Comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI
L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del
Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per
altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e
antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si
accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e
liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato
dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e
persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte
dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi,
razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione
invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più
presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa
autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale
ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di
un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si
opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a
Ventotene proprio dal regime fascista.
Nella notte di domenica 15 settembre è scomparso all’età di 96 anni, nella sua casa di Olgiate Comasco, il partigiano Ernesto Maltecca. Era l’unico ancora in vita del Gruppo Clerici della 52esima Brigata Garibaldi. Una vita nelle file del Partito Comunista, Ernesto Maltecca è stato a lungo consigliere comunale di Olgiate Comasco ed era l’anima dell’associazione Combattenti e Reduci, di cui per anni è stato presidente della Federazione interprovinciale. Sempre vicino ai valori della Resistenza, il suo ultimo discorso ufficiale è stato questo 25 aprile, in occasione della festa della Liberazione. Qui sotto riportiamo un brano:
L’appello, un’eredità storica e civica
“Arrivato alla mia età mi addolora e mi domando se quello che è stato fatto a costo di tante vite umane non sia stato invano. Ormai sono l’unico rimasto del Gruppo “Clerici” della 52esima Brigata Garibaldi operante nell’Olgiatese. Eravamo tutti uniti nel coraggio e nella volontà, pur mettendo a repentaglio la nostra stessa vita, per sconfiggere il totalitarismo nazifascista. Ecco, per voi, per il mio paese, ne è valsa la pena, sicuramente. Vi auguro di ritrovare oggi la gioia di quella giornata. Di rivivere, ogni giorno il vostro 25 aprile”.
I funerali di Ernesto Maltecca si sono tenuti mercoledì 18 settembre.
Adolfo Vacchi, 5 settembre 1944. Adolfo Vacchi, matematico e antifascista, nacque il 23 giugno 1887 a Bologna. Come matematico e scienziato formulò alcune teorie sul teorema di Fermat ed ebbe interessanti intuizioni per una nuova formula per la determinazione dei numeri primi, che raccolse in alcune pubblicazioni. Dirigente di una federazione del PSI, nel 1914 venne schedato per le sue idee socialiste. Nel 1915 si trasferì a Venezia dove insegnò in uno dei licei della città. Già nel 1922, alla vigilia della marcia su Roma, subì un pestaggio da parte di squadristi fascisti. Nel 1923 dovette lasciare Venezia a seguito di un ordine di confino che fu uno dei primi casi di confino politico sanciti dalla dittatura fascista. Negli anni successivi visse a Milano con la moglie e le figlie, campando di lezioni private, ma non cessò mai di esercitare una appassionata e lucida propaganda di libertà contro il fascismo e il razzismo, che egli svolse sopratutto presso i suoi studenti e che gli costarono un processo, nel corso del quale egli si difese con tale convincente eloquenza da venire assolto con una semplice ammonizione. Nel 1943 sfollò con la famiglia da Milano a Veniano (Como) e qui prese parte alla lotta di liberazione. Con altri partigiani organizzò una stazione radiotrasmittente per comunicare con le missioni alleate in Svizzera, fornendo un collegamento fra i comandi partigiani dell’Italia occupata dai nazisti e il quartier generale del generale Alexander. Nella notte del 18 agosto 1944 venne arrestato a Veniano e tradotto nelle carceri di San Donnino a Como. Sebbene non ci fossero prove certe del suo coinvolgimento nella lotta contro il nazifascismo, dopo 18 giorni di carcere senza processo, nella notte del 5 settembre 1944 venne fatto uscire dal carcere con la scusa di una nuova perquisizione nella sua abitazione e ucciso a tradimento contro il muro del cimitero di Camerlata (Co).
Venerdì 26 luglio, nel cortile della Coop di via Lissi, n. 6 abbiamo organizzato la pastasciutta antifascista. Durante la serata Guglielmo Invernizzi ricorderà il caro compagno Renzo Pigni, recentemente scomparso, che oltre a ricoprire la carica di vice presidente provinciale e stato per tanti anni, un supporto importante per la nostra associazione. Alle 21.30 circa verrà proiettato il film “I 7 fratelli Cervi” di Gianni Puccini con Gian Maria Volontè. Invitiamo coloro che sono interessati a partecipare di affrettarsi, i posti disponibili sono sempre meno.
Dopo la strada di Monguzzo intitolata a Ibrahim Alì, ad Erba la Giunta di centrodestra attua un golpe per intitolare una via all’ex Podestà Alberto Airoldi. Nel ribadire la nostra contrarietà a tali fatti, portiamo alla vostra conoscenza il cominicato della sezione ANPI Monguzzo Territorio Erbese in allegato con l’appello a ritrovarci in tanti ad Erba lunedi 15 luglio dalle ore 20 davanti al comune. Essere in tanti a protestare può servire alla causa.
ASSOCIAZIONE
NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
TERRITORIO
ERBESE – Sez. “LUIGI CONTI” Monguzzo
OGGETTO: MOZIONE DEI
GRUPPI CONSILIARI FORZA ITALIA, LEGA, IL BUONSENSO ERBA E VERONICA
AIROLDI SINDACO PER ERBA AD OGGETTO: “INTITOLAZIONE AD ALBERTO
AIROLDI DEL PRIMO TRATTO DI VIA CROTTO ROSA (COMPRESO FRA L’INCROCIO
CON CORSO BARTESAGHI E L’INGRESSO DEL TEATRO LICINIUM).
INTITOLAZIONE DELL’ATTUALE PIAZZA PREPOSITURALE A MONSIGNOR
ARISTIDE PIROVANO
L’Associazione
Nazionale Partigiani d’Italia Territorio Erbese Sez. “Luigi
Conti” Monguzzo esprime decisa contrarietà e preoccupazione per
l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di Erba di intitolare
una via all’ex podestà Alberto Airoldi.
Non è nostra intenzione
mettere in discussione i meriti culturali e artistici dell’Airoldi,
tuttavia non possiamo assolutamente tacere sul suo passato di
convinto sostenitore del fascismo fino ad arrivare a ricoprire
incarichi importanti nel locale partito fascista e nella guida della
città di Erba con la carica di podestà. A nostro avviso non è
sufficiente esibire meriti culturali per cancellare una macchia
indelebile come la complicità attiva nel regime fascista, persino
Hermann Goering numero due del nazismo aveva meriti culturali ed era
uno dei più grandi collezionisti di arte, ma nessuno in Germania si
sognerebbe mai di intitolargli una via.
Nel 1938 la legge più
infame veniva proclamata dal fascismo con l’avallo della monarchia,
le leggi razziali stuzzicavano la vena artistica dello zelante
Airoldi che nel 1939 pubblicava un volumetto dal titolo “Elenco di
cognomi ebraici” per additare ai concittadini erbesi le famiglie di
origine ebraica ed esporle al pubblico ludibrio, veramente un
bell’esempio di cultura.
Dopo la caduta del
fascismo il 25 luglio del 1943 senza esitazione ha aderito alla
nascente repubblica sociale italiana ricoprendo anche in questo caso
importanti incarichi, approvando senza tema di smentita tutte le
nefandezze, i crimini, le deportazioni, i rastrellamenti e le
rappresaglie che il fascismo repubblichino, alleato dei nazisti, ha
compiuto nel nostro Paese.
E’ noto inoltre il
coinvolgimento dell’Airoldi nel processo al martire Giancarlo
Puecher, prima medaglia d’oro della Resistenza italiana. Troppo
comodo affermare oggi che lo stesso si sarebbe prodigato per salvare
la vita del martire, l’Airoldi, con il suo ruolo, è stato complice
fino in fondo degli aguzzini del Puecher poiché ne approvava metodi
e finalità.
Ma la cosa più
preoccupante, dopo settantacinque anni, è il tentativo di cancellare
la memoria, il tentativo sistematico di ridurre sullo stesso piano
fascismo e antifascismo confondendo il tutto in un indistinto
passato. Non sfugge infatti la mossa meschina di intitolare una via
ad un fascista e un’altra ad un partigiano, quasi un pari e patta
tra l’Airoldi e Mons. Pirovano.
Si aggiunge poi la
vergogna senza pudore che l’Amministrazione Comunale, retta dalla
nipote dell’ex podestà, sia quella che intitola una via al nonno e
qui si rasenta il patetico.
L’A.N.P.I. Territorio
Erbese denuncia con forza il sistematico tentativo di esaltare fatti
e personaggi appartenenti al regime fascista attraverso una campagna
di falsificazione storica. Chiama i cittadini democratici e
antifascisti alla mobilitazione per impedire lo scempio della memoria
della Resistenza
Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo
Ho accolto con gioia la notizia del
provvedimento del Gip di Agrigento che restituisce la libertà a Carola
Rackete. Una decisione che conferisce alta dignità e imprescindibilità
al lavoro di tante donne e uomini guidati esclusivamente dalla bussola
dei diritti e del rispetto della vita umana. Ma esprimo anche
indignazione e preoccupazione per il violento attacco al Gip da parte
del Ministro dell’Interno. La magistratura è un potere autonomo e
metterla in discussione, addirittura denigrarla quando non agisce in
modo corrispondente alle aspettative del Governo vuol dire superare il
limite consentito dal sistema costituzionale, tentare di sovvertire
l’ordine democratico dello Stato. Tutte le forze politiche che
sostengono questa linea eversiva sono corresponsabili.
L’ANPI sezione di Como invita tutte e tutti a partecipare al presidio organizzato da Como senza frontiere per lunedì 1 luglio 2019 ore 20.30 in piazza Grimoldi a Como, per esprimere solidarietà e sostegno a Sea Watch e per difendere i principi costituzionali di solidarietà ed accoglienza.
Le forze democratiche unite devono trovare ogni modo ragionevole e giusto per contrastare le politiche attuate da questo Governo di chiusura nazionalistica e di violazione nei fatti dell’obbligo alla solidarietà e al rispetto dei diritti dell’uomo sancito all’articolo 2 della Costituzione, che deve restare il faro di ogni intenzione ed azione, in particolare per chi detiene il potere esecutivo.
Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
Di seguito l’appello di Como senza frontiere:
UN PORTO SICURO PER L’UMANITA’
Non è facile, in tempi come questi, appellarsi alla legge.
La
legge dovrebbe essere uguale per tutti – così almeno recita la frase
che campeggia sulle pareti di tutti i tribunali. Ma la legge – qui, ora –
non lo è più. Non lo è per le persone che migrano, non lo è per le
persone e le organizzazioni che cercano di ridurre il danno,
soccorrendole e accogliendole.
Eppure, anche in tempi come questi, osiamo appellarci alla legge.
All’antichissima
legge del mare che IMPONE di salvare i naufraghi e di portarli in un
porto sicuro, non di limitarsi a compilare statistiche delle vittime,
non di riportarli lì dove ha avuto origine il loro dramma. Una legge che
ha trovato spazio nelle convenzioni internazionali che anche lo Stato
italiano ha sottoscritto.
Alla
legge costituzionale italiana (nata dalla lotta contro il fascismo, il
nazismo, il razzismo) che all’articolo 2 PROCLAMA il dovere della
solidarietà: «La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo,
sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale».
Sono
leggi che dovrebbero essere iscritte nei sentimenti profondi di tutti e
tutte, e che invece oggi sono dimenticate, contraddette, vilipese da
governi e governanti, ma anche da benpensanti e indifferenti.
Non possiamo assistere al naufragio dell’umanità.
Quello
che è accaduto – e continua ad accadere – nel Mediterraneo, così come
nei deserti africani, o alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, non
riguarda solo qualche decina o centinaia o migliaia di migranti, non
riguarda solo una o cento o mille organizzazioni non governative.
Riguarda tutti e tutte.
La
vicenda della nave Sea Watch 3, dei migranti a bordo, dell’equipaggio,
della capitana Carola Rackete è l’esito di una inammissibile deriva
inumana e razzista.
Abbiamo il dovere di reagire, di chiedere il rispetto delle leggi fondamentali, di restare umani.
Lunedì
1 luglio 2019 alle ore 20.30 in piazza Grimoldi a Como chiediamo a
tutte e tutti di partecipare a un presidio, così come era stato il 3
ottobre 2018 in solidarietà con il sindaco di Riace Mimmo Lucano, per
esprimere il nostro sostegno a Sea Watch, a Carola Rackete,
all’equipaggio, per riaffermare il nostro dovere di solidarietà e di
accoglienza nei confronti di uomini e donne migranti.