GRAVE ERRORE NON DIALOGARE CON GLI STUDENTI

Questo il comunicato di Luciano Guerzoni, della Segreteria Nazionale A.N.P.I. sul movimento degli studenti che contesta la riforma Gelmini, che qui riportiamo integralmente:

Da quando ha preso corpo l’autoritarismo berlusconiano con le sue attitudini classiste e di manomissione della Costituzione e dell’ordine repubblicano, i partigiani e gli antifascisti – soprattutto quelli che si raccolgono nell’Anpi – con tenacia paziente e risoluta, impegnano sè stessi e tutte le forze sociali  politiche e democratiche per ridare fiducia e speranza indispensabili a rendere sempre più ampio, unitario, possente e vincente il campo delle forze che si battono per il cambiamento.

Fiducia e speranza sono dunque i nostri obiettivi, quelli stessi della “nuova stagione dell’Anpi” che oggi, con il movimento degli studenti contro la “riforma Gelmini” , emergono come frontiere possibili. E avranno il loro peso soprattutto nell’azione volta a contrastare validamente l’attuazione di un progetto governativo dagli effetti nefasti per l’Università pubblica, la ricerca e la cultura, rese così incapaci di essere, come potrebbero, volano di crescita economica, sociale e civile e, oltretutto, tali da essere forieri di un classismo ancora più brutale di quello attuale nell’accesso al sapere della nostra gioventù.

Gli studenti, con la loro lotta determinante ma pacifica, hanno spiazzato la violenza e i violenti perchè consapevoli che lì sta un nemico di cui il potere  governativo si giova per isolarli dall’opinione pubblica, ma, non di meno, hanno spiazzato anche il governo, sordo alle loro richieste, asserragliato nella “zona rossa”, cinico e anche violento nel suo ricorso alla criminalizzazione dei giovani, rivelatore di pulsioni repressive, reazionarie e fasciste.

Nel loro incontro con il Presidente della Repubblica e nel dialogo con Susanna Camusso gli studenti hanno evidenziato una disponibilità al confronto con le istituzioni e le forze sociali e politiche. E’ una potenzialità preziosa che si iscrive pienamente nell’alveo della democrazia repubblicana conquistata con la Resistenza e sancita dalla Costituzione.

Cogliere quella potenzialità, farne un valore, è compito della politica, innanzitutto dei partiti e delle forze sociali  dell’opposizione antifascista e democratica. Non farlo sarebbe un grave errore assolutamente non giustificato dalla repulsa e dalla diffidenza verso i radicalismi, gli estremismi verbali e la retorica rivoluzionaria, più presenti in un movimento studentesco autonomo, unitario, che semmai sono da contrastare nel merito, ma da non confondere con attitudini alla violenza.

Non faranno questo errore i partigiani e gli antifascisti. L’ Anpi promuoverà in ogni parte del Paese incontri con gli studenti aprendo i suoi congressi di sezione e provinciali alla loro voce.

L’Università pubblica che vogliono è la metafora di un futuro desiderabile per le nuove generazioni: di studio, di lavoro e di progetti di vita. e a ben vedere, coincide con lo stesso desiderabile futuro dell’Italia.

Investire di questa questione cruciale la politica, le istituzioni, i sindacati e le forze sociali e della cultura è urgente e necessario.

E’ alla prova, ancora una volta, la democrazia repubblicana, la sua capacità di garantire partecipazione, di assecondare il cambiamento. Al tempo stesso, questa è un occasione importante per le istituzioni, i partiti e la politica di rigenerarsi e di rinnovarsi.

 

                                                                                                Luciano Guerzoni

 

 

 

NUOVA SEZIONE ANPI

Il 17 novembre, alle ore 21, presso la sala della Biblioteca di Uggiate Trevano

è stata costituita la sezione ANPI di Uggiate Trevano

Presidente  Ermanno Ruggeri

Vice-presidente  Nicole Sartori

Segretario  Ivan Iotti

 

Ai nuovi eletti le più vive congratulazioni

alla nuova sezione i nostri più sinceri auguri

Direttivo Anpi Provinciale

SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA DEI MIGRANTI

L’ANPI della provincia di Como

esprime vicinanza e solidarietà e si associa alla lotta dei lavoratori stranieri che, a Brescia e a Milano, protestano da giorni contro la mancata regolarizzazione di coloro che si trovavano in Italia al momento in cui il “Pacchetto Sicurezza” ha trasformato lo stato di irregolare in reato di clandestinità.

L’ANPI denuncia altresì le modalità restrittive alla sanatoria per i lavoratori stranieri applicate alla Circolare Manganelli, adottate dopo la presentazione delle domande di regolarizzazione, che hanno di fatto trasformato le domande in auto-denuncia di irregolarità e beffato gli stranieri che avevano pagato la quota richiesta dal Governo per la presentazione delle domande ( quota a cui spesso si aggiungevano ulteriori esborsi pretesi dagli speculatori).

 

DIMEZZATO IL CONTRIBUTO ALL’ANPI

Più che dimezzato il contributo statale all’Associazione

 

Il contributo che il Governo annualmente attribuisce per legge alle 16 Associazioni combattentistiche e partigiane vede quest’anno una drastica riduzione rispetto al passato. L’ANPI è stata pesantemente penalizzata: ammonta infatti a 73.500 euro ciò che è stato destinato all’ANPI rispetto ai 165.000 euro del 2009.
A denunciarlo è L’Associazione nazionale partigiani che ha diffuso una dura presa di posizione.
“Per giustificare questa odiosa discriminazione – si spiega –  il governo delle destre e della Lega Nord ha manomesso il numero degli iscritti all’ANPI del 2009 attribuendocene 44.000 anziché i 105.000 reali. Con quasi la metà di tutti gli iscritti alle 16 associazioni, all’ANPI è stato assegnato solo il 10% del totale dei finanziamenti!” 
“Cos’altro è questo – si sottolinea – se non un tentativo del Governo di ridurre al silenzio la nostra Associazione? Di mettere a tacere l’antifascismo organizzato, la memoria della Resistenza, l’impegno dell’ANPI nella difesa e promozione della Costituzione?”
“L’Anpi – conclude la nota della segreteria nazionale dell’Associazione – reagirà sollecitando una protesta pubblica e unitaria dell’antifascismo e dei democratici in tutte le sedi: Parlamento, enti locali, stampa, Tv e con una grande sottoscrizione nazionale. L’ANPI non morirà, neanche questa volta.

LETTERA APERTA AL SIG. PREFETTO

Como, 2 settembre 2010

Sig. Prefetto,

ho letto con attenzione le dichiarazioni da lei rilasciate al giornale “ La Provincia” del 1 settembre u.s., sempre che corrispondano al suo pensiero, in merito alla conferenza che il sen. Dell’Utri avrebbe dovuto tenere a Parolario il 30 agosto u.s. per presentare i diari, veri o falsi, di Mussolini.

Concordo con lei che “non è stata una bella pagina per Como”, soprattutto perché è stata originata da un invito inopportuno del comitato organizzatore ad una persona discussa per il suo passato, non solo giudiziario ma soprattutto politico.

E’ indubbio che le sentenze definitive sono quelle emesse dalla Corte di Cassazione, però sul piano politico due condanne per comportamento a favore della mafia non possono essere ignorate. Né possono essere ignorate, sempre sul piano politico, le dichiarazioni del sen. Dell’Utri che ritiene il mafioso Mangano un eroe, quando la stessa mafia, attraverso suoi esponenti, ha assassinato i giudici Falcone, Borsellino, Chinnici, Mattarella e un suo collega, l’eroico prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Tutti fatti su cui si è già pronunciata anche la suprema Corte.

Le associazioni delle quali sono dirigente, l’ANPI ed il Comitato per la Difesa della Costituzione, di cui è presidente, a livello nazionale, l’On. Sen. Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica, hanno manifestato il loro dissenso con comunicati e con la diffusione di volantini in cui si richiama il rispetto della legalità e della Costituzione.

Mi auguro che non si riferisca a noi il monito severo da lei espresso per chi vuole richiamarsi alla Costituzione e poi non la rispetta. La nostra fedeltà alla Costituzione è ben nota e soprattutto i partigiani e gli antifascisti l’hanno testimoniata. rischiando la vita per la libertà e la democrazia.

Se uno spontaneo moto popolare ha impedito a Dell’Utri di parlare, non può essere questa la più grave violazione alla Costituzione.

Dell’Utri è stato protetto dalle forze dell’ordine, che si sono comportate egregiamente e ha fatto ritorno alla sua agiata vita normale.

Che diciamo di chi è stato cacciato dal posto di lavoro e ha dovuto appellarsi al Capo dello Stato? Quante volte lo Stato, attraverso i suoi organi ed uffici, non è intervenuto per difendere il diritto costituzionale al lavoro, a cure sanitarie adeguate, a una scuola dell’obbligo veramente gratuita, a una assistenza efficace ai portatori di handicap, al diritto per gli stranieri di vivere dignitosamente in Italia?

Ha provato anche lei, sig. Prefetto, a non poter dare risposta a chi chiedeva non il lusso, ma il diritto a vivere e a mantenere la propria famiglia.

E allora violano la Costituzione certamente coloro i quali impediscono a un mafioso di parlare in una manifestazione pagata dagli enti pubblici, ma la violano soprattutto quei funzionari e amministratori che prima pensano ai loro interessi e alla propria carriera, poi ai bisogni della povera gente che trova protezione solo nella carità della Chiesa.

Sarebbe opportuno aprire il dibattito su questi temi affinché non ci affezioniamo alla lettera della legge e ne dimentichiamo la sostanza e lo spirito!

Mi scuso per questo sfogo e con la più viva stima, porgo distinti saluti.

On. Luciano Forni

CONSIDERAZIONI

Uno dei massimi pensatori democratici, J. S. Mill, nella prefazione del suo libro “Libertà” ha scritto: “Il solo fine per cui l’umanità ha diritto, sia individualmente che collettivamente, di intervenire nella libera azione di ciascuno dei suoi membri è la protezione di sé stessa”.
E’ sentimento diffuso che Marcello Dell’Utri sia socialmente pericoloso, ma la lunghezza del percorso giudiziario per accertare le sue responsabilità non consente di esercitare quelle “punizioni legali” che impedirebbero, di fatto, di separarlo dal contesto civile.
E’ a questo punto che “la coercizione morale della pubblica opinione” è intervenuta per sottolineare quanto sia inopportuno un intervento pubblico, in un contesto qualificato, di un personaggio con quei sospetti sulle spalle.
Impedire a qualcuno di parlare non è di per sé una cosa positiva, e di principio andrebbe rifiutato, ma ci sono un paio di argomenti che rafforzano i motivi per cui la contestazione al senatore Dell’Utri non va considerata negativamente.
La concessione di uno spazio pubblico per presentare una operazione ambigua, a cavallo tra il commerciale e l’ideologico, è stata sollecitata dal senatore stesso. Gli organizzatori, a loro detto,  “ci hanno pensato tre giorni” prima di acconsentire, e hanno fatto male a dire sì. E su questo punto gli intervenuti erano pronti a controbattere nel merito.
Altro argomento è il fatto che questo personaggio, quando gli si chiede di chiarire le sue responsabilità in un contesto giudiziario pubblico, si avvale della facoltà di tacere; non si capisce quindi perchè gli si devono concedere spazi pubblici per fare la propria propaganda, magari qualificandola come culturale.
Sappiamo per certo che la contestazione è stata spontanea e molto condivisa, c’erano sì gruppi autoorganizzati, ma sicuramente mancava una regia unica.
Lo sdegno popolare per lo spazio concesso è stato ampio e trasversale, il personaggio non raccoglie consensi nemmeno tra i suoi.
Ci sarà comunque un evento “riparatorio”, speriamo al chiuso e lontano dal clamore mediatico.

Sandro Giana

IL SEN. DELL’UTRI A PAROLARIO

Il comitato direttivo dell’Anpi di Como valuta che offende ed addolora la decisione degli organizzatori di Parolario, rassegna culturale legata alla tradizionale Fiera del Libro, di ospitare quest’anno il sen. Marcello Dell’Utri, già condannato in appello per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, e noto per le sue dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini, che lunedì 30 agosto alle ore 18 presenterà i diari, presunti o veri, di Mussolini. 

Indigna e addolora che ad una manifestazione culturale gli organizzatori, fra i tanti esponenti della cultura italiana e straniera, non abbiano saputo  trovare di meglio di un personaggio  sostenitore e propugnatore di una cultura fascista e mafiosa che costituisce una umiliazione per i valori di libertà e giustizia rappresentati dalla Lotta di Liberazione contro il fascismo e il nazismo e per la città che ha la custodia del Monumento alla Liberazione Europea, inaugurato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, medaglia d’oro della Resistenza.

Al sen. Dell’Utri, che recentemente ha dichiarato che il suo eroe è lo stalliere Vittorio Mangano (il quale, processato per mafia, non ha parlato, rifiutando di fare i nomi dei suoi mandanti), vogliamo rispondere che noi, partigiani e antifascisti comaschi, abbiamo diversi eroi, da Enrico Caronti a Pier Amato Perretta, che, sebbene sottoposti ad orribili torture, non hanno fatto i nomi dei loro compagni, sacrificando le loro vite per i principi di libertà e democrazia ispiratori della nostra Costituzione.

7 LUGLIO – MANIFESTAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI DEI DISABILI

L’A.N.P.I. di Como aderisce alla mainifestazione nazionale che di terrà a Roma mercoledì 7 luglio, dalle ore 10, davanti a Montecitorio, promossa dalle associazioni dei disabili F.A.N.D. (Federazione  Associazioni Nazionali Disabili) e F.I.S.H. ( Federazione Italiana per il superamento dell’handicap) contro le norme discriminanti e inaccettabili previste dalla manovra economica, e dall’emendamento del relatore, in tema di invalidità.

Nel testo, nonostante le dichiarazioni di questi ultimi giorni, persiste l’inalzamento della percentuale d’invalidità necessaria per la concessione dell’assegno mensile di assistenza agli invalidi civili parziali ( 256 euro al mese).

Inoltre, l’emendamento introduce una correzione alla modalità applicativa, che conserva il precedente limite del 74% nei casi di patologia unica e lo innalza all’85% per le persone affette da più patologie, le quali, singolarmente valutate, hanno percentuali d’invalidità inferiori al 74%. 

In aggiunta, nelle nuove norme in materia di disabilità, si ridefiniscono i requisiti medico legali per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, restringendo il numero dei possibili titolari solamente ai casi gravissimi.

L’A.N.P.I. di Como si oppone fermamente alle nuove norme della manovra finanziaria, ricordando uno dei pricipi fondanti la nostra costituzione:

Art. 3

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

 

LETTERA APERTA AL SINDACO DI COMO

  ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI d’ITALIA
 

                                                                                                                           Al sig. Sindaco Dott. Stefano Bruni
e p.c.
all’Assessore allo Sport Stefano Molinari
all’Assessore alle Politiche Giovanili Maurizio Faverio
Municipio di Como

 

Como, 14 giugno 2010

Questa Presidenza, a conoscenza dell’iniziativa dell’Associazione culturale Militia, notoriamente legata ad ambienti di estrema destra, che intende discutere il 18 giugno p.v. alle 20,45 presso la Biblioteca Civica sul tema ” La Tessera del Tifoso” d’accordo con i tifosi del Calcio Como, esprime la propria protesta
1) Perchè ad un gruppo pseudo culturale filo fascista come Militia, che ha visto esponenti nazionali arrestati a Roma per associazione sovversiva e incitazione all’odio razziale e alla violenza, è stato concesso l’utilizzo della sala della Biblioteca Civica per una manifestazione che esalta il tifo sportivo senza regole.

2) Perchè inopinatamente la manifestazione ha avuto il patrocinio dei due assessori in indirizzo, uno dei quali, il signor Molinari, ha assicurato la propria presenza come relatore.
Pur non volendo fare processi alle intenzioni, appare strano che per un tema sportivo legato alla società calcistica Como si sia voluto utilizzare il veicolo pericoloso e non coerente di un’associazione certamente non democratica.

Questa Presidenza invita la S.V. a voler revocare alla manifestazione il patrocinio del Comune di Como per un elementare rispetto alla grande maggioranza democratica e antifascista dei cittadini Comaschi.

Mentre si attende una risposta in merito, si porgono distinti saluti.

L’Ufficio di Presidenza del Comitato Provinciale A.N.P.I. di Como
Guglielmo Invernizzi
Luciano on. Forni
Renzo on. Pigni

 

 

 

Comitato Provinciale di Como – Via Brambilla, 39 – tel. e fax 031 30.80.66

I FALSI DIARI DEL DUCE

La bocciatura è più che autorevole. Viene da uno dei massimi storici internazionali del fascismo: il professor Emilio Gentile. Docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, visiting professor dalla Francia al Connecticut, autore di numerosi saggi sul tema. Per lui, le agende dal 1935 al 1939 proposte all’attenzione pubblica dal senatore Marcello Dell’Utri, sono un bluff. Nel senso che non sarebbero state scritte dal Duce: “Permangono”, scrive in una relazione esclusiva consegnata a ‘L’espresso’ il 30 gennaio 2005, “fondati motivi per dubitare che l’autore delle cinque agende sia stato Benito Mussolini”. Parole che pesano come piombo, perché Gentile ha studiato quei diari per circa due mesi (vedi intervista a pagina 48). A partire dal novembre 2004, quando sono stati offerti al nostro giornale da Maurizio Bianchi, figlio del partigiano Lorenzo della cinquantaduesima brigata Garibaldi, il quale li avrebbe ricevuti il 27 aprile 1945 a Dongo, dopo l’arresto di Mussolini.

‘L’espresso’ ha commissionato una perizia calligrafica e fisico chimica dagli esiti non confortanti (vedi intervista a pagina 51). Poi si è rivolto al professor Gentile. E per rendere possibile il suo lavoro, gli ha consegnato le fotocopie di tutti e cinque i diari. Risultato, la scoperta di strafalcioni tanto clamorosi e diffusi, da dover essere catalogati in quattro categorie: “Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze”. Con l’aggiunta, se non bastasse, di interi brani molto, ma molto simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell’epoca. “Una prima lettura”, premette nella perizia Gentile, “mi ha dato un’impressione generale di unità e coerenza, sia per lo stile che per il contenuto dei cinque diari, tali da far pensare che siano stati scritti dalla stessa persona, anche se il tono, il contenuto e la lunghezza delle annotazioni variano a seconda degli anni. (…) Non sono tuttavia emersi”, in quel primo approccio, “motivi sufficienti per formulare subito un giudizio sull’autenticità o meno”. Per andare oltre, dunque, Gentile dichiara di avere svolto uno studio “non per campioni o periodi particolari”, ma seguendo meticolosamente “giorno per giorno le annotazioni”. Dapprima, spiega, ha messo a confronto “le note dei diari con il maggior numero possibile di fonti edite (documenti, diari, memorie) e di opere storiografiche sulla vita di Mussolini e sulle vicende del periodo cui si riferiscono i diari”. In un secondo tempo, ha confrontato “quotidianamente, per tutto il periodo compreso fra il 1935 e il 1939, gli avvenimenti pubblici, gli eventi di cronaca, e anche, dove possibile, le condizioni meteorologiche con analoghe notizie della stampa coeva”. Un’impresa portata a termine con la “lettura incrociata di vari giornali e riviste come ‘Il Popolo d’Italia’ e il ‘Corriere della Sera’, il ‘Messaggero’ e la ‘Tribuna’, ‘La Stampa’, e ‘Gerarchia’, fino a ‘La rivista illustrata del Popolo d’Italia’ e gli ‘Annali del fascismo’. Verificando, nei punti ancora ambigui, con la documentazione dell’Archivio centrale dello Stato.

Nessuna novità, nessuna originalità
Un’infinità di lavoro che ha impegnato a tempo pieno il professor Gentile, e che lo ha portato a esprimere giudizi drastici. “Dal punto di vista della novità e dell’originalità”, scrive , “questi diari non presentano un contenuto documentario particolarmente nuovo e originale per la biografia di Mussolini”, né “per la storia del periodo di cui fu protagonista”. Più o meno, insomma, si trovano informazioni già acquisite “da altri diari e memorie di protagonisti del regime fascista, come ad esempio i diari di Galeazzo Ciano, Giuseppe Bottai e altri collaboratori del Duce, sia nella politica interna che nella politica estera”. Inoltre, scrive Gentile, “si è riscontrata in queste agende una singolare mancanza di note su momenti, aspetti e figure che ebbero sicuramente un significato e un ruolo molto importante nella vita politica di Mussolini”. È allibito, il professore, che non vi sia “mai un resoconto dettagliato o citazioni testuali dei numerosi colloqui che Mussolini ebbe con il re, né vi sono altre notizie che permettano di avere una più ampia conoscenza delle relazioni fra la monarchia e il regime fascista, a parte alcune considerazioni sul problema della ‘diarchia’, cioè sui rapporti fra il re e il Duce, che tuttavia nulla aggiungono a quanto già noto da altre fonti, a cominciare da scritti e dichiarazioni dello stesso Mussolini”. Altrettanto singolare, nota Gentile, “è il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia”. E comunque, si legge nella perizia, anche in questi casi non ci sono elementi nuovi, bensì resoconti “spesso di minimo interesse e di scarso significato”.
Tante cronache, tutte copiate
A tutto ciò, prosegue Gentile, va abbinata un’altra caratteristica dei diari, ossia la presenza “di prolissi resoconti dei frequenti viaggi fatti dal Duce in varie regioni d’Italia, annotati fin nei minimi dettagli, con l’elencazione dei singoli paesi, villaggi e borghi incontrati lungo il percorso, e persino con l’indicazione delle svolte, delle salite e delle discese, fino alle soste per la merenda”. Altrettanto stucchevoli, scrive Gentile, “sono le note che descrivono le visite del Duce a stabilimenti, cantieri, fabbriche, opere in costruzioni, delle quali sono citate sempre, con ostentata pignoleria, le dimensioni, le caratteristiche tecniche e le funzioni”. Una dovizia di particolari apparentemente inediti e personali che potrebbe “avvalorare l’ipotesi dell’autenticità”, nota il professore, magari “nel senso di un’autenticità postuma”. Ma viceversa diventa per lui “fonte della maggiore perplessità sull’autenticità dei diari, a causa della frequente concordanza, spesso letterale, fra il testo delle agende e le cronache dei giornali che trattano gli stessi avvenimenti”. Ad esempio, scrive Gentile, lo colpisce una descrizione che nei diari si trova al 20 febbraio 1935: “Esteso l’impianto aerodinamico riunito con un grande fabbricato dove vi sono sei gallerie del vento”, si legge. “Una avente 4 metri di diametro con una potenza soffiante di 13 cavalli e una velocità del vento di 360 km l’ora. 4 gallerie di due mt. di diam. con potenza soffiante di 450 cavalli e una galleria verticale di 3 mt. di diam. con potenza soffiante di 80 cavalli alta circa 30 metri. La galleria verticale (di cui esistono solo 3 esemplari al mondo) permette di studiare il comportamento dell’aereo in perdita di velocità in vite e altre manovre acrobatiche”. Lo stesso 20 febbraio 1935, sottolinea Gentile, la ‘Tribuna’ scrive: “Non meno importante è l’impianto aerodinamico riunito in un grande fabbricato. In complesso ci sono sei gallerie del vento: una avente 4 metri di diametro con potenza soffiante di 1.300 cavalli e velocità massima di 360 chilometri all’ora; quattro di diametro di due mt. con potenza soffiante di 450 cavalli cadauna, e una verticale, di tre metri di diametro con potenza soffiante di 80 cavalli alta circa 30 metri. La galleria verticale di cui esistono al mondo soltanto tre esemplari, permette di osservare e studiare il comportamento dell’aeroplano in ‘perdita di velocità’ in vite e altre manovre acrobatiche”.

Impressionante, la somiglianza. E tutt’altro che isolata. Si legge nel diario del 1936 alla pagina del 27 agosto: “Sul fianco del ripidissimo costone che precipita nella valle si aprono centinaia di abitazioni troglodite. Siamo indietro almeno di diecimila anni! I vecchi governi anche quando ebbero uomini della Lucania non si occuparono di questa regione che è l’immagine della miseria (…) Il ‘sasso’ dovrà sparire e rimanere soltanto un’attrattiva per turisti”. Parole che si trovano pressoché identiche sul ‘Corriere della Sera’ del 29 agosto 1936: “Sui fianchi del ripidissimo costone che precipitano a valle – vera bolgia dantesca – si aprono centinaia di abitazioni trogloditiche”, c’è scritto. “I vecchi Governi, anche quando ebbero a capo uomini della Lucania, evitarono sempre di occuparsi di questa dolorosa bruttura (…) fino a quando l’intero ‘sasso’ sparirà e rimarrà soltanto come una attrattiva per i turisti”.

Nomi sbagliati
grammatica zoppicante
Altri esempi, scrive Gentile nella sua perizia, sono quelli del 15 agosto 1935, del 25 agosto 1936, del 26 agosto 1936, del 27 agosto 1936, del 31 marzo 1939… Per citare solo alcuni dei casi più clamorosi. “Una così frequente concordanza”, dice il professore, “potrebbe esser spiegabile con l’ipotesi della ‘autenticità postuma’, immaginando cioè un Mussolini che scrive o riscrive i suoi diari durante la Seconda guerra mondiale, rinfrescandosi la memoria con la lettura dei giornali o utilizzandoli per ricostruire lo svolgimento dei suoi viaggi e delle sue visite”. In questo caso, “se fosse dimostrata la validità di tale ipotesi, ci troveremmo di fronte alla realtà di un Mussolini il quale, per compilare ‘a posteriori’ le sue note, non solo si sarebbe avvalso ampiamente della stampa dell’epoca, ma avrebbe addirittura commesso veri e propri plagi, copiando o parafrasando le cronache dei giornali. Tuttavia, nota Gentile, anche sposando questa ipotesi, resterebbero comunque “inspiegabili altre numerose anomalie”, delle quali compila uno sterminato elenco. “L’istruttore maggiore Testone”, citato ad esempio il 28 maggio 1935 a proposito del conseguimento del brevetto di pilota del figlio Bruno, in realtà si chiama Angelo: “Nome esatto”, scrive Gentile, “confermato anche dal brano sul fratello Bruno di Vittorio Mussolini, che lo stesso Duce cita nel libro ‘Parlo con Bruno'”. L’Edoardo Ganna nuovo federale per l’Eritrea, citato il 3 dicembre 1935, si chiama Leonardo. Il pilota Mario Stoppani del 3 luglio 1938 si chiama Antonio. L’Hegel che nei diari avrebbe “iniziato il movimento popolare” assieme a “Marx”, è l’altrettanto celebrato Engels. Il Niezsche del 10 ottobre 1939 si scrive ovviamente Nietzsche, la “Meriade di Federico Klopstock” del 24 ottobre 1939 è la Messiade, l'”eccezzione” dell’8 dicembre 1939 si scrive con una sola zeta, come d’altronde “l’eccezzionale” di un foglio sparso del 1939.

Date sbagliate
palesi incongruenze
Peggio ancora, se possibile, va con quelle che il professor Gentile cataloga come “discordanze cronologiche”. Un fiume di inesattezze che inonda tutti e cinque i diari. La visita al Duce della “professoressa Elisabetta Hazelton Haight”, per dire, indicata nelle agende sotto il 6 giugno 1935, avviene il giorno prima (“la nota”, fa tra l’altro osservare Gentile, “riproduce quasi letteralmente il comunicato pubblicato dalla stampa del 6 giugno”). Stesso discorso vale per l’appunto “Vado a Modigliana”, rintracciabile nei diari al 23 luglio 1935, ma in verità riferibile al 22 luglio. La conferenza del Tripartito, che stando all’agenda del 13 agosto 1935 si sarebbe svolta “dopodomani 15 agosto”, risulta essere iniziata alle 10,30 del 16 agosto. Quanto al discorso che il cardinale Schuster avrebbe pronunciato al Castello Sforzesco di Milano, riportato nell’agenda del 25 febbraio 1937, si è svolto addirittura il 26 ottobre seguente, “come risulta dalla cronaca del ‘Corriere della Sera’ e del ‘Popolo d’Italia’”.

Errori veniali? Innocenti distrazioni? Pasticci nella fretta? Il professor Gentile la pensa diversamente. E a supporto del suo scetticismo, inserisce nella perizia fatti che smentiscono l’attendibilità dei diari. Chi li ha scritti, infatti, il 13 febbraio 1935 dice che Mussolini va “in incognito” a uno spettacolo all’Augusteo. Ma sul ‘Messaggero’ del 14 febbraio 1935 si trova tutt’altro: “Al termine dell’inno, coristi e pubblico rivolti verso il palco ove era il Duce, gli hanno tributato una calorosissima manifestazione prolungatasi per vari minuti”. Ancora più eclatante è l’appunto del 16 giugno 1935, dove il presunto Duce scrive che le sue “meditazioni vengono interrotte dalla visita dell’elegante e festaiolo Prezzolini”. Una versione che non sta in piedi, dimostra Gentile: “Prezzolini fu ricevuto il 15 giugno, scrive nella perizia. E sembra assai “strano che apparisse ‘festaiolo’, se in quella stessa occasione, come sappiamo da testimonianza dello stesso Prezzolini, questi diede a Mussolini la notizia della morte del figlio Alessandro”.

Piccolo Duce, falsi diari
“In conclusione, scrive Gentile, “sulla base degli esempi e degli argomenti esposti, e in mancanza di altre inconfutabili o più convincenti prove della effettiva autenticità dei diari, a mio avviso permangono fondati motivi per dubitare che il loro autore sia stato Benito Mussolini”. Non solo per la valanga di strafalcioni e incongruenze che il professore ha trovato, ma per il ritratto del Duce che esce da queste pagine. “Il Mussolini dei diari”, scrive Gentile, “si presenta come un uomo alquanto romantico e sentimentale, quasi crepuscolare, che ama annotare intime impressioni, emozioni stati d’animo, vagheggiamenti e desideri. È un uomo solo, solitario, misantropo, padre e marito affettuoso, che tesse spesso le lodi della moglie per il suo carattere e la sua saggezza, anche se non mancano allusioni o velati accenni ad avventure extraconiugali con altre donne, e che soprattutto predilige la famiglia e la quiete famigliare”. Particolari, secondo Gentile, “del tutto opposti al personaggio storico, che proiettava pubblicamente di sé l’immagine di un uomo che seguiva quotidianamente la massima ‘vivere pericolosamente'”. E che per giunta sono abbinati all’immagine “di un uomo politico che è quasi un Duce riluttante, spesso in contraddizione con il capo politico e il personaggio pubblico quale appare da altri documenti, dai diari e dalle memorie dei suoi più intimi collaboratori”.

Insomma: materiale da prendere con le pinze. L’ennesima verifica che i conti non tornano.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-vera-storia-dei-falsi-diari/1510647&ref=hpstr1