IL FASCISMO IERI E OGGI – CORSI DI FORMAZIONE

Corso di formazione di Anpi Milano: il fascismo ieri e oggi

Milano / 26 febbraio – 7 maggio 2014


IL FASCISMO IERI E OGGI IN ITALIA E IN EUROPA. Corso di formazione organizzato dall’ANPI Provinciale di Milano in via San Marco, 49.

Mercoledì 26 Febbraio ore 17,30 – Le origini del fascismo: ideologia e basi sociali. Relatore Ivano Granata, docente universitario.

Mercoledì 5 Marzo ore 17,30 – Le culture del nazionalsocialismo. Relatore Giorgio Galli, storico e politologo.

Mercoledì 19 Marzo ore 17,30 – La costruzione dell’identità femminile e maschile durante il regime fascista. Relatrice Roberta Cairoli, storica.

Mercoledì 2 aprile ore 17,30 – “Il mito dei vinti”. Autorappresentazione e soggettività dell’ultimo fascismo 1943-1945. Relatrice Roberta Cairoli, storica.

Mercoledì 16 aprile ore 17,30 – Tra passato e presente: caratteri e tendenze del neofasicmo oggi in Italia. Relatore Saverio Ferrari, Osservatorio Democratico sulle nuove destre.

Mercoledì 7 Maggio ore 17,30 – Crescita ed evoluzione delle destre populiste e radicali in Europa. Relatore Saverio Ferrari, Osservatorio Democratico sulle nuove destre. 

Coordina Debora Migliucci, Archivio del Lavoro – Sesto San Giovanni.

Info: Via San Marco, 49 20121 Milano – Tel.: 0276023372/73

E-Mail: anpi.milano@tiscali.it – web: http://anpimilano.com/

IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA

COMUNICATO ANPI

Il linguaggio che avvelena la democrazia

Il problema è che se ne sentono così tante che ormai non ci si fa nemmeno caso.

Una volta si definiva linguaggio da caserma. Oggi si chiama linguaggio della politica. Più esattamente di una certa politica. Che usa le parole come sassate. Per colpire. Nel senso letterale, per ferire. L’avversario. Ma in realtà lacerando lentamente la tela della democrazia.

Sì, a questo punto la qualità del linguaggio della politica non è questione di forma o di etichetta. È questione di sostanza. Riguarda le regole del confronto democratico.

Il gioco è scoperto. La pratica è scientifica. Con un obiettivo costante: sfondare il video, entrare nella case e strappare consenso. Non su proposte e analisi. Ma sulla magia delle parole lanciate come ami avvelenati. Cariche di simboli, di desideri e di paure. Ma vuote di proposte e prive di futuro.
Ultimamente ce n’è per tutte le tendenze. Dal cinema horror con tanto di “zombie” e “morti viventi” all’hard con tanto di offese sessiste alle deputate avversarie.

È cronaca di questi giorni. Il movimento agli ordini di Grillo non va tanto per il sottile. Nemmeno con la storia. Ed ecco servita – guardando a sinistra – niente di meno che la “nuova resistenza”. Per poi virare  subito a destra con un “boia” (senz’altra aggiunta) rivolto al presidente della Repubblica. Ma che torna il classico slogan dei fascistri reggini, “boia chi molla”, se rivolto al presidente della Camera, Laura Boldrini.

Diciamo una banale verità: tutto ciò è inaccettabile. Cercasi reazione democratica. Oltre l’assuefazione c’è solo la resa vigliacca dell’overdose.

C’è da dire che la spregiudicatezza – diciamo così per carità di patria – del linguaggio non nasce con le “5 stelle”. Che ha potenziato in violenza un testimone lasciato da altri.

Ricordate le sparate di Bossi? Dalla minaccie mafiosette ai giudici, con leggiadro riferimento al costo delle cartucce, passando da “Roma ladrona” e finendo con evocare inesistenti eserciti pronti all’insurrezione nelle valli del nord.

Un linguaggio aggressivo, volgare più che popolare, apparentemente spontaneo, in realtà studiato e praticato con assiduità e tenacia  Dentro e fuori dalle aule parlamentari. Nei talk show ad esempio, dove un fuoriclasse dell’ingiuria come Vittorio Sgarbi ha finito per creare una vera e proprio scuola di imitatori meno originali ma con tonsille corazzate. 

Risultato dopo tanti, troppi, anni di silenzio e tolleranza? Tanta assuefazione. Ossia distacco. Dalla politica. Che in un mondo normale è il cibo della democrazia. Succede quando la potenza delle parole nasconde la debolezza dei progetti e dell’analisi. 
Il guaio è che in un mondo di urlatori per farsi sentire è necessario urlare sempre più forte. Un circolo vizioso senza fine. Una gara triste a chi la spara più grossa. Che avvelena le coscienze. E la democrazia.

Dire basta è un dovere civile.

Mi.Urb.

ANPI SUL GIORNO DEL RICORDO

Carissime e Carissimi,

visto il rifiorire di discussioni e polemiche sui confini orientali e

sugli esuli dall’Istria, è opportuno essere informati e documentati, anche per non

assumere atteggiamenti “difensivi”, quando invece c’è da riflettere, spiegare,

chiarire.

Ritengo perciò utile mettervi di nuovo a disposizione la relazione

degli storici italo-sloveni del 2001. Non sarà perfetta ma è certamente una

buona base di discussione; ed è suscettibile di ulteriori arricchimenti nel corso

delle iniziative che via via assumeremo.

Un fraterno saluto.

Carlo Smuraglia

ART. 138 – PER ORA NON SI TOCCHERA’

L’art. 138 rimane com’è. L’Anpi: bene, ma le perplessità restano

Il governo fa marcia indietro sulla modifica dell’art. 138 della Costituzione ed è una bella notizia. Innanzitutto per l’Anpi. Che comunque rimane sul chi vive. Anticipa il presidente nazionale, Carlo Smuraglia: “Siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso, ma mantengo serie perplessità sulle quali ritengo necessaria un’approfondita riflessione da parte di tutti”.

E spiega: “Prendo atto della rinuncia da parte del Governo all’iniziativa di modifica dell’art. 138 della Costituzione, che avevamo giudicato molto severamente e criticamente. Conosciamo tutti le ragioni vere di tale decisione, ma siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso. E siamo lieti di avere contribuito a questo approdo con le tante manifestazioni che, soli o con altre Associazioni, abbiamo fatto in questi mesi. Adesso si parla di riforme costituzionali, ancora una volta, come di una priorità, però – almeno – col metodo previsto dall’art. 138 e quindi su binari costituzionalmente corretti”.

Tutto bene dunque? Non proprio. “Io continuo ad avere serie perplessità”, sottolinea Smuraglia. Su che cosa? Risposta: “Sulla legittimazione politica di questo governo e di questo Parlamento a mettere comunque mano alla Costituzione; sul fatto che questa scelta sia davvero frutto di realismo; a mio parere, basta guardarsi intorno per capire che occorre mettere mano prioritariamente ad un vero piano del lavoro ed a misure idonee a risolvere la grave crisi sociale ed a scongiurare gli effetti nefasti della disperazione ed esasperazione di tanti cittadini; sull’opportunità di pensare a riforme costituzionali (pur ritenendo necessarie alcune di quelle indicate) in termini di risparmio di spese anziché in termini di funzionalità o comunque in un quadro che corrisponda ad entrambe le esigenze”.

Conclusione: l’Anpi continuerà a vigilare e a esercitare il diritto alla critica che – utile specificazione del presidente dell’Anpi – sarà sempre costruttiva e mai associabile al disfattismo ed alla volontà distruttiva di quanti, in realtà, pensano solo agli interessi propri e non all’interesse generale. “Continueremo a fare diffusamente opera di conoscenza e di informazione sulla Costituzione e sui valori che essa esprime, considerandola sempre l’unico vero faro che può guidarci nelle temperie che sta attraversando il Paese”.

CORDOGLIO PER RAIMONDO RICCI

Raimondo Ricci ci ha lasciato

Grave lutto per l’Anpi. Raimondo Ricci ci ha lasciato. E’ morto il 26 novembre a Genova dove risiedeva.

Giovedì 28 novembre, dalle ore 9,00 alle12,00 camera ardente presso la sede della Provincia in piazzale Mazzini, 2.

Al termine intervento del presidente dell’Istituto storico di Genova prof. Giacomo Ronzitti.

Successivamente, in forma privata, tumulazione ad Imperia entro le ore 14,00.

La biografia      

Nato a Roma il 13 aprile 1921, Raimondo Ricci in età adolescenziale trascorse due anni in Africa orientale, insieme con la sorella Maura, essendo stato il padre Emilio, di professione magistrato, nominato presidente del Tribunale di Harar in Etiopia. Rientrato in Italia nel 1939, dopo aver conseguito la maturità classica venne ammesso al Collegio Mussolini, succursale della Scuola Normale di Pisa nell’ambito degli studi giuridici. Nella città toscana Ricci si formò alla lezione di maestri quali Guido Calogero e Aldo Capitini, entrando in contatto con gli ambienti dell’antifascismo.

Chiamato alle armi nel 1941 e destinato alla Capitaneria del porto di Imperia, nei giorni successivi all’8 settembre si adoperò per la costituzione di un primigenio nucleo di lotta partigiana che avrebbe operato nella zona del monte Faudo, sotto il comando militare di Vittorio Acquarone. Arrestato dai fascisti nel dicembre 1943, di ritorno da una missione a Genova ove aveva stabilito contatti con il locale Cln, e rinchiuso dapprima nel carcere di Imperia e poi in quello di Savona, sotto la custodia della Gestapo, successivamente venne preso in consegna dalle Ss e trasferito nella IV sezione del carcere genovese di Marassi, destinata ai detenuti politici.

Sfuggito fortunosamente alla rappresaglia nazista del Turchino, che il 19 maggio 1944 fece 59 vittime prelevate dal carcere di Marassi, due delle quali erano suoi compagni di cella, alla fine di quello stesso mese di maggio fu inviato al campo di Fossoli, centro di raccolta per ebrei e prigionieri politici destinati alla deportazione nei lager nazisti.

Ricci giunse nel lager di Mauthausen, vicino alla cittadina austriaca di Linz, alla fine del giugno 1944 e vi rimase sino alla liberazione del campo, avvenuta il 5 maggio 1945 con l’arrivo delle forze armate americane. Fu all’interno del lager di Mauthausen, entrando in contatto con altri prigionieri politici italiani, tra cui Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo, che Ricci si iscrisse al Partito comunista italiano.

Dopo essersi laureato, nel dopoguerra, in giurisprudenza ed essere divenuto, come avvocato penalista, un principe del foro di Genova , Ricci intraprese una carriera politica nelle file del Pci che, a partire dal 1976, lo avrebbe portato in parlamento per tre legislature e, successivamente, al consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

Nel 1992 Ricci è stato eletto alla presidenza dell’attuale Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, carica che avrebbe mantenuto per vent’anni, lungo i quali si è adoperato con grande energia e lungimiranza per intensificare e ampliare le attività e i progetti di ricerca  scientifica dell’Istituto, divenuto, sotto il suo mandato, un punto di riferimento basilare della vita culturale genovese e non solo.

Membro del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia di Milano, cui fanno capo gli oltre cinquanta Istituti storici della Resistenza italiani, dopo essere stato vice-presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel 2009 ne è divenuto presidente nazionale, carica mantenuta sino al 2011.

Nel 2006 il Comune di Genova gli ha conferito il Grifo d’oro, massima onorificenza cittadina.


ANPI, SI ALLO SCIOPERO GENERALE

L’Anpi: sì allo sciopero generale di venerdì 15 novembre

“L’ANPI condivide pienamente le motivazioni dello sciopero indetto da CGIL, CISL e UIL che culminerà, con varie iniziative, venerdì 15 novembre”. 

Con una nota la segreteria nazionale dell’ ANPI sottolinea che “Sono in ballo princìpi fondamentali, che attengono ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e, nella sostanza, a problemi riguardanti l’intera collettività”.

REPLICA DEL PRESIDENTE SMURAGLIA SU IL FATTO

REPLICA DI CARLO SMURAGLIA SU IL FATTO DEL 30 OTTOBRE 2013

In relazione all’articolo del professor Alessandro Pace apparso su Il Fatto del 27 ottobre 2013, ci teniamo a precisare quanto segue: a partire dal 18 maggio scorso e in tutti questi mesi, l’ANPI non ha mai fatto distinzioni tra problemi di metodo, di procedura e di merito. In materia costituzionale, tutto è sostanza; e dunque siamo e resteremo contrari sia alle modifiche all’ art. 138, sia a quelle che non siano già mature e coerenti col sistema costituzionale, già delineato nella prima e nella seconda parte della Costituzione stessa.

ARTICOLO DI ALESSANDRO PACE SU IL FATTO DEL 27/10/2013

Caro Direttore, leggo nell’articolo di Salvatore Cannavò pubblicato il
giorno 24 sul Fatto che Anpi e Cgil punterebbero a rilanciare il
Comitato “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla”, il che
mi fa piacere essendone io il presidente. Sembra però, dall’articolo,
che sia la Cgil sia l’Anpi (ma ho dei dubbi a proposito di
quest’ultima) sarebbero bensì favorevoli a opporsi alle singole leggi
costituzionali (in particolare contro il presidenzialismo), ma non
contro il d.d.l. n. 813, col quale, com’è noto, Governo e Parlamento
intenderebbero “disapplicare” (una tantum!) la Costituzione per
introdurre una diversa procedura di approvazione delle
leggi costituzionali per la modifica della Costituzione. Ebbene, se
ciò fosse vero, io sarei personalmente contrario a Cgil e ad Anpi sia
come studioso, sia come primo firmatario dell’appello lanciato dal
Fatto in favore
dell’articolo 138.
Danilo Barbi, segretario generale della Cgil ha bensì giustamente
sottolineato la difficoltà dei comuni cittadini a comprendere il
significato di un referendum contro il solo d.d.l. n. 813, e cioè
contro il “metodo” delle riforme. Personalmente io sono invece certo
che gli italiani capirebbero bene il problema sottostante, se si
spiegasse loro che il d.d.l. n. 813, così com’è scritto, potrebbe
consentire la modifica di gran parte dell’“ordinamento della
Repubblica”. E quindi con effetti pregiudizievoli che invece non si
avrebbero con una semplice revisione ex
art. 138, in forza della quale si potrebbe tranquillamente effettuare
la puntuale riforma del bicameralismo, la puntuale riduzione del
numero dei parlamentari e addirittura la stessa riforma della forma di
governo (purché non se ne riducano i “contropoteri”!).
Non opporsi al d.d.l. n. 813 significherebbe, oltre tutto, far
pervenire ai cittadini italiani e alle forze politiche un messaggio
assai pericoloso, e cioè che l’articolo 138 non è più l’unico percorso
consentito per le revisioni
costituzionali – ma che il Parlamento, ponendosi al di sopra della
stessa Costituzione – può prefigurare percorsi alternativi per la
riforma della Costituzione.

LE MANIFESTAZIONI NEONAZISTE VANNO VIETATE

Le manifestazioni neofasciste vanno vietate

Le manifestazioni neofasciste vanno vietate. La segreteria nazionale dell’Anpi torna sul problema delle ricorrenti manifestazioni che si richiamano esplicitamente al fascismo e al nazismo e lancia un appello alle istituzioni e alle autorità.

L’ultima provocazione in ordine di tempo è quella di Forza Nuova e CasaPound in Lombardia e Veneto su cui è stato diffuso il seguente documento:

“Le autorità competenti, a livello governativo, regionale e locale proibiscano manifestazioni che assumono un netto carattere fascista, pubblicamente utilizzando simboli e vessilli del passato regime; e comunque siano vigilanti affinché non appaiano, in qualunque occasione, i predetti simboli, che suonano di per sé oltraggio alla Resistenza ed ai valori costituzionali”
La Segreteria nazionale dell’ANPI a conoscenza del fatto che si preannunciano un altro incontro, in Lombardia, di esponenti della destra nazifascista europea, e in provincia di Treviso una Festa nazionale di CasaPound, con un programma, all’apparenza innocuo, ma sono note manifestazioni e dichiarazioni di esponenti di questo gruppo tutt’altro che conformi alle regole ed ai principi costituzionali;

considerato
inoltre che nel Paese si stanno moltiplicando episodi e manifestazioni razziste o xenofobe;

sottolinea
la necessità che qualunque manifestazione resti rigorosamente ancorata ai principi della Carta Costituzionale e delle leggi vigenti;

invita
le Autorità competenti, a livello governativo, regionale e locale a proibire manifestazioni che assumano un netto carattere fascista, pubblicamente utilizzando simboli e vessilli del passato regime; e comunque a vigilare affinché non appaiano, in qualunque occasione, i predetti simboli, che suonano di per sé oltraggio alla Resistenza ed ai valori costituzionali;

sollecita
l’applicazione rigorosa della legge Mancino in tutti i casi in cui si manifesti apologia o rimpianto del regime fascista e/o si esprima odio razziale e incitamenti alla xenofobia, attacchi ad ogni tipo di diversità;

invita
le proprie organizzazioni periferiche, e in particolare quelle dei luoghi direttamente interessati alle citate vicende ad intervenire presso le Autorità competenti perché siano rispettate la Costituzione e le leggi che ad esse fanno riferimento;

invita
altresì le organizzazioni provinciali e regionali competenti per territorio ad organizzare manifestazioni che sottolineino il carattere antifascista della Costituzione repubblicana e il rifiuto di ogni manifestazione o iniziativa che si richiami, in modo diretto o indiretto, ad un passato di lutti, di barbarie, di rovina e di privazione della libertà.

L’ANPI nazionale dedicherà prossimamente una giornata di riflessione su quanto sta accadendo in Italia in questi mesi, su ciò che si è realizzato dopo il documento antifascista del 25 luglio 2012 approvato dall’ANPI e dall’Istituto Cervi e su quali iniziative occorra ancora adottare per ottenere più efficaci risultati sul piano dell’antifascismo, del rispetto e attuazione della Costituzione e della democrazia.