GRANDE LUTTO ALL’ ANPI

E’ scomparso ieri, dopo lunga malattia, il dott. Giuseppe De Luca, presidente della sezione Anpi Seprio.

L’Anpi Provinciale è in lutto, ci mancherà tanto un bravo presidente che ha lavorato fino all’ ultimo, con generosità, per la nostra associazione e per tenere vivi i valori della Resistenza e dell’ antifascismo nel territorio del Seprio.

Ai familiari di De Luca facciamo le nostre più sincere condoglianze.

Un saluto a Giuseppe sarà fatto domani, alle ore 15, presso la sua abitazione.

 

E’ morto Giuseppe.

La notizia stamani non mi ha trovato impreparato.

Lo avevo visto una settimana fa a casa sua per la preparazione del consueto annuale convegno commemorativo della apertura della sede ANPI a Mozzate. Era stanco, teneva gli occhi chiusi, faceva fatica a seguire il mio parlare. Eppure quando ho chiesto chi avrebbe dovuto contattare alcune relatrici mi disse: lo faccio io. Sapevo che non ce l’avrebbe fatta; se non fosse stata presente Sisa lo avrei salutato non in modo consueto ma con la consapevolezza che non ci saremmo più rivisti. Non è riuscito a dare il suo contributo ma fino all’ultimo si è impegnato a farlo. Era fatto così.

Tutti lo chiamavano Pino tranne me che lo chiamavo Giuseppe, a testimonianza di una conoscenza e poi di una amicizia troppo recente. Troppo recente per colpa mia che non ho dato retta per anni a un amico che mi parlava di questa casa in mezzo ai boschi, della Cooperativa Marcella, di migliaia di libri ben catalogati sulle pareti e mi invitava ad iscrivermi all’ANPI.

Alla fine io, sempre critico verso tutto ciò che è istituzionale, ho ceduto, mi sono iscritto e appena ho conosciuto Giuseppe mi sono rammaricato del tempo perduto.

Un uomo mite ma fermo sui suoi principi e sulle sue decisioni; per niente incline al compromesso ma sempre aperto al confronto; di vasta cultura ma mai esibita: emergeva quasi per caso chiacchierando oppure la rinvenivi nei suoi interventi, sempre scritti e meditati. Di formazione politica molto diversa – lui a suo tempo militante nel PCI, io da sempre critico verso il partito, dalla scissione col Manifesto in poi – mai in questi 5 anni abbiamo avuto contrasti. Abbiamo preparato assieme i convegni di studio in occasione dell’anniversario dell’apertura della sede di Mozzate; in questi convegni si è discusso di Palestina, del ruolo delle donne nella Resistenza italiana ma anche nelle Resistenze in corso di Palestinesi e Curde, di ambiente e territorio, senza trascurare il problema della TAV in Valsusa. Temi ampi e controversi. Mai un dissidio.

Attento al presente ma con l’occhio anche rivolto al passato, in particolare alla storia della Resistenza, per preservarne il ricordo e tramandarne i valori. Ecco allora che nel prossimo convegno del 7 Ottobre ripercorreremo la strada che ha portato alla conquista del voto delle donne, non a caso risalente al 1946.

L’unico rimprovero che possiamo muovere a Giuseppe è quello di averci lasciato, proprio adesso che c’è un così grande bisogno di belle persone e di bravi compagni come lui.

Continueremo il lavoro ma non sarà più come prima.

 

Ugo Gianangeli per Anpi Seprio.

 

RADUNO NEONAZISTA A CANTU’

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA

COMITATO REGIONALE LOMBARDIA
Via
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COMUNICATO STAMPA
 
Milano 20 settembre 2016
 
A Cantù, per il quarto anno consecutivo l’ Amministrazione
Comunale ha autorizzato, per questo fine settimana, lo svolgimento, addirittura nello spazio intitolato “ ai partigiani
canturini ” di un raduno neofascista organizzato da Forza Nuova.
Riteniamo gravissimo che si svolga in un comune della
regione Lombardia una iniziativa che si contrappone per le sue caratteristiche ai principi della COSTITUZIONE
REPUBBLICANA che, se consente la più ampia libertà
di espressione, vieta l’ aperta apologia di fascismo.
 
Richiamiamo l’ Amministrazione Comunale, le istituzioni, le autorità competenti all’ applicazione delle leggi Scelba e Mancino e ad adoperarsi per vietare questa ennesima
provocazione che offende la memoria di chi, anche nella nostra regione, ha sacrificato la propria giovane vita per la libertà di tutti noi.
 
ANPI REGIONALE LOMBARDIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CONFRONTO FRA CARLO SMURAGLIA E RENZI

“Indignazione per la caduta di stile sulla distinzione tra partigiani del SÌ e del NO”

16 Settembre 2016

LETTERA DI SOLIDARIETA’ A SMURAGLIA

COMITATO PER IL NO

ALLE MODIFICHE COSTITUZIONALI

 

 

I Comitati direttivi per il No nel referendum costituzionale e contro l’Italicum, riuniti insieme, esprimono piena solidarietà al Presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia che ha giustamente e correttamente difeso il valore politico e morale dell’Anpi contro attacchi inaccettabili, sintomo di un ulteriore imbarbarimento del clima politico.

 

L’Anpi è un’associazione che merita rispetto perché ricorda a ciascuno di noi i sacrifici occorsi per conquistare una società con regole democratiche alla cui base c’è la Costituzione della nostra Repubblica che oggi si vorrebbe manomettere pesantemente, al punto da cambiarne, in profondità, il carattere parlamentare con il concorso dell’Italicum.

 

Del resto sono note le pressioni, in particolare di settori della finanza internazionale, per ottenere modifiche degli assetti democratici nella direzione di un accentramento dei poteri di decisione nelle mani del governo.

 

Governabilità e rappresentanza dei cittadini debbono avere un equilibrio, fino ad oggi ben risolto dalla Costituzione, che si vorrebbe invece stravolgere con leggerezza, imboccando una via da cui sarebbe difficile tornare indietro.

 

Il problema, come ha ricordato giustamente l’Anpi, non è il cambiamento della Costituzione. Il problema è se e come il cambiamento si risolva in un accentramento dei poteri dell’esecutivo a danno del Parlamento.

 

In tal caso è essenziale che il cambiamento venga bloccato da un secco No delle italiane e degli italiani.

 

Ci conforta la ferma posizione dell’Anpi che non solo apprezziamo ma sosterremo con determinazione.

 

 

 

Roma, 13 settembre 2016

 

 

 

Prof. Alessandro Pace

 

Prof. Massimo Villone

 

 

 

PARLAMENTO – ALL’ ORIGINE DELLA GUERRA

Napolitano si preoccupa per l’ esasperazione del confronto sul referendum costituzionale. Preoccupazione giusta, perché nessuno si può compiacere della circostanza che una riforma di 47 articoli della Costituzione, che una nuova e diversa architettura dello Stato possano sortire da una lacerante divisione. I vecchi, saggi costituenti rappresentavano la Repubblica come «casa comune» dentro la quale siamo chiamati ad abitare insieme (così, per esempio, Moro). Non è buona cosa che mezzo paese – vinca il sì o vinca il no – debba sentire a sé estranea o addirittura ostile la casa che abita. Un prezzo troppo alto.

Dunque, preoccupazione giusta quella di Napolitano. Ma ci dovremmo interrogare sulle cause e sulle responsabilità di un confronto che sconfina nello scontro. Una traccia la fornisce lui stesso: l’ errore della personalizzazione della contesa operata dal premier; una legge elettorale sbagliata varata addirittura con il ricorso al voto di fiducia (non vi sono precedenti al riguardo) e sulla quale già oggi, a suo dire, il Pd dovrebbe prendere una iniziativa volta a cambiarla senza attendere la Consulta; il ricorso improprio al referendum costituzionale – istituto concepito come strumento delle minoranze sconfitte in parlamento – da parte della maggioranza di governo favorevole alla riforma. Tutti elementi, questi, che alterano il senso del referendum, che lo snaturano, che avvelenano il confronto e che conducono i critici, con buone ragioni, a parlare di plebiscito.

Scusate se è poco…

Ma se si vuole andare alla radice della deriva paventata da Napolitano bisogna fare un passo indietro. Risalire all’ avvio della legislatura. È sorprendente quanto sia labile la memoria collettiva. Non vi fu un chiaro vincitore delle elezioni. L’ opinione largamente prevalente, allora, era la seguente: si faccia un governo del presidente o istituzionale che dir si voglia e, entro un anno al massimo, si restituisca la parola ai cittadini -elettori. A intuito, nessuno si sarebbe azzardato a sostenere che quel parlamento avesse titolo per fare una grande riforma costituzionale. E invece il governo Letta, proprio dietro sollecitazione di Napolitano, si assegnò quel compito. Con una procedura farraginosa, in deroga alll’ articolo 138 della Costituzione, che si risolse in nulla. Così come, con ancor più enfasi e con procedura ordinaria, fece il governo Renzi. Governo legittimo, sia chiaro, ma anch’ esso privo di una investitura elettorale.

Nel frattempo, intervenne la sentenza con la quale la Consulta dichiarò incostituzionale il Porcellum. Essa non si spingeva sino a confutare la legittimità del parlamento nella sua attività legislativa ordinaria, ma certo una grande riforma costituzionale è cosa affatto diversa, che avrebbe presupposto ben altra autorevolezza e ben altro mandato. Dunque, due governi, a debole investitura, hanno fatto della riforma costituzionale, materia genuinamente parlamentare, la propria ragione sociale. Con l’ avallo e la sponda del presidente della Repubblica. Qui sta, a mio avviso, il peccato d’ origine dell’ intera vicenda. Che Renzi, non a torto, certifica sostenendo che «questa riforma porta il nome e il cognome di Giorgio Napolitano». È la verità, anche se l’ interessato comprensibilmente si schermisce.

Insomma: come sorprendersi dei contrasti e dell’ incattivimento del confronto su una grande riforma costituzionale che affonda le sue radici ed è segnata da un percorso nel quale la giusta sequenza parlamento -governo -presidente della Repubblica è sovvertita dalla sequenza presidente della Repubblica -governo -parlamento? Come non chiedersi se l’ improprio, esorbitante protagonismo del governo (e del premier) sulla più parlamentare delle materie non abbia concorso ad acuire il dissenso delle opposizioni e dunque a restringere le basi di consenso della riforma?

Faccio fatica a convincermi che a tale vizio d’ origine, a tale distorsione di metodo e di percorso si possa persuasivamente rispondere evocando l’ applauso dei parlamentari al discorso di insediamento del Napolitano 2. Non può essere un applauso a sanare un’anomalia.

Franco Monaco, deputato del Pd.

da ll Manifesto, 11 settembre 2016

RACCOLTA PER I RIFUGIATI

Cari amici e compagni, in allegato trovate l’appello della sezione ANPI Monguzzo Erbese per una raccolta di beni di prima necessità, per i migranti che vivono ancora nel prato della stazione San Giovanni a Como. Anche il Comitato Provinciale ha aderito al coordinamento di Como senza Frontiere che ormai da tempo si occupa di queste persone. Facciamo nostro questo appello e lo proponiamo a tutti i nostri iscritti. Già nella riunione di venerdì 9 settembre abbiamo chiesto ai dirigenti delle sezioni di mettere a disposizione delle risorse per acquistare beni di prima necessità da donare ai migranti. Però, più alimenti arrivano meglio è. I punti di raccolta dei viveri possono essere o presso la sezione di Monguzzo o al comitato provinciale di via Brambilla, 39 a Como, previa telefonata ai  n. 3408441114 Marco per Monguzzo o 3356056769 Antonio per Como.