Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo
l Ministro dell’Interno ha dichiarato che sarà in Sicilia il 25
aprile per uscire “dal dibattito fascisti-comunisti” e parlare di
liberazione dalla mafia. È istituzionalmente doveroso che Salvini esca
dalla sua brutale propaganda contro una festa nazionale che ricorda
tante donne e uomini sacrificatisi per ridare all’Italia la libertà
sottratta dalla violenza e dai crimini del fascismo e del nazismo. La
liberazione dalla mafia è una battaglia quotidiana – come ci testimonia
continuamente Don Luigi Ciotti – condotta con passione e impegno da
magistrati, forze dell’ordine, giornalisti e sacerdoti, non uno
strumento retorico da usare per non onorare con il dovuto rispetto
l’antifascismo e la lotta partigiana.
Per il sesto ed ultimo appuntamento dei corsi di Storia della Resistenza.
Ultimo appuntamento dei corsi di Storia della Resistenza sabato 6 aprile nella sede del CNA in via Innocenzo XI a Como, ore 15,00:
Valerio Onida giurista e accademico italiano, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano , terrà una lezione su:
Comunicato della Segreteria nazionale ANPI sulla mozione del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia di accusa all’ANPI e all’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di riduzionismo o addirittura negazionismo sul dramma delle foibe
La mozione del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia di
accusa all’ANPI e all’Istituto regionale per la storia della Resistenza e
dell’età contemporanea del Friuli-Venezia Giulia di riduzionismo o
addirittura negazionismo sul dramma delle foibe e dell’esodo,
rappresenta una inaccettabile censura perché nega libertà e legittimità
alla ricerca storica in base ad un pregiudizio di ordine politico e
ideologico. È gravemente faziosa perché assume l’opinione degli
estensori come inconfutabile verità, mentre in particolare in questa
regione occorrerebbe bandire qualsiasi uso politico della storia e
approfondire la conoscenza e il confronto su basi scientifiche. È un
atto di irresponsabilità, perché, strumentalizzando il terribile dramma
delle foibe, fomenta un clima di odio e di rivincita e riapre tensioni
del passato con i Paesi confinanti, in particolare Slovenia e Croazia.
Distorce e falsifica la legge che punisce “l’incitamento alla
discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o
religiosi”. Si permette di delegittimare l’ANPI e l’Istituto regionale
per la storia della Resistenza, rivelando così un intollerabile spirito
di vendetta non solo verso questi istituti al servizio della Repubblica,
ma specialmente verso la Resistenza. L’ANPI non si farà certo
intimidire da questi grotteschi tentativi di sanzionare chi da
settant’anni custodisce la memoria della Resistenza e difende la
Costituzione; nello stesso tempo l’ANPI denuncia il disegno oscurantista
e autoritario che sta prendendo piede nel nostro Paese e di cui questa
mozione è una prova gravissima e lampante.
Impeccabile lezione del prof. Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, sulla Resistenza nel comasco dal 25 luglio 1943 al 25 aprile 1945.
“Non sono fascista, nè filofascista e non vi è alcuna probabilità che lo diventi fino a quando durerà la lode e la tutela della violenza, fino a quando i nati della stessa terra si chiameranno “dominati” e “dominatori” e non già soltanto “fratelli”. Lettera di Pier Amato Perretta al figlio Giusto.
Corrado Lamberti, presidente della sezione Anpi Centro LagoSonia Botta, vicesindaco della TremezzinaMauro Guerra, sindaco della Tremezzina
Sabato 30 marzo alla villa Mainona di Tremezzo, in via Regina 22, alle ore 15,00 avrà luogo il quinto appuntamento dei corsi di Storia della Resistenza.
L’argomento della nuova lezione sarà:
La Resistenza nel Comasco 1943 – 1945
Relatore Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta.
Si è spenta a Roma la compagna Tina Costa, componente del Comitato Nazionale ANPI e Vice Presidente Vicario del Comitato Provinciale di Roma, una partigiana che non ha mai smesso di lottare per gli ideali di libertà e giustizia sociale che l’avevano portata da ragazza a partecipare alla Resistenza. Veniva da una famiglia di socialisti e comunisti del 1921 e aveva imparato presto a resistere e rifiutare ogni forma di fascismo. È stata un esempio di instancabile militanza comunista, prima nel Pci e poi in Rifondazione, di impegno antifascista in tutte le battaglie contro ogni discriminazione e razzismo, per la democrazia, la difesa e l’attuazione della Costituzione, per i diritti di tutte e tutti. La partigiana che aveva rischiato la vita per liberare il paese dall’invasore e che in ogni manifestazione portava il fazzoletto tricolore dell’ANPI è sempre stata un’internazionalista impegnata nella solidarietà con le lotte di liberazione dei popoli, da Cuba alla Palestina ai curdi. La bambina che a 7 anni rifiutò di indossare la divisa di “figlia della lupa” ha portato per anni nelle scuole la sua testimonianza invitando le nuove generazioni a tenere vivi i principi di libertà della Costituzione. Non c’è stata manifestazione in cui non si vedesse Tina presente e contenta di vedere giovani raccogliere l’eredità delle lotte per la libertà. Tina la ricordiamo con il volto gioioso con cui a pugno chiuso all’ultimo Gay Pride cantava insieme a migliaia di persone Bella ciao o l’insistenza con cui in ogni 25 aprile ci ricordava che “siamo tutti partigiani” e che la Resistenza vive nelle lotte di ogni giorno.
Non la Resistenza Europea, ma LE Resistenze Europee. Un excursus sulla storia dei movimenti di lotta al nazismo europei per capire l’Europa di oggi.
Questo il sunto della lezione di “Resistenza nell’Europa occupata 1940-1945″ tenuta dal prof. Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri ieri, sabato 16 marzo, presso la Sala Meridiana di Uggiate Trevano.
audio della serata – scaricalo o ascoltalo direttamente qui
Nel
1935-1936, tra le truppe italiane impegnate in Etiopia circolò un
pacchetto di otto vignette satiriche, disegnate dal pittore Enrico De
Seta. Pur essendo ben piccola cosa, nel quadro più ampio della
propaganda fascista, esse rappresentano una specie di picco, nell’ambito
della mentalità razzista che il regime stava elaborando, e che di lì a
poco (nel 1938) avrebbe proposto agli italiani. Il primo dato che
colpisce nelle cartoline illustrate da De Seta è la schiettezza,
l’assenza di ipocrisia. La costruzione dell’impero è privata di qualsiasi missione civilizzatrice dell’uomo bianco. Questi, al contrario, è presentato come un soggetto che si reca in Africa perché può trovare a buon prezzo tutto ciò che gli manca in Europa: sesso, prestigio, potere.
In
questo materiale satirico, gli africani sono privati di qualsiasi
umanità. Le donne sono merce, oggetti da comprare e persino spedire
come pacchi postali, mentre gli uomini sono guardati come animali. Il
caso limite si avrà nell’equiparazione tra abissini ed insetti, quasi a
giustificare che il gas sia l’arma più efficace (e opportuna) nei loro
confronti.
In una vignetta disegnata da E. Ligrano, il negus è
disprezzato secondo modalità che richiamano alla memoria lo squadrismo e
il frequente ricorso che esso faceva all’olio di ricino come strumento
per neutralizzare e umiliare gli avversari politici. In verità, al
sovrano etiopico è somministrata della benzina: un trattamento che
lascia trapelare la disponibilità all’eliminazione radicale di tutti
coloro che si oppongono al nuovo dominio italiano e fascista. Il tutto
accompagnato da un’esclamazione beffarda, non priva di precoci risvolti
antisemiti (Bevi figlio di… Giuda).
Il regime educatore
Mussolini
era fermamente convinto che non si poteva conquistare e conservare un
impero, se la nazione impegnata in quell’impresa non aveva una
fortissima consapevolezza della propria perfezione e della propria
grandezza.
Occorreva ri-educare da zero gli italiani e costruire l’ uomo nuovo
fascista, cioè costruire una sorta di nuova stirpe di conquistatori e
di padroni, capaci di imporsi agli altri popoli proprio perché sicuri
della loro superiorità. In questo impegnativo e grandioso processo
finalizzato a rimodellare il carattere nazionale degli italiani,
occorreva spazzare via qualsiasi sentimentalismo, per trasformare gli
italiani stessi in veri fascisti.
L’italiano tradizionale doveva
sostituire l’affetto per la mamma e la famiglia, con la dedizione
appassionata al Duce e alla Patria; il mandolino (una vera ossessione
di Mussolini, che nel 1935 vietò ai giornali di pubblicare fotografie
di soldati italiani al fronte, mentre erano impegnati a suonare
chitarre o mandolini), col moschetto; gli ideali cristiani di bontà e
di amore per il prossimo, con la durezza e, là dove necessaria, la
spietatezza.
Nel medesimo tempo, il regime disapprovò con energia
sempre maggiore i risvolti erotici e le allusioni sessuali presenti
nella propaganda razzista. Conquistatore e suddito dovevano restare
separati, senza mescolanze e fraternizzazioni di alcun genere.Approfondimenti
Razza e Impero Il legame strettissimo esistente tra conquiste coloniali e politica razzista venne messo più volte in luce da Mussolini e dalla stampa fascista. Il Duce era convintissimo che gli imperi potevano durare nel tempo solo se i conquistatori avevano una fortissima consapevolezza della propria superiorità e se non si univano ai popoli dominati. La prevenzione della piaga del meticciato divenne un tema ricorrente e ossessivo, nei discorsi e nelle dichiarazioni di Mussolini. Il passo che riportiamo è tratto dal Libro del fascista e si presenta come una specie di catechismo razziale, finalizzato a spiegare con espressioni semplici la svolta razzista e antisemita operata dal fascismo dopo la conquista dell’impero.
Zoom immagineItalia, 1935-1936. Cartolina umoristica disegnata da E. Ligrano
Sabato 16 marzo alle ore 15,00 presso la Sala Meridiana di Uggiate Trevano si terrà il quarto appuntamento dei corsi di storia della Resistenza.
La lezione, dal titolo “ Resistenza nell’Europa occupata 1940-1945“
sarà tenuta dallo storico e scrittore Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto storico di Modena.
Claudio Silingardi ha pubblicato numerosi saggi, fra gli altri ” La Repubblica partigiana di Montefiorino” – ” Alle Spalle della linea gotica: storie, luoghi e musei di guerra nell’Emilia Romagna”, e , con Metella Montanari: ” Storia e memoria della Resistenza modenese”
Ricordiamo che la partecipazione è gratuita e aperta a tutti.
Il 23 marzo a Milano numerose organizzazioni neofasciste si preparano a celebrare la nascita dei fasci di combattimento. Oltre al preannunciato concerto nazi-rock di CasaPound, è prevista una manifestazione in via San Damiano, dove aveva sede il quotidiano socialista “Avanti!”, presa d’assalto e incendiata da un gruppo di fascisti e arditi il 15 aprile 1919. Infine, sempre il 23 marzo, al Cimitero Monumentale ci sarà un omaggio alla cripta degli squadristi fatta erigere da Mussolini nel 1925.
Abbiamo chiesto al Prefetto e al Questore di Milano di vietare queste oltraggiose manifestazioni neofasciste “commemorative ” di un periodo nefasto, della storia del nostro Paese e non solo di essa. Le celebrazioni e l’esaltazione del tragico centenario della nascita dei fasci di combattimento devono essere vietate. Milano e l’intero nostro Paese non possono accettare questo gravissimo sfregio alla democrazia e alla memoria di coloro che hanno combattuto per la libertà di tutti noi.
Tra le iniziative da noi per il momento programmate per sabato 23 marzo che proporremo al Comitato Permanente Antifascista nella riunione di giovedì 14 marzo, abbiamo deciso di promuovere una manifestazione al Cimitero Monumentale, che ospita il Monumento al Deportato e il Cimitero Ebraico, per rendere omaggio a tutti coloro che sono stati vittime della persecuzione nazifascista. L’appuntamento è alle ore 10,30 all’ingresso del Cimitero Monumentale. Nel corso del pomeriggio del 23 marzo confluiremo in piazza San Sepolcro, dove si svolgerà un interessante incontro organizzato dal Comune di Milano e dagli istituti storici, sulla nascita di fasci di combattimento a Milano.
Roberto Cenati Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano