PROSIEGUO AZIONE ANPI SU VICENDA MONUMENTO A GRAZIANI

Nell’apprendere con soddisfazione di una vasta attenzione e consenso attorno alla notizia della denuncia dell’ANPI Nazionale nei confronti del Sindaco di Affile – a seguito dell’erezione del monumento-sacrario dedicato al criminale fascista Rodolfo Graziani – informiamo che il testo della denuncia suddetta è stato approntato ed è in corso di deposito presso la Procura di Tivoli. Sarà nostra cura dare sollecita informazione sugli sviluppi 

VUOI LA PACE? PEDALA!

Cari amici,
domenica 14 ottobre ci sarà una bella iniziativa a Milano e dintorni: una bicicletatta dal titolo “Vuoi la pace? Pedala!!”
Quest’anno il tema è il diritto al cibo, tema caro a Mani Tese, che sta per concludere una campagna pluriennale sulla sovranità alimentare con una marcia che toccherà diverse città in Italia e si concluderà il 16 ottobre, giornata mondiale dell’alimentazione (http://www.manitese.it/2012/5517/ ).
La biciclettata partirà da Sesto S. Giovanni e arriverà in piazza Duomo a Milano: non ci saranno auto lungo il percorso perchè in entrambi i comuni vige per quel giorno il divieto alla circolazione delle auto. Stiamo organizzandoci per partecipare in gruppo: chi è interessato si dovrebbe trovare munito di bici a Bulciago, presso la sede di Mani Tese, via Cesare Cantù 66, alle 8.00 della mattina del 14 ottobre.
Caricheremo le bici sul furgone di Mani Tese e ci muoveremo con poche auto verso Sesto. Lasciamo auto e furgone appena fuori dalla zona chiusa al traffico e inizieremo a pedalare allegramente!

Se volete partecipare, mandate una mail a bulciago@manitese.it con il vostro nome e un recapito telefonico (entro l’11 ottobre)!

TOLTA LA TARGA A MEZZEGRA

Ce l’aspettavamo. Il nuovo gesto audace dei soliti idioti che agiscono nottetempo, quando non c’è il calcio in TV.

Questa volta la bella pensata è stata di far sparire la targa messa sabato 6 ottobre a Giulino di Mezzegra.

La targa recita:

“QUI, ALLE ORE 16,10 DEL 28 APRILE 1945, SU DECRETO DEL C.L.N.A.I., FU ESEGUITA LA CONDANNA A MORTE DI BENITO MUSSOLINI.

LA RESISTENZA ITALIANA POSE COSI’ FINE AL REGIME FASCISTA”

L’ennesima provocazione non è stata rivendicata, segno che anche gli autori del gesto non hanno trovato motivazioni politiche, oltre alla meschinità di chi, non avendo argomenti, si limita a fare dispetti.

Stupisce, in verità, che nel riportare la notizia dello scoprimento della targa a Giulino, moltissimi giornali nazionali abbiano dimenticato la frase ” su sentenza del CLNAI”, un piccolo inciso, ma di grande importanza, che non portava via certo spazio all’articolo. Noi non sappiamo se l’omissione sia stata intenzionale, o se, più probabilmente, l’importanza del fatto storico sua sfuggita ai giornalisti frettolosi.

Riportiamo qui sotto il documento rilasciato dall’Istituto di Storia Contemporanea P. A. Perretta, quando ancora di chiamava Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione, il 25 settembre 1995.

ISTITUTO COMASCO PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE

L’Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione, alla luce delle più recenti interpretazioni e valutazioni date da varie fonti sulla pagina finale di Benito Mussolini e dei suoi gerarchi arrestati il 27 aprile 1945 fra Musso e Dongo, sul lago di Como, precisa:

  1. L’esecuzione del Capo del Governo della Repubblica Sociale Italiana e del suo seguito decretata (in virtù del Decreto dell’Amministrazione della Giustizia del 25.4.1945 art.5)

    la mattina del 26 aprile 1945 dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, delegato dal solo Governo legale italiano, formato da Luigi Longo ed Emilio Sereni per il P.C.I., Ferruccio Parri e Leo Valiani per il Partito d’Azione, Achille Marazza e Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana, Giustino Arpesani e Filippo Jacini per il Partito Liberale, Rodolfo Morandi e Sandro Pertini per il Partito Socialista, fu materialmente eseguita da una missione disposta a tale scopo.

  1. Sulla piazza di Dongo, nella tarda mattinata del 28 aprile, arrivarono, al comando di Walter Audisio ( colonnello Valerio) e di Aldo Lampredi ( Guido), i partigiani dell’Oltrepo’ pavese che avevano ricevuto il compito di formare il plotone di esecuzione.

  1. A Bonzanigo, in casa della famiglia De Maria, si recarono Walter Audisio, Aldo Lampredi e Michele Moretti ( Pietro), commissario politico della 52a Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, per prelevare Benito Mussolini, in forza del decreto di condanna emesso dal C.L.N.A.I.

    Alle 16,10 il capo della Repubblica Sociale Italiana e Claretta Petacci che lo accompagnava, furono fucilati a Giulino di Mezzegra davanti al cancello di villa Belmonte.

  2. Dopo le 17, sul lungolago di Dongo, il plotone di esecuzione, comandato da Alfredo Mordini (Riccardo), fucilò i gerarchi fascisti.

  1. In serata, a missione compiuta, i corpi di tutti i giustiziati vennero trasportati a Milano e deposti più tardi in Piazzale Loreto, nel luogo dove il 10 agosto 1944 erano stati fucilati dalle Brigate Nere 15 fra antifascisti e partigiani.

L’istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione, nella ricorrenza del 50° anniversario della Liberazione, ritiene sia giunto il momento di ribadire questa verità storica incontrovertibile, l’unica basata su documenti originali e testimonianze raccolti nel corso della sua lunga attività scientifica.

Firmato:

Giusto Perretta ( Presidente), Luigi Carissimi- Priori (dal 30 aprile 1945 Commissario Capo dell’Ufficio Politico della Questura di Como), Mario Ferro ( che accompagnò Aldo Lampredi e Alfredo Mordini a Dongo), Franco Giannantoni, Ricciotti Lazzero, Marino Viganò (storici)

Como, 25 settembre 1995

QUELL’ ITALIA FINTO-SMEMORATA

“Scriveva Luis Sepulveda che «un popolo senza memoria è un popolo senza futuro». La memoria aggrega, è il collante che unisce generazioni, la memoria è la base della storia e del civismo. Ma in Italia la memoria spesso cambia forma, muta la sua pelle, si plasma a seconda della forma e dei contesti. Lascia spazio, alle volte, a rigurgiti di nostalgia che in politica trovano terreno nei movimenti che si rifanno al fascismo. Che non solo vengono tollerati, ma che spesso sono incoraggiati anche dai pubblici amministratori e ufficiali.”


Inizia così la bella inchiesta di Roberto Rossi sull’Unità del 9 ottobre 2012 ( pag. 11), un’inchiesta che vi segnaliamo, dove si dà conto, tra gli altri, dei casi denunciati dall’Anpi dei contestatori condannati ad Isernia per aver cantato Bella Ciao, del sacrario dedicato al criminale di guerra Graziani, del busto ad Aielli- L’ Aquila- dedicato al prefetto fascista Letta. Si dà inoltre notizia della campagna iniziata dell’Anpi per rilanciare l’antifascismo e contrastare il neo-fascismo.

L’inchiesta è disponibile anche su http://www.unita.it/italia/quell-italia-che-accetta-br-il-revisionismo-fascista-1.453578

LETTERA DI LUCIANO FORNI

Como, 5 ottobre 2012
Cari amici dell’Anpi,
una difficile degenza ospedaliera, mi costringe a non intervenire alle celebrazioni di sabato 6 ottobre che vogliono ricordare la gloriosa battaglia di Lenno e ripristinare con legittimo orgoglio la verità sulla fine del duce e del fascismo.
Con l’apposizione a Giulino di Mezzegra di una targa che un testo succinto fa giustizia di tante fandonie che sono state scritte per screditare realtà mai controverse. Si è voluto sminuire o svilire il ruolo della Resistenza nella conquista per il nostro paese, della libertà e della democrazia!
E’ con orgoglio che l’Anpi ha conseguito questo scopo per dimostrare che anche a distanza di tempo va difesa la lotta di chi con sacrificio, ha operato per il bene vero dell’Italia, consentendo la possibilità di ricattare la propria dignità nel consesso dei popoli liberi e democratici. Nello squalificato dibattito odierno che non ha la dignità di essere chiamato politico, l’Anpi comasca vuole richiamare quei valori che soli possono ricostruire la nostra coscienza civile: moralità, senso del dovere, gratuità dell’impegno politico, laboriosità e spirito di sacrificio che sono anche insegnamento dei nostri Resistenti e dei nostri Partigiani.
Noi, con discorsi ed esempi alti e dignitosi, siamo in grado senza pretese, di indicare la strada per salvare l’Italia dal malcostume, dall’ignoranza e dai discorsi inconcludenti.
Oggi siamo certamente un punto di riferimento per quei giovani che hanno bisogno di lavoro, ma anche di dignità e speranza, che non trovano né in una scuola estremamente burocratizzata né nella società.
Grazie per il vostro impegno, cari amici, sono con voi con tutto il cuore e con la mia passione democratica, purtroppo oggi non sostenuta dall’efficienza fisica. Siete un po’ la mia famiglia e divido con voi le stesse ansie per un’ Italia migliore.
Con affetto,
Luciano Forni

SHLOMO VENEZIA

LA MORTE DI SHLOMO VENEZIA

«Nella notte ci ha lasciato il nostro caro amico Shlomo Venezia, uno degli ultimi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau che ha dedicato gli ultimi decenni della sua vita a trasmettere la memoria della Shoah alle giovani generazioni». Così il sito web del Museo della Shoah ha annunciato ieri mattina la morte, a Roma, dello scrittore. Shlomo Venezia, 89 anni, ebreo italiano nato a Salonicco (Grecia), fu arrestato con la famiglia ad Atene nel marzo 1944 e deportato nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Fu tra i più importanti testimoni della Shoah. Una delle sue opere più celebri s’intitola Sonderkommando-Auschwitz. La verità sulle camere a gas, una testimonianza unica (Rizzoli). «Sono stato zitto per oltre 40 anni. Mi avevano dato del pazzo. Poi un giorno ho trovato il coraggio, perché tutti sappiano». Così, in uno dei molti viaggi della Memoria, Shlomo Venezia parlò a decine di studenti con gli occhi lucidi che seppero dalle sue parole cosa fu la Shoah. Durante la prigionia fu costretto a lavorare nelle «unità speciali» dei forni crematori (che avevano il compito di bruciare i cadaveri) i cui componenti venivano periodicamente uccisi. Riuscì a salvarsi, unico tra gli italiani, e a pubblicare le sue memorie nel 2007. Sette mesi a Birkenau a tagliare i capelli alle donne destinate alle camere a gas e al recupero dei cadaveri destinati ai forni, poi altri cinque a Mauthausen, infine l’insperata salvezza dopo «il gas, le torture, la scomparsa dei parenti, degli amici, freddo e, ovunque intorno, la fame». «Racconto tutto e lo faccio per i ragazzi», diceva Shlomo.

S.ANNA DI STAZZEMA – RISPETTARE LE SENTENZE

CHITI E CASSON: SU S.ANNA DI STAZZEMA RISPETTARE LE SENTENZE.

(ASCA) – Firenze, 1 ott – ”Non condividiamo la decisione ancora una volta assunta dalla magistratura tedesca di archiviare l’inchiesta sugli otto ex gerarchi delle SS sospettati di aver preso parte al massacro di S.Anna di Stazzema. Questa decisione provoca amarezza e dolore”. Cosi’ i senatori Pd, Vannino Chiti e Felice Casson, che proseguono: ”Nell’agosto del 1944, in poche ore, vennero massacrate 560 persone. Individuare e punire i responsabili di tanta brutalita’ e’ un dovere nei confronti delle vittime innocenti e dei loro familiari che deve essere sentito come proprio sia dall’Italia che dalla Germania: la barbarie di certi crimini non puo’ essere soggetta ne’ a prescrizione ne’ ad amnistia e la loro punizione e’ fondamentale perche’ il passato in Europa mai piu’ ritorni. La verita’ storica su questi fatti drammatici e’ ormai accertata anche da sentenze italiane divenute definitive. L’Italia deve chiedere il rispetto delle norme europee. Il governo del nostro paese – concludono i due esponenti del Pd – deve compiere ogni sforzo perche’ anche la Germania contribuisca a fare giustizia e perche’ siano rispettate le sentenze emesse dalla magistratura italiana”.

REFERENDUM ARTICOLO 18

L’Anpi: sì al referendum sull’articolo 18

L’Anpi dice sì alla proposta di referendum sull’articolo 18 dello statuto dei lavoraratori.

Spiega la segreteria nazionale: “Il Paese oggi più che mai ha bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora. Gli strumenti per ottenere ciò sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum”.

Premessa: è stata presentata una proposta di referendum sostanzialmente per il ripristino del testo originario dell’art. 18  e per l’abrogazione dell’art. 8 della legge 13.8.2011 n. 138, soprattutto nella parte in cui si consentono deroghe al contratto collettivo nazionale in virtù di accordi contrattuali di minor livello.

“L’Anpi – si anticipa – non ha bisogno di ricordare che su questi temi si è pronunciata ripetutamente, contro le iniziative legislative di cui oggi si chiede l’abrogazione, ribadendo la propria convinzione che ragioni fondamentali di principio dovrebbero impedire di modificare norme che appartengono da tempo alla struttura ed ai fondamenti del diritto del lavoro, corrispondenti a precisi diritti dei lavoratori, che li hanno conquistati a prezzo di lunghe e dure lotte”.

“Siamo dunque convinti – si aggiunge – che esiste davvero la necessità di tornare alle formulazioni ed ai princìpi originari, tanto più preziosi ora in quanto attraversiamo un momento difficile della vita del nostro Paese; ed è in occasioni e in periodi come questi che vi è più che mai bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora”.

“Gli strumenti per arrivare a risultati positivi sono molteplici e tutti legittimi – si precisa – sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum,  per quanto riguarda i due quesiti sopraindicati, così come resta forte la speranza che il governo che uscirà dalle imminenti elezioni possa e sappia intervenire ripristinando quanto è stato tolto ai lavoratori, ai cittadini, al diritto del lavoro”.

“Ovviamente – si sottolinea – l’Anpi non vuole e non può entrare nella diatriba tutta politica sull’opportunità e sull’idoneità, in questa delicata materia, di un referendum, che peraltro dovrebbe tenersi, se ammesso, soltanto nel 2014”.

“Gli iscritti e le organizzazioni periferiche – conclude la Segreteria nazionale dell’Anpi – in piena libertà assumeranno ogni opportuna decisione al riguardo, considerando quanto scritto nel documento approvato dal congresso nazionale del 2011, nel quale si ribadisce l’impegno a respingere ogni tentativo di sovvertire princìpi e regole che sono previsti a garanzia della libertà e dei diritti dei cittadini e dove ancora si afferma che per garantire una forte stabilità sociale ed economica al Paese occorre attuare pienamente i princìpi costituzionali in materia di lavoro, cambiando la legislazione vigente che ha ridotto diritti e garanzie per i lavoratori”.

ASSOCIAZIONE LIBERA A COMO

LA SCELTA, OGGI COME IERI. TU DA CHE PARTE STAI?

La scelta è da sempre elemento determinante nell’agire dell’umanità. Non tutte le scelte sono della medesima portata, ognuna ha il suo peso. Anche la nostra quotidianità è costituita da scelte, razionali e no. Scegliere è un modo per vivere e diventare più maturi e adulti.

Le grandi scelte sono quelle che stravolgono e rivoluzionano la vita di chi le compie e non solo, perché portano ventate di cambiamento anche a chi sta attorno alla persona che le compie.

Le grandi scelte possono diventare Storia.

Scelte come quelle compiute da chi a 18, 20 anni decise di percorre la strada della libertà e della giustizia, della ricerca della libertà, in quel lontano settembre del 1943.

Si trattò allora di decidere se appoggiare vilmente il più forte, chinando la testa di fronte alle tante inumane ingiustizie compiute dal nazifascismo, o combattere per la propria dignità di uomo.

A noi viene facile, oggi, ragionare su questi temi a freddo, ma pensare il coraggio e la forza d’animo, il sentimento di giustizia che animò coloro che, in quegli anni tragici, decisero da che parte stare, ci riempie ancor oggi d’orgoglio.

E viene naturale paragonare la scelta di quei giovani partigiani di allora con quella di chi, oggi, decide di lottare contro un altro tipo di oppressione dell’uomo sull’uomo: lo strapotere mafioso.

Per questo oggi l’Anpi si sente fermamente al fianco di chi ha deciso , scegliendo di essere cittadino attento e partecipe, di unirsi formando il Coordinamento Comasco di Libera, che ieri, 23 settembre, ad un anno dalla sua formazione, ha tenuto la prima assemblea a Villaguardia (nome significativo!) nella cornice dell’Isola che C’è, eleggendo il suo referente provinciale e discutendo le iniziative da tenere nel corso del prossimo anno.

La differenza, nella sconfitta delle mafie e della cultura mafiosa, è sempre determinata dalle scelte dei singoli, dei gruppi, delle associazioni che, senza maschere o silenzi, devono manifestare la propria posizione assumendosi una parte di impegno e di responsabilità in questa lotta.

FUMETTI: LA RESISTENZA

Dal sito dell’Anpi di Voghera

LA RESISTENZA A FUMETTI

Dal «Pioniere» ad Enzo Biagi


Già nel corso del Novembre 1944, a Napoli, che solo 2 mesi prima si era Liberata dal giogo nazista, veniva pubblicato l’“Intrepido Boy” che raccontava storie legate alla Resistenza.

A pochi mesi dalla fine del conflitto mondiale vede le stampe «Pam il partigiano», disegnato da
Camus. Protagonista è un “ribelle” delle “Brigate Garibaldi” impegnato
nelle azioni tipiche della lotta partigiana che, come qualità del fumetto, sia
come tecnica sia come stile (testo e disegni), risulta ancor oggi incredibilmente attuale.

È invece del 1946 l’uscita di “Pinotto”, le storie di un bambino, figlio di un partigiano, e del suo
cane Pinolo, mentre è “Il Pioniere”, nato nell’ottobre 1949 (che ebbe anche come condirettore Gianni Rodari) l’unico esempio di “giornalino” che negli anni Cinquanta parlava di Resistenza.
Era un settimanale in cui grande risalto era dato alle rievocazioni storiche (vedi l’albo
«Genova insorge»), tema trattato con taglio storico, a volte peccando di una vena retorica un pò troppo enfatica .

La vicenda di Padre Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco che, nel lager di Auschwitz, si offrì di morire nel “bunker della fame” al posto di un padre di famiglia è stata illustrata sia da Dino Battaglia che, nel 1962 realizzò per il “Messaggero dei Ragazzi” il suo
«MASSIMILIANO kOLBE, UN SANTO ALL’INFERNO»,

sia dalla coppia Ferdinando Tacconi-Claudio Nizzi che realizzarono la biografia del
frate francescano, che sarà santificato nel 1982 intitolata semplicemente:«MASSIMILIANO KOLBE»

È grazie al connubio tra Mino Milani e Attilio Micheluzzi che nel 1982, sempre per il
“Messaggero dei Ragazzi”, si concretizza una toccante riproposizione a fumetti della storia di
«ANNA FRANK».

Anche la VALENTINA di Guido Crepax ha avuto a che fare con il nazifascismo. In quell’episodio (Valentina, Linus, nn. 4/1969, 2/1972) l’eroina con i capelli a caschetto, in un flash back sulla
sua infanzia, rievoca la fuga in Svizzera per sfuggire alla deportazione, dato il nome della famiglia (Rosselli, scelto da Crepax come omaggio ai due fratelli assassinati dai fascisti).

Da ricordare anche le tavole che Crepax dedicò ad Oberdan Chiesa, l’antifascista livornese,
“internazionalista” nel “Battaglione Garibaldi” durante la Guerra Civile spagnola, trucidato dai fascisti il 29 gennaio 1944, a soli 33 anni, a Rosignano (LI) per rappresaglia a seguito di un attentato compiuto da gappisti della “3a Brigata Garibaldi”contro un Maresciallo Maggiore dei carabinieri ritenuto colpevole di collaborazionismo con i tedeschi.

Sempre rimanendo nell’ambito dei “fumetti cult”, non possiamo tralasciare Dylan Dog l’Indagatore dell’Incubo, il personaggio ideato da Tiziano Sclavi che nell’episodio «DOKTOR TERROR» (n. 83, Agosto 1993Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi,
Disegni: Gianluigi Coppola, Copertina: Angelo Stano) è alle prese con i demoni del passato nazista ed un presente in cui si agitano nuovi rigurgiti in cui il comun denominatore è ancora la croce uncinata”.
Evidente, in molti passaggi dell’albo, i richiami ed i riferimenti al «MAUS» di Art Spiegelman.

Nel 1995 sul “Giornalino”, il settimanale per ragazzi dei Periodici San Paolo, pubblica
«STORIE DI RESISTENZA», dedicate alla lotta al nazifascismo dalle origini al suo epilogo.

Renzo Calegari è autore sia dei disegni che dei testi. È un lavoro dettagliato in cui si riscontra
la cura per la sequenza dei fatti, raccontati con modalità cronachistiche, e supportatti dalle
citazioni di manifesti e di titoli dei quotidiani dell’epoca, per raccontare le tappe che portarono al
crollo del regime fascista di Mussolini ed alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Storie resistenziali se ne trovano anche nelle pagine de «LA STORIA D’ITALIA A FUMETTI», (2000) di Enzo Biagi (uno dei grandi del giornalismo italiano), il quale utilizza il fumetto come veicolo di comunicazione, con fini storico-didattici. Nella narrazione delle vicende italiche, il tema
della Resistenza ha una collocazione di rilievo. Le tavole sono inoltre impreziosite dai disegni dei maggiori fumettisti ed illustratori italiani di quel periodo (artisti come Milo Manara,
Marco Rostagno, Carlo Ambrosini, Alarico Gattia, Aldo Capitanio, Paolo Ongaro e Paolo Piffarerio).

Per concludere, è significativo menzionare le varie mostre, esposizioni, iniziative, rassegne
allestite in questi anni in cui artisti, disegnatori o semplici studenti si sono cimentati con
l’“arte del fumetto” per narrare, rileggere, trasferire sulle tavole illustrate le vicende della
Resistenza, dei diversi Olocausti e per denunciare la pazzia delle Guerre.

Tratto da: http://lombardia.anpi.it/voghera/resistenzafumetti/pionierebiagi.htm