COMUNICATO ANPI TERRITORIO ERBESE

La sezione dell’Anpi Territorio erbese “Luigi Conti” celebra l’ottantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo a Erba mercoledì 24 aprile al cimitero di Erba (via Alserio 25/a) davanti alla lapide che ricorda il sacrificio del partigiano Giancarlo Puecher.

Ancora una volta la giunta comunale erbese non ha permesso all’Anpi di prendere la parola alla manifestazione istituzionale del 25 aprile. La richiesta di intervento è stata fatta con largo anticipo eppure per l’ennesima volta ci è stata negata la possibilità di parlare. Questo atteggiamento non ci impedirà di celebrare la festa della liberazione. Invitiamo tutte le realtà politiche, sindacali e associative a partecipare alla manifestazione indetta dall’Anpi.

Tutte le realtà democratiche e antifasciste di Erba sono invitate a questo importante appuntamento per celebrare l’80esimo della liberazione, della Resistenza, della democrazia e della pace.

Il presidente provinciale dell’Anpi

Manuel Guzzon

La presidente della sezione Anpi Territorio erbese “Luigi Conti”

Alessandra Ghirotti

Il segretario della sezione Anpi Territorio erbese “Luigi Conti”

Marco Rigamonti

PINETA DI SORMANO

Nel territorio comunale di Sormano, nella nostra provincia, è andata a fuoco una pineta che, si è scoperto, nel 1932 era stata intitolata ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce.

Immediata la reazione di contrarietà dell’ ANPI provinciale di Como, con una dichiarazione al Corriere della Sera a cui seguiranno, nella giornata di oggi, altre dichiarazioni rilasciate alle reti mediaset.

In collaborazione con la sezione Anpi Monguzzo, appartenente al territorio, si sta preparando una lettera da inviare al sindaco Giuseppe Sormani perchè si ponga fine a questo obbrobrio della storia.

Per la segreteria provinciale di Como,

Antonio Proietto.

Como, 24 agosto 2021

COMO, OTTO MARZO

I giardini di piazza del Popolo intitolati a Norma Cossetto

Comunicato stampa

Apprendiamo dai giornali che oggi 8 marzo verrà intitolato il giardino di Piazza del Popolo a Norma Cossetto, studentessa istriana martire delle foibe. Certamente le foibe sono una brutta pagina della storia che ha vissuto il nostro paese, conseguenza di un comportamento verso gli slavi di italianizzazione forzata con centinaia di migliaia di episodi di violenze, abusi, stupri, incendi e assassinii da parte dei fascisti italiani. Certamente, e non da oggi, l’ANPI condanna le foibe come atto crudele fatto dai partigiani Jugoslavi consapevoli che le vendette comportano vittime innocenti, e la studentessa Norma Cossetto fu una di questi. Ci piacerebbe che con i morti delle foibe venga celebrato il ricordo delle migliaia di slavi, i così detti “allogeni” (1) e degli italiani antifascisti morti di fame, di stenti e di torture nei numerosi campi di concentramento italiani in territorio slavo (ben 5 ufficiali e di grandi dimensioni, fino a 10.000/15,000 internati come in quello più noto di Arbe) o i 36 stanziati in Italia e riservati in prevalenza a cittadini italiani di origine slava, tra cui il famigerato lager della Risiera di San Sabba a Trieste, unico campo in Italia a essere fornito anche di forno crematorio. Campo gestito dalle truppe tedesche in territorio controllato dalla famigerata Repubblica Sociale di Salò, e destinato agli oppositori politici (vittime stimate tra le tremila e le cinquemila). Non si dica che è l’ANPI a voler nascondere certe verità, si provi a chiedere ragione a chi, al governo per tre interi decenni con le forze di centro destra, non ha mai sentito il dovere o l’obbligo di chiedere spiegazioni al Governo Jugoslavo, o quelle forze politiche della destra nazionale che per anni, in particolar modo dal 1956 per tutti gli anni sessanta l’unica rivendicazione che portarono avanti fu quella revanscista sui territori italiani, eppure quanto successo nelle foibe era di pubblico dominio già da allora. Forse una chiave di lettura la indichiamo noi, non è che se il Governo Italiano avesse chiesto ragione dei fatti relativi alle foibe il Governo Jugoslavo avrebbe chiesto di processare i responsabili dei campi di concentramento slavi e tutti quelli che amministrarono le terre occupate dagli italiani? L’ANPI comasca è stata l’unica in questi anni ad aver organizzato non manifestazioni demagogiche, ma più di un convegno sul tema del Fronte Orientale, foibe comprese. L’ultimo giusto quattro anni fa in Biblioteca Comunale con la partecipazione di due storici, Eric Gobetti, ricercatore di Storia Contemporanea presso l’università di Torino (ci verrà fatto rilevare che si tratta di uno storico di sinistra, ebbene sì, ne siamo consapevoli) e il prof. Giorgio Conetti (di lui però non si può dire), per anni docente di Diritto Internazionale e Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Dell’Insubria di Como e presidente di quella Commissione Storico-culturale Italo-Slovena (2) che dopo ben sette anni di lavori produsse un corposo dossier, reso pubblico su sollecitazione di molti organismi fra cui l’ANPI e il Governo Sloveno dopo ben otto mesi. Un’ultima cosa, la scelta dei giardini di Piazza del Popolo è casuale o il fatto di essere di fronte alla ex Casa del fascio è una scelta di coerenza politica?

Grazie per l’attenzione.

La segreteria del Com. Prov. di Como

(1) quei cittadini che, in uno stato nazionale, sono di stirpe, ed eventualmente di lingua e di tradizioni culturali e religiose diverse da quelle della maggioranza, e che conservano una propria identità culturale e spesso anche politica.

(2) Nell’ottobre 1993 i Ministri degli esteri dell’Italia e della Slovenia istituirono una Commissione storicoculturale italo-slovena con lo scopo di fare il punto sui risultati della ricerca storica realizzata nei due Paesi sul tema dei reciproci rapporti. La Commissione era formata da parte italiana da Giorgio Conetti, docente di diritto internazionale e preside della facoltà di giurisprudenza di Como che la presiedeva, e dagli storici Angelo Ara (Università di Pavia), Marina Cattaruzza (Università di Berna), Fulvio Salimbeni (Università di Udine), Raoul Pupo (Università di Trieste), Maria Paola Pagnini, ordinario di geografia dell’Università di Trieste e dal sen. Lucio Toth, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. La parte slovena, presieduta dalla dott.ssa Milica Kacin Wohinz era composta dagli storici France Dolinar, Branko Marusˇicˇ, Boris Mlakar, Nevenka Troha, Andrej Vovko e Aleksander Vuga. Inizialmente fecero parte della Commissione anche il costituzionalista Sergio Bartole, lo scrittore Fulvio Tomizza, lo storico Elio Apih e Boris Gombacˇ che, per vari motivi, non poterono proseguire nell’incarico. Dopo 7 anni di lavoro e ripetuti incontri la relazione conclusiva della Commissione fu approvata all’unanimità dai suoi 14 componenti il 25 luglio 2000 e consegnata ai rispettivi Ministeri degli esteri, ma inspiegabilmente per 8 mesi non fu resa pubblica. Benché la pubblicazione fosse stata sollecitata da più parti, tra le quali l’ANPI, e da un voto unanime della Camera dei Deputati, la relazione fu resa pubblica nel testo integrale soltanto il 4 aprile 2001 dal quotidiano “Il Piccolo” e – lo stesso giorno – anche dal Ministero degli esteri.

Nuovo lutto all’ Anpi

Una nuova triste notizia… Dopo lunga malattia è scomparso l’amico e compagno Umberto Savolini. Giornalista, animatore della vita politica e sociale di Porlezza e di tutto il porlezzese e valli, è sempre stato vicino all’ ANPI, figura immancabile in tutte le nostre iniziative nell’ Alto Lario. Era uno degli organizzatori di Cittadini Insieme, una associazione che aveva il compito, fra le altre cose, di ricordare e mantenere viva la memoria dei Martiri di Cima.

Ci mancherai, Umberto!

COMUNICATO

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia piange la scomparsa di Ines Figini.

Figura inimitabile, unica, non era impegnata politicamente, ma questo non le impedìdi schierarsi in difesa dei suoi compagni arrestati dalle brigate nere perchè antifascisti e organizzatori dello sciopero del 6 marzo 1944 alla Tintoria Comense. Questo atto di giustizia, di alto spessore morale, le costò l’arresto e la deportazione nei famigerati lager di Mauthausen, Auschiwtz- Birkenau e Ravensbruck.

Riuscì a tornare in patria fortemente debilitata, riprese la sua vita di operaia e, quel che conta, intraprese la sua opera di testimone della più grande tragedia del mondo intero. Fu instancabile nel ricordare e nel monito ai più giovani, agli studenti, di vivere e lavorare per la pace affinchè non si possa ripetere nel futuro una simile e tragica esperienza.

Ci mancherai Ines, ci mancherà la tua calma e la dignità con cui raccontavi quei terribili momenti.

L’ ANPI fa proprio il tuo insegnamento e si augura che i tanti giovani e studenti che in questi anni hanno avuto la fortuna di ascoltarti, siano in embrione le nuove gemme della democrazia. Grazie, Ines.

Guglielmo Invernizzi.

Presidente ANPI Provinciale di Como.

INES FIGINI

E’ CON GRANDE CORDOGLIO CHE ABBIAMO APPRESO LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA DI INES FIGINI, ULTIMA TESTIMONE COMASCA SOPRAVISSUTA ALLA DEPORTAZIONE NEI LAGER NAZISTI.

INES aveva meno di 22 anni quando fu deportata. Operaia alla Ticosa, grande fabbrica di Como, aveva avuto il “torto” di essersi schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante lo sciopero del 6 marzo 1944. Ines non era fra gli organizzatori, aveva solo esclamato: ” se arrestate loro dovete arrestarci tutti!”, un’esclamazione di ribellione e di fierezza dettata dal suo profondo senso di giustizia. Ma tanto era bastato… Così finì nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e infine in un ospedale militare, dove trascorse un anno e mezzo. Per anni si è prodigata per raccontare ai giovani la sua storia, la storia di una città, Como, e delle lotte operaie nelle sue fabbriche, della repressione nazifascista dove anche una parola poteva costare la vita, di treni che partivano per mete ignote e di luoghi in cui l’umanità si divideva tra vittime e carnefici.

Saluteremo Ines martedì 29 settembre alle ore 11 preso la chiesa del Crocifisso a Como.

Su richiesta della famiglia non saranno portate bandiere.

LETTERA DEL PRESIDENTE INVERNIZZI AL SINDACO DI DONGO

In risposta alle sue affermazioni sul web e al quotidiano La Provincia sulla commemorazione dei gerarchi e di Mussolini a Dongo e Mezzegra

Alla cortese attenzione del sig. Sindaco di Dongo Giovanni Muolo – Palazzo del Municipio di Dongo.

Egregio signor Sindaco,

le scrivo a nome dell’ANPI, una delle organizzazioni firmatarie dell’appello inviato alle Autorità, laddove si chiedeva di proibire la manifestazione fascista che si sarebbe tenuta il 26 luglio u.s. in piazza Paracchini a Dongo.

Nella sua lunga lettera alla popolazione di Dongo lei si sofferma, dopo le affermazioni condivisibili sulla tragedia che è stato il fascismo, su alcuni punti che riteniamo discutibili. Rifarsi ad alcune sentenze di assoluzione dal reato (perseguibile d’ufficio) di apologia del fascismo a giustificazione di una tolleranza vergognosa da parte sua e delle autorità preposte non depone a suo favore. Sappiamo che la magistratura è stata per anni tollerante e che il confine tra la farsa, la buffonata e l’apologia è labile. Pensiamo però che sia fuori luogo citare la Costituzione per evidenziare solamente come questa consenta la libertà di parola e sottintendere (neanche tanto) come sia dei Resistenti antifascisti la responsabilità di aver reso la libertà di pensiero e di espressione. Quindi, secondo la sua logica, se oggi i fascisti possono celebrare i loro riti tribali le responsabilità vanno ricercate fra i Costituenti?

Riteniamo viceversa che sia una forzatura inaccettabile proclamare che l’esplicita rivendicazione di fedeltà al fascismo e la sua apologia ricada nel campo della libertà di espressione. La Costituzione è chiarissima circa la ricostituzione del partito fascista e ne vieta la riorganizzazione sotto ogni forma ( non occorre essere giuristi per comprenderne il significato) all’art. XII delle disposizioni transitorie e finali. E, più nel particolare, relativamente all’apologia si può consultare la legge n. 645 del 1952, conosciuta come legge Scelba, e la legge n. 205 del 1993, la cosidetta legge Mancino. E forse sarebbe bene ricordare che la democrazia, oltre ai diritti, impone anche doveri e restrizioni. Per sua maggior informazione sono ben tre le sentenze di questi mesi emesse dal tribunale di Milano che sconfessano la sua tesi, gliele riporto in calce a questa lettera.

Dato che a quanto sembra lei non ne è venuto a conoscenza, non bastasse la manifestazione di Dongo, di cosa hanno scritto i fascisti a Mezzegra, le riporto il testo integrale dei due manifesti apposti sul cancello di villa Belmonte: ” Solo dio può piegare le volontà fascista / gli uomini e le cose mai / viva l’Italia nostra” e ” In questa Italia triste penosa e buia, un raggio di luce ricordando il nostro Duce“. Le bastano per definire “fasciste” le due manifestazioni o le serve altro?

Nella sua intervista rilasciata al quotidiano “La Provincia” di Como lei cita a sproposito un nostro dirigente recentemente scomparso, Corrado Lamberti, quasi a dire: ” Se ci fosse stato lui, che era discorsivo, comprensivo, ecc. ecc…. l’ANPI non avrebbe fatto tutto questo can-can. Ebbene, si sbaglia di grosso: Lamberti, oltre ad essere stato uno dei nostri migliori dirigenti, fu il più fiero contradditore suo e dell’ex-sindaco Robba (si ricordi che lei era vicesindaco, allora). Fu quello che rintuzzò il vostro tentativo di spostare il XXV Aprile in altra data a voi più gradita, fu l’organizzatore di tutti i convegni fatti a Dongo in questi anni per difendere la democrazia e ripulire l’aria malsana che nelle manifestazioni di allora si respirava, e si respira tuttora. Fu fra i più accesi contestatori del vostro tentativo, purtroppo andato a buon fine, di sostituire il Museo della Resistenza Lariana di Dongo con l’attuale Museo della Fine della Guerra. Solo a voi risulta che a Dongo “finì la guerra” dimenticando che lì “finì il fascismo”!

A proposito di questo, vi siete persino permessi di manomettere il filmato originale del fotografo Cornelio Beretta, il cui uso è stato generosamente consentito dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, invertendo l’ordine degli avvenimenti. Nel filmato originale si mostrano i Partigiani che prendono il controllo della città di Como la mattina presto del 28 aprile 1945, ben prima dell’arrivo delle truppe alleate, mentre nel montaggio in visione presso il museo i fatti sono stati capovolti: a liberarci arriverebbero prima gli americani, e poi con comodo i Partigiani. Questa è la vostra visione distorta della storia, altro che invocare la pacificazione.

Mi permetta due parole anche sulla pietà per i morti. Parificare i morti è un’ operazione gravemente scorretta, non perchè si voglia negare la pietà che si deve ai defunti in generale, ma perchè nemmeno la morte azzera le responsabilità individuali e collettive: dietro l’equiparazione di due idee diametralmente opposte e inconciliabili – simbolo l’una del ventennio, l’altra della lotta per la democrazia – si nasconde l’idea miserabile di una generica responsabilità al fascismo. Mettere sullo stesso piano perseguitati e persecutori, vittime e carnefici, fascisti e antifascisti è una delle operazioni più indegne che si possano attuare verso la storia, cancellando la possibilità di comprendere la storia e quello che dagli avvenimenti è originato. E’ questa una tesi sostenuta da sempre da Don Barindelli, ex parroco della chiesa di S.Abbondio a Mezzegra. Peccato che la memoria dei morti sia sempre a senso unico! Le risulta che lo stesso parroco sia mai stato altrettanto solerte nel benedire o ricordare i 22 partigiani arrestati mentre si recavano all’abazia di Acquafredda il 23 dicembre 1944 per assistere alla messa di Natale organizzata in gran segreto con la complicità di un frate cappuccino? Tre ammazzati sul campo e cinque fucilati nel poligono di tiro di Camerlata?

Concludo questa lunga lettera con un pensiero per lei.

Ci creda, siamo sinceramente dispiaciuti che lei, per rispondere a una richiesta della locale sezione dell’ANPI, abbia dovuto esprimere tutto il malessere che lo ha attraversato, mettendo in risalto tutti i suoi interrogativi inquietanti sul ruolo che svolge in un comune in cui vive da 46 anni ma a cui – a tratti – non senta di appartenere.

La nostra sezione aveva posto una questione molto semplice: chiedeva all’amministrazione del Comune di Dongo se non ritenesse di proibire l’utilizzo della piazza per una manifestazione chiaramente, già nelle intenzioni, apologetica del fascismo. Ora, oltre che dispiaciuti, siamo anche un po’ preoccupati, e non vorremmo che la domanda posta possa aver ulteriormente alterato il suo equilibrio. E lo diciamo perchè anche negli anni futuri, se sarà necessario, l’ANPI tornerà a chiedere a lei e alle autoritàdi dissociarsi e di proibire queste manifestazioni.

Mi permetta di chiudere citando una frase del nuovo presidente della sezione Lario Occidentale, intitolata a Michele Moretti, Celestino Villa: ” Sappia, signor Sindaco, che l’ANPI non taglia le rose, casomai le pianta”.

Guglielmo Invernizzi

Presidente Provinciale ANPI di Como.

RADUNO FASCISTA LA PROTESTA CONTINUA

Nonostante le proteste e la mobilitazione unitaria degli antifascisti la lugubre parata in ricordo di Mussolini e dei gerarchi si è tenuta regolarmente a Dongo e Mezzegra. Avere riunito così tanti soggetti politici (associazioni, partiti, sindacati) è stato un bel risultato, ma non è bastato. Da anni l’Anpi di Dongo e tutte le sezioni Anpi della provincia di Como si battono perchè queste parate abbiano fine, ma senza alcun risultato. Continueremo a chiedere conto alle autorità preposte del perchè non si voglia vietare queste manifestazioni.

https://comozero.it/attualita/video-dongo-il-presente-e-i-saluti-romani-per-ricordare-i-gerarchi-fascisti-fucilati/