UNA BUONA NOTIZIA, ERA ORA!

Carissimi vi segnalo l’allegata mozione che ieri sera a larghissima maggioranza (26 voti favorevoli e 13 non votanti) e passata durante i lavori del Consiglio di zona sei Milano.

A memoria è la prima circoscrizione Milanese che ha raccolto l’appello dell’ANPI per esprimere parere contrario alla ignobile proposta di legge 3442 e si evidenzia il seguente capitolo finale: 
 il Consiglio di zona 6 impegna il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia ad adoperarsi in tutti gli ambiti possibili affinché la proposta di cui sopra non diventi mai Legge dello Stato, evitando così lo sfregio alla memoria della Resistenza e alla Costituzione nata da essa;  si impegna altresì a promuovere iniziative volte al recupero della memoria e dei valori della lotta di liberazione dal nazifascismo.
che  porta un impegno preciso verso il Comune Milanese e una boccata di salubre aria frizzantina…   che sia veramente il vento delle nostre montagne.???
Ringraziandovi per l’attenzione, il nostro plauso va naturalmente a tutti i consiglieri, ed al Presidente di Circoscrizione che ci hanno sostenuto in questa operazione.
Ivano Tajetti.
Coordinatore ANPI Milano zona 6

ABOLIZIONE DEL 25 APRILE – NUOVA PROVOCAZIONE

Il Pdl: festeggiare il 18 aprile non il 25

L’odg di un parlamentare accettata dal governo come raccomandazione. Smuraglia: “Una provocazione”.

È stata resa pubblica la notizia che il governo ha accolto “come raccomandazione” l’ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, “giorno delle elezioni politiche vinte dall’allora Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi”.

Secca la replica di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI. “Una provocazione dell’on. Garagnani e una follia del governo che l’accoglie come raccomandazione. Penso che non se ne farà nulla. Ma se ci provassero troverebbero la ferma opposizione di tanti italiani che li farebbero rapidamente desistere”.

CONFERENZA CON GANAPINI

Primo appuntamento, sabato pomeriggio in Biblioteca Comunale a Como, per il ciclo di incontri organizzato dall’ANPI di Como, in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, su Fascismo, Antifascismo, Costituzione. Il professor Luigi Ganapini, direttore della Fondazione Isec di Sesto San Giovanni, ha tenuto una approfondita relazione di fronte a un pubblico attento e interessato, di oltre una cinquantina di persone.    Introdotto – a nome della sezione di Como dell’Anpi – da Luciano Forni e da Luca Michelini, Luigi Ganapini ha ripercorso in un’appassionata e affascinante ricostruzione le linee fondamentali della storia dei 150 anni dell’Unità italiana. Ha infatti esordito sottolineando l’importanza, in quest’anno di celebrazioni, di tornare a riconsiderare anche l’origine della nazione italiana, senza nascondersi i problemi di quella fase risorgimentale, ma anche senza dimenticare che ci fu – in quel momento – una fondamentale “unità di intenti”, nonostante le molte differenze di pensiero, tra i protagonisti e i gruppi che condussero al nuovo Stato. È stata questa la chiave di tutto l’intervento: provare a smontare e a rimontare i diversi pezzi che hanno concorso a fare la storia d’Italia: il risorgimento, la prima guerra mondiale, il fascismo, la seconda guerra mondiale, la repubblica sociale italiana, la resistenza, la liberazione e la fase costituente.

Ganapini non si nasconde mai i problemi: né quelli storiografici né quelli politici, ma è capace di riassumerli con un tono sicuro e ironico (anche autoironico) che coinvolge chi ascolta e indirizza possibili ulteriori approfondimenti; senza farlo pesare, suggerisce persino via via una sorta di bibliografia di riferimento, ripercorrendo alcuni testi che per lui sono stati fondamentali (e anche alcuni testi fondamentali scritti da lui). In poche frasi essenziali rende evidente quanto il revisionismo storico “alla Pansa” sia privo di fondamento e dettato solo da intenti diffamatori. Con chiarezza esemplare disegna il rapporto fondativo dell’ideologia e della pratica politica del fascismo con la guerra, demolendo qualsiasi ipotesi “buonista” sull’“errore” mussoliniano dell’ingresso nella seconda guerra mondiale a fianco di Hitler. Ma non cede nemmeno alla facile scorciatoia di considerare la repubblica sociale italiana una sorta di “paradosso della storia” senza sostanza, e quindi ne considera tutti gli aspetti, anche quelli meno rassicuranti per una ricostruzione “mitologica” della storia dell’opposizione al fascismo. Né si nasconde i problemi del variegato mondo resistenziale, dove lottavano con obiettivi finali anche diversi, ma  fianco a fianco e avendo di mira un primo fondamentale risultato – la sconfitta del fascismo e la fine dell’occupazione nazista –, comunisti, socialisti, cattolici, badogliani eccetera.

La conclusione del percorso è quindi di nuovo sulla sottolineatura dell’“unità”, da cui era partito col risorgimento: un’unità non appiattita nell’omologazione, ma arricchita da molte diverse declinazioni.

Il coinvolgimento della platea è stato evidente nella continuazione del pomeriggio: più di un’ora di domande interessate e di risposte sempre essenziali, ma mai di routine, e sempre intercalate da ammiccamenti (“ma vi siete portati i panini? perché con queste domande stiamo qui fino a notte…”).

Un ottimo inizio per il ciclo del’Anpi, che proseguirà, il 15 ottobre, con l’intervento di Leonardo Paggi, autore di Il popolo dei morti. La repubblica italiana nata dalla guerra. 1940-1946 (Il Mulino, Bologna 2009), su “La resistenza e la nascita della Repubblica”, e a novembre, in data ancora da fissare, conl’intervento di Claudio Pavone, autore del noto saggio Una Guerra Civil SETTEMBRE e (1995) edito da Bollati Boringhieri.

Fabio Cani, ecoinformazioni, 18 settembre 2011.

MARGHERITA HACK

Margherita Hack: le feste laiche non si toccano

Riceviamo (e volentieri pubblichiamo) il commento della scienziata Margherita Hack alle proposte del governo per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari:

“Concordo pienamente con la vostra presa di posizione. Mi sembra che con la scusa del risparmio si procede nella direzione di voler cancellare quelle che sono state le tappe più significative della recente storia d’Italia, della riconquista della democrazia, delle lotte partigiane dopo la buia parentesi della dittatura fascista e delle leggi razziali.

25 aprile, 1 maggio, 2 giugno sono tre date di immenso significato per la nostra democrazia e dobbiamo opporci a questa vergogna.”

Margherita Hack

NO ALL’ ABOLIZIONE DEL 25 APRILE

No all’abolizione della festa del 25 aprile

Numerose proteste per la volontà del governo Berlusconi di abolire alcune festività laiche tra cui il 25 aprile (oltre al 1° maggio, festa dei lavoratori, e al 2 giugno, quella della Repubblica), ossia la giornata che celebra e ricorda la liberazione dell’Italia dai nazifascisti e il ritorno della dmocrazia.

Da qui una netta presa di posizione del Comiatato nazionale dell’Anpi. “Da quanto si apprende dai giornali – si rileva nel comunicato – tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare – in relazione all’aggravarsi della crisi – ci sarebbe quello dell’accorpamento di alcune feste “non concordatarie” nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all’equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, riguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale”. 

“L’ANPI – si sottolinea – portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati  e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale”

COMUNICATO ANPI

NON SI TOCCHI

IL 25 APRILE

Nell’ennesima “manovra” il Governo ha deliberato, tra i tanti provvedimenti annunciati per far fronte ad una crisi fini a ieri negata e che rischia di travolgerci, di accorpare le “festività civili” nelle giornate di domenica.

Tra queste festività c’è il 25 Aprile.

Il 25 Aprile, come gli Italiani sanno (o dovrebbero sapere), è data sacra alla Patria, perché ricorda la libertà, la democrazia, la civiltà ritrovate (per tutti), la sconfitta del mostro nazifascista, il sacrificio dei tanti italiani che per questo si sono battuti, riscattando l’Italia dalla vergogna e dall’ignominia nazifascista che aveva contribuito a creare.

Vergogna e ignominia che altri Italiani, quelli della “repubblica di Salò”, hanno convintamente sostenuto e, da ultimo, difeso alle dipendenze dei nazisti e contro le scelte del Governo italiano. Italiani, questi ultimi, tra l’altro, che l’attuale Governo vorrebbe, con un disegno di legge in itinere in Parlamento, equiparare ai combattenti per la libertà.

Pensare di  cancellare il 25 Aprile, come fosse una qualsiasi sagra paesana, per risparmiare qualche milione, certamente reperibile in modo più giusto e più degno, significa ferire la coscienza civile degli Italiani e recare offesa irreparabile a chi è morto o si è battuto per la civiltà e la dignità della persona. Gesto odioso, in linea, del resto, con la pretesa sopra ricordata di riabilitare il peggiore fascismo, quello razzista e filonazista di Salò.

Chiediamo a tutti gli Italiani di difendere i valori resistenziali contro  questo mercatismo d’accatto, incapace di capire che l’Italia può riprendersi solo se spinta dai grandi ideali comuni. Vale molto di più infatti, anche economicamente, la coesione sociale, basata sul senso di identità e di appartenenza, che qualche milione raccattato in malo modo, svilendo quegli ideali e quei i valori.

ORA E SEMPRE IL 25 APRILE (NON ALTRA DATA) RIMANGA IL NOSTRO GIORNO DELLA MEMORIA E DELLA RICONOSCENZA.

             La Presidenza

                    A.N.P.I  Regionale Lombardia

GENOVA DIECI ANNI DOPO

Il G8 di Genova, una ferita all’identità democratica

L’ANPI di Genova ricorda il decimo anniversario dei fatti accaduti in occasione del G8 del 2001.

“E’ necessario – si spiega – non dimenticare quei giorni che sono stati una ferita all’identità democratica della nostra comunità e a quella nazionale. Saremo insieme alla CGIL, all’ARCI e ad altre associazioni per ricordare la difesa dei valori della Costituzione calpestate. In quei giorni furono sospese le libertà previste e garantite dalla nostra Carta costituzionale e le violenze che ci sono state hanno messo in seria discussione il rapporto con le forze dell’Ordine espressione dello Stato, che avrebbero dovuto garantire la libertà e l’incolumità dei manifestanti”.

“Non si è colpito invece chi era presenti alle manifestazioni, non per sostenere la necessità della globalizzazione dei diritti ed il governo democratico del nostro pianeta, ma per praticare la violenza, così è stato per i black bloc. Anche da parte di alcuni rappresentanti delle forze dell’Ordine, in varie occasioni in quei giorni neri per la democrazia italiana si è messa in atto, come ha detto un testimone, una “macelleria messicana”: questo è accaduto alla scuola Diaz o nella caserma di Bolzaneto, il tutto preceduto dalla morte di un ragazzo di 23anni: Carlo Giuliani”.

“Questo dato è reso ancor più drammatico – si sottolinea – dall’effetto che ha avuto non solo nei corpi di chi ha subito violenza fisica e psicologica, per le quali sarebbe stato giusto che chi lo Stato rappresenta chiedesse scusa alle vittime degli atti di violenza commessi su persone inermi”.

I fatti del G8 del 2001 si portano dietro una grave colpa nei confronti di quella nuova generazione di giovani che ha vissuto così drammaticamente quell’evento e che si affacciava alla vita e all’impegno, usando una libertà democratica, quella di manifestare liberamente le proprie opinioni.

“In quei giorni – si aggiunge – chi ha praticato la violenza ha la responsabilità di aver creato una cesura democratica tra quella generazione di ragazzi, che iniziava proprio allora il suo impegno civile nella nostra società e l’immagine che quei giovani hanno avuto a causa delle reazioni violente e immotivate di chi sarebbe dovuto essere garante della loro possibilità di manifestare per chiedere un mondo più giusto”.

“E’ una ferita – si rileva – che non è facile rimarginare, visto che ci sono segnali contraddittori se non contrari, considerato che una serie di responsabili di quei gesti non solo sono ai margini di certe strutture, ma, a quanto pare, hanno avuto avanzamenti di grado e riconoscimenti nelle strutture stesse.  Questo ci rende ancor più consapevoli della necessità di partire dal valore della nostra Costituzione, nata della Resistenza”.

E si conclude: “Solo non vedendola come un’espressione del passato, ma come uno straordinario strumento di lotta programmatica per il futuro, si potrà uscire dalla crisi civile e sociale, non solo economica, che stiamo attraversando, con più democrazia, con più partecipazione, con più giustizia. Con la consapevolezza che spira un nuovo vento di cambiamento, che rende attuale quanto espresso dalle donne e dagli uomini già nel 2001: un nuovo mondo è possibile per avere speranza nel futuro”.

ATTACCO FASCISTI ALLA CGIL

Milano, provocazione nera alla Camera del Lavoro: la solidarietà dell’Anpi

Presa di posizione del Comitato permanente antifascista

Venerdì 8 Luglio verso le ore 12.00, sul piazzale della Camera del Lavoro di Milano, è scattata una grave provocazione neofascista da parte di una decina di individui, appartenenti ad un gruppo chiamato “Marinetti” i quali, senza autorizzazione distribuivano materiale di propaganda contro il sindacato.
 
Mentre venivano allontanati, alcuni di questi, armati di casco, colpivano ripetutamente i militanti della CGIL, uno dei quali, ferito, veniva successivamente ricoverato in ospedale.

“E’ dagli anni Settanta – si sottolinea in un comunicato del presidente ANPI Provinciale di Milano, che non registriamo un atto di tale gravità nei confronti della Camera del Lavoro di Milano, luogo simbolo della democrazia nella nostra città. Da diverso tempo a Milano stanno diventando sempre più frequenti manifestazioni e iniziative di tipo nettamente e dichiaratamente fascista e nazista, perfino con l’apertura di sempre nuove sedi e di nuovi punti di riferimento. Questo fatto è inconcepibile alla luce del contenuto antifascista dell’intera Carta Costituzionale e del carattere resistenziale e antifascista di Milano. Occorre un impegno comune delle istituzioni, delle forze politiche, dell’associazionismo, dei cittadini affinché queste inaccettabili aggressioni neofasciste abbiano finalmente a cessare e diventino improponibili in una città che è sempre stata e vuol essere democratica”.

“Si impone – rileva il Comitato – una riflessione collettiva su quanto sta avvenendo a Milano, sulle ragioni profonde della reviviscenza di movimenti, atteggiamenti, iniziative fasciste e/o naziste, sulle finalità che si propongono, sulle coperture e sulle protezioni di cui godono.
Invitiamo tutti gli antifascisti e i cittadini milanesi alla massima vigilanza e attenzione in questa delicatissima fase, sottolineando che provocazioni di tale gravità non possono essere più accettate.
Sarà nostra cura compiere tutti i passi presso le Forze preposte alla difesa dell’Ordine Pubblico, a partire dal previsto incontro con il Prefetto e il Questore, perché si individuino immediatamente i mandanti e gli esecutori di tale azione criminosa e si attuino tutte le misure, compresa l’immediata chiusura di tutte le sedi neofasciste , apertesi anche recentemente, per garantire il corretto svolgimento della vita democratica a Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza.

Anche la sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6 ha inviato tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio al militante Cgil ferito “di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile”.

La sezione ANPI Barona, il Coordinamento ANPI zona 6 Milano,  il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia, Milano zona 6.

Invia tutta la propria solidarietà alla Camera del Lavoro – Cgil, di Milano, e un forte abbraccio a Giampaolo, di cui conosciamo serietà, professionalità e impegno sociale e civile.

Ancora una volta a Milano, gesti violenti e intimidatori di chiara matrice “fascista” ci trovano sgomenti e amareggiati, ma ancora una volta siamo certi di una risposta compatta e unita, 

come forze e cittadini che democraticamente agiscono e “lavorano” per una città libera da pensieri che di nuovo propongono, oppressioni e soprusi.

Se ancora una volta la memoria, la Resistenza, l’onesto mondo del lavoro, con le sue lotte e i suoi ideali, vengono contestati e stravolti da una politica fatta di falsità, equiparazioni, revisioni storiche e purtroppo anche violenze,  

ancora una volta noi saremo presenti e vigili, ancora una volta noi grideremo “non passeranno”.


PALERMO, 8 LUGLIO

Palermo ricorda l’8 luglio, con un fiore

“Noi ci saremo. Anche noi porteremo un fiore”. Inizia così l’invito che Anpi Palermo lancia per ricordare l’8 luglio 1960.
Quell’anno il dc Tambroni costituiva un governo con l’appoggio determinante del Movimento sociale, per la prima volta dopo la liberazione.
Una provocazione che di fatto tentava la ricostituzione del partito fascista alla quale il popolo italiano rispose con manifestazioni unitarie e sciopero generale della Cgil in tutto il paese.

La reazione della polizia del peggiore periodo scelbiano, fu violenta e furono barbaremente uccisi 11 manifestanti: 5 a Reggio Emilia, 4 a Palermo, 1 a Catania e uno, il primo a cadere, il 5 luglio, a Licata.
Spiega l’Anpi di Palermo: “La grave situazione politico-economica attuale, caratterizzata peraltro ancora da vari gravissimi tentativi di stravolgimento della Costituzione, registra la riproposizione, oggi come ieri, di alcune norme che violano il dettato costituzionale contro la ricostituzione del partito fascista arrivando addirittura alla riabilitazione delle nefande squadraccie repubblichine”
Da qui l’inviito a partecipare alla manifestazione che si svolgerà la mattina di venerdi’ otto luglio (ore 9,00).

“Anche noi porteremo un fiore in ricordo dei nostri caduti ai piedi della lapide che li ricorda posta in via Maqueda angolo via Celso. Non puoi non esserci. Anche tu porta un fiore

MORTI DI REGGIO EMILIA

Reggio Emilia ricorda i martiri del 7 luglio 1960

Reggio Emilia / 7 luglio 2011

Ricordare il 7 luglio 1960, questo il filo conduttore e l’obiettivo della manifestazione che si svolgerà a Reggio Emilia, presso i giardini pubblici, giovedì 7 luglio alle ore 18.00. Interverranno il prof. Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, Sonia Masini, presidente della Provincia; a seguire, intervento musicale di Mara Redeghieri.

L’orazione ufficiale sarà preceduta alle ore 17.00 dall’omaggio alle tombe dei caduti, presso il Cimitero suburbano e, alle ore 17.45 in piazza martiri del 7 luglio, dalla deposizione di una corona di fiori e dal percorso sulle pietre d’inciampo in memoria dei caduti.

In occasione della commemorazione dei drammatici eventi del luglio ’60, che videro cadere a Reggio Emilia cinque cittadini sotto il piombo della polizia di Tambroni, l’ANPI reggiana ricorda che il 7 luglio  oratore ufficiale della manifestazione, sarà quel Carlo Smuraglia, oggi presidente dell’Anpi, che nel 1963 fu avvocato difensore di parte civile per i familiari dei caduti.

Ricorda Fiorella Ferrarini, vicepresidente dell’Anpi reggiano: “Quando gli chiedemmo, alcune settimane or sono, se accoglieva l’invito del Comitato promotore della commemorazione, Smuraglia rispose così: cara Fiorella, ho un mare di problemi e di impegni, ma come faccio a dire di no? Forse non sai che ho ancora nel mio studio, appeso da anni, un attestato per aver partecipato, come difensore, al processo per “i fatti di Reggio Emilia”, per cui il ricordo mi è particolarmente caro”.