NOTAZIONI SUL CONGRESSO DI RIMINI E SUGLI ATTACCHI ALL’ ANPI

Questa campagna referendaria non poteva cominciare peggio. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: offese, insulti, alle persone e all’ANPI. Ci hanno detto che siamo finiti, che non rappresentiamo più nulla, perché non ci sono più partigiani; che comunque ci sono partigiani “veri” che la pensano diversamente da noi. Sono stati scomodati personaggi del passato per fargli “anticipare”giudizi, naturalmente negativi nei nostri confronti.

Abbiamo deciso di non rispondere alle provocazioni, perfino quando ci hanno paragonato a CasaPound, perché alle sciocchezze ed alle balordaggini non si può rispondere.

A tutti coloro che hanno parlato e scritto in questi modi, in questo periodo, abbiamo solo da dire:

– che l’ANPI è viva e vegeta e in essa convivono dal 2006 partigiani e antifascisti, portatori entrambi di valori comuni, quelli della Resistenza e della Costituzione; la nostra parola d’ordine è, da sempre, rispetto e continuità;

– che l’ANPI è stata considerata legittimata non solo ad agire ma anche ad intervenire in procedimenti penali, per difendere diritti e principi fondamentali, da ben 4 sentenze di Tribunali Militari e altrettante di giudici penali di Roma, Milano, Tivoli ed altre importanti sedi giudiziarie;

– che nessuna sentenza, per quanto ci risulti, ha legittimato parlamentari e ministri ad emettere “decisioni” e giudizi sull’ANPI e tantomeno ad operare pretestuose distinzioni fra partigiani “veri” e partigiani ipotetici;

– che non siamo un’associazione reducistica, ma una associazione di memoria e di valori, legata con un filo indissolubile ad una Costituzione che non sarà “la più bella del mondo” ma è certamente tra le più avanzate e frutto di un felice, prodigioso incontro di idee, culture, provenienze diverse, ma capaci di levarsi, e di molto, “al di sopra della mischia”, cosa purtroppo ignota e irraggiungibile per molti corifei del nulla dei nostri tempi;

– che l’ANPI è un’associazione pluralista, dove possono convivere opinioni diverse, componendosi in un contesto di valori condivisi e di fraternità (anch’essa, purtroppo, sconosciuta a molti dei discettatori di oggi);

– che l’ANPI non ha dato e non dà giudizi negativi su chi la pensa diversamente su temi specifici, ma si limita a contestare le opinioni che non condivide, ma nel merito, e considerando chi ne è portatore al più come un avversario e mai come un “nemico”; la Resistenza – diceva “Bulow” l’abbiamo fatta “anche per loro”;

– che l’ANPI assume le sue decisioni secondo le regole della democrazia e pretende che anche chi non le condivide le rispetti, assicurandogli nel contempo rispetto;

– che l’ANPI, pure essendo un soggetto “politico” (nel senso aristotelico del termine), non è e non sarà mai un partito o qualcosa che assomigli ad un partito. Non lo fu e non lo divenne nel 1953, quando si schierò contro la “legge truffa”; non lo fu e non lo divenne nel 1960, quando scese nelle piazze per contrastare un governo fondato su un’alleanza con i fascisti.

Quando si tratta di stravolgimenti della Costituzione, quando si tratta di diritti fondamentali e quando si tratta di antifascismo, l’ANPI è tenuta ad intervenire e schierarsi, senza alterare la sua identità ed anzi esprimendo in pieno i valori cui si ispira;

– che infine è ora di lasciar perdere gli insulti, gli attacchi, le sciocchezze fondate sul nulla per entrare nel merito, informare i cittadini e metterli in condizione di poter decidere liberamente, sui temi del referendum, come si deve fare in democrazia. Ciò premesso, non possiamo che chiedere a tutti di uniformarsi a queste regole fondamentali: basta polemiche e confronti sul merito.

L’ANPI, intanto, con i partigiani e gli antifascisti, andrà avanti per la sua strada, battendosi per una difesa non conservatrice della Costituzione, che si può sempre modificare, nei modi previsti dalla stessa Costituzione quando sussistono esigenze reali e rispettando lo spirito che animò i legislatori costituenti. ln questo contesto, si è svolta la prima riunione del nuovo Comitato Nazionale, alla quale avevo personalmente invitato a partecipare due dei cosiddetti dissidenti, a cui ritenevo giusto dare la parola in questa occasione.

C’è stato un ampio dibattito, un sereno confronto, un franco chiarimento anche tra idee diverse, nello spirito che deve caratterizzare un’associazione come la nostra con uno sforzo di reciproca comprensione, tanto che il Presidente alla fine ha ricevuto un invito per una riunione a Bolzano.

Infine, dopo la partenza degli invitati (che per regolamento non votano) il Comitato Nazionale ha votato un documento approvato all’unanimità; il che per un’associazione che alcuni pretenderebbero ‘“lacerata e divisa”, non è niente male.

Viene pubblicato qui di seguito il documento che a me sembra chiarissimo e non ha bisogno di commenti perché parla da solo:

 

Il Comitato nazionale dell’ANPI,

vista la campagna condotta da alcuni organi di stampa sulla cosiddetta spaccatura all’interno dell’ANPI per svalutare l’intera Associazione;

visti i tentativi, da varie parti, di provocare o intimidire l’ANPI con dichiarazioni quanto meno improvvide mettendo perfino in dubbio la rilevante eredità morale di cui è portatrice e il dovere statutario di difendere la Costituzione da ogni stravolgimento;

ribadisce:

che la decisione di aderire alla Campagna referendaria per il NO è stata adottata dal Comitato Nazionale del 21 gennaio u.s., con una netta e precisa maggioranza (venti voti a favore e tre astensioni), che tale decisione è stata ribadita praticamente in tutti i Congressi provinciali e sezionali dell’ANPI, con rarissime eccezioni;

che la conferma definitiva è venuta dall’inequivocabile voto conclusivo (con solo tre astensioni) del Congresso sui documenti congressuali, compresa la relazione generale del Presidente, analoga – nella sostanza – alle decisioni precedenti;

che è assolutamente lecito e normale che vi siano, all’ANPI, anche opinioni dissenzienti, ma che il dissenso deve essere mantenuto nei limiti della circolaredel 5 marzo 2016, là dove afferma:

«Abbiamo sempre affermato che la nostra è un’Associazione pluralista, per cui è normale anche avere opinioni diverse. Altra cosa, però, sono i comportamenti.

Ovviamente, non sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione».

decide:

di intensificare la Campagna per il NO alla riforma del Senato e per il SÌ alla correzione di parti alla Legge elettorale “Italicum” in tutti i luoghi in cui l’ANPI ha una sede, d’intesa con l’ARCI e con le altre Associazioni che hanno aderito ai Comitati per il NO alla Riforma del Senato e per la “correzione” della Legge elettorale, adottando tutte le misure necessarie perché la raccolta delle firme si concluda tempestivamente e con esito positivo, invitando tutti gli iscritti a dedicare ogni impegno affinché si realizzi un’ampia e completa informazione di tutti i cittadini, sulle ragioni del NO e sui contenuti della riforma in discussione;

di non accettare provocazioni e dunque di non intervenire in dibattiti e polemiche che non riguardino i contenuti dei referendum;

deplorando la inaccettabile campagna introdotta contro l’ANPI, perfino tentando discriminazioni fra i partigiani e respingendo altrettanto vergognosi avvicinamenti ad organizzazioni di stampo fascista; di invitare tutti, Governo, Partiti, Associazioni, cittadini, a mantenere la campagna referendaria nei confini della democrazia e della correttezza, dando assoluto ed esclusivo primato ai contenuti;

invita la stampa a dar conto di tutte le posizioni, senza preferenze né distinzioni ed, in particolare, radio e televisione ad aprire spazi adeguati anche ai sostenitori del NO, come finora non è avvenuto;

richiama l’attenzione del Garante delle Comunicazioni a fare il possibile per garantire che l’informazione – nella campagna referendaria – sia ampia ed equilibrata, si abbassino i toni, si privilegino le discussioni, pacate, e le riflessioni informative.

Il referendum è un diritto dei cittadini e delle cittadine ed è uno strumento di democrazia: è necessario che tutti lo rispettino e si adeguino alla necessità di consentire una piena conoscenza dei reali problemi in discussione, senza prevaricazioni e senza l’uso di dichiarazioni provocatorie ed offensive.

L’ANPI tutta è impegnata a garantire che questo importante esercizio di democrazia si svolga con estrema correttezza e parità di condizioni, in modo che davvero la parola conclusiva spetti al popolo”.

Roma, 24 maggio 2016 – Il Comitato nazionale Anpi

PERCHE’ L’ ANPI VOTA NO

Perché l’Anpi ha ragione a votare no

21 Maggio 2016

ACCORDO ANPI – ARCI

Accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del senato e per emendare la legge elettorale

9 Maggio 2016

Qui di seguito la lettera congiunta del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia e la presidente nazionale ARCI Francesca Chiavacci che sancisce l’accordo Anpi-Arci per il no alla riforma del Senato e per emendare la legge elettorale.

Carissime e carissimi,
stiamo entrando nel vivo della campagna referendaria, per ottenere un NO alla riforma del Senato, voluta dal Governo e per ottenere due SI agli emendamenti che proponiamo alla legge elettorale.
È una battaglia che stiamo conducendo anche con altre forze, ma nella quale noi – ANPI ed ARCI – uniti da un protocollo di intesa, non formale, vogliamo impegnarci a fondo, con la nostra autonomia, la nostra indipendenza di pensiero, il nostro modo, comune, di voler realizzare appieno la democrazia.
Ora bisogna raccogliere le firme; c’è poco tempo (meno di tre mesi), per raccoglierne quante sono necessarie, cioè 500.000 (e anche più) per ogni referendum. Non sarà facile, ma si può, si deve riuscire; utilizzando la raccolta delle firme anche per fare una grande campagna di informazione a fronte di un’enorme quantità di cittadine e cittadini che poco sanno delle questioni di merito e che bisogna sottrarre alla suggestione del plebiscito che vorrebbe il Governo.

Noi abbiamo alcuni punti fermi, che intendiamo ribadire:

  1. questi referendum non riguardano la tenuta o meno del Governo, ma solo la difesa della Costituzione, del diritto dei cittadini alla rappresentanza, del libero esercizio della sovranità popolare;
  2. affrontiamo una battaglia “politica”, nel senso più puro del termine, senza trasformarci in partiti e senza svolgere un lavoro che non appartiene alla nostra identità;
  3. affrontiamo questa battaglia non da soli, ma con tutti i cittadini, che dobbiamo informare e coinvolgere, affinché consapevolmente possano partecipare ed esprimere le proprie scelte;
  4. non ci faremo chiudere nel recinto della politica-partitica e neppure in quella della “sinistra” (posto che ce ne sia una sola); vogliamo e dobbiamo raggiungere milioni di cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza e dalle loro idee, dalle loro collocazioni professionali e politiche. Per farlo, abbiamo bisogno di aprire a tutti coloro che credono nella democrazia, restando noi stessi;
  5. è possibile che in qualche caso possiamo unire le nostre forze con quelle di chi svolge altre consultazioni, in una forma o nell’altra; ma non siamo per creare un insieme eterogeneo di richieste, rivendicazioni, proposte diverse, perché questo – più che aiutare – ostacolerebbe e renderebbe più complesso il nostro lavoro;
  6. tutto il lavoro e tutte la responsabilità, dovranno confluire nei due Comitati nazionali (quello per il NO alla Riforma del Senato e quello per il SI alle modifiche alla legge elettorale). Non accettiamo altre sovrapposizioni o rapporti di dipendenza;
  7. è stata concordemente costituita, di recente, una “Cabina di regia” che, in sostanza collegherà il lavoro dei due Comitati nazionali, divenendo il punto di riferimento, assolutamente neutrale ed impersonale, per lo scioglimento di controversie, quesiti, problemi, che possano insorgere a livello locale;
  8. bisogna costituire, ovunque, su tutto il territorio nazionale, a livello di Comune e di quartiere, Comitati referendari, che riuniscano in sé, eventualmente, le due tematiche, raccolgano le firme per entrambe e forniscano informazioni ai cittadini, creino iniziative di informazione e discussione; questi Comitati saranno tanto più autorevoli, quanto più si raccoglieranno attorno a personalità note per il loro equilibrio, la loro saggezza, il loro chiaro orientamento democratico;
  9. questi Comitati, dovrebbero comunque essere espressione di una volontà comune;
  10. occorre ricordare che non basta raccogliere firme; queste debbono essere certificate- autenticate; ci vogliono i certificatori e bisogna, spesso, retribuirli.
    Anche a questo fine, il rapporto è con i due Comitati nazionali e, per ogni problema e questione, con la “Cabina di regia”. In attesa della definizione di un preciso recapito, anche mail o telefonico della cabina di regia, potete rivolgervi a noi, che provvederemo a mettervi in relazione con essa, oppure a contattare direttamente il Comitato interessato;
  11. della costituzione di ogni Comitato è opportuno dare notizia:
    a) all’ANPI e all’ARCI nazionale (segreterianazionale@anpi.ittestini@arci.it)
    b) al Comitato per il SI e a quello per il NO

Si invierà quanto prima un “manuale operativo per la raccolta delle firme”.

Roma, 3 maggio 2016
Il Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia – La Presidente Nazionale ARCI Francesca ChiavaccI

SALVARE LA COSTITUZIONE

► Come festeggiare il numero 200 della Newsletter dell’ANPI?
Impegnandoci ancora di più per i referendum e per la difesa della Costituzione


Ho appena il tempo, alla vigilia, ormai, del Congresso nazionale, di ricordare a tutti che le nostre attività congressuali non devono distrarci dall’impegno che ci siamo solennemente assunti: cancellare la Riforma del Senato, così come ci è stata proposta e modificare in modo sostanziale la legge elettorale.


Ormai, come si diceva una volta, “Annibale è alle porte”; questo significa che
non c’è più tempo e non ci sono più fasi d’attesa. Siamo nel bel mezzo della
campagna referendaria; (sui due temi cui ho accennato) e i nodi della nostra
azione sono solo due: 1) documentarsi e informare i cittadini sui reali contenuti di questi referendum; 2) raccogliere le firme. I tempi sono stretti ed ovunque bisogna organizzarsi per raccoglierle, nelle forme previste dalla legge e possibilmente in un unico contesto di raccolta.

Il referendum è “domani” e dunque tutti al lavoro, perché – come ho più volte detto e ripetuto – possiamo vincere e dobbiamo vincere, non per sciogliere questo o quel nodo politico, governativo e partitico, ma per salvare la Costituzione da uno stravolgimento e per restituire ai cittadini la completezza del diritto di voto e di rappresentanza.

Carlo Smuraglia, presidente Anpi Nazionale.

UNIONI CIVILI: UN PASSO AVANTI SUI DIRITTI

Unioni civili: un passo avanti sui diritti

1 Marzo 2016

SE LO STATO NON VEDE CASA POUND

CasaPound, le Istituzioni e la realtà

9 Febbraio 2016

ANPI A FAVORE DEL REFERENDUM POPOLARE

L’ANPI per il referendum popolare: “no” alla riforma del Senato ed alla legge elettorale

22 Gennaio 2016

LA MORTE DI ARMANDO COSSUTTA: ANPI NAZIONALE IN LUTTO

La morte di Cossutta. Anpi in lutto

È morto ieri, 14 dicembre, a Roma, Armando Cossutta, storico dirigente del Pci. Aveva 89 anni, .Dopo la trasformazione del Pci, aveva fondato Rifondazione comunista e poi il Pdci.

Il cordoglio dell’Anpi

La Presidenza e la Segreteria nazionale dell’ANPI hanno appreso con immenso dolore della scomparsa dell’amico, partigiano e generosissimo dirigente dell’Associazione, Armando Cossutta.

Figlio di un operaio di origine triestina che lavorava alla Marelli di Sesto San Giovanni, Cossutta, nel 1943, si è iscritto al Partito Comunista Italiano. Subito dopo l’armistizio è entrato nelle Brigate Garibaldi. Catturato e condannato alla fucilazione, si salvò soltanto perché i militi del plotone d’esecuzione (come racconta nel libro autobiografico “Una storia comunista”, edito nel 2004, dalla Rizzoli), spararono in aria.

Dalla Liberazione ha dedicato tutta la sua vita alla politica senza mai distrarsi un momento dal battersi per dare corpo nel Paese a quegli ideali che avevano mosso ogni sua scelta: l’antifascismo e la Resistenza. Ha sempre avuto l’ANPI nel cuore, essendo presente nei tanti momenti che hanno marcato il cammino dell’Associazione, fino a diventarne prezioso braccio operativo e quotidiano dal 2008, anno in cui prestò un’opera decisiva per la riuscita della Prima Festa nazionale che si tenne a Casa Cervi e che vide un’affluenza di migliaia di giovani e una grandiosa attenzione mediatica. Nel 2009, divenuto Vice Presidente, si impegnò a fondo nell’avvio e nella concretizzazione della “nuova stagione dell’ANPI”, che portò l’Associazione ad essere presente con i suoi Comitati in tutte le province d’Italia. Indimenticabile anche il suo strenuo impegno per impedire che venisse approvato, sempre nel 2009, il famigerato progetto di legge 1360 che mirava a parificare i partigiani con i repubblichini di Salò. Confermato Vicepresidente a seguito del Congresso dell’aprile 2011, lo è rimasto fino alla morte, anche se nell’ultimo periodo non aveva più potuto dedicarsi pienamente all’amata Associazione.

Perdiamo con Armando una radice, uno sguardo lungo di civiltà e passione democratica, un punto fermo di responsabilità e amore per il Paese e la sua gente. Non lo dimenticheremo mai e mai smetteremo di additare il suo esempio alle giovani generazioni. Una commemorazione più ampia sarà effettuata dal Presidente Smuraglia nel Comitato Nazionale previsto per gennaio. Mandiamo, commossi, un fraterno e amichevole abbraccio a tutti i suoi famigliari, al cui dolore tutta l’ANPI partecipa col cuore e con l’affetto di sempre.

ANPI NAZIONALE IN LUTTO

Lutto per l’Anpi: Tino Casali ci ha lasciato

29 Ottobre 2015

Lutto per l’Anpi. Tino Casali ci ha lasciato.

“Abbiamo appreso, con profondo dolore e commozione, della scomparsa di Tino Casali, partigiano, figura centrale nella vita dell’ANPI e dell’antifascismo italiano”.

Inizia così il testo di cordoglio della Presidenza e della segreteria nazionale dell’Anpi.

“Nato a Milano il 25 aprile 1920, dopo l’8 settembre 1943, col nome August Colombanì, si batte con il maquis – il movimento di Resistenza e liberazione nazionale francese – nel Vaar-Collebrieres. Rientrato in Italia all’inizio del 1944,”Tino” (che sarà il suo nome di battaglia per tutta la Guerra di Liberazione), partecipa all’organizzazione dei GAP nel capoluogo lombardo. Nella primavera del 1944 si sposta nell’Oltrepò pavese. Prima comandante del Battaglione “Cosenz”, poi commissario della Brigata “Casotti”, “Tino” alla vigilia dell’insurrezione è il commissario della Divisione d’assalto “Antonio Gramsci”. Questa formazione di montagna sarà una delle protagoniste della Liberazione di Milano. Tino Casali è tra i fondatori, con Arrigo Boldrini e altri, dell’ANPI. Ne presiederà prima il Comitato Provinciale, per oltre mezzo secolo, e poi il Comitato nazionale dal 2006 al 2009. Figura di spicco della Milano democratica, ha rappresentato un saldo timone degli ideali e dei principi della Resistenza promuovendoli e presidiandoli in ogni sede, con la generosità, la forza di volontà e l’intelligenza politica che lo hanno sempre contraddistinto. Perdiamo con Tino, l’ennesimo e prezioso testimone di una decisiva stagione di libertà e fecondo amor di patria. Terremo alto il suo esempio e la sua lezione di vita e futuro: coerenza, responsabilità, passione civile. L’ANPI nazionale è vicina alla moglie Isa e agli amici e ai compagni che per tanti anni hanno condiviso con lui idee e battaglie”.

Programma
Venerdì 30 ottobre, dalle ore 14,30 a Milano, nella Casa della Memoria in via Federico Confalonieri 14, verrà allestita la Camera Ardente.
Seguiranno, le orazioni commemorative.

Anpi Milano invita le organizzazioni di base a partecipare con le bandiere dell’Associazione listate a lutto.