
Autore: ecoinformazioni
APPELLO ANTIFASCISTA
in poco più di un mese 3 iniziative neofasciste a Saronno.
Tutte presenziate da assessori della Giunta Fagioli, una patrocinata dalla stessa Giunta, tutte con pratagoniste associazioni legate a vario titolo a LEALTA’ e AZIONE.
L’ANPI ha prontamente denunciato tutto questo e ha deciso una serie di appuntamenti di contro informazione sui fatti e una mobilitazione di Piazza, pacifica e festosa.
La democrazia, la libertà d’espressione, i principi di uguaglianza ed equità, di solidarietà sanciti dalla Costituzione sono il vero “bersaglio” della destra eversiva e delle organizzazioni neofasciste.
Saronno ha bisogno anche di te, di tutti noi per contrapporre alla barbarie la libertà. Per questo vi trasmettiamo il volantino dell’ANPI invitandovi adessere presenti
Ad essere in tanti a dimostrare, festosi e pacifici, la nostra avversione al fascismo.
RISPOSTA AL CONSIGLIERE BASILIO RIZZO
COMUNICATO STAMPA: Risposta dell’ANPI ed ANED al Prof. Basilio Rizzo sull’iscrizione al Famedio di Franco Servello
Di seguito ed in allegato si trasmette la risposta dell’ANPI e dell’ANED al Prof. Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale di Milano, in merito al suo intervento pronunciato durante la cerimonia di iscrizione al Famedio del fascista Franco Servello.
Al Presidente del Consiglio Comunale
Prof. Basilio Rizzo
Al Sindaco di Milano
Avv. Giuliano Pisapia
Abbiamo letto con attenzione l’intervento di Basilio Rizzo nel corso della cerimonia di iscrizione al Famedio dei cittadini che hanno dato lustro a Milano.
Nel suo intervento il Presidente del Consiglio Comunale ha sostenuto che “nessun revisionismo è possibile, nessuna equiparazione tra chi è stato dalla parte giusta e chi è stato dalla parte sbagliata, quella della dittatura nazifascista. E’ la storia che non lo consente, una storia chiusa in modo definitivo settant’anni fa, il 25 aprile.”
Dopo questa premessa il Presidente del Consiglio Comunale ha concluso affermando che “Milano ha le radici ben piantate in quella storia”…“in una logica sempre di inclusione”.
La risposta non ci soddisfa perché elude il nodo del nostro dissenso: il fatto che Franco Servello non ha mai disconosciuto il fascismo. Pur con tutto il rispetto per chi non c’è più, non vediamo coerenza fra il richiamo alla storia e l’iscrizione al Famedio: la “equiparazione” è purtroppo ormai un dato di fatto.
Infatti, cinicamente, c’é chi afferma che le parole passano ma l’iscrizione di Servello al Famedio resta. La spiegazione del perché e in virtù di quali meriti sia stato iscritto il nome di Franco Servello tra i cittadini che hanno dato lustro a Milano è mancata. Risulta più la conseguenza di una negoziazione consociativa che diventa devastante quando si abbandonano i principi fondativi della nostra democrazia, sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.
Principi disattesi anche in occasione della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, promossa tra gli altri da Franco Servello e vietata dalla Questura di Milano che provocò l’uccisione della guardia di pubblica sicurezza Antonio Marino.
Ribadiamo quindi la nostra contrarietà a questo atto offensivo nei confronti di Milano, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, e in contraddizione con la dichiarata sensibilità espressa dall’Amministrazione Comunale che ha posto, tra le priorità inserite nel suo programma, il valore dell’antifascismo.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano
Leonardo Visco Gilardi
Presidente ANED Milano
L’ ITALIA DELLE PAURE
L’Italia delle paure
27 Ottobre 2015
In questi giorni, a seguito di alcuni drammatici avvenimenti di cronaca, si sta facendo ogni sforzo per far emergere, a tutti i costi, l’Italia della paura.
Non occorre soffermarsi sulla “paura” nei confronti dei migranti, su cui ci siamo intrattenuti più volte (paura che ci “rubino” posti di lavoro, paura che rappresentino un’insidia per la sicurezza nostra e delle nostre case, paura più o meno consapevole, di subire un’“invasione”). Ho già scritto più volte che si tratta di un fenomeno inarrestabile, che va disciplinato con umanità e solidarietà. Ho invitato a distinguere tra quelli che cercano scampo, rifugio e lavoro e quelli che malviventi erano in patria e tali restano e dunque vanno respinti, ma non aprioristicamente (ogni volta che c’è uno stupro o una macchina che perde il controllo e uccide persone, si pensa subito, da parte di molti, allo “straniero” e poi i fatti, spesso, li smentiscono).
Si possono non capire i comportamenti di persone che provengono da altre abitudini e da altri costumi, ma perché averne paura, soprattutto quando sono, palesemente, inoffensivi? Ma ora c’è stato qualcosa di più, uno sparo nella notte, un signore che – visto un ladro o presunto tale, nei pressi della sua casa – ha sparato e ucciso. Prescindo dal merito del fatto specifico, sul quale sta indagando la Magistratura, che – almeno per ora – sembra più orientata per un omicidio volontario che non per una legittima difesa; ma osservo che la cosa più impressionante è che, guardando qualunque trasmissione televisiva, sembra che l’Italia sia avvolta da una nuvola di paura, sia preoccupata perfino di stare in casa, abbia solo voglia di comprare una pistola o tenerla sotto il cuscino, se già la possiede.
Ma è davvero così? Io ne dubito. Che ci siano località o zone in cui si commettono frequenti furti nelle abitazioni, è possibile; ed è altrettanto possibile che gli abitanti di quelle zona non siano tranquilli, anzi siano esasperati e preoccupati. Tuttavia, nell’insieme del Paese non mi pare che sia così. Gran parte delle persone esce la sera, o sta in casa, guarda la televisione, conversa con gli amici e non pensa affatto a correre dall’armaiolo. Semmai, si ricorda (cosa che in tutte le trasmissioni sembra dimenticata) che esiste il 113 e, in caso di allarme o di ombra sospetta, si può sempre chiamare la forza pubblica.
C’è qualche caso in cui, chiamata, la polizia non sia arrivata o sia arrivata il giorno dopo, a fatti avvenuti? Non ne ho notizia e devo pensare che il 113 a qualcosa serva, visto che nessuno fornisce la prova contraria. Certo, se appena si vede un ombra si spara, non c’è tempo di chiamare il 113, ma non mi sembra che sia quella la via consigliabile. Comunque, alcune delle persone intervistate esprimono paura e preoccupazione e si schierano subito dalla parte di chi spara o di chi (come il parlamentare e Sindaco di Borgosesia), invita a dotarsi di un’arma, anzi, addirittura progetta di far stanziare dal suo Comune, una somma (su quale capitolo di bilancio?) per contribuire alla spesa dell’acquisto. Queste paure si possono combattere, se sono infondate, con la persuasione; se sono fondate, con la prevenzione e con l’accentuazione delle presenza delle Forze dell’ordine nei luoghi in cui, a quanto pare, c’è una frequenza inaccettabile di furti ed altri reati.
Purtroppo, però, c’è chi soffia sul fuoco e pensa di far fortuna (politica) proprio alimentando le paure. È un’operazione vergognosa, che tutte le persone sensate dovrebbero respingere, se non altro perché nei Paesi in cui molta gente si è armata, accadono fatti terrificanti e si prospetta, ora, la tendenza a porre dei limiti proprio a quella quantità di armi che l’Onorevole succitato vorrebbe aumentare. Sono stati fatti cortei, l’uomo che ha sparato, l’altra sera, è stato quasi portato in trionfo. Conforta almeno il fatto che, in un servizio televisivo, intervistandosi la vittima di un furto che, tempo fa, aveva reagito uccidendo, questi abbia confessato che “stava male, pensando di aver tolto la vita ad una persona”.
A che serve alimentare queste paure? E’ giusto, per una manciata di voti, cercare di creare le premesse per un ritorno al Far West?
Io dico con chiarezza e fermezza che la sicurezza delle persone e delle case va garantita, e che lo Stato deve fare tutto il possibile perché ogni cittadino possa, in ogni momento ed in ogni luogo, avere scarsissima probabilità di essere aggredito o derubato. Insistiamo su questo; dunque, verifichiamo se e dove c’è maggior rischio per la sicurezza e facciamo in modo di tranquillizzare i cittadini, in special modo là dove sono (magari giustamente) preoccupati. Questo, però, è compito delle istituzioni e noi possiamo, dobbiamo, pretendere che lo svolgano fino in fondo. Ma respingiamo gli sforzi di suscitare, per bassi interessi di partito, reazioni istintive e scomposte e, come tali, pericolose. Ricordiamoci che sono sempre gli stessi ad alimentare tutte le paure, fomentando il razzismo e la xenofobia, propagandando l’uso delle armi e della giustizia fatta da sé. Non è questa l’Italia che ci serve e che vogliamo. Semmai più sicurezza e meno armi in giro e soprattutto meno violenza.
Tanto più che ci sono altre paure, vere, in giro; e non bisogna fare confusione. C’è la paura di un futuro incerto, di perdere il posto di lavoro o di non trovarlo, di restare precario tutta la vita; c’è la paura di scendere al di sotto della soglia limite della povertà.
Queste paure, queste preoccupazioni, non sono di pancia, ma di cervello e di ragione e parlano di famiglie, di figli da sfamare e da far studiare, parlano di anziani da assistere, parlano di diseguaglianze sociali ed economiche, parlano di giovani senza futuro, parlano di dignità.
Queste paure non si combattono con le armi e con le suggestioni. La Costituzione impone di combatterle e di eliminarle con altri strumenti, attuando il diritto al lavoro, il diritto ad una retribuzione minima sufficiente, (non solo per sopravvivere), il diritto ad un trattamento previdenziale, il diritto a poter concorrere, in condizioni di parità, alla “organizzazione politica, economica e sociale, del Paese”.
Ma di questo, gli agitatori di professione non si occupano, perché sono temi che non sono nelle loro corde, né del cuore, né della mente.
In questi casi, infatti, i rimedi, le contromisure per tranquillizzare i cittadini sono ben altri; soprattutto e, prima di tutto, l’attuazione della Costituzione (che gli “agitatori” non amano); in secondo luogo, l’impiego dell’arma più potente e meno pericolosa di cui dispongono i cittadini, che è quella della partecipazione (anche questa poco considerata da parte di chi preferisce parlare alla pancia anziché al raziocinio dei cittadini); quella partecipazione che è lo strumento fondamentale, col quale si esercita la sovranità popolare, ma anche gli altri diritti costituzionalmente sanciti, in nome della giustizia, dell’equità e dell’uguaglianza.
Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi
TORINO, NOI COMPAGNE DI COMBATTIMENTO
CONVEGNO A TORINO, 14 NOVEMBRE 2015
“Noi compagne di combattimento”
14 Novembre 2015 / Torino
“NOI, COMPAGNE DI COMBATTIMENTO…”
I Gruppi di Difesa della Donna, 1943-1945.
Torino – Teatro Carignano – Piazza Carignano, 6.
Sabato 14 novembre 2015 – ore 9.30-17.00 –
Da un’idea del Coordinamento donne ANPI.
Promossa dall’Anpi col patrocinio della Città di Torino, della Regione Piemonte, del Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana.
Nell’ambito del convegno, venerdì 13 novembre, alle ore 12, in via Pedrott i 5 (CGIL), inaugurazione dell a mostra “AL TABÁCHI” realizz ata da ’UDI di Rave nna.
Interventi:
LAURA ORLANDINI – Ricercatrice
ENRICA VALFRÈ – Segretaria generale CGIL Torino.
Vedi allegato.
Programma del convegno
“NOI, COMPAGNE DI COMBATTIMENTO…”
Ore 9.30 – Coordina Maria Grazia Sestero – Vice Presidente ANPI Provinciale Torino.
Saluti istituzionali:
Piero Fassino – Sindaco di Torino;
Sergio Chiamparino – Presidente della Regione Piemonte;
Nino Boeti – Presidente del Comitato della Regione Piemonte per l’aff ermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana.
Introduzione
Marisa Ombra – Vice Presidente Nazionale ANPI.
Relazioni
Anna Bravo – Storica, Università di Torino – “Cittadine: un nuovo inizio”.
Dianella Gagliani – Storica, Università di Bologna – “Coraggio, responsabilità, giustizia”.
Spettacolo teatrale
“Libere e resistenti” promosso dallo SPI-CGIL di Torino.
Ore 13.00 – 14.00 pausa.
Ore 14.00 – Coordina Monica Minnozzi – Responsabile Coordinamento donne ANPI.
Relazioni
Barbara Berruti – ISTORETO e Luciana Ziruolo – ISRAL “Le carte dei Gruppi di Difesa della Donna: un archivio da ritrovare nell’Italia partigiana”
Vittoria Tola – Dirigente Nazionale UDI – “Dalla Resistenza a protagoniste della Repubblica”, Testimonianza di Maria Maddalena Brunero – Vice Presidente CIF ed ex componente dei Gruppi di Difesa della Donna.
Interventi
Conclusioni
Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI.
È prevista, nel corso del convegno, la proiezione in anteprima di un estratto del film “Nome di battaglia Lilia” del regista Daniele Segre.
ANPI NAZIONALE IN LUTTO

Lutto per l’Anpi: Tino Casali ci ha lasciato
29 Ottobre 2015
Lutto per l’Anpi. Tino Casali ci ha lasciato.
“Abbiamo appreso, con profondo dolore e commozione, della scomparsa di Tino Casali, partigiano, figura centrale nella vita dell’ANPI e dell’antifascismo italiano”.
Inizia così il testo di cordoglio della Presidenza e della segreteria nazionale dell’Anpi.
“Nato a Milano il 25 aprile 1920, dopo l’8 settembre 1943, col nome August Colombanì, si batte con il maquis – il movimento di Resistenza e liberazione nazionale francese – nel Vaar-Collebrieres. Rientrato in Italia all’inizio del 1944,”Tino” (che sarà il suo nome di battaglia per tutta la Guerra di Liberazione), partecipa all’organizzazione dei GAP nel capoluogo lombardo. Nella primavera del 1944 si sposta nell’Oltrepò pavese. Prima comandante del Battaglione “Cosenz”, poi commissario della Brigata “Casotti”, “Tino” alla vigilia dell’insurrezione è il commissario della Divisione d’assalto “Antonio Gramsci”. Questa formazione di montagna sarà una delle protagoniste della Liberazione di Milano. Tino Casali è tra i fondatori, con Arrigo Boldrini e altri, dell’ANPI. Ne presiederà prima il Comitato Provinciale, per oltre mezzo secolo, e poi il Comitato nazionale dal 2006 al 2009. Figura di spicco della Milano democratica, ha rappresentato un saldo timone degli ideali e dei principi della Resistenza promuovendoli e presidiandoli in ogni sede, con la generosità, la forza di volontà e l’intelligenza politica che lo hanno sempre contraddistinto. Perdiamo con Tino, l’ennesimo e prezioso testimone di una decisiva stagione di libertà e fecondo amor di patria. Terremo alto il suo esempio e la sua lezione di vita e futuro: coerenza, responsabilità, passione civile. L’ANPI nazionale è vicina alla moglie Isa e agli amici e ai compagni che per tanti anni hanno condiviso con lui idee e battaglie”.
Programma
Venerdì 30 ottobre, dalle ore 14,30 a Milano, nella Casa della Memoria in via Federico Confalonieri 14, verrà allestita la Camera Ardente.
Seguiranno, le orazioni commemorative.
Anpi Milano invita le organizzazioni di base a partecipare con le bandiere dell’Associazione listate a lutto.
L’ ANPI E L’ ANED NON ANDRANNO AL FAMEDIO
L’ANPI e l’ANED non parteciperanno alla cerimonia del 2 Novembre 2015 al Famedio
L’ANPI e l’ANED di Milano non intendono partecipare alla Cerimonia di “scoprimento delle lapidi dedicate ai cittadini illustri di Milano”, organizzata dal Comune di Milano, al Cimitero Monumentale per lunedì 2 Novembre 2015.
Con questo atto l’ANPI e l’ANED confermano la loro netta opposizione e contrarietà all’iscrizione di Franco Servello al Famedio del Cimitero Monumentale, decisa purtroppo all’unanimità dalla Commissione Consiliare per le onoranze al Famedio.
Franco Servello, senatore del Movimento Sociale Italiano, non ha mai rinnegato le sue nostalgie fasciste e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti del Movimento Sociale Italiano, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla Questura di Milano, nel corso della quale e a causa degli incidenti provocati dai neofascisti, venne ucciso Antonio Marino, giovane guardia di pubblica sicurezza, insignito della medaglia d’ oro al Valor Civle dal Presidente della Repubblica, il 5 maggio 2009.
Poco importa se i promotori della manifestazione furono assolti dalla Magistratura, la responsabilità degli incidenti ricede tutta sugli organizzatori.
ANPI e ANED ritengono che le iscrizioni al Famedio siano riservate ai cittadini che hanno dato lustro a Milano, città Medaglia d’ Oro della Resistenza. Non è questo il caso di franco servello, che si è sempre richiamato alle nostalgie fasciste.
Consideriamo questo atto gravemente contraddittorio con la dichiarata sensibilità espressa dall’Amministrazione Comunale che, tra le priorità inserite nel suo programma di governo, ha posto il valore dell’antifascismo.
Questa dolorosa ferita a Milano, capitale della Resistenza, tanto più grave in un momento in cui assistiamo al rifiorire di movimenti neofascisti e neonazisti, é inaccettabile e va assolutamente sanata.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano
Leonardo Visco Gilardi
Presidente ANED Milano
RICHIESTA DI ESPULSIONE DEL COMUNE DI CANTU’
7 NOVEMBRE – CENA DI AUTOFINANZIAMENTO
Sezione Erba- Monguzzo
SABATO 7 NOVEMBRE
presso la sede NOI VOI LORO
Erba, via del Lavoro, 7
ore 19,30
LIBERI DI BALLARE E CANTARE
PER LA RESISTENZA
Cena di autofinanziamento
e, a seguire, musica dal vivo con il celebre gruppo
D’ALTROCANTO
musica popolare e canzoni d’ autore.
Menu:
Brasato con polenta
formaggi
vino, acqua e caffè
costo: 20 euro a persona
Prenotazioni:
Maurizio: 399 8947913
Alessandra: 348 5125891
Marco: 340 8441114
NO AL FASCISTA SERVELLO AL FAMEDIO
COMUNICATO STAMPA: Iscrizione al Famedio di Franco Servello
Abbiamo appreso con profondo stupore la notizia dell’iscrizione di Franco Servello al Famedio del Cimitero Monumentale. Pur manifestando il nostro sentimento di rispetto per i defunti, ci preme evidenziare che al Famedio vengono iscritte le personalità più significative ed importanti che hanno dato lustro a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza.
Vogliamo sottolineare che Franco Servello, senatore del Movimento Sociale Italiano, che mai ha rinnegato le sue nostalgie fasciste, partecipò e fu tra gli organizzatori, con altri esponenti del Movimento Sociale Italiano, della manifestazione neofascista del 12 aprile 1973, vietata dalla questura di Milano.
Nel corso della manifestazione e degli incidenti provocati dai neofascisti venne ucciso Antonio Marino, guardia di pubblica sicurezza, insignito il 5 maggio del 2009 dalla Presidenza della Repubblica della Medaglia d’Oro al merito civile.
Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano
