ANPI CONTRO LA CORRUZIONE

Smuraglia: “Necessari interventi immediati contro la corruzione”

Il presidente dell’Anpi aderisce alla campagna di Repubblica

“Aderisco all’appello de la Repubblica con profonda convinzione dell’assoluta necessità di interventi immediati contro la corruzione e l’illegalità diffusa. Il Paese non ne può’ davvero più e bisogna far cessare questa situazione scandalosa”. Questa la dichiarazione di Carlo Smuraglia, presidente nazionale ANPI a motivare l’adesione alla campagna lanciata dal quotidiano la Repubblica.

PROIBIRE LE MANIFESTAZIONI DI FORZA NUOVA

Proibire le manifestazioni di Forza Nuova

Appello del presidente nazionale dell’Anpi al ministro degli Interni

“È una vergogna!”. Questo il primo commento del presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia, sulla notizia che il movimento neofascista “Forza Nuova” ha deciso di scendere in piazza in molte città il prossimo 29 settembre.

“Già da tempo denunciamo – spiega Smuraglia – il rifiorire di rigurgiti fascisti, in tante forme, ma sempre con i soliti vessilli, i soliti richiami a ideologie fasciste e naziste, da tempo sconfitte e superate. Adesso, abbiamo la concomitanza di undici manifestazioni in altrettante piazze; e per parlare di futuro, ma soprattutto di rivoluzione. Ci sarà qualcuno che abbia il coraggio di vietarle? Ci sarà qualcuno nelle istituzioni pubbliche che abbia chiara la concezione che emerge da tutta la Carta Costituzionale, di assoluta contrarietà ad ogni forma di fascismo? Ci sarà qualcuno che ricorderà che il fascismo è anche quello delle leggi razziali e delle persecuzioni contro gli ebrei e che questo basta, da solo, per rendere penalmente illegittima, ai sensi della legge Mancino, qualunque manifestazione che a quella ideologia si richiami, o ne faccia apologia o mostri di volerne continuare, in qualunque forma, la tragica esperienza? Ci sarà qualcuno che comprende la gravità della parola rivoluzione, specialmente in bocca  di forze fasciste? ” 

“Vorremmo tanto che fosse così, che Governo, Ministero degli interni, Prefetti, Questori avessero sotto mano la  Carta Costituzionale e  verificassero l’incompatibilità con essa delle manifestazioni preannunziate, traendone le conseguenze. Soprattutto, vorremmo che si considerasse che non si tratta (solo) di un problema di ordine pubblico, ma di coerenza con i principi costituzionali”.

Smuraglia manda una precisa richiesta alle autorità competenti: “Chiediamo di essere coerenti con la Costituzione a cui hanno giurato fedeltà e di impedire lo scempio che si intende proporre nelle nostre città e particolarmente in quelle che tanto hanno sofferto per colpa del fascismo e che hanno sempre dimostrato una netta e precisa volontà antifascista”.  

“Un appello particolare – precisa il presidente dell’Anpi – lo rivolgiamo al Ministro degli Interni, che in varie occasioni ha mostrato saggezza e coerenza democratica: intervenga e faccia il suo dovere, impartendo le opportune disposizioni per tranquillizzare i tanti cittadini che fremono al solo ricordo del fascismo e non tollerano che chicchessia ce ne riproponga  l’immagine ed i simboli, arricchendoli con propositi rivoluzionari?”.  

Naturalmente conclude Smuraglia “noi vigileremo, per parte nostra; ma il compito fondamentale è di chi è stato delegato a garantire, ad ogni livello, l’assoluto rispetto dei fondamenti e dei principi di una Costituzione profondamente e intrinsecamente antifascista”. “La democrazia deve essere difesa e garantita, prima di tutto,  da parte dei pubblici poteri. Ad essi ci rivolgiamo perché vogliano e sappiano svolgere il ruolo che loro spetta in un Paese democratico”.

25 APRILE

L’Anpi: “25 aprile, 1° maggio e 2 giugno non si toccano”

“Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno non si toccano. Sono i valori su cui si fonda la Repubblica”. Questo in sintesi la posizione della segreteria nazionale dell’Anpi che ieri ha diffuso una nota di protesta circa l’ipotesi del governo di sopprimere o accorpare alcune feste nazionali per aumentare la produttività. Nella “scure” incapperebbero anche le tre festività ben note per essere state già oggetto di tentativi analoghi (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno).

L’Anpi gioca d’anticipo: “Non ci si dica che non ci sono altri strumenti per incrementare la produttività e far crescere il P.I.L.; ci sono provvedimenti in corso di esame, da tempo preannunciati, di cui si può accelerare l’iter; e ce ne sono altri, da molti invocati (la patrimoniale, per fare un esempio) che a torto si finge di ritenere improponibili”.

“Dobbiamo essere estremamente chiari: non abbiamo – ovviamente – obiezioni di fronte ai sacrifici che possono essere chiesti ai cittadini in una fase difficile per il Paese; ma che si debba rinunciare alla storia, a quelli che sono i fondamenti comuni del nostro vivere civile, ci sembra davvero troppo. Ci sono festività che nascono da consuetudini o semplici abitudini, che forse possono consentire qualche operazione. Altre, come quelle citate, rappresentano il nostro passato migliore, i valori su cui si fonda la nostra Repubblica: sono, in una parola, la nostra storia. E non vanno toccate”.

E si precisa: “Si faccia quello che occorre, per salvare il Paese da una crisi che non ci dà tregua. Ma si lasci al Paese la sua storia, si conservino i suoi valori, quelli a cui la stragrande maggioranza dei cittadini continua a richiamarsi. Questa è la richiesta che formuliamo alle istituzioni pubbliche e in particolare al Governo”.

Infine l’appello a tutti gli iscritti e ai aimpatizzanti. “Alle nostre organizzazioni rivolgiamo l’invito ad una mobilitazione immediata e diffusa, assumendo ogni possibile iniziativa, coinvolgendo i parlamentari e le istituzioni territorialmente competenti, sollecitando l’adesione e l’impegno dei cittadini. Il gravissimo proposito che è stato enunciato dalla stampa, se corrispondente ai reali intenti del Governo, dev’essere sventato e respinto, prima di tutto dalla coscienza civile e democratica del popolo italiano”.

RASSEGNA STAMPA:

la Repubblica: http://www.repubblica.it/politica/2012/07/17/news/anpi_contro_soppressione_feste_il_25_aprile_non_si_tocca-39214098/?ref=HRER2-1

la Stampa: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/462737/

l’Unità: http://www.unita.it/italia/festivita-l-anpi-25-aprile-br-1-maggio-e-2-giugno-non-si-toccano-1.430413

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA

“La costituzione non si tocca”

Pubblichiamo – qui di seguito – il testo di un documento approvato, con la partecipazione attiva dell’Anpi, dal Consiglio direttivo
dell’Associazione “Salviamo la Costituzione” sulla riforma costituzionale in discussione in Parlamento.

Ferve, in questo periodo – spiega Carlo Smuraglia – la discussione sulle proposte di riforma della Costituzione, sia quella
già in corso di trattazione, in Parlamento, sia quella preannunciata sotto forma di emendamenti, nella direzione del presidenzialismo (o semipresidenzialismo).
Su questo tema ci siamo già intrattenuti nel n. 38 (8-17 giugno) della News, pubblicando non solo una nota di commento, ma anche il documento approvato il 6 giugno dal Comitato nazionale, all’unanimità.
Poiché di questi progetti di “riforma” si discuterà ancora a lungo ed è bene che tutti siano informati e vigilanti, ritengo opportuno pubblicare – qui di seguito – il testo di un documento approvato, con la nostra partecipazione attiva, dal Consiglio direttivo dell’Associazione
“Salviamo la Costituzione” (che comprende, oltre l’ANPI, diverse altre Associazioni), il 19 giugno scorso.

Il documento è stato redatto anche sulla base di un ampio parere reso dal Comitato scientifico dell’Associazione, di cui fanno parte alcuni dei più importanti docenti e studiosi di diritto costituzionale. Interessano, quindi, oltre al dispositivo, che è chiarissimo su tutte le questioni in discussione e nella prospettiva futura, anche la motivazione su cui il documento si fonda. Ne avremo bisogno, perché la battaglia non sarà semplice né di breve durata; e l’ANPI deve fare tutto quanto occorre, insieme alle altre forze democratiche, perché non si verifichi lo stravolgimento del sistema e dei princìpi delineati dalla Carta Costituzionale.
Segnalo, anche a questo fine, che il documento non solo chiede che si proceda alla “messa in sicurezza” del sistema delineato dall’art. 138 della Costituzione (“Revisione della Costituzione”) rafforzando il quorum richiesto per le modifiche, ma chiede anche che sia sempre (o quasi sempre) ammessa la facoltà di chiedere la sottoposizione del progetto di revisione a referendum confermativo.
Tutta la nostra Associazione deve considerarsi fin d’ora mobilitata in difesa della Costituzione e contro ogni modifica non sottoposta ad ampia ed approfondita discussione e non contrassegnata dall’elevato quorum già richiesto (e di cui si chiede l’irrobustimento). Inutile sottolineare che anche la proposta, lanciata da qualche esponente della sinistra, di sottoporre le questioni in discussione e particolarmente la proposta di trasformazione del nostro sistema in quello di una Repubblica semipresidenziale, ad un “referendum costituzionale di indirizzo”, non può che incontrare la nostra più ferma contrarietà. Non si può immaginare di alterare il sistema (e particolarmente quello dell’art.
138) con soluzioni di tipo plebiscitario e populista.
Per concludere – ricorda Smuraglia – mi richiamo all’articolo di Stefano Rodotà, apparso su “Repubblica” del 20 giugno scorso, col titolo “Una fase costituente più democratica”, che sottolinea, con argomentazione molto serrata ed approfondita, la pericolosità di quanto si sta tentando di realizzare, con manipolazioni e stravolgimenti, espliciti o striscianti del nostro sistema costituzionale, la cui portata ed i cui valori siamo chiamati a difendere con ogni strumento e col necessario impegno.

Di seguito, il testo del documento dell’Associazione “Salviamo la Costituzione”, di cui l’ANPI fa parte.

L’Associazione “Salviamo la Costituzione” nella riunione del Consiglio direttivo del 19 giugno 2012, sentito il parere del Comitato Scientifico dell’associazione, ha approvato il seguente documento relativo alle proposte di modifica degli artt. 56, 57, 58, 70, 73, 74, 92, 94 e 126 nel testo unificato del d.d.l. cost. unificato nn. 24, 216, 894, 1086 ecc.

Sulla procedura seguita per la riforma costituzionale:
Il testo derivante dal noto accordo tra gli On. Alfano, Bersani e Casini consiste in una serie di d.d.l. costituzionali che, pur toccando aspetti centrali dell’impianto costituzionale, ha aperto un iter procedimentale che, in relazione all’importanza dei temi trattati, appare quanto meno
frettoloso e lascia intravedere storture procedimentali al limite dell’ammissibilità. Il che è particolarmente grave nel caso di una procedura di revisione costituzionale nella quale si richiede dalla Costituzione un adeguato tempo di esame dei singoli progetti.
Può anzi aggiungersi che, in molti ordinamenti, si prevede persino lo scioglimento delle assemblee che approvano in prima deliberazione le modifiche costituzionali, oltre a una doppia approvazione, a intervalli di tempo fissi tra la prima e la seconda, con maggioranze
qualificate e persino una successiva pronuncia popolare. In Italia, il procedimento di revisione della costituzione è disciplinato dall’art. 138 Cost. in connessione con la procedura prevista dagli artt. 71 e 72 Cost. per la legislazione ordinaria, ferma restando la maggiore solennità
della procedura di revisione costituzionale.
Si ritiene pertanto che, rispetto all’introduzione di modifiche della forma di governo e del bicameralismo, rivestano carattere prioritario e condizionante sia la riforma della legge elettorale vigente – allo scopo di salvaguardare l’eguaglianza delle chances nella competizione
politica ed il potere di scelta degli eletti da parte degli elettori – sia il completamento della disciplina legislativa dei partiti politici, attraverso la previsione di requisiti di democrazia nei processi decisionali interni.
Quanto alle proposte di revisione riguardanti i congegni della forma di governo, il Consiglio direttivo, pur apprezzando nel progetto in discussione il riferimento a congegni di razionalizzazione e di stabilizzazione del modello parlamentare contemplati dalla Legge
fondamentale della Repubblica federale di Germania, tuttavia rileva che tali congegni presuppongono un sistema elettorale e una regolamentazione dei partiti politici coerenti con il modello parlamentare sopra indicato.

Sulla disomogeneità delle materie sottoposte a revisione costituzionale:
All’indomani della bocciatura popolare della legge di riforma costituzionale d’iniziativa del governo Berlusconi uno dei rilievi più diffusi fu che da tale bocciatura veniva confermato, da un lato, l’impianto della Costituzione del 1947 e, dall’altro, l’indirizzo interpretativo secondo il
quale le leggi di revisione costituzionale disciplinate dall’art. 138 Cost. debbano avere contenuto omogeneo, non solo perché la pluralità delle modifiche rende più difficile l’approvazione del testo unitario, ma anche e soprattutto perché, se è vero che la libertà di scelta dell’elettore non può essere coercita da un referendum che abroghi una pluralità di disposizioni disomogenee, come più volte statuito dalla Corte costituzionale, a fortiori la libertà di scelta dell’elettore non può essere coercita quando gli si chiede di approvare una
legge di revisione costituzionale che modifichi materie disparate.
Di qui la conseguenza che la via maestra dovrebbe piuttosto essere la predisposizione di tanti progetti di legge costituzionali quante sono le materie incise dalla riforma. E ciò anche perché è immediatamente percepibile, nel d.d.l. cost. in esame, la già rilevata frettolosità con la
quale sono state approfondite talune tematiche, una per tutte quella del bicameralismo.

Sulla conferma della circoscrizione estero:
Molte perplessità suscita nel Consiglio direttivo l’intento di non sopprimere la c.d. “Circoscrizione Estero”, la cui breve esperienza ha già avuto occasione di dimostrare i propri deleteri effetti sul complessivo sistema rappresentativo. Sui disegni di legge d’iniziativa governativa:
La facoltà del Governo di chiedere per un proprio disegno di legge l’iscrizione, con priorità all’ordine del giorno, il voto bloccato entro un termine determinato e, decorso tale termine, l’approvazione articolo per articolo, senza emendamenti, priva il Parlamento di qualsiasi
potere d’influenza sulla formazione delle leggi.
La disposizione proposta è peggiorativa persino in confronto al regime restrittivo cui è soggetta, giusta la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, la procedura di conversione del decreto legge. Questa, allo scadere dei sessanta giorni, può sfociare o in
rifiuto (esplicito o implicito) di conversione, oppure in una legge che contenga emendamenti “non eccentrici” rispetto alla disciplina contenuta nel decreto legge, mentre a qualsiasi disegno di legge indicato come prioritario dal Governo il Parlamento potrebbe opporre,
secondo la proposta di revisione costituzionale in esame, soltanto un rifiuto, senza poter modificare nulla.
Non può dunque spettare altro che al Parlamento il potere di valutare le priorità indicate dal Governo, e, pur accogliendole, di conformare la disciplina che ne dovrà scaturire. Il potere di emendamento è, da questo punto di vista, fondamentale espressione di una democrazia
parlamentare e quindi non può essere sospeso o derogato in funzione delle esigenze di sollecita attuazione del programma di governo.

Sul procedimento legislativo e sulle distinte funzioni delle due Camere:
Sul tema del procedimento legislativo, l’attribuzione al Senato dei disegni di legge «riguardanti prevalentemente le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117» vorrebbe “specializzare” il Senato su tutte le questioni di spettanza regionale in ordine alle quali lo Stato debba intervenire con legge di principio (competenza concorrente). Vista l’impraticabilità politica dell’ipotesi di trasformare il Senato in Camera di rappresentanza delle autonomie, si cerca insomma una sorta di surrogato, che però, a parte la palese incongruenza fra struttura dell’organo – con particolare riferimento alla confermata elezione popolare diretta dei suoi membri – e funzioni che gli si vorrebbero attribuire, presuppone che la definizione delle materie oggetto di competenza concorrente sia univoca, priva di problemi interpretativi e di possibili intrecci con le materie oggetto di competenza esclusiva di cui all’art. 117, secondo comma, su cui legifererebbe la Camera salvo richiamo del Senato. Va tuttavia obiettato che la giurisprudenza costituzionale è da circa un decennio costretta a dipanare i frequentissimi intrecci fra i due elenchi materiali dell’art. 117 Cost. ai fini della definizione delle controversie costituzionali Stato-Regioni.
Parimenti criticabile è l’ulteriore previsione che l’assegnazione ad una delle due Camere, d’intesa tra i loro presidenti, dei disegni di legge avvenga “con decisione insindacabile”. Il che equivale a stabilire che la Corte costituzionale non potrebbe sindacare la decisione adottata al
riguardo dai presidenti delle Camere. Ciò rischia di porre un ancor più grave problema. Infatti, dal momento che, nella definizione dei giudizi di legittimità in via principale, la Corte costituzionale muove dall’individuazione della materia in contestazione, la Corte medesima si troverebbe ad una individuazione non operata né dalla Costituzione né dalla propria giurisprudenza. Se invece la Corte rifiutasse una siffatta lettura della norma, la Corte finirebbe per non dare alcun peso all’intesa fra i due Presidenti nonostante la sua proclamata “insindacabilità”.
Infine una revisione costituzionale che prevedesse una simile “specializzazione funzionale” del Senato darebbe l’impressione di aver voluto risolvere una volta per tutte il problema dell’identità della seconda Camera con un accorgimento in ogni senso modesto. E soprattutto
una siffatta revisione perpetuerebbe un tipo di riparto di potestà legislativa, come quello concorrente, su cui le stesse forze politiche che si accingono a votare la riforma in esame avevano maturato ben più ponderati progetti di riforma.

Sulla riduzione del ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica:
Desta molte perplessità il forte affievolimento del ruolo del Capo dello Stato nelle fasi di crisi. Il Consiglio direttivo ritiene invece fondamentale il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica quale strumento di salvaguardia degli equilibri istituzionali nelle fasi di grave crisi politica del sistema parlamentare di governo.
A maggior ragione il Consiglio direttivo manifesta contrarietà agli emendamenti Alfano ed altri che, nell’introdurre l’elezione a suffragio universale del Capo dello Stato e nel sottrarre a controfirma i più importanti atti presidenziali, determinano una radicale alterazione del
modello parlamentare delineato dalla Costituzione del 1947 all’interno del quale si colloca la posizione del Presidente della Repubblica.

Per tali motivi il Consiglio direttivo dell’Associazione Salviamo la Costituzione:
– esprime la sua ferma contrarietà alle proposte di modifica costituzionale sopra elencate;
– invita i gruppi parlamentari a non procedere all’approvazione del testo licenziato dalla I Commissione del Senato;
– esprime netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di sistema presidenziale e semipresidenziale;
– ribadisce l’importanza centrale per il nostro ordinamento della procedura di revisione costituzionale nelle forme previste dall’articolo 138 Cost., di cui anzi auspica la messa in sicurezza, mediante l’elevazione a due terzi della maggioranza parlamentare richiesta per l’approvazione di modifiche costituzionali e a quattro quinti della maggioranza che preclude la facoltà di richiedere la sottoposizione del progetto di revisione a referendum confermativo, secondo quanto previsto nel ddl cost. n. 741 presentato in Senato dal Presidente Scalfaro e nel ddl cost. n. 868 presentato alla Camera dall’on. Bachelet;
– esprime, pertanto, netta contrarietà a qualsiasi forma di referendum costituzionale di indirizzo.

Roma, 19 giugno 2012

25 MAGGIO, FIACCOLATA A FINO MORNASCO

FINO MORNASCO, PIAZZA DELLA TESSITURA

25 MAGGIO

ORE 20,00

FIACCOLATA DI SOLIDARIETA’ AL SINDACO GIUSEPPE NAPOLI

l’ A.N.P.I. Provinciale di Como, nell’esprimere sdegno per ogni tipo di intimidazione mafiosa, si dichiara solidale con il sindaco di Fino Mornasco Giuseppe Napoli, fatto bersaglio in questi giorni da vili minacce, e rende noto che sarà presente alla fiaccolata del 25 maggio.

Siete tutti invitati ad intervenire.

COMUNICATO ANPI NAZIONALE

“Le notizie circa l’orribile attentato avvenuto questa mattina a Brindisi colpiscono e preoccupano fortemente. Si tratta di un gravissimo e vile atto diretto a colpire la vita di giovani studenti e mirato ad una scuola, nei pressi di un Tribunale. Una vita spezzata e molte preoccupazioni per gli altri giovani colpiti. Un fatto tremendo, che suscita anche preoccupazioni vivissime per le sue caratteristiche, oltreche’ per la gravità; un fatto che esige una netta condanna, quale che ne sia la matrice, anche se molti elementi fanno pensare a un atto mafioso; ma spetta alle Autorità competenti accertare il movente e le responsabilità,  comunque gravissime per la convivenza civile e per la stessa democrazia. Un fatto contro il quale bisogna reagire con forza, con un nuovo impegno delle coscienze civili e democratiche e con una tangibile e concreta manifestazione, da parte di tutte le cittadine e i cittadini, della volontà di uscire dal baratro in cui troppi vorrebbero spingere il nostro Paese. Basta con la violenza, basta con i tentativi di destabilizzazione. Il Paese, già tanto provato dalla crisi, ha diritto di uscire da una fase oltremodo difficile e dura, nel solco della solidarietà, del rispetto della vita e della dignità delle persone, sulla via della speranza di un futuro migliore. Questi sono i sentimenti e le volontà che ogni ognuno di noi deve esprimere, assieme alla commozione, al cordoglio, alla solidarietà affettuosa per le famiglie e le persone colpite; sentimenti e volontà che mi sento di manifestare, in questo momento terribile, a nome non solo mio, ma di tutta l’ANPI”.                                        
 
 

Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI

COMUNICATO ANPI DI MILANO

CHI FA APOLOGIA DEL FASCISMO COMMETTE REATO

Milano: identificare e denunciare i responsabili delle sfilate neofasciste

L’ANPI di Milano denuncia le sfilate neofascista. La denuncia della segreteria dell’ANPI Provinciale di Milano  si riferisce a quanto avviente, ormai da anni, il 29 aprile per commemorare Ramelli e Pedenovi in Piazzale Susa: “croci celtiche, saluti romani, divise nere, simboli funerei della repubblica di Salò, come testimoniato ampiamente dalle fotografie pubblicate sui principali quotidiani italiani”.     

L’ANPI Provinciale di Milano ha da sempre espresso la sua ferma condanna della feroce aggressione nei confronti del diciassettenne missino Sergio Ramelli, morto dopo oltre trenta giorni di atroce agonia e dell’uccisione del consigliere provinciale del Movimento Sociale Italiano, Enrico Pedenovi. 

E si ricorda: “Nella seduta del Consiglio Comunale del 24 settembre 1985, l’allora Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano Tino Casali nel denunciare “la vile uccisione del giovane missino Ramelli avvenuta nel 1975 e nell’auspicare che venisse fatta piena luce su quell’episodio come su altri gravi fatti di sangue che avevano drammaticamente colpito la nostra città (uccisione di Claudio Varalli, Alberto Brasili, Gaetano Amoroso, Fausto e Iaio ad opera di neofascisti) e offuscata la coscienza dei valori di fondo che regolano i nostri ordinamenti democratici” si chiedeva “quale  poteva essere l’etica morale e politica, che spingeva quei giovani di venti anni di una parte o dell’altra, ad aggredire e persino ad uccidere a sangue freddo dei loro coetanei”.

“Riteniamo che tutto ciò, oltre ad offendere la memoria di Milano, Città medaglia d’Oro della Resistenza, si pone in aperto contrasto con il carattere antifascista della nostra Costituzione, con quanto prevede la XII disposizione transitoria e finale della Carta Costituzione che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito  fascista” e con quanto stabilito dalle leggi Scelba e Mancino.

Chiediamo quindi alle autorità che i responsabili di queste manifestazioni di aperta apologia di fascismo vengano identificati e denunciati, e alle Forze preposte alla difesa dell’ordine pubblico che le tetre sfilate che puntualmente ogni 29 Aprile hanno luogo nelle vie della nostra città vengano vietate, perché profondamente offensive del carattere antifascista di Milano e della memoria di chi ha sacrificato la propria giovane vita per restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese”.

LETTERA DELL’ANPI AL SINDACO DI MEZZEGRA



COMITATO PROVINCIALE di COMO

 

 

Alla cortese attenzione della Sig.ra                                   Como 27 marzo 2012

avv. Claudia Lingeri

Sindaco di Mezzegra

 

Ogg.: storia e verità

 

Egr. sig. sindaco,

                           si è molto parlato nelle scorse settimane – non solo sulla stampa locale – della nuova targa recante immagini di Mussolini e della Petacci che i reduci della repubblica di Salò Le hanno chiesto il permesso d’affiggere  sul muretto di Villa Belmonte, ottenendo il Suo assenso.

 

Mezzegra non solo fu teatro degli avvenimenti conclusivi della Resistenza al nazi-fascismo, ma ha pure dato un doloroso contributo di sangue alla Lotta di Liberazione, con la vita di tre giovani concittadini caduti nella Battaglia di Lenno. Vogliamo perciò pensare che Sindaco e Giunta Comunale abbiano concesso il permesso non già come un atto d’omaggio alla memoria di un dittatore guerrafondaio, artefice di vergognose leggi razziali e causa di tanti lutti per il nostro Paese, né per ingraziarsi i suoi tristi e patetici epigoni, ma solo per un’operazione di verità storica.

 

Anche noi siamo sempre e comunque per la verità storica. Ed è sicuramente un contributo alla verità storica ricordare – grazie alla foto della Petacci – che il Duce del Fascismo, dopo aver trascinato l’Italia nell’orrore della guerra, in quei giorni dell’aprile 1945 stava vergognosamente cercando di fuggire all’estero, abbandonando il Paese al suo destino (ma trafugando oro e denaro), e abbandonando pure la sua famiglia (ma portando con sé la giovane amante). Le due foto illuminano più di molte parole la statura morale dell’uomo-Mussolini.

 

Le chiediamo di portare davvero a compimento il recupero della verità storica, rimuovendo la targhetta attualmente presente in località Giulino, di fianco al muretto della villa, recante la scritta “Fatto storico del 28 aprile 1945” – una targhetta sostanzialmente inutile, perché niente spiega – sostituendola con un’altra che racconti senza ipocrisie e rivendichi con orgoglio, per Mezzegra e per l’Italia, ciò che veramente avvenne in quel luogo storico: “Qui, il 28 aprile 1945, la Resistenza italiana pose fine al regime fascista, eseguendo la condanna a morte del dittatore Benito Mussolini”.

 

Riteniamo anche che sarebbe utile che nella piazza principale del paese, la piazza 28 Aprile 1945, venisse apposto un cartello di tipo turistico (giallo) che spieghi in sintesi i fatti accaduti: fermo della colonna nazista in ritirata, arresto e fucilazione di Mussolini quale ultimo atto della resa del fascismo. Così, daremo alle nuove generazioni e ai turisti una seria informazione sui fatti che, con l’epilogo di Dongo e Mezzegra, diedero inizio a un lungo periodo di democrazia nel nostro Paese.

 

Ma di questo possiamo occuparci in seguito. Nell’immediato, Le chiediamo di considerare  la proposta di sostituzione della targhetta a Giulino, da effettuarsi in contemporanea con l’apposizione della targa con le due foto, rendendoci eventualmente disponibili a provvedere noi stessi alla predisposizione del nuovo cartello.

 

Certi che vorrà prendere in considerazione la nostra proposta, in attesa di un Suo cortese cenno di riscontro, la salutiamo cordialmente.

 

Per il Comitato Provinciale di Como

Il Presidente

Guglielmo Invernizzi