PRESIDENZIALISMO

NOTAZIONI DI CARLO SMURAGLIA, PRESIDENTE ANPI NAZIONALE.

Puntuale come un cronometro, rispunta – di quando in quando – l’idea del presidenzialismo, da affrontare subito dopo la riforma del Senato. Non so più come fare a ripetere che di presidenzialismo, nell’ANPI, ben pochi vogliono sentir parlare. La stragrande maggioranza di noi è fermamente convinta che questa è una Repubblica ancora troppo fragile perché ci si possa permettere il lusso di insistere su istituti, come il “premierato”, il “presidenzialismo”, e così via, che parlano sempre il linguaggio della concentrazione del potere in poche mani.

Ma è ovvio che l’ostilità di sempre si rafforza nel momento in cui si parla, praticamente, di abolire” il Senato (cioè di togliere di mezzo un vero Senato elettivo e con poteri equilibrati rispetto alla Camera), si cerca di aumentare il potere del Governo di influire sull’agenda del Parlamento, ci si propone addirittura di aumentare le firme sia per l’iniziativa popolare, sia per il referendum ; non dimenticando che c’è sempre, a mezz’aria, una riforma della legge elettorale che di certo non restituisce poteri ai cittadini, anzi continua ad incidere negativamente sulla rappresentanza.

In queste condizioni è meglio per tutti dire subito che di “presidenzialismo” non se ne parla proprio, non è un tema attuale e non lo sarà neppure in prosieguo, in un Paese che non ha bisogno di dividersi ancora, ma semmai di ritrovarsi attorno ai temi del lavoro, della crescita, del rilancio delle attività produttive, e così via.

Stupisce il fatto che ai ballons d’essai, lanciati periodicamente da membri di Forza Italia, né il Governo e neppure i partiti che ne fanno parte riescano a dare una risposta netta e precisa, mostrando a tutti un’autentica chiusura verso una novità non gradita. Anzi, da parte di membri del Governo si continua a dire che adesso c’è da affrontare la riforma del Senato e poi si vedrà. Non è possibile compiere un piccolo, modesto sforzo, per dire di no e basta?

Oppure anche su questo esiste già qualche accordo più o meno segreto? Vorrei proprio sperare di no; ma raccomando a tutti, comunque, di stare in guardia, pronti a reagire.

 

LANZO INTELVI- GIOVEDI’ 31 LUGLIO

“Grandissimo amore, purtroppo è impossibile dirti a voce, in pubblico, tutto quello che ho in cuore e che mi resta dentro. Ho tanta tenerezza per te, per il tuo abitino bianco a pallini blu, per il tuo tailleur grigio, per la tua timidezza al di là del filo spinato maledetto che mi entra con le sue spine nel cuore. Potessi tenerti fra le braccia, baciarti fino a dimenticare quanto amore ho accumulato in questi mesi, quanto affetto ogni momento devo nascondermi dentro!”.

 

LANZO INTELVI – PALALANZO

GIOVEDI’ 31 LUGLIO 2014 – ORE 20.45

In collaborazione con la Biblioteca Comunale di Lanzo d’Intelvi

Giuliano Banfi presenta il libro “Amore e speranza” corrispondenza tra i genitori Julia Bertolotti e Gian Luigi Banfi, detenuto nel campo di concentramento di Fossoli aprile-luglio 1944.

Introduzione Adalberto Piazzoli

Presentazione di Giuliano Banfi

Letture di Maria Pia Vincenti e Jean Blanchaert

 


Gian Luigi Banfi nacque a Milano nel 1910 e morì nel campo di concentramento di Gusen nel 1945. Nella seconda metà degli Anni Trenta aderì all’antifascismo, frequentando Vittorini, Basso, Formiggini, Steiner, Gasparotto, Greco, Paggi, Tino, Spinelli e Rollier. Presso il suo studio si tennero le riunioni che portarono alla fondazione del Partito d’ Azione. Richiamato alle armi nel ’43, dopo l’ Armistizio entrò nella Resistenza e si occupò della stampa clandestina di “Italia Libera”, dell’ espatrio di politici ebrei e di rilevamenti militari. Fu arrestato su delazione a Milano il 21 marzo 1944 e dopo la prigionia a San Vittore fu portato a Fossoli e poi a Bolzano. Il 5 agosto 1944 fu deportato a Mauthausen, dove giunse due giorni dopo. Morì a Gusen il 10 aprile 1945.

VOCI DA GAZA

VOCI DA GAZA

 

Pubblichiamo le testimonianze dello staff locale di Vento di Terra, in questi giorni di offensiva militare israeliana, per dar voce a chi sta vivendo nel terrore dei bombardamenti, affinchè la società civile possa essere informata.

 

A meno di due anni dall’ultima pesante operazione militare (novembre 2012), le forze armate israeliane lanciano l’8 luglio la nuova offensiva “Bordo Protettivo”. In questi giorni nella Striscia di Gaza, il lembo di terra più densamente popolato al mondo, si sta assistendo all’ennesima strage umanitaria, che colpisce soprattutto donne e bambini. Non vogliamo, qui, pubblicare immagini raccapriccianti e fornire numeri, che è possibile trovare su numerosi altri canali di informazione.
Qui vogliamo dare voce alle persone che vivono nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, alle persone con cui ogni giorno lavoriamo per garantire servizi base a donne e bambini, in un’ottica di sviluppo, cooperazione e pace. Le parole del nostro staff locale, che per noi rappresentano le parole e la situazione che sta vivendo tutta la popolazione Gazawi.

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18/07/2014 – F., insegnante presso l’asilo della Terra dei Bambini: “Stanotte alle 11 abbiamo lasciato il villaggio di Um al Nasser. Sono state bombardate alcune case vicino all’asilo, e poi alcune altre case nella parte superiore del villaggio, dove c’è anche la nostra casa.”
Così tutti, circa 5.000 persone, alle 11 di ieri sera hanno lasciato le proprie case e si sono messi in cammino verso il campo profughi di Jabalia. La maggior parte è andata nelle scuole Unrwa, dove F. dice non esserci acqua, elettricità e cibo. “E’ ramadan e per i grandi il cibo non è un problema, ma per i bambini sì. Le persone dormono per terra e sui banchi di scuola. Cercano tutti di dormire di giorno se non ci sono esplosioni, perchè la notte con tutte le bombe e gli incubi nessuno dorme.
Lei, le sue sorelle e due zie sono andate a casa di parenti. La famiglia si è divisa: i suoi genitori con i fratelli maschi alla scuola UNRWA, loro in questa casa del campo di Jabalia. Sono in 4 famiglie, 20 persone, in 60 mq con le solite difficoltà di gaza (acqua non potabile, elettricità che manca quasi sempre).
Le altre maestre ad oggi sono tutte vive, anche loro nel campo di Jabalia. “Cerco di mettermi in contatto con loro spesso, almeno per sapere come stanno”, ci dice F.
Il villaggio di Um Al Nasser è quindi rimasto vuoto.

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16/07/2014 – Riusciamo nuovamente a contattare A.K., la situazione è sempre più critica, c’è grande paura e disperazione: “Ci siamo dovuti spostare a casa di mio fratello, con i nostri 4 figli, perché hanno bombardato 4 edifici proprio di fronte alla nostra casa. Non sono completamente distrutti, per cui li bombarderanno di nuovo, ma non sappiamo quando. Non c’è acqua e i camion che di solito riempiono le cisterne sui tetti non operano in questi giorni. Uno di quei camion è stato colpito da un missile pochi giorni fa. Così non c’è telefono e internet e l’elettricità va e viene. Proprio ora un aereo sta gettando volantini dal cielo, chiedendo alla gente di lasciare le case perché intendono bombardare in modo pesante o entrare via terra con i carri armati … chissà … ma dove dobbiamo andare? Dove devo andare con i miei figli?”

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13/7/2014 –  F. fa parte dello staff locale di Vento di Terra, lavora ogni giorno con i bambini nella “Terra dei Bambini”, a Um al Nasser, a nord della Striscia di Gaza. Siamo riusciti a contattarla e scambiare qualche parola poco fa. E’ tra quelli che hanno ricevuto l’avviso di lasciare le proprie case. Ma loro hanno deciso di non andare via. Sono terrorizzati, ma, ricordando che nell’ultimo attacco sono state bombardate anche le scuole di UNRWA (Onu), dice che tanto nessun posto è sicuro a Gaza. “Tanto vale – dice – rimanere a casa propria”. Dice che si sente forte, che sono sopravvissuti negli anni a tutti gli attacchi, e che preferiscono morire a casa loro piuttosto che spostarsi ed essere comunque colpiti da un missile….

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12/7/2014 – S. è assistente project manager presso la “Terra dei bambini”, riusciamo a contattarla tramite chat. Le chiediamo come sta, cerchiamo di darle conforto e di farle sentire la nostra presenza: “we’re still alive nothing happened to us physically, but on a psycological level we need help”, ci scrive.

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12/7/2014 – H. è giovane, è creativo, ama la fotografia ed è di Gaza, dove vive tutta la sua famiglia. H. però in questi giorni non si trova a Gaza. E’ ad Amman, in Giordania, dove sta coordinando un progetto di assistenza ai profughi siriani scappati anche loro dalla guerra, come lui, del resto. H. è il membro più giovane dello staff di Vento di Terra.
Da quel maledetto 8 luglio, quando Israele ha ufficialmente iniziato la sua nuova e cruenta operazione, H. vive in modo schizofrenico. Passa le giornate al lavoro tra i campi profughi siriani e in ogni pausa è attaccato a facebook, skype e internet per provare a sentire famiglia e amici e capire cosa accade a casa. H. non è nuovo ai bombardamenti israeliani ma per la prima volta non è insieme con la sua famiglia mentre l’esercito attacca.
H. può parlare con sua madre e i fratelli per massimo sei ore al giorno, le ore in cui nella Striscia arriva l’elettricità. Il problema sono le altre diciotto ore della giornata quando legge il bollettino dei morti che sale e non può sentire nessuno.
Gli stiamo ripetendo di prendersi qualche giorno di pausa, di lasciar perdere il lavoro per un po’, di non impazzire nel vortice di quello che sta succedendo. H. si mette a ridere. “Sono palestinese – dice – a noi non è concesso di fermarci, nemmeno per poco. Se Dio vorrà tutto finirà presto”. Se anche gli uomini vorranno, tutto finirà presto. 

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11/7/2014 – “Last night were been destroyed three houses around our house. Our house is partially effected. The situation is very bad, the kids are scary so much, we are still alive until now it’s really a war everywhere explosions and bombs.They bomb near the kindergarten, there are some cracks in the plastering. PLEASE pray for us that it will finish soon”. A.K. è una persona dall’animo estremamente gentile. Si accorge del tuo stato d’animo a distanza e riesce a metterti a tuo agio, quasi sempre. Anche nelle situazione più difficili. Un dono di natura, una grande sensibilità. A.K. vive a Gaza e da anni collabora con Vento di Terra. Ha conosciuto molti dei nostri amici e guidato le nostre delegazioni. “E’ una delle persone più aliene dalla violenza e dall’aggressività che io conosca.”, dice Massimo Annibale Rossi. A.K. vive a Gaza e ci chiede di pregare per lui…

 

http://www.ventoditerra.org/voci-da-gaza/

SEZ. COMO – RESTIAMO UMANI

RESTIAMO UMANI

L’ANPI sezione di Como “Perugino Perugini” esprime il proprio dolore e sdegno per il dramma che si sta consumando nei territori palestinesi. Ancora una volta i venti di guerra si sono levati ed a pagare il prezzo più caro in termini di vite umane è la popolazione civile e sono soprattutto i bambini.
La nostra sezione si unisce all’umanità  ed ai movimenti che nel mondo intero chiedono a gran voce che tacciano le armi, che si fermino immediatamente le rappresaglie e le vendette da qualsiasi parte provengano.

Chiediamo che la comunità internazionale ed il governo italiano in testa, compiano subito quanto necessario affinché a  questo conflitto, ma soprattutto alla situazione di Gaza, si ponga una soluzione pacifica, nel rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. È davvero inammissibile che non si riesca a trovare la via per garantire il diritto alla pace e il diritto ad una propria terra a ciascuno dei popoli che vivono in quella regione.

L’ANPI sezione di Como non può che auspicare che questi diritti vengano finalmente riconosciuti e realizzati in concreto, nella convinzione che non è con le armi che si troverà la strada della convivenza e della giustizia, ma solo con intese ed accordi che rendano giustizia ai diritti di tutti e non soltanto alle ragioni del più forte.
In ogni caso, il dramma della morte dei civili, delle famiglie inermi e soprattutto dei bambini deve cessare immediatamente.


Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”

www.anpisezionecomo.net

CCONTRO I LADRI DI DEMOCRAZIA

Da: Il fatto Quotidiano del 17 luglio 2014

CONTRO I LADRI DI DEMOCRAZIA, LIBERO DA PADRONI

Paolo Farinella, sacerdote

 

Cari amici del Fatto,

ho firmato l’appello contro il furto della Democrazia con convinzione e anche molta amarezza. Non è possibile che semplici dipendenti pro tempore – tali dovrebbero essere senatori e deputati – impediscano ai loro datori di paga più che di lavoro – i cittadini – di esercitare la loro sovranità. Ormai è una farsa tutta renziana, esecutrice testamentaria del progetto eversivo di Licio Gelli e della P2. Non è un caso che il primo azionista della combriccola sia un tale pregiudicato, interdetto dai pubblici uffici, ma accreditato come padre della patria per la riforma costituzionale.

Da anni giro l’Italia in difesa della Costituzione del 1948, che avrebbe bisogno solo di una mano di bianco e non di essere capovolta ad uso e consumo di incompetenti, improvvisatori e incapaci. Lotterò fino alla fine e sono orgoglioso di essere a fianco de Il Fatto Quotidiano, unico giornale di “fatti”, libero da padroni e senza prebende statali.

La coscienza democratica urla: “Non passeranno”.

SMURAGLIA: LA DEMOCRAZIA E’ PARTECIPAZIONE

Un commento di Carlo smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

La democrazia è partecipazione

 

La nostra Associazione vive soprattutto di memoria (quella vera, che non è solo un ricordo, ma molto di più) e del culto dei valori che ad essa si collegano e sono, a nostro modo di vedere, quelli che contano: la libertà, l’uguaglianza, la dignità, la solidarietà, la fratellanza, la
pace, per citarne solo alcuni, i più salienti.

Ma davanti a noi, in Italia e nel mondo, il panorama è addirittura sconvolgente. Prevalgono, ovunque, i falsi valori e i falsi miti e, con loro, l’indifferenza, la rassegnazione, il silenzio. Accadono fatti gravi ed importanti, alcuni drammatici, ma la risposta è modesta e spesso
addirittura carente.

La stampa ci parla di una situazione tragica sulla striscia di Gaza e nei rapporti tra la Palestina e Israele che peggiorano e sembrano avviare questi Paesi verso un nuovo, terribile conflitto. E il mondo che fa? I giornali ci forniscono foto terrificanti, di distruzione e di morte di civili, di donne, di bambini; ci parlano di preparazione di invasione, di prospettive di guerra. E il mondo, l’Europa, che fanno? Guardano, “auspicano”, sperano, ma non fanno nulla di concreto per fermare le armi e riportare al dialogo e al confronto, difficile, ma pacifico. A che serve l’ONU, se non fa questo, né di fronte alla situazione gravissima in Medio – oriente, né di fronte ai massacri e alle violenze di diversi Paesi, in Africa? Possibile che non ci sia un modo per intervenire, per mettere – come si dice – pace, per ripristinare tavoli di trattativa, lunga, difficile, spesso sterile, ma almeno trattativa, che è sempre meglio della rovina dei territori e dell’accumulo di cadaveri? Che fine ha fatto la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, che doveva costituire la base della convivenza civile, in tutto il mondo e la riaffermazione continua dei diritti umani?

Europa, che dedica tanto tempo alla discussione sulla distribuzione dei posti nei nuovi organismi, non può trovare qualche spazio per parlare di pace e per imporre – senza armi, ma con l’autorevolezza e il rigore della sua unità – il ritorno al tavolo delle trattative e la
cessazione del fuoco, in Medio-oriente, così come in ogni parte del mondo? Purtroppo, non solo gli Stati, ma anche i cittadini sono insensibili a quanto sta accadendo e non pensano neppure a come fare per intervenire, per riportare alla luce, ovunque, quei valori che all’inizio ho ricordato. Forse qualcuno addirittura si commuove, di fronte a certe foto; ma poi la vita continua, nell’indifferenza e nel dedicarsi alle occupazioni quotidiane, ai falsi valori, ai falsi miti, con i quali si tranquillizza, forse, la coscienza ma non si costruiscono né la pace, né la
solidarietà, né la fratellanza.

Si stanno consumando, a quanto si legge, telefonate e incontri a livello europeo, sul tema di chi dovrà occupare il ruolo di “Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE”. E’ certo che la nomina di un’italiana tranquillizzerebbe quel tanto di orgoglio nazionale che
ancora ci resta. Ma nessuno si chiede a che cosa gioverebbe la nomina di un’italiana o di una o un rappresentante di altro Paese, se poi tutta la stampa scrive che l’Europa non ha una politica estera e quel posto rappresenta poco di più di un guscio vuoto, come per lo più è
sempre stato.

Davvero non sarebbe possibile, accanto alle nostre “rivendicazioni”, collocare la pressante domanda di una politica estera vera dell’Europa, capace di intervenire non solo sui drammi dell’Ucraina, ma anche su quelli del Medio-oriente e dell’Africa? E davvero, non sarebbe più
utile lavorare all’obiettivo della pace (che è indivisibile, ricordiamocelo) piuttosto che semplicemente a quello della ripartizione dei posti?
Ma non c’è solo questo, perché all’indifferenza si accompagnano, come ho accennato, i falsi miti, le promesse generiche, il richiamo a valori retorici e formali, se non, addirittura, quel tema della visibilità, che tanti problemi ha creato, da Berlusconi in poi.

Ancora una volta, i dati ISTAT sono non più solo allarmanti, ma disastrosi, perché il quadro, già tremendo, tende a peggiorare. Si acuisce il problema della disoccupazione, cresce la precarietà, soprattutto aumenta la povertà (compresa quella “relativa”). Si tratta di un autentico dramma, di fronte al quale un giornalista ha scritto che non basterebbe l’”Urlo” di Munch. Ma nessuno grida, sembriamo rassegnati, tutti, al peggio, abituati alla disuguaglianza sociale, alla mancanza di equità, alla negazione di tutti i princìpi enunciati dalla Costituzione. Non ci
sono rimedi efficaci, a breve, si dice, perché c’è la politica del rigore e dell’austerità e non abbiamo spazi finché non la cambiano. Ma è davvero così? E’ davvero impossibile progettare qualcosa che ci porti fuori da una situazione come quella fotografata dall’ISTAT ed anche, in
questi giorni, dalla Caritas? In un Paese disastrato, con l’ambiente e le bellezze naturali e culturali che vanno a pezzi, è proprio inimmaginabile un progetto che miri a risolvere, nel tempo, questi gravissimi problemi, fornendo occupazione, favorendo il turismo, incentivando i consumi? Se si crede, come taluno afferma, che allo stato attuale nulla di tutto questo sia concretamente possibile, perché mancano i fondi, come mai nessuno pronuncia più quella magica parola (la “patrimoniale”) che, certo, aiuterebbe non poco a cominciare ad affrontare le vere questioni che affliggono il Paese? Si tratta di ritrosia, di preoccupazione per le alleanze di Governo o del timore di trovarsi di fronte allo sbarramento dei cosiddetti poteri forti? Ma allora, se così fosse, non si dovrebbero fare promesse e si dovrebbe almeno parlare chiaro e non suscitare attese concretamente inappagabili.

In un contesto del genere, non è singolare il fatto che si stia in silenzio perfino davanti allo scempio delle nostre principali istituzioni e della continua riduzione degli spazi della rappresentanza e dei diritti dei cittadini? Fra mille problemi, quelli del Senato e della legge elettorale sembrano, a tanti, ben poca cosa, di cui è giusto che si occupi chi ha il potere – dovere di farlo. Ma non si comprende che proprio questo è il guaio, perché il buon cittadino non può e non deve lasciare manomettere la Costituzione, non può consentire di essere privato di una parte della sua sovranità popolare e del suo diritto ad essere validamente rappresentato, con le opportune garanzie e con i necessari controlli.
E soprattutto non si può restare silenti quando risulta sempre più evidente, stando ai fatti, che si tratta di un problema di immagine piuttosto che di contenuti, perché bisogna assolutamente che il Presidente del Consiglio porti un primo risultato alla prossima riunione in Europa.

Basterebbe questo per drizzare le orecchie e chiedersi se è giusto che una riforma delle istituzioni principali sia fatta con l’obiettivo soprattutto di acquisire un’immagine di capacità decisionale e di forza, di fronte agli europei. E chi lo facesse non tarderebbe ad accorgersi
che si sta combinando davvero un pasticcio, che verrà ulteriormente aggravato se passerà anche quella legge elettorale, che è stata già approvata dalla Camera, e che rappresenta una reale diminuzione di sovranità e di rappresentanza per i cittadini. Peraltro, aspettare a
svegliarsi al momento del referendum, sarebbe assai pericoloso, perché ci stanno dicendo a chiare lettere che si sta facendo di tutto per approvare la riforma con una maggioranza (i famosi 2/3) tale da escludere la possibilità, per i cittadini, di esprimersi, appunto in sede
referendaria.

Purtroppo, il rischio è quello delle parole al vento, della impossibilità materiale di superare quella barriera, che perfino le varie forme di informazione stanno elevando contro la consapevolezza dei cittadini di ciò che sta realmente accadendo, in Parlamento, in tema di
riforme ed altro. E’ questo silenzio che fa paura; è questa indifferenza che preoccupa; è questa rassegnazione che ci fa guardare, con angoscia, ad un passato che ci ammonisce che si può anche finir male quando si lasciano cadere i valori veri e si considerano con fastidio i
“doveri” civili che sarebbero imposti addirittura dalla Costituzione. E’ per tutto questo che è giusto rivolgersi ai governanti perché si ispirino solo al bene comune e all’interesse collettivo; ma è anche necessario chiedere ai cittadini di ricordarsi che la democrazia è, prima di tutto, partecipazione e che una vera democrazia è l’unica che può garantire pace, serenità, diritti.

Ciò che dobbiamo chiedere con forza – noi che crediamo nei valori veri e che in essi vediamo le nostre stesse ragioni di essere – è che si creino le condizioni per un risveglio delle coscienze, con la pretesa di un impegno reale per la pace, di maggiori spazi per la rappresentanza e per l’esercizio effettivo della sovranità popolare, più garanzie per i cittadini di una reale partecipazione. E’ solo questo, assieme ad una rinnovata politica (che non è un male, in sé, come alcuni vogliono farci credere, ma anzi è il sale della democrazia, purché persegua davvero
l’interesse della collettività e quindi sia capace anche di trasformarsi), che può garantirci contro i mali del presente ed i rischi del futuro. Solo questo può consentirci di promettere davvero e con serenità alle nuove generazioni, un futuro migliore.

LA GRANDE MORTIFICAZIONE

Dal sito di Libertà e Giustizia

 

IN AULA LA GRANDE MORTIFICAZIONE

di Sandra Bonsanti, 14 luglio 2014

Sta arrivando in aula l’abolizione del Senato della Repubblica secondo una legge che viene imposta dal governo alla sua maggioranza, nell’ambito di un patto firmato con il maggior partito dell’opposizione.
Nulla di tutto questo è stato offerto agli italiani come materia programmatica su cui esprimere un voto in una elezione politica.
Ma proprio questo non conta nella visione del premier, poco disposto ad ascoltare obiezioni e preoccupazioni. Come un ragazzo a cui si chiede di rinunciare a un giocattolo a cui è molto affezionato.
Pazienza se “dopo” la democrazia sarà ancora più fragile di quanto lo sia già oggi: Renzi dice che è una grande “occasione” e che il Paese (quale Paese?) non può permettersi il lusso di perderla.
Il dibattito sulla “riforma” si è caratterizzato dal silenzio sulle proposte alternative, rotto soltanto da gesti estremi di oppositori, comunque derisi e alla fine messi a tacere con censura e violenti interventi di sostituzioni al momento del voto in commissione.
Ma ora che siamo al momento dell’aula, le carte sono tutte sul tavolo: e grazie alla pubblicazione su “Il Fatto” del testo integrale della proposta di Gustavo Zagrebelsky inviata al ministro Boschi, nessuno può più accusare il pensiero critico di non essere anche propositivo. Oggi sappiamo che le proposte sono almeno due e anche se una appare già al traguardo sarà il traguardo della Storia che giudicherà il valore dell’una e la saggia lungimiranza dell’altra.
La riscrittura della seconda parte della Costituzione riduce a poco più di passacarte l’assemblea di Palazzo Madama e assegna alla Camera dei deputati nominati e scelti dai capi partito il ruolo di ancelle del governo. Così mortificare un ramo del Parlamento non esalta l’altro ramo, ma il tutto si conclude con una generale mortificazione e perdita di dignità di deputati e senatori. Assieme ad essi mortificati sono tutti i cittadini italiani a cui viene sottratto il potere di eleggere i propri rappresentanti, incidendo contemporaneamente sulla legge elettorale e sulla Costituzione.
Due progetti, due visioni, due mondi. Abbiamo aspettato a lungo, noi di Libertà e Giustizia, e tanti altri che sapevano della proposta Zagrebelsky, che il ministro ne parlasse, che la diffondesse, che fosse discussa. Solo silenzio, irrisione.
Il progetto del governo nasce nel clima torbido di richieste della Finanza internazionale e di accordi misteriosi siglati tra Renzi e Berlusconi sui quali tuttora regna un segreto che io, da semplice cronista di storie italiane, giudico incostituzionale ed eversivo.
Il progetto Zagrebelsky nasce nel silenzio solitario delle ore di studio e nelle riflessioni elaborate con gli studenti dentro aule universitarie. Non ha padrini a cui rispondere. E’ frutto del pensiero di un uomo libero e delle preoccupazioni per la democrazia costituzionale ereditate e elaborate con i grandi maestri del passato. Può essere approfondita. E ovviamente discussa.
La Costituzione di Renzi, no: è prendere o lasciare, mangiare la minestra o saltare dalla finestra. E’ o così o si scioglie il Parlamento.
Dice Renzi che questa è la grande “occasione”. In sostanza oggi c’è una situazione generale che consente di fare quello che ieri non fu possibile: manomettere la carta fondamentale dei diritti e dei doveri, la Carta dello Stato italiano.
L’unica occasione a cui viene di pensare è la disperazione generata dalla grande crisi: e come ci hanno sempre ricordato gli storici è in tempi come questi che i popoli accettano cose che in altre condizioni mai avrebbero accettato.
Dunque, la chiusura di mezzo Parlamento italiano avviene anche perché gli italiani sono “distratti” dalla difficoltà di sopravvivere.
Una grande “occasione” davvero, un’occasione da non perdere.

DOMANI A CANTU’

CANTU’, 16 LUGLIO ORE 20,30

 FIACCOLATA PER LA PALESTINA

ALLE REALTA’ ASSOCIATIVE
ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI
AGLI ENTI LOCALI
AI
SINGOLI INDIVIDUI

Di fronte all’ennesima esplosione della violenza e di morti in Palestina

il Coordinamento Comasco per la Pace aderisce alla mobilitazione nazionale promossa dalla Rete della Pace e dalla Rete Italiana Disarmo.
 

Vi invitiamo ad aderire e a

partecipare al presidio che si terrà  mercoledì 16 luglio 2014, alle ore 20:30 in Largo XX settembre a Cantù.
 

Sono previsti gli intereventi:

Basta morti in Palestina con Egidia Beretta

Basta armi prodotte in Italia con Francesco Vignarca.
 
Non mancate!
 

«Ogni morte ci diminuisce, – scrive nell’appello la Rete italiana disarmo, di cui fa parte il Coordinamento Comasco per la Pace – ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo. Per questo chiediamo:

che cessino immediatamete il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte; che la politica e la comunità  internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del  territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto  internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese; che il governo italiano si attivi immediatamente affinchè il nostro Paese e i Paesi  membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, munizioni, e sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele; che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi  impegni con determinazione e coraggio».


ANCORA SPAZI CONCESSI ALL’ESTREMA DESTRA

COMUNICATO STAMPA/12 LUGLIO: ESTREMA DESTRA IN PIAZZA A COMO

A Como, per l’ennesima volta, è stata concessa una piazza della città ad un’organizzazione di estrema destra. Oggi è il turno dell’associazione Militia che, cercando di rendersi accettabile anche attraverso un volto animalista (vedi la recente raccolta di cibo e materiale per il canile di Erba), propaganda in realtà sul suo sito internet il culto di Mussolini e del fascismo, onora carnefici nazisti come Priebke,  disprezza il 25 aprile giorno della Liberazione e i valori democratici.

Riteniamo sconcertante questa decisione dell’Amministrazione comunale, anche alla luce del fatto che le realtà di estrema destra sfruttano la scarsa attenzione che le Istituzioni pongono nei confronti del pericolo neofascista, ottenendo nei fatti una sorta di riconoscimento ad esistere nella sfera pubblica della società, per poi diffondere principi e valori contrari alla Costituzione e alle Istituzioni democratiche stesse.

Crediamo che concedere spazi pubblici a questi soggetti, ponendo come argomentazione il principio della libertà di espressione, significa stravolgere il principio stesso, deformando lo spirito antifascista che pervade la Carta costituzionale, per cui lottarono donne e uomini della Resistenza.

Sig. Sindaco, concedere o meno luoghi pubblici non è una mera e semplice questione burocratica. Le chiediamo una volta di più di dare concretezza all’antifascismo, facendo in modo che non rimanga solo un valore celebrato sul palco del 25 aprile e in poche altre occasioni. La città di Como, sede del Monumento alla Resistenza europea, non può più tollerare simili manifestazioni di nostalgici del fascismo.

Facciamo appello alla sensibilità democratica di questa Amministrazione, affinché si faccia portatrice di una modifica al regolamento comunale, in modo che venga vietata la concessione di spazi pubblici a tutti quei soggetti che diffondono valori razzisti, omofobi, xenofobi, che inneggiano al nazifascismo e che non si riconoscono nei valori inscritti nella Costituzione.

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”
www.anpisezionecomo.net