Annunciamo con profonda tristezza la repentina scomparsa del compagno partigiano combattente Ugo Fasola.Da sempre iscritto ad honorem alla nostra sezione, il 2 giugno 2015 aveva ricevuto dal Prefetto la Medaglia della Resistenza consegnata a tutte le partigiane e a tutti i partigiani comaschi come riconoscimento per la partecipazione attiva alla lotta di Liberazione contro il nazifascismo.Un grande e forte abbraccio al nipote di Ugo Fasola, Tommaso, membro del comitato direttivo della nostra sezione.
ANPI sezione di Como “Perugino Perugini”
Il Direttivo dell’ANPI Provinciale di Como si unisce al dolore di Tommaso e dei familiari di Ugo Fasola.
Il testo approvato dal presidente nazionale, dal presidente emerito, dai vicepresidenti, dalla segreteria nazionale ANPI al termine di una riunione straordinaria
Al termine di una riunione
straordinaria, il presidente nazionale, il presidente emerito, i
vicepresidenti, la segreteria nazionale ANPI hanno approvato il seguente
appello:
APPELLO PER UNA GRANDE PARTECIPAZIONE POPOLARE ALLA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIFASCISTA PER IL LAVORO E LA DEMOCRAZIA DEL
16 OTTOBRE
I gravissimi fatti di sabato 9 ottobre a Roma sono stati
organizzati, pianificati in modo dettagliato e addirittura annunciati da
Forza Nuova; per questo sono un esplicito segnale d’allarme.
Le violenze avvenute, in particolare l’inaudita occupazione della
sede nazionale della Cgil, a cui va la nostra incondizionata
solidarietà, seguita dall’odioso e barbaro assalto al Pronto Soccorso
del Policlinico Umberto I, rappresentano un salto di qualità nella
strategia della eversione nera e richiedono una risposta ferma e
durissima da parte di ogni struttura dello Stato. Siamo vicini a tutti
gli agenti di polizia feriti negli scontri ed agli operatori sanitari
aggrediti.
Richiamiamo il governo al suo compito imprescindibile di difesa
dell’ordine democratico, della salvaguardia della sicurezza dei
cittadini, della tutela delle sedi della vita associata.
Da tempo l’ANPI nazionale ha denunciato la natura eversiva delle
organizzazioni neofasciste, da tempo ha segnalato la strumentalizzazione
da parte di tali organizzazioni nei confronti del malessere sociale
causato dalla crisi; da anni, infine, l’ANPI, assieme a un vasto
schieramento democratico, ha sollecitato le autorità competenti a
provvedere allo scioglimento delle formazioni neofasciste, come
sostanzialmente imposto dalla XII Disposizione finale della Costituzione
e specificamente previsto dall’art. 3 della sua legge di attuazione
(legge Scelba, 645 del 20 giugno 1952). Vanno in ogni caso assunti
immediatamente provvedimenti cautelari di sospensione delle attività di
tali organizzazioni. Invochiamo inoltre la massima speditezza e
intransigenza nell’iter processuale per i reati di apologia e di
ricostituzione del partito fascista.
È giunto il momento di far sentire la forza della democrazia italiana.
Riteniamo encomiabile lo sdegno di tanta parte del Paese, delle
forze sociali e politiche, anche oltre i tradizionali schieramenti, e
pensiamo che davanti al pericolo eversivo sia necessaria un’unità
davvero larga. Assieme, denunciamo i silenzi e l’ambiguità dell’estrema
destra italiana che, dopo aver tardivamente ostentato un antifascismo di
facciata, nega l’evidenza della matrice fascista dell’assalto di
sabato.
Ma non basta: occorre operare compiutamente per liberare ogni
istituzione dello Stato italiano sia dalle infiltrazioni fasciste, sia
dalle eventuali connivenze, e contrastare il pesantissimo malessere
sociale su cui puntano i fascisti per scardinare il sistema democratico.
Per questo occorre aprire subito una nuova stagione della
democrazia italiana che metta al centro il tema del lavoro e della
dignità della persona, contrastare la solitudine sociale e ogni forma di
odio e di rancore e bandire definitivamente qualsiasi suggestione di
tipo fascista. La strada è tracciata in modo palese dalla Costituzione,
ancora in troppe parti inapplicata.
A questi fini è necessario che si estenda nel Paese un rinnovato,
eccezionale movimento unitario contro il fascismo, per l’espansione
della democrazia e della partecipazione popolare, un movimento che
raccolga l’insegnamento della Resistenza quando, col comune obiettivo
della sconfitta del nazifascismo e della rinascita del Paese, si unirono
forze fra loro diverse ed eterogenee dalla cui convergenza nacque
quella Costituzione che oggi occorre integralmente e finalmente attuare.
Questo è lo spirito con cui lanciamo un appello al Paese affinché
si realizzi la più ampia partecipazione organizzata alla mobilitazione
nazionale promossa da CGIL, CISL e Uil per sabato 16 ottobre. Il 25
aprile 1945 il popolo italiano riscattò l’Italia sconfiggendo il
nazifascismo. Oggi il popolo italiano saprà respingere qualsiasi
tentativo di minare la repubblica democratica e antifascista.
Domani, 10 ottobre, dalle ore 10 alle ore 12 davanti alla Camera del Lavoro di Como.
Cari amici e compagni, il grave attacco di Forza Nuova alla CGIL a Roma merita da parte di tutti una risposta la più grande e partecipata possibile.
Invitiamo tutti i nostri iscritti e i dirigenti delle sezioni a non mancare domani, 10 ottobre dalle ore 10 alle ore 12 al presidio davanti alla Camera del Lavoro in via Italia Libera, in segno di solidarietà e vicinanza alla CGIL e al mondo sindacale.
Cerimonia in memoria di Alfonso ed Erminio Lissi al cimitero di Rebbio.
La Memoria è prima di tutto ricordo delle persone e dei fatti; è quel filo invisibile, ma tenacissimo che tiene unite le comunità e costituisce un elemento fondamentale della vita di un popolo.
Al doloroso ricordo dei caduti per la libertà, dobbiamo unire la
conoscenza della Resistenza che fu un’esperienza collettiva fatta da
tante persone di origine diversa, di storia e formazione politica
diverse.
Tenera
viva la Memoria per conservare quel patrimonio ideale, che ha portato
l’Italia a sconfiggere il nazifascismo, avviando una nuova stagione di
libertà. Tenera viva la Memoria per ricordare che dal sacrificio di
tante e tanti è maturata la consapevolezza che poi ci ha dato la
Costituzione nettamente antifascista, costruita sulle radici della
democrazia, della solidarietà e dei diritti sociali e individuali.
Per questi motivi, ti invitiamo a partecipare sabato
2 ottobre 2021 alle ore 10.30 presso il cimitero del quartiere di
Rebbio (Como) in via Ennodio, alla commemorazione del compagno
partigiano Alfonso Lissi, caduto durante lo scontro a fuoco contro i militi fascisti nella cosiddetta “battaglia di Lenno” il 3 ottobre 1944.
Con l’occasione, ricorderemo idealmente tutte le partigiane e i partigiani caduti per la libertà e in special modo Erminio Lissi, partigiano combattente comasco.
Lo scorso anno, proprio in autunno, l’aumento dei casi di contagio da COVID 19 ci aveva costretto ad annullare l’iniziativa FRAUENLIEBE UND LEBEN, opera di Schumann prevista ad Albese. Fu una scelta dolorosa ma giusta vista l’escalation della pandemia.
DOMENICA 10 OTTOBRE alle ore 16, al CENTRO CIVICO FABIO CASARTELLI di ALBESE CON CASSANO riproporremo questa bella iniziativa! AMORE E VITA DI DONNA: Marta Fumagalli mezzosoprano e ElenaStrati al pianoforte ci faranno scoprire le emozioni della buona musica.
Sarà un concerto in onore delle donne che vogliamo dedicare in particolare alle donne Afghane
Messaggio della Segreteria nazionale ANPI per la manifestazione del 18 settembre a Firenze (Fortezza da Basso, ore 15) indetta dai lavoratori della GKN
La Segreteria nazionale ANPI
esprime piena solidarietà ed appoggio alle lavoratrici e ai lavoratori
della GKN in lotta, che sabato 18 settembre daranno vita ad una nuova,
grande manifestazione a Firenze contro i 422 licenziamenti comunicati a
luglio dalla multinazionale britannica, oggi proprietà di un fondo
americano. È intollerabile il cinismo e l’arroganza con cui padroni con
poteri giganteschi ma senza volto si rivolgono ai dipendenti
sconvolgendo le loro vite, per di più senza alcuna logica industriale.
In conclamato svilimento dei principi costituzionali, chi lavora è
trattato peggio di una merce, che si compra, si vende o di cui ci si
disfa in modo arbitrario ed antisociale. La dignità della persona, il
rispetto del lavoro e la giustizia sociale sono fra i cardini delle
ragioni della Resistenza italiana a cui si è ispirata la Costituzione e
l’intera costruzione dell’edificio democratico italiano. L’intero Paese
si unisca alla lotta dei lavoratori GKN e di tutte le altre aziende,
spesso multinazionali, che stanno licenziando. Non è così che si
costruisce la rinascita dell’Italia.
Nel 90° anniversario
dell’obbligo per i docenti universitari di giuramento di fedeltà al
fascismo, l’ANPI realizzerà tra settembre e dicembre delle conferenze
negli atenei dove insegnavano i 12 docenti che si rifiutarono di giurare
perdendo la cattedra e il diritto alla liquidazione e alla pensione. Il
VIDEO di presentazione dell’iniziativa
La Legge Casati del 1859 non
prescriveva alcun giuramento speciale per i professori universitari,
equiparati agli altri impiegati dello Stato. Veniva richiesto a tutti un
giuramento di fedeltà al re e allo Statuto. Anche la riforma del 1923
ad opera del ministro Giovanni Gentile prevedeva questa formula, pena
decadenza: “Giuro di essere fedele al Re e ai suoi Reali successori, di
osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di
esercitare l’ufficio di insegnante e adempiere tutti i doveri accademici
col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla
Patria”. La fascistizzazione della scuola e della cultura viene avviata
con la pubblicazione del Manifesto degli intellettuali del Fascismo
(Bologna, 1925) e si conclude nell’agosto 1931, quando i professori
universitari furono costretti a giurare fedeltà al regime.
In una nota a Mussolini del 1929, lo stesso Gentile scrive: “Con una
breve aggiunta alla formula vigente potrà, come ho avuto l’onore di
esporre a voce, risolvere la questione delicata e ormai urgente della
fascistizzazione delle Università Italiane”. Si ritiene dunque che fu
lui tra i promotori dell’aggiunta al giuramento delle parole “al Regime
fascista”. Una pesante cappa di piombo calò sulla scuola e sul mondo
universitario. E Gentile commentò: “L’intellettuale sbandamento (…)
sparisce dalle nostre università, dove rimase sino a ieri annidato, e la
pace necessaria al lavoro torna nella scuola. (…) Il fascismo ha vinto e
l’Italia è tutta fascista”.
All’inizio dell’Anno Accademico 1931-’32, quando 1.225 docenti
universitari furono invitati a firmare un modulo, 12 non si piegarono
all’imposizione. Persero così la cattedra e il diritto alla liquidazione
e alla pensione. Ecco i nomi (sui quali tutti gli storici concordano)
dei 12 professori che non prestarono il giuramento:
Ernesto Buonaiuti (1881-1946), Storia del cristianesimo, Università di Roma
Mario Carrara (1866-1937), Antropologia criminale e Medicina legale, Università di Torino
Gaetano De Sanctis (1870-1957), Storia antica, Università di Roma – Giorgio Errera (1860-1933), Chimica, Università di Pavia
Giorgio Levi Della Vida (1886-1967), Lingue semitiche, Università di Roma
Fabio Luzzatto (1870-1954), Diritto civile, Università di Macerata
Piero Martinetti (1872-1943), Filosofia, Università di Milano
Bartolo Nigrisoli (1858-1948), Chirurgia, Università di Bologna
Francesco Ruffini (1863-1934), Diritto ecclesiastico, Università di Torino
Edoardo Ruffini Avondo (1901-1983), Storia del diritto, Università di Perugia
Lionello Venturi (1885-1961), Storia dell’arte, Università di Torino
Vito Volterra (1860-1940), Fisica matematica, Università di Roma
Le ANPI Provinciali, in contatto con le Università di Torino, Milano,
Pavia, Bologna, Pisa, Macerata, Perugia, Roma, realizzeranno tra
settembre e dicembre prossimi conferenze negli atenei, in cui operavano i
docenti espulsi. In tali occasioni avranno inoltre luogo cerimonie
commemorative sui luoghi con targhe o iscrizioni; oppure, dove esse
siano assenti, si avanzerà la proposta di realizzarle e inaugurarle.
Infine, saranno raccolti i materiali (biografie dei docenti commemorati,
testi, relazioni, interventi) che costituiranno la base per
un’ulteriore diffusione dei risultati di conoscenza raggiunti, in primo
luogo tra gli studenti delle scuole medie e superiori.
Alla fine ci ha pensato lo storico Alessandro Barbero, in un’intervista sul Fatto Quotidiano, a rimettere uno dopo l’ altro tutti i puntini sulle “i” sul vergognoso linciaggio neofascista subito in questi giorni da Tommaso Montanari.
“Montanari non ha affatto detto che le foibe sono un’invenzione e che non è vero che migliaia di italiani sono stati uccisi lì. Nessuno si sogna di dirlo: la fuga e le stragi degli italiani hanno accompagnato l’avanzata dei partigiani jugoslavi sul confine orientale, e questo è un fatto. La falsificazione della storia da parte neofascista, di cui l’istituzione della Giornata del Ricordo costituisce senza dubbio una tappa, consiste nell’alimentare l’idea che nella Seconda guerra mondiale non si combattesse uno scontro fra la civiltà e la barbarie, in cui le Nazioni Unite e tutti quelli che stavano con loro (ad esempio i partigiani titini, per quanto poco ci possano piacere!) stavano dalla parte giusta e i loro avversari, per quanto in buona fede, stavano dalla parte sbagliata; ma che siccome tutti, da una parte e dall ’altra, hanno commesso violenze ingiustificate, eccidi e orrori, allora i due schieramenti si equivalevano e oggi è legittimo dichiararsi sentimentalmente legati all’una o all ’altra parte senza che questo debba destare scandalo.
Ma proprio perché quando di fatti del genere se ne sono verificati, purtroppo, continuamente, da entrambe le parti (ma le atrocità più vaste e più sistematiche, anzi programmatiche, le hanno compiute i nazisti, questo non dimentichiamolo), scegliere una specifica atrocità per dichiarare che quella, e non altre, va ricordata e insegnata ai giovani è una scelta politica, e falsifica la realtà in quanto isola una vicenda dal suo contesto. Intendiamoci, se io dico che la Seconda guerra mondiale è costata la vita a quasi mezzo milione di italiani, fra militari e civili, e che la responsabilità di quelle morti è del regime fascista che ha trascinato il Paese in una guerra criminale, qualcuno potrebbe rispondermi che però le foibe rappresentano l’unico caso in cui un esercito straniero ha invaso quello che allora era il territorio nazionale, determinando un esodo biblico di civili e compiendo stragi indiscriminate; e questo è vero. Ma rimane il fatto che se io decido che quei morti debbono essere ricordati in modo speciale, diversamente, ad esempio, dagli alpini mandati a morire in Russia, dai civili delle città bombardate, dalle vittime degli eccidi nazifascisti – che non hanno un giorno specifico dedicato al loro ricordo: il 25 Aprile è un’altra cosa – il messaggio, inevitabilmente, è che di quella guerra ciò che merita di essere ricordato non è che l’Italia fascista era dalla parte del torto, era alleata col regime che ha creato le camere a gas, e aveva invaso e occupato la Jugoslavia e compiuto atrocità sul suo territorio: tutto questo non vale la pena di ricordarlo, invece le atrocità di cui gli italiani sono stati le vittime, quelle sì, e solo quelle, vanno ricordate. E questa è appunto la falsificazione della storia”.