COMUNICATO ANPI PROVINCIALE DI COMO

La Segreteria Provinciale dell’Anpi esprime solidarietà alla Camera del Lavoro di Como e alla CGIL per il vile attacco squadrista subìto la notte scorsa.  Chiede con forza alle istituzioni della Repubblica di adoperarsi perché fatti del genere non abbiano più a ripetersi. Per troppo tempo, nonostante le nostre denunce, non si è fatto niente  per impedire che squadristi, razzisti e xenofobi siano messi in grado di non nuocere alla vita democratica del nostro paese.
Facciamo appello alle massime autorità, Prefetto, Questore e Procuratore della Repubblica, affinché si dia corso all’applicazione delle leggi Scelba e Mancino onde  evitare che fatti così gravi si ripetano.
 
La Segreteria Provinciale ANPI Como
 
Questo comunicato e stato inviato alle massime autorità citate nel testo.

COMUNICATO ANPI MILANO

 

 

 

 

L’ ANPI DICE NO AL CONVEGNO SULL’ EUROPA DI FORZA NUOVA

Per Sabato 20 Dicembre 2014, a soli pochi giorni dal 45° anniversario della strage di Piazza Fontana, Forza Nuova ha organizzato a Milano, a pochi passi dalla Camera del Lavoro, un convegno sull’Europa, chiamando a raccolta i vari movimenti neofascisti e neonazisti del vecchio continente.

 

Ancora una volta la scelta è ricaduta su Milano, città multietnica, democratica e antifascista.

 

L’ANPI Provinciale fa appello alle forze politiche democratiche, alle istituzioni, e alle autorità perché intervengano per impedire che il raduno si svolga ancora una volta a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza.

 

Il ripetersi di questi raduni che per la loro carica antisemita, razzista e xenofoba si pongono in netto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e con le leggi Scelba e Mancino suscita crescente preoccupazione tra le forze democratiche che si richiamano ai valori della nostra Carta Costituzionale.

 

L’ANPI chiede alle istituzioni e alle pubbliche autorità una netta presa di posizione volta a ribadire che, soprattutto in vista del 70° anniversario della Liberazione, Milano, capitale dellaResistenza, non venga invasa e oltraggiata da simboli e manifestazioni neonaziste e neofasciste che offendono la memoria dei Caduti per la Libertà.  

 

 

 

L’ANPI Provinciale di Milano aderisce al presidio promosso dalla Camera del Lavoro Metropolitana, che svolgerà davanti alla Camera del Lavoro, sabato 20 dicembre 2014 a partire dalle ore 14.

 

 

 

Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale di Milano

 

ENRICO CARONTI – 70° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

Enrico Caronti nasce a Blevio il 28 aprile del 1901 e muore a Menaggio il 23 dicembre 1944.

Segretario della Federazione Giovanile Socialista, nel 1921 si iscrisse al PCdI. Durante il regime subì diverse volte l’arresto preventivo per le sue idee antifasciste, ma non cessò mai l’attività politica clandestina.

Dopo l’armistizio del 1943 fu tra i primi ad organizzare la Resistenza nel Comasco.

Fu tra promotori degli scioperi del marzo 1944, in seguito ai quali, per evitare l’arresto e la deportazione, dovette  abbandonare la famiglia per  unirsi alle formazioni partigiane dell’Alto Lario.

Con il nome di battaglia “Romolo” divenne commissario politico della 52 Brigata “L.Clerici” e, nell’ottobre successivo, ne assunse il comando.

La notte del 21 dicembre 1944, nel corso di un rastrellamento, fu sorpreso e catturato con altri due partigiani dalle milizie delle Brigate Nere di Menaggio e orrendamente torturato.

Venne infine fucilato, con una scarica di mitra, la notte del 23 dicembre 1944.

APPUNTAMENTI:

Per ricordare Enrico Caronti nel 70° anniversario della morte:

Menaggio, martedì 23 dicembre, ore 10,30 – Parco delle Rimembranze ( davanti al cimitero di Menaggio)

– ore 11,00 – posa di una lapide in memoria di Enrico Caronti  alla Scuola elementare di Menaggio, ex caserma della Brigate Nere, dove venne torturato il partigiano.

Blevio, martedì 23 dicembre, ore 15,00 – alla presenza del sindaco di Blevio, posa di una corona al monumento in ricordo di Enrico Caronti.

 

 

 

GIANCARLO PUECHER

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Questa è l’ ultima foto fatta a Giancarlo Puecher, medaglia d’ oro della Resistenza.

Fu fucilato il 23 dicembre, antivigilia di Natale, nel cimitero nuovo di Erba. Aveva 20 anni. Prima di morire volle abbracciare e salutare tutti i presenti, rincuorando e perdonando tutti.

Si doveva dare l’esempio. Esempio che sortì nei fatti l’effetto contrario, determinando ancora di più alla lotta contro il fascismo la parte migliore dell’Italia, che nei valori condivisi trovò la forza di ribellarsi.

Riportiamo qui l’ultima lettera di Giancarlo Puecher, scritta poche ore prima di essere fucilato.

21 dicembre 1943

Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere.
Tutti i miei averi vadano ai miei fratelli e a Elisa Daccò.
Vorrei che sul mio avviso mortuario figurassero i miei meriti sportivi e militari.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.
Viva l’Italia.
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita.
L’amavo troppo la mia patria non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio. L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa Barlassina. Il mio guardaroba ai miei fratelli e a Pussi Aletti, mio indimenticabile compagno di studi.
L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma a Papà, il braccialetto a Ginio e l’orologio Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.
Stabilite una somma per messe in mio suffragio e per una definitiva sistemazione pacifica della patria nostra.
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse non sufficientemente apprezzò.
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.
Baci a tutti
Giancarlo Puecher Passavalli

 

Martedì 23 dicembre ricorre il 71° anniversario della morte di Giancarlo Puecher Passavalli

 

SABATO 20 DICEMBRE A Erba

ore 11,30 sala del Consiglio Comunale ricordo a cura dell’Amministrazione Comunale con la presenza della sezione Anpi di Monguzzo – Erbese

MARTEDI’ 23 DICEMBRE A Erba

ore 14,30 ricordo e deposizione di corona a cura della sezione Anpi del territorio alla lapide del cimitero di Erba.

TESSERAMENTO IN PIAZZA A COMO

 

 

ANTIFASCISTI IERI OGGI E DOMANI

Care/i amiche/i e compagne/i,

dopo il buon successo ottenuto durante il banchetto dello scorso 29 novembre in cui sono state raccolte ben venti iscrizioni in quattro ore di presenza, anche sabato 13 dicembre 2014 dalle ore 10.00 alle 15.30 l’Anpi sezione di Como sarà presente in piazza Boldoni a Como con un gazebo informativo ricco di libri tematici, gadget e materiale di approfondimento.
Verranno esposti anche alcuni pannelli della mostra Memoria Resistente che raccontano come è nato il Monumento alla Resistenza europea, opera unica e celebrativa della lotta dei popoli europei contro il nazifascismo.
Potrete già rinnovare l’iscrizione alla nostra sezione per l’anno 2015.
Passate a trovarci, vi aspettiamo numerosi!

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net

N.B.: in caso di maltempo, l’iniziativa verrà annullata.

LINEA NERA, UNA STORIA SPORCA

Da Il Fatto Quotidiano del 5 dicembre 2014

Erano esclusi dal potere. Ed erano puliti. Adesso, invece, li troviamo neri e sporchi, alla guida del “mondo di mezzo” di Mafia Capitale. Sono gli eredi della destra, un tempo duri e puri, beccati oggi a manovrare un sistema criminale pervasivo e trasversale. Ma siamo proprio sicuri che ci sia stata una svolta, una rottura? “Vivevano nel mito delle mani pulite, che potevano esibire anche per mancanza di occasioni. Vent’anni dopo, il fallimento è spettacolare, verrebbe da dire wagneriano”: così Mattia Feltri. Ancor più forte la nostalgia di Marcello Veneziani, per “una destra che per anni si è vantata della sua diversità, che propugnava l’alternativa al sistema e ripeteva con Almirante che dalle tasche di Mussolini appeso in piazzale Loreto non è caduto un soldo”. Ma esisteva davvero la “diversità” nera? O non c’è piuttosto una sotterranea continuità criminale?

Il mito della destra esclusa & pulita (e anche antimafia) si nutre delle storie di tanti militanti onesti, ancorché fascisti, e anche di figure limpide come quella di Paolo Borsellino. Ma non fa i conti con una realtà ben più articolata. Intanto il “polo escluso” (così il politologo Pietro Ignazi ha definito l’area politica che ruotava attorno al Msi) era in realtà un “polo occulto”. Quasi del tutto fuori dai circuiti del potere visibile, la destra di fede fascista ha in realtà sempre cogestito una larga fetta di “potere invisibile”. Il Msi è stato infatti coinvolto fin dalla sua nascita nella gestione dello Stato, dentro i suoi apparati più segreti e le sue operazioni più sotterranee. Forze armate, ministero dell’Interno, servizi segreti hanno sempre avuto rapporti stretti con il Movimento sociale e i suoi uomini. È esistito dunque in Italia anche un invisibile consociativismo di destra, in cui i “neri” hanno gestito una parte importante di delicatissimi apparati dello Stato, assumendosi spesso il compito di fare i “lavori sporchi” del sistema.

 Guardavano al Msi i generali più importanti delle Forze armate negli anni Sessanta, a cominciare da Giuseppe Aloja, il capo di Stato maggiore che istituisce i “corsi d’ardimento” per formare “migliaia di uomini particolarmente addestrati contro la guerra sovversiva”, secondo la testimonianza di due personaggi coinvolti in quell’operazione, Pino Rauti e Guido Giannettini. Un uomo-chiave dei servizi segreti, Vito Miceli, termina la sua carriera in Parlamento, nei seggi del Movimento sociale, dopo essere stato capo del Sid, il servizio segreto militare, negli anni cruciali della strage di piazza Fontana (1969) e dei tentati golpe Borghese (1970) e Rosa dei venti (1973). Approdano nelle file del Msi molti altissimi ufficiali: dal generale Giovanni De Lorenzo (quello del Piano Solo, 1964) all’ammiraglio Gino Birindelli. E quanti uomini della destra lavorano, apertamente o in maniera “coperta”, per i servizi segreti, da Miceli a Rauti, da Giannettini a Stefano Delle Chiaie, da Giano Accame a Piero Buscaroli. I militanti neri, sempre in bilico tra Msi e gruppi extraparlamentari (principalmente Ordine nuovo e Avanguardia nazionale), sono per decenni il serbatoio da cui attingere personale, sotto lo sguardo attento dei servizi di sicurezza, da impiegare nelle operazioni della “guerra non ortodossa”, teorizzata nel 1965 nel convegno al Parco dei Principi e passata attraverso il fuoco delle stragi, da piazza Fontana a Bologna.

Solo militanza politica (o politico-militare)? No. L’incrocio con gli affari, la politica e la corruzione (e anche con la mafia) è una costante di questa storia nera. Licio Gelli era già un perno della “terra di mezzo”, in contatto, sopra, con i Sindona, i Calvi, i Berlusconi e, sotto, con le bande dei neri toscani e i gruppi romani in cui s’incontravano eversione, servizi, malavita e mafia. La banda della Magliana era già Mafia Capitale, commistione “perfetta” di affari, politica e criminalità. Altro che “cuori neri”, altro che destra dura e pura. A parole proclamava ideali alti, ancorché fascisti; in pratica li tradiva ogni giorno in un balletto di spioni, informatori, infiltrati e traditori sempre pronti a vendere i camerati. A parole era antimassonica; ma molti esponenti di primo piano del Msi erano in segreto iscritti alla P2: Birindelli, ex presidente del partito (tessera numero 1670), i deputati Giulio Caradonna (2192) e Sandro Saccucci, il senatore Mario Tedeschi (2127), oltre a Vito Miceli (1605). A parole erano anche antimafiosi; ma la pratica, nel Paese dei patti sotterranei e delle alleanze inconfessabili, è diversa dalla teoria. Così la destra non ha esitato a trattare e collaborare con le mafie. Con Cosa Nostra in occasione del golpe Borghese; con la ’ndrangheta durante e dopo la rivolta di Reggio; con entrambe durante la trattativa del 1992-93.

P2 e Magliana restano gli eterni modelli di una commistione affari/politica/criminalità/mafia che ha attraversato tutta la storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Il “mondo di mezzo” di Massimo Carmina-ti, milanese, detto “er Cecato”, ora è una versione di certo innovativa di quel modello, ma dentro una tenace continuità che non riescono a vedere soltanto i nostalgici di un mitico fascismo duro e puro che in Italia non è mai esistito.

Gianni Barbacetto

45° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

COMITATO PERMANENTE ANTIFASCISTA CONTRO IL TERRORISMO
PER LA DIFESA DELL’ORDINE REPUBBLICANO

45° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

 

 

 

Venerdì 12 Dicembre 2014 ricorre il 45° anniversario della strage di piazza Fontana, con la quale ebbe inizio nel nostro Paese la strategia della tensione, sconfitta dalla mobilitazione unitaria dei lavoratori, degli antifascisti, del sindacato, delle forze politiche democratiche.
Il momento più significativo della giornata sarà costituito dal Consiglio comunale straordinario che avrà luogo a Palazzo Marino dalle
ore 14 alle 16 di venerdì 12 dicembre, al quale sono stati invitati anche i sindaci di Bologna e di Brescia.

 

Nel corso della seduta interverrà Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI a nome del Comitato permanente antifascista.
Alle ore 16,37 si svolgerà la cerimonia della posa delle corone in piazza Fontana.

 

Alle 17,20 da piazza della Scala partirà il corteo che  confluirà in piazza Fontana per i discorsi conclusivi.

 

PROGRAMMA:

VENERDI 12 DICEMBRE IN PIAZZA FONTANA

ore 16,37: posa delle corone in piazza Fontana, alla presenza delle autorità;

ore 17,30: partenza del corteo da piazza della Scala;

ore 18,00: interventi conclusivi in piazza Fontana:

 

Interverranno:

Carlo Arnoldi, Presidente Associazione Familiari Vittime di Piazza Fontana;

Danilo Galvagni Segretario Generale CISL Milano Metropoli;

Matteo Dendena, figlio di Paolo Dendena,Vicepresidente Associazione Familiari Vittime Piazza Fontana;

Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano a nome del Comitato Permanente

Antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano.

Il corteo avrà il seguente svolgimento:

 

ORE 17,30: partenza del corteo da piazza della Scala con il seguente percorso:

Piazza della Scala, via Santa Margherita, via Mengoni, piazza Duomo (lato destro), via

dell’Arcivescovado, piazza Fontana.

BREGNANO, 13 DICEMBRE

Sabato 13 alle ore 21 presso l’Angelicum, messo a disposizione da don Eugenio, si terrà lo spettacolo La Tregua di Natale, organizzato dall’Amministrazione in occasione del centenario della Grande Guerra.

Sabato in mattinata la rappresentazione sarà allestita per le classi I II e III della scuola media accompagnati dai loro insegnanti, mentre la sera, ale 21, si replica per la cittadinanza, l’ingresso è gratuito.
Interprete è MARCO CONTINANZA, bregnanese, regia di Giuseppe Di Bello, per la compagnia teatrale Anfiteatro.

Lo spettacolo si ispira ad un episodio realmente accaduto:

Durante l’inverno del 1914, nelle trincee del fronte occidentale,al confine tra la Francia e il Belgio, inglesi e tedeschi si ritrovavano a fronteggiare una logorante guerra di posizione. Ma la notte di Natale, in molti settori, sia tedeschi che inglesi, ebbero luogo una serie di tregue spontanee e non ufficiali, che insieme prendono il nome di Tregua di Natale. Si interruppero le ostilità e i soldati di diverse nazioni si incontrarono nella terra di nessuno, dove fraternizzarono, intonarono cori, si scambiarono regali, organizzarono partite di calcio e seppellirono i morti che normalmente sarebbe stato impossibile recuperare senza rischiare ulteriori vite.

Si trattò di una eccezionale circostanza dettata dalla spontaneità di un sentimento di fratellanza universale, più forte persino del rombo dei cannoni.”

Il messaggio di FRATELLANZA e PACE che lo spettacolo esprime è universale e concorda appieno con quello del  Natale che ci prepariamo ad accogliere: con l’occasione vi rivolgo i miei più cari AUGURI DI BUONE FESTE.  

SCONCERTANTE VOTAZIONE ALL’ ONU

Sulla condanna del nazismo non ci possono essere dubbi”

 

Si è appreso, nei giorni scorsi, che in una Commissione dell’ONU è stato posto in votazione un documento di condanna del nazismo. Gli Stati si sono divisi; il documento è stato approvato, ma con significativi voti contrari e/o di astensione.
Ci ha colpito – spiega il presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia – in particolare, vedere i Paesi europei, a partire dall’Italia, schierati sulla linea dell’astensione, così come il vedere, tra i voti contrari, anche quello degli Stati Uniti.

Le spiegazioni sono assolutamente insufficienti. Sulla condanna del nazismo, soprattutto in una fase in cui ci sono tanti rigurgiti di neo-nazismo, non ci possono essere dubbi, esitazioni o contrarietà, perché si è trattato di quello che alcuni hanno definito come “ il male assoluto” e tutti dovrebbero essere impegnati a non dimenticarlo.

In particolare – sottolinea il presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia –  ci sembra grave che non si sia pronunciata a favore l’Europa (e, per quanto ci riguarda più da vicino, l’Italia), che ha vissuto praticamente in tutti gli Stati, l’orrore, la brutalità, la violazione dei diritti umani, da parte del nazismo. Non ci possono essere ragioni di opportunità, e tanto meno ragioni collegate alle presunte finalità di chi ha promosso l’iniziativa, che possano valere, in questo caso.

Quand’anche si dubitasse delle ragioni che hanno indotto a formulare quella proposta e quand’anche si ritenesse che anche lo Stato proponente meriterebbe un giudizio severo, per quanto riguarda i diritti umani, questo non toglierebbe che si trattava di esprimere una condanna severa del fenomeno nazista. Contro il nazismo e il fascismo, dopo le terribili esperienze vissute in Italia e in Europa, non si può fare a meno di schierarsi sempre in qualunque occasione; altrimenti perfino questa doverosa condanna rischierebbe di finire in un limbo di ambiguità, francamente non ammissibile e non accettabile quando si tratta di fenomeni devastanti come il nazismo.