REGGIO EMILIA – 8 SETTEMBRE

“Per un nuovo impegno e una nuova cultura antifascista”

Reggio Emilia / 8 settembre 2012

Sabato 8 settembre, alle 16,30, alla Festa Democratica Nazionale in svolgimento a Reggio Emilia (nell’area Campovolo) – nell’ambito del lancio della campagna nazionale di contrasto al neofascismo e di rilancio dell’antifascismo che l’ANPI Nazionale e l’Istituto Alcide Cervi promuoveranno nelle prossime settimane – avrà luogo il dibattito organizzato dall’ANPI Nazionale sul tema: “Per un nuovo impegno e una nuova cultura antifascista“.

Interventi: Carlo Smuraglia  – Presidente Nazionale ANPI.
Mirco Zanoni – Coordinatore Culturale Istituto Alcide Cervi
Mirco Carrattieri  – Presidente di Istoreco e componente del Cda dell’Insmli
Raffaele Mantegazza – Professore associato di Pedagogia Interculturale presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Milano – Bicocca
 
Coordina  Massimo Razzi la Repubblica
 
Il dibattito si svolgerà nell’area dibattiti Pio La Torre

Info su http://www.festareggio.it

INAUGURAZIONE NUOVA SEDE ANPI SEPRIO

COMO – SEZIONE SEPRIO

ex scuola elementare di via delle Rimembranze

Mozzate


SABATO 15 SETTEMBRE

ORE 9,00

INAUGURAZIONE

NUOVA SEDE ANPI SEPRIO

DI MOZZATE

dibattito

L’ATTUALITA’ DEI VALORI DELLA RESISTENZA


inaugurazione della mostra

I BAMBINI DI TEREZIN

DISEGNI DA UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO

VENERDI’ 28 SETTEMBRE

ORE 21


proiezione del film

E COME POTEVAMO NOI CANTARE

ex- scuola elementare di via delle Rimembranze

per informazioni:

G. De Luca  335 6356430

D. Tozzi       333 9117986

C. Cattaneo 340 1484695

FESTA ANPI ZAVATTARELLO

FESTA PROVINCIALE A.N.P.I. PAVIA



Zavattarello
7 – 8 – 9 settembre 2012

Impianti sportivi comunali (via E. Berlinguer)
Sala Consiliare, Biblioteca,
Castello Dal Verme


DIAMO MEMORIA AL FUTURO

idee a confronto,
le nostre storie, mostre,
spazi eno-gastronomici
e musica


DIAMO MEMORIA AL FUTURO – Zavattarello 7 – 8 – 9 settembre 

Perchè andare a Zavattarello? Pochi forse sanno che il plotone di esecuzione che fucilò i gerarchi il 28 aprile 1945 era formato dai fidatissimi partigiani dell’Oltrepò pavese, che raggiunsero Dongo insieme al partigiano Arturo, colui che guidò fino a Milano il camion su cui stettero le salme dei gerarchi e del Duce.

All’incontro con il partigiano Arturo sarà presente la nostra Wilma Conti.

http://www.aurorainrete.org/num10/4-6.pdf

L’ultimo partigiano di Dongo ha il volto bonario e sorridente di “Arturo”Giacomo Bruni. Fu lui che guidò il camion Fiat 634 che trasportò dal lago di Como fino a piazzale Loreto, a Milano, i cadaveri di Benito Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e dei gerarchi. Oggi, a 88 anni, è l’unico ancora vivente dei ragazzi dell’Oltrepo Pavese che scortarono il colonnello Valerio – l’alessandrino Walter Audisio – nella sua missione «più grande di una montagna», a caccia di Mussolini e dei pretoriani di Salò.

 Bruni vive a Perducco, un pugno di case sopra Zavattarello, nell’alto Oltrepò, dove è nato il 20 febbraio del 1922, e dove vive tuttora con la moglie Rosa, sposata nel ’50, e uno dei suoi sette figli, che gli hanno dato undici nipoti e un pronipote. Il filo del suo racconto si dipana da quando, 19enne, venne richiamato alle armi, per arrivare fino all’oggi. Un presente che affronta con 500 euro di pensione al mese, compresa la risibile cifra di 15 euro per meriti di guerra, gli inevitabili acciacchi dell’età e la delusione per il tradimento degli ideali di allora: «Noi lottavamo per la libertà e la democrazia che ci erano state sempre negate – dice con amarezza -. I giovani di adesso stanno perdendo entrambe e neppure se ne accorgono».
 Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
 «Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense – comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
 Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via – continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
 E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
 Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro – risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) ( Lamperti, n.d.r) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
 Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. ( Moretti, n.d.r.) Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
 Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
 Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
 Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare – rivela – ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.


25 LUGLIO, ISTITUTO CERVI

L’Anpi e l’Istituto Cervi: una grande campagna di contrasto al neofascismo

La “pastasciutta di Casa Cervi” ormai è entrata nella tradizione. Dai lontani anni ‘80 è la riproposta in chiave moderna di quella pastasciutta che la famiglia Cervi offrì in piazza a Campegine all’indomani della caduta del regime, il 25 luglio 1943, in segno di festa per la (breve) libertà riconquistata, e di riappropriazione reale e simbolica della piazza come spazio della “parola” e della democrazia.

Anche quest’anno, dunque, il 25 luglio – alle ore 20 – sarà festa, con la pastasciutta cucinata dalle “rezdore” ma ad essa – a partire dalle ore 18 – si accompagnerà una riflessione e una manifestazione che avrà una doppia “firma”: quella dell’Istituto Alcide Cervi, naturalmente, ma anche quella dell’Anpi  con la partecipazione del presidente nazionale Carlo Smuraglia accanto alla Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, Rossella Cantoni.

Insieme, per una grande campagna di contrasto al neofascismo e di rilancio dell’antifascismo. Una sfida a tutto campo, che l’ANPI e l’Istituto Cervi lanceranno chiamando a raccolta Associazioni, Sindacati, Partiti e tutti quei cittadini che hanno a cuore il futuro della democrazia.

Si spiega: “Benché in Italia esista un gruppo consistente, diffuso e coerente di veri, sinceri e impegnati antifascisti, non c’è dubbio che il Paese avrebbe bisogno di una forte iniezione di antifascismo, capace di diffonderlo fra i cittadini e di farlo penetrare nella cittadella delle istituzioni, come condizione essenziale per il consolidamento della democrazia”.

Questo in realtà è l’inizio di un documento attraverso il quale l’ANPI nazionale e l’Istituto Alcide Cervi lanceranno il 25 luglio – in occasione, appunto, della tradizionale “pastasciuttata” una grande campagna nazionale di contrasto al fenomeno del neofascismo che in Italia, ma non solo, sta vivendo una fase di forte crescita, radicamento e intensificazione di atti di violenza spesso con la protezione e l’incoraggiamento anche di pubblici amministratori.

“Il fatto che un Comune come quello di Roma – si sottolinea – possa mostrare aperta simpatia verso i movimenti neofascisti, così come il fatto che troppi prefetti e questori restino inerti (oppure si attestino, come si è detto, sull’ordine pubblico) a fronte di manifestazioni che dovrebbero ripugnare alla coscienza civile di tutti, sono rivelatori di una permeabilità assai pericolosa per istituzioni che per definizione dovrebbero essere democratiche”.

Certo, si spiega, “non mancano le responsabilità del Governo e di parte delle forze dell?ordine”, così come c’è una “singolare dimenticanza” del Governo Monti che, “ripartendo i contributi annuali in favore di Associazioni combattentistiche, li assegna (e in misura ridotta) soltanto alle Associazioni d’arma” senza nulla prevedere, per il 2012, per le altre Associazioni e in particolare per quelle partigiane.

“Provvedimenti che sanno di vera e autentica discriminazione”, commentano Anpi e l’Istituto Alcide Cervi. Ma c’è dell’altro. “Noi siamo convinti che gran parte degli appartenenti alle forze dell’ordine è rispettosa delle norme costituzionali e dei doveri connessi alla loro funzione; ma non possiamo non constatare che ancora troppi sono gli episodi di violenza ingiustificata e arbitraria, da quelli collettivi (per tutti, l’esempio del G8 di Genova) a quelli individuali (episodi anche recenti, di cui si è diffusamente occupata la stampa, come i pestaggi di cittadini inermi e gli “anomali” trattamenti riservati ad alcuni arrestati). Questo dimostra che è ancora insufficiente il livello di democratizzazione e di formazione all’interno di Corpi che dovrebbero essere sempre e concretamente impegnati nella difesa della democrazia e della convivenza civile”.

Cosa fare, dunque? Anpi Istituto Alcide Cervi non hanno dubbi: “occorre delineare un programma non solo di difesa democratica, ma anche di sviluppo dell’antifascismo e della cultura dei valori e dei princìpi costituzionali. Un programma politico e culturale che riguardi tutti, senza esclusioni e senza eccezioni, e che sia fortemente impegnato e partecipato. Occorrono prese di posizione delle associazioni e delle istituzioni, dichiarazioni di non gradimento da parte di pubbliche autorità, elettive e non, interventi degli organi preposti all’ordine pubblico soprattutto sotto il profilo della non compatibilità di tali manifestazioni con i princìpi costituzionali visti nel loro complesso”.
“Regioni e Comuni – si sottolinea – devono considerare, nei loro programmi di attività, il contributo della ricerca storica per la conoscenza del fascismo e della Resistenza, il rispetto delle festività più significative sul piano dei valori (come il 25 aprile e il 2 giugno) e scendere in campo in prima persona contro ogni tentativo di negare o svalorizzare i significati ad esse collegati”.

Anpi e Istituto Alcide Cervi non dimenticano neppure la Magistratura per il ruolo fondamentale che potrebbe svolgere.

“Si richiede di essere attenta ai fenomeni più volte descritti ed al loro significato, e di essere pronta a intervenire contro ogni eccesso, tenendo presente che vi sono alcune leggi (come la cosiddetta legge Scelba) ormai di difficile applicazione ed altre invece (come la legge n. 205 del 1993, cosiddetta “Mancino”), che offrono potenzialità di intervento veramente notevoli anche a fronte di manifestazioni apertamente fasciste (potenzialità esattamente colte dalla stessa Corte di Cassazione con due sentenze che meritano di essere ricordate, fra le altre per la loro esplicita chiarezza nell’individuare lo stretto  collegamento tra fascismo e razzismo: la sentenza n. 12026/2007 del 10 luglio 2007 e la sentenza 235/09 del 4.3.09)”.

“Certo – si anticipa – non è solo con la repressione che si contrastano i fenomeni più volte ricordati; tuttavia quando ne ricorrono i presupposti le leggi vanno applicate e fatte rispettare con convinzione, se non altro perché anche questo costituisce un significativo segnale dell’indirizzo a cui lo Stato intende attenersi.

NOTTE ROSA DI CORSICO

CORSICO ( MILANO)

SABATO 30 GIUGNO

ORE 18,30

PIAZZETTA MONTI

LE DONNE NELLA COSTITUENTE

interviene:   prof. Benedetta Liberali               

                    Costituzionalista Università Statale di Milano

letture:        Cinzia Brogliata, Comteatro

presiede:     Laura Ferrari, vice presidente Anpi Corsico

FESTA NAZIONALE ANPI

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La memoria batte nel cuore del futuro…

 

Perché mia nonna faceva la mondina

e mio nonno l’hanno ucciso a bastonate i fascisti, il 27 agosto del 1929

perché odio le ingiustizie e amo la Libertà

perché voglio ridere con i miei compagni e abbracciare tutte le mie compagne

perché piango quando muore una Partigiana, un Partigiano

“Quando muore un Partigiano mi muore un Padre,

quando muore una Partigiana mi muore una Madre”

perché ogni tanto ho le idee confuse… ma ci provo.!

perché coraggio ANPI.! coraggio

perché mio zio aveva diciassette anni quando il 26 aprile 1945

i nazi\fascisti l’hanno fucilato

perché sogno un mondo migliore

perché mi piacciono le poesie

“il cuore mi palpita forte, quando canto Bella Ciao”

perché il profumo d’un fiore mi fa volare

perché conosco a memoria la storia di tutti i nomi sulle lapidi dei Partigiani nella mia zona

perché il naviglio vicino a casa scorre lento ma non si ferma

perché spesso litigo con l’ANPI

perché cerco… cerco e non mi fermo mai

perché mia madre che ha 87 anni, quando esco di casa ancora mi dice

“stai attento ai fascisti”

perché studiare, lavorare, amare e vivere sono diritti

perché mi piace ballare al suono di una fisarmonica su un aia dell’Oltrepò Pavese

perché su un panchina al sole mi piace guardare la gente

perché mi piace il rosso

“le storie, tutte le storie sono importanti, e le storie piccole hanno fatto la storia grande”

perché mio Padre è stato il mio maestro

perché amo

perché quando vado in bicicletta in città fischio e canto

perché Resistenza è passione

perché io alla festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto non mancherò.!

Ivano Tajetti

MARZABOTTO: UNA CAMPAGNA CONTRO IL NEOFASCISMO

Verità e giustizia sulle stragi naziste e una campagna contro il neofascismo

Con la Festa Nazionale ANPI diremo parole chiare e forti su grandi questioni Nazionali: verità e giustizia per le stragi nazifasciste, una legislazione efficace per contrastare il neofascismo, inaccettabile la riforma costituzionale in esame in Parlamento. Questo in sintesi le anticipazioni fatte dal presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia, presentando la terza festa nazionale dell’Associazione che si svolgerà a Marzabotto dal 14 al 17 giugno.

“Con la Festa Nazionale che terremo a Marzabotto diremo parole chiare e forti su tre grandi questioni Nazionali – ha anticpato Carlo Smuraglia. “Parleremo di stragi nazifasciste un tragico capitolo della storia del Paese su cui per decenni è calato il silenzio torbido e vile di troppe Istituzioni. Migliaia di vittime, molte delle quali non hanno ancora ottenuto giustizia ed acui la recente sentenza dell’Aja ha negato i risarcimenti da parte della Germania: un ulteriore colpo che non fa sperare su un cambio di rotta verso la giustizia. L”ANPI proporrà di insistere nei confronti della Germania perché riconosca i fatti, se ne assuma la responsabilità ed adotti provvedimenti risarcitori e di riparazione. Ma l’ ANPI insisterà anche nei confronti del Governo italiano, perché assuma e riconosca le responsabilità dello Stato per la vicenda dell’«Armadio della vergogna» e per gli incredibili ritardi con cui si è potuto procedere alle azioni di giustizia.”

“L’ ANPI inoltre – ha proseguito Smuraglia – metterà in campo una grande campagna culturale e politica per contrastare i rigurgiti di fascismo che si vanno manifestando. Ma si propone anche di intervenire sugli aspetti legislativi e giuridici, pretendendo l’applicazione delle norme esistenti e proponendo ove occorrano nuove formulazioni normative, idonee a combattere questo inaccettabile fenomeno”.

Il Presidente dell ‘ANPI ha poi precisato la posizione dell’associazione rispetto alla riforma costituzionale che il Parlamento si accinge ad esaminare senza adeguato approfondimento, senza le opportune consultazioni e senza un’ampia discussione nel Paese.

La progettata riforma – si sottolinea in un documento del Comitato nazionale ANPI – contiene improponibili disposizioni di rafforzamento dei poteri dell’ esecutivo e del Presidente del Consiglio che altererebbero il delicato sistema disegnato dalla Costituzione, a tutto svantaggio delle funzioni e dei poteri del Parlamento. Inoltre, il sistema delineato dall’art. 138 Cost. per la revisione della Costituzione non è solo di carattere materiale ed operativo, ma risponde ad un’ esigenza fortemente sentita dai Costituenti e largamente condivisa nel Paese, che ogni modifica o riforma costituzionale venga effettuata con conoscenza e partecipazione diffusa, ricreandosi lo spirito che, nell’ Assemblea costituente, condusse alla realizzazione di una delle più avanzate ed apprezzate Carte Costituzionali di questo dopoguerra. L’ esigenza primaria e indifferibile è quella di modificare la legge elettorale vigente, come del resto richiesto da moltissimi cittadini.

MARZABOTTO

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Dal 14 al 17 Giugno 2012 Marzabotto ospiterà la Festa Nazionale.

Speriamo di poter contare sulla splendida partecipazione di pubblico già avuta durante le celebrazioni del 25 Aprile a Monte Sole.

Per fare in modo che tutto funzioni al meglio chiediamo quindi a tutte/i le/gli iscritte/i di contribuire alla riuscita della festa.