ANPI: MANIFESTAZIONE DEL 18 OTTOBRE ILLEGALE

L’Anpi a Milano: “Una controffensiva ideale e culturale per sconfiggere razzismo, xenofobia e neofascismo”

 

“L’ANPI provinciale di Milano guarda con estrema preoccupazione alla manifestazione promossa dalla Lega a Milano il 18 ottobre prossimo, non solo per i suoi contenuti xenofobi che si pongono in aperto contrasto con i principi contenuti nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ma anche per la massiccia partecipazione di tutte le formazioni che si richiamano all’ideologia neofascista”. La risposta non può che essere una: “Una controffensiva sul piano ideale e culturale per sconfiggere razzismo, xenofobia e neofascismo”.

Spiega Roberto Cenati, presidente ANPI di Milano: “Il problema dell’immigrazione in Italia, con lo sbarco di migliaia di profughi sulle coste del mar Mediterraneo sta assumendo aspetti di estrema drammaticità. In questo contesto desta particolare preoccupazione l’atteggiamento assunto dalla Lega consistente nel recupero pieno di tutti i temi di impianto razzista che avevano caratterizzato il partito al tempo del congresso di Assago del 2002. In quell’occasione la Lega assunse tutti i tratti tipici di una formazione di estrema destra: dal rifiuto della “società multirazziale”, alla “difesa della cristianità minacciata dall’invasione extracomunitaria”.

“La Padania” – ricorda Cenati – allora quasi diveniva “una cittadella assediata”, un “ridotto” entro cui arroccarsi. In compenso ai migranti si addebitava la responsabilità di ogni male, dalla crescita della criminalità al dilagare delle droghe, fino al diffondersi di malattie vecchie e nuove”.

Oggi però c’è un salto di qualità. Sottolinea il presidente dell’Anpi milanese: “Nel rideclinare da parte di Matteo Salvini queste ossessioni razziste si è però provveduto a cambiare i destinatari del messaggio, non più circoscritti ai soli “padani” ma comprendenti l’insieme degli italiani. Una svolta di tipo “nazionalista” con la quale la Lega di Salvini si è presentata alla tornata elettorale europea, alleandosi con le posizioni del Fronte Nazionale francese di Marine Le Pen. Da qui il superamento del secessionismo che ha favorito la confluenza del mondo dell’estrema destra, incapace di presentare proprie liste, in quelle della Lega”.

La posizione dell’Anpi è precisa: “Mentre chiediamo alle istituzioni di far rispettare le regole Costituzionali, chiamiamo i cittadini alla vigilanza democratica e consideriamo offensivo che a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza possa svolgersi una manifestazione dai contenuti apertamente razzisti e xenofobi. Riteniamo che solo un’ampia, estesa e articolata controffensiva sul piano ideale e culturale possa essere l’elemento decisivo per sconfiggere razzismo, xenofobia e neofascismo”.

GAZA: INTERVENGA IL GOVERNO

Su Gaza il governo italiano intervenga

 

La Segreteria nazionale, confermando e facendo propria la dichiarazione formulata dal Presidente nella news-letter 129 del 22 luglio, a proposito di quanto sta accadendo in Medio Oriente, nella striscia di Gaza:

manifesta la deplorazione più viva per gli attacchi violenti e indiscriminati da parte di Israele (l’ultimo ieri contro una struttura dell’ONU), che vanno a colpire tragicamente la popolazione civile con un numero ormai elevato di vittime, anche fra donne e bambini;

ricorda la dichiarazione dell’ONU che denuncia anche crimini contro l’umanità;

chiede che l’U.E. e, in primo luogo, il Governo italiano, assumano una posizione precisa in favore: a) di un immediato cessate il fuoco, duraturo, da entrambe le parti; b) per il riconoscimento dello Stato della Palestina al pari di quello di Israele; c) contro ogni forma di violazione dei diritti umani, di chiunque, in quella delicatissima area.

SMURAGLIA: NO ALLA GHIGLIOTTINA

Riforma del Senato: no alla “ghigliottina”

 

Non posso assolutamente tacere di fronte al fatto che al Senato si sia deciso di imporre la cosiddetta “ghigliottina” sulla discussione in atto sulla riforma del Senato, fissando il voto conclusivo, quale che sia lo stato dei lavori a quel momento, all’8 agosto.

È un fatto che considero molto grave (non ho tempo né modo di concordare queste dichiarazioni con la Segreteria e quindi me ne assumo la personale responsabilità), che dimostra ancora una volta che non si è compreso che la Costituzione e le norme che tendono a modificarla non sono leggi come le altre, ma fanno parte di quel complesso normativo che è la base di tutto il sistema e della stessa convivenza civile.

Se la Costituzione impone maggioranze molto qualificate per l’approvazione delle modifiche, se vuole due letture consecutive da parte di ogni Camera, se prevede che tra la prima e la seconda lettura ci deve essere uno spazio “di riflessione” di tre mesi, questo significa che si vuole una discussione approfondita, su tutti i temi, che ciascuno possa riflettere, decidere, votare (anche secondo coscienza), che vi sia dibattito, confronto e meditazione. Non è concepibile imporre, in questo contesto, una “tagliola”, fissare dei tempi stretti e inderogabili per l’approvazione. Altrimenti, sarebbe vanificato proprio lo sforzo del legislatore costituente di fissare quella serie di regole che ho indicato prima.

La “ghigliottina” è strumento delicato ed eccezionale per qualsiasi legge; ma, a mio parere, è addirittura improponibile ed inammissibile per leggi di modifica costituzionale.

Si obietta che ci sono moltissimi emendamenti e c’è chi fa l’ostruzionismo. La risposta è facile: nella prassi parlamentare sono notissimi anche gli strumenti più volte adottati, nel tempo, per contrastarlo; ma sono strumenti tipicamente collegati ad una prassi “ordinaria”, totalmente diversi dalla ghigliottina, che è – e resta – strumento eccezionalissimo e in ogni caso mai applicabile alle modifiche costituzionali. Perché, dunque, ricorrere proprio allo strumento peggiore e inammissibile (nel caso specifico), in una materia così delicata? Davvero, gli spazi della democrazia, in questo modo, si riducono ancora una volta, tanto più che stiamo parlando di un provvedimento di riforma costituzionale che, inusualmente per questa materia, proviene dal Governo e di una data che per primo ha fissato il Presidente del Consiglio, dunque di un passivo adeguamento almeno di alcuni gruppi parlamentari alla volontà dell’esecutivo.

Tutto questo non va bene , non è assolutamente accettabile e delinea prospettive, per il futuro, quanto mai preoccupanti. 

Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi

RIFORME COSTITUZIONALI – DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE

DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI SULLA PETIZIONE AVVIATA DA UN QUOTIDIANO RIGUARDANTE LE RIFORME COSTITUZIONALI

 

La segreteria nazionale dell’ANPI, presa visione della petizione lanciata da un quotidiano sul tema delle riforme istituzionali:

 

 

rileva che – ancora una volta – a fronte di una proposta ripetutamente avanzata dall’ ANPI a procedere – in una materia così delicata e importante – in modo unitario e preventivamente concordato, si procede con iniziative isolate e comunque non discusse, col risultato di produrre divisioni e dispersioni di forze anziché unitarietà di intenti ed efficacia di azione;

 

 

osserva tuttavia che, a prescindere dal tono e da alcune espressioni che non appaiono condivisibili, nella sostanza e nei vari aspetti la petizione si sofferma su temi e richieste che coincidono con quanto l’ANPI, a partire dalla manifestazione all’Eliseo del 29 aprile 2014 e fino a ripetute dichiarazioni, prese di posizione e appelli ai Senatori, sia per quanto riguarda la riforma del Senato, sia per ciò che attinge alla legge elettorale, sia – infine – per altre proposte governative restrittive della partecipazione democratica quali l’aumento delle firme per il referendum e l’iniziativa legislativa popolare, oltre alla reiterata pretesa del Governo di dettare l’agenda e i tempi del Parlamento;

 

 

richiama quanto contenuto nei documenti dell’ANPI del 29 aprile e successivi e nelle dichiarazioni del Presidente Smuraglia contenute in particolare nel numero 123 della news letter nazionale ANPInews, nonché dei messaggi inviati ai Senatori in data 21 giugno e 1 luglio;

 

 

rimette alla decisione di ciascuno degli appartenenti all’Associazione, di aderire o meno a documenti che non contrastino, nella sostanza, con la linea e le proposte adottate dagli organismi dirigenti nazionali;

 

 

torna ancora una volta a proporre di condurre una battaglia unitaria sui temi delle riforme costituzionali, della legge elettorale e della rappresentanza, con iniziative concordate, che attribuiscano maggior forza e compattezza all’impegno per difendere e sostenere i diritti dei cittadini ad esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria volontà e ad esercitare la sovranità popolare nelle forme previste da una Costituzione fondata – appunto – sulla democrazia rappresentativa.

Roma, 25 luglio 2014

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/16/contro-i-ladri-di-democrazia-no-al-parlamento-dei-nominati-e-alluomo-solo-al-comando/1062498/

 

IL FASCISMO IERI E OGGI – CORSI DI FORMAZIONE

Corso di formazione di Anpi Milano: il fascismo ieri e oggi

Milano / 26 febbraio – 7 maggio 2014


IL FASCISMO IERI E OGGI IN ITALIA E IN EUROPA. Corso di formazione organizzato dall’ANPI Provinciale di Milano in via San Marco, 49.

Mercoledì 26 Febbraio ore 17,30 – Le origini del fascismo: ideologia e basi sociali. Relatore Ivano Granata, docente universitario.

Mercoledì 5 Marzo ore 17,30 – Le culture del nazionalsocialismo. Relatore Giorgio Galli, storico e politologo.

Mercoledì 19 Marzo ore 17,30 – La costruzione dell’identità femminile e maschile durante il regime fascista. Relatrice Roberta Cairoli, storica.

Mercoledì 2 aprile ore 17,30 – “Il mito dei vinti”. Autorappresentazione e soggettività dell’ultimo fascismo 1943-1945. Relatrice Roberta Cairoli, storica.

Mercoledì 16 aprile ore 17,30 – Tra passato e presente: caratteri e tendenze del neofasicmo oggi in Italia. Relatore Saverio Ferrari, Osservatorio Democratico sulle nuove destre.

Mercoledì 7 Maggio ore 17,30 – Crescita ed evoluzione delle destre populiste e radicali in Europa. Relatore Saverio Ferrari, Osservatorio Democratico sulle nuove destre. 

Coordina Debora Migliucci, Archivio del Lavoro – Sesto San Giovanni.

Info: Via San Marco, 49 20121 Milano – Tel.: 0276023372/73

E-Mail: anpi.milano@tiscali.it – web: http://anpimilano.com/

IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA

COMUNICATO ANPI

Il linguaggio che avvelena la democrazia

Il problema è che se ne sentono così tante che ormai non ci si fa nemmeno caso.

Una volta si definiva linguaggio da caserma. Oggi si chiama linguaggio della politica. Più esattamente di una certa politica. Che usa le parole come sassate. Per colpire. Nel senso letterale, per ferire. L’avversario. Ma in realtà lacerando lentamente la tela della democrazia.

Sì, a questo punto la qualità del linguaggio della politica non è questione di forma o di etichetta. È questione di sostanza. Riguarda le regole del confronto democratico.

Il gioco è scoperto. La pratica è scientifica. Con un obiettivo costante: sfondare il video, entrare nella case e strappare consenso. Non su proposte e analisi. Ma sulla magia delle parole lanciate come ami avvelenati. Cariche di simboli, di desideri e di paure. Ma vuote di proposte e prive di futuro.
Ultimamente ce n’è per tutte le tendenze. Dal cinema horror con tanto di “zombie” e “morti viventi” all’hard con tanto di offese sessiste alle deputate avversarie.

È cronaca di questi giorni. Il movimento agli ordini di Grillo non va tanto per il sottile. Nemmeno con la storia. Ed ecco servita – guardando a sinistra – niente di meno che la “nuova resistenza”. Per poi virare  subito a destra con un “boia” (senz’altra aggiunta) rivolto al presidente della Repubblica. Ma che torna il classico slogan dei fascistri reggini, “boia chi molla”, se rivolto al presidente della Camera, Laura Boldrini.

Diciamo una banale verità: tutto ciò è inaccettabile. Cercasi reazione democratica. Oltre l’assuefazione c’è solo la resa vigliacca dell’overdose.

C’è da dire che la spregiudicatezza – diciamo così per carità di patria – del linguaggio non nasce con le “5 stelle”. Che ha potenziato in violenza un testimone lasciato da altri.

Ricordate le sparate di Bossi? Dalla minaccie mafiosette ai giudici, con leggiadro riferimento al costo delle cartucce, passando da “Roma ladrona” e finendo con evocare inesistenti eserciti pronti all’insurrezione nelle valli del nord.

Un linguaggio aggressivo, volgare più che popolare, apparentemente spontaneo, in realtà studiato e praticato con assiduità e tenacia  Dentro e fuori dalle aule parlamentari. Nei talk show ad esempio, dove un fuoriclasse dell’ingiuria come Vittorio Sgarbi ha finito per creare una vera e proprio scuola di imitatori meno originali ma con tonsille corazzate. 

Risultato dopo tanti, troppi, anni di silenzio e tolleranza? Tanta assuefazione. Ossia distacco. Dalla politica. Che in un mondo normale è il cibo della democrazia. Succede quando la potenza delle parole nasconde la debolezza dei progetti e dell’analisi. 
Il guaio è che in un mondo di urlatori per farsi sentire è necessario urlare sempre più forte. Un circolo vizioso senza fine. Una gara triste a chi la spara più grossa. Che avvelena le coscienze. E la democrazia.

Dire basta è un dovere civile.

Mi.Urb.

ANPI SUL GIORNO DEL RICORDO

Carissime e Carissimi,

visto il rifiorire di discussioni e polemiche sui confini orientali e

sugli esuli dall’Istria, è opportuno essere informati e documentati, anche per non

assumere atteggiamenti “difensivi”, quando invece c’è da riflettere, spiegare,

chiarire.

Ritengo perciò utile mettervi di nuovo a disposizione la relazione

degli storici italo-sloveni del 2001. Non sarà perfetta ma è certamente una

buona base di discussione; ed è suscettibile di ulteriori arricchimenti nel corso

delle iniziative che via via assumeremo.

Un fraterno saluto.

Carlo Smuraglia

ART. 138 – PER ORA NON SI TOCCHERA’

L’art. 138 rimane com’è. L’Anpi: bene, ma le perplessità restano

Il governo fa marcia indietro sulla modifica dell’art. 138 della Costituzione ed è una bella notizia. Innanzitutto per l’Anpi. Che comunque rimane sul chi vive. Anticipa il presidente nazionale, Carlo Smuraglia: “Siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso, ma mantengo serie perplessità sulle quali ritengo necessaria un’approfondita riflessione da parte di tutti”.

E spiega: “Prendo atto della rinuncia da parte del Governo all’iniziativa di modifica dell’art. 138 della Costituzione, che avevamo giudicato molto severamente e criticamente. Conosciamo tutti le ragioni vere di tale decisione, ma siamo lieti che alla fine – anche se non troppo spontaneamente – abbia prevalso il buon senso. E siamo lieti di avere contribuito a questo approdo con le tante manifestazioni che, soli o con altre Associazioni, abbiamo fatto in questi mesi. Adesso si parla di riforme costituzionali, ancora una volta, come di una priorità, però – almeno – col metodo previsto dall’art. 138 e quindi su binari costituzionalmente corretti”.

Tutto bene dunque? Non proprio. “Io continuo ad avere serie perplessità”, sottolinea Smuraglia. Su che cosa? Risposta: “Sulla legittimazione politica di questo governo e di questo Parlamento a mettere comunque mano alla Costituzione; sul fatto che questa scelta sia davvero frutto di realismo; a mio parere, basta guardarsi intorno per capire che occorre mettere mano prioritariamente ad un vero piano del lavoro ed a misure idonee a risolvere la grave crisi sociale ed a scongiurare gli effetti nefasti della disperazione ed esasperazione di tanti cittadini; sull’opportunità di pensare a riforme costituzionali (pur ritenendo necessarie alcune di quelle indicate) in termini di risparmio di spese anziché in termini di funzionalità o comunque in un quadro che corrisponda ad entrambe le esigenze”.

Conclusione: l’Anpi continuerà a vigilare e a esercitare il diritto alla critica che – utile specificazione del presidente dell’Anpi – sarà sempre costruttiva e mai associabile al disfattismo ed alla volontà distruttiva di quanti, in realtà, pensano solo agli interessi propri e non all’interesse generale. “Continueremo a fare diffusamente opera di conoscenza e di informazione sulla Costituzione e sui valori che essa esprime, considerandola sempre l’unico vero faro che può guidarci nelle temperie che sta attraversando il Paese”.

CORDOGLIO PER RAIMONDO RICCI

Raimondo Ricci ci ha lasciato

Grave lutto per l’Anpi. Raimondo Ricci ci ha lasciato. E’ morto il 26 novembre a Genova dove risiedeva.

Giovedì 28 novembre, dalle ore 9,00 alle12,00 camera ardente presso la sede della Provincia in piazzale Mazzini, 2.

Al termine intervento del presidente dell’Istituto storico di Genova prof. Giacomo Ronzitti.

Successivamente, in forma privata, tumulazione ad Imperia entro le ore 14,00.

La biografia      

Nato a Roma il 13 aprile 1921, Raimondo Ricci in età adolescenziale trascorse due anni in Africa orientale, insieme con la sorella Maura, essendo stato il padre Emilio, di professione magistrato, nominato presidente del Tribunale di Harar in Etiopia. Rientrato in Italia nel 1939, dopo aver conseguito la maturità classica venne ammesso al Collegio Mussolini, succursale della Scuola Normale di Pisa nell’ambito degli studi giuridici. Nella città toscana Ricci si formò alla lezione di maestri quali Guido Calogero e Aldo Capitini, entrando in contatto con gli ambienti dell’antifascismo.

Chiamato alle armi nel 1941 e destinato alla Capitaneria del porto di Imperia, nei giorni successivi all’8 settembre si adoperò per la costituzione di un primigenio nucleo di lotta partigiana che avrebbe operato nella zona del monte Faudo, sotto il comando militare di Vittorio Acquarone. Arrestato dai fascisti nel dicembre 1943, di ritorno da una missione a Genova ove aveva stabilito contatti con il locale Cln, e rinchiuso dapprima nel carcere di Imperia e poi in quello di Savona, sotto la custodia della Gestapo, successivamente venne preso in consegna dalle Ss e trasferito nella IV sezione del carcere genovese di Marassi, destinata ai detenuti politici.

Sfuggito fortunosamente alla rappresaglia nazista del Turchino, che il 19 maggio 1944 fece 59 vittime prelevate dal carcere di Marassi, due delle quali erano suoi compagni di cella, alla fine di quello stesso mese di maggio fu inviato al campo di Fossoli, centro di raccolta per ebrei e prigionieri politici destinati alla deportazione nei lager nazisti.

Ricci giunse nel lager di Mauthausen, vicino alla cittadina austriaca di Linz, alla fine del giugno 1944 e vi rimase sino alla liberazione del campo, avvenuta il 5 maggio 1945 con l’arrivo delle forze armate americane. Fu all’interno del lager di Mauthausen, entrando in contatto con altri prigionieri politici italiani, tra cui Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo, che Ricci si iscrisse al Partito comunista italiano.

Dopo essersi laureato, nel dopoguerra, in giurisprudenza ed essere divenuto, come avvocato penalista, un principe del foro di Genova , Ricci intraprese una carriera politica nelle file del Pci che, a partire dal 1976, lo avrebbe portato in parlamento per tre legislature e, successivamente, al consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

Nel 1992 Ricci è stato eletto alla presidenza dell’attuale Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, carica che avrebbe mantenuto per vent’anni, lungo i quali si è adoperato con grande energia e lungimiranza per intensificare e ampliare le attività e i progetti di ricerca  scientifica dell’Istituto, divenuto, sotto il suo mandato, un punto di riferimento basilare della vita culturale genovese e non solo.

Membro del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia di Milano, cui fanno capo gli oltre cinquanta Istituti storici della Resistenza italiani, dopo essere stato vice-presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel 2009 ne è divenuto presidente nazionale, carica mantenuta sino al 2011.

Nel 2006 il Comune di Genova gli ha conferito il Grifo d’oro, massima onorificenza cittadina.