L’ ITALIA DELLE PAURE

L’Italia delle paure

27 Ottobre 2015

In questi giorni, a seguito di alcuni drammatici avvenimenti di cronaca, si sta facendo ogni sforzo per far emergere, a tutti i costi, l’Italia della paura.

Non occorre soffermarsi sulla “paura” nei confronti dei migranti, su cui ci siamo intrattenuti più volte (paura che ci “rubino” posti di lavoro, paura che rappresentino un’insidia per la sicurezza nostra e delle nostre case, paura più o meno consapevole, di subire un’“invasione”). Ho già scritto più volte che si tratta di un fenomeno inarrestabile, che va disciplinato con umanità e solidarietà.  Ho invitato a distinguere tra quelli che cercano scampo, rifugio e lavoro e quelli che malviventi erano in patria e tali restano e dunque vanno respinti, ma non aprioristicamente (ogni volta che c’è uno stupro o una macchina che perde il controllo e uccide persone, si pensa subito, da parte di molti, allo “straniero” e poi i fatti, spesso, li smentiscono).

Si possono non capire i comportamenti di persone che provengono da altre abitudini e da altri costumi, ma perché averne paura, soprattutto quando sono, palesemente, inoffensivi? Ma ora c’è stato qualcosa di più, uno sparo nella notte, un signore che – visto un ladro o presunto tale, nei pressi della sua casa – ha sparato e ucciso. Prescindo dal merito del fatto specifico, sul quale sta indagando la Magistratura, che – almeno per ora – sembra più orientata per un omicidio volontario che non per una legittima difesa; ma osservo che la cosa più impressionante è che, guardando qualunque trasmissione televisiva, sembra che l’Italia sia avvolta da una nuvola di paura, sia preoccupata perfino di stare in casa, abbia solo voglia di comprare una pistola o tenerla sotto il cuscino, se già la possiede.

Ma è davvero così? Io ne dubito. Che ci siano località o zone in cui si commettono frequenti furti nelle abitazioni, è possibile; ed è altrettanto possibile che gli abitanti di quelle zona non siano tranquilli, anzi siano esasperati e preoccupati. Tuttavia, nell’insieme del Paese non mi pare che sia così. Gran parte delle persone esce la sera, o sta in casa, guarda la televisione, conversa con gli amici e non pensa affatto a correre dall’armaiolo. Semmai, si ricorda (cosa che in tutte le trasmissioni sembra dimenticata) che esiste il 113 e, in caso di allarme o di ombra sospetta, si può sempre chiamare la forza pubblica.

C’è qualche caso in cui, chiamata, la polizia non sia arrivata o sia arrivata il giorno dopo, a fatti avvenuti? Non ne ho notizia e devo pensare che il 113 a qualcosa serva, visto che nessuno fornisce la prova contraria. Certo, se appena si vede un ombra si spara, non c’è tempo di chiamare il 113, ma non mi sembra che sia quella la via consigliabile. Comunque, alcune delle persone intervistate esprimono paura e preoccupazione e si schierano subito dalla parte di chi spara o di chi (come il parlamentare e Sindaco di Borgosesia), invita a dotarsi di un’arma, anzi, addirittura progetta di far stanziare dal suo Comune, una somma (su quale capitolo di bilancio?) per contribuire alla spesa dell’acquisto.  Queste paure si possono combattere, se sono infondate, con la persuasione; se sono fondate, con la prevenzione e con l’accentuazione delle presenza delle Forze dell’ordine nei luoghi in cui, a quanto pare, c’è una frequenza inaccettabile di furti ed altri reati.

Purtroppo, però, c’è chi soffia sul fuoco e pensa di far fortuna (politica) proprio alimentando le paure. È un’operazione vergognosa, che tutte le persone sensate dovrebbero respingere, se non altro perché nei Paesi in cui molta gente si è armata, accadono fatti terrificanti e si prospetta, ora, la tendenza a porre dei limiti proprio a quella quantità di armi che l’Onorevole succitato vorrebbe aumentare. Sono stati fatti cortei, l’uomo che ha sparato, l’altra sera, è stato quasi portato in trionfo. Conforta almeno il fatto che, in un servizio televisivo, intervistandosi la vittima di un furto che, tempo fa, aveva reagito uccidendo, questi abbia confessato che “stava male, pensando di aver tolto la vita ad una persona”.
A che serve alimentare queste paure? E’ giusto, per una manciata di voti, cercare di creare le premesse per un ritorno al Far West?

Io dico con chiarezza e fermezza che la sicurezza delle persone e delle case va garantita, e che lo Stato deve fare tutto il possibile perché ogni cittadino possa, in ogni momento ed in ogni luogo, avere scarsissima probabilità di essere aggredito o derubato. Insistiamo su questo; dunque, verifichiamo se e dove c’è maggior rischio per la sicurezza e facciamo in modo di tranquillizzare i cittadini, in special modo là dove sono (magari giustamente) preoccupati. Questo, però, è compito delle istituzioni e noi possiamo, dobbiamo, pretendere che lo svolgano fino in fondo. Ma respingiamo gli sforzi di suscitare, per bassi interessi di partito, reazioni istintive e scomposte e, come tali, pericolose. Ricordiamoci che sono sempre gli stessi ad alimentare tutte le paure, fomentando il razzismo e la xenofobia, propagandando l’uso delle armi e della giustizia fatta da sé. Non è questa l’Italia che ci serve e che vogliamo. Semmai più sicurezza e meno armi in giro e soprattutto meno violenza.

Tanto più che ci sono altre paure, vere, in giro; e non bisogna fare confusione. C’è la paura di un futuro incerto, di perdere il posto di lavoro o di non trovarlo, di restare precario tutta la vita; c’è la paura di scendere al di sotto della soglia limite della povertà.
Queste paure, queste preoccupazioni, non sono di pancia, ma di cervello e di ragione e parlano di famiglie, di figli da sfamare e da far studiare, parlano di anziani da assistere, parlano di diseguaglianze sociali ed economiche, parlano di giovani senza futuro, parlano di dignità.
Queste paure non si combattono con le armi e con le suggestioni. La Costituzione impone di combatterle e di eliminarle con altri strumenti, attuando il diritto al lavoro, il diritto ad una retribuzione minima sufficiente, (non solo per sopravvivere), il diritto ad un trattamento previdenziale, il diritto a poter concorrere, in condizioni di parità, alla “organizzazione politica, economica e sociale, del Paese”.

Ma di questo, gli agitatori di professione non si occupano, perché sono temi che non sono nelle loro corde, né del cuore, né della mente.
In questi casi, infatti, i rimedi, le contromisure per tranquillizzare i cittadini sono ben altri; soprattutto e, prima di tutto, l’attuazione della Costituzione (che gli “agitatori” non amano); in secondo luogo, l’impiego dell’arma più potente e meno pericolosa di cui dispongono i cittadini, che è quella della partecipazione (anche questa poco considerata da parte di chi preferisce parlare alla pancia anziché al raziocinio dei cittadini); quella partecipazione che è lo strumento fondamentale, col quale si esercita la sovranità popolare, ma anche gli altri diritti costituzionalmente sanciti, in nome della giustizia, dell’equità e dell’uguaglianza.

Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi

 

TORINO, NOI COMPAGNE DI COMBATTIMENTO

CONVEGNO A TORINO, 14 NOVEMBRE 2015

“Noi compagne di combattimento”
14 Novembre 2015 / Torino

“NOI, COMPAGNE DI COMBATTIMENTO…”

I Gruppi di Difesa della Donna, 1943-1945.

Torino – Teatro Carignano – Piazza Carignano, 6.
Sabato 14 novembre 2015 – ore 9.30-17.00 –

Da un’idea del Coordinamento donne ANPI.

Promossa dall’Anpi col patrocinio della Città di Torino, della Regione Piemonte, del Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana.

Nell’ambito del convegno, venerdì 13 novembre, alle ore 12, in via Pedrott i 5 (CGIL), inaugurazione dell a mostra “AL TABÁCHI” realizz ata da ’UDI di Rave nna.
Interventi:
LAURA ORLANDINI – Ricercatrice
ENRICA VALFRÈ – Segretaria generale CGIL Torino.

Vedi allegato.

 

Programma del convegno
“NOI, COMPAGNE DI COMBATTIMENTO…”

Ore 9.30 – Coordina Maria Grazia Sestero – Vice Presidente ANPI Provinciale Torino.
Saluti istituzionali:
Piero Fassino – Sindaco di Torino;
Sergio Chiamparino – Presidente della Regione Piemonte;
Nino Boeti – Presidente del Comitato della Regione Piemonte per l’aff ermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana.

Introduzione
Marisa Ombra – Vice Presidente Nazionale ANPI.

Relazioni
Anna Bravo – Storica, Università di Torino – “Cittadine: un nuovo inizio”.
Dianella Gagliani – Storica, Università di Bologna – “Coraggio, responsabilità, giustizia”.

Spettacolo teatrale

“Libere e resistenti” promosso dallo SPI-CGIL di Torino.

Ore 13.00 – 14.00 pausa.

Ore 14.00 – Coordina Monica Minnozzi – Responsabile Coordinamento donne ANPI.

Relazioni
Barbara Berruti – ISTORETO e Luciana Ziruolo – ISRAL “Le carte dei Gruppi di Difesa della Donna: un archivio da ritrovare nell’Italia partigiana”

Vittoria Tola – Dirigente Nazionale UDI – “Dalla Resistenza a protagoniste della Repubblica”, Testimonianza di Maria Maddalena Brunero – Vice Presidente CIF ed ex componente dei Gruppi di Difesa della Donna.

Interventi

Conclusioni
Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI.

È prevista, nel corso del convegno, la proiezione in anteprima di un estratto del film “Nome di battaglia Lilia” del regista Daniele Segre.

ANPI NAZIONALE IN LUTTO

Lutto per l’Anpi: Tino Casali ci ha lasciato

29 Ottobre 2015

Lutto per l’Anpi. Tino Casali ci ha lasciato.

“Abbiamo appreso, con profondo dolore e commozione, della scomparsa di Tino Casali, partigiano, figura centrale nella vita dell’ANPI e dell’antifascismo italiano”.

Inizia così il testo di cordoglio della Presidenza e della segreteria nazionale dell’Anpi.

“Nato a Milano il 25 aprile 1920, dopo l’8 settembre 1943, col nome August Colombanì, si batte con il maquis – il movimento di Resistenza e liberazione nazionale francese – nel Vaar-Collebrieres. Rientrato in Italia all’inizio del 1944,”Tino” (che sarà il suo nome di battaglia per tutta la Guerra di Liberazione), partecipa all’organizzazione dei GAP nel capoluogo lombardo. Nella primavera del 1944 si sposta nell’Oltrepò pavese. Prima comandante del Battaglione “Cosenz”, poi commissario della Brigata “Casotti”, “Tino” alla vigilia dell’insurrezione è il commissario della Divisione d’assalto “Antonio Gramsci”. Questa formazione di montagna sarà una delle protagoniste della Liberazione di Milano. Tino Casali è tra i fondatori, con Arrigo Boldrini e altri, dell’ANPI. Ne presiederà prima il Comitato Provinciale, per oltre mezzo secolo, e poi il Comitato nazionale dal 2006 al 2009. Figura di spicco della Milano democratica, ha rappresentato un saldo timone degli ideali e dei principi della Resistenza promuovendoli e presidiandoli in ogni sede, con la generosità, la forza di volontà e l’intelligenza politica che lo hanno sempre contraddistinto. Perdiamo con Tino, l’ennesimo e prezioso testimone di una decisiva stagione di libertà e fecondo amor di patria. Terremo alto il suo esempio e la sua lezione di vita e futuro: coerenza, responsabilità, passione civile. L’ANPI nazionale è vicina alla moglie Isa e agli amici e ai compagni che per tanti anni hanno condiviso con lui idee e battaglie”.

Programma
Venerdì 30 ottobre, dalle ore 14,30 a Milano, nella Casa della Memoria in via Federico Confalonieri 14, verrà allestita la Camera Ardente.
Seguiranno, le orazioni commemorative.

Anpi Milano invita le organizzazioni di base a partecipare con le bandiere dell’Associazione listate a lutto.

L’ ANPI E L’ ANED NON ANDRANNO AL FAMEDIO

COMUNICATO STAMPA

L’ANPI e l’ANED non parteciperanno alla cerimonia del 2 Novembre 2015 al Famedio

L’ANPI e l’ANED di Milano non intendono partecipare alla Cerimonia di “scoprimento delle lapidi dedicate ai cittadini illustri di Milano”, organizzata dal Comune di Milano, al Cimitero Monumentale per lunedì 2 Novembre 2015. 

Con questo atto l’ANPI e l’ANED confermano la loro netta opposizione e contrarietà all’iscrizione di Franco Servello al Famedio del Cimitero Monumentale, decisa purtroppo all’unanimità dalla Commissione Consiliare per le onoranze al Famedio.

Franco Servello, senatore del Movimento Sociale Italiano, non ha mai rinnegato le sue nostalgie fasciste e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti del Movimento Sociale Italiano, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla Questura di Milano, nel corso della quale e a causa degli incidenti provocati dai neofascisti, venne ucciso Antonio Marino, giovane guardia di pubblica sicurezza, insignito della medaglia d’ oro al Valor Civle dal Presidente della Repubblica, il 5 maggio 2009.

Poco importa se i promotori della manifestazione furono assolti dalla Magistratura, la responsabilità degli incidenti ricede tutta sugli organizzatori.

ANPI e ANED ritengono che le iscrizioni al Famedio siano riservate ai cittadini che hanno dato lustro a Milano, città Medaglia d’ Oro della Resistenza. Non è questo il caso di franco servello, che si è sempre richiamato alle nostalgie fasciste.

Consideriamo questo atto gravemente contraddittorio con la dichiarata sensibilità espressa dall’Amministrazione Comunale che, tra le priorità inserite nel suo programma di governo, ha posto il valore dell’antifascismo.


Questa dolorosa ferita a Milano, capitale della Resistenza, tanto più grave in un momento in cui assistiamo al rifiorire di movimenti neofascisti e neonazisti, é inaccettabile e va assolutamente sanata.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

Leonardo Visco Gilardi
Presidente ANED Milano

 

RICHIESTA DI ESPULSIONE DEL COMUNE DI CANTU’

RICHIESTA DI ESPULSIONE DEL COMUNE DI CANTU’
DAL COORDINAMENTO COMASCO PER LA PACE
 
Cari amici e compagni, martedì 21 ottobre, sul quotidiano La Provincia, a pagina 47, è stata pubblicata una richiesta formale di Luca Marchiò al Coordinamento Comasco per la Pace di espellere dal sodalizio il Comune di Cantù. La motivazione è che l’Amministrazione civica di Cantù ha violato lo statuto concedendo Campo Solare per tre anni consecutivi ai neofascisti di Forza Nuova, notoriamente xenofobi e razzisti oltrechè, negazionisti. Riportiamo di seguito l’art. dello statuto a cui fa riferimento Marchiò
 Art. 2) – Il Coordinamento funge da punto di riferimento per gli Enti che ne fanno parte, e più in generale per il territorio della Provincia di Como, allo scopo di sostenere, promuovere, progettare e coordinare attività culturali e materiali, di ricerca e studio, di formazione, informazione ed educazione, di cooperazione e scambio fra i diversi popoli e le differenti culture, per la promozione della Pace, della Democrazia, dello Sviluppo e dei Diritti Umani. 
 
Facciamo nostra questa richiesta e invitiamo tutte le forze democratiche a fare altrettanto.
Cari saluti
Direttivo Provinciale ANPI
 
Alleghiamo qui di seguito l’ articolo di Luca Marchiò.

7 NOVEMBRE – CENA DI AUTOFINANZIAMENTO

Sezione Erba- Monguzzo

 

SABATO 7 NOVEMBRE

presso la sede NOI VOI LORO

Erba, via del Lavoro, 7

ore 19,30

 

LIBERI DI BALLARE E CANTARE

PER LA RESISTENZA

Cena di autofinanziamento

e, a seguire, musica dal vivo con il celebre gruppo

D’ALTROCANTO

musica popolare e canzoni d’ autore.

 

Menu:

Brasato con polenta

formaggi

vino, acqua e caffè

costo: 20 euro a persona

 

Prenotazioni:

Maurizio: 399 8947913

Alessandra: 348 5125891

Marco: 340 8441114

 

NO AL FASCISTA SERVELLO AL FAMEDIO

COMUNICATO STAMPA: Iscrizione al Famedio di Franco Servello

 

Abbiamo appreso con profondo stupore la notizia dell’iscrizione di Franco Servello al Famedio del Cimitero Monumentale. Pur manifestando il nostro sentimento di rispetto per i defunti, ci preme evidenziare che al Famedio vengono iscritte le personalità più significative ed importanti che hanno dato lustro a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza.
Vogliamo sottolineare che Franco Servello, senatore del Movimento Sociale Italiano, che mai ha rinnegato le sue nostalgie fasciste, partecipò e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti del Movimento Sociale Italiano, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla questura di Milano.
Nel corso della manifestazione e degli incidenti provocati dai neofascisti venne ucciso Antonio Marino, guardia di pubblica sicurezza, insignito il 5 maggio del 2009 dalla Presidenza della Repubblica  della Medaglia d’Oro al merito civile.

 

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

 

 

 

ISTANZA DI REVOCA AL SINDACO DI SARONNO

Qui sotto riportiamo l’ istanza di revoca, inviata al sindaco di Saronno, della concessione degli spazi per la manifestazione fascista che si dovrebbe tenere il 15 novembre p.v.

 

Egr. Sig. Fagioli Alessandro, Sindaco del Comune di Saronno

Istanza di revoca, ai sensi dell’art. 9,comma 3, del Regolamento comunale per la concessione di patrocini e spazi a enti e associazioni, di spazio e patrocinio alla associazione sportiva “ Wolf of the ring” con sede a Milano, via Govone 35.

Egregio sig. Sindaco ,

noi, sottoscritti:

– Claudio Castiglioni, nato a Saronno il 21 Giugno 1962, ivi residente in via delle Grigne,24; Presidente del Circolo ANPI di Saronno

– Giuseppe De Luca, nato a Bivongi (RC) il 4 Novembre 1939, residente a Lurago Marinone, via della Pace 19; Presidente del Circolo ANPI Seprio (sede Mozzate)

-Massimiliano Caselli, nato a Bollate il 18 Gennaio 1965, residente a Caronno Pertusella, via Kennedy 389; Presidente del circolo ANPI di Caronno Pertusella

esponiamo quanto segue.

Risulta depositata in data 22/9/2015 una richiesta di patrocinio da parte della associazione “Wolf of the ring”. L’istanza è a nome del Presidente Rigamonti Erminio ma è sottoscritta da tale Luca Gigliotti indicato nella istanza come mero referente della manifestazione. Dalla istanza non è dato sapere neppure se il referente faccia parte della associazione e, in caso positivo, con quale incarico.

Già questo mero dato formale rende nulla la richiesta, sottoscritta da soggetto diverso dal richiedente e con qualifica imprecisata all’interno della associazione.

Nonostante questa evidente nullità, nella seduta di Giunta comunale dello stesso 22/9/2015 veniva concesso il patrocinio richiesto.

Una successiva richiesta datata 7/10/2015 riproduceva tutti i contenuti della precedente ma correggeva l’errore della sottoscrizione, questa volta apposta dal Rigamonti ; ad oggi non risulta agli scriventi intervenuta alcuna decisione su questa istanza ( la precedente concessione adottata ,come detto, il 22/9, è stata protocollata e comunicata il 2/10).

Allo stato, pertanto, vi è una decisone su una richiesta nulla e non vi sono decisioni sulla richiesta successiva formalmente regolare.

Nella richiesta compare una immagine di quella che dovrebbe essere la locandina di pubblicità della iniziativa; in questa immagine e nella richiesta si indica il Paladozio di via Biffi 5 come luogo della iniziativa. Non risultano presentate autonome richieste di concessione di spazio e da informazioni assunte sembra che queste debbano essere considerate implicite nella richiesta di patrocinio.

A prescindere dalla irritualità della richiesta e dell’iter per i motivi detti, l’aspetto sostanziale per il quale si chiede che non venga concesso lo spazio comunale e venga revocato il patrocinio è dato dal fatto che l’associazione sportiva richiedente appare essere una mera copertura di una organizzazione di estrema destra.

Se si esamina il sito ufficiale di “Wolf of the ring / Lealtà-azione” si vede che alla voce “Pensiero e valori” compaiono come riferimenti culturali e politici figure come Ezra Pound e Leon Degrelle, dichiaratamente legate alla storia e all’ideologia fascista.

Significativamente, inoltre, nella istanza è indicata come partner l’associazione Bran.Co, Branca comunitaria onlus, e un rapido excursus nei siti di Wolf of the ring e di Bran.Co rivela l’orientamento politico di entrambe le associazioni, orientamento che si colloca nettamente al di fuori dei pur ampi spazi concessi dal nostro ordinamento democratico perché rientra nelle ipotesi previste dalla normativa che punisce l’apologia del fascismo e l’esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi del partito fascista.

A monte di tutto vi è la comunità degli Hammerskin, diffusa nei diversi Continenti, che si richiama, nei simboli e nell’ideologia, al nazismo e presenta una forte caratterizzazione razzista ( negli USA è esplicito il richiamo al Ku Klux Klan).

Da alcuni anni anche nella nostra zona ed in particolare alla Skinhouse di Bollate è nato e portato avanti un progetto di apertura alla società a fini di proselitismo (si veda il sito di “Lealtà-azione”). Per aggirare l’ostacolo della ostilità non solo degli antifascisti ma anche della società civile e antirazzista, costoro dissimulano la loro attività dietro iniziative di carattere sociale, non immediatamente rivelatrici dell’orientamento politico sotteso. Così, a mero titolo esemplificativo:

– “Wolf of the ring” organizza incontri ed allenamenti di discipline di combattimento

-“Bran.Co”, come affermato nella istanza, si occupa di varie tematiche di carattere sociale

-“I lupi danno la zampa” si occupa di diritti degli animali e di aiuto ai canili

-“Cooxazione” si occupa di aiuto alle famiglie in difficoltà economica ( ovviamente solo italiane, bianche e cristiane)

Queste ed altre associazioni ( Lupi delle vette, Un calcio alla pedofilia, Una voce nel silenzio…….) scivolano, però, sulla buccia di banana della necessità di coordinamento tra le varie realtà, pena altrimenti la frammentazione dell’iniziativa e la conseguente perdita di efficacia rispetto al fine reale, e cioè la propaganda fascista.

Tutti i vari siti delle organizzazioni citate richiamano esplicitamente ( come pagine che “piacciono”) gli altri siti e, tra questi, quello di “Memento”, che è costretto, viste le sue finalità, ad uscire allo scoperto.

“Memento” organizza, infatti, manifestazioni apologetiche del fascismo, della Repubblica di Salò e della XMas; la più nota è quella del 26 Aprile in commemorazione dei caduti di Salò al Cimitero Maggiore di Milano, quando gli aderenti sfilano a mò di parata militare con tutto il repertorio del rituale fascista ( saluto romano, “a noi”, “presente” etc.).

Il sito di Lealtà-azione coordina tutti gli altri, a dimostrazione dell’unicità del disegno, e, per tornare alla vicenda che ci occupa, vi compare già da ora la pubblicità all’iniziativa di “Wolf of the Ring” a Saronno il 15 Novembre.

Se questo è il contesto in cui si inserisce la prevista manifestazione del 15 Novembre ( e lo è sicuramente) appare evidente che il Comune di Saronno non può prestarsi al gioco di questi soggetti, pena il rischio di ritrovarsi colluso in attività apologetica del fascismo. Perfino un atto amministrativo come il Regolamento comunale per la concessione di spazi e patrocini richiama espressamente all’art.1 comma 4 i principi e i valori della Costituzione a cui il Comune deve ispirare la propria attività amministrativa. IlRegolamento, all’art. 9, vieta il patrocinio per iniziative di propaganda politica o confessionale e prevede la revoca di un patrocinio già concesso per una iniziativa “quando gli strumenti comunicativi della stessa o le modalità di svolgimento dell’evento possano risultare incidenti in modo negativo sull’immagine dell’Amministrazione”.

 

E’ indubbio che la presenza del logo del Comune su un manifesto che viene pubblicizzato su siti come Memento a fianco di squadre di persone che marciano compatte inneggiando al fascismo non depone a favore del Comune stesso.

 

Infine è opportuno ricordare quella che è la legislazione tuttora in vigore sul tema del fascismo, nazismo e discriminazione razziale.

 

Alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione è stata data attuazione con la legge n.645 del 1952, c.d. legge Scelba, poi modificata dalla legge n. 152 del 1975. L’art. 1 chiarisce che cosa si intende per “riorganizzazione del partito fascista” e recita, tra l’altro: “…..quando una associazione….rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito e compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. L’art. 4 della legge punisce l’apologia del fascismo e l’art.5 punisce manifestazioni usuali del disciolto partito fascista.

 

In tema di discriminazione razziale, etnica e religiosa si applicano la legge n. 654 del 1975 che ha ratificato la Convenzione internazionale di New York del 7/3/1966 e la legge n. 205 del 1993, cosiddetta legge “Mancino”.

 

I sottoscritti sanno del tentativo in atto di ottenere l’abrogazione delle leggi Scelba e Mancino da parte di organizzazioni e partiti politici italiani ma ad oggi le leggi sono in vigore e vanno rispettate.

 

Non a caso, ancora recentemente, la Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di ribadire che integrano il reato di apologia del fascismo il saluto romano e il grido “presente !” (1° sezione, sentenza n.37577 del 12/9/2014).

 

Chiarito il quadro in cui si inserisce l’iniziativa saronnese, non appare superfluo ricordare che il nome di Luca Gigliotti, firmatario della prima richiesta al Comune e referente della iniziativa, compare nel processo per i fatti gravissimi accaduti a Milano il 7 Agosto 2004 quando non meno di 25 “teste rasate” con magliette nere inneggianti al White Power, inquadrate in piccoli gruppi, armate di coltelli, taglierini, spranghe di ferro e cinture borchiate, si materializzarono all’improvviso tra via Ascanio Sforza e via Conchetta a poche decine di metri dal centro sociale Cox 18, ferendo gravemente un ragazzo di 31 anni e altri cinque all’addome, alle braccia e alla schiena ( così testualmente dalla richiesta di misura cautelare del PM di Milano, dr.sa Zanetti). Gigliotti fu condannato e tra i coimputati figurano Giacomo Pedrazzoli e Stefano Del Miglio, tra i più noti esponenti di Hammerskin Milano.

****************

Per gli esposti motivi i sottoscritti chiedono che l’Amministrazione comunale di Saronno voglia revocare la concessione di spazio e patrocinio alla Associazione “ Wolf of the Ring”.

 

Saronno, 14/10/2015

Claudio Castiglioni

Giuseppe De Luca

Massimiliano Caselli

 

 

 

 

 

CARTELLO DI MENAGGIO

Cari amici e compagni, l’Amministrazione Comunale di Menaggio ha provveduto alla pulizia del cartello imbrattato nei giorni scorsi dai fascisti, a breve verra ricollocato nella sua originale posizione. L’Anpi provinciale ringrazia la Giunta di Menaggio guidata dal Sindaco Adolfo Valsecchi per la celerità e l’impegno.
Per la Segreteria Provinciale
Antonio Proietto

ISRAELE: OCCUPAZIONE E NON PACE

LA SCELTA DI ISRAELE: OCCUPAZIONE E NON PACE

Dal sito di anpiseprio.com

 

Marwan Barghouthi: “È nella natura dell’uomo anelare alla libertà,

lottare per la libertà, sacrificarsi per la libertà. E la libertà del popolo

palestinese è in grave ritardo”.

A cura di Assopace Palestina, Traduzione di Donato Cioli

The Guardian, 11 ottobre 2015

L’ escalation [di violenze] non è cominciata con l’uccisione di due coloni israeliani, è cominciata molto tempo fa ed è andata avanti per anni. Ogni giorno ci sono Palestinesi uccisi, feriti, arrestati. Ogni giorno che passa, il colonialismo avanza, l’assedio del nostro popolo a Gaza continua, oppressioni e umiliazioni si susseguono. Mentre molti oggi ci vogliono schiacciati dalle possibili conseguenze di una nuova spirale di violenza, io continuerò, come ho fatto nel 2002[1], a chiedere di occuparsi delle cause che stanno alla radice della violenza: il rifiuto della libertà ai Palestinesi

Alcuni hanno detto che il motivo per cui non si è raggiunto un accordo di pace è stata la mancata volontà del defunto Presidente Yasser Arafat o l’incapacità del Presidente Mahmoud Abbas, mentre sia l’uno che l’altro erano disposti e capaci di firmare un accordo di pace. Il vero problema è che Israele ha scelto l’occupazione al posto della pace ed ha usato i negoziati come una cortina di fumo per portare avanti il suo progetto coloniale. Tutti i governi del mondo conoscono questa semplice verità, eppure molti di loro fanno finta che un ritorno alle ricette fallite del passato ci potrebbe permettere di raggiungere libertà e pace. Follia è continuare a fare sempre la stessa cosa e aspettarsi che il risultato cambi. Non ci può essere negoziato senza un chiaro impegno di Israele a ritirarsi completamente dal territorio palestinese che ha occupato nel 1967 (tra cui Gerusalemme), una completa cessazione di tutte le pratiche coloniali, il riconoscimento dei diritti inalienabili dei Palestinesi, compreso il loro diritto all’autodeterminazione e al ritorno, la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi. Non possiamo convivere con l’occupazione, e non ci arrenderemo all’occupazione.

Ci si esorta ad essere pazienti e lo siamo stati, offrendo occasioni e occasioni per raggiungere un accordo di pace, dal 2005 ad oggi. Forse val la pena ricordare al mondo che, per noi, espropriazione, esilio forzato, trasferimento e oppressione durano ormai da quasi 70 anni e che noi siamo l’unico problema bloccato nell’agenda dell’ONU dalla sua fondazione. Ci è stato detto che se ci affidavamo a metodi pacifici e alla strada della diplomazia e della politica, ci saremmo guadagnati l’appoggio della comunità internazionale per porre fine all’occupazione. Eppure, come già era avvenuto nel 1999 alla fine del periodo di interim, la comunità internazionale non ha intrapreso alcuna azione significativa, come ad esempio costituire una struttura internazionale per

applicare la legge internazionale e le risoluzioni dell’ONU, varare misure per garantire la responsabilizzazione [delle parti], anche attraverso boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni, come era stato fatto per liberare il mondo dal regime dell’apartheid.

E allora, in mancanza di un intervento internazionale per porre fine all’occupazione, in mancanza di una seria azione dei vari governi per interrompere l’impunità di Israele, in mancanza di qualunque prospettiva di protezione internazionale per il popolo palestinese sotto occupazione, e mentre il colonialismo e le sue manifestazioni violente hanno un’impennata (compresi gli atti di violenza dei coloni israeliani), cosa dovremmo fare? Stare inerti ad aspettare che un’altra famiglia palestinese sia bruciata, che un altro giovane palestinese sia ucciso, che un altro insediamento sia costruito, che un’altra casa palestinese sia distrutta, che un altro bambino palestinese sia arrestato, che i coloni facciano un altro attacco, che ci sia un’altra aggressione contro il nostro popolo a Gaza? Tutto il mondo sa che Gerusalemme è la fiamma che può ispirare la pace e che può accendere la guerra. E allora perché il mondo rimane immobile mentre gli attacchi israeliani contro i Palestinesi della città e contro i luoghi santi musulmani e cristiani – specialmente Al-Haram Al-Sharif – continuano senza sosta? Le azioni e i crimini di Israele non distruggono soltanto la soluzione dei due stati secondo i confini del 1967 e non violano soltanto la legge internazionale, ma minacciano di trasformare un conflitto politico risolvibile in una guerra religiosa senza fine che indebolirà ulteriormente la stabilità in una regione che è già preda di un disordine senza precedenti.

Nessun popolo della terra accetterebbe di convivere con l’oppressione. È nella natura dell’uomo anelare alla libertà, lottare per la libertà, sacrificarsi per la libertà. E la libertà del popolo palestinese è in grave ritardo. Durante la prima Intifada il governo di Israele lanciò lo slogan “spezza le loro ossa per spezzare la loro volontà”, ma, una generazione dopo l’altra, il popolo palestinese ha dimostrato che la sua volontà è indistruttibile e non deve essere messa alla prova.

Questa nuova generazione palestinese non ha aspettato colloqui di riconciliazione per incarnare quell’unità nazionale che i partiti politici non hanno saputo raggiungere, ma si è posta al di sopra delle divisioni politiche e della frammentazione geografica. Non ha aspettato istruzioni per sostenere il suo diritto, e il suo dovere, di opporsi a questa occupazione. E lo fa disarmata, di fronte ad una delle maggiori potenze militari del mondo. Eppure continuiamo ad esser convinti che libertà e dignità trionferanno, e noi avremo la meglio. E che quella bandiera che abbiamo innalzato con orgoglio all’ONU sventolerà un giorno sulle mura della città vecchia di Gerusalemme, e non per un giorno ma per sempre.

Mi sono unito alla lotta per l’indipendenza palestinese 40 anni fa e sono stato imprigionato per la prima volta a 15 anni. Questo non mi ha impedito di adoperarmi per una pace basata sulla legge internazionale e sulle risoluzioni dell’ONU. Ma ho visto Israele, la potenza occupante, distruggere metodicamente questa prospettiva un anno dopo l’altro. Ho trascorso 20 anni della mia vita, tra cui gli ultimi 13, nelle prigioni di Israele e tutti questi anni mi hanno reso ancora più convinto di questa immutabile verità: l’ultimo giorno dell’occupazione sarà il primo giorno della pace. Coloro che cercano quest’ultima devono agire, e agire subito, perché si realizzi la prima condizione.

Marwan Barghouthi

Prigione di Hadarim

cella n°28

 

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