ANPI SEZ. MARIANO – CANTU’
VENERDI’ 26 OTTOBRE
CONCERTO DEDICATO ALL’ANPI
I LUF
CON EMILIO MARGHERITI
AL CICOLO DI VIA D’ADDA, 11 A MARIANO COMENSE
ANPI SEZ. MARIANO – CANTU’
VENERDI’ 26 OTTOBRE
CONCERTO DEDICATO ALL’ANPI
I LUF
CON EMILIO MARGHERITI
AL CICOLO DI VIA D’ADDA, 11 A MARIANO COMENSE
ANPI PROVINCIALE DI BOLOGNA col patrocinio dell’ ANPI NAZIONALE
SABATO 26 OTTOBRE
BOLOGNA PIAZZA NETTUNO
DALLE ORE 15 ALLE ORE 18
CON LA COSTITUZIONE
IL NOSTRO FUTURO
interviene Carlo Smuraglia,
presidente ANPI NAZIONALE
Informiamo inoltre che la Segreteria dell’ Anpi Nazionale ha inviato a tutti i senatori vicini o iscritti all’ANPI i documenti prodotti per una urgente e approfondita riflessione su quanto si sta attuando. Tra questi la recente dichiarazione appello del presidente Carlo Smuraglia, già riportata più sotto sul nostro sito, che termina con questa nota:
Confido che i senatori, consapevoli della loro funzione e della loro responsabilità, si prendano il tempo necessario per riflettere e discutere e facciano in modo che, in ogni caso, sul disegno di legge sia poi possibile dare la parola ai cittadini, col referendum.
L’ANPI Nazionale, costituita parte civile nel procedimento penale a carico di Alfred Stork, nella persona del proprio Presidente, prof. avv. Carlo Smuraglia, e difesa dagli avvocati Emilio Ricci e Rosa Anna Ruggiero, comunica che oggi, 18 ottobre, il Tribunale militare di Roma ha riconosciuto la responsabilità penale dell’imputato, condannandolo all’ergastolo, per il massacro compiuto nel settembre del 1943 sull’isola di Cefalonia, dove vennero fucilati per mano tedesca, in esecuzione di uno specifico ordine di Hitler, centinaia di soldati italiani, prigionieri di guerra, in spregio delle convenzioni internazionali che – anche all’epoca dei fatti – imponevano un trattamento umano dei militari che avevano ormai deposto le armi.
Alfred Stork, oggi novantenne,che vive in Germania a Kippenheim, a suo tempo aveva confessato di aver preso parte alle fucilazioni degli ufficiali della divisione Acqui a Cefalonia nel settembre del 1943.
La decisione giudiziaria, che interviene dopo un colpevole ritardo di settanta anni, grazie al serio e attento sforzo investigativo del
Procuratore militare, Dott. Marco De Paolis e alla caparbia tenacia di alcuni familiari delle vittime, delle associazioni e dell’Anpi, assume
un’importanza decisiva perché per la prima volta un Tribunale ha riconosciuto la colpevolezza di quei militari tedeschi che si resero
responsabili dell’eccidio di Cefalonia.
La sentenza è certamente destinata a fare la storia anche nella parte in cui riconosce il diritto al risarcimento dei danni a favore dell’Anpi,
la cui costituzione di parte civile è stata ammessa in considerazione del fatto che l’Associazione è stata formata per dare corpo unitario alle
aspirazioni di libertà e giustizia proprie dei partigiani, per conservarne e tramandarne i valori e per non disperdere il messaggio antifascista di cui i partigiani erano portatori.
Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI
Avv. Emilio Ricci
Avv. Rosa Anna Ruggiero
18 ottobre 2013
Condannato all’ergastolo dal Tribunale militare di Roma per avere partecipato alla fucilazione di “almeno 117 ufficiali italiani” a Cefalonia, il 27 settembre 1943. Alfred Stork, ex caporale della Wehrmacht che attualmente vive in Germania, è stato condannato in contumacia. Ha preso parte all’eccidio avvenuto sull’isola greca, il 27 settembre 1943, quando alla ‘casetta rossa’ furono uccisi decine di prigionieri di guerra e appartenenti alla Divisione Acqui. Il 19 dicembre scorso c’era stata la prima udienza dibattimentale del processo nei confronti dell’ex caporale tedesco. Ancora da stabilire, verrà fatto in sede civile, l’ammontare del risarcimento dovuto alle parti offese.
Il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, si dice “soddisfatto” per la condanna di Stork. Tuttavia, precisa, “è una soddisfazione a metà perché quando una sentenza arriva a 70 anni dai fatti non è giustizia, ma è negata giustizia”. Tuttavia, sottolinea, “è la prima sentenza di condanna in assoluto per i fatti di Cefalonia dopo il processo di Norimberga“, che inflisse 12 anni al generale Hubert Lanz, che ne scontò solo tre. Il fatto importante, secondo De Paolis, è che il tribunale “sembra aver sposato la tesi da noi sostenuta secondo cui l’ordine illegittimo, criminoso, non doveva essere rispettato: non può essere un paravento per coprire misfatti del genere”.
Secondo l’Associazione nazionale partigiani (Anpi) la condanna di Stork ”è certamente destinata a fare la storia anche nella parte in cui riconosce il diritto al risarcimento dei danni a favore dell’Anpi”. L’associazione, però, sottolinea in una nota che la sentenza ”interviene dopo un colpevole ritardo di settanta anni grazie al serio e attento sforzo investigativo del Procuratore militare e alla caparbia tenacia di alcuni familiari delle vittime, delle associazioni e dell’Anpi”. Inoltre, prosegue il comunicato, “assume un’importanza decisiva perché per la prima volta un Tribunale ha riconosciuto la colpevolezza di quei militari tedeschi che si resero responsabili della strage”.
L’eccidio di Cefalonia – Stork, sentito nel 2005 dai magistrati tedeschi, ammise di aver fatto parte di uno dei plotoni di esecuzione attivi nei pressi della cosiddetta Casetta Rossa, il 24 settembre. “Ci hanno detto che dovevamo uccidere degli italiani” perché “erano considerati dei traditori”, disse. Alla Casetta Rossa sarebbero stati complessivamente giustiziati 129 ufficiali (altri sette vennero ammazzati il giorno successivo per rappresaglia) da parte di due plotoni. Quello di Stork, comandato da “un tenente”, sparò dall’alba al pomeriggio lasciando sul terreno “73 ufficiali”, come afferma lo stesso imputato.
Ad uccidere i rimanenti fu invece il secondo plotone, comandato da Otmar Muhlhauser, l’ufficiale che negli anni scorsi venne incriminato dalla procura militare di Roma e morì nel luglio 2009, mentre era in corso l’udienza preliminare nei suoi confronti. Proprio indagando su Muhlhauser si è arrivati a Stork, ma il fatto che questi non abbia mai ripetuto la sua confessione ha reso fin dall’inizio in salita la strada dell’accusa. Una strada ancora più irta, se si pensa che l’inchiesta non ha consentito di individuare nessuno pronto a indicare Stork come componente del plotone di esecuzione. “C’era allora, come purtroppo c’è ora – ha detto il pm De Paolis – un patto tra gli appartenenti a quei reparti dell’esercito tedesco che si sono macchiati dei peggiori misfatti di non rivelare mai il nome degli autori. Il fatto sì, i responsabili no. Un disgustoso muro di omertà”.
In una delle passate udienze, uno dei sottufficiali dei carabinieri altoatesini (e bilingue) che hanno condotto le indagini, ha manifestato con un esempio tutta la sua frustrazione. “Ad un suo commilitone abbiamo fatto vedere questa foto”, ha detto, mostrando una vecchia fotografia in cui il caporale condannato è immortalato insieme ad altri suoi camerati. “Curiosamente li ha riconosciuti tutti, tranne l’imputato”. Neppure la decina di reduci italiani sentiti nel corso del processo avevano mai sentito parlare di Stork. Il procuratore, tuttavia, ha citato la consulenza tecnica disposta dagli inquirenti tedeschi e una serie di testimonianze in base alle quali il plotone cui apparteneva Stork era “sicuramente” uno di quelli in azione alla Casetta Rossa.
Essenzialmente sulla base di queste prove ha chiesto l’ergastolo per l’imputato, al quale “non vanno riconosciute le attenuanti generiche – ha detto – tenuto conto della estrema gravità dei reati, delle modalità con le quali essi sono stati crudelmente posti in essere, del totale disinteresse per le vittime anche dopo tanti anni dalla commissione dei fatti e del comportamento processuale tenuto, poichè Stork non ha in alcun modo collaborato con gli organi giudiziari”. De Paolis ha anche ricordato che a nulla vale sostenere come causa di giustificazione “che ‘quelli erano gli ordini e dovevano essere rispettati, pena la morte’. Non è vero, è una delle tante bugie. Il militare ha l’obbligo di non adempiere ad ordini palesemente criminosi, illegittimi e assurdi, come quello di uccidere altri soldati che si sono arresi: a Cefalonia ci sono stati dei rifiuti e non risulta che nei confronti di chi ha detto di no siano state adottate sanzioni. Partecipare ad un plotone d’esecuzione era una libera scelta, chi ha ucciso in modo così vergognoso era consapevole della totale antigiuridicità e illegalità della propria condotta”.
sabato 19 e domenica 20 ottobre si e riunito a Chianciano Terme il Consiglio Nazionale dell’Anpi. Dopo la relazione introduttiva del Presidente Nazionale Carlo Smuraglia che invio in allegato, si è aperto un lungo e animato dibattito e la presentazione di 2 documenti. In precedenza, venerdì 18 ottobre, il Comitato Nazionale ha discusso e approvato con 21 voti a favore 1 contrario e 3 astenuti l’Ordine del Giorno, che è possibile leggere qui sotto. Per Anpi Como Antonio Proietto.
Ordine del giorno approvato dal Comitato Nazionale ANPI sul 12 ottobre
Relazione del presidente Smuraglia
Ordini del giorno presentati da alcuni consiglieri, assunti dalla Presidenza come raccomandazione e trasmessi al Comitato Nazionale:
Ordine del giorno ANPI Sicilia
Ordine del giorno ANPI Ancona, Ascoli Piceno e Macerata
Il ciclo è aperto a tutti ed è valido come corso d’aggiornamento per gli insegnanti (verrà rilasciato certificato di partecipazione)
“Trovo francamente sorprendente che in Senato, in un momento difficile e complesso, si trovi – con tanta velocità – il tempo per mettere all’ordine del giorno (sembra con l’intento di concludere rapidamente) il disegno di legge costituzionale che contiene, fra l’altro, modifiche all’art. 138 della Costituzione”.
Il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, esprime tutta la sua preoccupazione per l’accelerazione impressa all’iter si riforma, ricordando che comunque la parola ultima spetterà ai cittadini con un referendum.
“Questo procedimento accelerato – sottolinea – non si giustifica, visto che bisogna comunque attendere la seconda lettura della Camera, ma è significativo della volontà di procedere a tutti i costi e con la massima velocità sul cammino di riforme costituzionali sulle quali gravano perplessità e contrarietà di giuristi, politici e comuni cittadini e dunque meriterebbero un’approfondita riflessione e discussione”.
Smuraglia non ci sta alla logica delle due velocità. E fa riferimento alla decadenza – ancora sospesa – del sen. Berlusconi.
“Ci sono altre cose che invece procedono al rallentatore, in modo incomprensibile per i cittadini, soprattutto per quelli che conoscono il significato della parola “immediatamente” scritta a lettere chiarissime nella legge Severino. Per noi, “immediatamente” significa che la questione dovrebbe essere stata risolta già da un pezzo; ma evidentemente utilizziamo un vocabolario antiquato e ormai poco in uso in questo Paese, dove le scelte stravaganti sembrano prevalere”.
“Confido – conclude il presidente nazionale dell’Anpi – che i senatori, consapevoli della loro funzione e della loro responsabilità, si prendano il tempo necessario per riflettere e discutere e facciano in modo che, in ogni caso, sul disegno di legge sia poi possibile dare la parola ai cittadini, col referendum.
AUTORITA’ INCAPACI, ORA LIBERATECI DA QUESTO INGOMBRO.
Gad Lerner, 16 ottobre 2013
Da stanotte il feretro del criminale nazista si trova in un hangar dell’aeroporto militare di Pratica di Mare, dopo lunghe ore di tensione e violenza. Era tutto già scritto da quando la Prefettura e la Questura di Roma si sono manifestate incapaci di prendere in mano la situazione provvedendo a una immediata e segreta tumulazione della salma di Erich Priebke. Invece queste autorità incapaci sono rimaste imbambolate, si sono lasciate travolgere dalla inevitabile dinamica delle emozioni. Per non parlare degli esibizionismi reazionari, dai negazionisti della Shoah ai tradizionalisti cattolici. Un copione già scritto, quello di Albano, città medaglia d’argento della Resistenza offesa dall’ottusità di una disposizione prefettizia. A quel punto la rabbia della popolazione era più che giustificata, di fronte a quell’insperato palcoscenico regalato alla peggio feccia inneggiante a un criminale.
Seppellitelo da qualche parte in incognito, non vogliamo dargli la soddisfazione di trasformarci in belve feroci come lui.
Art. 13.
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
ART. 32
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.