L’ ANPI NAZIONALE SUL GIORNO DEL RICORDO

10 Febbraio 2021

Nota del Presidente nazionale ANPI: “Occorre aprire una pagina nuova che, senza nulla togliere alla gravità degli eventi delle foibe e dell’esodo, restituisca nella sua interezza il dramma delle terre di confine e del più ampio territorio slavo”

Oggi è il Giorno del ricordo, istituito “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Ricordiamo perciò in primo luogo e senza alcuna reticenza l’orrore delle foibe e le sue vittime e, assieme, il dramma dell’esodo di tanti italiani. Guardiamo con compassione e rispetto a tutti gli innocenti colpiti da questa immane tragedia.

Ma perdura l’assordante silenzio verso “la più complessa vicenda del confine orientale”.

Stigmatizziamo il silenzio verso l’aggressione dell’Italia fascista nei confronti della Jugoslavia (parte della Slovenia, della Croazia, compresa la Dalmazia, e della Bosnia ed il Montenegro), di cui quest’anno ricorre l’80° anniversario, gli innumerevoli, efferati massacri che ne seguirono, le impunite responsabilità dei criminali di guerra italiani.

Stigmatizziamo il silenzio verso le violenze, gli incendi e gli omicidi del “fascismo di confine” in Venezia Giulia dal 1920 in poi, che colpì le minoranze slovene e croate e gli oppositori politici italiani.

Stigmatizziamo il silenzio verso la risiera di San Sabba, campo di sterminio dove furono assassinati dall’inizio del 1944 migliaia di ebrei, partigiani, detenuti politici ed ostaggi.

Stigmatizziamo il silenzio verso i crimini nella Zona d’operazioni del litorale adriatico, che comprendeva l’attuale Friuli-Venezia Giulia e la Zona d’operazioni delle Prealpi, cioè l’attuale Trentino Alto Adige, occupati dai nazisti all’indomani dell’8 settembre, con la piena collaborazione dei fascisti italiani, complici o responsabili – a cominciare dalla X MAS – di innumerevoli delitti.

A 17 anni dall’approvazione della legge prevale una memoria vera e drammatica, ma che è parte di una memoria molto più grande, volutamente e colpevolmente rimossa. Così operando si sollecita soltanto un nuovo nazionalismo che ci riporta al 900 e non sanerà mai le ferite del passato. Occorre aprire una pagina nuova che, senza nulla togliere alla gravità degli eventi delle foibe e dell’esodo, restituisca nella sua interezza il dramma delle terre di confine e del più ampio territorio slavo e le incancellabili e criminali responsabilità del fascismo. Occorre infine restituire alla ricerca storica la sua funzione oggi indebitamente occupata dalla politica che, in questa misura, distorce la verità storica e la presenta a vantaggio di questa o quella parte.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

L’ ANPI CHIEDE LIBERTA’ PER ZAKI

9 Febbraio 2021

Appello congiunto della Segreteria nazionale ANPI e del Coordinamento regionale ANPI Emilia-Romagna

Esprimiamo la più viva preoccupazione ed il sincero sgomento per la prolungata ed ingiusta detenzione di Patrick Zaki, senza processo da un anno, con l’assurda accusa di terrorismo. Una detenzione “preventiva” che viene rinnovata ogni 45 giorni; una tortura psicologica capace solo di aggravare le già durissime condizioni di vita all’interno del carcere; una detenzione evidentemente non necessaria in assoluto spregio del diritto di ogni persona a non subire restrizioni della libertà personale se non nei casi previsti da specifiche norme di legge. La lotta di Patrick, la sua attività di studioso, incarnano i diritti fondamentali contenuti nella nostra Costituzione, nonché nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; formazione universitaria presso l’Alma mater studiorum di Bologna e il prestigioso master internazionale GEMMA, un corso unico in Europa sugli studi di genere, non possono certo qualificarsi come “terrorismo”, ma rappresentano l’esercizio del suo diritto allo studio, alla libera ricerca scientifica e alla libera manifestazione del pensiero. Per tutto questo chiediamo al Governo italiano di intraprendere ogni azione utile che possa portare alla liberazione di Patrick Zaki e chiediamo al Presidente della Repubblica di valutare di concedergli la cittadinanza italiana per meriti speciali, per l’eminente servizio reso al nostro Paese.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

IL COORDINAMENTO REGIONALE ANPI EMILIA-ROMAGNA

PER UNA GIUSTA E UTILE SVOLTA LEGISLATIVA CONTRO IL NEOFASCISMO

COMUNICATO ANPI

2 Febbraio 2021

Nota della Segreteria nazionale ANPI. L’impegno della nostra Associazione per una soluzione legislativa complessiva. La generosità di una recente proposta di legge di iniziativa popolare, però parziale e limitata, che alcuni iscritti all’ANPI stanno firmando

PER UNA GIUSTA E UTILE SVOLTA LEGISLATIVA CONTRO IL NEOFASCISMO

Nonostante il dramma della pandemia continuano intimidazioni, aggressioni e vandalismi dei fascisti: sono spesso in primo piano sul web, imbrattano lapidi, e addirittura di recente attaccano iniziative da remoto, cioè le teleconferenze, dando vita a provocazioni e insulti. Ove dovesse scoppiare nei prossimi mesi una grande crisi sociale resa ancor più difficile e complessa dalla pandemia – di cui non si vede ancora la conclusione – i fascisti saranno presenti per rimestare nel torbido. Di fronte a tutto questo, la stessa legislazione vigente si mostra spesso impotente, anche a causa di non pochi contrasti giurisprudenziali.

L’ANPI sta lavorando da tempo attorno a queste problematiche e studiando i modi migliori perché tutte le istituzioni siano impegnate nell’antifascismo, di cui è largamente impregnata l’intera Carta costituzionale. Proseguiamo nello sforzo di pervenire ad una serie di proposte di respiro, idonee a riempire ogni vuoto ed a rendere più efficaci i vari mezzi già vigenti. Il nostro libro “Antifascismo quotidiano”, recentemente pubblicato, è uno strumento di lavoro per individuare i problemi ed indicare possibili soluzioni. Ci aspettano ulteriori e ravvicinati impegni in questa direzione.

Abbiamo scelto la strada, anche se impegnativa, di un intervento complessivo, perché le soluzioni parziali e limitate sono troppo spesso destinate all’insuccesso, in un Paese in cui l’iniziativa popolare non ha ancora trovato un ascolto serio, come è dimostrato dal silenzio che da anni copre la presenza in Parlamento di un disegno di legge promosso dalla CGIL e corredato da oltre un milione di firme.

La proposta di legge di iniziativa popolare di cui siamo venuti a conoscenza tempo fa è generosa e manifesta una chiara volontà antifascista, ma è parziale e specificamente incentrata sulla produzione di gadget. Firmare, come hanno fatto alcuni iscritti all’ANPI, a sostegno di tale proposta di legge, è comunque un segno di partecipazione civile e di scelta antifascista.

Comprendiamo che iniziative dirette a incidere su aspetti particolari della presenza fascista possano suscitare interessi ed illusioni; ma la realtà ci dice che oggi c’è ben poco spazio per iniziative pure ispirate a finalità legittime e comprensibili, ma irrimediabilmente incomplete e destinate a cadere nel silenzio.

Va fatto uno sforzo di lunga lena, pretendendo l’applicazione delle varie leggi già esistenti, compreso l’art. 9 della legge Scelba, che impegnava la Repubblica a far conoscere nelle scuole che cosa fosse stato il fascismo e che non è stato mai applicato.

C’è l’urgenza di definire altre e nuove fattispecie di reato, in particolare sui social e nelle teleconferenze. A questo proposito occorre, tra gli interventi più urgenti, ampliare gli attuali limitati compiti di indagine della polizia postale, responsabilizzare giuridicamente i providers, conferire ai giudici il potere di ordinare l’oscuramento dei siti e dei profili Fb fascisti.

Vi è poi l’emergenza di un intervento più incisivo sulle competenze amministrative e sugli interventi preventivi, ad esempio in tema di elezioni, a proposito dell’ammissione delle liste elettorali che abbiano riferimento a simboli o a parole d’ordine del fascismo o che comunque facciano riferimento al fascismo e della concessione di spazi pubblici a queste formazioni.

La vera battaglia antifascista deve condursi su due piani: da un lato, nel superamento della frammentata e parziale disciplina legislativa oggi vigente, con provvedimenti tali non solo da colmare specifici vuoti, ma da dare continuità e coerenza all’intero sistema; dall’altro lato, nell’impegno quotidiano di ciascuno a far conoscere che cosa è stato il fascismo del tragico ventennio, nonché a combattere, con i mezzi della legalità e della democrazia, ogni forma di “nuovo fascismo”, comunque si atteggi e comunque si presenti, impegnando tutte le forze nell’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI – 2 febbraio 2021

Pagliarulo: “Il 27 gennaio non sia solo una celebrazione, non si banalizzi una tragedia che ha segnato l’umanità”

25 Gennaio 2021

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, sul Giorno della Memoria

“Il 27 gennaio il Paese si raccoglierà intorno a volti e vicende che hanno segnato tragicamente la storia del ‘900. L’ANPI auspica fortemente che questo giorno non si esaurisca in una pur necessaria celebrazione, in una banalizzazione di un evento mostruoso per l’umanità, bensì sia un momento di riflessione coinvolgente, la base di un messaggio di civiltà, antifascismo, e democrazia che proviene dal sangue dei campi di concentramento. La chiamiamo memoria attiva, perché il ricordo non ha senso se non si esercita la sua portata educativa nel presente. Ogni giorno, ogni incontro, ogni impegno, ogni battaglia. È un dovere, oltreché l’unico omaggio possibile, perché tangibile e duraturo, alle vittime della deportazione e ai combattenti per la libertà”.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

PAGLIARULO: INTOLLERABILE APOLOGIA DI PINO RAUTI DA PARTE DELLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI ROMA

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI a seguito dei toni e argomenti apologetici utilizzati dalla direzione della Biblioteca nazionale di Roma nella comunicazione dell’acquisizione delle carte di Pino Rauti

Bene ha fatto il ministro Franceschini a cancellare dal sito del Ministero dei Beni Culturali le parole di presentazione dell’acquisizione delle carte di Pino Rauti da parte della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. È intollerabile che queste carte vengano accolte con parole apologetiche verso un fascista convinto e dichiarato, già repubblichino, la cui biografia è un continuum di attacchi alla repubblica antifascista nata dalla Resistenza, e la cui notorietà era più legata alle cronache giudiziarie che a quelle politiche. Eppure, secondo la direzione della Biblioteca Nazionale, si tratta di “uno Statista”, “tanto attivo e creativo, quanto riflessivo e critico”. C’è da trasecolare. Mi auguro che il Ministero assuma ogni provvedimento necessario a difesa dell’immagine della Biblioteca e della natura antifascista della Repubblica

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

26 novembre 2020

Gianfranco Pagliarulo

RICONOSCERE LO STATO DI PALESTINA

23 Novembre 2020

Il 29 novembre, conferenza online promossa da una rete di associazioni e sindacati, di cui fa parte anche l’ANPI, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

La conferenza per il riconoscimento dello Stato di Palestina è promossa da un ampio arco di reti, piattaforme, associazioni e sindacati rappresentativi della società italiana che a partire dal comune riferimento ai principi ed i valori contenuti nella costituzione italiana, pur appartenendo ad ambiti e settori diversi, con questa iniziativa intendono rinnovare il proprio impegno per la pace giusta, per la promozione ed il rispetto dei diritti umani e per la fine delle violenze nella regione del Medio Oriente.

La conferenza si realizzerà Domenica 29 novembre, Giornata internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese, ad Assisi città di pace, ospitata dalla comunità Pro-Civitate Christiana e con il patrocinio della Città di Assisi. La partecipazione in presenza dei partecipanti sarà possibile solamente se le condizioni di sicurezza sanitaria lo permetteranno. Sarà possibile seguire in diretta, via web, l’intera conferenza e gli interventi degli ospiti internazionali e dei rappresentanti delle associazioni promotrici.

Sono previsti interventi in video-conferenza di rappresentanti delle diverse religioni e testimonianze dalla Palestina e da Israele.

La conferenza sarà trasmessa in streaming sulla piattaforma Zoom (per poter accedere alla conferenza su tale piattaforma è obbligatorio registrarsi – gratuitamente – tramite questa pagina) e liberamente anche tramite le Pagine Facebook delle organizzazioni promotrici.

Per adesioni e informazioni: adesioni.AssisiPaceGiusta@gmail.com

Programma (provvisorio):

Apertura

Stefania Proietti, Sindaco di Assisi

Monsignor Domenico Sorrentino

Presentazione Iniziativa:

a cura del Comitato Promotore

Testimonianze ospiti:

Nikoaly Mladenov, Inviato Nazioni Unite

Anton Salman, Sindaco di Betlemme

Izzedin Elizir, imam di Firenze

Arik Ascerman, rabbino “Torah for Justice”

Jamal Khader, parroco di Ramallah

Rappresentante dello stato del vaticano (tbc)

Yasser Abed Rabbo, politico palestinese

Avraham Burg, politico israeliano

Anan Ashrawi, politica palestinese

Alon Liel, ex-Ambasciatore d’Israele in Sud Africa

Shaer Saed, Segretario Generale sindacato palestinese (PGFTU)

Avital Shapiro Responsabile Internazionale sindacato israeliano (Histadrut)

Luca Visentini Segretario Genrale Confederazione Europea dei Sindacati (CES)

Giorgio Gomel, rappresentante rete ebrei progressisti (J-Call)

Yousef Salman a nome della Comunità Palestinese in Italia

David Sassoli Presidente Parlamento Europeo (tbc)

Messaggi dei leaders delle organizzazioni del Comitato Promotore:

Maurizio Landini, CGIL

Anna Maria Furlan, CISL

Pier Paolo Bombardieri, UIL

Roberto Rossini, ACLI

Gianfranco Pagliarulo, ANPI

Francesca Chiavacci, ARCI

Luisa Morgantini, AssoPacePalestina

Paolo Ramonda, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII

Franco Maria Tortora, Fondazione Lelio e Lesli Basso

Stefano Ciafani, LEGAMBIENTE

Piera Redaelli, Piattaforma ONG Italiane Mediterraneo e Medio Oriente

Nuovo lutto all’ Anpi

Una nuova triste notizia… Dopo lunga malattia è scomparso l’amico e compagno Umberto Savolini. Giornalista, animatore della vita politica e sociale di Porlezza e di tutto il porlezzese e valli, è sempre stato vicino all’ ANPI, figura immancabile in tutte le nostre iniziative nell’ Alto Lario. Era uno degli organizzatori di Cittadini Insieme, una associazione che aveva il compito, fra le altre cose, di ricordare e mantenere viva la memoria dei Martiri di Cima.

Ci mancherai, Umberto!

COMUNICATO

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia piange la scomparsa di Ines Figini.

Figura inimitabile, unica, non era impegnata politicamente, ma questo non le impedìdi schierarsi in difesa dei suoi compagni arrestati dalle brigate nere perchè antifascisti e organizzatori dello sciopero del 6 marzo 1944 alla Tintoria Comense. Questo atto di giustizia, di alto spessore morale, le costò l’arresto e la deportazione nei famigerati lager di Mauthausen, Auschiwtz- Birkenau e Ravensbruck.

Riuscì a tornare in patria fortemente debilitata, riprese la sua vita di operaia e, quel che conta, intraprese la sua opera di testimone della più grande tragedia del mondo intero. Fu instancabile nel ricordare e nel monito ai più giovani, agli studenti, di vivere e lavorare per la pace affinchè non si possa ripetere nel futuro una simile e tragica esperienza.

Ci mancherai Ines, ci mancherà la tua calma e la dignità con cui raccontavi quei terribili momenti.

L’ ANPI fa proprio il tuo insegnamento e si augura che i tanti giovani e studenti che in questi anni hanno avuto la fortuna di ascoltarti, siano in embrione le nuove gemme della democrazia. Grazie, Ines.

Guglielmo Invernizzi.

Presidente ANPI Provinciale di Como.

INES FIGINI

E’ CON GRANDE CORDOGLIO CHE ABBIAMO APPRESO LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA DI INES FIGINI, ULTIMA TESTIMONE COMASCA SOPRAVISSUTA ALLA DEPORTAZIONE NEI LAGER NAZISTI.

INES aveva meno di 22 anni quando fu deportata. Operaia alla Ticosa, grande fabbrica di Como, aveva avuto il “torto” di essersi schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante lo sciopero del 6 marzo 1944. Ines non era fra gli organizzatori, aveva solo esclamato: ” se arrestate loro dovete arrestarci tutti!”, un’esclamazione di ribellione e di fierezza dettata dal suo profondo senso di giustizia. Ma tanto era bastato… Così finì nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e infine in un ospedale militare, dove trascorse un anno e mezzo. Per anni si è prodigata per raccontare ai giovani la sua storia, la storia di una città, Como, e delle lotte operaie nelle sue fabbriche, della repressione nazifascista dove anche una parola poteva costare la vita, di treni che partivano per mete ignote e di luoghi in cui l’umanità si divideva tra vittime e carnefici.

Saluteremo Ines martedì 29 settembre alle ore 11 preso la chiesa del Crocifisso a Como.

Su richiesta della famiglia non saranno portate bandiere.

LETTERA DEL PRESIDENTE INVERNIZZI AL SINDACO DI DONGO

In risposta alle sue affermazioni sul web e al quotidiano La Provincia sulla commemorazione dei gerarchi e di Mussolini a Dongo e Mezzegra

Alla cortese attenzione del sig. Sindaco di Dongo Giovanni Muolo – Palazzo del Municipio di Dongo.

Egregio signor Sindaco,

le scrivo a nome dell’ANPI, una delle organizzazioni firmatarie dell’appello inviato alle Autorità, laddove si chiedeva di proibire la manifestazione fascista che si sarebbe tenuta il 26 luglio u.s. in piazza Paracchini a Dongo.

Nella sua lunga lettera alla popolazione di Dongo lei si sofferma, dopo le affermazioni condivisibili sulla tragedia che è stato il fascismo, su alcuni punti che riteniamo discutibili. Rifarsi ad alcune sentenze di assoluzione dal reato (perseguibile d’ufficio) di apologia del fascismo a giustificazione di una tolleranza vergognosa da parte sua e delle autorità preposte non depone a suo favore. Sappiamo che la magistratura è stata per anni tollerante e che il confine tra la farsa, la buffonata e l’apologia è labile. Pensiamo però che sia fuori luogo citare la Costituzione per evidenziare solamente come questa consenta la libertà di parola e sottintendere (neanche tanto) come sia dei Resistenti antifascisti la responsabilità di aver reso la libertà di pensiero e di espressione. Quindi, secondo la sua logica, se oggi i fascisti possono celebrare i loro riti tribali le responsabilità vanno ricercate fra i Costituenti?

Riteniamo viceversa che sia una forzatura inaccettabile proclamare che l’esplicita rivendicazione di fedeltà al fascismo e la sua apologia ricada nel campo della libertà di espressione. La Costituzione è chiarissima circa la ricostituzione del partito fascista e ne vieta la riorganizzazione sotto ogni forma ( non occorre essere giuristi per comprenderne il significato) all’art. XII delle disposizioni transitorie e finali. E, più nel particolare, relativamente all’apologia si può consultare la legge n. 645 del 1952, conosciuta come legge Scelba, e la legge n. 205 del 1993, la cosidetta legge Mancino. E forse sarebbe bene ricordare che la democrazia, oltre ai diritti, impone anche doveri e restrizioni. Per sua maggior informazione sono ben tre le sentenze di questi mesi emesse dal tribunale di Milano che sconfessano la sua tesi, gliele riporto in calce a questa lettera.

Dato che a quanto sembra lei non ne è venuto a conoscenza, non bastasse la manifestazione di Dongo, di cosa hanno scritto i fascisti a Mezzegra, le riporto il testo integrale dei due manifesti apposti sul cancello di villa Belmonte: ” Solo dio può piegare le volontà fascista / gli uomini e le cose mai / viva l’Italia nostra” e ” In questa Italia triste penosa e buia, un raggio di luce ricordando il nostro Duce“. Le bastano per definire “fasciste” le due manifestazioni o le serve altro?

Nella sua intervista rilasciata al quotidiano “La Provincia” di Como lei cita a sproposito un nostro dirigente recentemente scomparso, Corrado Lamberti, quasi a dire: ” Se ci fosse stato lui, che era discorsivo, comprensivo, ecc. ecc…. l’ANPI non avrebbe fatto tutto questo can-can. Ebbene, si sbaglia di grosso: Lamberti, oltre ad essere stato uno dei nostri migliori dirigenti, fu il più fiero contradditore suo e dell’ex-sindaco Robba (si ricordi che lei era vicesindaco, allora). Fu quello che rintuzzò il vostro tentativo di spostare il XXV Aprile in altra data a voi più gradita, fu l’organizzatore di tutti i convegni fatti a Dongo in questi anni per difendere la democrazia e ripulire l’aria malsana che nelle manifestazioni di allora si respirava, e si respira tuttora. Fu fra i più accesi contestatori del vostro tentativo, purtroppo andato a buon fine, di sostituire il Museo della Resistenza Lariana di Dongo con l’attuale Museo della Fine della Guerra. Solo a voi risulta che a Dongo “finì la guerra” dimenticando che lì “finì il fascismo”!

A proposito di questo, vi siete persino permessi di manomettere il filmato originale del fotografo Cornelio Beretta, il cui uso è stato generosamente consentito dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, invertendo l’ordine degli avvenimenti. Nel filmato originale si mostrano i Partigiani che prendono il controllo della città di Como la mattina presto del 28 aprile 1945, ben prima dell’arrivo delle truppe alleate, mentre nel montaggio in visione presso il museo i fatti sono stati capovolti: a liberarci arriverebbero prima gli americani, e poi con comodo i Partigiani. Questa è la vostra visione distorta della storia, altro che invocare la pacificazione.

Mi permetta due parole anche sulla pietà per i morti. Parificare i morti è un’ operazione gravemente scorretta, non perchè si voglia negare la pietà che si deve ai defunti in generale, ma perchè nemmeno la morte azzera le responsabilità individuali e collettive: dietro l’equiparazione di due idee diametralmente opposte e inconciliabili – simbolo l’una del ventennio, l’altra della lotta per la democrazia – si nasconde l’idea miserabile di una generica responsabilità al fascismo. Mettere sullo stesso piano perseguitati e persecutori, vittime e carnefici, fascisti e antifascisti è una delle operazioni più indegne che si possano attuare verso la storia, cancellando la possibilità di comprendere la storia e quello che dagli avvenimenti è originato. E’ questa una tesi sostenuta da sempre da Don Barindelli, ex parroco della chiesa di S.Abbondio a Mezzegra. Peccato che la memoria dei morti sia sempre a senso unico! Le risulta che lo stesso parroco sia mai stato altrettanto solerte nel benedire o ricordare i 22 partigiani arrestati mentre si recavano all’abazia di Acquafredda il 23 dicembre 1944 per assistere alla messa di Natale organizzata in gran segreto con la complicità di un frate cappuccino? Tre ammazzati sul campo e cinque fucilati nel poligono di tiro di Camerlata?

Concludo questa lunga lettera con un pensiero per lei.

Ci creda, siamo sinceramente dispiaciuti che lei, per rispondere a una richiesta della locale sezione dell’ANPI, abbia dovuto esprimere tutto il malessere che lo ha attraversato, mettendo in risalto tutti i suoi interrogativi inquietanti sul ruolo che svolge in un comune in cui vive da 46 anni ma a cui – a tratti – non senta di appartenere.

La nostra sezione aveva posto una questione molto semplice: chiedeva all’amministrazione del Comune di Dongo se non ritenesse di proibire l’utilizzo della piazza per una manifestazione chiaramente, già nelle intenzioni, apologetica del fascismo. Ora, oltre che dispiaciuti, siamo anche un po’ preoccupati, e non vorremmo che la domanda posta possa aver ulteriormente alterato il suo equilibrio. E lo diciamo perchè anche negli anni futuri, se sarà necessario, l’ANPI tornerà a chiedere a lei e alle autoritàdi dissociarsi e di proibire queste manifestazioni.

Mi permetta di chiudere citando una frase del nuovo presidente della sezione Lario Occidentale, intitolata a Michele Moretti, Celestino Villa: ” Sappia, signor Sindaco, che l’ANPI non taglia le rose, casomai le pianta”.

Guglielmo Invernizzi

Presidente Provinciale ANPI di Como.