Cerimonia in memoria di Alfonso ed Erminio Lissi al cimitero di Rebbio.
La Memoria è prima di tutto ricordo delle persone e dei fatti; è quel filo invisibile, ma tenacissimo che tiene unite le comunità e costituisce un elemento fondamentale della vita di un popolo.
Al doloroso ricordo dei caduti per la libertà, dobbiamo unire la
conoscenza della Resistenza che fu un’esperienza collettiva fatta da
tante persone di origine diversa, di storia e formazione politica
diverse.
Tenera
viva la Memoria per conservare quel patrimonio ideale, che ha portato
l’Italia a sconfiggere il nazifascismo, avviando una nuova stagione di
libertà. Tenera viva la Memoria per ricordare che dal sacrificio di
tante e tanti è maturata la consapevolezza che poi ci ha dato la
Costituzione nettamente antifascista, costruita sulle radici della
democrazia, della solidarietà e dei diritti sociali e individuali.
Per questi motivi, ti invitiamo a partecipare sabato
2 ottobre 2021 alle ore 10.30 presso il cimitero del quartiere di
Rebbio (Como) in via Ennodio, alla commemorazione del compagno
partigiano Alfonso Lissi, caduto durante lo scontro a fuoco contro i militi fascisti nella cosiddetta “battaglia di Lenno” il 3 ottobre 1944.
Con l’occasione, ricorderemo idealmente tutte le partigiane e i partigiani caduti per la libertà e in special modo Erminio Lissi, partigiano combattente comasco.
Lo scorso anno, proprio in autunno, l’aumento dei casi di contagio da COVID 19 ci aveva costretto ad annullare l’iniziativa FRAUENLIEBE UND LEBEN, opera di Schumann prevista ad Albese. Fu una scelta dolorosa ma giusta vista l’escalation della pandemia.
DOMENICA 10 OTTOBRE alle ore 16, al CENTRO CIVICO FABIO CASARTELLI di ALBESE CON CASSANO riproporremo questa bella iniziativa! AMORE E VITA DI DONNA: Marta Fumagalli mezzosoprano e ElenaStrati al pianoforte ci faranno scoprire le emozioni della buona musica.
Sarà un concerto in onore delle donne che vogliamo dedicare in particolare alle donne Afghane
Messaggio della Segreteria nazionale ANPI per la manifestazione del 18 settembre a Firenze (Fortezza da Basso, ore 15) indetta dai lavoratori della GKN
La Segreteria nazionale ANPI
esprime piena solidarietà ed appoggio alle lavoratrici e ai lavoratori
della GKN in lotta, che sabato 18 settembre daranno vita ad una nuova,
grande manifestazione a Firenze contro i 422 licenziamenti comunicati a
luglio dalla multinazionale britannica, oggi proprietà di un fondo
americano. È intollerabile il cinismo e l’arroganza con cui padroni con
poteri giganteschi ma senza volto si rivolgono ai dipendenti
sconvolgendo le loro vite, per di più senza alcuna logica industriale.
In conclamato svilimento dei principi costituzionali, chi lavora è
trattato peggio di una merce, che si compra, si vende o di cui ci si
disfa in modo arbitrario ed antisociale. La dignità della persona, il
rispetto del lavoro e la giustizia sociale sono fra i cardini delle
ragioni della Resistenza italiana a cui si è ispirata la Costituzione e
l’intera costruzione dell’edificio democratico italiano. L’intero Paese
si unisca alla lotta dei lavoratori GKN e di tutte le altre aziende,
spesso multinazionali, che stanno licenziando. Non è così che si
costruisce la rinascita dell’Italia.
Nel 90° anniversario
dell’obbligo per i docenti universitari di giuramento di fedeltà al
fascismo, l’ANPI realizzerà tra settembre e dicembre delle conferenze
negli atenei dove insegnavano i 12 docenti che si rifiutarono di giurare
perdendo la cattedra e il diritto alla liquidazione e alla pensione. Il
VIDEO di presentazione dell’iniziativa
La Legge Casati del 1859 non
prescriveva alcun giuramento speciale per i professori universitari,
equiparati agli altri impiegati dello Stato. Veniva richiesto a tutti un
giuramento di fedeltà al re e allo Statuto. Anche la riforma del 1923
ad opera del ministro Giovanni Gentile prevedeva questa formula, pena
decadenza: “Giuro di essere fedele al Re e ai suoi Reali successori, di
osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di
esercitare l’ufficio di insegnante e adempiere tutti i doveri accademici
col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla
Patria”. La fascistizzazione della scuola e della cultura viene avviata
con la pubblicazione del Manifesto degli intellettuali del Fascismo
(Bologna, 1925) e si conclude nell’agosto 1931, quando i professori
universitari furono costretti a giurare fedeltà al regime.
In una nota a Mussolini del 1929, lo stesso Gentile scrive: “Con una
breve aggiunta alla formula vigente potrà, come ho avuto l’onore di
esporre a voce, risolvere la questione delicata e ormai urgente della
fascistizzazione delle Università Italiane”. Si ritiene dunque che fu
lui tra i promotori dell’aggiunta al giuramento delle parole “al Regime
fascista”. Una pesante cappa di piombo calò sulla scuola e sul mondo
universitario. E Gentile commentò: “L’intellettuale sbandamento (…)
sparisce dalle nostre università, dove rimase sino a ieri annidato, e la
pace necessaria al lavoro torna nella scuola. (…) Il fascismo ha vinto e
l’Italia è tutta fascista”.
All’inizio dell’Anno Accademico 1931-’32, quando 1.225 docenti
universitari furono invitati a firmare un modulo, 12 non si piegarono
all’imposizione. Persero così la cattedra e il diritto alla liquidazione
e alla pensione. Ecco i nomi (sui quali tutti gli storici concordano)
dei 12 professori che non prestarono il giuramento:
Ernesto Buonaiuti (1881-1946), Storia del cristianesimo, Università di Roma
Mario Carrara (1866-1937), Antropologia criminale e Medicina legale, Università di Torino
Gaetano De Sanctis (1870-1957), Storia antica, Università di Roma – Giorgio Errera (1860-1933), Chimica, Università di Pavia
Giorgio Levi Della Vida (1886-1967), Lingue semitiche, Università di Roma
Fabio Luzzatto (1870-1954), Diritto civile, Università di Macerata
Piero Martinetti (1872-1943), Filosofia, Università di Milano
Bartolo Nigrisoli (1858-1948), Chirurgia, Università di Bologna
Francesco Ruffini (1863-1934), Diritto ecclesiastico, Università di Torino
Edoardo Ruffini Avondo (1901-1983), Storia del diritto, Università di Perugia
Lionello Venturi (1885-1961), Storia dell’arte, Università di Torino
Vito Volterra (1860-1940), Fisica matematica, Università di Roma
Le ANPI Provinciali, in contatto con le Università di Torino, Milano,
Pavia, Bologna, Pisa, Macerata, Perugia, Roma, realizzeranno tra
settembre e dicembre prossimi conferenze negli atenei, in cui operavano i
docenti espulsi. In tali occasioni avranno inoltre luogo cerimonie
commemorative sui luoghi con targhe o iscrizioni; oppure, dove esse
siano assenti, si avanzerà la proposta di realizzarle e inaugurarle.
Infine, saranno raccolti i materiali (biografie dei docenti commemorati,
testi, relazioni, interventi) che costituiranno la base per
un’ulteriore diffusione dei risultati di conoscenza raggiunti, in primo
luogo tra gli studenti delle scuole medie e superiori.
Alla fine ci ha pensato lo storico Alessandro Barbero, in un’intervista sul Fatto Quotidiano, a rimettere uno dopo l’ altro tutti i puntini sulle “i” sul vergognoso linciaggio neofascista subito in questi giorni da Tommaso Montanari.
“Montanari non ha affatto detto che le foibe sono un’invenzione e che non è vero che migliaia di italiani sono stati uccisi lì. Nessuno si sogna di dirlo: la fuga e le stragi degli italiani hanno accompagnato l’avanzata dei partigiani jugoslavi sul confine orientale, e questo è un fatto. La falsificazione della storia da parte neofascista, di cui l’istituzione della Giornata del Ricordo costituisce senza dubbio una tappa, consiste nell’alimentare l’idea che nella Seconda guerra mondiale non si combattesse uno scontro fra la civiltà e la barbarie, in cui le Nazioni Unite e tutti quelli che stavano con loro (ad esempio i partigiani titini, per quanto poco ci possano piacere!) stavano dalla parte giusta e i loro avversari, per quanto in buona fede, stavano dalla parte sbagliata; ma che siccome tutti, da una parte e dall ’altra, hanno commesso violenze ingiustificate, eccidi e orrori, allora i due schieramenti si equivalevano e oggi è legittimo dichiararsi sentimentalmente legati all’una o all ’altra parte senza che questo debba destare scandalo.
Ma proprio perché quando di fatti del genere se ne sono verificati, purtroppo, continuamente, da entrambe le parti (ma le atrocità più vaste e più sistematiche, anzi programmatiche, le hanno compiute i nazisti, questo non dimentichiamolo), scegliere una specifica atrocità per dichiarare che quella, e non altre, va ricordata e insegnata ai giovani è una scelta politica, e falsifica la realtà in quanto isola una vicenda dal suo contesto. Intendiamoci, se io dico che la Seconda guerra mondiale è costata la vita a quasi mezzo milione di italiani, fra militari e civili, e che la responsabilità di quelle morti è del regime fascista che ha trascinato il Paese in una guerra criminale, qualcuno potrebbe rispondermi che però le foibe rappresentano l’unico caso in cui un esercito straniero ha invaso quello che allora era il territorio nazionale, determinando un esodo biblico di civili e compiendo stragi indiscriminate; e questo è vero. Ma rimane il fatto che se io decido che quei morti debbono essere ricordati in modo speciale, diversamente, ad esempio, dagli alpini mandati a morire in Russia, dai civili delle città bombardate, dalle vittime degli eccidi nazifascisti – che non hanno un giorno specifico dedicato al loro ricordo: il 25 Aprile è un’altra cosa – il messaggio, inevitabilmente, è che di quella guerra ciò che merita di essere ricordato non è che l’Italia fascista era dalla parte del torto, era alleata col regime che ha creato le camere a gas, e aveva invaso e occupato la Jugoslavia e compiuto atrocità sul suo territorio: tutto questo non vale la pena di ricordarlo, invece le atrocità di cui gli italiani sono stati le vittime, quelle sì, e solo quelle, vanno ricordate. E questa è appunto la falsificazione della storia”.
Lettera inviata dal Comitato Provinciale ANPI di Como e dalla sezione ANPI territorio erbese al sindaco Giuseppe Sormani
Egregio signor sindaco Sormani,
apprendiamo dalla stampa locale di lunedì 23 agosto dell’ incendio della pineta che sarebbe intitolata alla memoria di Arnaldo Mussolini, fratello dell’ ex duce.
Con grande sconcerto apprendiamo dalle sue dichiarazioni che l’ intitolazione della pineta sarebbe da catalogare come memoria storica e della sua volontà di voler mantenere la dedica della pineta ad Arnaldo Mussolini.
Non può sfuggire il parallelismo con le farneticanti dichiarazioni del sottosegretario leghista Durigon che vorrebbe re-intitolare il parco di Latina, dedicato ai giudici Falcone e Borsellino, al fratello dell’ ex duce.
A nostro avviso lei confonde la memoria storica, che è doverosa per ogni cittadino e che come ANPI perseguiamo in ogni nostra iniziativa, con il revisionismo strisciante che va tanto di moda.
Vede, il Comune di Sormano ha beneficiato dell’ opera pastorale e patriottica di don Carlo Banfi, che con grande senso del dovere e grande umanità, ha salvato dalla sicura deportazione nei campi di concentramento nazisti numerose famiglie ebree, renitenti alla leva fascista, partigiani e antifascisti e soldati alleati, avviandoli su sentieri sicuri che attraverso le montagne e il lago portavano alla vicina Svizzera e che, ironia della sorte, passavano proprio vicino a quella pineta.
Esiste una stridente ed evidente contraddizione fra i due personaggi, non trova? Qual’ è dunque la memoria storica da salvaguardare? Quella di un losco personaggio cresciuto all’ ombra del potente fratello, fautore della fascistizzazione di tutta la stampqa italiana, manovratore di grandi capitali, corrotto e corruttore, coinvolto mani e piedi nei loschi affari petroliferi fra Italia e Stati Uniti e persino con un ruolo di comprimario nel delitto Matteotti, il quale aveva scoperto i maneggi dei fratelli Mussolini e per questo è stato eliminato.
Questo è Arnaldo Mussolini, non il fratello buono e mite tanto devoto e nemmeno un ambientalista ante litteram che amava tanto la natura.
La Repubblica Italiana e la Costituzione sulla quale lei ha giurato trovano fondamento nella lotta di liberazione nazionale contro il nazifascismo, non è possibile cedere ad un revisionismo dilagante che si propone di dimostrare che esiste un fascismo buono.
Vi sono segnali allarmanti per cui alcune amministrazioni locali procedono ad intitolazioni di vie, piazze o luoghi a personaggi quantomeno discutibili e che hanno ricoperto ruoli di rilievo nel passato regime, tutto ciò è intollerabile!
L’ Associazione Nazionale Partigiani d’ Italia, che rappresentiamo, è impegnata proprio in questi mesi in una ricerca toponomastica, comune per comune, al fine di individuare quanto rimasto del passato regime e conseguentemente proporre nuove intitolazioni ai Resistenti, ai padri fondatori della Repubblica,a tutti coloro che, con il loro sacrificio, ci hanno ridato la democrazia.
Signor Sindaco, pensiamo sinceramente che lei sia una persona democratica. Lo dimostri intervenendo subito per cancellare questa vergogna, il suo antifascismo e il suo spirito democratico lo dimostri anche celebrando tutti gli anni il XXV Aprile, che non è festa di parte ma di tutta la Nazione.
Il Comitato Provinciale ANPI di Como e la sezione territoriale dell’ erbese Luigi Conti.
Nel territorio comunale di Sormano, nella nostra provincia, è andata a fuoco una pineta che, si è scoperto, nel 1932 era stata intitolata ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce.
Immediata la reazione di contrarietà dell’ ANPI provinciale di Como, con una dichiarazione al Corriere della Sera a cui seguiranno, nella giornata di oggi, altre dichiarazioni rilasciate alle reti mediaset.
In collaborazione con la sezione Anpi Monguzzo, appartenente al territorio, si sta preparando una lettera da inviare al sindaco Giuseppe Sormani perchè si ponga fine a questo obbrobrio della storia.
E’ con profondo rammarico e grande amarezza che dobbamo annunciare che si è spenta questa mattina la compagna Lidia Cevenini, del direttivo Anpi provinciale di Como.
Ai familiari porgiamo le più sentite condoglianze da parte del presidente Guglielmo Invernizzi e di tutto il direttivo Provinciale.
Per espressa volontà della compagna Lidia, i funerali non verranno celebrati.