MARIANO E CANTU’ E’ NATA LA NUOVA SEZIONE ANPI

MARIANO «In questo clima avvelenato da scandali giudiziari ed evasioni fiscali, di persecuzione della miseria e di indulgente silenzio per gli avventurieri di alto bordo, in questa atmosfera di putrefazione che accoglie il giovane appena si affaccia alla vita, apriamo le finestre e i giovani respirino l’aria della montagna e sentano ancora i canti dell’epopea partigiana».
Gianfranco Lucca, presidente della neonata sezione di Mariano e Cantù dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, ha scelto parole di Pietro Calamandrei del 1954 per spiegare i motivi che hanno spinto a fondarla. Costituita ufficialmente lo scorso 22 febbraio, e presentata domenica nella sala civica di piazza Roma nel corso di un incontro cui ha preso parte anche il sindaco Alessandro Turati. Con l’obiettivo, si è ribadito più volte, di non ridurre l’azione del gruppo – che conta già una quarantina di iscritti – a mera rievocazione dei valori della Resistenza, ma di tornare a promuoverli realmente, fin dal quotidiano, e in maniera collettiva. Un imperativo morale «per coltivare la memoria e per rendere vivi i valori che hanno dato luogo alla Costituzione italiana», come ha sottolineato il giovane segretario della sezione Paolo Fossati. Un dialogo tra passato e nuove generazioni che si è voluto celebrare anche attribuendo la presidenza onoraria a Erminio Nava, ultimo partigiano marianese, classe 1918, alpino, ferito a colpi di mitragliatrice a Milano nel 1945 e tra i fondatori della prima sezione dell’Anpi cittadina, aperta il 24 settembre di quell’anno al Caffè San Rocco ma che ebbe breve vita. Un pensiero commosso è andato poi a Vittorio Arrigoni, il volontario italiano rapito e ucciso nella Striscia di Gaza. Gianfranco Lucca ha ripercorso la storia della lotta di Liberazione a Mariano, rievocandone luoghi e nomi, e rivendicandone il valore «contro il tentativo di sminuirla a guerra fratricida», in un momento storico, quello attuale, in cui «si mettono in discussione i valori della Costituzione». 

La Provincia di Como, 18 aprile 2011

IL PARTIGIANO UTOPIA

Il suo soprannome, per gli amici, era Utopia. Il suo nome di battaglia, diremmo noi. Vittorio Arrigoni era nato 36 anni fa a Bulciago, in provincia di Lecco, ed era un attivista dell’International Solidarity Movement. Era uno che di metteva in gioco, Vittorio Arrigoni, uno che andava fino in fondo. Come Gino Strada. O come, permettetemi il paragone, come il Puecher, come Teresio Olivelli, come Caronti, per dirne solo alcuni. Nel 2008 era andato a vivere a Gaza, e subito aveva partecipato ad alcune azioni a favore della popolazione della striscia. Aveva fatto da scudo umano ai contadini al confine con Israele ed ai pescatori che si avventuravano oltre le 3 miglia dalla costa, dove era più facile pescare il pesce. Uscire in mare con Vittorio significava riempire le reti, non per vendere il pescato, ma per poter mangiare. Per il suo impegno civile, questo ragazzo scomodo si era guadagnato le minacce dell’estrema destra israeliana e degli estremisti salafiti, che lo consideravano troppo vicino al governo di Hamas. Nel suo blog “Guerrilla Radio” (dal titolo di una canzone dei Rage Against the Machine) raccontava le sofferenze del popolo palestinese, così come nel 2008 aveva raccontato l’offensiva israeliana Piombo Fuso. Aveva scritto anche un libro “Restiamo Umani”, tradotto in quattro lingue, il cui ricavato era stato interamente devoluto per curare i bambini malati della Palestina.

Era uno che si metteva in gioco. Come lo furono Caronti, Olivelli, Puecher, per citarne solo alcuni. Lottava contro la follia e la violenza che sempre generano le guerre. Combatteva ed ha sacrificato la sua vita per gli stessi ideali di pace, libertà e giustizia sociale per i quali hanno combattuto i nostri partigiani.

Restiamo umani, partigano Utopia.

Ora e sempre, resistenza.

HANNO UCCISO L’ART.3 DELLA COSTITUZIONE

Ieri la Camera dei Deputati ha commesso un delitto giuridico: ha assassinato l’articolo 3 della Costituzione. Quello che dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E poi continua: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, perché uno è più uguale degli altri e la farà franca al processo Mediatrade. E la Repubblica ha rimosso non gli ostacoli alla partecipazione, ma il principio di legalità politica.

Ieri si è scritta una pagina nera, scura per la nostra democrazia e per la nostra storia parlamentare. Una maggioranza raffazzonata e prezzolata ha approvato una vergognosa norma ad personam. Ancora non è legge, perché deve essere approvata anche al Senato e la nostra battaglia continua. In Aula e nelle piazze, nelle città e nei comuni di tutta Italia. Anche per ricordare che il 12 giugno si vota per i referendum, compreso quello per abrogare il legittimo impedimento. Andiamo a votare, mandiamolo a casa.

Massimo Donadi – Il Fatto Quotidiano/- 14/04/2011

ASSEMBLEA ANPI REGIONALE

 

RELAZIONE ASSEMBLEA REGIONALE 9 APRILE 2011

Sabato 9 aprile 2011, presso la sede dell’ANPI Lombardia, a Milano, in via San Marco, 49, ha avuto luogo l’Assemblea Regionale, alla quale erano invitati le Presidenze delle ANPI Provinciali, i componenti il Consiglio Regionale, i delegati lombardi al XV Congresso Nazionale.

Due i punti all’ordine del giorno:

  1. Definizione – sulla base delle decisioni del XV Congresso Nazionale – del programma di attività;

  2. Integrazione degli organismi dirigenti regionali.

Sul primo punto hanno introdotto la discussione Tullio Montagna, Ornella Ravaglia, componente della commissione congressuale per il Regolamento, Carlo Smuraglia, presidente della commissione politica congressuale Si sono rilevati come elementi positivi l’ampia condivisione da parte dei delegati dell’impianto generale dei documenti congressuali e il loro arricchimento, di notevole entità e pregnanza, nato dai tanti apporti venuti dai congressi locali e recepiti come mai in precedenza dal documento politico finale. Ora si tratta di tradurre in iniziativa politica ed operativa quel documento. Per far questo occorre non solo accrescere il numero degli associati, ma anche (e forse soprattutto) ampliare il quadro attivo.

La parte del Regolamento su cui c’è stata coincidenza in commissione è stata ASSUNTA (non approvata) dal Congresso, con l’intesa che verrà trasmessa alle istanze territoriali, le quali avranno qualche mese di tempo per far pervenire le loro osservazioni. Si è ridefinito il numero e la composizione del Comitato Nazionale (portato da 27 a 37 membri) e del Consiglio Nazionale, consistentemente snellito.

Si è poi aperto il dibattito, a conclusione del quale si sono assunte le seguenti indicazioni operative rispetto alle scadenze più ravvicinate e alle questioni avvertite come prioritarie:

  1. Occorre immediatamente, ove non lo si sia già fatto, rilanciare presso i nostri iscritti e i loro conoscenti, la campagna per il cinque per mille all’ANPI. Immediatamente perché è prossima la scadenza della denuncia dei redditi, perché l’ANPI per assolvere i compiti che si è data, ha bisogno anche di risorse finanziarie, e perché il cinque per mille ci consente di affrancarci sempre più dalla dipendenza del Ministero della difesa, che peraltro ha già ridotto di molto il suo contributo all’ANPI;

  2. Nell’approssimarsi delle prossime elezioni amministrative l’ANPI (pensiamo a livello nazionale) dovrà dire, oltre al tradizionale appello agli elettori perché esercitino il diritto di voto riconquistato con la fine del fascismo, cosa auspica di trovare nei programmi dei candidati: un chiaro ed esplicito impegno antifascista , gli strumenti di trasparenza, informazione e partecipazione che si metteranno in campo per arginare la corruzione e l’arbitrio, le determinazioni in ordine a tutela del’ambiente, diritto al lavoro e diritti sociali

  3. perché questo avrebbe favorito una più intensa collaborazione tra l’Anpi della Provincia di Milano e le altre ANPI provinciali della nostra Regione. Carlo Smuraglia, sia in un precedente colloquio, sia in assemblea, ha dichiarato che, al di là dei già onerosi impegni, non riteneva utile una sua designazione ritenendo che la stessa non avrebbe aiutato, ma forse ostacolato, l’auspicata maggiore coesione tra Milano e le altre ANPI lombarde.

A questo punto l’Assemblea decideva di votare subito per l’elezione del nuovo Presidente, demandando allo stesso di formulare le proposte per il collettivo che dovrà lavorare alla gestione ordinaria dell’ANPI regionale (segreteria, responsabili di settore o di gruppi di lavoro a progetto , cooptazioni Presidenza e Vice Presidenze), proposte che verranno valutate e formalizzate nella prossima seduta del Comitato Regionale.

L’Assemblea ha quindi eletto all’unanimità Tullio Montagna nuovo Presidente dell’ANPI Regionale Lombardia.

Milano, 9 aprile 2001

LIBRI DI TESTO COMUNISTI

ROMA – Il Pdl critica i testi scolastici, specie quelli di storia, colpevoli di “gettare fango su Berlusconi” e chiede quindi una commissione d’inchiesta. Sono 19 i deputati del Pdl, guidati dalla ex-soubrettina Gabriella Carlucci, secondo cui nei libri vi sarebbero frasi da vero e proprio “indottrinamento” per “plagiare” le giovani generazioni a fini elettorali”. A loro giudizio i testi danno una visione della storia, specie quella attuale, asservita al centrosinistra.
Perciò di fronte a questa situazione definita “vergognosa” i parlamentari Pdl ritengono che il parlamento “non può far finta di nulla e per questo chiedono l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta “sull’imparzialità dei libri di testo scolastici”. Il progetto di legge è stato già depositato alla Camera il 18 febbraio scorso.

“Ormai i rappresentanti del Pdl vedono i comunisti dappertutto. E’ il caso di dire che, pur essendo del Partito della libertà, non sopportano la libertà e l’autonomia, e per questo vedono letteralmente rosso”. Lo dice la senatrice del Pd, Vittoria Franco, commentando la proposta di legge, depositata alla camera dall’onorevole carlucci sull’istituzione di una commissione d’inchiesta sui libri scolastici ritenuti “partigiani”.

Forse, aggiunge Franco, “l’onorevole Gabriella Carlucci non sa che esiste il principio, sancito dalla Costituzione, della libertà di insegnamento nella quale rientra anche l’autonomia nella scelta dei libri di testo. Di analoga libertà, fino a prova contraria, godono gli editori nel pubblicare i volumi. E’ chiaro che questo ennesimo tentativo liberticida della commissione d’inchiesta rientra nei ripetuti attacchi alla scuola pubblica sferrati da Berlusconi e dalla Gelmini con dichiarazioni anche recenti”.

Il Pdl, conclude la senatrice, “vorrebbe una scuola pubblica di regime, completamente asservita al potere del governo, in cui si lavori contro la capacità critica delle nuove generazioni. Sulla commissione d’inchiesta ci sarebbe da sorridere se la situazione della scuola italiana non fosse così grave proprio a causa delle politiche di tagli di questo governo”.

Durissimo il commento dell’Unione degli Studenti: “Apprendiamo sconcertati la notizia secondo cui l’On. Gabriella Carlucci, seguita da 18 deputati, voglia istituire una Commissione parlamentare di inchiesta “sull’imparzialità dei libri di testo scolastici” giustificando questo con il fatto che la descrizione della storia politica recente del nostro paese sia sbilanciata sui valori della Costituzione e della Resistenza. L’On. Carlucci fa intendere così che l’educazione a questi valori sia un male, nonostante siano sanciti in una carta che dovrebbe unire tutto il Paese: la carta costituzionale”.

“La giustificazione di tale proposta continua con una sequela di fatti storici accertati definiti come ‘attacchi al premier’ e ‘difesa dell’opposizione di governo’, rimaniamo sinceramente sbigottiti da come si possa costruire un’allarme e un livello di fantasticazione tale per distogliere l’attenzione dei problemi reali della scuola. Non comprendiamo come possano essere messi sotto attacco, senza alcuna competenza nel settore, degli intellettuali e studiosi come quelli citati dalla Carlucci nello stesso modo con cui sono stati additati gli insegnanti delle scuole pubbliche”, proseguono gli studenti.

“La chiara allusione di una proposta del genere ad una censura de facto che ricalca lo stile delle dittature fasciste viene liquidato dicendo che questi libri non saranno messi al rogo, ma verranno segnalati agli autori i quali se non li correggeranno subiranno il ritiro dei testi dal mercato. Queste sono evidentemente le dichiarazioni più gravi e ricordiamo all’On. Carlucci e al suo governo che la Costituzione Italiana che loro tanto attaccano, sancisce la libertà di insegnamento e la libertà di pensiero, e le loro proposte sono fuori da ogni quadro democratico e costituzionale”, conclude l’Unione degli studenti.

ANTONIO PIZZINATO

     

 

 

Ai componenti Presidenza e Comitato Regionale

ANPI Regionale Lombardia

 

Care compagne, cari compagni, cari amici,

 

come comunicato alla riunione del Consiglio Regionale dello scorso 5 marzo, con la presente confermo la decisione irrevocabile di rimettere il mandato di Presidente Regionale dell’ANPI Lombardia.

Come vi è noto, il 16 marzo del 2008, prima della votazione riguardante la mia rielezione a Presidente, al termine della XIII Conferenza Regionale, dichiarai che accettavo tale proposta, ma sino allo svolgimento del XV Congresso Nazionale.

Ringrazio tutte le compagne, i compagni e gli amici per la collaborazione all’attività del Regionale e il sostegno datomi in tutti questi anni, che ha consentito all’ANPI di rilanciare il suo radicamento sul territorio di tutte le province della regione, di sviluppare un’intensa attività e numerose iniziative per far vivere la memoria e rendere operativi i valori della Resistenza, promuovendo iniziative in difesa e per l’attuazione della Costituzione.

Assicurando anche per il futuro un contributo alle iniziative dell’ANPI, auguro a tutti voi buon lavoro a partire dalle mobilitazioni e manifestazioni dei prossimi 25 Aprile e 2 Giugno.

Cari saluti.

Antonio Pizzinato

Milano, 29 marzo 2011

OLTRE L’INDECENZA

 

Oltre l’indecenza

 

Sempre più giù. Oltre l’indecenza. Con una maggioranza che non governa. Semplicemente “sgoverna”. E con micidiale determinazione. Più esattamente, senza vergogna. Meglio, senza i freni inibitori della democrazia, della Costituzione.
Perfino del buon senso.
L’ultima offesa: quattro parlamentari che chiedono di abolire l’articolo della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista.
Ma sì! Dimentichiamo gli ottocentomila morti della seconda guerra mondiale. Dimentichiamo le distruzioni delle nostre belle città! Dimentichiamo le leggi razziali! Dimentichiamo il Tribunale speciale! Dimentichiamo Gramsci incarcerato perchè pensava…
Dimentichiamo tutto. Anche quegli italiani che ebbero il coraggio di ribellarsi. E poi di vincere nel nome della libertà.
Dimentichiamo tutto, per scendere sempre più giù, oltre l’indecenza.
Non bastava lo spettacolo vergognoso di Lampedusa, gestito e costruito dalla Lega sulla pelle di qualche migliaio di disgraziati, per accontentare gli istinti più beceri del suo elettorato.
Un film tutto per loro che per titolo aveva “Fora de ball”. E per sottotitolo: “Per qualche voto in più”.
Già questa è la politica oggi. Un invito ad Arcore vale una lotteria. Soprattutto se si è giovanissime e disponibili. Le donne? Carne da barzellette.
Schiuma sporca dell’interesse che si è fatto potere pubblico. Con delle comparse che si possono fregiare del titolo di onorevole. Chiamati dal capo a ossequiare e a approvare. E naturalmente ben retribuiti con ricchi bonus se volessero cambiare idea e abbracciare quella del grande leader.
Così si rinforzano le maggioranze. Altro che le vecchie storie della democrazia, della partecipazione, della battaglia delle idee.
Cose vecchie.
Money, money, money, come cantava Barbara Streysand.
Niente fa se un ministro manda “affa” il presidente della Camera.
E niente fa se un “onorevole” della Padania delle favole tristi insulta un’altra “onorevole che ha – per lui – due grossi difetti: non è della Lega ed è handicappata.
Vergogna.
E’ pesante essere oggi italiani.
C’è, di nuovo, bisogno di aria pulita. Di antifascismo. Di democrazia vera

 

Nella destra c’è chi vuole di nuovo il partito fascista

 

“Odioso e provocatorio”, questo il commento dell’Anpi a proposito del Disegno di Legge costituzionale, depositato alla segreteria di Palazzo Madama da cinque senatori della destra, volto ad abolire la XII Disposizione transitoria della Costituzione Repubblicana che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista”.
“Si tratta – si spiega in una nota del Comitato nazionale – dell’ennesima aggressione alla Costituzione, la più dissennata tentata dalla destra e dal suo governo”.
“Sul fascismo e sui suoi misfatti di dittatura, miseria, guerra, occupazione straniera del Paese, torture, crimini e stragi, pende implacabile e incancellabile da ogni revisionismo il giudizio della storia”.
“Sull’Antifascismo, sulla Resistenza e sulla Liberazione – si ricorda – fondano la Costituzione, la Repubblica e la Democrazia riconquistata!”
“Contro l’esecrabile tentativo di riaprire la porta alla costituzione del partito fascista e di abolire il reato di apologia del fascismo, l’ANPI chiede la mobilitazione unitaria in tutto il Paese dei partigiani, degli antifascisti e delle loro associazioni insieme alle forze della politica, della cultura, dei sindacati e dell’associazionismo democratico”.
“Dalla Guerra di Liberazione,  dal 25 Aprile, non si torna indietro”.

 

 

PROPOSTA DI LEGGE PER RICOSTITUIRE IL PARTITO FASCISTA

PRESENTATA IN PARLAMENTO UNA POPOSTA DI LEGGE PER ABOLIRE DALLA COSTITUZIONE LA NORMA CHE VIETALA RICOSTITUZIONE SOTTO QUALSIASI FORMA DEL PARTITO FASCISTA.

Sei senatori della repubblica, diventati presto cinque, hanno presentato un disegno di legge costituzionale – atto senato n° 2651 – per abrogare la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione «sotto qualsiasi forma» del disciolto partito fascista. Il primo firmatario della proposta, il senatore del Pdl Cristiano De Eccher, è stato condannato dalla corte di appello di Roma nel 1981 a due anni di reclusione proprio per propaganda in favore della ricostituzione del partito fascista, cioè per violazione della legge Scelba.
La proposta di legge è stata presentata a fine marzo, il manifesto ne aveva dato notizia sabato scorso, ieri se n’è accorto anche il presidente del senato Renato Schifani che si è detto «esterrefatto» e ha informalmente invitato i presentatori a fare retromarcia. L’unico che lo ha ascoltato è anche l’unico senatore non del Pdl, Egidio Digilio, un finiano di Matera con gli stessi trascorsi missini degli altri, rimasti invece con Berlusconi. Tra i quali spicca De Eccher per i suoi trascorsi nell’eversione nera: è stato il responsabile per il Trivenento di Avanguardia nazionale. Per questo è stato anche indagato nell’inchiesta sulla bomba di piazza Fontana, prima da Gerardo D’Ambrosio – oggi suo collega al senato, dove ha commentato così: «Non mi stupisco, è quello che è sempre stato» – poi da Guido Salvini secondo il quale De Eccher è stato il custode del timer della bomba della strage del 12 dicembre 1969.
Interessanti anche gli altri senatori firmatari del disegno di legge: Fabrizio Di Stefano, indagato per corruzione in un’inchiesta sui rifiuti della procura di Pescara. Francesco Bevilacqua, senatore calabrese con un fratello arrestato per usura. Il ligure Giorgio Bornacin, noto per aver preso a pugni un contestatore del ministro La Russa. E infine Achille Totaro, cioè colui che durante un consiglio comunale di Firenze definì il partigiano medaglia d’oro Bruno Fanciullacci «un assassino vigliacco». Da questo gruppo è stato convinto a uscire il «futurista» Digilio, dopo un colloquio che dev’essere stato animato con Italo Bocchino. Anche Fini ha definito la proposta di abolire la XII disposizione «una follia». Lo stesso Fini che ne presentò una identica nel 1994, quando An era nella maggioranza del primo governo Berlusconi.

Andrea Fabozzi – Il Manifesto  06/04/2011