DOMENICA: MARCIA DELLA PACE FORLI’ – BERTINORO

 

Marcia della pace “Forlì-Bertinoro”

18 settembre 2015

 

Domenica 27 settembre 2015 si svolgerà la quarta edizione della marcia della pace “Forlì-Bertinoro”, intitolata “Alimentare la Pace – Rendiamo il mondo un posto accogliente per tutti” alla quale, come ogni anno, aderisce anche l’ANPI comitato provinciale Forlì-Cesena.

La marcia è organizzata dai Centri per la Pace di Forlì e di Cesena che collocano la Marcia per la pace della Romagna nella tradizione del Coordinamento Enti Locali per la Pace Perugia-Assisi. La marcia per la Pace del 27 Settembre prossimo diviene così un momento di proseguimento e di traino a livello locale della Marcia Perugia-Assisi.

Le Associazioni aderenti sono 57 e gli Enti Locali che sosterranno la marcia sono 37 ma l’elenco sarà aggiornato di giorno in giorno presso la pagina Facebook “MarciaDellaPaceRomagnalaForliBertinoro” dove si potranno trovare anche contenuti multimediali in preparazione alla stessa marcia.

L’Anpi invita tutti a partecipare per condividere e sostenere i valori di pace e libertà che sono fattori fondamentali e imprescindibili della democrazia.

Programma:

La partenza avverrà, in bicicletta, alle 9.30 da Piazza Saffi a Forlì e dall’Ingresso dell’Ippodromo a Cesena alla volta di Forlimpopoli. Poi da Piazza Fratti a Forlimpopoli, alle 10.30, si partirà a piedi fino a Bertinoro che è il Comune simbolo dell’ospitalità Romagnola. All’arrivo alla Rocca, insieme ad alcune testimonianze, verrà esposta una statua donata al Comune dallo Scultore Sandro Pagliuchi che rappresenta una giovane nell’atto di liberare tre colombe, simbolo di pace.

Il percorso pedonale da Forlimpopoli a Bertinoro è di circa 18 chilometri e l’arrivo è previsto intorno alle 13.30. Ad allietare i marciatori che arriveranno nel giardino della Rocca di Bertinoro ci sarà lo spettacolo della “Tam Tangram Band”. Sono attesi circa 3mila marciatori come lo scorso anno (se il tempo sarà buono) e saranno accolti dalla Protezione Civile con generi di conforto tra cui un piatto di pasta e saranno allestiti spazi per chi volesse fare un pic-nic sull’erba. Per chi volesse pranzare nei ristoranti di Bertinoro, invece, sarà disponibile un menù low cost preparato appositamente per la marcia.

Nel pomeriggio, alle 15,30 organizzato dal Museo Interreligioso di Bertinoro, al teatro Ceub si svolgerà la Tavola Rotonda dal titolo: “L’ospitalità di Abramo – Accoglienaza, integrazione e diritto alla libertà religiosa in Europa e nel Mediterraneo” con Padre Claudio Monge, Yassine Lafram, la prof.ssa Maura De Bernart e l’Assessore Regionale alla cultura Massimo Mezzetti. Al fine di agevolare le persone per il rientro saranno predisposte delle navette bus che partiranno da Piazza del Vignaiolo dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

SANT’ANNA DI STAZZEMA, IL RICORDO DEI SUPERSTITI

Da Il Fatto Quotidiano

La tragedia del 1944 non terminò quel 12 agosto, quando i nazisti trucidarono 560 tra uomini, donne e bambini. Ma continuò per oltre un mese in alcune grotte in cui i superstiti rimasero nascosti: “Avevamo paura che i tedeschi tornassero e completassero la strage

di | 20 settembre 2015
 
“Eravamo degli zombie. Abbiamo vissuto nascosti nelle grotte, senza parlare, senza uscire, se non di notte. Il nostro terrore era che tornassero e completassero la strage”. Tutti sanno cosa accadde a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944, quando furono trucidati 560 tra uomini, donne e bambini. Ma il dopo, fatto di morti da seppellire e morti viventi che si lanciavano nella fossa con i propri cari, fu la prosecuzione dell’incubo. Quaranta giorni chiusi in una grotta, con il terrore che i mostri fossero ancora lì fuori. Lo racconta a ilfattoquotidiano.it  Ennio Mancini, 6 anni all’ epoca, sopravvissuto grazie a un SS che sparò in aria.La sua fu una storia “fortunata”: suo padre, tornato dal bosco dove era nascosto con gli altri uomini del paese per sfuggire a quella che inizialmente sembrava solo una retata, trovò tutta la famiglia ancora in vita. “Il 15 di agosto mio padre radunò i parenti e alcuni amici, in tutto 23 persone. Ci portò a nasconderci in una grotta in fondo al paese. Aveva paura che tornassero i tedeschi per finire il lavoro. Quando la sera il vento di tramontana scendeva, portava l’odore acre della carne bruciata. Per me è l’odore della morte, è la morte. Non si sapeva quel che succedeva, si sentivano solo i rumori delle cannonate. Si usciva solo la sera, quando si faceva un fuoco per cucinare patate e fagioli”.
L’odore della carne bruciata
Solo la zia Doralice Mancini mancava all’appello. La andarono a cercare, abitava al borgo ai Franchi. “Lì ho visto la carneficina – racconta Ennio, ora 77enne – Corpi dilaniati, deformi. Il sangue raggrumato aveva attirato sciami di mosche, i cadaveri erano neri. Quando ci si avvicinava le mosche se ne andavano e poi ritornavano, il rumore degli sciami… La sensazione che mi è rimasta nel tempo però è l’odore acre, nauseabondo di carne bruciata, di uomini e bestie rimaste nelle stalle, un odore che ha pervaso la vallata per giorni e giorni”. La piazza della chiesa era irriconoscibile. La sera prima gli sfollati avevano messo su un mercato, ceste di frutta e verdura allineate sui muretti e di una vacca squartata e appesa ai platani. Da una parte, cadaveri ammassati, resi irriconoscibili dal fuoco, appiccato con le panche trafugate in chiesa. Su tutto, il silenzio, interrotto solo dai latrati degli uomini che, usciti dai boschi, scoprivano cosa era successo.
“I miei amichetti non sono stati più trovati”
Ne conoscevano di nascondigli, i bambini di Sant’Anna. Come Velio e Wilma Bartolucci, 7 anni, cuginetti. Erano loro i migliori amici di Ennio. La sera prima avevano giocato insieme a nascondino e a uno-libera-tutti, lì, nella piazza della chiesa. Sperare che si fossero solo nascosti, quel giorno, non servì a niente. Nella casa di Wilma, ai Franchi, il piccolo Ennio si affacciò. Vide dei piccoli resti umani bruciare sul letto, sotto una trave in fiamme. “Forse era Wilma” ricorda oggi. I suoi amici non sono mai stati riconosciuti. E davanti alla chiesa lui non ha più giocato. “Se nel 1943 eravamo 43 ragazzi nella scuola del paese, nel 1945, alla riapertura, eravamo in 12. Del famoso girotondo di bambini della fotografia, rimase viva una sola bambina, Leopolda Bartolucci”. Quel giorno Ennio si fermò solo poche ore in paese. Il tempo di rendersi conto cosa fosse successo. Di essere abbracciato da un uomo che lo chiamava col nome del suo bambino morto.

La vita “di prima” spazzata dai ricordi
Della vita di prima, scandita dall’Ave Maria all’alba e dal Credo quando il sole si buttava in mare, non restava più niente. Saltarono tutte le regole, le credenze. Si ruppe la fede. Sant’Anna, protettrice delle mamme, quel giorno aveva pensato solo a se stessa. La sua statua rimase illesa mentre tutto andava a fuoco. Un egoismo che alcuni superstiti non le hanno mai perdonato. Un tempo, detto l’Ave Maria, l’acqua delle sorgenti non si poteva bere: si credeva vi finissero gli spiriti maligni; adesso era intoccabile perché infestata dai cadaveri. “C’era pochissima acqua buona e la mamma non voleva che la sprecassimo. Lavarci era sciupare l’acqua”.

Di tutto, Ennio ricorda soprattutto la sporcizia. “La mancanza di igiene era opprimente. Eravamo in una condizione pietosa. Pieni di insetti, di pulci, di pidocchi”. Così, terrorizzati, sporchi, affamati, rimasero in silenzio nella grotta, come bestie, uscendo solo di notte. Fino a che non videro tornar su i soldati. “Fu la paura, il terrore. Gli adulti si raccomandavano a noi bambini che si stesse zitti, di non farci sentire. Poi qualcuno avvicinandosi si è accorto che non erano tedeschi. Tra cui mio padre, che veniva dalla guerra, pertanto conosceva perfettamente le divise. ‘Sono americani, sono americani!’ gridarono gli adulti. E allora siamo usciti tutti dalla grotta. Era il 21 o 20 settembre del 1944. Circa 40 giorni dopo la strage. ‘Aiuto! Aiuto!’ urlavamo”. 

“Quando gli americani mi dettero il cioccolato per me fu la vera Liberazione”
Una corsa a perdifiato giù per il pendio scosceso, per raggiungere quei quattro o cinque soldati che, increduli, si erano fermati ad aspettare quegli uomini di Neanderthal che uscivano dalla grotta. “Erano la prima pattuglia americana venuta per capire quello che era successo. Tra loro c’era un nero. Io mi sono spaventato da morire. Urlavo, piangevo, andavo a nascondermi dietro le gonne delle donne. E quel soldato sorrideva, aveva capito, mi dette una cosa: la cioccolata. Così gli americani hanno conquistato la mia simpatia. A McBride, l’autore del libro Miracolo a Sant’Anna, avevo raccontato questo episodio. E allora lui ha visto il bambino che lecca il soldato di cioccolata. Quel giorno fu per me la vera Liberazione”.

LA SCOMPARSA DEL PARTIGIANO GAETANO LILLIA

Gaetano

 

Oggi, 18 settembre, è scomparso il partigiano comasco Gaetano Lillia. Gaetano, nome di battaglia Giorgio, ha fatto parte della 52a Brigata Garibaldi, che operava sui monti di Dongo, in Alto Lario.

Figura notissima anche per il suo personale carisma e la sua simpatia, è stato un esempio di impegno e coraggio nella difesa dei valori antifascisti, fondamenta della nostra Repubblica.

Il comitato Provinciale dell’ Anpi di Como esprime sentito cordoglio e vicinanza di tutto il direttivo a Danilo, Francesca e a tutta la famiglia Lllia.

APPELLO A MATTARELLA

 

Risultati immagini per firma costituzione italiana

Presidente Mattarella, ti chiedo di non consentie lo scempio della Costituzione a colpi di forzature e minacce al Parlamento. La Carta della libertà conquistata a caro prezzo è ciò che ci ha unito in tutti questi anni, oltre le divisioni e i contrasti ideologici, politici e sociali.

Siamo rimasti un popolo fiero delle sue radici e deciso a proteggere i contropoteri che impediscono a chicchessia di appropriarsi dei diritti previsti nella prima parte della Costituzione, che dopo il precedente di queste violazioni, non sarà più la stessa.

Sandra Bonsanti, presidente emerita di Libertà e Giustizia

RIFORMA DEL SENATO

 

Sul Senato gioco al ribasso

8 settembre 2015

 

Riparte l’iter della “riforma” (abolizione?) del Senato e non si è ancora capito se, alla fine, sia riuscita a prevalere una qualche ragionevolezza. Lo vedremo nei prossimi giorni, ma deve essere ben chiaro che non basta qualche aggiustamento marginale, fatto per accontentare i dissidenti o diminuirne la schiera. Il problema non è solo l’elettività, pur importantissimo; c’è dell’altro e in particolare ci sono le competenze del Senato, la concreta possibilità che esso funzioni davvero come contropotere, e così via; mi sembra, invece, che si stia giocando al ribasso, cercando di ottenere qualche consenso in più, con modi e accorgimenti che non incidono sostanzialmente sulla riforma.

Una riforma che non va, come diciamo da tempo, perché in sostanza abolisce una delle Camere (non a caso, durante l’estate, diversi commentatori e non pochi politici hanno parlato di “monocameralismo”). Non ci avevano parlato della necessità di eliminare il bicameralismo “perfetto” (e su questo sarebbe stato facile raggiungere un’intesa)? Sembra che adesso si voglia andare ancora più in là, anziché tener conto delle osservazioni, dei rilievi critici, delle opinioni espresse da costituzionalisti, Associazioni, politici, giornalisti, tecnici (ha visto, il Governo, le osservazioni delle strutture tecniche del Senato?) Per parte nostra siamo del parere di sempre: questa riforma non è correggibile con piccoli aggiustamenti, perché è sbagliata e pericolosa nei fondamenti, a maggior ragione con questa legge elettorale.

Prevarrà, alla fine, il buon senso? Sarebbe auspicabile, ma finora la razionalità continua ad apparire lontana. E dunque, si impone sempre di più la necessità che chi dissente e si preoccupa per il nostro sistema democratico, si faccia sentire, e ad alta voce.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

SUCCESSO DELLA SERATA ANTIFASCISTA A CANTU’

Da Ecoinformazioni del 13 settembre 2015

Trecento persone, il salone dei convegni in piazza Marconi riempito (persone in piedi e anche all’esterno)  dalla Cantù antifascista. La serata del 12 settembre, aperta dalle introduzioni di Filippo Di Gregorio e di Fabrizio Baggi per il Comitato No al festival neonazista a Cantù, e dall’intervento di Guglielmo Invernizzi dell’Anpi provinciale comasca, non solo è servita per stigmatizzare  la scelta del sindaco Claudio Bizzozero di concedere per il terzo anno consecutivo spazi pubblici a formazioni neonaziste e criticare l’incapacità delle istituzioni nazionali di intervenire con risposte adeguate ai pericoli per la democrazia , ma con Saverio Ferrari ha fornito ai/ alle tanti, tante persone presenti un quadro storico e geografico dell’eversione nera in Europa. Presto on line sul canale di ecoinformazioni i video di tutti gli interventi .

COMUNICATO DELLA SEZIONE DI COMO

COMUNICATO ANPI SEZ. DI COMO

12 SETTEMBRE 2015: GIORNATA ANTIFASCISTA

ll sindaco di Cantù sceglie sciaguratamente per l’ennesima volta di accogliere nella sua città movimenti neofascisti che sfrutteranno l’occasione per diffondere messaggi omofobi, razzisti, xenofobi e autoritari apertamente contrastanti con i principi costituzionali.
Bizzozero coscientemente concretizza un’operazione di pieno stravolgimento dei concetti di democrazia e libertà di espressione deformandoli e svuotandoli dal loro significato e segno distintivo: l’antifascismo. 
Questo valore, conquistato grazie alla lotta di Resistenza dopo anni di sofferenze e violenze, sta alla base della Carta Costituzionale e della nostra società.

Denunciamo con forza l’assordante silenzio delle Istituzioni preposte che continuano a concedere spazi pubblici e agibilità politica a formazioni di estrema destra. Il dovere di tutelare la democrazia repubblicana, ponendo il valore costituzionale dell’antifascismo come limite preciso, deve essere un punto saldo per gli organi dello Stato: non si può solo monitorare il fenomeno, ma lo si deve contrastare applicando le leggi che altrimenti rimangono solo sulla carta (vedi le leggi “Scelba” e “Mancino”).
Se tutti i Sindaci facessero capire con chiarezza che nel territorio che amministrano, i fascisti e i nazisti, comunque si chiamino, non sono graditi, qualcosa comincerebbe a cambiare.
Siamo inoltre convinti che si debba assolutamente superare quel muro di indifferenza e disimpegno che caratterizza tanta parte degli italiani.

L’Anpi sezione di Como chiama le antifasciste e gli antifascisti, le cittadine e i cittadini, tutte le forze politiche e sociali che si richiamano ai valori e ai principi della Costituzione Repubblicana a partecipare ai due appuntamenti pubblici previsti per sabato 12 settembre: il convegno “Europa+Resistenza: memoria e progetto in 70 anni dalla Liberazione” (presso la Sala stemmi del Comune di Como, dalle ore 9.30 alle 17.30) e all’assemblea con il giornalista e storico dei movimenti neofascisti Saverio Ferrari organizzata dal Comitato No al festival neonazista a Cantù (presso il Salone dei convegni di Cantù in piazza Marconi, dalle ore 21.00).

Anpi sezione di Como “Perugino Perugini”

ANPI LOMBARDIA AL SINDACO DI CANTU’ BIZZOZZERO

COMITATO REGIONALE A.N.P.I. LOMBARDIA

PRESA DI POSIZIONE DEL’ A.N.P.I. REGIONALE SUL FESTIVAL NEOFASCISTA A CANTU’

Il Sindaco di Cantù si dichiara difensore della libertà di espressione delle opinioni di tutti.

Commendevole.

Surreale che, per perseguire questo nobile obiettivo, conceda spazi pubblici (dei suoi concittadini, dunque) e agibilità politica a Forza Nuova, una formazione neo-fascista che, in quanto tale, ha tra i propri obiettivi quello di sopprimere questa libertà.

Leggiamo cosa dice in proposito la Corte di Cassazione (sentenza n. 11/2010 – Sez. V penale): “…Il segretario dell’associazione, che si dichiara fascista e si richiama alla cultura e alla politica del regime che ha governato l’Italia per circa un ventennio …”; e ancora: “… Il segretario di Forza Nuova non nega l’adesione dell’associazione e dei suoi aderenti all’ideologia fascista; nega la fondatezza storica dell’identificazione (frutto di “ignoranza storica”) del fascismo con il nazismo; e ancora: “…

Nel comunicato della segreteria n.16 del 17/04/2002 (pubblicato sul sito ufficiale di Forza Nuova) si legge: “Forza Nuova crede che per una vera ricostruzione nazionale e per una vera ricostruzione della coscienza di popolo, la repubblica nata e basata sull’antifascismo militante debba finire ed il fascismo con le sue teorie e la sua dottrina debba ritrovare il giusto spazio nella storia e nella cultura del nostro paese”.

Ancora la Corte di Cassazione: ” La libertà di manifestazione del pensiero e quella di ricerca storica cessano quando travalichino in istigazione alla discriminazione e alla violenza di tipo razzista”. (sentenza n. 25184 del 17/06/2009).

Ricordate gli striscioni di Forza Nuova che inondarono l’Italia in occasione dell’uccisione a picconate da parte di un uomo di colore di alcune persone a lui estranee in una stazione, senza nessun motivo se non le voci” che gli ingiungevano di farlo? Quegli striscioni vergognosi dicevano “Consegnatelo a noi”.

Mai, né prima né dopo, in occasione delle centinaia di efferati delitti commessi da “bianchi”, Forza Nuova uscì con analoghi messaggi. Non si trattò di istigazione all’odio razziale e di istigazione al linciaggio, due delitti puniti dalla legge?

A chi voleva libertà di espressione il fascismo diede manganellate, olio di ricino, carcere, confino, morte.

Era obbligatorio iscriversi al partito e giurare fedeltà per ottenere o mantenere il posto di lavoro: c’era l’OVRA a spiare e punire anche le intenzioni (non i fatti) della libertà di espressione.

Il motto era:” OBBEDIENZA PRONTA, CIECA, ASSOLUTA!”

Allora: il Sindaco è un pubblico ufficiale, in quanto tale PIU’ tenuto a rispettare la Costituzione (a partire dalla 12° disposizione transitoria), le leggi “Scelba” e “Mancino”, a tener conto delle sentenze della Suprema Corte.

Ma, al di là di questo: non gli sembra la sua scelta un palese atto di connivenza con chi della libertà di espressione ha la concezione che abbiamo riferita?

Non gli sembra un dovere di chiunque abbia cara questa libertà non l’agevolare, ma il costruire un abbia cara questa libertà non l’agevolare, ma il costruire un CORDONE SANITARIO, fatto di consapevolezza, conoscenza, memoria, vergogna e repulsione, dei cittadini democratici nei confronti di chi ripropone il fascismo “con le sue tesi e le sue dottrine”?

Cosa ha fatto e cosafa il Comune di Cantù per questo?

E’ “democratico” favorire la diffusione dell’antisemitismo, della xenofobia, dei miti del Capo e della Forza, della convivenza basata sul dominio dei “forti” e sull’ubbidienza (“cieca e assoluta”) dei “deboli”?

Non dobbiamo tendere ad una società di liberi e uguali, fatta di solidarietà, tolleranza, di ripudio dellaviolenza, del fanatismo, dell’ignoranza?

Il Prefetto non ritiene eversiva la scelta del Sindaco di Cantù rispetto alle leggi vigenti, a partire da quella suprema, la Costituzione repubblicana, che questa società propone e disegna?

La parte nera dell’uomo sta ripercorrendo l’Europa: c’è da rabbrividire, ma anche da assumere posizioni chiare di contrasto.

Chiamiamo tutti i cittadini che hanno a cuore pace, giustizia, libertà ed uguaglianza, anche il Sindaco di Cantù , a combattere questa battaglia non violenta, decisiva per la civiltà e la dignità di tutti.

 

Milano, 30 agosto 2015

x IL COMITATO REGIONALE ANPI

Tullio Montagna

 

I GRAVI FATTI DI COLLIO, NEL BRESCIANO

COMUNICATO A.N.P.I. LOMBARDIA

 

SUI GRAVISSIMI FATTI DI STAMPO NAZIFASCISTA NEL BRESCIANO

20 profughi vengono alloggiati da qualche giorno – in una struttura ricettiva inattiva da alcuni anni – a Collio (San Colombano), nel Bresciano.

Si attivano gli ormai abituali spacciatori di odio e di paura (Forza Nuova, Casa Pound), supportati da sedicenti “ultras” del Brescia calcio, da qualche sindaco e da alcuni cittadini vittime di quella droga.

Minacciano un pogrom (incendio della struttura con vilipendio e cacciata dalla comunità del proprietario traditore”).

Occupano i dintorni forzando lo schieramento delle Forze dell’Ordine.

 Nulla di nuovo: nell’uomo c’è il peggio (questi neofascisti) e il meglio (12.000 famiglie islandesi che ospiteranno altrettanti profughi, i cittadini tedeschi e austriaci che con le loro auto vanno a prendere i profughi in Ungheria, gli italiani che si prodigano in mille modi per salvarne il più possibile – in mare, a Lampedusa piuttosto che alla stazione centrale di Milano sottraendoli alla condizione subumana dalla quale provengono).

Il nazifascismo, ieri come oggi, fa affidamento sulla parte “nera” dell’uomo, sugli istinti ancestrali (l’assalto e la fuga, l’aggressività e la paura), e li traduce in xenofobia, razzismo, chiusura, egoismo, violenza.

Questa miscela produce gli orrori già sperimentati.

Tutti coloro che credono nella solidarietà verso chi sta peggio – italiani e non – come misura di una società più civile e più sicura; che sanno che la coesione sociale è anche un valore economico, devono oggi scendere in campo, a partire da quelli che ricoprono cariche pubbliche e di governo, anche per evitare errori gestionali (già commessi) forieri di nuove intolleranze.

I preposti alle Forze dell’Ordine assicurino non solo l’ordine pubblico, ma anche quello repubblicano, affermato da Costituzione, leggi sul neofascismo, sentenze della Suprema Corte.

Il Governo produca (come sta facendo la Germania) filmati televisivi, non intrisi d’odio e di menzogne, che spieghino il fenomeno epocale dei migranti (30.000.000 di italiani), i problemi –indubbi – le opportunità – pure indubbie – , le responsabilità, gli errori, i doveri dell’Occidente; documentari che, fornendo dati reali, sfatino luoghi comuni falsi e criminalizzanti, e rassicurino chi, in buona fede, è spaventato e preoccupato.

Lo stesso facciano le Regioni e i Comuni che credono nei valori e nei principi delle carte dei diritti (e dei doveri) italiana ed europea.

I cittadini di Collio – che magari si professano cristiani – sappiano che una comunità che non si dà da fare per assicurare ad ogni essere umano almeno il diritto alla sopravvivenza è indegna di esistere, e non può essere felice.

L’ANPI di Brescia, forte dei propri valori e della propria storia, ha il sostegno e la disponibilità ad una solidarietà attiva, di tutte le ANPI di Lombardia in questa non facile battaglia di civiltà, che faccia appello e riesca a far emergere quella parte nobile di ogni persona, la quale sola può assicurare – anche a Collio – il bene più prezioso: la dignità di tutti e di ciascuno.

Milano, 8 settembre 2015

x ANPI LOMBARDIA

Tullio Montagna