ACCORDO ANPI – ARCI

Accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del senato e per emendare la legge elettorale

9 Maggio 2016

Qui di seguito la lettera congiunta del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia e la presidente nazionale ARCI Francesca Chiavacci che sancisce l’accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del Senato e per emendare la legge elettorale.

Carissime e carissimi,
stiamo entrando nel vivo della campagna referendaria, per ottenere un NO alla riforma del Senato, voluta dal Governo e per ottenere due SI agli emendamenti che proponiamo alla legge elettorale.
È una battaglia che stiamo conducendo anche con altre forze, ma nella quale noi – ANPI ed ARCI – uniti da un protocollo di intesa, non formale, vogliamo impegnarci a fondo, con la nostra autonomia, la nostra indipendenza di pensiero, il nostro modo, comune, di voler realizzare appieno la democrazia.
Ora bisogna raccogliere le firme; c’è poco tempo (meno di tre mesi), per raccoglierne quante sono necessarie, cioè 500.000 (e anche più) per ogni referendum. Non sarà facile, ma si può, si deve riuscire; utilizzando la raccolta delle firme anche per fare una grande campagna di informazione a fronte di un’enorme quantità di cittadine e cittadini che poco sanno delle questioni di merito e che bisogna sottrarre alla suggestione del plebiscito che vorrebbe il Governo.

Noi abbiamo alcuni punti fermi, che intendiamo ribadire:

  1. questi referendum non riguardano la tenuta o meno del Governo, ma solo la difesa della Costituzione, del diritto dei cittadini alla rappresentanza, del libero esercizio della sovranità popolare;
  2. affrontiamo una battaglia “politica”, nel senso più puro del termine, senza trasformarci in partiti e senza svolgere un lavoro che non appartiene alla nostra identità;
  3. affrontiamo questa battaglia non da soli, ma con tutti i cittadini, che dobbiamo informare e coinvolgere, affinché consapevolmente possano partecipare ed esprimere le proprie scelte;
  4. non ci faremo chiudere nel recinto della politica-partitica e neppure in quella della “sinistra” (posto che ce ne sia una sola); vogliamo e dobbiamo raggiungere milioni di cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza e dalle loro idee, dalle loro collocazioni professionali e politiche. Per farlo, abbiamo bisogno di aprire a tutti coloro che credono nella democrazia, restando noi stessi;
  5. è possibile che in qualche caso possiamo unire le nostre forze con quelle di chi svolge altre consultazioni, in una forma o nell’altra; ma non siamo per creare un insieme eterogeneo di richieste, rivendicazioni, proposte diverse, perché questo – più che aiutare – ostacolerebbe e renderebbe più complesso il nostro lavoro;
  6. tutto il lavoro e tutte la responsabilità, dovranno confluire nei due Comitati nazionali (quello per il NO alla Riforma del Senato e quello per il SI alle modifiche alla legge elettorale). Non accettiamo altre sovrapposizioni o rapporti di dipendenza;
  7. è stata concordemente costituita, di recente, una “Cabina di regia” che, in sostanza collegherà il lavoro dei due Comitati nazionali, divenendo il punto di riferimento, assolutamente neutrale ed impersonale, per lo scioglimento di controversie, quesiti, problemi, che possano insorgere a livello locale;
  8. bisogna costituire, ovunque, su tutto il territorio nazionale, a livello di Comune e di quartiere, Comitati referendari, che riuniscano in sé, eventualmente, le due tematiche, raccolgano le firme per entrambe e forniscano informazioni ai cittadini, creino iniziative di informazione e discussione; questi Comitati saranno tanto più autorevoli, quanto più si raccoglieranno attorno a personalità note per il loro equilibrio, la loro saggezza, il loro chiaro orientamento democratico;
  9. questi Comitati, dovrebbero comunque essere espressione di una volontà comune;
  10. occorre ricordare che non basta raccogliere firme; queste debbono essere certificate- autenticate; ci vogliono i certificatori e bisogna, spesso, retribuirli.
    Anche a questo fine, il rapporto è con i due Comitati nazionali e, per ogni problema e questione, con la “Cabina di regia”. In attesa della definizione di un preciso recapito, anche mail o telefonico della cabina di regia, potete rivolgervi a noi, che provvederemo a mettervi in relazione con essa, oppure a contattare direttamente il Comitato interessato;
  11. della costituzione di ogni Comitato è opportuno dare notizia:
    a) all’ANPI e all’ARCI nazionale (segreterianazionale@anpi.ittestini@arci.it)
    b) al Comitato per il SI e a quello per il NO

Si invierà quanto prima un “manuale operativo per la raccolta delle firme”.

Roma, 3 maggio 2016
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia – La Presidente Nazionale ARCI Francesca ChiavaccI

RIFORME COSTITUZIONALI: ECCO UN ESEMPIO

Ecco un esempio delle modifiche alla Costituzione.

 

Art. 70 ( formazione delle leggi), come era prima della legge Renzi Boschi:

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Ecco come si è trasformato dopo la riforma:

L’articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente: “La Camera dei deputati esamina i disegni di legge concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo. Dopo l’approvazione da parte della Camera, a tali disegni di legge il Senato federale della Repubblica, entro trenta giorni, può proporre modifiche, sulle quali la Camera decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla metà per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

Il Senato federale della Repubblica esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei princìpi fondamentali nelle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, fatto salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo.

Dopo l’approvazione da parte del Senato, a tali disegni di legge la Camera

dei deputati, entro trenta giorni, può proporre modifiche, sulle quali il Senato decide in via definitiva. I termini sono ridotti alla metà per i disegni di legge di conversione dei decreti-legge.

La funzione legislativa dello Stato è esercitata collettivamente dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge concernenti le materie di cui

all’articolo 117, secondo comma, lettere m) e p), e 119, l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 120, secondo comma, il sistema di elezione della Camera dei deputati e per il Senato federale della Repubblica, nonché nei casi in cui la Costituzione rinvia espressamente allalegge dello Stato o allalegge della Repubblica, dicui agli articoli 117,commi quinto e nono, 118, commi secondo e quinto,122, primo comma, 125, 132, secondo comma, e133, secondo comma.

Se un disegno di legge non èapprovato dalle due Camere nel medesimo testo iPresidenti delle due Camere possono convocare,d’intesa tra di loro, unacommissione, composta datrenta deputati e da trenta senatori, secondo ilcriterio di proporzionalità rispetto alla composizionedelle due Camere, incaricata di proporre un testounificato da sottoporre alvoto finale delle dueAssemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono itermini per l’elaborazione del testo e per le votazionidelle due Assemblee.

 

Qualora il Governo ritenga che proprie modifiche aun disegno di legge, sottoposto all’esame del Senatofederale della Repubblica ai sensi del secondocomma, siano essenziali per l’attuazione del suoprogramma approvato dalla Camera dei deputati,ovvero per la tuteladelle finalità di cui all’articolo120, secondo comma, il Presidente dellaRepubblica, verificati i presupposti costituzionali,può autorizzare il Primo ministro ad esporre le motivazioni al Senato, che decide entro trentagiorni. Se tali modifiche non sono accolte dalSenato, il disegno di legge è trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assolutadei suoi componenti sulle modifiche proposte.

 

L’autorizzazione da parte del Presidente dellaRepubblica di cui al quarto comma può avere adoggetto esclusivamente le modifiche proposte dal Governo ed approvate dallaCamera dei deputati aisensi del secondo periodo del secondo comma.

 

I Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera dei deputati, d’intesa tra di loro, decidono le eventuali questioni di competenza tra ledue Camere, sollevate secondo le norme deirispettivi regolamenti, inordine all’esercizio dellafunzione legislativa. I Presidenti possono deferire ladecisione ad un comitato paritetico, composto daquattro deputati e da quattro senatori, designati dairispettivi Presidenti. La decisione dei Presidenti odel comitato non è sindacabile in alcuna sede. IPresidenti delle Camere, d’intesa tra di loro, suproposta del comitato, stabiliscono sulla base dinorme previste dai rispettivi regolamenti i criterigenerali secondo i quali un disegno di legge non puòcontenere disposizioni relative a materie per cui sidovrebbero applicare procedimenti diversi”

 

 

 

 

 

SALVARE LA COSTITUZIONE

► Come festeggiare il numero 200 della Newsletter dell’ANPI?
Impegnandoci ancora di più per i referendum e per la difesa della Costituzione


Ho appena il tempo, alla vigilia, ormai, del Congresso nazionale, di ricordare a tutti che le nostre attività congressuali non devono distrarci dall’impegno che ci siamo solennemente assunti: cancellare la Riforma del Senato, così come ci è stata proposta e modificare in modo sostanziale la legge elettorale.


Ormai, come si diceva una volta, “Annibale è alle porte”; questo significa che
non c’è più tempo e non ci sono più fasi d’attesa. Siamo nel bel mezzo della
campagna referendaria; (sui due temi cui ho accennato) e i nodi della nostra
azione sono solo due: 1) documentarsi e informare i cittadini sui reali contenuti di questi referendum; 2) raccogliere le firme. I tempi sono stretti ed ovunque bisogna organizzarsi per raccoglierle, nelle forme previste dalla legge e possibilmente in un unico contesto di raccolta.

Il referendum è “domani” e dunque tutti al lavoro, perché – come ho più volte detto e ripetuto – possiamo vincere e dobbiamo vincere, non per sciogliere questo o quel nodo politico, governativo e partitico, ma per salvare la Costituzione da uno stravolgimento e per restituire ai cittadini la completezza del diritto di voto e di rappresentanza.

Carlo Smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

LE ESTERNAZIONI DI EMANUELE FILIBERTO

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E LE SUE ESTERNAZIONI SULLE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE: CHE VERGOGNA!

Io non so come sia venuta fuori questa frase singolare di Emanuele Filiberto di Savoia (“I parassiti partigiani, con le loro 179 associazioni, costano al contribuente tre milioni di euro”), che ieri ha percorso tutta la rete suscitando molta indignazione.

So peraltro che l’autore non l’ha né smentita né rinnegata. E’ un fatto vergognoso, non nuovo perché delle panzane simili sono state dette più volte da fascisti e reazionari.

Ma oltre all’offesa gratuita ai partigiani (“parassiti”) c’è un falso colossale. Non esistono 179 associazioni partigiane e le poche esistenti, se dovessero vivere con i modesti contributi dello Stato si sarebbero estinte da tempo. Sopravvivono, dunque, non a carico del contribuente, ma in virtù del volontariato e del tesseramento.

Ma la vergogna è doppia, perché tutti si riempiono la bocca della necessità della memoria e poi, alla prima occasione, c’è chi cerca di demonizzare le associazion che la conservano. Una delle tante contraddizioni di questo Paese, in cui perfino un Savoia si permette di pontificare ed offendere i partigiani e le loro associazioni.

Carlo Smuraglia

QUANTO POCO COSTA L’ ANPI

Alcuni giorni fa Emauele Filiberto di Savoia scrisse sui social, poi pubblicato sui giornali, che “i partigiani” costavano al contribuente 3 milioni di euro l’ anno. Giustamente, l’ Anpi Nazionale non si prese neanche la briga di rispondere. Ma, se a qualcuno di voi fosse venuta la curiosità di conoscere quanto realmente costa l’ Anpi al contribuente, ecco la risposta che diede due anni fa Carlo Smuraglia, e vi assicuro che da allora le cose non sono cambiate.  E.G.

 

Quanto (poco) costa l’Anpi

30 Gennaio 2014

Titolo: “Sprechi. Dai garibaldini agli antifascisti. Quanto ci costano gli ex combattenti”. Questo il filo conduttore di un articolo dell’Espresso a proposito dei finanziamenti alle associazioni combattentistiche. Che formalmente comprendono anche l’Anpi. Ma in realtà c’è una sostanziale differenza. E a ricordarlo è il presidente nazionale dell’Associazione, Carlo Smuraglia che ha preso e carta e penna e ha scritto al settimanale.

Ecco la sua “precisazione”.

Ho letto un articolo sul suo settimanale del 23.1.2014, a firma Carmine Gazzanni e col titolo “Sprechi. Dai garibaldini agli antifascisti. Quanto ci costano gli ex combattenti”.

Ovviamente, non mi occupo delle altre Associazioni citate. Ma poiché c’è un riferimento anche all’ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia), definita “pur importante”, vorrei fare una precisazione: è vero che all’ANPI sono assegnati 65.300 euro annui, ma che questo sia uno spreco ingiustificato è davvero dubitabile.

L’ANPI è un’Associazione di fortissima tradizione, eretta in Ente morale fin dal 1944, che conta oggi circa 130.000 iscritti, con molti organismi periferici dislocati sul territorio e con un ritmo di attività intensissimo, perché realizziamo iniziative su temi tutt’altro che “reducistici” (ad es. le stragi nazifasciste del 1943-45, l’antifascismo europeo, le donne e il fascismo, la Costituzione e i progetti di riforma, e così via).

Facciamo pubblicazioni, abbiamo una rivista assai accreditata (“Patria”) e una news-letter settimanale. Abbiamo avuto importanti riconoscimenti, in occasione di recenti convegni da noi organizzati, dal Presidente della Repubblica, dai Presidenti delle Camere, dal Presidente del Parlamento europeo Schulz. Tutto questo è così poco “inutile” che di recente abbiamo ottenuto che la Repubblica federale di Germania si assumesse il finanziamento di un progetto per la creazione di un “Atlante delle stragi”.

A fronte di tutto questo, è evidente che 65.000 euro sono una somma irrisoria, rispetto alla nostra attività ed – a maggior ragione – ridicola rispetto alle complessive spese dello Stato. Se riusciamo a fare tante cose, ad avere tanti iscritti, è solo perché abbiamo un volontariato molto convinto e tanti iscritti che pensano che la parte migliore della nostra storia meriti di essere non solo conservata, ma rielaborata e fatta conoscere alle nuove generazioni.

Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI

E questa, a sua volta, è la risposta del settimanale.

Gentile Presidente,
i fondi elargiti a pioggia, senza valutazioni di merito, vanno a discapito proprio delle associazioni come l’Anpi, il cui impegno, anche sociale, non è in discussione, grazie.

IL DELIRIO DI MASOCCO A CANTU’

Non contento di aver ottenuto una condanna per diffamazione con aggravante della discriminazione razziale nei confronti dell’ ex-ministro Kyenge, sabato il consigliere comunale di Cantù Giorgio Masocco, espulso dalla Lega e ora nel gruppo misto, nel motivare il suo rifiuto alla proposta di intitolazione del Parco Solaro ai Partigiani canturini, si è lanciato in una improbabile quanto imbarazzante rivisitazione della storia, con successiva lode a imperitura memoria del Duce. Masocco si è detto scettico davanti ai festeggiamenti del 25 aprile perché “partigiani e americani non ci hanno liberati, dato che siamo ancora più oppressi di prima” per poi concludere: “Se oggi queste persone sono ricordate come eroi è solo perché la storia è stata scritta da rossi e partigiani. Intitolare a loro il campo solare significa sputare in faccia a gente seviziata”.

Giorgio Masocco ha quindi citato opere realizzate dal duce che “hanno tenuto in piedi il Paese” e ha proposto l’intitolazione di una via in ricordo dell’attentato di via Rasella. Il consigliere Paolo Frigerio di Autonomia canturina, ha allora sfidato il collega ad avviare la sua raccolta firme per via Rasella, provocando una forte reazione in Masocco che ha lasciato sala consiliare giudicando Frigerio “un rosso e anche poco acculturato”. ( sic!)

 

Discorso del consigliere Masocco di sabato 30 aprile:

https://www.youtube.com/watch?v=wlyO1KUrdJg

Insulti alla Kyenge:

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/07/30/kyenge-consigliere-di-cantu-banane-si-rallegri-cocco-avrebbe-fatto-male/241096/

 

25 APRILE – DISCORSO DI WILMA CONTI

Introduzione prima del discorso a seguito degli avvenimenti del 24/4/2016 di Piazza Paracchini – Dongo tenuto da Vilma Conti

Ieri, domenica 24 aprile, a Dongo, si sono verificati fatti di estrema gravità che mi impongono, prima di dare avvio alla cerimonia ufficiale, di esprimere alcune considerazioni in qualità di italiana, di (ex) cittadina di Dongo e tale ancora mi riconosco, di Presidente dell’ Anpi, di essere umano che ancora crede nei valori che ci hanno permesso di ricostruire il nostro paese.

Costernata e profondamente ferita, esprimo la più ferma condanna per quanto accaduto ieri nel nostro paese:

  • è stata profanata la piazza di Dongo, dedicata al martire Paracchini, simbolo del sacrificio di chi, coraggiosamente, ha combattuto e perso la vita per la libertà;

  • sono stati profanati il tricolore e la corona d’ alloro, simboli della patria, che dovrebbero onorare i meritevoli e non chi, abbandonato dai tedeschi in fuga, neppure di fronte alla morte sapeva rinunciare alla viltà;

  • è stata profanata la memoria di tutti i caduti per la patria, simbolo degli ideali che ci hanno consentito di essere un popolo libero.

Incredula ed indignata, condanno inoltre fermamente:

gli esecutori materiali di tali atti, responsabili del crimine di apologia di fascismo e chi, rappresentante delle pubbliche istituzioni, ha potuto autorizzare un simile scempio, forse inconsapevole del fatto che le istituzioni rappresentate non esisterebbero se la fuga avesse portato qualcuno a salvarsi.

 

E QUI , PRIMA DI INIZIARE A LEGGERE IL DISCORSO CHE SEGUE , VILMA HA PROSEGUITO A BRACCIO A RACCONTARE IL RICORDO ANCORA VIVO DI QUEI GIORNI

 

 

 

Discorso 25/4/2016 in piazza Paracchini a Dongo di Vilma Conti

 

71° anniversario della liberazione, ricordo sempre vivo in chi l’ ha vissuta direttamente o indirettamente.

Non si tratta di parlarne per celebrarla, ma per renderci conto di cosa è stata, di quanto è costata.

Non dobbiamo fare della resistenza un mito, ma ricordare che la Resistenza fu una forza che operò accanto alle altre forze sane del paese.

La resistenza lottò contro il nazifascismo, contribuì a segnarne la fine e diede un apporto decisivo alla democratizzazione dello Stato.

Non è ammissibile (oppure: non possiamo permetterci di) dimenticare che il fascismo, alleato con il nazismo, aveva disonorato il paese agli occhi delle nazioni più civili e che gli antifascisti, alleati in uno sforzo comune nel CLN, si assunsero il compito gravoso di ripristinare l’onore e la libertà.

Resistenti non furono solo i partigiani; resistenti furono i deportati in Germania, i fucilati di Cefalonia (ricordiamo con orgoglio il sacrifico del ten. Matteri), i carabinieri in Jugoslavia, i finanzieri e tutti quanti si schierarono contro la Repubblica Sociale Italiana.

La Resistenza tracciò un solco netto fra l’Italia prima e dopo il 45.

La Resistenza fu fonte di legittimità per la nuova Italia la cui espressione istituzionale fu (ed è) la costituzione democratica e repubblicana .

Vigiliamo perché nessuno stravolga quanto i nostri padri costituenti ci hanno lasciato.

l’Italia di oggi deve essere e sarà, se rimarrà sempre fedele a quegli ideali, anche l’Italia di domani

 

Saluto del 25/4/2016 letto da Vilma Conti a Paracchini e Maffioli

Cari Giulio e Primo, oggi vi porto un doppio saluto:

il mio personale e quello di tutti coloro che si trovano al mio fianco presso la vostra tomba.

Grazie!

Grazie uomini della “Garibaldi”, Partigiani, Patrioti.

Grazie per la vostra vita che avete donato per la nostra libertà.

Libertà: una parola che può suonare triste per chi, come voi, non l’ha potuta assaporare.

Proprio per questo ci siamo riuniti qui nel ricordo di quei momenti tragici e bui che vi hanno portato al martirio; eppure, il giorno seguente, prendeva vita la libertà.

La libertà in cui avevamo creduto e per cui avevamo pianto, lottato, sofferto.

Perché Dio poneva il vostro sacrificio proprio sulla soglia della libertà?

Noi, uomini del sacrifico, abbiamo imparato anche a dimenticare (oppure: ad accettare) in nome di un’ idea comune di Bontà e Giustizia; Voi, eroi puri, siete ormai parte ineliminabile (oppure indelebile; incancellabile) nella grande storia del nostro paese.

Con la speranza che tutto ciò non accada mai più nella nostra amata patria, un caro saluto.

 

DOMENICA 8 MAGGIO – GITA A TORINO

 Arci Guernica e Anpi sez. di Como

 

DOMENICA 8 MAGGIO

gita sociale – TORINO RESISTENTE

 
(partenza ore 7.15 da Grandate-Breccia e 7.30 da Bulgarograsso – rientro entro le 20)
Mattina: visita guidata a cura del museo diffuso della Resistenza di Torino
Pranzo: al circolo Arci Interzona Fuoriluogo
Pomeriggio: libero alla scoperta del centro storico della città
 
Info e prenotazioni

como@arci.it – info@anpisezionecomo.net
328 6461062

COMUNICATO

Cari amici e compagni, dopo l’intervento dal palco, per la celebrazione del 25 Aprile a Como, abbiamo avuto delle rimostranze da parte di alcuni esponenti del Partito Democratico, per quanto detto dal nostro relatore avv. Giuseppe Gallo. Nell’esprimere la nostra solidarietà e la condivisione per quanto affermato dall’avv. Gallo, ribadiamo con forza la posizione dell’ANPI Nazionale e locale sulle Riforme Costituzionali e “Italicum”. Siamo convinti che la Costituzione Repubblicana ha bisogno di qualche modifica, in particolare sul bicameralismo perfetto, ma da questo ad eliminare il Senato della Repubblica, organo di controllo delle leggi ci sembra fuori posto. Le motivazioni che vengono fornite per questa scelta è, risparmiare sulla politica, noi diciamo che per risparmiare veramente era meglio dimezzare i Deputati e i Senatori che oggi sono 945, con i necessari compiti di controllo per il Senato su leggi costituzionali, di bilancio e di rapporti internazionali. Dopo le modifiche alla Costituzione e con il sistema elettorale già approvato “L’Italicum”, che assicura al partito che prende il 40% dei voti la maggioranza assoluta con 340 seggi su 615 deputati e senza il controllo del Senato, la Democrazia, con la D maiuscola va a farsi benedire. Per maggior chiarezza facciamo un paio di esempi: I° la Camera dei Deputati da sola elegge cinque  Giudici alla Corte Costituzionale, organo di controllo della costituzionalità delle leggi emanate dalla stessa Camera, II° il prossimo Presidente della Repubblica alla quinta votazione sarà eletto da un quinto dei parlamentari. Basta fare due conti, sempre riferiti ai 340 parlamentari della maggioranza, per capire cosa potrà succedere, il Presidente della Repubblica sarà eletto con i soli voti della maggioranza, sarà quindi una sua espressione ed eleggerà altri cinque membri della Corte, e siamo a dieci su quindici dei “controllori”, gli altri cinque saranno espressione delle “Supreme magistrature”, cioè dalla Corte di Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti. Ci sembra onestamente che qualcuno voglia mettere il cappello sulla Corte. Siamo consapevoli che le nostre posizioni sono in contrasto con questo Governo e con i militanti del Partito Democratico, lo eravamo già qualche anno fà quando il Governo Berlusconi voleva cambiare l’art. 138 della Costituzione e il PD già allora era d’accordo per questa modifica berlusconiana. Ma noi siamo gli eredi, non solo dei Partigiani combattenti, ma di tutti gli italiani che hanno lottato in vario modo, per avere garantita la democrazia attraverso una Costituzione Democratica, pluralista e solidale e per questo motivo non possiamo far finta di nulla rispetto alle modifiche apportate alla Carta Costituzionale. Non siamo un partito politico e non vogliamo esserlo, però siamo orgogliosi di essere un movimento politico e facciamo politica e invitiamo tutti i nostri militanti, ad attivarsi per la raccolta di firme per respingere la legge elettorale “Italicum” e lavorare perché prevalga il NO al referendum sulle modifiche Costituzionali. Il referendum di ottobre sulle riforme Costituzionali come previsto dalla nostra Carta, NON HA QUORUM da raggiungere, perciò è importante che tutta l’ANPI si mobiliti per il NO! 
Cari saluti
 
Antonio Proietto
Segreteria ANPI Provinciale