Venerdì 11 febbraio, ore 21
Lo storico Matteo Dominioni parlerà del Corno d’ Africa dal colonialismo fascista ai giorni d’ oggi.
L’ evento è online. Per seguirlo è necessario iscriversi sul sito: https://aduvda.eu

Venerdì 11 febbraio, ore 21
Lo storico Matteo Dominioni parlerà del Corno d’ Africa dal colonialismo fascista ai giorni d’ oggi.
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Commento dell’ Osservatorio democratico sulle Nuove Destre.
Sono stati tutti condannati in primo grado dal Tribunale di Como i tredici membri del Veneto fronte skinehads che la sera del 28 novembre 2017, con metodo squadrista, fecero irruzione in una riunione del movimento Como Senza Frontiere, all’interno del Chiostrino di Santa Eufemia, in centro città, obbligando con violenza e minacce i volontari ad ascoltare la lettura di un comunicato che stigmatizzava l’attività di assistenza ai migranti portata avanti dall’associazione. Undici di loro si sono visti comminare una pena di un anno e otto mesi, mentre per altri due la condanna è stata di un anno, nove mesi e dieci giorni di reclusione. L’accusa era di violenza privata, articolo 610 c.p. che punisce con la reclusione fino a 4 anni «chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa». L’azione dei naziskin era stata con tutta evidenza preordinata ed organizzata a livello centrale, facendo convergere su Como militanti provenienti da Brescia, Genova, Piacenza, Varese, Lodi e Mantova. Solo tre erano comaschi. Anche l’età degli imputati risultava significativa, con uno solo sotto i trent’anni, diversi ultraquarantenni e un 53enne. Tutti già noti per il loro attivismo. Tra questi anche chi in precedenza era stato condannato in via definitiva a 6 anni 2 mesi per tentato omicidio e lesioni gravi nei confronti di due ragazzi, uno dei quali, ferito al viso, è rimasto sfregiato per sempre. Fatto avvenuto nel 2009 nel Piacentino. Ma è stato dalle perquisizioni e, soprattutto, dalle memorie di computer e telefoni cellulari, che sono emersi gli elementi più inquietanti dell’intera inchiesta: manifesti di eventi in memoria di soldati nazisti, foto di Hitler e di Mussolini, di svastiche e di raduni di nostalgici impegnati nel saluto romano. Oltre alle parti lese anche l’Anpi e l’Arci erano state ammesse come parti civili. L’eventuale risarcimento potrà essere valutato in separata sede. La sigla del Veneto Fronte Skinheads ha accompagnato in Italia fin dalle origini il fenomeno naziskin. Attivo come gruppo dal 1985, da quando aggregandosi attorno ad alcune bande di nazi-rock di Vicenza si pose l’obiettivo della costruzione di un circuito musicale dai connotati esplicitamente razzisti. Dopo essersi formalmente costituito come associazione culturale nel gennaio 1991, progettò la nascita di un nuovo soggetto, denominato Base autonoma, non più solo confinato al Veneto. Strinse rapporti con associazioni analoghe presenti in altre città, tra le altre, Azione Skinhead a Milano, e avviò stretti legami con alcune frange del neofascismo a partire dal Movimento politico. Si allacciarono contatti anche a livello internazionale, tra gli altri, con il Ku Klux Klan e gli ustascia. L’intenzione era quella di suscitare in Italia un’ondata xenofoba. Il Vfs ha fin dall’inizio fatto esplicita professione di razzismo, riconoscendo come propri maestri Giovanni Preziosi, Alfred Rosenberg, Jiulius Evola, Corneliu Codreanu, Léon Degrelle e Ante Pavelic. L’ammirazione per il Terzo Reich hitleriano, i suoi leaders e i suoi simboli, continua ancor oggi, quando ormai a dirigere l’associazione si è fatta avanti una nuova leva, tra questi i militanti di Como.
OSSERVATORIO DEMOCRATICO SULLE NUOVE DESTRE
2 febbraio 2022.
Comunicato.
“Oggi alle 17,30 il Tribunale di Como ha finalmente condannato i 13 fascisti appartenenti al Fronte Veneto Skinheads che il 28 novembre 2017 irruppero durante un’ assemblea della rete di Como Senza Frontiere, di cui anche l’ Anpi fa parte, obbligando i presenti ad ascoltare la lettura di un delirante comunicato contro la pratica dell’accoglienza dei migranti.
La sentenza di oggi, che condanna a pene variabili da uno a due anni di carcere tutti i partecipanti, è salutata con soddisfazione da tutto l’antifascismo comasco. E’ la prima volta che nella nostra città , nonostante i tanti esposti presentati per fatti altrettanto gravi, come l’ annuale manifestazione fascista di Dongo, si arriva al pronunciamento di una condanna, questa volta per violenza privata, la prossima speriamo per tentata ricostruzione del partito fascista.
E’ di ieri la notizia che fascisti nostrani hanno imbrattato il lavatoio di Albate con svastiche naziste e frasi offensive. L’ ANPI spera e crede che le forze dell’ordine e la magistratura siano in grado di porre fine a questo continuo insulto alla memoria di tante vite spese in difesa della libertà, grazie alle quali l’ Italia vive da quasi ottant’anni in democrazia.
La Segreteria Provinciale.

27 GENNAIO 2022. Ricordiamo tre eroici deportati del comasco.
Giuseppina Panzica, nata a Caltanisetta nel 1905, sposata con il finanziere in congedo Salvatore Luca e madre di quattro figli, abitò con la famiglia a Ponte Chiasso, in via Vela, 1. Nell’orto della sua casa c’era una rete che separava il confine italiano con quello svizzero. Giuseppina e il marito facevano parte del gruppo clandestino Fra.Ma, un’ associazione che si occupava di far espatriare clandestinamente ebrei in fuga e perseguitati politici.
Gavino Tolis , nato il 4 febbraio 1919 a Chiarimonti in provincia di Sassari, prestava servizio alla frontiera di Ponte Chiasso ed era entrato in contatto con la famiglia Luca già nel setembre 1943.
Entrato nel mirino per le sue idee antifasciste, Salvatore Luca venne inviato a lavorare in Germania con i due figli maggiori. Giuseppina Panzica, rimasta sola con i due figli più piccoli, diventa così protagonista, con Gavino Tolis, di tanti atti eroici facendo passare attraverso uno squarcio praticato nella rete dell’ orto documenti riservati e tanti fuggiaschi, salvando decine di vite.
Purtroppo, probabilmente per una delazione, Tolis e Panzica vennero arrestati nell’ aprile del 1944 e avviati nei campi di concentramento. Gavino Tolis purtroppo non farà mai più ritorno, finendo i suoi giorni a Mauthausen il 28 dicembre 1944. A lui venne conferita, nel 2010, la Medaglia d’ Oro al Merito Civile alla memoria. Giuseppina Panzica venne invece destinata a Ravensbruck, da cui ritornò solo nell’ ottobre 1945, duramente provata fisicamente per le privazioni e le torture subite.
Morì a Como nel 1976, e la sua storia venne a lungo ignorata. Solo grazie all’ interessamento del tenente colonnello della Guardia di Finanza Gerardo Severino, anche Giuseppina Panzica ricevette, nel 2018, la Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Il maresciallo Paolo Boetti venne arrestato nel maggio 1944 mentre trasportava la somma di 325.000, che doveva consegnare all’ebreo Vittorio Levi in Svizzera. Anche lui fu destinato al lager di Mauthausen, ma fortunatamente potè fare ritorno alla sua casa di Torriggia il 26 giugno 1945. Morì a Ravenna nel 1965. Gli fu conferita la Medaglia d’ Oro al Merito Civile nel 2016.
Persone semplici e generose, che preferirono ascoltare il richiamo della loro coscienza anzichè obbedire ad ordini ingiusti, a cui dobbiamo eterna riconoscenza.


Spettacolo della compagnia teatrale TEATRO D’ACQUA DOLCE, accompagnamento musicale dei SETTEGRANI.

Il 26 gennaio alle ore 21,00 al Teatro Nuovo di Rebbio, in vista della Giornata della Memoria, il comitato provinciale dell’Anpi di Como ha deciso di proporre lo spettacolo musicale La sonata di Auschwitz – Musica e politica dal fascismo alla shoah 1938 – 1945 con il violinista Maurizio Padovan.
Ingresso su libera offerta.
Obbligatorio mascherina FFP2 e Green Pass

Nel novembre del 1944 si costituisce nella provincia di Como la prima Brigata GAP-SAP di collina e pianura, con l’intento di organizzare il recupero di materiale ed armi, il prelevamento di ostaggi al fine di scambi con capi partigiani, volantinaggi e distribuzione di stampe clandestine. Questa organizzazione prevede la partecipazione di molti giovani di Camerlata, Lipomo, Albate, Cantù ed Erba, sotto il comando di Mario Tonghini ” Stefano”, e di cui fanno parte, fra gli altri, Luigi Ballerini, Enrico Cantaluppi e Elio Marzorati ” Rosa”. La sera del 22 gennaio 1945, Luigi Ballerini, di anni 19, della brigata Gap/Sap “P.A. Perretta”, e l’ex carabiniere Enrico Cantaluppi, di 21 anni, tentarono la cattura del maggiore della GNR Mario Petrovich, per poi scambiarlo con l’allora segretario del PCI di Como, Dante Gorreri, catturato il giorno precedente.
Il comandante della GNR, informato da una spia, allertò le guardie fasciste che attesero l’arrivo dei due giovani; i due partigiani furono facilmente arrestati e condotti nella caserma di via Lambertenghi. Sottoposti per due giorni ad atroci torture, Ballerini e Cantaluppi eroicamente non parlarono e alle 5 del mattino del 24 gennaio 1945, condotti in Via Barelli, lungo il torrente Cosia a Como (allora aperto),
nei pressi della Officina del Gas, vennero fucilati.

COMMEMORAZIONE DI RENZO PIGNI, VICE PRESIDENTE ANPI PROVINCIALE, E DEI PARTIGIANI BALLERINI E CANTALUPPI, FUCILATI DAI FASCISTI.

Sono i partigiani Giuseppe e Angelo Selva, di Cima di Porlezza, Livia Bianchi, partigiana combattente, Ennio Ferrari del Fronte della Gioventu’, di 17 anni, l’ operaio Gilberto Carminelli e Andrea Capra.
Dopo lunghi mesi di lotta sulle montagne, ormai stremati, spinti dalla fame e dal freddo intensissimo di quell’inverno del 1945 i sei scendono nella notte del 20 gennaio a Cima di Porlezza, per rifugiarsi temporaneamente nella baita di un antifascista parente dei Selva. In seguito a una delezione la baita viene circondata dai fascisti e, dopo un breve scontro a fuoco, ingannati dalla promessa di avere salva la vita, i sei partigiani si arrendono.
Invece vengono disarmati, percossi e avviati, in quella gelida alba del 21 gennaio 1945, lungo un sentiero ripido che porta al cimitero di Cima, sulla collina. Vano il tentativo del parroco del paese di salvare loro la vita. Giunti sul luogo della fucilazione a Livia Bianchi, in quanto donna, venne proposto di avere salva la vita, ma la giovane rifiutò fieramente, preferendo morire con i suoi compagni. Per questo gesto le verrà conferita la Medaglia d’Oro.

Livia Bianchi ” Bruna”

Ennio Ferrari ” Filippo”

Angelo Selva ” Puccio”

Giuseppe Selva


Andrea Capra ” Russo”
