La libertà è premessa di ogni desiderato progresso
Categoria: Comunicati
DOMENICA 20 NOVEMBRE PRANZO
A.N.P.I.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI di UGGIATE TREVANO
La Sezione Rado Zucconi
Festeggia un anno dalla sua fondazione
e organizza un pranzo
per incontrare nuovi soci
domenica 20 novembre alle 12.30
presso
la Casa Sociale di Faloppio
il menù prevede
Aperitivo con degustazioni golose
Polenta e brasato
o
Polenta e salsiccia
o
Polenta e gorgonzola
Dolci
Vino e caffè
Vin brulè per concludere chiacchierando
Vi preghiamo di prenotare scrivendo a: teresagaleandro@libero.it o biancanerina@tin.it
oppure telefonando al 3348677882
entro il 14 novembre
Il costo previsto è di 15 €
DURANTE L’INCONTRO SARA’ POSSIBILE RINNOVARE LA PROPRIA TESSERA
PER L’ANNO 2012
IL DISCORSO DI CARLO SMURAGLIA
Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia
Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.
“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.
Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.
Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.
Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.
Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.
Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.
Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia
Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.
“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.
Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.
Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.
Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.
Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.
Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.
Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.
Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di
Smuraglia: sognando la buona politica con un pizzico di utopia
Questo il testo del discorso che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha svolto domenica 9 ottobre all’Arco della Pace di Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” organizzata da “Libertà e giustizia”.
“Avrei partecipato in ogni caso, a titolo personale, a questa manifestazione così importante, perché si parla di valori e di prospettive di ricostruzioni, ma ho ritenuto giusto esserci anche come Presidente nazionale dell’ANPI a portare il saluto e la voce di tutta la nostra Associazione.
È nel DNA dell’ANPI non solo conservare, difendere e tenere viva la memoria, ma anche sostenere e diffondere i valori che sono scritti nella Costituzione e vengono dalla Resistenza. Valori che si contrappongono nettamente a quei cosiddetti “valori” che la maggioranza di governo, alcune televisioni (e non solo quelle private), alcuni strumenti di organizzazione del consenso, hanno cercato di gabellare – da anni – per gli unici per i quali varrebbe davvero la pena di vivere.
Avevamo sognato un Paese democratico, nel senso del governo di molti e della ricerca diffusa del bene comune; avevamo sognato lavoro, dignità, morale, uguaglianza, solidarietà, fraternità. Ed è questo il cemento che ci ha unito nella Resistenza e dopo, negli anni difficili che ha attraversato e sta attraversando questo Paese.
Ha detto il Presidente emerito Ciampi: “Non è questo il Paese che sognavo”; ed è assolutamente vero, non solo per gli scandali, ma per la corruzione, per il disprezzo delle regole, per l’obbedienza cieca alle ragioni del mercato, alla logica del potere, dell’affermazione personale, della visibilità. Da anni ci troviamo in questa situazione, ma ora essa è diventata intollerabile, perché coloro che l’hanno creata, hanno dovuto gettare la maschera e si sono presentati per quello che sono: un volgare gruppo di potere che non mira al bene comune, ma solo al bene di sé stesso, incurante di ogni richiamo, proveniente ormai da tante parti, incurante della stessa credibilità, della dignità che devono avere gli organi di governo e quelli parlamentari, della fiducia che va scomparendo sempre di più, in una frattura che sembra insanabile e che è ormai col mondo intero.
Il Presidente Ciampi ci ha detto che quella amara constatazione non basta; occorre reagire con forza all’indifferenza, all’assuefazione, alla rassegnazione.
Noi ci stiamo battendo per questo; ed è questa la ragione per la quale l’ANPI aderisce e partecipa a questa manifestazione. E sono qui per rappresentarla, ma anche per esprimere una mia convinzione che non è solo personale, ma – andando in giro in tanti luoghi di questo Paese – vedo largamente condivisa: non possiamo aspettare un 25 luglio che forse non ci sarà, non possiamo sperare che qualcuno o qualcosa muti l’esistente, magari in maniera gattopardesca perché non è davvero possibile che questo Governo, che si regge sul potere, sul denaro, sul trasformismo, su tante basi che non hanno nulla a che fare con ciò che indica l’art. 54 della Costituzione, possa cadere da solo, consentendo che il Paese trovi la via del riscatto e del cambiamento.
Ci sono tanti segni positivi – lo abbiamo più volte rilevato – di questa volontà dei cittadini di farsi sentire e di prendere in mano il proprio destino e quello del Paese. Ma non è più tempo di manifestazioni isolate o di pur legittime proteste. Siamo in una situazione terribile, dalla quale bisogna uscire al più presto, non solo cambiando il governo, ma anche creando le condizioni perché i cittadini si trovino di fronte a istituzioni (a cominciare da quelle parlamentari) che li rappresentano davvero; ma occorre trovare un collante tra tutte le persone, uomini e donne, che amano e vogliono la democrazia. Un collante che ci unisca tutti in una volontà comune, con la sola esclusione, perentoria, di ogni forma di violenza.
Un collante tra i mille segnali di insoddisfazione, di rabbia, di indignazione, tra le molte manifestazioni di una volontà nuova. Ai partiti di opposizione dobbiamo chiedere uno sforzo di responsabilità, che sostituisca liti e contrasti con una vera unità reale, almeno su alcuno punti fondamentali e alla nuda protesta ed al pur giusto invito al Governo ad andarsene sostituisca la costruzione di un’alternativa reale e credibile, su basi solide e profonde.
Noi siamo fermamente contrari all’antipolitica perché riteniamo che la politica sia il necessario tessuto connettivo della democrazia; ma pretendiamo che si tratti di buona politica, ispirata a profondo senso morale e che i partiti considerino prioritario il rapporto con i cittadini e con la realtà e il perseguimento del bene comune.
Molti dicono di voler resistere; ma questo non ci basta più, perché è necessario andare oltre e guardare avanti, pur ispirandoci a valori e princìpi che vengono da lontano.
Molti dicono che occorre indignarsi; ma noi diciamo che siamo indignati da molto tempo e questo non è bastato a determinare la svolta. Ed allora occorre che l’indignazione sia ancora più diffusa ed estesa e soprattutto sia costruttiva.
Vogliamo guardare più lontano, scrutando il dopo, ma in fretta, perché i cittadini non possono più aspettare, ma soprattutto non possono più aspettare i lavoratori senza lavoro o con lavoro precario, non possono aspettare le famiglie che non riescono ad andare avanti, in un Paese in cui crescono continuamente le nuove povertà; soprattutto non possono più aspettare i giovani, che hanno bisogno di certezze e opportunità ed ai quali bisogna smettere di promettere un futuro migliore, adoperandosi invece e subito per garantire un presente libero e dignitoso.
Insomma, bisogna agire e ricostruire, sapendo perfettamente che se riusciremo a salvare il Paese dal disastro incombente, se riusciremo a togliere di mezzo disuguaglianze e privilegi, se riusciremo a mandare a casa chi ha fatto di tutto per distruggere il Paese, questo non basterà ancora, perché si possono cambiare le leggi sbagliate, si possono correggere politiche disastrose ed ingiuste, ma non torneremo al Paese che abbiamo sognato nella Resistenza e nella costruzione di una Carta Costituzionale splendida, se non riusciremo a ricostruire un patrimonio morale, fatto di dignità, di fierezza, di sensibilità democratica, di uguaglianza, se non restituiremo il posto che gli spetta al lavoro come reale valore e fondamento della Repubblica, se non avremo la forza di consegnare ai giovani un patrimonio di speranze, di attese, di prospettive, di dignità che oggi sembra smarrito.
Un lungo filo da tessere, dunque; ma ormai siamo in tanti, dobbiamo crescere, collegarci, trovare nuove coesioni; ed allora ciò che pareva impossibile diventerà reale, ciò che sembrava utopico diventerà finalmente realtà. Tutto questo non è lontanissimo, anzi è a portata di mano. Occorre fiducia nella forza e nella volontà di un popolo che non ne può più di scandali, soprusi, arroganza e disuguaglianza; occorre credere, con la forza non solo della volontà ma anche della ragione, che è ora di cambiare e possiamo, dobbiamo farcela.
Voglio ricordare, proprio per collegare un passato glorioso al presente, che quando i partigiani riuscirono a liberare alcune zone dai tedeschi e dai fascisti e crearono le “repubbliche partigiane”, dell’Ossola, della Carnia e tante altre, pur sapendo che i tedeschi potevano tornare, come infatti avvenne, vollero andare al di là del contingente e mettere in campo riforme, della scuola, della giustizia, perfino del sistema fiscale. Durò pochi giorni, talora poche settimane, ma fu un laboratorio di democrazia in una situazione ancora estremamente pericolosa, fu la dimostrazione che non si voleva solo combattere e cacciare il nemico, ma anche ricostruire un’Italia nuova, civile e democratica.
Qualcuno ha detto che, in quelle condizioni, si trattava di un ottimismo della volontà, che rasentava, in qualche modo, l’utopia. Ma quante volte, anche nel nostro Paese, dall’utopia si è passati alla realtà; e non è a caso che pochi dopo, giunse il 25 aprile, il radioso giorno della Liberazione. Anche noi, oggi, dunque, faremmo davvero un gran bene al Paese se anche solo per un momento, al sogno di vedere scomparire questo volgare gruppo di potere, riuscissimo ad aggiungere, con un pizzico di utopia, la convinzione che quel sogno sta per realizzarsi, ma dipende da noi, dalla nostra volontà, dalla nostra unione, trasformarlo in soluzioni concrete.Insomma, dobbiamo crederci con tutte le nostre forze ed impegnarci fino allo spasimo per realizzarlo, questo Paese nuovo e diverso, questa coscienza civile finalmente matura e responsabile, capace di determinare il vero destino di un Paese che, pur nei suoi limiti e difetti, non sembra meritare questo sfascio e questa disgregazione ed ha solo bisogno di essere aiutato a ritrovare, nell’unità, nella solidarietà, e nell’uguaglianza, quel senso diffuso di cittadinanza e, mi sia consentito, di fratellanza e di giustizia sociale, che ha saputo cogliere nei momenti fondamentali della sua storia”.
SOLIDARIETA’ ALL’ARCI XANADU’
L’ITALIA SONO ANCH’IO.
Sabato 8 ottobre, il solito gruppo di neo fascisti ha affisso davanti all’ingresso del circolo Arci Xanadu’ uno striscione con la scritta: “NO AI FALSI ITALIANI”. Con questa non particolarmente intelligente affermazione i neo fascisti intendevano, si presume, esprimere il loro dissenso alla campagna “L’ITALIA SONO ANCH’IO”, per il diritto di cittadinanaza degli immigrati, la cui presentazione si è svolta in via Varesina, al circolo Arci Xanadù, domenica 9 ottobre, dalle ore 15, con lo spettacolo CITTADINI NON SOLO IMMIGRATI.
La campagna ” L’Italia sono anch’io” è promossa, in pratica, da tutte le associazioni della società civile che operano sul fronte migratorio, Acli, Arci,Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, dall’editore Carlo Feltrinelli e dal sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, Presidente del comitato promotore.
Le due proposte di legge di iniziativa popolare assegnano , da un lato, il diritto di essere cittadini del Paese nel quale si nasce, un ruolo di primario rilievo; dall’altro, attraverso il riconoscimento del diritto di voto amministrativo per chi risiede per un periodo congruo (5 anni), mirano a eliminare una ingiustizia che rischia di minare il principio del suffragio universale a livello territoriale, impedendo a milioni di persone di partecipare pienamente alla vita della comunità dove vivono.
Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Como esprime la sua piena solidarietà al Circolo Arci Xanadu’, e invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti a firmare per l’attuazione delle due leggi. Si può firmare entrando nel sito
Per informazioni, info@litaliasonoanchio.it
RICUCIRE L’ITALIA
“Ricucire l’Italia”
Milano / 8 ottobre 2011
Il Presidente Nazionale dell’ ANPI, Carlo Smuraglia, interverrà sabato 8 ottobre a Milano alla manifestazione “Ricucire l’Italia” indetta da Libertà e Giustizia all’Arco della Pace.
Il programma della manifestazione “Ricucire l’Italia” sabato 8 ottobre, a partite dalle 14,30 all’Arco della Pace.
Presenta Luisella Costamagna con un saluto del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e sul palco, con Gustavo Zagrebelsky e Sandra Bonsanti.
Presenti i giornalisti Marco Travaglio, Lirio Abbate, Claudio Fava, Michele Serra e Franco Siddi segretario Fnsi; i costituzionalisti Lorenza Carlassare e Valerio Onida, gli storici Paul Ginsborg e Salvatore Veca; gli ex magistrati Bruno Tinti e Giuliano Turone, che presenterà un brano dello spettacolo di teatro civile La diritta via, la Costituzione e Dante Alighieri senza distinzione di razza né lingua.
Ci saranno inoltre, la filosofa Roberta De Monticelli e il sociologo Marco Revelli, lo scrittore Corrado Stajano, Massimo Donadi per il comitato referendario, Stefano Pareglio, Elisabetta Rubini e Simona Peverelli per Libertà e Giustizia, Onorio Rosati per la Camera del lavoro di Milano, Carlo Smuraglia per l’Anpi.
Nel corso della manifestazione sarà proiettato un contributo video di Moni Ovadia, che, nel rispetto della festività ebraica di Yom Kippur non sarà presente sul palco.
Ancora: Paolo Limonta dei Comitati X Milano, Emanuele Patti di Arci Milano, Assunta Sarlo per Usciamo dal Silenzio, Edda Boletti delle Girandole.
Libertà e Giustizia, si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY e nato nel corso del seminario di studi a Poppi
Aderiscono alla manifestazione: Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole, Articolo 21, Cgil nazionale.
La segreteria nazionale dell’Anpi invita tutte le ANPI provinciali a partecipare con loro delegazioni.
Info: http://www.libertaegiustizia.it/ricucire-litalia
Su http://www.libertaegiustizia.it/ricucire-litalia/ricucire-litalia-il-manifesto/ il manifesto dell’iniziativa firmato da Gustavo Zagrebelsky.
FOTO DEL DUCE, NON SI FERMA LA POLEMICA
Anche il sindacato dei lavoratori statali, per bocca del suo segretario Matteo Mandressi, esprime sdegno e sconcerto per le foto del Duce affisse in un luogo pubblico, l’ufficio dell’anagrafe di Cantù, da un impiegato appartenente alle fila di Forza Nuova. ” Se, per qualche motivo, dice Mandressi, la cosa dovesse continuare a venire tollerata, faremo un esposto alla Procura della Repubblica. Al di là di chi sia stato, continua Mandressi, me la prendo con l’amministrazione: nonostante sia stata messa a conoscenza, non sembra che voglia intervenire immediatamente”.
Sabato infatti, l’assessore al personale di Cantù, Maurizio Farano del Pdl, interpellato in proposito aveva risposto:” Mi pare che si sia perso il senso della misura: è da vedere se per il pubblico le immagini di Mussolini siano un fastidio oppure no”.
Mandressi spiega inoltre che i dipendenti pubblici sono soggetti, per contratto, ad avere cura del locale in cui lavorano. Non è possibile affiggere alcuna foto con riferimenti politici, l’unica foto di un politico ammessa è, per legge, la foto del presidente della Repubblica.
INCREDIBILE A CANTU’
Como 30 settembre 2011
E’ incredibile, ci viene segnalato che nei locali dell’ufficio anagrafe del Comune di Cantù, dove il pubblico attende di accedere agli sportelli, sono affisse tre immagini di Benito Mussolini, senza che i responsabili amministrativi e quelli politici abbiano espresso critiche e preso l’unico provvedimento possibile, quello di togliere i ritratti e di sanzionare il comportamento dell’impiegato responsabile.
L’A.N.P.I. Di Como esprime la più vibrata protesta per l’offesa che viene arrecata alla convinzione democratica dei cittadini e per il disprezzo della Costituzione della Repubblica e della legge applicativa che vieta l’apologia del fascismo e ogni forma di riorganizzazione del movimento liberticida che tanti lutti ha arrecato al popolo italiano. Riservandosi di compiere un’azione decisa presso la magistratura, chiede al Sindaco di Cantù di prendere provvedimenti tempestivi e adeguati in proposito.
L’Ufficio di Presidenza
Guglielmo Invernizzi
Luciano on. Forni
Renzo on. Pigni
UNA BUONA NOTIZIA, ERA ORA!
Carissimi vi segnalo l’allegata mozione che ieri sera a larghissima maggioranza (26 voti favorevoli e 13 non votanti) e passata durante i lavori del Consiglio di zona sei Milano.
ABOLIZIONE DEL 25 APRILE – NUOVA PROVOCAZIONE
Il Pdl: festeggiare il 18 aprile non il 25
È stata resa pubblica la notizia che il governo ha accolto “come raccomandazione” l’ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, “giorno delle elezioni politiche vinte dall’allora Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi”.
Secca la replica di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI. “Una provocazione dell’on. Garagnani e una follia del governo che l’accoglie come raccomandazione. Penso che non se ne farà nulla. Ma se ci provassero troverebbero la ferma opposizione di tanti italiani che li farebbero rapidamente desistere”.
CONFERENZA CON GANAPINI
Primo appuntamento, sabato pomeriggio in Biblioteca Comunale a Como, per il ciclo di incontri organizzato dall’ANPI di Como, in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, su Fascismo, Antifascismo, Costituzione. Il professor Luigi Ganapini, direttore della Fondazione Isec di Sesto San Giovanni, ha tenuto una approfondita relazione di fronte a un pubblico attento e interessato, di oltre una cinquantina di persone. Introdotto – a nome della sezione di Como dell’Anpi – da Luciano Forni e da Luca Michelini, Luigi Ganapini ha ripercorso in un’appassionata e affascinante ricostruzione le linee fondamentali della storia dei 150 anni dell’Unità italiana. Ha infatti esordito sottolineando l’importanza, in quest’anno di celebrazioni, di tornare a riconsiderare anche l’origine della nazione italiana, senza nascondersi i problemi di quella fase risorgimentale, ma anche senza dimenticare che ci fu – in quel momento – una fondamentale “unità di intenti”, nonostante le molte differenze di pensiero, tra i protagonisti e i gruppi che condussero al nuovo Stato. È stata questa la chiave di tutto l’intervento: provare a smontare e a rimontare i diversi pezzi che hanno concorso a fare la storia d’Italia: il risorgimento, la prima guerra mondiale, il fascismo, la seconda guerra mondiale, la repubblica sociale italiana, la resistenza, la liberazione e la fase costituente.
Ganapini non si nasconde mai i problemi: né quelli storiografici né quelli politici, ma è capace di riassumerli con un tono sicuro e ironico (anche autoironico) che coinvolge chi ascolta e indirizza possibili ulteriori approfondimenti; senza farlo pesare, suggerisce persino via via una sorta di bibliografia di riferimento, ripercorrendo alcuni testi che per lui sono stati fondamentali (e anche alcuni testi fondamentali scritti da lui). In poche frasi essenziali rende evidente quanto il revisionismo storico “alla Pansa” sia privo di fondamento e dettato solo da intenti diffamatori. Con chiarezza esemplare disegna il rapporto fondativo dell’ideologia e della pratica politica del fascismo con la guerra, demolendo qualsiasi ipotesi “buonista” sull’“errore” mussoliniano dell’ingresso nella seconda guerra mondiale a fianco di Hitler. Ma non cede nemmeno alla facile scorciatoia di considerare la repubblica sociale italiana una sorta di “paradosso della storia” senza sostanza, e quindi ne considera tutti gli aspetti, anche quelli meno rassicuranti per una ricostruzione “mitologica” della storia dell’opposizione al fascismo. Né si nasconde i problemi del variegato mondo resistenziale, dove lottavano con obiettivi finali anche diversi, ma fianco a fianco e avendo di mira un primo fondamentale risultato – la sconfitta del fascismo e la fine dell’occupazione nazista –, comunisti, socialisti, cattolici, badogliani eccetera.
La conclusione del percorso è quindi di nuovo sulla sottolineatura dell’“unità”, da cui era partito col risorgimento: un’unità non appiattita nell’omologazione, ma arricchita da molte diverse declinazioni.
Il coinvolgimento della platea è stato evidente nella continuazione del pomeriggio: più di un’ora di domande interessate e di risposte sempre essenziali, ma mai di routine, e sempre intercalate da ammiccamenti (“ma vi siete portati i panini? perché con queste domande stiamo qui fino a notte…”).
Un ottimo inizio per il ciclo del’Anpi, che proseguirà, il 15 ottobre, con l’intervento di Leonardo Paggi, autore di Il popolo dei morti. La repubblica italiana nata dalla guerra. 1940-1946 (Il Mulino, Bologna 2009), su “La resistenza e la nascita della Repubblica”, e a novembre, in data ancora da fissare, conl’intervento di Claudio Pavone, autore del noto saggio Una Guerra Civil SETTEMBRE e (1995) edito da Bollati Boringhieri.
Fabio Cani, ecoinformazioni, 18 settembre 2011.
