MANIFESTAZIONE DEL 6 OTTOBRE

A tutti gli amici e compagni che saranno con noi a Lenno e Mezzegra sabato 6 ottobre, chiediamo loro di fissare il luogo di appuntamento a Lenno davanti al Cimitero in quanto c’è la possibilità di parcheggiare la propria auto. L’orario è noto; dopo la deposizione della corona alla lapide dei Partigiani a Lenno ci avvieremo a piedi in fila indiana verso Mezzegra dove scopriremo il cartello. Le condizioni della viabilità e la ristrettezza della strada non ci consentono di fare un corteo, bloccheremmo la statale Regina con file chilometriche  con qualche pericolo per l’incolumità dei partecipanti. Salvo casi di necessità è meglio non arrivare in auto a Giulino in quanto c’è scarsità di parcheggi. Per la segreteria provinciale Antonio Proietto

ANPI PROVINCIALE DI COMO

MANIFESTAZIONE DEL 6 OTTOBRE 2012

PROGRAMMA:

Lenno ore 10,30

Posa di una corona di fiori alla lapide in ricordo dei caduti nella battaglia di Lenno

Giulino di Mezzegra ore 11,30

Scoprimento di una targa sul luogo della esecuzione di Benito Mussolini

Pausa Pranzo ore 12,30

Pizzeria Ristorante Il Ranch di Lenno

Lenno, biblioteca Comunale ore 15,00

Conferenza sul tema : “La battaglia di Lenno e la Resistenza italiana nella riflessione storica” relatore: prof. Vittorio Roncacci, storico,  autore del libro “ La calma apparente del lago. Como e il Comasco fra guerra e guerra civile 1940-1945”


Chi desidera fermarsi al ristorante, è pregato di prenotarsi telefonando ai numeri:

031/308066  Uffico Anpi ( aperto solo il martedì mattina)

329/7844705 Eliana

info@anpicomo.it

LA BATTAGLIA DI LENNO

Sabato 6 ottobre andremo a Lenno a commemorare la battaglia di Lenno.

Alle ore 10-10,15 ritrovo davanti al cimitero di Lenno, poi proseguiremo a piedi per la posa della corona di fiori davanti alla lapide che ricorda il sacrificio dei partigiani nel corso della battaglia.

Ricordiamo ancora una volta i fatti.

3 OTTOBRE – LA BATTAGLIA DI LENNO

Viene chiamata col nome di “Battaglia di Lenno” il tentativo, da parte di distaccamenti partigiani del centro lago e di squadre G.A.P. e S.A.P., di rapire il ministro degli Interni della R.S.I. Guido Buffarini Guidi, a quel tempo residente a Lenno, sul lago di Como.

Il piano però fallisce e ha luogo una violenta sparatoria fra partigiani e militari fascisti.

Periscono nell’azione Ugo Ricci, romantica figura di ex-ufficiale degli Autieri, che aveva organizzato il sequestro per imporre ai nazifascisti uno scambio di prigionieri, il commissario politico Alfonso Lissi e i comandanti Claudio Cavalieri ” Modena” e Guerrino Morganti ” Sassari”.

Cade anche Silvio Bordoli che, con una squadra garibaldini, aveva il compito di sbarrare la strada ai rinforzi fascisti e, a Ossuccio, Alfonso Vaccani ” Barbetta”.

Il giorno seguente, un rastrellamento compiuto da SS italiane e elementi fascisti, porta all’arresto del’arciprete di Lenno e di alcuni civili, che vengono deportati nel campo di concentramento di Bolzano; i partigiani Giuseppe Palombo “Guardia” e Luciano Pontecchia “Sicilia” vengono fatti prigionieri e fucilati sul posto.

ALFONSO LISSI, esponente politico del P.C.I., operaio alla Cemsa di Saronno, fu arrestato  nel 1935 e condannato a 8 anni di carcere per il reato di appartenenza ” ad organizzazione comunista” e “introduzione in Svizzera di materiale propagandistico antifascista”. Scarcerato per l’amnistia del 1937, nel marzo del 1944 è tra gli organizzatori dello sciopero generale. Costretto in seguito alla clandestinità, si unisce ai partigiani, con il ruolo di Commissario Politico, prima nella 52a Brigata Garibaldi, e successivamente, in Val d’Intelvi.

UGO RICCI, nato a Genova nel 1913, figura leggendaria, fu capitano degli Autieri nel Regio Esercito Italiano. Dopo aver combattuto prima sul fronte occidentale e poi in Africa settentrionale, l’8 settembre si trova a Cantù, presso il comando del III Reggimento Autieri. Fedele al suo giuramento al Regno, Ugo Ricci considera la Resistenza il giusto proseguimento del suo dovere di militare. Il 10 settembre, con una cinquantina di uomini, fugge con alcuni camion militari in Val d’Intelvi dove, lasciati liberi i suoi soldati di scegliere se seguirlo o rifugiarsi in Svizzera, inizia l’attività partigiana.

GUERRINO MORGANTI “Sassari”, nato a Mezzegra nel 1918, ex carabiniere, comandante del distaccamento ” Battocchio” che agiva nella zona di Sala, Mezzegra, Lenno e Menaggio.

CLAUDIO CAVALIERI “Modena”, nato a Milano nel 1923, studente universitario, fa dapprima parte di una formazione partigiana in Valtellina e quindi diviene comandante del distaccamento Ferrero, che agiva sui monti di Sala Comacina.

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1 OTTOBRE – DON GALLO A UGGIATE

INVITO

I n c o n t r o  c o n
d o n  A n d r e a  G a l l o

La serata sarà aperta dai 7GRANI che suoneranno alcuni brani in acustico

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Sezione Rado Zuccon di Uggiate-Trevano
con il Patrocinio della
Città di Olgiate Comasco

Centro congressi Medioevo
Piazza Volta,1
1 ottobre 2012
ore 21.00

Per informazioni scrivere a ANPI Uggiate-Trevano
anpi.uggiate@gmail.com

MANIFESTAZIONE 6 OTTOBRE

COMUNICATO ANPI PROVINCIALE

La nostra associazione è impegnata da tempo nel tentativo di ricostruire la verità storica sui fatti di Mezzegra, anche in risposta alle provocazioni fasciste, come l’esposizione delle foto di Mussolini e della Petacci avvenuta lo scorso 28 aprile.

Con non poche difficoltà abbiamo ottenuto il nulla-osta all’apposizione di un cartello di tipo storico/turistico in sostituzione dell’ipocrita cartello oggi esistente che recita “28 aprile, fatto storico”. Sul cartello che andremo ad apporre comparirà invece l’indicazione, con luogo e data, della fucilazione del dittatore fascista Benito Mussolini.

É’ la prima volta che riusciamo a portare in porto questa richiesta, è stata un’impresa e non possiamo permetterci di perdere quest’occasione.

Con questa iniziativa ci contrapponiamo a coloro che vogliono trasformare un fatto storico, come la fucilazione di un dittatore, fondamentale per la democrazia e la libertà di un intero popolo, in un percorso turistico ammantato di nostalgie fasciste simile a quello di Predappio.

L’importanza anche politica del nostro gesto sarà tanto più grande se la nostra presenza alla manifestazione sarà massiccia.

Siamo pertanto a chiedervi uno sforzo particolare sia personale che di mobilitazione delle sezioni. Oggi in Italia l’ANPI è l’unico baluardo contro il revisionismo storico e nostro compito di iscritti e simpatizzanti e di supportare la nostra associazione dimostrando  con la nostra presenza la vitalità dell’organizzazione.

Nella convinzione di potervi incontrare, vi giungano i più cordiali saluti resistenti.


Il Presidente dell’ Anpi Provinciale di Como

Guglielmo Invernizzi



ANPI PROVINCIALE DI COMO

MANIFESTAZIONE DEL 6 OTTOBRE 2012


PROGRAMMA:

Lenno ore 10,30

Posa di una corona di fiori alla lapide in ricordo dei caduti nella battaglia di Lenno

Giulino di Mezzegra ore 11,30

Scoprimento di una targa sul luogo della esecuzione di Benito Mussolini

Pausa Pranzo ore 12,30

Pizzeria Ristorante Il Ranch di Lenno

Lenno, biblioteca Comunale ore 15,00

Conferenza sul tema : “La battaglia di Lenno e la Resistenza italiana nella riflessione storica” relatore: prof. Vittorio Roncacci, storico,  autore del libro “ La calma apparente del lago. Como e il Comasco fra guerra e guerra civile 1940-1945”


Chi desidera fermarsi al ristorante, è pregato di prenotarsi telefonando ai numeri:

031/308066  Uffico Anpi ( aperto solo il martedì mattina)

329/7844705 Eliana

info@anpicomo.it

REGGIO EMILIA – 8 SETTEMBRE

“Per un nuovo impegno e una nuova cultura antifascista”

Reggio Emilia / 8 settembre 2012

Sabato 8 settembre, alle 16,30, alla Festa Democratica Nazionale in svolgimento a Reggio Emilia (nell’area Campovolo) – nell’ambito del lancio della campagna nazionale di contrasto al neofascismo e di rilancio dell’antifascismo che l’ANPI Nazionale e l’Istituto Alcide Cervi promuoveranno nelle prossime settimane – avrà luogo il dibattito organizzato dall’ANPI Nazionale sul tema: “Per un nuovo impegno e una nuova cultura antifascista“.

Interventi: Carlo Smuraglia  – Presidente Nazionale ANPI.
Mirco Zanoni – Coordinatore Culturale Istituto Alcide Cervi
Mirco Carrattieri  – Presidente di Istoreco e componente del Cda dell’Insmli
Raffaele Mantegazza – Professore associato di Pedagogia Interculturale presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Milano – Bicocca
 
Coordina  Massimo Razzi la Repubblica
 
Il dibattito si svolgerà nell’area dibattiti Pio La Torre

Info su http://www.festareggio.it

INAUGURAZIONE NUOVA SEDE ANPI SEPRIO

COMO – SEZIONE SEPRIO

ex scuola elementare di via delle Rimembranze

Mozzate


SABATO 15 SETTEMBRE

ORE 9,00

INAUGURAZIONE

NUOVA SEDE ANPI SEPRIO

DI MOZZATE

dibattito

L’ATTUALITA’ DEI VALORI DELLA RESISTENZA


inaugurazione della mostra

I BAMBINI DI TEREZIN

DISEGNI DA UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO

VENERDI’ 28 SETTEMBRE

ORE 21


proiezione del film

E COME POTEVAMO NOI CANTARE

ex- scuola elementare di via delle Rimembranze

per informazioni:

G. De Luca  335 6356430

D. Tozzi       333 9117986

C. Cattaneo 340 1484695

FESTA ANPI ZAVATTARELLO

FESTA PROVINCIALE A.N.P.I. PAVIA



Zavattarello
7 – 8 – 9 settembre 2012

Impianti sportivi comunali (via E. Berlinguer)
Sala Consiliare, Biblioteca,
Castello Dal Verme


DIAMO MEMORIA AL FUTURO

idee a confronto,
le nostre storie, mostre,
spazi eno-gastronomici
e musica


DIAMO MEMORIA AL FUTURO – Zavattarello 7 – 8 – 9 settembre 

Perchè andare a Zavattarello? Pochi forse sanno che il plotone di esecuzione che fucilò i gerarchi il 28 aprile 1945 era formato dai fidatissimi partigiani dell’Oltrepò pavese, che raggiunsero Dongo insieme al partigiano Arturo, colui che guidò fino a Milano il camion su cui stettero le salme dei gerarchi e del Duce.

All’incontro con il partigiano Arturo sarà presente la nostra Wilma Conti.

http://www.aurorainrete.org/num10/4-6.pdf

L’ultimo partigiano di Dongo ha il volto bonario e sorridente di “Arturo”Giacomo Bruni. Fu lui che guidò il camion Fiat 634 che trasportò dal lago di Como fino a piazzale Loreto, a Milano, i cadaveri di Benito Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e dei gerarchi. Oggi, a 88 anni, è l’unico ancora vivente dei ragazzi dell’Oltrepo Pavese che scortarono il colonnello Valerio – l’alessandrino Walter Audisio – nella sua missione «più grande di una montagna», a caccia di Mussolini e dei pretoriani di Salò.

 Bruni vive a Perducco, un pugno di case sopra Zavattarello, nell’alto Oltrepò, dove è nato il 20 febbraio del 1922, e dove vive tuttora con la moglie Rosa, sposata nel ’50, e uno dei suoi sette figli, che gli hanno dato undici nipoti e un pronipote. Il filo del suo racconto si dipana da quando, 19enne, venne richiamato alle armi, per arrivare fino all’oggi. Un presente che affronta con 500 euro di pensione al mese, compresa la risibile cifra di 15 euro per meriti di guerra, gli inevitabili acciacchi dell’età e la delusione per il tradimento degli ideali di allora: «Noi lottavamo per la libertà e la democrazia che ci erano state sempre negate – dice con amarezza -. I giovani di adesso stanno perdendo entrambe e neppure se ne accorgono».
 Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
 «Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense – comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
 Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via – continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
 E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
 Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro – risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) ( Lamperti, n.d.r) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
 Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. ( Moretti, n.d.r.) Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
 Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
 Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
 Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare – rivela – ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.


25 LUGLIO, ISTITUTO CERVI

L’Anpi e l’Istituto Cervi: una grande campagna di contrasto al neofascismo

La “pastasciutta di Casa Cervi” ormai è entrata nella tradizione. Dai lontani anni ‘80 è la riproposta in chiave moderna di quella pastasciutta che la famiglia Cervi offrì in piazza a Campegine all’indomani della caduta del regime, il 25 luglio 1943, in segno di festa per la (breve) libertà riconquistata, e di riappropriazione reale e simbolica della piazza come spazio della “parola” e della democrazia.

Anche quest’anno, dunque, il 25 luglio – alle ore 20 – sarà festa, con la pastasciutta cucinata dalle “rezdore” ma ad essa – a partire dalle ore 18 – si accompagnerà una riflessione e una manifestazione che avrà una doppia “firma”: quella dell’Istituto Alcide Cervi, naturalmente, ma anche quella dell’Anpi  con la partecipazione del presidente nazionale Carlo Smuraglia accanto alla Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Rossella Cantoni.

Insieme, per una grande campagna di contrasto al neofascismo e di rilancio dell’antifascismo. Una sfida a tutto campo, che l’ANPI e l’Istituto Cervi lanceranno chiamando a raccolta Associazioni, Sindacati, Partiti e tutti quei cittadini che hanno a cuore il futuro della democrazia.

Si spiega: “Benché in Italia esista un gruppo consistente, diffuso e coerente di veri, sinceri e impegnati antifascisti, non c’è dubbio che il Paese avrebbe bisogno di una forte iniezione di antifascismo, capace di diffonderlo fra i cittadini e di farlo penetrare nella cittadella delle istituzioni, come condizione essenziale per il consolidamento della democrazia”.

Questo in realtà è l’inizio di un documento attraverso il quale l’ANPI nazionale e l’Istituto Alcide Cervi lanceranno il 25 luglio – in occasione, appunto, della tradizionale “pastasciuttata” una grande campagna nazionale di contrasto al fenomeno del neofascismo che in Italia, ma non solo, sta vivendo una fase di forte crescita, radicamento e intensificazione di atti di violenza spesso con la protezione e l’incoraggiamento anche di pubblici amministratori.

“Il fatto che un Comune come quello di Roma – si sottolinea – possa mostrare aperta simpatia verso i movimenti neofascisti, così come il fatto che troppi prefetti e questori restino inerti (oppure si attestino, come si è detto, sull’ordine pubblico) a fronte di manifestazioni che dovrebbero ripugnare alla coscienza civile di tutti, sono rivelatori di una permeabilità assai pericolosa per istituzioni che per definizione dovrebbero essere democratiche”.

Certo, si spiega, “non mancano le responsabilità del Governo e di parte delle forze dell?ordine”, così come c’è una “singolare dimenticanza” del Governo Monti che, “ripartendo i contributi annuali in favore di Associazioni combattentistiche, li assegna (e in misura ridotta) soltanto alle Associazioni d’arma” senza nulla prevedere, per il 2012, per le altre Associazioni e in particolare per quelle partigiane.

“Provvedimenti che sanno di vera e autentica discriminazione”, commentano Anpi e l’Istituto Alcide Cervi. Ma c’è dell’altro. “Noi siamo convinti che gran parte degli appartenenti alle forze dell’ordine è rispettosa delle norme costituzionali e dei doveri connessi alla loro funzione; ma non possiamo non constatare che ancora troppi sono gli episodi di violenza ingiustificata e arbitraria, da quelli collettivi (per tutti, l’esempio del G8 di Genova) a quelli individuali (episodi anche recenti, di cui si è diffusamente occupata la stampa, come i pestaggi di cittadini inermi e gli “anomali” trattamenti riservati ad alcuni arrestati). Questo dimostra che è ancora insufficiente il livello di democratizzazione e di formazione all’interno di Corpi che dovrebbero essere sempre e concretamente impegnati nella difesa della democrazia e della convivenza civile”.

Cosa fare, dunque? Anpi Istituto Alcide Cervi non hanno dubbi: “occorre delineare un programma non solo di difesa democratica, ma anche di sviluppo dell’antifascismo e della cultura dei valori e dei princìpi costituzionali. Un programma politico e culturale che riguardi tutti, senza esclusioni e senza eccezioni, e che sia fortemente impegnato e partecipato. Occorrono prese di posizione delle associazioni e delle istituzioni, dichiarazioni di non gradimento da parte di pubbliche autorità, elettive e non, interventi degli organi preposti all’ordine pubblico soprattutto sotto il profilo della non compatibilità di tali manifestazioni con i princìpi costituzionali visti nel loro complesso”.
“Regioni e Comuni – si sottolinea – devono considerare, nei loro programmi di attività, il contributo della ricerca storica per la conoscenza del fascismo e della Resistenza, il rispetto delle festività più significative sul piano dei valori (come il 25 aprile e il 2 giugno) e scendere in campo in prima persona contro ogni tentativo di negare o svalorizzare i significati ad esse collegati”.

Anpi e Istituto Alcide Cervi non dimenticano neppure la Magistratura per il ruolo fondamentale che potrebbe svolgere.

“Si richiede di essere attenta ai fenomeni più volte descritti ed al loro significato, e di essere pronta a intervenire contro ogni eccesso, tenendo presente che vi sono alcune leggi (come la cosiddetta legge Scelba) ormai di difficile applicazione ed altre invece (come la legge n. 205 del 1993, cosiddetta “Mancino”), che offrono potenzialità di intervento veramente notevoli anche a fronte di manifestazioni apertamente fasciste (potenzialità esattamente colte dalla stessa Corte di Cassazione con due sentenze che meritano di essere ricordate, fra le altre per la loro esplicita chiarezza nell’individuare lo stretto  collegamento tra fascismo e razzismo: la sentenza n. 12026/2007 del 10 luglio 2007 e la sentenza 235/09 del 4.3.09)”.

“Certo – si anticipa – non è solo con la repressione che si contrastano i fenomeni più volte ricordati; tuttavia quando ne ricorrono i presupposti le leggi vanno applicate e fatte rispettare con convinzione, se non altro perché anche questo costituisce un significativo segnale dell’indirizzo a cui lo Stato intende attenersi.