SMURAGLIA: APPELLO PER IL NO

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!
APPELLO DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’A.N.P.I.
Smuraglia agli indecisi: “Se vincerà il Sì sarà un disastro per l’intero sistema istituzionale, con lo stravolgimento della volontà dei Costituenti”

 

Cara elettrice e caro elettore, 
io spero vivamente che tu abbia letto attentamente la legge di riforma del Senato; per parte mia ho la coscienza a posto per averla illustrata e spiegata, nei suoi contenuti essenziali, in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, in tutti i luoghi che le mie forze mi hanno consentito di raggiungere. 
A questo punto, posso solo riassumere: bisogna bocciare questa riforma perché crea un soggetto “mostruoso”, un Senato non più eletto dai cittadini, occupato da Senatori eletti (non si sa bene come) dai Consiglieri regionali che manterranno la loro funzione originaria di Consigliere o di Sindaco e dunque svolgeranno il fondamentale lavoro legislativo part time (cioè, in modo impossibile); che sarà “a porte scorrevoli” perché non avrà una durata precisa come la Camera, ma vedrà i Senatori decadere all’atto del venir meno, per qualsiasi motivo, dell’organismo da cui sono stati eletti; che avrà troppe funzioni per la sua stessa composizione e troppo poche per essere una vera Camera (che, in teoria, dovrebbe essere “alta”); che insomma, non potrà funzionare. E se ciò avverrà, come è certo, non si potrà fare con la sola Camera, ma bisognerà rimettere mano alla riforma costituzionale, con tutto l’iter previsto dalla legge.

Un Senato che costerà meno (poco meno, non più di 50 milioni, come dice la Ragioneria dello Stato), ma che conterà poco o nulla, non funzionerà da “contropotere” come vuole la Costituzione; tuttavia i suoi componenti godranno della “immunità” come gli altri (veri) parlamentari, senza alcuna valida giustificazione. Un Senato che non sarà la Camera delle Regioni, perché non è questo il modello del Senato delle autonomie (vedi Germania, Austria, etc.) non essendo dotato di alcuna reale rappresentatività del territorio e degli enti territoriali.

Insomma, con un colpo solo (tenendo conto della legge elettorale tuttora vigente) finiremo per avere una Camera che fa tutto ed ha tutti i poteri, dominata dal partito che ha vinto le elezioni ed ha avuto il vistoso premio di maggioranza, e dal suo stesso “Capo” (il cui nome deve essere preventivamente indicato da chi si candida a governare).

Questo, in estrema sintesi, ciò che ci viene prospettato e che si realizzerà se vincerà il SI’, con conseguente disastro per l’intero sistema istituzionale, con totale stravolgimento di quella che fu la volontà della Costituente.

Ma del merito, come avrai notato, se n’è parlato ben poco (salvo che da parte nostra), essendosi preferito dal Governo e dal Partito di maggioranza ricorrere piuttosto ad altri “argomenti”, ai quali i cittadini – secondo il pensiero, appunto, di chi ha promosso queste riforme – dovrebbero essere più sensibili.

Vale dunque la pena di riflettere un momento proprio su questi temi maggiormente “sensibili”:

  • la riduzione dei parlamentari – se ce ne fosse realmente bisogno, l’operazione logica sarebbe quella di ridurre proporzionalmente i Deputati e i Senatori. Se si eliminassero duecento Deputati e cento Senatori, la proporzione ci sarebbe e il “risparmio” sarebbe maggiore, visto che si eliminerebbero trecento parlamentari anziché duecento come proposto. Ma nessuno ha chiarito perché deve essere penalizzato solo il Senato.
  • la diminuzione dei costi della politica – si tratta di un appello al peggior populismo ed al peggior tipo di antipolitica. In realtà, i “risparmi” sarebbero modestissimi, mentre è pacifico che la cattiva politica ci costa non tanto in termini economici, quanto in termini etico-politici. Costano assai di più la corruzione, il trasformismo, le collusioni con la criminalità organizzata, gli abusi di potere, i conflitti di interesse, tutti i mali di questa politica, che devono essere corretti in ben altro modo, rendendoci conto che la politica è il sale della democrazia, ma per esserlo deve essere contrassegnata da eticità, rispetto dell’interesse pubblico e dei cittadini, promozione (vera) della partecipazione.
  • gli effetti della vittoria del SI’ – secondo i fautori della riforma sarebbero soprattutto la stabilità e la governabilità; ma nessuno dei due può costituire un mito. Entrambi dipendono dalla “buona politica”, dal rispetto dei princìpi e dei valori costituzionali, dall’esistenza di partiti che lavorino non per sé, ma per il bene comune. In ogni caso, la governabilità e la stabilità non possono essere realizzati a danno dei diritti dei cittadini e, in particolare, del loro diritto alla rappresentanza e alla partecipazione.
  • gli effetti economici – se vince il SI’ ci promettono una vita migliore. Ma quale? L’Italia continua ad essere il fanalino di coda, in Europa, per quanto riguarda la ripresa, lo sviluppo, la ricerca e l’innovazione. Non si è intravisto e non si intravede un piano, un programma di rilancio del Paese, per lo sviluppo dell’occupazione, per il rilancio delle imprese, per il miglioramento delle condizioni di vita, per la messa in sicurezza del territorio. Si continuerebbe semplicemente a dire che gli investimenti non ci sono per colpa del costo del lavoro, quando è a tutti noto che non si investe per timore di una lenta ed obsoleta burocrazia e di una prepotente criminalità organizzata.

Ma, vi obbietteranno, se vince il NO sarà un disastro, per l’economia, per la stabilità, per il “salto nel buio” che ne deriverà immediatamente.
Cominciamo da quest’ultimo.

  • Il salto nel buio – perché? Se vince il NO, non si fa una brutta e dannosa riforma e si va avanti. Non si bloccano le riforme per sempre, perché se c’è qualche cosa da modificare e se c’è la volontà politica, lo si può sempre fare, cercando di trovare soluzioni che uniscano e non siano divisive come queste. L’Italia resta la stessa, con tutti suoi problemi da risolvere. Il Governo, di per sé, resta in carica, perché l’esito di un referendum non obbliga mai nessuno a ritirarsi. Lo dice, talvolta il nostro Premier; ma è qualcosa che sa di minaccia, o, peggio, di ricatto. In ogni caso, chi decide è il Presidente della Repubblica, cui spetta dare l’incarico, se occorre; e spetta al Parlamento, dove ogni governo sopravvive fin che ha la fiducia. Dunque, non c’è nessun salto nel buio, neppure se Renzi facesse le bizze e si rifiutasse di fare un “governicchio” (chissà perché). La decisione spetterebbe sempre –come già detto – al Presidente, persona notoriamente affidabile e sensata; ed eventualmente, in seguito, al Parlamento.
  • Lo scenario economico – Si prefigurano disastri a non finire, Borse che crollano, Banche che falliscono, l’economia a rotoli. Tutte panzane, grosse come case. E dovrebbe farvi avvertiti proprio il fatto che siano i “poteri forti” a prospettare simili catastrofi, solo per indurvi a votare a favore della riforma. In realtà, loro sperano che le cose vadano avanti così, anche con l’attuale stagnazione; il nostro interesse di cittadini va invece in direzione contraria: vogliamo solo che si esca dalla stagnazione, che i giovani non siano più costretti a cercare lavoro all’estero, che ci siano meno disuguaglianze e più giustizia sociale. È questo che paventano J.P. Morgan e gli altri? Peggio per loro, perché se vince il NO, non accadrà null’altro se non che ci metteremo al lavoro, tutti, con maggior determinazione e speranza, per attuare il dettato della Costituzione, per rilanciare ed avviare il Paese alla rinascita. È questo il nostro interesse ed è logico che contrasti con quello di chi vuole dominare il mondo con le regole del mercato, della libera concorrenza e dell’economia.

Il referendum, con tutto questo, non c’entra in nessun modo. D’altronde, non a caso, si sono moltiplicate, nell’ultimo periodo, le voci – anche all’estero – che si esprimono in senso contrario (per tutti, basta leggere l’Economist, oltre ad un bell’articolo apparso perfino sulle colonne del Financial Times, che si esprime in senso nettamente diverso, rispetto alla linea del giornale e sostiene che la vittoria del No non cambierebbe nulla.

  • La perdita di ciò che si ha – Vi sono alcuni, specialmente anziani, che temono di perdere – in caso di vittoria del NO – quel poco di cui dispongono. Una singolare preoccupazione da parte di chi ha tutto da temere, invece, dalle politiche che si fondano sulle mance, sui regali temporanei, senza garantire nulla di concreto né agli anziani, né ai giovani. Ancora una volta, il NO non c’entra nulla con tutto questo e l’invito che rivolgo è quello di non farsi travolgere da argomenti interessati a tutt’altro, pretestuosi e in buona parte, falsi.

Ho lasciato per ultimo il riferimento agli innamorati del fare. Ne sento non pochi, in giro, predicare che bisogna “fare”, non bisogna essere conservatori, e così via. Si può rispondere con facilità: “fare” è positivo solo se è “far bene”; Il fare a tutti i costi e comunque non è di per sé un vantaggio. Ma soprattutto questo vale quando si tratta di mettere mano alla Costituzione. La Carta costituzionale è il nostro bene più prezioso, la “tavola” che ci consente di convivere civilmente, di aspirare al progresso, di colmare le disuguaglianze, di rendere effettivi i diritti.

Ad essa bisogna avvicinarsi con rispetto ed attenzione, non con l’impazienza di portare a casa un “trofeo” che – oltretutto – sarebbe dannoso proprio per il funzionamento democratico delle nostre istituzioni.

Una recente vicenda dovrebbe essere ammonitrice. Il Governo si è molto gloriato di aver fatto la riforma della Pubblica Amministrazione. Di per sé una buona cosa, se fatta bene; ma ora la Corte costituzionale l’ha bocciata perché non rispetta i princìpi fondamentali della Carta costituzionale. È questo il “fare” che non serve e che è solo apparenza. Dunque, a chi vuol “fare” a tutti i costi ed a qualunque prezzo, è giusto rispondere, ancora una volta, di NO!

Un caro saluto a tutte e a tutti, nella speranza che riflettiate a lungo prima di mettere il vostro segno sulla scheda, rendendovi conto che state compiendo un atto importante per il presente ed il futuro vostro e delle vostre famiglie, ma soprattutto dei giovani.

Carlo Smuraglia

REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE: VOTIAMO NO!

 

RADUNO NEONAZISTA A CANTU’

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ ITALIA

COMITATO REGIONALE LOMBARDIA
Via
COMUNICATO STAMPA
 
Milano 20 settembre 2016
 
A Cantù, per il quarto anno consecutivo l’ Amministrazione
Comunale ha autorizzato, per questo fine settimana, lo svolgimento, addirittura nello spazio intitolato “ ai partigiani
canturini ” di un raduno neofascista organizzato da Forza Nuova.
Riteniamo gravissimo che si svolga in un comune della
regione Lombardia una iniziativa che si contrappone per le sue caratteristiche ai principi della COSTITUZIONE
REPUBBLICANA che, se consente la più ampia libertà
di espressione, vieta l’ aperta apologia di fascismo.
 
Richiamiamo l’ Amministrazione Comunale, le istituzioni, le autorità competenti all’ applicazione delle leggi Scelba e Mancino e ad adoperarsi per vietare questa ennesima
provocazione che offende la memoria di chi, anche nella nostra regione, ha sacrificato la propria giovane vita per la libertà di tutti noi.
 
ANPI REGIONALE LOMBARDIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PER UNO STATO PIENAMENTE ANTIFASCISTA

15 Giugno 2016

 

Lunedì 13 giugno il Presidente Nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani, hanno consegnato al presidente del Senato, Pietro Grasso, il documento contenente le proposte operative emerse dal Convegno del 9 gennaio scorso “Per uno Stato pienamente antifascista (come rafforzare il ruolo delle istituzioni per il contrasto ai movimenti e alle iniziative neofasciste)”. Lo stesso documento è stato consegnato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 22 marzo.

Di seguito, il comunicato della Presidenza del Senato:

 

Il Presidente Grasso ha ricevuto il Presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani

13 Giugno 2016

Lo Stato dovrebbe assumere “nel suo complesso ed in tutti i comportamenti dei suoi esponenti, un atteggiamento più nettamente e dichiaratamente ‘antifascista’, nel presupposto che a contraddistinguere il nostro sistema come ‘antifascista’ non è soltanto la XII disposizione transitoria, ma tutta la Costituzione, per il netto contrasto tra i princìpi e valori che essa esprime ed ogni tipo di fascismo, di autoritarismo, di razzismo, di populismo”. È quanto si legge nel documento che il Presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, e la Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Albertina Soliani, hanno consegnato oggi al Presidente del Senato, Pietro Grasso, a Palazzo Madama.

Il testo riporta un elenco dettagliato di “richieste e proposte”, scaturite, come si legge, “da un dibattito franco e aperto e da confronti ed approfondimenti dei due organismi promotori (l’Anpi e l’Istituto Alcide Cervi)”, e che ora sono sottoposte “all’attenzione delle massime autorità politiche dello Stato”.

Il Presidente Grasso ha assicurato la propria attenzione sui temi sollevati dal documento.

NOTAZIONI SUL CONGRESSO DI RIMINI E SUGLI ATTACCHI ALL’ ANPI

Questa campagna referendaria non poteva cominciare peggio. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: offese, insulti, alle persone e all’ANPI. Ci hanno detto che siamo finiti, che non rappresentiamo più nulla, perché non ci sono più partigiani; che comunque ci sono partigiani “veri” che la pensano diversamente da noi. Sono stati scomodati personaggi del passato per fargli “anticipare”giudizi, naturalmente negativi nei nostri confronti.

Abbiamo deciso di non rispondere alle provocazioni, perfino quando ci hanno paragonato a CasaPound, perché alle sciocchezze ed alle balordaggini non si può rispondere.

A tutti coloro che hanno parlato e scritto in questi modi, in questo periodo, abbiamo solo da dire:

– che l’ANPI è viva e vegeta e in essa convivono dal 2006 partigiani e antifascisti, portatori entrambi di valori comuni, quelli della Resistenza e della Costituzione; la nostra parola d’ordine è, da sempre, rispetto e continuità;

– che l’ANPI è stata considerata legittimata non solo ad agire ma anche ad intervenire in procedimenti penali, per difendere diritti e principi fondamentali, da ben 4 sentenze di Tribunali Militari e altrettante di giudici penali di Roma, Milano, Tivoli ed altre importanti sedi giudiziarie;

– che nessuna sentenza, per quanto ci risulti, ha legittimato parlamentari e ministri ad emettere “decisioni” e giudizi sull’ANPI e tantomeno ad operare pretestuose distinzioni fra partigiani “veri” e partigiani ipotetici;

– che non siamo un’associazione reducistica, ma una associazione di memoria e di valori, legata con un filo indissolubile ad una Costituzione che non sarà “la più bella del mondo” ma è certamente tra le più avanzate e frutto di un felice, prodigioso incontro di idee, culture, provenienze diverse, ma capaci di levarsi, e di molto, “al di sopra della mischia”, cosa purtroppo ignota e irraggiungibile per molti corifei del nulla dei nostri tempi;

– che l’ANPI è un’associazione pluralista, dove possono convivere opinioni diverse, componendosi in un contesto di valori condivisi e di fraternità (anch’essa, purtroppo, sconosciuta a molti dei discettatori di oggi);

– che l’ANPI non ha dato e non dà giudizi negativi su chi la pensa diversamente su temi specifici, ma si limita a contestare le opinioni che non condivide, ma nel merito, e considerando chi ne è portatore al più come un avversario e mai come un “nemico”; la Resistenza – diceva “Bulow” l’abbiamo fatta “anche per loro”;

– che l’ANPI assume le sue decisioni secondo le regole della democrazia e pretende che anche chi non le condivide le rispetti, assicurandogli nel contempo rispetto;

– che l’ANPI, pure essendo un soggetto “politico” (nel senso aristotelico del termine), non è e non sarà mai un partito o qualcosa che assomigli ad un partito. Non lo fu e non lo divenne nel 1953, quando si schierò contro la “legge truffa”; non lo fu e non lo divenne nel 1960, quando scese nelle piazze per contrastare un governo fondato su un’alleanza con i fascisti.

Quando si tratta di stravolgimenti della Costituzione, quando si tratta di diritti fondamentali e quando si tratta di antifascismo, l’ANPI è tenuta ad intervenire e schierarsi, senza alterare la sua identità ed anzi esprimendo in pieno i valori cui si ispira;

– che infine è ora di lasciar perdere gli insulti, gli attacchi, le sciocchezze fondate sul nulla per entrare nel merito, informare i cittadini e metterli in condizione di poter decidere liberamente, sui temi del referendum, come si deve fare in democrazia. Ciò premesso, non possiamo che chiedere a tutti di uniformarsi a queste regole fondamentali: basta polemiche e confronti sul merito.

L’ANPI, intanto, con i partigiani e gli antifascisti, andrà avanti per la sua strada, battendosi per una difesa non conservatrice della Costituzione, che si può sempre modificare, nei modi previsti dalla stessa Costituzione quando sussistono esigenze reali e rispettando lo spirito che animò i legislatori costituenti. ln questo contesto, si è svolta la prima riunione del nuovo Comitato Nazionale, alla quale avevo personalmente invitato a partecipare due dei cosiddetti dissidenti, a cui ritenevo giusto dare la parola in questa occasione.

C’è stato un ampio dibattito, un sereno confronto, un franco chiarimento anche tra idee diverse, nello spirito che deve caratterizzare un’associazione come la nostra con uno sforzo di reciproca comprensione, tanto che il Presidente alla fine ha ricevuto un invito per una riunione a Bolzano.

Infine, dopo la partenza degli invitati (che per regolamento non votano) il Comitato Nazionale ha votato un documento approvato all’unanimità; il che per un’associazione che alcuni pretenderebbero ‘“lacerata e divisa”, non è niente male.

Viene pubblicato qui di seguito il documento che a me sembra chiarissimo e non ha bisogno di commenti perché parla da solo:

 

Il Comitato nazionale dell’ANPI,

vista la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura all’interno dell’ANPI per svalutare l’intera Associazione;

visti i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l’ANPI con dichiarazioni quanto meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento;

ribadisce:

che la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il NO è stata adottata dal Comitato Nazionale del 21 gennaio u.s., con una netta e precisa maggioranza (venti voti a favore e tre astensioni), che tale decisione è stata ribadita praticamente in tutti i Congressi provinciali e sezionali dell’ANPI, con rarissime eccezioni;

che la conferma definitiva è venuta dall’inequivocabile voto conclusivo (con solo tre astensioni) del Congresso sui documenti congressuali, compresa la relazione generale del Presidente, analoga – nella sostanza – alle decisioni precedenti;

che è assolutamente lecito e normale che vi siano, all’ANPI, anche opinioni dissenzienti, ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolaredel 5 marzo 2016, là dove afferma:

«Abbiamo sempre affermato che la nostra è un’Associazione pluralista, per cui è normale anche avere opinioni diverse. Altra cosa, però, sono i comportamenti.

Ovviamente, non sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione».

decide:

di intensificare la Campagna per il NO alla riforma del Senato e per il SÌ alla correzione di parti alla Legge elettorale “Italicum” in tutti i luoghi in cui l’ANPI ha una sede, d’intesa con l’ARCI e con le altre Associazioni che hanno aderito ai Comitati per il NO alla Riforma del Senato e per la “correzione” della Legge elettorale, adottando tutte le misure necessarie perché la raccolta delle firme si concluda tempestivamente e con esito positivo, invitando tutti gli iscritti a dedicare ogni impegno affinché si realizzi un’ampia e completa informazione di tutti i cittadini, sulle ragioni del NO e sui contenuti della riforma in discussione;

di non accettare provocazioni e dunque di non intervenire in dibattiti e polemiche che non riguardino i contenuti dei referendum;

deplorando la inaccettabile campagna introdotta contro l’ANPI, perfino tentando discriminazioni fra i partigiani e respingendo altrettanto vergognosi avvicinamenti ad organizzazioni di stampo fascista; di invitare tutti, Governo, Partiti, Associazioni, cittadini, a mantenere la campagna referendaria nei confini della democrazia e della correttezza, dando assoluto ed esclusivo primato ai contenuti;

invita la stampa a dar conto di tutte le posizioni, senza preferenze né distinzioni ed, in particolare, radio e televisione ad aprire spazi adeguati anche ai sostenitori del NO, come finora non è avvenuto;

richiama l’attenzione del Garante delle Comunicazioni a fare il possibile per garantire che l’informazione – nella campagna referendaria – sia ampia ed equilibrata, si abbassino i toni, si privilegino le discussioni, pacate, e le riflessioni informative.

Il referendum è un diritto dei cittadini e delle cittadine ed è uno strumento di democrazia: è necessario che tutti lo rispettino e si adeguino alla necessità di consentire una piena conoscenza dei reali problemi in discussione, senza prevaricazioni e senza l’uso di dichiarazioni provocatorie ed offensive.

L’ANPI tutta è impegnata a garantire che questo importante esercizio di democrazia si svolga con estrema correttezza e parità di condizioni, in modo che davvero la parola conclusiva spetti al popolo”.

Roma, 24 maggio 2016 – Il Comitato nazionale Anpi

PERCHE’ L’ ANPI VOTA NO

Perché l’Anpi ha ragione a votare no

21 Maggio 2016

ACCORDO ANPI – ARCI

Accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del senato e per emendare la legge elettorale

9 Maggio 2016

Qui di seguito la lettera congiunta del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia e la presidente nazionale ARCI Francesca Chiavacci che sancisce l’accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del Senato e per emendare la legge elettorale.

Carissime e carissimi,
stiamo entrando nel vivo della campagna referendaria, per ottenere un NO alla riforma del Senato, voluta dal Governo e per ottenere due SI agli emendamenti che proponiamo alla legge elettorale.
È una battaglia che stiamo conducendo anche con altre forze, ma nella quale noi – ANPI ed ARCI – uniti da un protocollo di intesa, non formale, vogliamo impegnarci a fondo, con la nostra autonomia, la nostra indipendenza di pensiero, il nostro modo, comune, di voler realizzare appieno la democrazia.
Ora bisogna raccogliere le firme; c’è poco tempo (meno di tre mesi), per raccoglierne quante sono necessarie, cioè 500.000 (e anche più) per ogni referendum. Non sarà facile, ma si può, si deve riuscire; utilizzando la raccolta delle firme anche per fare una grande campagna di informazione a fronte di un’enorme quantità di cittadine e cittadini che poco sanno delle questioni di merito e che bisogna sottrarre alla suggestione del plebiscito che vorrebbe il Governo.

Noi abbiamo alcuni punti fermi, che intendiamo ribadire:

  1. questi referendum non riguardano la tenuta o meno del Governo, ma solo la difesa della Costituzione, del diritto dei cittadini alla rappresentanza, del libero esercizio della sovranità popolare;
  2. affrontiamo una battaglia “politica”, nel senso più puro del termine, senza trasformarci in partiti e senza svolgere un lavoro che non appartiene alla nostra identità;
  3. affrontiamo questa battaglia non da soli, ma con tutti i cittadini, che dobbiamo informare e coinvolgere, affinché consapevolmente possano partecipare ed esprimere le proprie scelte;
  4. non ci faremo chiudere nel recinto della politica-partitica e neppure in quella della “sinistra” (posto che ce ne sia una sola); vogliamo e dobbiamo raggiungere milioni di cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza e dalle loro idee, dalle loro collocazioni professionali e politiche. Per farlo, abbiamo bisogno di aprire a tutti coloro che credono nella democrazia, restando noi stessi;
  5. è possibile che in qualche caso possiamo unire le nostre forze con quelle di chi svolge altre consultazioni, in una forma o nell’altra; ma non siamo per creare un insieme eterogeneo di richieste, rivendicazioni, proposte diverse, perché questo – più che aiutare – ostacolerebbe e renderebbe più complesso il nostro lavoro;
  6. tutto il lavoro e tutte la responsabilità, dovranno confluire nei due Comitati nazionali (quello per il NO alla Riforma del Senato e quello per il SI alle modifiche alla legge elettorale). Non accettiamo altre sovrapposizioni o rapporti di dipendenza;
  7. è stata concordemente costituita, di recente, una “Cabina di regia” che, in sostanza collegherà il lavoro dei due Comitati nazionali, divenendo il punto di riferimento, assolutamente neutrale ed impersonale, per lo scioglimento di controversie, quesiti, problemi, che possano insorgere a livello locale;
  8. bisogna costituire, ovunque, su tutto il territorio nazionale, a livello di Comune e di quartiere, Comitati referendari, che riuniscano in sé, eventualmente, le due tematiche, raccolgano le firme per entrambe e forniscano informazioni ai cittadini, creino iniziative di informazione e discussione; questi Comitati saranno tanto più autorevoli, quanto più si raccoglieranno attorno a personalità note per il loro equilibrio, la loro saggezza, il loro chiaro orientamento democratico;
  9. questi Comitati, dovrebbero comunque essere espressione di una volontà comune;
  10. occorre ricordare che non basta raccogliere firme; queste debbono essere certificate- autenticate; ci vogliono i certificatori e bisogna, spesso, retribuirli.
    Anche a questo fine, il rapporto è con i due Comitati nazionali e, per ogni problema e questione, con la “Cabina di regia”. In attesa della definizione di un preciso recapito, anche mail o telefonico della cabina di regia, potete rivolgervi a noi, che provvederemo a mettervi in relazione con essa, oppure a contattare direttamente il Comitato interessato;
  11. della costituzione di ogni Comitato è opportuno dare notizia:
    a) all’ANPI e all’ARCI nazionale (segreterianazionale@anpi.ittestini@arci.it)
    b) al Comitato per il SI e a quello per il NO

Si invierà quanto prima un “manuale operativo per la raccolta delle firme”.

Roma, 3 maggio 2016
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia – La Presidente Nazionale ARCI Francesca ChiavaccI

SALVARE LA COSTITUZIONE

► Come festeggiare il numero 200 della Newsletter dell’ANPI?
Impegnandoci ancora di più per i referendum e per la difesa della Costituzione


Ho appena il tempo, alla vigilia, ormai, del Congresso nazionale, di ricordare a tutti che le nostre attività congressuali non devono distrarci dall’impegno che ci siamo solennemente assunti: cancellare la Riforma del Senato, così come ci è stata proposta e modificare in modo sostanziale la legge elettorale.


Ormai, come si diceva una volta, “Annibale è alle porte”; questo significa che
non c’è più tempo e non ci sono più fasi d’attesa. Siamo nel bel mezzo della
campagna referendaria; (sui due temi cui ho accennato) e i nodi della nostra
azione sono solo due: 1) documentarsi e informare i cittadini sui reali contenuti di questi referendum; 2) raccogliere le firme. I tempi sono stretti ed ovunque bisogna organizzarsi per raccoglierle, nelle forme previste dalla legge e possibilmente in un unico contesto di raccolta.

Il referendum è “domani” e dunque tutti al lavoro, perché – come ho più volte detto e ripetuto – possiamo vincere e dobbiamo vincere, non per sciogliere questo o quel nodo politico, governativo e partitico, ma per salvare la Costituzione da uno stravolgimento e per restituire ai cittadini la completezza del diritto di voto e di rappresentanza.

Carlo Smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

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