Dichiarazione del Presidente
nazionale ANPI a seguito dei toni e argomenti apologetici utilizzati
dalla direzione della Biblioteca nazionale di Roma nella comunicazione
dell’acquisizione delle carte di Pino Rauti
Bene ha fatto il ministro
Franceschini a cancellare dal sito del Ministero dei Beni Culturali le
parole di presentazione dell’acquisizione delle carte di Pino Rauti da
parte della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. È intollerabile che
queste carte vengano accolte con parole apologetiche verso un fascista
convinto e dichiarato, già repubblichino, la cui biografia è un
continuum di attacchi alla repubblica antifascista nata dalla
Resistenza, e la cui notorietà era più legata alle cronache giudiziarie
che a quelle politiche. Eppure, secondo la direzione della Biblioteca
Nazionale, si tratta di “uno Statista”, “tanto attivo e creativo, quanto
riflessivo e critico”. C’è da trasecolare. Mi auguro che il Ministero
assuma ogni provvedimento necessario a difesa dell’immagine della
Biblioteca e della natura antifascista della Repubblica
Il 29 novembre, conferenza
online promossa da una rete di associazioni e sindacati, di cui fa parte
anche l’ANPI, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà
con il popolo palestinese
La conferenza per il riconoscimento
dello Stato di Palestina è promossa da un ampio arco di reti,
piattaforme, associazioni e sindacati rappresentativi della società
italiana che a partire dal comune riferimento ai principi ed i valori
contenuti nella costituzione italiana, pur appartenendo ad ambiti e
settori diversi, con questa iniziativa intendono rinnovare il proprio
impegno per la pace giusta, per la promozione ed il rispetto dei diritti
umani e per la fine delle violenze nella regione del Medio Oriente.
La conferenza si realizzerà Domenica 29 novembre, Giornata
internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese, ad Assisi città
di pace, ospitata dalla comunità Pro-Civitate Christiana e con il
patrocinio della Città di Assisi. La partecipazione in presenza dei
partecipanti sarà possibile solamente se le condizioni di sicurezza
sanitaria lo permetteranno. Sarà possibile seguire in diretta, via web,
l’intera conferenza e gli interventi degli ospiti internazionali e dei
rappresentanti delle associazioni promotrici.
Sono previsti interventi in video-conferenza di rappresentanti delle
diverse religioni e testimonianze dalla Palestina e da Israele.
La conferenza sarà trasmessa in streaming sulla piattaforma Zoom (per
poter accedere alla conferenza su tale piattaforma è obbligatorio
registrarsi – gratuitamente – tramite questa pagina) e liberamente anche tramite le Pagine Facebook delle organizzazioni promotrici.
Per adesioni e informazioni: adesioni.AssisiPaceGiusta@gmail.com
Programma (provvisorio):
Apertura
Stefania Proietti, Sindaco di Assisi
Monsignor Domenico Sorrentino
Presentazione Iniziativa:
a cura del Comitato Promotore
Testimonianze ospiti:
Nikoaly Mladenov, Inviato Nazioni Unite
Anton Salman, Sindaco di Betlemme
Izzedin Elizir, imam di Firenze
Arik Ascerman, rabbino “Torah for Justice”
Jamal Khader, parroco di Ramallah
Rappresentante dello stato del vaticano (tbc)
Yasser Abed Rabbo, politico palestinese
Avraham Burg, politico israeliano
Anan Ashrawi, politica palestinese
Alon Liel, ex-Ambasciatore d’Israele in Sud Africa
Shaer Saed, Segretario Generale sindacato palestinese (PGFTU)
Una nuova triste notizia… Dopo lunga malattia è scomparso l’amico e compagno Umberto Savolini. Giornalista, animatore della vita politica e sociale di Porlezza e di tutto il porlezzese e valli, è sempre stato vicino all’ ANPI, figura immancabile in tutte le nostre iniziative nell’ Alto Lario. Era uno degli organizzatori di Cittadini Insieme, una associazione che aveva il compito, fra le altre cose, di ricordare e mantenere viva la memoria dei Martiri di Cima.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia piange la scomparsa di Ines Figini.
Figura inimitabile, unica, non era impegnata politicamente, ma questo non le impedìdi schierarsi in difesa dei suoi compagni arrestati dalle brigate nere perchè antifascisti e organizzatori dello sciopero del 6 marzo 1944 alla Tintoria Comense. Questo atto di giustizia, di alto spessore morale, le costò l’arresto e la deportazione nei famigerati lager di Mauthausen, Auschiwtz- Birkenau e Ravensbruck.
Riuscì a tornare in patria fortemente debilitata, riprese la sua vita di operaia e, quel che conta, intraprese la sua opera di testimone della più grande tragedia del mondo intero. Fu instancabile nel ricordare e nel monito ai più giovani, agli studenti, di vivere e lavorare per la pace affinchè non si possa ripetere nel futuro una simile e tragica esperienza.
Ci mancherai Ines, ci mancherà la tua calma e la dignità con cui raccontavi quei terribili momenti.
L’ ANPI fa proprio il tuo insegnamento e si augura che i tanti giovani e studenti che in questi anni hanno avuto la fortuna di ascoltarti, siano in embrione le nuove gemme della democrazia. Grazie, Ines.
E’ CON GRANDE CORDOGLIO CHE ABBIAMO APPRESO LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA DI INES FIGINI, ULTIMA TESTIMONE COMASCA SOPRAVISSUTA ALLA DEPORTAZIONE NEI LAGER NAZISTI.
INES aveva meno di 22 anni quando fu deportata. Operaia alla Ticosa, grande fabbrica di Como, aveva avuto il “torto” di essersi schierata a favore di alcuni compagni di lavoro durante lo sciopero del 6 marzo 1944. Ines non era fra gli organizzatori, aveva solo esclamato: ” se arrestate loro dovete arrestarci tutti!”, un’esclamazione di ribellione e di fierezza dettata dal suo profondo senso di giustizia. Ma tanto era bastato… Così finì nei lager di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbrück e infine in un ospedale militare, dove trascorse un anno e mezzo. Per anni si è prodigata per raccontare ai giovani la sua storia, la storia di una città, Como, e delle lotte operaie nelle sue fabbriche, della repressione nazifascista dove anche una parola poteva costare la vita, di treni che partivano per mete ignote e di luoghi in cui l’umanità si divideva tra vittime e carnefici.
Saluteremo Ines martedì 29 settembre alle ore 11 preso la chiesa del Crocifisso a Como.
Su richiesta della famiglia non saranno portate bandiere.
In risposta alle sue affermazioni sul web e al quotidiano La Provincia sulla commemorazione dei gerarchi e di Mussolini a Dongo e Mezzegra
Alla cortese attenzione del sig. Sindaco di Dongo Giovanni Muolo – Palazzo del Municipio di Dongo.
Egregio signor Sindaco,
le scrivo a nome dell’ANPI, una delle organizzazioni firmatarie dell’appello inviato alle Autorità, laddove si chiedeva di proibire la manifestazione fascista che si sarebbe tenuta il 26 luglio u.s. in piazza Paracchini a Dongo.
Nella sua lunga lettera alla popolazione di Dongo lei si sofferma, dopo le affermazioni condivisibili sulla tragedia che è stato il fascismo, su alcuni punti che riteniamo discutibili. Rifarsi ad alcune sentenze di assoluzione dal reato (perseguibile d’ufficio) di apologia del fascismo a giustificazione di una tolleranza vergognosa da parte sua e delle autorità preposte non depone a suo favore. Sappiamo che la magistratura è stata per anni tollerante e che il confine tra la farsa, la buffonata e l’apologia è labile. Pensiamo però che sia fuori luogo citare la Costituzione per evidenziare solamente come questa consenta la libertà di parola e sottintendere (neanche tanto) come sia dei Resistenti antifascisti la responsabilità di aver reso la libertà di pensiero e di espressione. Quindi, secondo la sua logica, se oggi i fascisti possono celebrare i loro riti tribali le responsabilità vanno ricercate fra i Costituenti?
Riteniamo viceversa che sia una forzatura inaccettabile proclamare che l’esplicita rivendicazione di fedeltà al fascismo e la sua apologia ricada nel campo della libertà di espressione. La Costituzione è chiarissima circa la ricostituzione del partito fascista e ne vieta la riorganizzazione sotto ogni forma ( non occorre essere giuristi per comprenderne il significato) all’art. XII delle disposizioni transitorie e finali. E, più nel particolare, relativamente all’apologia si può consultare la legge n. 645 del 1952, conosciuta come legge Scelba, e la legge n. 205 del 1993, la cosidetta legge Mancino. E forse sarebbe bene ricordare che la democrazia, oltre ai diritti, impone anche doveri e restrizioni. Per sua maggior informazione sono ben tre le sentenze di questi mesi emesse dal tribunale di Milano che sconfessano la sua tesi, gliele riporto in calce a questa lettera.
Dato che a quanto sembra lei non ne è venuto a conoscenza, non bastasse la manifestazione di Dongo, di cosa hanno scritto i fascisti a Mezzegra, le riporto il testo integrale dei due manifesti apposti sul cancello di villa Belmonte: ” Solo dio può piegare le volontà fascista /gli uomini e le cose mai / viva l’Italia nostra” e ” In questa Italia tristepenosa e buia, un raggio di luce ricordando il nostro Duce“. Le bastano per definire “fasciste” le due manifestazioni o le serve altro?
Nella sua intervista rilasciata al quotidiano “La Provincia” di Como lei cita a sproposito un nostro dirigente recentemente scomparso, Corrado Lamberti, quasi a dire: ” Se ci fosse stato lui, che era discorsivo, comprensivo, ecc. ecc…. l’ANPI non avrebbe fatto tutto questo can-can. Ebbene, si sbaglia di grosso: Lamberti, oltre ad essere stato uno dei nostri migliori dirigenti, fu il più fiero contradditore suo e dell’ex-sindaco Robba (si ricordi che lei era vicesindaco, allora). Fu quello che rintuzzò il vostro tentativo di spostare il XXV Aprile in altra data a voi più gradita, fu l’organizzatore di tutti i convegni fatti a Dongo in questi anni per difendere la democrazia e ripulire l’aria malsana che nelle manifestazioni di allora si respirava, e si respira tuttora. Fu fra i più accesi contestatori del vostro tentativo, purtroppo andato a buon fine, di sostituire il Museo della Resistenza Lariana di Dongo con l’attuale Museo della Fine della Guerra. Solo a voi risulta che a Dongo “finì la guerra” dimenticando che lì “finì il fascismo”!
A proposito di questo, vi siete persino permessi di manomettere il filmato originale del fotografo Cornelio Beretta, il cui uso è stato generosamente consentito dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, invertendo l’ordine degli avvenimenti. Nel filmato originale si mostrano i Partigiani che prendono il controllo della città di Como la mattina presto del 28 aprile 1945, ben prima dell’arrivo delle truppe alleate, mentre nel montaggio in visione presso il museo i fatti sono stati capovolti: a liberarci arriverebbero prima gli americani, e poi con comodo i Partigiani. Questa è la vostra visione distorta della storia, altro che invocare la pacificazione.
Mi permetta due parole anche sulla pietà per i morti. Parificare i morti è un’ operazione gravemente scorretta, non perchè si voglia negare la pietà che si deve ai defunti in generale, ma perchè nemmeno la morte azzera le responsabilità individuali e collettive: dietro l’equiparazione di due idee diametralmente opposte e inconciliabili – simbolo l’una del ventennio, l’altra della lotta per la democrazia – si nasconde l’idea miserabile di una generica responsabilità al fascismo. Mettere sullo stesso piano perseguitati e persecutori, vittime e carnefici, fascisti e antifascisti è una delle operazioni più indegne che si possano attuare verso la storia, cancellando la possibilità di comprendere la storia e quello che dagli avvenimenti è originato. E’ questa una tesi sostenuta da sempre da Don Barindelli, ex parroco della chiesa di S.Abbondio a Mezzegra. Peccato che la memoria dei morti sia sempre a senso unico! Le risulta che lo stesso parroco sia mai stato altrettanto solerte nel benedire o ricordare i 22 partigiani arrestati mentre si recavano all’abazia di Acquafredda il 23 dicembre 1944 per assistere alla messa di Natale organizzata in gran segreto con la complicità di un frate cappuccino? Tre ammazzati sul campo e cinque fucilati nel poligono di tiro di Camerlata?
Concludo questa lunga lettera con un pensiero per lei.
Ci creda, siamo sinceramente dispiaciuti che lei, per rispondere a una richiesta della locale sezione dell’ANPI, abbia dovuto esprimere tutto il malessere che lo ha attraversato, mettendo in risalto tutti i suoi interrogativi inquietanti sul ruolo che svolge in un comune in cui vive da 46 anni ma a cui – a tratti – non senta di appartenere.
La nostra sezione aveva posto una questione molto semplice: chiedeva all’amministrazione del Comune di Dongo se non ritenesse di proibire l’utilizzo della piazza per una manifestazione chiaramente, già nelle intenzioni, apologetica del fascismo. Ora, oltre che dispiaciuti, siamo anche un po’ preoccupati, e non vorremmo che la domanda posta possa aver ulteriormente alterato il suo equilibrio. E lo diciamo perchè anche negli anni futuri, se sarà necessario, l’ANPI tornerà a chiedere a lei e alle autoritàdi dissociarsi e di proibire queste manifestazioni.
Mi permetta di chiudere citando una frase del nuovo presidente della sezione Lario Occidentale, intitolata a Michele Moretti, Celestino Villa: ” Sappia, signor Sindaco, che l’ANPI non taglia le rose, casomai le pianta”.
Nonostante le proteste e la mobilitazione unitaria degli antifascisti la lugubre parata in ricordo di Mussolini e dei gerarchi si è tenuta regolarmente a Dongo e Mezzegra. Avere riunito così tanti soggetti politici (associazioni, partiti, sindacati) è stato un bel risultato, ma non è bastato. Da anni l’Anpi di Dongo e tutte le sezioni Anpi della provincia di Como si battono perchè queste parate abbiano fine, ma senza alcun risultato. Continueremo a chiedere conto alle autorità preposte del perchè non si voglia vietare queste manifestazioni.
Per un brevissimo attimo abbiamo creduto che potesse davvero succedere. Abbiamo creduto che parlare di odio, razzismo e xenofobia, fosse un argomento che non potesse far altro che trovare un’ampia maggioranza in Consiglio Comunale a Como. Così non è stato. La delibera “in comune senza odio” a Como è stata respinta nella serata di lunedì 25 maggio 2020 in Consiglio comunale. Prendiamo atto che la maggioranza del consiglieri reputa, citando le parole di Ferretti (Fratelli d’Italia) che l’odio, del razzismo e della xenofobia siano “un problema marginale per una cittadina come Como”. Niente di più falso. Gli effetti delle cattive politiche di questa amministrazione testimoniano come esiste un atto, cosciente e volontario, nell’esercizio del rimarcare le diversità. Le stesse diversità che diventano odio, razzismo e xenofobia perché, politici compiacenti, ne intravedono spazi di opportunismo politico e consenso. Troppe volte abbiamo tollerato questi atteggiamenti o forse non li abbiamo combattuti a sufficienza. Li ricordiamo i cartelli apparsi sui negozi gestiti da cinesi all’inizio dell’emergenza COVID? Il negazionismo non è mai una via. Taluni consiglieri dovrebbero spiegare, oggi, perché ‘coltivare la memoria dell’antifascismo’ sia un problema. Vorremmo ricordare loro che possono sedersi in quel Consiglio Comunale ed esprimere le loro opinioni in modo libero solo grazie allo sforzo e al sacrificio di tanti italiani che hanno dato il loro tempo, il loro impegno e la loro vita a tutti quanti noi. Vorremo ricordare loro che l’antifascismo è pervasivo fondamento della nostra Costituzione. Chi, oggi, pensa che l’antifascismo sia una parola da eliminare, come la sua memoria, è negazionista di quella stessa libertà che gli permette di esprimere tale giudizio così impietoso. E le riportiamo, per dovere di cronaca, le parole del consigliere De Santis (Fratelli d’Italia) di lunedì scorso quando afferma che “sarebbe opportuno chiudere questa pagina, chiudere quel retaggio e destinarlo alla storia”. Dobbiamo dirlo a gran voce. Destinare alla storia chi siamo è negare il nostro passato che vive e pulsa, ancora oggi, nella Costituzione Italiana. Ogni silenzio è complice, ogni indifferenza è colpevole. La mancata approvazione di questa delibera smaschera coloro voglio che Como e i suoi cittadini siano schiavi del pregiudizio e dell’odio e lo strumentalizzano facendolo diventare architrave della peggiore politica che Como abbia mai visto. Como non si merita questo e noi non rimarremo più complici. #noinonsiamocomplici
Cari amici e compagni, la raccolta fondi per la sanità che abbiamo avviato circa un mese fa, si è chiusa ieri e sono arrivati contributi per 2015 € ( duemilaquindici ) dalle nostre sezioni, dai tanti iscritti e da Articolo Uno. Siamo contenti per lo spirito di generosità che la nostra associazione ha messo in atto in un momento di grande difficoltà delle strutture sanitarie nel nostro paese e in Lombardia. L’incubo che si chiama Covid 19 ha messo in luce i tanti difetti nella gestione della sanità per improvvisazione nella gestione politica, ma anche tanta umanità e spirito di abnegazione dei tanti medici e infermieri, molti di loro hanno dato la vita, che hanno fatto funzionare gli ospedali pur nelle mille difficoltà quotidiane e senza le necessarie attrezzature per lavorare in sicurezza. La nostra raccolta è una goccia nel mare dei bisogni che ci sono, però riteniamo che questa goccia aiuti a riempire il secchio. Nei prossimi giorni faremo il versamento di quanto è stato raccolto ricordando tutte le persone che non sono più fra noi il prossimo 25 aprile a cui mandiamo un affettuoso pensiero.
Ringraziamo tutti per la generosità e auguriamo a tutti voi e noi un Buon XXV Aprile.
Cari amici e compagni, in questo periodo così difficile abbiamo deciso di fare una raccolta fondi da destinare alla Sanità Pubblica del nostro territorio. L’appello che lanciamo ha un titolo significativo “Un euro per la Liberazione” ed è rivolto a tutti gli iscritti e alle sezioni territoriali. I versamenti si possono fare sul conto corrente del Comitato provinciale ANPI comasco presso banca Intesa San Paolo IT35T0306909606100000169568 entro il 20 aprile, con la causale Sanità Pubblica.
In prossimità del 25 aprile i fondi raccolti verranno consegnati alla Fondazione comasca che si occupa della gestione delle offerte per la Sanità Pubblica.
Ringraziando della vostra disponibilità e per le adesioni ricevute invio un caro saluto a tutte e tutti.