LURAGO MARINONE : LA VIOLENZA ALLE DONNE

LURAGO MARINONE
VENERDI’ 25 OTTOBRE
SALA CONSILIARE DEL COMUNE
ORE 21,00
LA VIOLENZA ALLE DONNE
UN FENOMENO AL QUALE DAR VOCE

Il Comune di Lurago Marinone, in collaborazione con l’Associazione Telefono Donna di Como, propone la serata: “Violenza alle donne: un fenomeno al quale dar voce”. Venerdì 25 ottobre 2013 presso la Sala Consiliare del Comune di Lurago Marinone.

COMO – LA NOTTE DEI SENZA DIMORA

PRENOTA IL PRANZO DI SABATO: AIUTI IL PROGETTO “ANGELI CUSTODI”!

Come ogni anno, ritorna a Como l’iniziativa “La notte dei senza dimora”.

Dormire in strada, una notte. Per informare. Denunciare. Condividere.

Per capire. Far capire.

Un percorso individuale di un cittadino normale che si collettivizza in un gesto simbolico disarmante: dormire in strada vicino a chi ci dorme ogni notte.  Una notte simbolo che vuole essere un messaggio chiaro per i nostri politici (e non solo): basta con l’impoverimento!

“La notte dei senza dimora” è un evento realizzato da liberi cittadini e associazioni che tentano di porsi come ponte di collegamento tra gli emarginati di queste nostre città e i loro amministratori.

LA NOTTE DEI SENZA DIMORA

17 OTTOBRE

CENTRO PASTORALE DI VIA CESARE BATTISTI, ORE 20,45

Convegno su

“REDDITO DI AUTONOMIA, CONTRASTARE LA POVERTA’ IN UNA PROSPETTIVA DI SUSSIDIARIETà ATTIVANTE”

relatrice Rosangela Lodigiani, Università Cattolica di Milano

19 OTTOBRE

TEATRO LUCERNETTA, ORE 09,45

spettacolo teatrale ” CLANDESTINO ( in casa)”

a cura di Coop Attivamente – Residenza teatrale Torre Rotonda

al termine, “INSIEME VERSO UN MONDO SENZA DISCRIMINAZIONI”

dibattito con Alessandro Lion, organizzazione FIOPSD di Padova

PIAZZA GRIMOLDI, ORE 13

PRANZO CONVIVIALE, UN’OCCASIONE PER INCONTRARE IL NOSTRO PROSSIMO.

La partecipazione al pranzo è aperta a tutti ed è a offerta libera, il ricavato dell’iniziativa andrà a sostegno del progetto ” Angeli custodi”

E’ richiesta la prenotazione    info@csv.como.it    tel. 031/ 301800

TEATRO LUCERNETTA, ORE 21,00

spettacolo di giocheria, luci e fuoco dell’artista MATTIA CANTI

musica popolare ed etnica con il gruppo musicale D’ALTROCANTO

al termine rinfresco offerto da Garabombo

PORTICI DEL LICEO VOLTA, ORE 24,00

notte di solidarietà con i senza dimora



LA MORTE DI ERICH PRIEBKE

E’ morto la SS Priebke. L’Anpi: “Non possiamo dimenticare”

L’ ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto a Roma all’età di 100 anni. Era stato condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, dove per rappresaglia vennero fucilati 335 antifascisti.

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/13/10/11/priebke-morto-ex-ss.html

“Rispettiamo la persona di fronte alla morte, ma non possiamo dimenticare le vittime delle Fosse Ardeatine.Erich Priebke è stato un criminale, al servizio di una dittatura sanguinaria”. Questo il commento di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI.

11 OTTOBRE, FERMIAMO LE STRAGI NEL MEDITERRANEO

CGIL – CISL – UIL

COMO, 11 OTTOBRE

FERMIAMO LE STRAGI NEL MEDITERRANEO

Per la giornata nazionale Fermiamo le stragi nel Mediterraneo, i sindacati CGIL CISL e UIL stanno organizzando anche a Como un presidio in piazza San Fedele venerdì 11 ottobre, ” perchè al dolore e all’indignazione possa seguire la ricerca di soluzioni concrete”.

GCIL CSIL e UIL hanno proclamato per il prossimo 11 ottobre una giornata di mobilitazione nazionale “Fermiamo le stragi nel Mediterraneo” per chedere una diversa politica in materia di immigrazione ed asilo.

La tragedia di Lampedusa – scrivono in una nota i sindacati – si aggiunge a decine di altre che si sono consumate negli ultimi anni e che sono costate la vita ad oltre ventimila persona: esseri umani che hanno lasciato il loro Paese fuggendo da guerre e persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore.

GCIL CISL e UIL non intendono restare in silenzio di fronte al ripetersi di queste tragedie. Il mondo del lavoro si mobilita perchè all’indignazione ed al dolore possa seguire la riceca di soluzioni concrete.

Nel merito, le associazioni dei sindacati chiedono di realizzare un piano per la costruzione di un efficace sistema di accoglienza, anche attraverso l’impegno dell’ Unione Europea, che non può esimersi dalla responsabilità di sostenere una delle più importanti frontiere europee nel Mediterraneo; istruire corridoi umanitari per i profughi che fuggono dalle guerre, rendendo esigibili, in condizioni di sicurezza, l’accesso all’asilo e alle misure di protezione internazionale; riformare la legislazione sull’immigrazione e dotare l’Italia di una legge organica in materia di asilo; contrastare la tratta degli esseri umani, anche attraverso forme efficaci di collaborazione con i Paesi di origine e di transito di migranti e profughi e colpendo duramente i trafficanti.

INTERVISTA A RODOTA’ SULLA COSTITUZIONE

STEFANO RODOTA’ INTERVISTATO DALL’ UNITA’

Da L’ Unità del 9 ottobre 2013. Stefano Frulletti

Non un nuovo partito, né un’adunanza di nostalgici conservatori di sinistra. Per Stefano Rodotà sabato a Roma i protagonisti delle «battaglie vinte» usando la Costituzione cercheranno di costruire una «rete» per cambiare la politica italiana. Cominciando dal respingere le derive presidenzialiste che per Rodotà si nascondono nel pacchetto di riforme costituzionali promosso dal go­verno.
Professore cosa non va nella strada imboccata dal governo?
«L’articolo 138 è la regola delle regole e quindi non dovrebbe essere disponibile. Non dovrebbe essere modificata».
Ma si tratta di una procedura molto complessa che rende lunga e faticosa qualsiasi modifica costituzionale.
«Non è vero. Non è una procedura particolarmente pesante soprattutto se confrontata con quello che succede in altri Paesi. Negli Stati Uniti per approvare una modifica alla Costituzione federale devono essere d’accordo tutti gli Stati. In Belgio quando si modifica la Costituzione si sciolgono le Camere e si va a votare in modo che i cittadini possano dare anche un giudizio politico su chi l’ha modificata. L’articolo 138 è una garanzia per tutti. Invece prevedono una deroga, ma così si crea un precedente. Ci sono dei punti fermi che non vanno toccati perché appartengono alle garanzie democratiche».
Nel merito però tutti o quasi concordano sul fatto che certi aspetti vadano riformati: dal bicameralismo perfetto alla riduzione dei parlamentari. È sbagliato?
«No. Dalla riduzione dei parlamentari alla fine del bicameralismo perfetto alla modifica del Titolo V che ha creato un contenzioso sempre più ingarbugliato fra Stato e Regioni, c’è largo consenso».
Allora qual è l’obiezione?
«Che proprio perché così largamente condivise queste riforme potevano essere fatte tranquillamente con la procedura normale. Se fossimo partiti quando il governo ha scelto la strada della deroga, a quest’ora saremo già un bel pezzo avanti nella direzione giusta. La verità però è un’altra».
Quale?
«Che facendo una sorta di pacchetto da prendere tutto intero si vuole inserire una modifica della forma di governo accentrando i poteri».
E voi siete contrari.
«Sono contrari i cittadini. Il governo Berlusconi nel 2005 approvò una riforma costituzionale in questa direzione. Poi però ben 16 milioni di cittadini la bocciarono col referendum. Oggi si fanno tante polemiche sui referendum disattesi, da quello sul finanziamento pubblico ai partiti a quello sulla responsabilità civile dei giudici. Quel referendum che è molto più impegnativo invece non viene considerato».
Il nodo è la forma di governo?
«Su quel passaggio che punta ad accentrare il potere nelle mani del presidente del Consiglio con una larvata curvatura presidenzialista non c’è consenso. Ma si cerca di farlo passare legandolo alle altre riforme su cui invece il consenso c’è».
Ma c’era un’altra strada?
«Certo. Sarebbe stato più opportuno approvare singolarmente le riforme condivise largamente. Invece così al referendum sarà portato un pacchetto, un prendere o lasciare. E io che sono d’accordo sulla riduzione dei parlamentari, sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riforma del Titolo V, ma non sull’accentramento dei poteri al premier, sarò obbligato a votare o contro, quindi dicendo no a quello su cui concordo, oppure a votare a favore, dicendo sì anche a una forma di governo più o meno presidenziale».
Il professore Zagrebelsky mette in guardia da modifiche anche sulla seconda parte della Costituzione che, a suo giudizio, comprometterebbero anche la prima parte. Quella sui valori fondamentali che lo stesso premier Letta ha più volte detto che non si tocca.
«Io sono per la “buona manutenzione” di cui parla Alessandro Pizzorusso. Quindi se riduco i parlamentari non incido sulla prima parte. Ma se tocco l’autonomia della magistratura o il modo in cui si approvano le leggi tocco quei diritti fondamentali che per la Costituzione possono, appunto, essere limitati solo in forza di legge o di decisione autonoma e motivata dell’autorità giudiziaria».
La piazza di sabato non rischia di essere l’appuntamento della sinistra, sì nobile, ma che vuole conservare le cose così come sono?
«No, perché quella di sabato non è solo l’iniziativa di chi si oppone alla proposta di revisione costituzionale del governo. È qualcosa di più e di diverso».
Cosa?
«In questi anni ci sono stati soggetti sociali e collettivi che hanno utilizzato la Costituzione in maniera vincente. 27 milioni di persone coi referendum, uno strumento costituzionale, hanno detto no al nucleare, no alle leggi ad personam, sì all’acqua pubblica. E quando si è tentato di aggirare il referendum sull’acqua, i promotori si sono rivolti alla Corte Costituzionale che ha stabilito che i risultati devono essere rispettati. È stata una battaglia costituzionale vincente. La Fiom ha fatto garantire attraverso le leggi e la Costituzione il diritto alla rappresentanza nelle fabbriche. Una garanzia che vale non solo per i propri iscritti, ma per tutti i lavoratori e i sindacati. Libera di Don Ciotti, impugnando come dice lui Vangelo e Costituzione, combatte concretamente per la legalità, ad esempio sui beni confiscati alla mafia. Alla Costituzione fanno riferimento Emergency per il diritto universale alla salute, l’Arci per la promozione della cultura».
Volete fare un nuovo partito?
«Non vogliamo fare né un partito né un raggruppamento della sinistra, come dicono alcuni di Rifondazione, ma vedere se questi vari soggetti possano creare una massa critica per influire sulla politica non in opposizione né col Parlamento né coi partiti. Qui non c’è anti-politica, ma l’esatto contrario. Perché l’obiettivo è creare un forte movimento sociale e civile che dia forza a chi vuole fare battaglie sul reddito minimo, sui beni comuni, sui diritti civili. Dal 13 ottobre in avanti vogliamo provare a creare una rete civile, uno spazio politico in cui si elabora e si propone per far sì che la politica di questo Paese sia una vera politica costituzionale».

LA NUOVA STAGIONE DELL’ANPI

LA NUOVA STAGIONE DELL’ ANPI

Questa volta, voglio dedicare le mie note al ricordo della magnifica esperienza che abbiamo fatto, insieme ad una quarantina di giovani, a Ventotene, nei giorni 4-5-6 ottobre, con l’intervento anche di gran parte della Segreteria Nazionale.
Avevamo preparato da tempo e con convinzione questo incontro che aveva più motivi di ispirazione e di aspirazione. Anzitutto, far conoscere a un gruppo consistente di ragazze e di ragazzi un luogo di “confino”, dove il fascismo allontanò coloro che si opponevano al regime, isolandoli perfino dalla popolazione civile dell’isola.

Non posso elencare le persone, anche importanti, che vi furono ristrette; ci sono alcuni nomi molto noti (Pertini, Spinelli, Di Vittorio, Terracini, Longo, Amendola, Basso, Rossi, Ravera) che parlano per tutti; e questo obiettivo è stato raggiunto con una spiegazione molto chiara e diffusa di Filomena Gargiulo su come vivevano i confinati, chi erano, cosa facevano e come si comportavano, insomma la loro vita nell’isolamento; e poi con una “lezione” del prof. Ganapini sul fascismo e sul binomio repressione-ricerca del consenso.

Poi, c’era una bella mostra realizzata dalla Famiglia Banchieri in ricordo di alcuni componenti della famiglia, antifascisti da sempre e per sempre; la mostra è stata presentata e illustrata molto bene e con grande chiarezza da uno dei nipoti, Giorgio Banchieri.
L’altro obiettivo era quello di far incontrare, appunto, più di quaranta fra ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, perché si conoscessero e si scambiassero esperienze ed idee; ed anche questo obiettivo è stato realizzato, perché nelle pieghe delle varie iniziative, nei momenti di libertà e nonostante il maltempo, si sono conosciuti, hanno parlato, hanno discusso, hanno fatto, insomma, su questo piano, un’esperienza che loro stessi hanno definito straordinaria.

Infine, c’era l’obiettivo di creare uno spazio di un paio di ore perché i ragazzi e le ragazze si incontrassero fra loro in una delle sale-convegno della splendida struttura che, a questi fini, è stata creata dal Comune di Ventotene (una struttura inusuale per una piccola isola e degna di essere collocata anche in città e in spazi più estesi; tra parentesi, le auguriamo sinceramente un grande successo di utilizzo, di iniziative, di convegni, così come merita). All’incontro tra i giovani, doveva seguire – ed è seguito – un confronto con il Presidente Nazionale. Ed anche questo obiettivo è stato raggiunto, anche se tutti hanno concordato sul fatto che ci sarebbe voluto più tempo perché il confronto-dialogo si prolungasse ancora oltre i limiti imposti dal tempo e dal programma. Devo dire che anche in questo caso è andato tutto bene, con grande civiltà e con un grande sforzo comune di capirsi, al di là delle differenze generazionali e di comprendere bene, tutti, che cosa è e cosa deve essere, l’ANPI, in tempi difficili come questi e nelle nuove situazioni che le trasformazioni politico-sociali presentano.

Personalmente, ne sono stato molto soddisfatto perché ho visto ragazzi molto attenti e seri, ho percepito toni sinceri e rispettosi di tutte le idee; insomma, mi è parso un confronto vero ed appassionato, con un solo, evidente difetto: ce ne vorrebbero tanti di incontri così e con più tempo a disposizione.

Cosa che è stata percepita e colta da tutti, tanto che quando mi è sembrato giusto, sulla nave, sedermi in mezzo ad un gruppo di loro, per chiedere che cosa avrebbero voluto, in più, rispetto a ciò che si era potuto fare, la risposta è stata pressoché corale: più tempo e più
ampiezza del confronto, in modo che ognuno potesse superare le timidezze, i formalismi, le naturali difficoltà a parlarsi con franchezza quando ci si è appena conosciuti e quando si è divisi, inesorabilmente, da qualche decina di anni.

Devo dire, sinceramente, che sono stato interessato a tutto ciò che si è fatto e si è potuto fare, nonostante – ripeto – la flagellazione del vento e talora della pioggia, in questo fine di settimana; ma forse quello che mi ha dato di più è stato l’incontro, magnifico, sulla
nave, quando ci siamo parlati a viso aperto, con franchezza e amicizia e ne è uscita con chiarezza una indicazione precisa per le esperienze future. Di questa chiarezza e di questa sincerità sono particolarmente grato a coloro che hanno partecipato agli incontri di Ventotene, perché questo ci rappresenta una esigenza e una necessità prioritarie: sviluppare il più possibile, in tutte le forme e con tutti i mezzi di cui possiamo disporre, l’incontro e il confronto con coloro ai quali, in un domani spero non troppo vicino, affideremo l’ANPI perché la portino avanti, non dimenticando le tradizioni, i valori e la memoria, ma rendendo tangibili gli intenti e soprattutto i frutti di quella che abbiamo definito, negli ultimi congressi, “la nuova stagione dell’ANPI”.

Faremo in modo che l’esperienza non vada dispersa, che i contatti che abbiamo realizzato si intensifichino e si approfondiscano, anche fra gli stessi ragazzi e ragazze che sono venuti a Ventotene. Ma chiedo, ai nostri dirigenti provinciali, ai coordinatori regionali, ai nostri dirigenti, insomma (compresi i presidenti di sezione) di consentire e agevolare la “socializzazione” di questa preziosa ed emozionante esperienza. Non potremo mai raggiungere tutti i giovani che aderiscono all’ANPI; possiamo fare solo iniziative, di vario tipo, per gruppi ed intensificarle, se i mezzi ce lo consentiranno; ma sarebbe gran male se restassero solo belle esperienze di pochi e non riuscissimo a trasmetterle a tutta le strutture dell’Associazione perché ne facciano tesoro e trasformino le esperienze, i risultati, in iniziative, che a loro volta produrranno i loro frutti.

Insomma, non lasciate da solo, questo gruppo di ragazze e ragazzi, a ricordare la bella esperienza di Ventotene, ma aiutateli a crescere e svilupparsi ancora di più; se ci riuscirete, vedrete con facilità che questo aiuterà a crescere tutta l’ANPI, perché abbiamo bisogno di una forte iniezione di energie giovanili, con la loro carica di pensieri, di idee, di volontà, di entusiasmo che faranno diventare ancora
più grande, attiva, efficace la nostra meravigliosa Associazione.

Per concludere, voglio ricordare, con gratitudine, che la sera di sabato abbiamo assistito anche ad uno spettacolo realizzato da una giovane (e bravissima) attrice, con un tecnico delle luci e dei suoni e perfino con l’aggiunta di pupazzi, burattini ed altre strumentazioni di
grandissima fantasia. Uno spettacolo bello e pieno di inventiva, dedicato al ricordo della vita e delle vicende politiche di una giovane donna, passata dal “distacco” borghese all’impegno politico organizzato, alla Resistenza, ad Auschwitz, sopravvivendo a tutto e rimanendo
sempre se stessa, impegnata e antifascista.

Uno spettacolo–insegnamento di vita, da ricordare davvero anche per la sua freschezza giovanile, coniugata ad una professionalità
anticipatrice di successi futuri, che – di cuore – auguriamo ai due giovani, simpatici e disponibili come si deve essere sempre, ma soprattutto alla loro età (ricordo, per chi volesse sperimentarli, che si tratta di Marta Cuscunà e Marco Rogante, autori e realizzatori di “un
progetto di teatro civile per un’attrice, 5 burattini e 1 pupazzo”, nello spettacolo “è bello vivere liberi!”).

Alla fine, un ringraziamento sincero a tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita di questa esperienza, che ho voluto già da qui “socializzare”, ai tanti che sono stati preziosi per curare ogni particolare anche logistico, al Sindaco di Ventotene che ci ha messo a
disposizione la splendida struttura di cui ho detto e che – per un tratto – ci ha fatto da guida nelle stradine cariche di ricordi e di storia dell’isola, al medico cardiologo che ci ha fatto anche da autista quando imperversava la pioggia ed è stato sempre con noi, per aiutarci,
con una disponibilità straordinaria, ai dirigenti di Latina ed ai “ragazzi di Latina” che hanno organizzato, all’entrata della Sala riunioni, un bellissimo e significativo gazebo; a tutti insomma, coloro che hanno creduto fin dall’inizio, a Roma, a Latina, a Ventotene, in questa
iniziativa ed hanno fatto di tutto perché si realizzasse al meglio, dedicando, a questo scopo,
impegno, tempo, sacrificio.

Grazie anche alla pazienza delle ragazze e ragazzi partecipanti, ai quali abbiamo inflitto, forse, un programma troppo impegnativo e senza tregua, incalzati dal tempo (anche da quello meteorologico), ma che hanno impavidamente resistito a tutto, con la loro giovinezza e la loro simpatia (che hanno fatto molto bene anche a noi).

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

TEATRO DAL VERME, LA SMENTITA

CONCERTO NAZIROCK DEL 16 DICEMBRE

Da Osservatorio Democratico

LA SMENTITA DEL TEATRO DAL VERME – Lo spazio teatrale, interpellato sulla vicenda, smentisce: «La piantina è reperibile sul nostro sito – spiega Giuseppe Manzoni, consigliere della Fondazione «I pomeriggi musicali» – ma non ne abbiamo autorizzato la pubblicazione. Diffidiamo gli organizzatori del concerto dall’utilizzarla e abbiamo dato mandato al nostro legale di verificare se ci sono gli estremi per una denuncia». Il festival non compare nemmeno sul calendario del Dal Verme: la casella del 16 dicembre è vuota.

IL TEATRO DAL VERME PER IL CONCERTO DEL 16 DICEMBRE?

CONCERTO NAZIROCK DEL 16 DICEMBRE

L’intervento del clan La Russa per una prova di forza di tutta l’estrema destra lombarda nel centro di Milano


Da Osservatorio Democratico del 27/09/13

Ancora una volta galeotta è stata la piantina del teatro messa sul sito per propagandare il Concerto per Carlo: l’evento del prossimo 16 dicembre, dopo la conclamata indisponibilità del Manzoni, si dovrebbe tenere al Dal Verme, in pieno centro di Milano, in via San Giovanni sul Muro, a pochi passi da via Dante. Qui, grazie ai buoni uffici di Ignazio La Russa, si è finalmente recuperata una location adatta (come ama dire Guido Giulando, il vero ideatore di questa iniziativa), dopo che gli organizzatori avevano seriamente valutato di traslocare addirittura fuori Milano, dalle parti di Malnate, in provincia di Varese, nella stessa struttura (di proprietà di un’associazione leghista) che ospitò il 20 aprile scorso il concerto per il “compleanno di Hitler” organizzato dagli Hammerskin.
Le pratiche erano già state avviate, quando il clan La Russa ha pensato bene di mettersi di mezzo. L’idea, a questo punto, sarebbe quella di abbandonare qualsivoglia velleità musicale per promuovere una manifestazione tutta politica in grado di riunire al gran completo l’estrema destra milanese e lombarda, dai Fratelli d’Italia a Forza nuova, passando per Lealtà azione e Militia Como. Insomma da De Corato alle teste rasate, fino a quelli del festival neonazista di Cantù. Non sappiamo ancora se anche in questa occasione rispunterà il sindaco canturino per un saluto o sarà invece la volta del presidente della provincia di Milano Guido Podestà, il maggior sponsor oggi di tutta la paccottiglia nazistoide meneghina. Obiettivo: “Liberare Milano”, ovviamente dagli antifascisti. Una sorta di prova di forza, a ridosso delle manifestazioni in ricordo della strage di piazza Fontana e di Giuseppe Pinelli.
Va sottolineato che il Teatro Dal Verme (di proprietà di Comune e Provincia) è gestito dal 2001 dalla fondazione I pomeriggi musicali, riconosciuta dal Ministero per i beni culturali e che nel suo consiglio d’amministrazione siedono ben tre rappresentanti dell’amministrazione comunale.