI COMO

ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA P.A. PERRETTA

con il patrocinio del COMUNE DI COMO

organizzano:

 

COMO, BIBLIOTECA COMUNALE

SABATO 7 FEBBRAIO, ORE 16

 

UNA STORIA SPEZZATA

il confine orientale fra storia

ideologia, memoria e rimozione

intervengono

GIORGIO CONETTI

professore emerito di Diritto internazionale dell’ Università dell’ Insubria, co-presidente per parte italiana della Commissione degli storici italo-sloveni per lo studio delle relazioni fra i due Paesi

ERIC GOBETTI

ricercatore indipendente, studioso della Seconda Guerra Mondiale e della Jugoslavia del Novecento

 

LO SFRUTTAMENTO DEGLI ESSERI UMANI NEI LAGER

L’industria tedesca, in accordo con l’ amministrazione del reparto economico di Auschwitz, era autorizzata ad usare “senza risparmio” la mano d’ opera degli internati. Per ognuno di essi le industrie versavano 6 marchi al giorno per gli specializzati, e 4 marchi per i non specializzati.

Ogni internato era un numero che in vita o in morte aveva un valore economico da cui si doveva ricavare un profitto.


Il grado di perfezione cui era giunto questo mostruoso sfruttamento risulta dai calcoli che l’ SS – Wirtschafts – Verwaltungshaupamptes aveva stilato:

Rendimento medio per internato …………………. R.M.      6 marchi

Dedotto mantenimento   ……………………………. R.M.   –  0,60 marchi

Dedotto logoramento abiti …………………………. R.M.    –  0,10 marchi

                                                                   ———————————-

                                                                                    5,30 marchi

Durata medio della vita / calcolata in 9 mesi      

/ 270 X R.M. 5,30)    ………………………..            R.M.    1.431 marchi

                                                                   ————————————-

 

Ricavo presunto da utilizzo del cadavere

– oro dei denti – abiti civili – oggetti preziosi – denaro         R.M.      200 marchi

– dedotto spese cremazione   ………………….. ……….       R.M.       – 2 marchi

                                                                           ————————————–

                                                                                    R.M.      198 marchi

 

TOTALE RENDIMENTO                                                     R.M.     1.629 marchi a internato                                              

IL CANGURO ILLEGITTIMO

IL CANGURO ILLEGITTIMO

Di Gaetano Azzariti

L’approvazione dell’emen­da­mento Espo­sito rap­pre­senta un colpo al cuore del sistema par­la­men­tare. Frutto di un esca­mo­tage pro­ce­du­rale, esprime esem­plar­mente la cul­tura machia­vel­lica di una classe poli­tica dispo­sta ad adot­tare ogni mezzo pur di con­se­guire il fine, senza pre­oc­cu­parsi delle con­se­guenze di più lungo periodo.

Se si guarda alla sostanza della vicenda appare chiaro l’uso stru­men­tale delle regole parlamentari.

L’emendamento pro­po­sto, infatti, ha avuto come unico scopo quello di impe­dire la discus­sione e la vota­zione sulle pro­po­ste dei par­la­men­tari. «Blin­dando» l’accordo poli­tico defi­nito in sede extraparlamentare.

È l’ultimo tas­sello di un più ampio mosaico costruito per sot­trarre ogni auto­no­mia al par­la­mento. Già erano state for­zate le ordi­na­rie pro­ce­dure di for­ma­zione della legge quando si è impo­sto alla com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali di inter­rom­pere i pro­pri lavori prima di aver ulti­mato l’esame e prima di poter votare sul dise­gno di legge tra­smesso dalla Camera. Si è così pas­sati all’esame dell’Aula senza che fosse con­sen­tito ai sena­tori in com­mis­sione di pro­nun­ciarsi nel merito della riforma.

E ciò è avve­nuto nono­stante una pre­vi­sione costi­tu­zio­nale — l’art. 72 — imponga l’adozione della pro­ce­dura “nor­male” di esame e di appro­va­zione in mate­ria elet­to­rale. In modo disin­volto, si è giu­sti­fi­cato lo strappo con­fi­dando sull’esame dell’Aula.

In fondo — qual­che inge­nuo poteva rite­nere — in que­sta seconda sede non si poteva di certo sfug­gire a quanto scrive la nostra Costi­tu­zione che sta­bi­li­sce che ogni dise­gno di legge deve essere appro­vato arti­colo per arti­colo e con vota­zione finale. E invece la fan­ta­sia ha supe­rato ogni osta­colo, riu­scendo a libe­rare la mag­gio­ranza di governo da ogni fasti­dioso limite d’ordine costituzionale.

L’emen­da­mento Espo­sito ribalta la ratio della dispo­si­zione costi­tu­zio­nale e impone anzi­tutto una sorta di “vota­zione finale” per poi obbli­gare i nostri par­la­men­tari ad ade­guarsi nelle suc­ces­sive vota­zioni arti­colo per articolo.

Con­tro ogni tec­nica di buona legi­sla­zione fa pre­met­tere alla legge una dispo­si­zione (signi­fi­ca­ti­va­mente indi­cata come art. 01) che non ha nes­sun con­te­nuto pre­cet­tivo, bensì si limita a rias­su­mere per intero i prin­cipi che devono essere con­te­nuti nelle suc­ces­sive disposizioni.

Un inu­suale e inu­tile pre­am­bolo d’intenti. Si pensa così di aver tro­vato il modo per impe­dire ogni ulte­riore pos­si­bile discus­sione, vota­zione ed even­tuale appro­va­zione di arti­coli non con­formi (secondo il rego­la­mento del Senato, infatti, non sono ammessi emen­da­menti in con­tra­sto con deli­be­ra­zioni già adot­tate sull’argomento nel corso della discussione).

Lo stra­vol­gi­mento di ogni logica par­la­men­tare appare evi­dente, l’uso stru­men­tale del rego­la­mento palese. Eppure tutto ciò sta avve­nendo sotto i nostri occhi senza scan­dalo, in nome del cam­bia­mento, sotto la pres­sione di una poli­tica con­cen­trata sul risul­tato da con­se­guire ad ogni costo.

Una poli­tica miope e pericolosa.

Miope per­ché, ridotto il par­la­mento ad una sala da poker, dove vince il più abile e più spre­giu­di­cato tra i con­ten­denti, non sarà facile garan­tire la sta­bi­lità del governo. Di volta in volta il pre­si­dente del con­si­glio dovrà ricer­care una sua mag­gio­ranza, varia­bile se non pro­pria­mente occa­sio­nale: ora con la mino­ranza interna ora con frange delle oppo­si­zioni. Con ben poche garan­zie di tenuta e coe­renza dell’indirizzo poli­tico complessivo.

Inol­tre, i governi a mag­gio­ranze varia­bili sono ine­so­ra­bil­mente espo­sti al potere di “ricatto” ovvero di veto degli alleati occa­sio­nali, i quali, non essendo legati alla stra­te­gia com­ples­siva dell’esecutivo, potranno legit­ti­ma­mente porre le pro­prie con­di­zioni e far valere i pro­pri inte­ressi poli­tici e per­so­nali del momento.

Con­fi­dare sul fatto che tanto qual­cuno alla fine si trova per far pas­sare le pro­prie pro­po­ste, vista anche l’attuale fran­tu­ma­zione di tutte le for­ma­zioni poli­ti­che orga­niz­zate, sia di mag­gio­ranza che di oppo­si­zione, fran­ca­mente non appare una stra­te­gia lungimirante.

Ma i gio­ca­tori di poker — si sa — con­fi­dano più sulla pro­pria abi­lità e sulla for­tuna che non sul rispetto delle regole del gioco.

Ed è qui che si nasconde il peri­colo mag­giore di una simile politica.

Fino a quando e fino a dove può arri­vare l’interpretazione disin­volta e cinica dei rego­la­menti, delle prassi, delle leggi, della Costituzione?

Lo stra­ta­gemma archi­tet­tato que­sta volta per scon­fig­gere “fre­na­tori e gufi” potrà essere ripe­tuto in futuro, altri espe­dienti potranno essere esco­gi­tati per silen­ziare il par­la­mento, le voci di oppo­si­zione, la dia­let­tica poli­tica. Ma alla fine che rimarrà del sistema parlamentare?

ilmanifesto. 22 gennaio 2015

COMUNICATO ANPI

Aggressione fascista a Cremona

Domenica scorsa a Cremona si é verificata l’ennesima aggressione fascista di Casa Pound. Un cittadino, massacrato a colpi di spranga, é ricoverato in pericolo di vita. A confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la natura intimamente antidemocratica e violenta, di questa come di altre formazioni neofasciste variamente travestite, natura già più volte accertata e sanzionata in diverse sentenze di Cassazione.
A ricordare alle autorità politiche, amministrative, dei corpi statali ed ai cittadini, che chi usa la violenza, il razzismo, la xenofobia per far rivivere le aberrazioni del fascismo e del nazismo , qui in Italia come in altri paesi d’Europa, deve essere contrastato: sul piano culturale, politico, istituzionale e giuridico.
Il limite all’art. 21 della Costituzione (libertà di pensiero e di parola) é il diritto/dovere di autodifesa della democrazia.

Non ci possono essere equidistanze, ieri come oggi, tra fascismo ed antifascismo.
Non ci sono solo i problemi di ordine pubblico, ma anche quelli di ordine repubblicano.
Le sottovalutazioni  delle istituzioni nel contrastare questi fenomeni di neofascismo, in crescita esponenziale nella nostra regione non hanno più giustificazioni ed é doveroso che le leggi Scelba e Mancini vengano rigorosamente applicate.

L’ANPI regionale di Lombardia, nell’esprimere solidarietà all’aggredito e gli auguri più partecipi per la sua guarigione, invita tutti, autorità e cittadini, ad una vigilanza attiva  e a porre in atto tutte le iniziative volte  a contrastare e sconfiggere, nelle coscienze e con la legge, quella vergogna della specie umana che é stato ed é il fascismo.

Milano, 20 gennaio 2015

La Presidenza
ANPI Regionale Lombardia

COMO, GIORNATA DELLA MEMORIA

 

SABATO 24 GENNAIO

COMO, BIBLIOTECA COMUNALE

ORE 15

In occasione della Giornata della Memoria e del 70° Anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer, l’Anpi Provinciale e Anpi sez.di Como, in collaborazione con la comunità Valdese di Como
organizzano un incontro sul tema:

Il contributo alla Resistenza Europea dei giovani della Rosa Bianca, del teologo Dietrich Bonhoeffer e del pastore Carlo Lupo

conversazione a cura del pastore della Chiesa Valdese di Como Andreas Köhn

introduce l’on. Renzo Pigni
vice presidente Anpi Provinciale di Como

 

 

L’intenzione dell’iniziativa del 24 gennaio è quella di ricordare alcune figure significative per il loro contributo alla resistenza europea.
Nel 2015 ricorre il 70° anniversario della Liberazione e della fine della seconda guerra mondiale, così come quello della morte del teologo luterano  Dietrich Bonhoeffer, giustiziato nell’aprile 1945 per la sua partecipazione alla cospirazione animata dall’ammiraglio Canaris, il cui gruppo aveva tentato invano di uccidere Hitler. Da parte sua, il gruppo di resistenza “La Rosa Bianca”, formato da giovani studenti all’università di Monaco di Baviera, aveva messo in circolazione, tra il 1942 e il 1943, una serie di volantini in cui si esortava il popolo tedesco ad opporsi al regime nazista e di liberarsi dal tiranno. Testimone dell’impegno contro fascismo e nazismo è, a Como il pastore valdese Carlo Lupo, che aveva assunto durante il suo ministero pastorale una chiara posizione antifascista.

 

Invitiamo gli antifascisti a partecipare numerosi

 

MILANO, GIORNATA DELLA MEMORIA

Giorno della memoria 26 gennaio 2015
evento promosso da:
Fondazione Memoria della Deportazione
Comunità Ebraica di Milano
Comitato Permanente Antifascista
con il patrocinio del Comune di Milano

Ex-Albergo Regina Via Silvio Pellico 7 ore 9.30

Deposizione di corone alla lapide dell’ex-Albergo Regina, comando SS e Quartiere generale della Gestapo negli anni 1943 -1945
Coordina: Roberto Cenati Presidente ANPI provinciale Milano

Intervengono:
Ada Lucia De Cesaris Vice Sindaco Comune di Milano
Giuliano Banfi Vice Presidente ANED sezione di Milano
Gino Morrone ANNPIA e Presidente regionale FIAP
Carla Bianchi Iacono Associazione Nazionale Partigiani Cristiani
Walker Meghnagi Presidente Comunità Ebraica di Milano
Roberto Jarach Vice Presidente UCEI
Danilo Margaritella Segretario generale UIL Milano e Provincia

Palazzo Reale Sala Convegni Piazza Duomo, 14 ore 11.00
Il valore della testimonianza
Incontro con gli studenti

Coordina:
Massimo Castoldi Direttore Fondazione Memoria della Deportazione
Saluto di Giuliano Pisapia Sindaco del Comune di Milano
Saluto di Gianfranco Maris Presidente ANED nazionale e Fondazione Memoria della Deportazione

Intervengono:
Testimoni della deportazione antisemita e politica

Liliana Picciotto storica (Fondazione CDEC, Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)
Roberta Cairoli storica (FIAP, Federazione Italiana Associazione Partigiane, Fondazione Aniasi)
Seguirà un dibattito con i giovani delle scuole

L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming, a cura di Denis Gianniberti valoredellatestimonianza.altervista.org

MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A CREMONA

Da Osservatorio Democratico:

Sabato 24 Gennaio

Manifestazione nazionale antifascista a Cremona

L’attacco premeditato e scientificamente organizzato dai fascisti di CasaPound cremonesi, in combutta con altri militanti di estrema destra provenienti da fuori città, ha trovato una risposta determinata da parte dei compagni presenti nel centro sociale, ma purtroppo Emilio è stato colpito alla testa da diverse sprangate. I fascisti si sono accaniti sopra ad Emilio fino a quando è stato portato in sicurezza all’interno del centro sociale; è stata, tuttavia, immediatamente chiara la gravità del suo stato di salute.
Infame è stato il comportamento della polizia che ha semplicemente identificato gli assaltatori e successivamente, per permettere loro di andarsene indisturbati, ha violentemente caricato il presidio di antifascist* radunatesi sul posto. Per esprime totale vicinanza e solidarietà con Emilio è stata indetta: Lunedì 19 Gennaio una giornata nazionale di mobilitazione diffusa nei territori Contro squadristi, polizia e istituzioni conniventi:

Sabato 24 Gennaio un corteo nazionale antifascista, determinato, autodifeso e militante con la parola d’ordine: chiudere subito tutte le sedi fasciste!

Pagherete caro! Pagherete tutto!

#Emilioresisti

Milano in Movimento

I GRAVI FATTI DI CREMONA

Da Osservatorio Democratico, 19 gennaio 2015:

Casapound contro autonomi a Cremona, ferito un uomo: “È in coma”
I tafferugli fuori dallo Stadio cittadino dopo il derby con il Mantova, ma le motivazioni non sono calcistiche. L’uomo, un attivista di un Centro sociale, è in prognosi riservata dopo aver riportato lesioni alla testa

 Un uomo di 49 anni in coma, colpito alla testa calci e sprangate in un raid che, secondo alcuni testimoni, sarebbe riconducibile a “militanti di Casapound di Cremona, Parma e Brescia”. Non è uno scontro tra tifosi ma un agguato neofascista quello avvenuto domenica sera a Cremona, verso le 18,30, al termine della partita Cremonese-Mantova, in via Mantova al centro sociale Dordoni. “Una cinquantina di persone – ha riferito a ilfattoquotidiano.it un testimone, Michele Arena, del centro sociale Dordoni – si sono staccate dal gruppo di tifosi e hanno assaltato il centro sociale. Venivano da fuori, dalle città vicine. Quelli che abbiamo riconosciuto venivano da Parma e da Brescia ed erano di Casapound. Con loro c’era il coordinatore provinciale di Casapound Cremona, Gianluca Galli”.
Una versione confermata dalla Questura di Cremona, secondo cui la partita di calcio nulla ha a che fare con l’aggressione, che sarebbe riconducibile all’estrema destra: “Non è una violenza legata a questioni calcistiche ma a una contrapposizione politica tra centri sociali e gruppi di estrema destra – ha spiegato un funzionario a ilfattoquotidiano.it – Non sappiamo ancora perché è successo, sappiamo solo che una formazione si è spostata dalla zona dello stadio per dirigersi verso il centro sociale dove è avvenuto lo scontro”. Secondo la ricostruzione dei testimoni, le persone che erano dentro al centro sociale Dordoni in quel momento (circa otto) “hanno tentato e sono riusciti a respingere l’attacco, solo che nell’agguato un compagno è finito in coma ed ora è in pericolo di vita. Aveva la testa completamente aperta”.
Le informazioni ufficiali sullo stato di salute del ferito, fornite dal 118, riferiscono di una persona colpita “ripetutamente con spranghe e calci, prevalentemente al volto e al capo. All’arrivo dell’automedica il paziente era incosciente e il medico ha proceduto all’intubazione”. L’ospedale Maggiore di Cremona non ha confermato né smentito. Secondo quanto hanno riferito compagni e amici del ferito, nella notte non è stato possibile operarlo e i medici avrebbero preferito aspettare la mattina di lunedì. L’uomo avrebbe una emorragia cerebrale molto estesa e sarebbe in pericolo di vita.
Dopo gli scontri, la polizia è intervenuta in assetto antisommossa e avrebbe caricato esponenti del centro sociale Dordoni che avevano “fermato” alcuni militanti neofascisti “per permetterne il riconoscimento”. Al centro sociale di Cremona sono arrivati militanti dalle città vicine per portare la loro solidarietà, decidendo di indire una manifestazione nazionale antifascista per il 24 gennaio, proprio nella città lombarda.
Casapound in serata aveva diramato un comunicato, ripreso dall’Ansa, in cui parlava di un loro militante “ferito grave” negli scontri, ribaltando la ricostruzione confermata dalla Questura. Dopo una nuova verifica con la Questura di Cremona, “l’unico ferito grave – ha confermato un funzionario di polizia – è quello del centro sociale Dordoni. C’è un ferito anche tra i militanti di Casapound ma si tratta di un ferito lieve“.

UN CONDONO DA CANCELLARE

Un condono da cancellare

 

Non posso fare a meno di dedicare qualche parola ad un fatto grave che è accaduto (o si è scoperto) in questi giorni. Mi riferisco al decreto fiscale approvato dal Governo, nel quale è contenuta una norma secondo la quale coloro che evadono o frodano il fisco in misura inferiore al 3% del loro imponibile non sono più perseguibili penalmente e sono solo tenuti a risponderne in sede amministrativa fiscale. Una sorta di “condono” che, di per sé, io considero grave e ingiustificato, perché contrario a diverse norme costituzionali (art. 3, 53, ecc.) e soprattutto contrario alla morale pubblica e privata, se non altro perché trasmette un messaggio negativo; che, cioè, evadere il fisco o addirittura frodarlo non assume quella gravità che giustifica l’applicazione della legge penale.

In una fase delicatissima della vita nazionale, tuttora colpita da una crisi economica da cui non si riesce ad uscire, i cittadini sono tenuti a contribuire, sul piano fiscale, all’utilità pubblica, perché si possa ridurre il debito pubblico e fare operazioni di giustizia sociale e di carattere economico nell’interesse della collettività. È singolare il fatto che dagli exploit compiuti contro gli evasori pochi anni fa (ricordate le incursioni della Finanza a Venezia, a Cortina e in altre località?) e all’intensa pubblicità sulla verificabilità delle entrate (ad esempio con la rigorosa emissione degli scontrini fiscali) si è passati non all’inasprimento delle sanzioni, verso chi prosegue sulla linea dell’evasione, ma all’indebolimento del sistema, da un lato mettendo in discussione l’utilità degli scontrini fiscali e dall’altro con questa specie di “condono”, che è davvero grave in sé. Ma lo è ancora di più per il fatto che riguarda perfino i casi di frode, dimenticando che in un Paese civile frodare lo Stato è un fatto gravissimo, perché priva di risorse una collettività stremata e colpisce al cuore il principio di uguaglianza (tantissimi lavoratori pagano le imposte fino all’ultimo euro e non ci pensano neppure a frodare il fisco, mentre non possono materialmente sottrarsi a quelli che dovrebbero essere i doveri di ogni cittadino).

Ma la norma c’è; e non è vero che si tratta di una norma giusta, come scrive qualche giornale, o irrilevante, per varie ragioni: anzitutto perché non è vero che esclude la punibilità per qualche errore materiale, magari di poco conto (la frode è un atto volontario, è un imbroglio e quindi l’errore proprio non c’entra); in secondo luogo perché si tratterà di poca cosa per alcuni, che hanno un reddito minimo, ma non lo è più quando il reddito imponibile è elevato, perché allora anche il 3% rappresenta un valore comunque rilevante. Per fare un esempio (lo ricavo da quanto scrive un insospettabile quotidiano) Mediaset ha un imponibile di 410 milioni di euro, nel 2012 e dunque restare al di sotto del 3% significherebbe non essere considerati punibili per 4,9 milioni evasi (con frode) nel 2012 e 2,6 nel 2013. Dunque, per i titolari di un reddito consistente, il vantaggio non è dappoco, così come non è dappoco il danno subito dallo Stato.

Ci diranno che tutto questo serve a recuperare entrate, perché comunque il contribuente è tenuto a pagare le imposte evase e gli accessori; ma non si fa cassa violando principi costituzionali e soprattutto non lo si può fare giustificando un fatto grave come la frode, per la quale è (meritatamente) prevista la sanzione penale. La questione è dunque di carattere generale, tant’è che solo dall’interno del Governo sono emerse voci contrarie, anche vibratamente, quanto meno per ciò che attiene alla frode. Ma poi è stato facile accorgersi che questo provvedimento avrebbe favorito anche Berlusconi, consentendo perfino – secondo alcuni – l’inapplicabilità della legge Severino e secondo altri giustificando, in prosieguo, la concessione di una grazia tanto sospirata e tanto grave quanto – finora e giustamente – negata.

Un fatto grave, dunque, in generale e per gli aspetti “personali”, che potrebbe assumere. Un fatto tale da chiedersi come abbia potuto verificarsi. All’inizio, tutti ne hanno negato la paternità. Poi, se l’è assunta il Presidente del Consiglio, forse per non compromettere la delicata posizione del Ministro dell’Economia, in una fase in cui il suo nome circola fra quelli “papabili” per il Quirinale. Ma lo ha fatto in modo assai strano e, comunque, negativo. Se si commette un errore grave (tutti i giornali ne parlano) o si compie un tentativo di favorire personaggi o società potenti e, più in particolare, un politico noto, che si fa di solito quando la vicenda viene alla luce? Si corre ai ripari. Ma il Presidente del Consiglio lo fa prima a metà dicendo che il provvedimento sarà ripensato (che è cosa diversa dal dire che sarà modificato) e aggiunge che, però, lo si farà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Ma perché? Che collegamento c’è? Un sottosegretario all’Economia ha detto in questi giorni che basterebbe, con un piccolo tratto di penna, escludere almeno il caso di frode. Dunque una cosa semplice, per noi inappagante per tutte le ragioni già dette, ma semplice. E invece no. Sono stato invitato, di recente, da un lettore, a non pensare male: e volentieri lo farei. Ma l’attento lettore mi consentirà che si sta facendo di tutto per indurre il cittadino a pensare male: prima si fa una norma inqualificabile sotto il profilo fiscale, per l’evasione, ed a maggior ragione per la frode; e non si sa chi è stato e come ha potuto essere indotto in “errore” l’intero Governo (a che serve la collegialità, se possono accadere cose simili?); poi, quando il fatto diviene pubblico, non si fa quello che farebbe ognuno di noi, in casi consimili, cioè correre ai ripari subito, con chiarezza estrema, anche per eliminare alla radice ogni possibile errore o sospetto.

Ma c’è di più: nelle dichiarazioni più recenti il Presidente del Consiglio rinvia ogni decisione al 20 febbraio e per di più non chiarisce, anzi usa formule ambigue e preoccupanti (“si può cambiare e io non sono interessato”). Davvero difficile da capire perché mai non si voglia prendere una posizione netta e precisa su una vicenda così scottante. In queste condizioni, siamo costretti alla più attenta vigilanza; seguiremo la vicenda passo passo e non saremo tranquilli fino a quando ogni rischio di favorire i potenti (e fra questi quel personaggio pubblico a cui tutti hanno pensato) non sarà completamente sventato nell’unico modo possibile: una modifica dell’articolo “incriminato” chiara, netta, precisa, inequivocabile.

Per noi, bisognerebbe cancellare l’intero ”condono”; ma se proprio non lo si volesse fare, bisognerebbe – quanto meno – cancellare l’applicabilità del provvedimento alla ipotesi di frode e ridurre ulteriormente la percentuale (che sembra minima, ma non lo è) anche per i semplici evasori. A questa vigilanza invito tutti, in primis i parlamentari di buona fede e di sani sentimenti: si tratta di un decreto delegato e il Parlamento dovrà esprimere il suo parere, sia pure non vincolante. E lo faccia a piena voce e con chiarezza estrema, se vuole ancora godere di un minimo di fiducia da parte dei cittadini.

Ma l’invito alla vigilanza lo rivolgo anche alla società civile, che ha nel suo seno tante persone, magari silenti, ma democratiche, di buona fede e che ci tengono al perseguimento degli interessi pubblici e non di quelli privati. E lo rivolgo, infine, anche a tutta la mia Associazione, perché si impegni per chiarire, informare, reagire. Non è materia opinabile. Si tratta di un nostro dovere assoluto, di esercitare quella “coscienza critica” a cui ci ha richiamato il Congresso e di pretendere l’applicazione dei principi costituzionali che ho richiamato e che hanno un grande valore – sul piano penale – anche perché strettamente collegati a due temi fondamentali quali la moralità pubblica e la solidarietà.
Naturalmente, il mio invito alla riflessione ed alla vigilanza è rivolto anche a quelli – fra noi – che si dolgono quando siamo costretti a criticare operazioni per noi inaccettabili, da parte del Governo, del Parlamento oppure, in genere, della politica. Ritengo che su una questione del genere non ci possano essere distinzioni o posizioni diverse tra noi, se davvero siamo convinti del nostro ruolo e della necessità che lo svolgiamo appieno, nell’interesse del Paese.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi